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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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Fu a Kiev, all'epoca una città della Russia, che Stravinsky raccolse spunti e materiale folclorico per le sue Nozze, nel suo ultimo viaggio in patria. A Kiev tra l'altro papà Stravinsky aveva avviato la sua carriera di cantante, e aveva pure trovato moglie! Sebbene quest'esaltazione della cultura contadina da parte di Stravinsky possa sembrare nient'altro che un divertimento intellettuale di un intellettuale che ambiva ad essere - anzi era già - cittadino del mondo (lo stesso Stravinsky si affretta a precisarlo in diverse occasioni), non riesco a non considerare la scelta di affrontare un soggetto del genere, basato sui versi di un poeta slavofilo, come una posizione smaccatamente anticapitalista. Intendiamoci, Stravinsky aveva capito prima di tutti la fregatura che c'era dietro la Rivoluzione d'Ottobre, e fu per tutta la vita un anticomunista accanito. Se qualcuno ci vede una contraddizione, io la trovo invece una scelta di profonda coerenza e lungimiranza. La sua mi pare una saggia posizione di pessimismo non tanto verso la vita quanto verso la storia: se nella sua musica sembra non si trovi mai una soluzione è perchè, secondo me, lui credeva non ci fosse. Contrariamente al suo soldatino, che dopo aver resistito ad ogni forma di tentazione materiale cede alla nostalgia del passato, Stravinsky non tornerà più in quella Russia nella quale non si riconosceva, governata da diavoli col violino le cui promesse gli suonavano già allora assai pericolose. Ma prim'ancora del distacco fisico, con quest'opera, come pure con le precedenti, l'accentuata astrazione dal folclorismo più filologico ("Non volevo riprodurre un rito, che peraltro non avevo mai visto" dirà) sembra si voglia collocare in una dimensione più ampia, alta, remota rispetto al semplice nazionalismo, un sentimento di appartenenza che affonda nella cultura slava tutta, attraverso il quale egli riesce a proiettarsi come nessun altro nella modernità. Alla faccia di chi dice che Stravinsky non ha radici, io dico che pesca invece più in profondità di tanti altri, essendo egli conservatore e progressista al tempo stesso, russo e cosmopolita, classico e moderno. Ecco, visto che ognuno di noi sta pensando a qualcosa in questi giorni, io ho pensato a questo, e mi ascolto questo sontuoso Ansermet. 

PS: non è un post politico perchè Igor è oltre la politica, appunto.

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1 ora fa, Ives dice:

Ignoro chi siano, ho visto su amazon che c'è un Imperatore con Brendel e Mehta, credo giovanissimi.

Hanno inciso molto con Horenstein, Swarowsky, Hollreiser, Perlea, Wallberg, Dixon, col giovane Gielen e persino con Klemperer; e, oltre a Brendel, con solisti come Gitlis, Wuhrer, Novaes, Tipo, Sandor, Cassadò, Klien e tanti altri. A fronte di una discografia così imponente, è molto strano che non si rinvengano notizie su questa orchestra.

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Appena rientrato da un concerto del violinista Gennaro Cardaropoli e del pianista Alberto Ferro. Ad aprile Cardaropoli sarà premiato all'ICMA 2022* come miglior giovane artista dell'anno. Premio a mio parere meritatissimo. A soli 25 anni ha stoffa da vendere: una fluidità e una musicalità pazzesche, straordinario controllo del suono, la facilità e la spontaneità con cui tira fuori le melodie fanno venir voglia di cantare insieme a lui e i virtuosismi trascendentali di cui è capace non sono esibiti ma li vive come un bel gioco con cui lui per primo di diverte. Programma originalissimo e accattivante: prima sonata di Fauré, Humoresque di Respighi, sonata di Martucci e variazioni su un tema originale di Wieniawski. E' un importante punto di onore, secondo me, che due giovani musicisti si presentino con pezzi che certo non fanno parte del repertorio più usuale dei violinisti in fase di lancio. E hanno vinto la scommessa perché le esecuzioni travolgenti a cui hanno dato vita hanno convinto senza riserve il pubblico. Due bis caramellosi ma divertenti (sembravano musiche da film muto, li hanno anche annunciati ma non si è capito nulla). Alberto Ferro, pianista dalla carriera già solida, non si limita ad accompagnare ma contribuisce in modo determinante soprattutto alla riuscita dei pezzi più complessi (Fauré e Martucci).

*Attualmente, forse, il premio discografico più importante al mondo. La giuria è composta da numerosi membri, in rappresentanza di altrettante riviste musicali ed emittenti radiofoniche di tutta l'Europa.

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1 ora fa, glenngould dice:

 

@Majaniello (non è una provocazione! sto facendo pace con la Nona...)

:cat_lol: la Nona è bellissima, le si attribuiscono piuttosto meriti (e significati) non suoi; in questi giorni particolari è venuta anche a me voglia di riascoltarla, la retorica del linguaggio non smentisce la sincerità del messaggio.

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3 ore fa, Majaniello dice:

:cat_lol: la Nona è bellissima, le si attribuiscono piuttosto meriti (e significati) non suoi; in questi giorni particolari è venuta anche a me voglia di riascoltarla, la retorica del linguaggio non smentisce la sincerità del messaggio.

Personalmente i primi tre tempi sono eccezionali, il quarto mi piace di meno, anche se, tanto di cappello, figuriamoci.

Sono affascinato dalla scrittura di Beethoven, da come modella i temi, da come li sovrappone...alla fine del primo tempo usa la scrittura a strati che sarà tipica di Mahler, ad esempio. Per non parlare di come usa l'orchestra (ma questo è evidente anche nella tanto bistrattata Ottava, che io amo alla follia).

 

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12 ore fa, glenngould dice:

Personalmente i primi tre tempi sono eccezionali, il quarto mi piace di meno, anche se, tanto di cappello, figuriamoci.

Sono affascinato dalla scrittura di Beethoven, da come modella i temi, da come li sovrappone...alla fine del primo tempo usa la scrittura a strati che sarà tipica di Mahler, ad esempio. Per non parlare di come usa l'orchestra (ma questo è evidente anche nella tanto bistrattata Ottava, che io amo alla follia).

Io estenderei il discorso a diversi aspetti, non solo all'orchestrazione. Come si sa, non mi ha mai convinto l'idea che con la IX ci sia uno stacco netto dalla produzione sinfonica precedente, a me anzi sembra che il nostro non faccia alcun passo avanti sostanziale (cosa evidente invece nella musica da camera) e si limiti a riproporre "in grande" tutti gli aspetti caratteristici della sua scrittura. Ciò non toglie alla IX lo status di grande opera di sintesi di un genio, chiaro.

L'Ottava è stupenda per ragioni meramente musicali (i temi hanno raggiunto un equilibrio pazzesco tra versatilità contrappuntistica e sviluppo melodico, per dirne una), formali (come si sa preferisco la concisione al titanismo), e anche d'intendimento: dove la Nona punta a impressionare l'ascoltatore, l'Ottava lo sfida e lo spiazza. Lo status di Cenerentola delle sinfonie deriva da questo. Ho ascoltato di recente un primo movimento diretto da Savall, mi è parso un po' buttato via. Sulle sue prime sinfonie mi ero ricreduto (e la terza storica è una delle mie preferite), non so con l'ottava, è una sinfonia non facile da centrare.

A proposito di evoluzione dello stile, in questi giorni mi sto godendo questo:

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Tra le opere a stampa del pretozzo mi paiono le opus più sfigate, secondo me solo perchè non hanno quei titoli bizzarri che hanno reso celebri le altre raccolte. Io almeno è la prima volta che ascolto questi concerti, e devo dire che per la prima volta mi sono soffermato sull'evoluzione dello stile vivaldiano, che nella mia testa è sempre stato "lo stile di Vivaldi" (nel senso dei 400 concerti uguali e scemenze simili) mentre mi rendo conto che qui c'è un'attenzione al lirismo ed una ricchezza di soluzioni formali non esattamente identiche alle trovate contenute, chessò, nell'Estro Armonico. Interpretazione buona, so che a molti Guglielmo non piace, in fondo neanche a me tanto, ma per motivi diversi (mi piace un Vivaldi più contrastato e colorato, stile Antonini, Dantone ecc). Le alternative sono poche e un po' vetuste (Musici+Accardo oppure Hogwood) tuttavia a prescindere dall'edizione consiglio l'ascolto per la qualità della musica.

A proposito invece di grandi sinfonie di sintesi, tra i miei ascolti ultimi c'è questa:

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diretta dal grande Knussen (dovremmo fare una retrospettiva sulla discografia di questo direttore), trattasi di un'opera tarda di Carter, ma non tardissima (l'ha scritta quando aveva solo 85 anni 😅), articolata in 3 grandi movimenti eseguibili anche come pezzi indipendenti, anche perchè concepiti separatamente. Le bollicine della grafica sono spiegate da Paul Griffiths così:

Carter adopts the viewpoint of a bubble floating above human affairs, observing, in the three movements, the games people play, the tragedies they endure, and the life that goes on fizzing through them. 

A parte le enormi dimensioni (l'Adagio di 17 minuti di note apparentemente disarticolate è abbastanza estenuante) e gli intenti vagamente filosofici, l'appellativo di "sinfonia oltre la sinfonia" suona come la solita esagerazione della critica: a me pare la classica opera di un Carter un po' più non voglio dire imbolsito ma meno smagliante sì rispetto, chessò, alla Sinfonia per tre orchestre o al Concerto. La Partita (il primo movimento) mi è piaciuto più degli altri, forse perchè gioca di più con gli aspetti che mi piacciono della musica di Carter: le trame intricate, gli stravinskinsmi e gli stop&go stile Scott Bradley (l'imprinting di Tom & Jerry vince su tutto 😼).

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5 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Antonino Dvorák
Sinfonia Nr. 2
Slovak Radio Symphony Orchestra
Ivan Anguélov

Che te ne pare? Tempo fa ho sentito le Lezioni di musica di Radio 3 dove cercavano di evidenziare i pregi della prime due sinfonie, riconoscendone tutti i limiti. Per me sono effettivamente mal riuscite, stento a salvarle.

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10 ore fa, superburp dice:

Che te ne pare? Tempo fa ho sentito le Lezioni di musica di Radio 3 dove cercavano di evidenziare i pregi della prime due sinfonie, riconoscendone tutti i limiti. Per me sono effettivamente mal riuscite, stento a salvarle.

Conosco poco Antonino. Non ricordo nemmeno se ho già ascoltato le prime sinfonie in passato. Probabilmente ancora acerba, in alcuni momenti mi da l'idea di perdersi un po'. Forse il terzo e quarto movimento, sono i più riusciti. La registrazione qui è ottima. L'orchestra mi sembra dare una buona prova, nonostante il fatto che non sia di quelle blasonate. Dovrei confrontarla con altre esecuzioni solitamente prese a riferimento.

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