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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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4 ore fa, Keikobad dice:

Gioacchino Rossini: 6 pezzi per pianoforte da "Album de château"

Dino Ciani

se non avessi letto che era Rossini non c'avrei creduto! Aldilà di essere una raccolta estremamente lunga, sono brani di un virtuosismo veramente impegnativo e un linguaggio musicale molto eclettico, che spazia da impeti beethoveniani a cantabili chopiniani, passando per volatine quasi lisztiane e fugati rigorosi. La firma di Rossini però si nota nella costruzione formale dei brani, che sembra ricalcare (almeno, questa è stata la mia impressione) quella dei concertati di fine atto tipici dell'opera buffa, con tanto di crescendi rossiniani. Un piccolo gioiello che non conoscevo. 

Da qui, dischi molto belli, per fortuna ripubblicati pochi anni fa.

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5 ore fa, Yeats dice:

Rossini: Petite messe solennelle - RIAS Chamber Chorus / Marcus Creed

Interpretazione interessantissima, asciutta, con grande attenzione alle linee polifoniche. Si perde forse la delicatezza semiseria che contraddistingue il buon Gioachino, cmq un ascolto molto utile. 

Molto bella la Petite Messe. Quale esecuzione consiglieresti (versione originale)?

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11 ore fa, Ives dice:

Per me, proprio quella di Creed! 😮

Rossini: Petite messe solennelle

 

4 ore fa, Yeats dice:

Cleobury 1985 e Gandolfi 1980 credo le conoscerai, una meno nota che mi sento di segnalare è quella di Christoph Spering del 2002 con il Chorus Musicus Köln. 

Nel dubbio li ho presi tutti, eccetto Spering che purtroppo non riesco a trovare...

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10 ore fa, glenngould dice:

 

Nel dubbio li ho presi tutti, eccetto Spering che purtroppo non riesco a trovare...

Una nota di merito pure per il cast vocale, di fondamentale importanza: timbri giusti, ben calibrati, voci fresche e giovani. Bellissimo disco. Ci sarebbe pure quella di Sawallisch, live con un cast tedesco, ma non so quanto reperibile e credo mai riversata in CD.

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On 13/11/2021 at 23:30, glenngould dice:

Molto bella la Petite Messe. Quale esecuzione consiglieresti (versione originale)?

 

18 ore fa, Yeats dice:

Cleobury 1985 e Gandolfi 1980 credo le conoscerai, una meno nota che mi sento di segnalare è quella di Christoph Spering del 2002 con il Chorus Musicus Köln. 

E questa, su edizione critica!

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5 ore fa, Madiel dice:

Corghi: Divara - Wasser und Blut (Water and Blood) - Marco Polo: 8223706-07  - 2 CDs | Presto Music  Per ora il primo atto.

E poi sono arrivato al secondo atto. Opera un po' problematica, a mio modo di vedere. Non tanto per lo stile, tutto sommato granitico, conservatore e ricco di rimandi alla classicità (citazioni di corali protestanti, Meyerbeer e altro) e all'espressionismo tedesco di primo novecento, quanto per il modo di impostare la vocalità e la prospettiva complessiva. Finora le parti cantate sono pochissime, si oscilla tra lo sprechgesang e un canto timido, che evita come la peste qualsiasi psicologia dei personaggi e le espansioni liriche. L'orchestra non affronta mai di petto l'azione (e si potevano trarre tanti "effettacci" con una trama così !), e neppure tenta di colmare i vuoti lasciati dal canto. Più che partecipare, direi che accompagna, commenta l'azione da fuori Ci sono pure troppe chiacchiere nel primo atto, insopportabili i vari capoccia anabattisti che berciano come certi gerarchi nazisti (uno mi ricorda parecchio Goebbels). Si nota una costruzione in crescendo, il secondo atto è più "carico" del primo e più interessante, non escludo che nel terzo l'opera prenda il volo con la catarsi della protagonista. Mi chiedo come possa "suonare" in italiano un'opera così...

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Reich: Eight Lines (1983)

Holst-Sinfonietta, Simon

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2 ore fa, Madiel dice:

E poi sono arrivato al secondo atto. Opera un po' problematica, a mio modo di vedere. Non tanto per lo stile, tutto sommato granitico, conservatore e ricco di rimandi alla classicità (citazioni di corali protestanti, Meyerbeer e altro) e all'espressionismo tedesco di primo novecento, quanto per il modo di impostare la vocalità e la prospettiva complessiva. Finora le parti cantate sono pochissime, si oscilla tra lo sprechgesang e un canto timido, che evita come la peste qualsiasi psicologia dei personaggi e le espansioni liriche. L'orchestra non affronta mai di petto l'azione (e si potevano trarre tanti "effettacci" con una trama così !), e neppure tenta di colmare i vuoti lasciati dal canto. Più che partecipare, direi che accompagna, commenta l'azione da fuori Ci sono pure troppe chiacchiere nel primo atto, insopportabili i vari capoccia anabattisti che berciano come certi gerarchi nazisti (uno mi ricorda parecchio Goebbels). Si nota una costruzione in crescendo, il secondo atto è più "carico" del primo e più interessante, non escludo che nel terzo l'opera prenda il volo con la catarsi della protagonista. Mi chiedo come possa "suonare" in italiano un'opera così

Beh, il Primo è l’atto più problematico, proprio a causa di quei quattro eresiarchi su di giri, che mi hanno fatto pensare a Sgarbi. Col Secondo ci risolleva, culmine la scena finale. Ma il Terzo prorompe con atmosfere corali a parer mio quasi commoventi, e con maggiore compattezza musicale.

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2 ore fa, Keikobad dice:

Ti senti male? :D

:D :D 

Il disco Naxos è più che ottimo, resto solo perplesso sui pezzi. Per fortuna è un Reich relativamente breve per cui non ci si annoia, però alla fine degli ascolti (Eight Lines, Vermont e New York Counterpoint, Music for Two, City Life) resta la sensazione del vuoto più assoluto. E' musica superficiale, per quanto complessa polifonicamente, alla base ci sono poche idee e il messaggio che trasmette è inesistente. Dà, al massimo, un piacere di tipo fisico. Reich scrisse che il suo approccio al minimalismo era di tipo astratto, nel senso che era soprattutto interessato a far partecipe l'ascoltatore del processo compositivo nel corso dell'ascolto... ma alla fine a me ascoltatore interessa sapere quanto sei bravo a scrivere canoni scolastici considerati i risultati ? Comunque, Eight Lines non è affatto male, se si regge per diciassette minuti ai due-tre accordi ripetuti costantemente da pianoforte, flauto e clarinetto :cat_lol: Si fa una ascolto cinetico e di pancia, ma alla fine va bene lo stesso. Il pezzo più curioso, però, è il più tardo City Life (1995). Qui Reich ha veramente tentato di superare i suoi soliti schemi mentali, riuscendoci in parte: nel tema che apre la prima parte si sente Copland ! :o In seguito ci sono delle manipolazioni elettroniche di voci, che ricordano un po' certa musica mixata da discoteca. Eccellente il quarto movimento intitolato Eartbeats/Boats and Buoys, con la descrizione di un angolo portuale di New York, riesce perfino a essere poetico. In alcuni momenti riesce quasi a dipingere in suoni un paesaggio urbano dell'anima, e trovo anche notevole il contrasto che crea tra la calma interiore invano ricercata e il caos cittadino, il brulicare della vita per le vie. Sembra di scorgere un Reich pensoso che guarda scorrere New York dal  terrazzino di casa mentre si fuma una sigaretta, con amore e indifferenza. Il risultato complessivo è un po' ingenuo nella sua semplicità concettuale, con l'impiego di clacson, voci e altre sonorità della "natura", ma confesso che non mi ha annoiato neanche per un minuto. Qui c'è un Reich che fa il Respighi della Grande Mela! :rofl: Nel secondo movimento ci sono pure delle autocitazioni fuggevoli da The Desert Music, ma dato che si trovano spesso in quel periodo (anche citazioni di altri lavori precedenti a dire il vero) forse è solo un limite di scrittura dell'autore. Nel senso che gli mancano le idee e tende a ripetere specifici "topoi" del suo stile per iniziare una nuova strada: variazione nella variazione.

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On 15/11/2021 at 09:23, Ives dice:

Una nota di merito pure per il cast vocale, di fondamentale importanza: timbri giusti, ben calibrati, voci fresche e giovani. Bellissimo disco. Ci sarebbe pure quella di Sawallisch, live con un cast tedesco, ma non so quanto reperibile e credo mai riversata in CD.

Eccola

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La comprai anni e anni fa, su amazon.it si trova solo usato.

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3 ore fa, Madiel dice:

Qui c'è un Reich che fa il Respighi della Grande Mela!

Beh dammi un paragone per questa:

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Ovviamente sto ascoltando la Nascita del Verbo... Stessa potenza emotiva di sempre, ma tante note attorcigliate come piace a me ^_^

Si sente che è la musica di uomo sull'orlo di una crisi di nervi, è una specie di lotta tra la parte razionale, che tenta di organizzare la materia (sento persino fugati "tradizionali"), e la materia stessa che tende ad accumulare continuamente tensione e ad andare fuori controllo. Ma è lo stesso autore che porta la musica a deragliare, c'è questa contraddizione. Lo trovo un ascolto "pericoloso", nel senso che lavora su quelle sensazioni che si provano "al limite", ma mi piace che sia pensato con una certa classicità. Al contrario di Sorabij qui mi pare che la forma conti ancora qualcosa a livello sostanziale.

Cos'altro posso ascoltare del genere?

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47 minuti fa, Majaniello dice:

Beh dammi un paragone per questa:

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Ovviamente sto ascoltando la Nascita del Verbo... Stessa potenza emotiva di sempre, ma tante note attorcigliate come piace a me ^_^

Si sente che è la musica di uomo sull'orlo di una crisi di nervi, è una specie di lotta tra la parte razionale, che tenta di organizzare la materia (sento persino fugati "tradizionali"), e la materia stessa che tende ad accumulare continuamente tensione e ad andare fuori controllo. Ma è lo stesso autore che porta la musica a deragliare, c'è questa contraddizione. Lo trovo un ascolto "pericoloso", nel senso che lavora su quelle sensazioni che si provano "al limite", ma mi piace che sia pensato con una certa classicità. Al contrario di Sorabij qui mi pare che la forma conti ancora qualcosa a livello sostanziale.

Cos'altro posso ascoltare del genere?

Capolavoro di Scelsi ! Non saprei a cosa paragonarla, anche perché all'epoca non erano state scritte cantate dodecafoniche di quel genere. Si potrebbe avvicinare, per motivi tecnici, a certe cose coeve di Dallapiccola o Petrassi, ma neanche perché il lavoro di Scelsi è unico. Non credo ci siano paragoni neppure nel repertorio tedesco. Hai ragione a scrivere che è sull'orlo di una crisi di nervi, perché l'autore tenta ogni sforzo costruttivo per coniugare la tecnica seriale con le sue aspirazioni metafisiche e classiciste. Una personale via di mezzo tra Casella e Schoenberg (!) Mai raggiunta prima della Creazione del Verbo tanta potenza creatrice nella sua musica, è un vulcano di suoni nel senso che c'è molta materia.  Ci sono anche troppi simbolismi e troppi significati esoterici, inevitabile la caduta. Seguirono un forte esaurimento, la paranoia e la salvezza annichilendo il proprio io con la pratica meditativa.

Quattro Pezzi su una nota sola sono l'esatto contrario: annullamento dell'io creatore, identificazione del soggetto in un suono e nel suo riverbero nello spazio. Tentativo di identificazione del soggetto nell'oggetto divino attraverso il simbolismo sonoro. Sentirli dopo la cantata fa uno strano effetto, perché Scelsi sembra come impazzito e la musica pare non avere alcun senso compiuto. Sono difficili da ascoltare perché mancano tutte le coordinate di un pezzo "occidentale", in primis la direzionalità. Sembra di galleggiare nel vuoto o di annaspare nel nulla.

Uaxuctum, invece, rappresenta la raggiunta pace interiore, in cui il gioco astratto dei timbri può rimanere incastonato in una struttura architettonica. Ritorna il tempo e si unisce allo spazio, si crea il movimento. Scelsi è divenuto il creatore che può vedere l'oggetto musicale con distacco, non si fa coinvolgere dal dramma della città maya autodistruttasi per motivi religiosi (forse una metafora del suo personale scampato pericolo ?)

Se ti piace il genere, allora dovrai prendere in considerazione i grandi pezzi corali/orchestrali degli anni sessanta-settanta, uno più bello nello dell'altro: Hurqualia, Hymnos, Pfath, Chuckrum, Aion, Konx-Om-Pax.

Senti questo, quant'è "potente" nel senso della radice latina, cioè che padroneggia e domina (il suono):

 

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20 minuti fa, Madiel dice:

Se ti piace il genere, allora dovrai prendere in considerazione i grandi pezzi corali/orchestrali degli anni sessanta-settanta, uno più bello nello dell'altro: Hurqualia, Hymnos, Pfath, Chuckrum, Aion, Konx-Om-Pax.

Senti questo, quant'è "potente"

Questo l'avevi già postato, ma è già su un versante meditativo (per quanto ancora inquietante). Mi chiedevo se ci fosse qualcosa proprio di simile alla Nascita... cioè polifonico-espressionista (o quel che è). So già che mi dirai che Hymnos è polifonico, seppure una polifonia lenta... 

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12 minuti fa, Majaniello dice:

Questo l'avevi già postato, ma è già su un versante meditativo (per quanto ancora inquietante). Mi chiedevo se ci fosse qualcosa proprio di simile alla Nascita... cioè polifonico-espressionista (o quel che è). So già che mi dirai che Hymnos è polifonico, seppure una polifonia lenta... 

No, non scrisse altro su quel genere, neanche per orchestra sola. Dopo la fine della sua composizione nel 1948 andò in depressione e non scrisse più per diversi anni, mi pare fino al 1952-1953, e abbandonò pure la dodecafonia. Abbandonando il sistema, di conseguenza veniva meno il contrappuntismo e tutto ciò che è connesso. Rigetto totale. Fine di una parte della sua vita.

Mi viene in mente solo Pfath, scritto quasi trent'anni dopo. Il soggetto è in un certo senso simile, c'è l'apparizione dell'epifania divina ma stavolta su un grado ben superiore, siamo proprio a livelli cosmici. Non credo sia di tuo gusto, ormai nella musica matura sono assenti le costruzioni contrappuntistiche giovanili. Concepiva per contrasti, blocchi, sovrapposizioni, stratificazioni, pieni e vuoti. E' musica che comunica solo attraverso l'illuminazione interiore, nella Nascita c'è ancora rappresentazione e razionalità.

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone
martedì 16 novembre ore 20.00

Milano Musica
in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

Orchestra Sinfonica di Milano G. Verdi
direttore, Michele Gamba
pianoforte, Nicolas Hodges

Rebecca Saunders
to an utterance per pianoforte e orchestra (2020)
prima esecuzione in Italia

Wolfgang Rihm
Verwandlung III per orchestra (2008)

Benjamin Britten
Four Sea Interludes da “Peter Grimes” op. 33a (1945)
- Dawn (alba: tempo lento e tranquillo)
- Sunday morning (mattino di domenica: allegro spiritoso)
- Moonlight (raggio di luna: andante comodo e rubato)
- Storm (tempesta: presto con fuoco)

-

La persistenza nel momento musicale viene offerta, quel tanto dolorosamente, da R. Saunders. Salvo rinunciare al gioco complice della fascinazione più estesa (basterebbe un Mendelssohn a metterla in un angolo; sostanzialmente l'inciampo di fissità, così forzato, è un ben strano bastante) ma lasciando godersi del momento minimo epperché no (quel nient'altro: affascina, e risulta in riposante)... Complimenti a tutto il lavoro d'ensemble benissimo coordinato (solista e fondali).

Poi un grazie a orchestra e direzione per lo slancio, persino festoso, dato al potpourri (ordinatissimo, analitico, saldo, quanto caloroso come un prender per mano) di preziosità strumentali nel nastro (banda sonora) contenuto (delimitato, antiromantico) e disteso (fluente, fiabesco) insieme, di W. Rihm 🙂

Mentre forse da tanta adrenalina accumulata un Britten così brillante, che io avrei piuttosto voluto in più allentate nuance di La Mer...

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