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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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On 9/2/2022 at 19:51, Snorlax dice:

Gustav Mahler, Sinfonia n.9 in re min., Berliner Philharmoniker, Sir John Barbirolli

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L'ho ascoltata per la prima volta nel nuovissimo (ed eccezionale) remastering - che migliora notevolmente la qualità audio rispetto alle precedenti edizioni - contenuto nel boxone Warner dedicato al Maestro che ho acquistato qualche tempo fa. Devo dire che poche volte in vita mia ho provato un'emozione così forte ascoltando un disco, tant'è che ho dovuto spegnere l'hi-fi e riflettere in silenzio per lunghi momenti. Tuttavia non riesco a formulare un pensiero che sia uno, visto il turbamento che ho ancora in corpo. L'unica cosa che mi viene da dire è che non capisco cosa ci abbia sentito Hurwitz, che definisce questa lettura come "second rate and lacking in convinction", un "non-happening": più volte mi ripeto che ognuno in un'interpretazione (giustamente) ci capisce ciò che vuole, ma questo mi pare uno di quei casi in cui trovo arduo formulare un giudizio del genere.

...in dedica a tutti, ma in particolare a @Majaniello, @Ives, @Madiel, @Wittelsbach, @superburp, @Keikobad, @Yeats, @glenngould e a chiunque gradisca...

Lascia stare Hurwitz... Una delle più belle none di Mahler in assoluto.

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On 9/2/2022 at 19:51, Snorlax dice:

Gustav Mahler, Sinfonia n.9 in re min., Berliner Philharmoniker, Sir John Barbirolli

L'ho ascoltata per la prima volta nel nuovissimo (ed eccezionale) remastering - che migliora notevolmente la qualità audio rispetto alle precedenti edizioni - contenuto nel boxone Warner dedicato al Maestro che ho acquistato qualche tempo fa. Devo dire che poche volte in vita mia ho provato un'emozione così forte ascoltando un disco, tant'è che ho dovuto spegnere l'hi-fi e riflettere in silenzio per lunghi momenti. Tuttavia non riesco a formulare un pensiero che sia uno, visto il turbamento che ho ancora in corpo. L'unica cosa che mi viene da dire è che non capisco cosa ci abbia sentito Hurwitz, che definisce questa lettura come "second rate and lacking in convinction", un "non-happening": più volte mi ripeto che ognuno in un'interpretazione (giustamente) ci capisce ciò che vuole, ma questo mi pare uno di quei casi in cui trovo arduo formulare un giudizio del genere.

...in dedica a tutti, ma in particolare a @Majaniello, @Ives, @Madiel, @Wittelsbach, @superburp, @Keikobad, @Yeats, @glenngould e a chiunque gradisca...

Comprendo bene l'emotività dell'ascolto, ma non l'ho mai considerata una buona edizione, anzi, mi meraviglio di tanto credito da parte di certa critica britannica, e in genere non mi piace Barbirolli in questo repertorio. E anche qui in forum, nel nostro piccolo, non c'è stata mai convergenza sul suo nome, anche alimentando aspre polemiche. Amen. Troppo confusa, istintiva e "di pancia", agogicamente sghemba e mortalmente alterna come lettura, per convincermi a pieno. Anche la ripresa audio, almeno del disco EMI, era mediocre, cavernosa e priva di dettagli (tutti gli ottoni risultavano come stantuffi borbottanti, le percusssioni vicinissime che ti facevano saltare sulla poltrona, i timpani quasi assenti...). Comunque, grazie, ricambierò quanto prima.

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Jean SIBELIUS
Sinfonia n. 7 in do maggiore op. 105

Orchestra filarmonica di Leningrado
Evgeni Mravinsky

Interpretazione particolarissima e assai emozionante, anche se forse non molto ortodossa per gli standard normali di Sibelius. Agogica un po' a strappi, archi che spesso, quasi all'improvviso, si producono in perorazioni drammatiche da ultima spiaggia, ottoni che denunciano disperazione, legni che sembrano vagare nello sconcerto e nel panico. Ben poco c'è di consolatorio e viene quasi da guardarsi alle spalle per capire se c'è qualche minaccia in agguato. Un grandissimo Sibelius che a qualcuno, però, potrebbe apparire ributtante. 

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1 ora fa, Ives dice:

Comprendo bene l'emotività dell'ascolto, ma non l'ho mai considerata una buona edizione, anzi, mi meraviglio di tanto credito da parte di certa critica britannica, e in genere non mi piace Barbirolli in questo repertorio. E anche qui in forum, nel nostro piccolo, non c'è stata mai convergenza sul suo nome, anche alimentando aspre polemiche. Amen. Troppo confusa, istintiva e "di pancia", agogicamente sghemba e mortalmente alterna come lettura, per convincermi a pieno. Anche la ripresa audio, almeno del disco EMI, era mediocre, cavernosa e priva di dettagli (tutti gli ottoni risultavano come stantuffi borbottanti, le percusssioni vicinissime che ti facevano saltare sulla poltrona, i timpani quasi assenti...). Comunque, grazie, ricambierò quanto prima.

Ieri notte me la sono riascoltata in parte, solo i primi tre movimenti, per ravvivare i ricordi e in effetti le brutte impressioni che mi aveva dato sono riaffiorate. Particolarmente mal riusciti i movimenti lenti, il Rondo-Burleske è pesantissimo e sfatto. Sono d'accordo con quanto scrivi, metto l'accento proprio sull'incapacità di Barbirolli di capire ciò che dirige (o forse è solo incapacità a ottenere ciò che vuole da una orchestra svogliata). Proprio curioso che il nostro @Snorlax, attento e saggio cultore di un grande mahleriano come Tennstedt, si sia emozionato con quella incisione. Ma si sa, al cuore non si comanda :P 

---

Henze: Telemanniana (1967)

RSO Berlin diretta da G. Albrecht

Uno dei pezzi più enigmatici scritti da Henze, in genere poco incline agli omaggi o alle mimetizzazioni stilistiche. Qua non si capisce se è solo una trascrizione geniale di un grande compositore o c'è una qualche identificazione con il modello. Il risultato è affascinante e ambiguo.

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6 minuti fa, giobar dice:

Jean SIBELIUS
Sinfonia n. 7 in do maggiore op. 105

Orchestra filarmonica di Leningrado
Evgeni Mravinsky

Interpretazione particolarissima e assai emozionante, anche se forse non molto ortodossa per gli standard normali di Sibelius. Agogica un po' a strappi, archi che spesso, quasi all'improvviso, si producono in perorazioni drammatiche da ultima spiaggia, ottoni che denunciano disperazione, legni che sembrano vagare nello sconcerto e nel panico. Ben poco c'è di consolatorio e viene quasi da guardarsi alle spalle per capire se c'è qualche minaccia in agguato. Un grandissimo Sibelius che a qualcuno, però, potrebbe apparire ributtante. 

questa incisione mi incuriosisce ! :D Un Sibelius espressionista ed esasperato, devo ascoltarlo quanto prima! Per altro, la 7a è anche una delle sue opere che ammiro di più, ma non avevo mai pensato di concepirla nel modo che descrivi.

Metto da parte per il prossimo giro.

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37 minuti fa, Madiel dice:

questa incisione mi incuriosisce ! :D Un Sibelius espressionista ed esasperato, devo ascoltarlo quanto prima! Per altro, la 7a è anche una delle sue opere che ammiro di più, ma non avevo mai pensato di concepirla nel modo che descrivi.

Metto da parte per il prossimo giro.

Eccola. Si youtube c'è anche la registrazione del 1977, ma non le ho confrontate.

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2 ore fa, Ives dice:

Anche la ripresa audio, almeno del disco EMI, era mediocre, cavernosa e priva di dettagli (tutti gli ottoni risultavano come stantuffi borbottanti, le percusssioni vicinissime che ti facevano saltare sulla poltrona, i timpani quasi assenti...). Comunque, grazie, ricambierò quanto prima.

Io fin'ora l'avevo ascoltata in un vecchio riversamento EMI anni '80 - raccattato a pochi euro in una bancarella, peraltro - e ammetto che per quel che riguarda la ripresa audio avevo avuto le medesime impressioni. Ma il nuovo remastering, a mio modesto parere, cambia le carte in tavole, e ne va anche dell'aspetto interpretativo. Come già si era intuito nel mio post fin troppo melodrammatico, l'ho trovato un ascolto semplicemente esaltante.

1 ora fa, Madiel dice:

Proprio curioso che il nostro @Snorlax, attento e saggio cultore di un grande mahleriano come Tennstedt, si sia emozionato con quella incisione. Ma si sa, al cuore non si comanda :P

Ti ringrazio per le belle parole. Per recuperare una terminologia usata da Ives, io sono un ascoltatore di pancia, anche se tento (invano) di giustificare più a fondo miei gusti interpretativi, ricercandone maldestramente le ragioni più recondite. L'unica cosa di cui sono abbastanza sicuro è che spesso prediligo interpreti di pancia (e per me la cosa non ha un significato negativo, anzi): Barbirolli e Tennstedt sicuramente lo erano, e anche se sovente i risultati erano differenti, l'approccio, tutto sommato, era lo stesso, passionale e anti-intellettualistico. E' proprio vero che similia similibus curantur (nessun riferimento all'omeopatia in questo caso, eh):rolleyes:;)...

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1 ora fa, giobar dice:

Eccola. Si youtube c'è anche la registrazione del 1977, ma non le ho confrontate.

Ottimo, me la sto ascoltando. L'inizio è proprio tenebroso ! 

28 minuti fa, Snorlax dice:

Ti ringrazio per le belle parole. Per recuperare una terminologia usata da Ives, io sono un ascoltatore di pancia, anche se tento (invano) di giustificare più a fondo miei gusti interpretativi, ricercandone maldestramente le ragioni più recondite. L'unica cosa di cui sono abbastanza sicuro è che spesso prediligo interpreti di pancia (e per me la cosa non ha un significato negativo, anzi): Barbirolli e Tennstedt sicuramente lo erano, e anche se sovente i risultati erano differenti, l'approccio, tutto sommato, era lo stesso, passionale e anti-intellettualistico. E' proprio vero che similia similibus curantur (nessun riferimento all'omeopatia in questo caso, eh):rolleyes:;)...

Anche io mi considero un ascoltatore di pancia e prediligo le esecuzioni viscerali, ma nello stesso tempo rispettose dell'architrave musicale dell'opera e che siano comunque frutto di un precisa idea intellettuale. Detto in altre parole, che non abbiano nulla lasciato al caso o all'azzardo. Su questo modello, direi di preferire nettamente Tennstedt rispetto a Barbirolli - credo tu sappia la predilezione che ho per alcune edizioni di Klaus, ne abbiamo parlato, pur criticandolo per certi versi. Almeno su Mahler, nonostante la sua buona volontà, ho sempre avuto l'impressione che il direttore inglese non fosse capace di maneggiare per bene delle partiture così complicate. Non ho mai sentito niente di attraente nelle registrazioni rimaste e che ho sentito finora. Se qualcosa c'è, mi pare solo a sprazzi.

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3 minuti fa, Madiel dice:

Anche io mi considero un ascoltatore di pancia e prediligo le esecuzioni viscerali, ma nello stesso tempo rispettose dell'architrave musicale dell'opera e che siano comunque frutto di un precisa idea intellettuale. Detto in altre parole, che non abbiano nulla lasciato al caso o all'azzardo. Su questo modello, direi di preferire nettamente Tennstedt rispetto a Barbirolli - credo tu sappia la predilezione che ho per alcune edizioni di Klaus, ne abbiamo parlato, pur criticandolo per certi versi. Almeno su Mahler, nonostante la sua buona volontà, ho sempre avuto l'impressione che il direttore inglese non fosse capace di maneggiare per bene delle partiture così complicate. Non ho mai sentito niente di attraente nelle registrazioni rimaste e che ho sentito finora.

Tennstedt, specie live, riesce in una penetrazione della scrittura mahleriana per me non seconda a nessuno. Stranamente, però, non ha mai dominato la Nona, che eseguiva assai meno rispetto alle sinfonie, e che, tra l'altro, costituisce l'esecuzione più spenta e meno persuasiva del suo ciclo in studio.

Sono convinto che la Nona di Barbirolli, possa spaccare in due gli ascoltatori: è una lettura personalissima, quasi di carattere rapsodico nel suo dipanarsi emotivo. E' tutto heart on sleeve, come direbbero gli anglosassoni, il che può anche stroppiare e risultare sgradevole alle orecchie di molti: quello che non posso accettare è che un'esecuzione del genere possa essere definita come un non-happening. Già solo il suono pastoso e i portamenti degli archi per me costituiscono un gran bell'happening!;):P

Bruscamente: per me Mahler è un eccesso e deve essere letto tutto secondo l'eccesso (che pure può essere multiforme).

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5 ore fa, Snorlax dice:

Tennstedt, specie live, riesce in una penetrazione della scrittura mahleriana per me non seconda a nessuno. Stranamente, però, non ha mai dominato la Nona, che eseguiva assai meno rispetto alle sinfonie, e che, tra l'altro, costituisce l'esecuzione più spenta e meno persuasiva del suo ciclo in studio.

Forse l'opera era troppo "moderna" e ambivalente per lui!

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Le sette sonate per violino e chitarra, altro strumento preferito di Paganini, composte agli inizi dell'800. Trasudano belcanto e la delicata vena teatrale è affidata principalmente alle corde sfregate, anche se le corde pizzicate producono un accompagnamento molto curato. Particolarmente riuscita la Sonata Concertata, nel cui adagio gli strumenti si scambiano i ruoli e la chitarra ha facoltà di toccante libertà. Serratissimo il dialogo tra Biondi e Pinardi, bravissimi entrambi. Disco molto godibile. @Snorlax in controdedica.

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3 ore fa, superburp dice:

A Madiel ed Ives che mi pare apprezzino.

E ti piace ? La suite ancora è potabile, ma nel complesso il balletto originale è fatto proprio maluccio. Sono tanti episodi danzanti, alcuni simpatici e altri noiosi, appiccicati insieme senza alcuna coerenza. Mi pare quel genere di musica da ascoltare senza farsi domande ulteriori sul perché e il per come, ma dopo un'ora annoia abbastanza.

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4 ore fa, Madiel dice:

E ti piace ? La suite ancora è potabile, ma nel complesso il balletto originale è fatto proprio maluccio. Sono tanti episodi danzanti, alcuni simpatici e altri noiosi, appiccicati insieme senza alcuna coerenza. Mi pare quel genere di musica da ascoltare senza farsi domande ulteriori sul perché e il per come, ma dopo un'ora annoia abbastanza.

Boh, in fatto di balletto sono ignorante, lo vivo esattamente come una serie di episodi danzanti :D. Come ascolto durante il lavoro è molto piacevole.

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7 ore fa, superburp dice:

Boh, in fatto di balletto sono ignorante, lo vivo esattamente come una serie di episodi danzanti :D. Come ascolto durante il lavoro è molto piacevole.

Infatti, è il modo migliore per apprezzare un lavoro così concepito.

1 ora fa, glenngould dice:

Considerando il compositore, i solisti e il direttore, a naso, dovrebbe essere un gran bel brano

Anche il mio approva ! :cat_lol:

Racconti / Inedito_1: Nasone - La Voce dell'Jonio

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