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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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Shostakovich

The Bolt - Suite Op. 27a

NHK Symphony Orchestra, Tokyo

Kirill Kondrashin

@superburp in controdedica un altro frutto sbalorditivo dello Shosta ballettistico anni '30. Effettivamente, so di risultare eretico per gli appassionati del genere, ma io prediligo più le suites da concerto, che non il balletto intero.

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On 14/2/2022 at 09:11, superburp dice:

A Madiel ed Ives che mi pare apprezzino.

anch'io, anch'io! non ho mai sentito il balletto in questione (mea culpa) ma un'opera di Shostakovich che parla di calcio è il mio sogno proibito realizzato :D

controdedico con degli ascolti di lavoro:

 

François Devienne, quartetto per flauto concertante in sol maggiore, op. 11 no. 1
 
 
Franz Danzi, quartetto per flauto in re minore, op. 56 no. 2
Karl Kaiser; Ardinghello Ensemble
 
Franz Krommer, quartetto per flauto in re maggiore, op. 13
Andreas Blau, flauto; Christoph Streuli, vl; Ulrich Knörzer, vla; David Riniker, vlc

estendo a @Snorlax a cui devo 103736 controdediche e a @Majanielloche forse apprezza il genere, per quanto non si tratti di musica geniale (Danzi promette bene ma non mantiene, invece Krommer mi sembra il brano più riuscito tra i suddetti). 

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11 ore fa, superburp dice:

Concordo, ho preferito nettamente L'età dell'oro (del quale preferisco probabilmente la versione completa alla suite, che si perde i momenti che mi son piaciuti di più).

Vero, L'età dell'oro è fatto relativamente meglio. Il Bullone si perde in una sfilza di dettagli inutili, stira all'inverosimile una trama minuscola. Tipico dei balletti sovietici del tempo, dovevano stare sul palco due ore e ci infilavano qualsiasi roba per intrattenere (e indottrinare) le masse. In genere non è musica concepita come opera d'arte, nonostante le ambizioni degli autori. Nel caso di Shostakovich si può apprezzare solo la capacità artigianale.

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23 ore fa, Madiel dice:

 

Niente da fare, ci ho riprovato per l'ennesima volta, ma senza successo. Che ne dica Hurvizzo, io la trovo mortalmente noiosa e non ci sento nulla di interessante nel trattamento così grigio della dodecafonia. Non c'è una sola idea memorabile sviluppata in maniera memorabile.

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16 ore fa, glenngould dice:

visto che si parlava di Beethoven e di P. Järvi, @Majaniello

secondo me, la miglior integrale beethoveniana

Capisco le critiche che si muovono a Paavone, quelle di un Beethoven un po'... ehm... frivolo! del vero c'è, magari gli aspetti più bui e pensosi di questa musica sono resi meglio altrove, però c'è anche d'altro canto un'energia positiva, una leggerezza e una comicità che sono qualità che si ascoltano poche volte, almeno tutte insieme dico.

Mi è capitato a tal proposito di ascoltare questo in questi giorni:

ncstgd-stravinsky-preview-m3.jpg

non si può dire che sia un'interpretazione violenta, e in fondo non mi convince neanche completamente, però mi ha dato molto la sensazione di un Sacre figlio di Petrushka e papà di Histoire du soldat, si apprezza decisamente quel tono buffonesco tipico di Stravinsky ma in un contesto dove siamo meno abituati ad ascoltarlo, concentrati come siamo sugli aspetti evocativi e primordiali. Con Beethoven accade un po' lo stesso (e oso dire, quando gli viene bene, pure con Shostakovic). Mi sono convinto invece che, per tecnica e per sensibilità, sia abbastanza inadatto al repertorio tardoromantico, eccezion fatta per singoli movimenti sparsi (cito tra tutti lo scherzo della prima di Bruckner, che mi dà l'idea di una diabolicità da cartolina stile Mephisto Waltz, ma è una suggestione puramente personale che i bruckneriani giustamente mi contesteranno). 

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22 ore fa, glenngould dice:

visto che si parlava di Beethoven e di P. Järvi, @Majaniello

secondo me, la miglior integrale beethoveniana

io ho avuto l'occasione di suonare con lui e questa orchestra e registrare uno dei dischi dell'integrale delle sinfonie di Brahms per Sony. Sareste stupiti nel vedere quanto sia l'orchestra a guidare Järvi invece del contrario. E' successo molto spesso che le prime parti hanno espresso dei pareri (che spesso sfociavano in affermazioni, quasi in critiche) su fraseggio, agogica e cose che secondo loro ancora mancavano, e lui si limitava a dire "avete ragione, facciamo così" :D il rapporto simbotico che c'è tra Järvi e la DKB penso che sia qualcosa di unico al mondo, escludendo ovviamente gli ensemble hip. 

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16 minuti fa, Keikobad dice:

io ho avuto l'occasione di suonare con lui e questa orchestra e registrare uno dei dischi dell'integrale delle sinfonie di Brahms per Sony. Sareste stupiti nel vedere quanto sia l'orchestra a guidare Järvi invece del contrario. E' successo molto spesso che le prime parti hanno espresso dei pareri (che spesso sfociavano in affermazioni, quasi in critiche) su fraseggio, agogica e cose che secondo loro ancora mancavano, e lui si limitava a dire "avete ragione, facciamo così" :D il rapporto simbotico che c'è tra Järvi e la DKB penso che sia qualcosa di unico al mondo, escludendo ovviamente gli ensemble hip. 

Grazie di queste annotazioni. I tuoi commenti da "dietro le quinte" sono davvero interessanti.

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XXI Festivallatinoamericano
"Musica y esperancia ante la incertitumbre"
Proyecto espacio musYCAL
Sonoridades de Mujeres Latinoamericanas

Recital Virtual Ensamble WARMI
13 Nov 2021 Salta, Argentina
Directora Andrea Pérez Mukdsi

00:00 Marta Lambertini (Argentina) 
La calandria de Oliverio
Flauta, clarinete, violin, violoncello y piano

10:46 Diana Arismendi (Venezuela)
Cuarteto del sur (2020)
Flauta, oboe, clarinete y cello

22:17 Nora Ponte  (Argentina)
Bajo el cerro de los siete colores, (2020)
Flauta, oboe, clarinete, fagot, violín, violoncello, piano y canto con caja

-

Sì, credo che i fiati potrebbero recuperare in visibilità musicale nel proporsi maggiormente in visibilità attuale, dal vivo insomma: io penso che il suono del fiato raggiunga maggiormente un animo in presenza, anziché per il tramite dell'intelligenza artificiale della registrazione in studio: no, io non ero lì, in quest'occasione, e qui si tratta solo di una ripresa (di scarsa qualità video[*]) di un'esecuzione in studio, eppure proprio questo oggi mi ha provocato a ripensare come innegabilmente maggiore il darsi fisico di Marsia sul sublimante imperio d'Apollo, nel momento del coinvolgimento vibrazionale.
In realtà ho ben apprezzato anche quel volo in cima alla tastiera delle corde percosse (04:15), ma vorrei dire appunto: ancora pressione d'un impeto somatico, invece tanto più mediato nel soffio delle corde strofinate.

E infine ho apprezzato tutto tutto, ogni particolare intenzionale, di questo recital (nessuna incertezza!), compresa in quella scrittura la citazione letterale d'un folclorico (25:35), che invece immagino renderà chissà meno accettabile quest'esercizio quale di contemporaneità di produzione classicista nell'aver ben preferito quello, a, per dire, una cibernetica altrove tanto più diffusamente adottata nel canone.

__

[1] ma di riprese valide e, quel che più conta, di buon audio; per non dire che per quel che mi riguarda persino ai concerti io mi fisso così poco a guardare i suonatori, seppure no, io non son di quelli che visualizzano passo passo lo spartito, tenderei piuttosto alla visione diciamo onirica ...se non sto scrivendo 🙂 o magari istoriando le note di sala...

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On 18/2/2022 at 20:50, giobar dice:

Grazie di queste annotazioni. I tuoi commenti da "dietro le quinte" sono davvero interessanti.

ti ringrazio, ogni tanto mi contengo perché non voglio che sembri che me la tiri o chissà cosa, ma se mi dici che vi può interessare lo farò più spesso. Ho aneddoti vissuti in prima persona su molti dei direttori che vedo citati qui (alcuni rilevanti, altri no :D ) quindi magari ogni tanto me li farò scappare :lol:

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