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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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7 ore fa, superburp dice:

Ma i rulli, a livello di velocità, non dipendono dall'impostazione della macchina che li fa suonare?

No, perché esistono le macchine sulle quali furono "fatti" i rulli. Più che altro, si può storcere il naso per il fatto che le esecuzioni sono meccaniche e povere di sfumature.

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone
lunedì 25 ottobre 2021 ore 20.30
in diretta dal Parco della Musica, Roma

Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Mario Brunello e Giovanni Sollima
in “Suite italienne” per violoncelli vari
violoncello, Mario Brunello
violoncello, Giovanni Sollima

Giuseppe Verdi - Antonio Melchiori
da La Traviata:
- Preludio
- “dell’invito trascorsa è già l’ora”
- “Libiam”

Igor Stravinskij
Suite Italienne da “Pulcinella”
(versione per violino e violoncello di G. Piatigorsky/J. Heifetz)
- Introduzione (Allegro moderato)
- Serenata (Larghetto)
- Aria (Allegro alla breve)
- Tarantella (Vivace)
- Minuetto e Finale (Moderato - Molto vivace)

Antonio Bertali
Chiacona

Johann Sebastian Bach - Victor Derevianko
Ciaccona

Giovanni Battista Costanzi
Sonata per due violoncelli in do maggiore

Giovanni Sollima
The Hunting Sonata
- Adagio – Allegro
- Siciliana
- Giga

Queen
Bohemian Rhapsody

-

Aarggh! ...una pochezza assoluta e infine uno strazio pure.

Su un simpatico progetto non trascurabile: di ravvivare una fiamma di squisita tradizione - di sostanza radicale - italiana, con il più della ricerca pure, nel mondo globalizzato che potrebbe ...perdersela!

Ma...! dalla prima all'ultima nota niente di ...convincente: la "nota falsa" la frivolezza quel tanto forzata (ma forse solo e proprio inconsistenza e mancata densità) nel consentire l'uno all'altro di fare il Brunello e il Sollima nei senso più disobbligato (al canone e la pertinenza) e caratteriale disimpegnato e ahimè nient'affatto "esercitato" coltivato espressivo attento intenzionato curato in una parola sensato (nel senso del senso e un suo sviluppo): ne è venuta (per me) una leggerezza (a tratti persino come stanchezza) a rischio di ben poca memorabilità (intendo davvero un'occasione perduta). 

Insomma s'è eventualmente colto piuttosto come una sorta di disagio da parte dei due sommi (ma davvero sommi) violoncellisti italiani (seppure ormai a una certa età di ...somme e riflessioni evolutive) per, diciamo pure, gli stramilioni di visualizzazioni mondiali di fenomeni giocosi come i 2cellos (Sulic, Hauser) che furono e han segnato la storia della ricezione dello strumento pure loro. 

Ad maiora, direi magari riprovarci, perché no: ma di spessore invece, e magistrale, spessore che quell'arco così peculiarmente consente, là all'inspiegabile capogiro interiore... 
 

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42 minuti fa, superburp dice:

Già, me ne sono accorto dopo. Lo devo comunque risentire, è un pezzo particolare.

Tra l'altro, il testo italiano fu tratto da una traduzione particolare, per cui deve rimanere così. Al massimo, potrei capire il pubblico straniero, ma sarebbe come tradurre in italiano il Sopravvissuto di Varsavia. Magari è anche una operazione simpatica (e didattica), ma alla fine del tutto inutile per la reale comprensione del pezzo.

---

Sto ascoltando questo

A suo modo affascinante, sembra fresca musica popolare provenzale, però dopo quindici minuti di ascolto confesso che mi sta mettendo KO. Per l'epoca era una follia, in pratica l'autore aveva scritto una specie di opera (ma la prendo molto alla lontana eh !) fatta di canzoni con qualche intermezzo strumentale.

A @Majaniello e a quanti debba controdediche :P

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Sonatae Tam Aris Quam Aulis Servientes: Sonata A Sei - song by Heinrich  Ignaz Franz von Biber, Combattimento Consort Amsterdam, Jan Willem de Vriend  | Spotify

E' difficile descrivere le emozioni che suscitano le opere strumentali di Biber, da musiche di "pompa e circostanza", come si è usato in termini posteriori, a sferzate sonore che galoppano inarrestabili fin quasi a mozzare il fiato.

Gli "affetti (ed effetti) musicali" si sentono proprio tutti in queste musiche!

Omnibus

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10 ore fa, il viandante del sud dice:

Sonatae Tam Aris Quam Aulis Servientes: Sonata A Sei - song by Heinrich  Ignaz Franz von Biber, Combattimento Consort Amsterdam, Jan Willem de Vriend  | Spotify

E' difficile descrivere le emozioni che suscitano le opere strumentali di Biber, da musiche di "pompa e circostanza", come si è usato in termini posteriori, a sferzate sonore che galoppano inarrestabili fin quasi a mozzare il fiato.

Gli "affetti (ed effetti) musicali" si sentono proprio tutti in queste musiche!

Omnibus

Disco davvero stupendo. Unico difetto la relativa brevità. Altri 20 minuti di Biber con quella qualità esecutiva sarebbero stati assai graditi.

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On 26/10/2021 at 20:45, Madiel dice:

Tra l'altro, il testo italiano fu tratto da una traduzione particolare, per cui deve rimanere così. Al massimo, potrei capire il pubblico straniero, ma sarebbe come tradurre in italiano il Sopravvissuto di Varsavia. Magari è anche una operazione simpatica (e didattica), ma alla fine del tutto inutile per la reale comprensione del pezzo.

---

Sto ascoltando questo

A suo modo affascinante, sembra fresca musica popolare provenzale, però dopo quindici minuti di ascolto confesso che mi sta mettendo KO. Per l'epoca era una follia, in pratica l'autore aveva scritto una specie di opera (ma la prendo molto alla lontana eh !) fatta di canzoni con qualche intermezzo strumentale.

A @Majaniello e a quanti debba controdediche :P

In effetti ho provato ad ascoltare... e bisogna essere in vena! però io con la musica così antica, quel poco che l'ascolto, ho un rapporto più epidermico e meno cerebrale, mi rendo conto che l'ascolto come fosse musica romantica! 😮 

22 ore fa, il viandante del sud dice:

E' difficile descrivere le emozioni che suscitano le opere strumentali di Biber, da musiche di "pompa e circostanza", come si è usato in termini posteriori, a sferzate sonore che galoppano inarrestabili fin quasi a mozzare il fiato.

Gli "affetti (ed effetti) musicali" si sentono proprio tutti in queste musiche!

Omnibus

 

12 ore fa, giobar dice:

Disco davvero stupendo. Unico difetto la relativa brevità. Altri 20 minuti di Biber con quella qualità esecutiva sarebbero stati assai graditi.

L'altra sera ho ascoltato la Missa salisburgensis di Biber finalmente con una certa attenzione, e mi è piaciuta moltissimo... forse è ancora più architettonica di quella di Muffat, sono ascolti da riprendere e da approfondire sicuramente.

Voi che siete appassionati di compositori dimenticati (per non chiamarli "minori"), mi segnalate invece qualche nome tedesco coevo di Bach-Handel-Telemann che valga davvero la pena? parlo di quelli nati a fine '600, chè tra le generazioni precedenti i giganti non mancano; già saggiati Graupner, Mattheson, Fux (un po' più vecchio ma molto longevo), Heinichen (forse quello che preferisco)... 

°°°°

 

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2 ore fa, Majaniello dice:

In effetti ho provato ad ascoltare... e bisogna essere in vena! però io con la musica così antica, quel poco che l'ascolto, ho un rapporto più epidermico e meno cerebrale, mi rendo conto che l'ascolto come fosse musica romantica! 😮 

Io lo stesso, non pretendo analisi particolari da questi ascolti. Però, a volte è musica difficile. Evito quella sacra antica, proprio mi è estranea, non la capisco.

---

Anonimo: Je ne prise point telz baisiers

Ensemble Perceval diretto da Guy Robert

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12 ore fa, Majaniello dice:

 

L'altra sera ho ascoltato la Missa salisburgensis di Biber finalmente con una certa attenzione, e mi è piaciuta moltissimo... forse è ancora più architettonica di quella di Muffat, sono ascolti da riprendere e da approfondire sicuramente.

Voi che siete appassionati di compositori dimenticati (per non chiamarli "minori"), mi segnalate invece qualche nome tedesco coevo di Bach-Handel-Telemann che valga davvero la pena? parlo di quelli nati a fine '600, chè tra le generazioni precedenti i giganti non mancano; già saggiati Graupner, Mattheson, Fux (un po' più vecchio ma molto longevo), Heinichen (forse quello che preferisco)... 

 

Per il 600 potresti provare anche Schmelzer, che è una sorta di precursore di Biber e ha lasciato opere ingegnose e piuttosto divertenti. Fra i tanti, merita anche Hammerschmidt, cui Savall ha dedicato un bellissimo disco con alcune suites. Immagino poi che almeno Buxtehude e Pachelbel li abbia già presi in considerazione.

Quanto ai tedeschi contemporanei della trimurti citata, secondo me non si può prescindere da Silvius Leopold Weiss, un genio a tutto tondo il cui valore è forse offuscato soltanto dal fatto che pressoché tutte le sue opere rimasteci sono per liuto solo e pochissime contemplano l'intervento di altri strumenti. Una situazione analoga a quella, nell'800, di Chopin o di Alkan: se non ami il pianoforte solo o, per Weiss, il liuto, rischi di non cogliere il valore assoluto di questi autori.
Poi fra i grandi includerei Georg Bohm, Vincent Lubeck (ci è rimasto pochissimo, ma tutto di alto valore) e, su un altro versante, Hasse (mi riferisco alla straordinaria musica sacra, perché della sua produzione operistica non conosco quasi nulla).
Altro genio assoluto, non propriamente tedesco ma operante per lo più a Dresda, è Zelenka, compositore secondo me fra i massimi di tutta la storia della musica.

Interessantissimo, infine, sempre per la prima metà del 700, l'ambito, affine a quelli tedesco e viennese e in stretta osmosi con essi, della musica boema, penso ad autori come Tuma e Reichenauer.

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4 ore fa, giobar dice:

Per il 600 potresti provare anche Schmelzer, che è una sorta di precursore di Biber e ha lasciato opere ingegnose e piuttosto divertenti. Fra i tanti, merita anche Hammerschmidt, cui Savall ha dedicato un bellissimo disco con alcune suites. Immagino poi che almeno Buxtehude e Pachelbel li abbia già presi in considerazione.

Sul '600 ci sto abbastanza come nomi, nel senso che conosco i principali (vabbè citiamo pure Schutz che è un gigantissimo) magari non bene ma quanto basta per avere un'idea del loro stile. Hammerschmidt forse è l'unico che non ho mai sentito.

4 ore fa, giobar dice:

Quanto ai tedeschi contemporanei della trimurti citata, secondo me non si può prescindere da Silvius Leopold Weiss, un genio a tutto tondo il cui valore è forse offuscato soltanto dal fatto che pressoché tutte le sue opere rimasteci sono per liuto solo e pochissime contemplano l'intervento di altri strumenti. Una situazione analoga a quella, nell'800, di Chopin o di Alkan: se non ami il pianoforte solo o, per Weiss, il liuto, rischi di non cogliere il valore assoluto di questi autori.

Giusto! questo lo conosco grazie ad una tua vecchia segnalazione, e direi che ci stà anche cronologicamente con la mia richiesta.

4 ore fa, giobar dice:

Poi fra i grandi includerei Georg Bohm, Vincent Lubeck (ci è rimasto pochissimo, ma tutto di alto valore) e, su un altro versante, Hasse (mi riferisco alla straordinaria musica sacra, perché della sua produzione operistica non conosco quasi nulla).

Bohm lo conosco, Lubeck no, ma sono sempre della generazione precedente, quella a cavallo tra i due secoli. Io di Hasse al contrario conosco solo cose operistiche, che assomigliano molto a ciò che faceva Vinci negli stessi anni (quindi opera metastasiana molto all'italiana, eccettuata l'ultima opera, influenzata dalla "riforma"); me la segno questa cosa della sacra.

4 ore fa, giobar dice:

Altro genio assoluto, non propriamente tedesco ma operante per lo più a Dresda, è Zelenka, compositore secondo me fra i massimi di tutta la storia della musica.

Vabbè questo sì, stranoto e grande, anche piuttosto originale; lo avevo escluso per il criterio geografico di nascita (che è una convenzione mi rendo conto, perchè poi gli autori assorbono anche e soprattutto dal luogo in cui lavorano, pensare a Handel o Gluck, solo per citare due tedeschi). 

Niente, la mia curiosità nasceva dal fatto che quando si parla di primo '700 tedesco si parla sempre e solo di Bach, Handel e Telemann (quest'ultimo a seconda dei gusti), un po' come per il secondo '700 si tirano fuori solo Gluck, Haydn e Mozart (solo negli ultimi anni si stanno rivalutando seriamente i figli di Bach). Il '700 italiano mi è parso più frastagliato, diciamo che non ci sono figure che eclissano totalmente il sottobosco, ma una serie di nomi con una qualità mediamente alta, almeno fino a Rossini. Mi chiedevo se la mia fosse una visione parziale, dovuta ad una più scarsa conoscenza del XVIII secolo germanico, o se fosse effettivamente così. Vero è che l'area tedesca in quel periodo doveva essere un posto molto provinciale, gli stessi musicisti cercavano di costruirsi altrove una carriera (Bach è abbastanza un'eccezione, ma si sa che in vita era molto meno noto). La vera centralità è arrivata col secolo successivo e in particolare col trapasso all'età romantica (che da noi in Italia fu invece piuttosto avara di geni, tolti due o tre nomi).

PS: la presenza di Ives mi ha fatto venire in testa Fasch, un musicista che ogni tanto cita e che è piuttosto ben rappresentato in disco.

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22 minuti fa, Majaniello dice:

PS: la presenza di Ives mi ha fatto venire in testa Fasch, un musicista che ogni tanto cita e che è piuttosto ben rappresentato in disco.

Autore gradevole quanto non fondamentale, promotore di un tardo barocco autoreferenziale e addirittura con sperimentazioni pre-classiche. Ha scritto bellissime ouvertures. Fortunatissimo in disco. C'è il CD di Dombrecht e quello del Gardellino (forse pure uno di DeVriend e una piccola serie Chandos con ensemble barocchi americani). Poi c'è una Passione per Naxos. Mi viene in mente pure Molter:

R-2970575-1309748345.jpeg.jpg

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1 ora fa, Vigione dice:

Stavo sentendo questo quartetto per sassofoni di Wyatt Cannon (qualcuno lo conosce?) composto nel 2020, molto bello

L'ho ascoltato ieri insieme ad un altro brano sempre per quartetto di sassofoni di un compositore (presumo) greco che mi è piaciuto molto. Quanto a Wyatt Cannon, non so chi sia...

Bello il canale, sono anche io iscritto

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37 minuti fa, Majaniello dice:

Vabbè questo sì, stranoto e grande, anche piuttosto originale; lo avevo escluso per il criterio geografico di nascita (che è una convenzione mi rendo conto, perchè poi gli autori assorbono anche e soprattutto dal luogo in cui lavorano, pensare a Handel o Gluck, solo per citare due tedeschi). 

Niente, la mia curiosità nasceva dal fatto che quando si parla di primo '700 tedesco si parla sempre e solo di Bach, Handel e Telemann (quest'ultimo a seconda dei gusti), un po' come per il secondo '700 si tirano fuori solo Gluck, Haydn e Mozart (solo negli ultimi anni si stanno rivalutando seriamente i figli di Bach). Il '700 italiano mi è parso più frastagliato, diciamo che non ci sono figure che eclissano totalmente il sottobosco, ma una serie di nomi con una qualità mediamente alta, almeno fino a Rossini. Mi chiedevo se la mia fosse una visione parziale, dovuta ad una più scarsa conoscenza del XVIII secolo germanico, o se fosse effettivamente così. Vero è che l'area tedesca in quel periodo doveva essere un posto molto provinciale, gli stessi musicisti cercavano di costruirsi altrove una carriera (Bach è abbastanza un'eccezione, ma si sa che in vita era molto meno noto). La vera centralità è arrivata col secolo successivo e in particolare col trapasso all'età romantica (che da noi in Italia fu invece piuttosto avara di geni, tolti due o tre nomi).

Forse, proprio per la prima metà del 700, ma anche per il 500 e il 600, il criterio geografico della nascita non aiuta la comprensione delle tendenze musicali e culturali in senso ampio tipiche di quei periodi. Erano frequentissimi il radicale strapiantamento di molti compositori dalla terra di origine (nella quale spesso non tornavano mai più) e il completo inglobamento nell'ambiente musicale in cui essi erano accolti (che fosse Venezia, Roma, Dresda, Napoli, Praga o Vienna), con un'osmosi così ricca che la provenienza geografica era soltanto una delle tante componenti (a volte nemmeno la più importante) da valutare per la piena comprensione della loro opera.
Avrei poi delle perplessità a definire tout court provinciale l'area tedesca. Da un lato, alcuni luoghi smentiscono in modo radicale questo assunto: penso in particolare a Dresda, che era un crocevia musicale importantissimo, centro di attrazione per compositori ed esecutori di tutta l'Europa (sarebbe da approfondire, per fare un nome ulteriore e poco noto, l'opera dell'italiano, forse bolognese, Giovanni Alberto Ristori, attivissimo nella città sassone in contemporanea a Porpora, Hasse e Zelenka). Dall'altro, non mi sembra corretto affermare che i musicisti tedeschi cercassero di costruirsi la carriera in altre aree geografiche: al di là dei periodi più o meno lunghi di studio e lavoro all'estero, è documentatissimo il traffico incessante esistente fra le grandi e piccole corti tedesche per accaparrarsi i migliori musicisti di quell'area geografica. Una situazione non molto diversa dall'attuale mercato degli allenatori di calcio. Sono divertenti, per esempio, gli aneddoti sui trasferimenti (attuati, solo sperati o negati) di Telemann e di Graupner, decisi in genere a suon di ingaggi economici e di promesse circa le dotazioni musicali messe a disposizione (organici corali e strumentali, sale per fare musica, stampatori ecc.). Per la cronaca, pare che la piccola corte di Darmstadt assicurasse a Graupner lo stipendio più alto d'Europa. Il provincialismo caratterizzava invece, più che i compositori (che ambivano a un respiro ampio), i vari potentati locali che ne decidevano l'assunzione o ne condizionavano l'attività. Proprio ieri leggevo delle forti tensioni esistenti ad Amburgo fra Telemann (uomo di larghe vedute musicali e forti ambizioni esecutive) e il locale ambiente pietista, che gli metteva i bastoni fra le ruote  rendendo difficile l'uso di sale da concerto ampie, lesinando gli investimenti nelle compagini corali e strumentali e pretendendo l'impiego di testi che il musicista non riteneva adeguati.

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