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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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7 minuti fa, Snorlax dice:

Vedo che andiamo proprio d'accordo...:P ...dai Madiel, spiegami perché secondo te Harno non funziona...

Mi pare di aver sentito quel disco non molto tempo fa, forse ne ho parlato (male) anche in forum. Mai stato un fan del conte franco-austriaco nel barocco o nel classicismo, figurarsi nel resto. Non puoi costringermi a riascoltarlo, sarebbe crudeltà mentale forumistica, abbi pietà sono anziano! :cat_lol:

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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone, 4 febbraio 2022 20:30
in diretta dal Parco della Musica, Roma
una co-produzione Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Orchestra Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI

Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Antonio Pappano, direttore
Kirill Gerstein, pianoforte

Paul Dukas: L'apprendista stregone, poema sinfonico

Thomas Adès: Concerto per pianoforte e orchestra

Richard Strauss, Also sprach Zarathustra, poema sinfonico op. 30

-

Dukas Sorcier: mi spiace ma la magia d'un'ossessione è data dal suo tormentare più sotteso, tanto inesorabile quanto apparentemente non temibile anzi fin troppo intrigante perché creduta costruttiva: mentre questa rivisitazione nel gusto d'un bolero pedantesco iteratico e infine proprio duro ne ha smarrito troppo la sostanza cromatica fantasiosa, persino quella bombastica possibile nel gioco della meraviglia orchestrale.

Adès concerto: ma è lo stesso di ieri sera?! un'impressione diversissima, a una rimodulazione estetica che mi ha molto emozionato: vedute così spaziate, sapori così raccolti. Il disegno non mi dice molto comunque, il problema è certamente mio, per cui lo sento artificioso scolastico, come a dire necessitato, ma l'atmosfera è gratamente curata stasera, il bagno di musica è garantito corroborante.

Also, la musica rispecchia e popola la congerie culturale del suo tempo, arricchendola persino di stranezze e mistero, ma va detto: non ne è essenza, non la concentra non la riassume, in realtà neppure la contempla, ma sciabola eccentrica, appunto, seppure così fraternamente. 
Nel Zarathustra straussiano una rappresentazione del sembra non esserci più nulla, (nietzschianamente?) null'altro: ogni sguardo solo quiddentro (dentro d'allora peraltro) in questo polverone panico quanto fitto di tradizioni locali, di maestrie e maestranze (ma qui né brueghelianamente né hieronymusboschianamente ma semmai con quel pizzico di cavallinobiancamente) e si viene teletrasportati in speranze e inquietudini tardoborghesi ecc.

 

 

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Primi due minuti: con il conte austriaco si sentono entrare tutti gli strumenti, una perfetta lezione sui canoni e il contrappunto, va bene per spiegare a uno scolaro (o a un ignorante come il sottoscritto) come funziona questo pezzo. Manca tutto il resto, anche il timbro è come smorto, acquoso. Stento a considerarla una interpretazione "classicista", è solo esangue, pignola e altamente intellettuale. Harnoncourt concepisce un Bartok cittadino, direi addomesticato.

Suggerita dal web. Attacco nervoso, c'è una forte aggressività espressionista che però non si esaspera fino a increspare lo svolgersi naturale (pongo l'accento proprio su questo aggettivo) della musica. Si sente sempre tutto, ma suona vigoroso, cazzuto e contadino come penso lo concepisse Bartok. In alcuni momenti l'esecuzione è vertiginosa, così tagliente da essere chiaramente drammatica (v. ca. 1:43 e 5:10/20). La conclusione secondo me è da manuale, bellissimo il suono corposo della Philadelphia Orchestra. E all'improvviso... la vita! :D 

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11 ore fa, Madiel dice:

Primi due minuti: con il conte austriaco si sentono entrare tutti gli strumenti, una perfetta lezione sui canoni e il contrappunto, va bene per spiegare a uno scolaro (o a un ignorante come il sottoscritto) come funziona questo pezzo. Manca tutto il resto, anche il timbro è come smorto, acquoso. Stento a considerarla una interpretazione "classicista", è solo esangue, pignola e altamente intellettuale. Harnoncourt concepisce un Bartok cittadino, direi addomesticato.

A difesa di Harnoncourt, devo ammettere che la ripresa del suono nella MAPC è un po' opaca, sicché il timbro degli archi risulta rarefatto in alcuni momenti. Per dire, nel Divertimento l'orchestra ha un suono molto più corposo e tagliente.

Ma tu associeresti il termine classicismo ad Harnoncourt? Io, al contrario, l'ho sempre visto come un romantico prestato all'HIP - la dico così, proprio banalmente e in maniera impropria - tanto che più lo ascolto, più vedo analogie con alcuni grandi nomi del passato. Le incisioni fatte negli ultimi anni di vita, poi, in genere mi piacciono proprio tanto, c'è un'assoluta libertà formale unita ad una sorta di saggezza da grande vecchio che mi fa andare in brodo di giuggiole. Alcune scelte potranno essere discutibili, ma pure rivelatorie. E' uno di quegli artisti il cui percorso intellettuale e artistico ha portato a sviluppi (e risultati) inediti quanto sorprendenti, in una interessante e feconda sintesi tra il vecchio e il nuovo.

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45 minuti fa, Snorlax dice:

A difesa di Harnoncourt, devo ammettere che la ripresa del suono nella MAPC è un po' opaca, sicché il timbro degli archi risulta rarefatto in alcuni momenti. Per dire, nel Divertimento l'orchestra ha un sono molto più corposo e tagliente.

Vero, ma il Divertimento non rientra nei miei interessi e non ho perso tempo a occuparmene a dirla tutta. 

45 minuti fa, Snorlax dice:

Ma tu associeresti il termine classicismo ad Harnoncourt? Io, al contrario, l'ho sempre visto come un romantico prestato all'HIP - la dico così, proprio banalmente e in maniera impropria - tanto che più lo ascolto, più vedo analogie con alcuni grandi nomi del passato. Le incisioni fatte negli ultimi anni di vita, poi, in genere mi piacciono proprio tanto, c'è un'assoluta libertà formale unita ad una sorta di saggezza da grande vecchio che mi fa andare in brodo di giuggiole. Alcune scelte potranno essere discutibili, ma pure rivelatorie. E' uno di quegli artisti il cui percorso intellettuale e artistico ha portato a sviluppi (e risultati) inediti quanto sorprendenti, in una interessante e feconda sintesi tra il vecchio e il nuovo.

In questo caso specifico sì, c'è una compostezza classica, direi pure accademica, nel trattare la Musica di Bartok. Penso che il problema sia solo questo alla fine, perché comunque il lavoro sul timbro è certosino ed estremamente dettagliato (più di un Boulez per dirla tutta). Limite inevitabile per un direttore che ha passato una vita su barocco e classicismo a cercare un tipo specifico di suono. Elude la tenebrosità di fondo di Musica. Credo che il movimento migliore sia il terzo, più a suo agio per via di una agogica lenta. Avesse avuto una maggiore forza ritmica in quelli rapidi e visceralità nella concezione complessiva sarebbe stato un riferimento. Una edizione impostata così non credo possa accontentare tutti. Almeno, non il sottoscritto.

---

Un'altra bella versione suggeritami dal web

 

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40 minuti fa, Snorlax dice:

Ma tu associeresti il termine classicismo ad Harnoncourt? Io, al contrario, l'ho sempre visto come un romantico prestato all'HIP - la dico così, proprio banalmente e in maniera impropria - tanto che più lo ascolto, più vedo analogie con alcuni grandi nomi del passato. Le incisioni fatte negli ultimi anni di vita, poi, in genere mi piacciono proprio tanto, c'è un'assoluta libertà formale unita ad una sorta di saggezza da grande vecchio che mi fa andare in brodo di giuggiole. Alcune scelte potranno essere discutibili, ma pure rivelatorie. E' uno di quegli artisti il cui percorso intellettuale e artistico ha portato a sviluppi (e risultati) inediti quanto sorprendenti, in una interessante e feconda sintesi tra il vecchio e il nuovo.

Sì, questa cosa l'ha sempre affermata Maja, se non ricordo male

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Boccherini & Cirri: Cello Sonatas

Gran bel sentire e ottimo disco. La violoncellista australiana Catherine Jones esegue in maniera energica, ma nel contempo intima e raffinata, mettendo in luce lo stile galante di Boccherini, le Sonate 1, 6 e 2  affiancandole ad altrettante Sonate di Giovan Battista Cirri, romagnolo purosangue e, come Boccherini, virtuoso del violoncello. La tecnica e il timbro dello strumento della Jones si fondono perfettamente con il cembalo di Giulia Nuti, il chitarrone e l’arciliuto di William Carter insieme all’altro violoncello nelle mani di Alison McGillivray. Musicisti meravigliosi.

Sul disco bartokiano di Harnoncourt, Hurwitz dà ragione @Snorlax :)

https://www.classicstoday.com/review/review-10356/?search=1

Per il Divertimento lo mette addirittura tra i riferimenti. Io la Musica la trovo un'intepretazione un pò morta e "didattica". Concordo con la qualità non eccelsa della registrazione. Per essere storicamente fuori-repertorio non è un cattivo disco, però. Io resto con i soliti noti (Kubelik, Ormandy, Bernstein, Reiner...) tranne l'outsider Levine. Per il Divertimento scelgo il Marriner d'antan (ex disco Argo dei tempi d'oro).

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4 ore fa, Keikobad dice:

anch'io ringrazio @Snorlaxdella dedica e ricambio con, tra gli ascolti sparsi di radio classica:

Georges Bizet: "Votre toast, je veux vous le rendre; Toréador, en garde!"

Nicola valenzano, trombone; Banda Città di Ruvo di Puglia; Michele Puppo, direttore

Non sapevo che Ruvo fosse così famosa...che bella scoperta!

Tra l'altro a qualche km da casa mia

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su Radio classica:

Amy Beach: Quintetto per pianoforte e archi in fa# min op. 67

Ensemble Ambache: 

Diane Ambache, pf; Elizabeth Layton e Ruth Ehrlich, vl; Martin Outeam, vla; Naomi Butterworth, cello (che i palinsesti Rai, sempre pieni di refusi, citano come direttrice 🙄)

sembra interessante questo lavoro. 

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On 3/2/2022 at 18:21, Pinkerton dice:

Grazie Viandante.

Questo Rigoletto ha il suo punto di forza in Bjorling, già in lieve declino ma ancora il fuoriclasse che conosciamo. Perlea dirige con mestiere mentre Merril e Tozzi si disimpegnano bene. Sulla Gilda della Peters concordo con Celletti che la definisce "meccanica".

 

 

 

 

La voce di quell'uomo è spettacolare proprio (Bjoerling), di converso la voce della Peters non mi ha convinto, è vero, non ci sento pathos.

Anche stasera opera, e a te dedico anche questa che è una delle mie preferite:

Il Cavaliere della Rosa

Reining, Weber, Dermota, Jurinac, Poell

Wiener Philharmoniker

Erich Kleiber

anche a chi gradisce

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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 7 febbraio 2022 20:30
Registrato il 19 novembre 2021 al Parco della Musica, Roma

Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Stéphane Denève, direttore
Hilary Hahn, violino

Maurice Ravel, Ma Mere l'Oye, suite – cinque pezzi infantili per orchestra

Sergej Prokof'ev, Concerto n. 1 in re maggiore per violino e orchestra op. 19
bis: JS Bach, Loure e Gigue dalla Partita n. 3 BWV 1006

Pëtr Il'ič Čajkovskij, Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36

-

Vabbé ...io non ho gradito la resa, secondo me banalmente troppo lenta ma infine proprio snervata, del Ravel che nel, ho immaginato, voler creare magie narrative per l'infanzia, ne è più che altro uscita, per me, slegata e disanimata.

Invece ecco di seguito, sorprendentemente in un concerto prokofieviano, proprio racconto fiabesco meraviglioso, dalla voce tenuta così fine d'un Vuillaume... 
Come per i cantanti d'opera, i grandi solisti in concerto offrono versioni che storicizzano le opere come rinarrazioni del mito, firmano nuove pensosità: nel migliore dei casi, come per H. Hahn spesso e volentieri, aprendo e lasciando aperto, in immaginazione atemporale, che ritesse la scrittura autoriale lasciandola per sempre a volteggiare quelle due spanne sopra lo spartito.

Ben tenuta di poi la 4a Sinfonia di Čajkovskij, con tratto un tanto soporoso ma non sgradito effetto gustolungo utile alla riflessione più tranquilla, non ho più stomaco da scotch in poltrona davanti al caminetto ma ci sarebbe stato 🙂

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On 7/2/2022 at 21:09, il viandante del sud dice:

La voce di quell'uomo è spettacolare proprio (Bjoerling), di converso la voce della Peters non mi ha convinto, è vero, non ci sento pathos.

Anche stasera opera, e a te dedico anche questa che è una delle mie preferite:

Il Cavaliere della Rosa

Reining, Weber, Dermota, Jurinac, Poell

Wiener Philharmoniker

Erich Kleiber

anche a chi gradisce

Ottima edizione Viandante, grazie.

In controdedica l'aria del tenore italiano in un'esecuzione inarrivabile.

Lo splendore vocale di Pavarotti qui è all'apice.

Estendo a Wittelsbach che sicuramente sarà d'accordo.

 

 

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Gustav Mahler, Sinfonia n.9 in re min., Berliner Philharmoniker, Sir John Barbirolli

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L'ho ascoltata per la prima volta nel nuovissimo (ed eccezionale) remastering - che migliora notevolmente la qualità audio rispetto alle precedenti edizioni - contenuto nel boxone Warner dedicato al Maestro che ho acquistato qualche tempo fa. Devo dire che poche volte in vita mia ho provato un'emozione così forte ascoltando un disco, tant'è che ho dovuto spegnere l'hi-fi e riflettere in silenzio per lunghi momenti. Tuttavia non riesco a formulare un pensiero che sia uno, visto il turbamento che ho ancora in corpo. L'unica cosa che mi viene da dire è che non capisco cosa ci abbia sentito Hurwitz, che definisce questa lettura come "second rate and lacking in convinction", un "non-happening": più volte mi ripeto che ognuno in un'interpretazione (giustamente) ci capisce ciò che vuole, ma questo mi pare uno di quei casi in cui trovo arduo formulare un giudizio del genere.

...in dedica a tutti, ma in particolare a @Majaniello, @Ives, @Madiel, @Wittelsbach, @superburp, @Keikobad, @Yeats, @glenngould e a chiunque gradisca...

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3 ore fa, Snorlax dice:

Gustav Mahler, Sinfonia n.9 in re min., Berliner Philharmoniker, Sir John Barbirolli

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L'ho ascoltata per la prima volta nel nuovissimo (ed eccezionale) remastering - che migliora notevolmente la qualità audio rispetto alle precedenti edizioni - contenuto nel boxone Warner dedicato al Maestro che ho acquistato qualche tempo fa. Devo dire che poche volte in vita mia ho provato un'emozione così forte ascoltando un disco, tant'è che ho dovuto spegnere l'hi-fi e riflettere in silenzio per lunghi momenti. Tuttavia non riesco a formulare un pensiero che sia uno, visto il turbamento che ho ancora in corpo. L'unica cosa che mi viene da dire è che non capisco cosa ci abbia sentito Hurwitz, che definisce questa lettura come "second rate and lacking in convinction", un "non-happening": più volte ci ripetiamo che ognuno in un'interpretazione (giustamente) ci capisce ciò che vuole, ma questo mi pare uno di quei casi in cui trovo improponibile formulare un giudizio del genere.

...in dedica a tutti, ma in particolare a @Majaniello, @Ives, @Madiel, @Wittelsbach, @superburp, @Keikobad, @Yeats, @glenngould e a chiunque gradisca...

ohibò ! Hai sentito le farfalle nello stomaco ? :cat_lol:

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16 ore fa, Snorlax dice:

Gustav Mahler, Sinfonia n.9 in re min., Berliner Philharmoniker, Sir John Barbirolli

619rk0Fkw2S._AC_SL1200_.jpg

L'ho ascoltata per la prima volta nel nuovissimo (ed eccezionale) remastering - che migliora notevolmente la qualità audio rispetto alle precedenti edizioni - contenuto nel boxone Warner dedicato al Maestro che ho acquistato qualche tempo fa. Devo dire che poche volte in vita mia ho provato un'emozione così forte ascoltando un disco, tant'è che ho dovuto spegnere l'hi-fi e riflettere in silenzio per lunghi momenti. Tuttavia non riesco a formulare un pensiero che sia uno, visto il turbamento che ho ancora in corpo. L'unica cosa che mi viene da dire è che non capisco cosa ci abbia sentito Hurwitz, che definisce questa lettura come "second rate and lacking in convinction", un "non-happening": più volte ci ripetiamo che ognuno in un'interpretazione (giustamente) ci capisce ciò che vuole, ma questo mi pare uno di quei casi in cui trovo improponibile formulare un giudizio del genere.

...in dedica a tutti, ma in particolare a @Majaniello, @Ives, @Madiel, @Wittelsbach, @superburp, @Keikobad, @Yeats, @glenngould e a chiunque gradisca...

Ricambio con questa edizione, che sto sentendo ora per la prima volta

 

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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 10 febbraio 2022 21:45 
in diretta Euroradio da Lugano, LAC

Orchestra della Svizzera Italiana
Markus Poschner, direttore

Pëtr Il'ič Čajkovskij: Sinfonia n. 6 op. 74 "Patetica" 
Adagio - Allegro non troppo
Allegro con grazia
Allegro molto vivace
Finale. Adagio lamentoso - Andante

Ricondotta con determinazione a una dimensione anticolossale, una misura da appena un raddoppio di salone mendelssohniano, ma: con una insistenza strumentale concertistica (per singole vocalità), ma: di vaghezza, persino un poco estenuata; la scrittura ciajkovskijana della sua sesta sinfonia, per le mani premurose della OSI disegna con accuratezza una mobile, così fluidamente attiva, occasione di percezione e desiderio, via via più amplificata ma anche nostalgicamente (persino da dirsi) avvinghiata alle sue linee melodiche che cedono - ma, vogliamo dirlo? interrogativamente - nella danza ovunquesifosse in quel momento, e di lì, ma di lì, aprendosi a un paesaggio, popoloso e inquieto, di forme e spinte e voluminosità, ma con una cifra comunque univoca: voluttuosa (né macchinosa né ansiosa) quanto intimamente seria, d'una propria storia familiare, patria, pronta alla rigenerazione ...salvo l'impasse del buio quel buio, questa notte, cos'è...?

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