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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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2 minuti fa, Snorlax dice:

Ma pensa te che cantonata ho preso! Comunque se hai tempo, prova a tendere l'orecchio al Barbirolli che ti ho postato, la trombonaggine è lontano mille miglia, sentirai che vigore!

In effetti è una delle opzioni, devo solo cercare l'edizione giusta così da evitare l'acquisto di qualche doppione (magari le ennesime Enigma). 

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Finalmente ho ascoltato la prima sinfonia di Milhaud diretta da Stokowsky! Questa:

 

 

 

All'inizio sono rimasto spiazzato dai tempi veloci, ma anche se nella partitura sono indicate le durate dei singoli movimenti, alla fine ci sono molti passaggi che rendono bene anche così. Si sente che il direttore e gli orchestrali si stavano divertendo.

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Byrd

Mass for 5 voices

Collegium Vocale Gent

Philippe Herreweghe

Infelix Ego Mass for 5 Voices & Motets

Bella versione recente di Herreweghe: morbidezza dei timbri vocali e controllata espressività. @Snorlax che ringrazio per le dediche. Sul Falstaff di Elgar non ho grandi riferimenti; avevo Solti e Dutoit ma, per ragioni diverse, non mi piacciono e li ho venduti (troppo "nevrastenico" il primo, eccessivamente "ragionieristico" il secondo). Forse, davvero, bisogna rivolgersi al vecchio Sir John...

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Negli ultimi giorni ho ascoltato la Manon di Massenet, quella con la Sills e Gedda contenuta nel boxone Decca. Mi sono avvicinato a quest'opera con un po' di diffidenza perché pensavo di trovarci quel patetismo un po' stucchevole e melenso che - ormai posso dirlo: a torto - pensavo fosse il tratto distintivo di Massenet. Oggettivamente qualche momento del genere c'è (penso ad esempio al soliloquio di Manon sulla "petite table" nel secondo atto), ma conta poco o niente di fronte agli innumerevoli pregi e della musica e dell'azione teatrale. Dal punto di vista musicale qui secondo me si vede Massenet al massimo dell'ispirazione: la resa dell'ambientazione attraverso i suoni è di un'efficacia straordinaria, quasi al livello del Bizet della Carmen (penso per esempio ai bellissimi inserti corali nel secondo quadro del terz'atto, quello ambientato a Saint-Sulpice); i momenti più lirici sono non meno ispirati, specie i vari duetti fra Des Grieux e Manon e su tutti questo che io trovo francamente irresistibile:

Dal punto di vista teatrale ci sono parecchi elementi di interesse sia nel modo in cui vengono risolte certe scene (per esempio tutta la faccenda con Lescaut e l'altro pretendente di Manon nel secondo atto, in cui l'azione si sdoppia guadagnandone in efficacia drammatica) sia nel modo in cui certi personaggi sono caratterizzati (il padre di Des Grieux in particolare è un personaggio quasi sempre scritto benissimo, anche per merito del libretto).

Wikipedia inglese riporta un commento attribuito a Beecham: "I would give the whole of Bach's Brandenburg Concertos for Massenet's Manon, and would think I had vastly profited by the exchange". Della serie, tanto di cappello :o

PS. Sempre wikipedia inglese riporta anche questo commento, io ve lo lascio qui :rofl:

Rodney Milnes, in The New Grove Dictionary of Opera (1992), agrees that Manon and Werther have a secure place in the international repertoire; he counts three others as "re-establishing a toehold" (Cendrillon, Thaïs and Don Quichotte), with many more due for re-evaluation or rediscovery. He concludes that comparing Massenet with the handful of composers of great genius, "It would be absurd to claim that he was anything more than a second-rate composer; he nevertheless deserves to be seen, like Richard Strauss, at least as a first-class second-rate one."

PPS. A proposito di Brandeburghesi, è uscita da poco una nuova interpretazione dell'Akademie für Alte Musik Berlin con la Faust e Tamestit, a un ascolto distratto mi è parsa molto ben fatta.

---

L'ascolto di oggi comunque è questo (Berg, Skalkottas e Schönberg diretti da Scherchen), in dedica a chi gradisce!

Berg-Skalkottas-Sch%C3%B6nberg-Concertos

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4 ore fa, Ives dice:

Sul Falstaff di Elgar non ho grandi riferimenti; avevo Solti e Dutoit ma, per ragioni diverse, non mi piacciono e li ho venduti (troppo "nevrastenico" il primo, eccessivamente "ragionieristico" il secondo). Forse, davvero, bisogna rivolgersi al vecchio Sir John...

Ho la stessa l'impressione... :o

----

Mahler: Sinfonia n.4

Bayerisches RSO, Kubelik

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10 ore fa, Alundra dice:

Finalmente ho ascoltato la prima sinfonia di Milhaud diretta da Stokowsky! Questa:

 

 

 

All'inizio sono rimasto spiazzato dai tempi veloci, ma anche se nella partitura sono indicate le durate dei singoli movimenti, alla fine ci sono molti passaggi che rendono bene anche così. Si sente che il direttore e gli orchestrali si stavano divertendo.

Io anche alla fine :lol: (non mi è piaciuta, nel caso non si fosse capito).

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Ho sempre trovato ridicolo il modo di dirigere di A. Davis: continui movimenti inconsulti degli avambracci verso l'esterno che disegnano un semi-cerchio, mentre il busto sobbalza verso l'alto. Pare ci sia uno dietro che, ogni tanto, gli spinge su per le chiappe qualche bastone :rofl:

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24 minuti fa, Madiel dice:

Ho sempre trovato ridicolo il modo di dirigere di A. Davis: continui movimenti inconsulti degli avambracci verso l'esterno che disegnano un semi-cerchio, mentre il busto sobbalza verso l'alto. Pare ci sia uno dietro che, ogni tanto, gli spinge su per le chiappe qualche bastone :rofl:

Ho tutto il suo Elgar inciso agli inizi degli anni '90 per Teldec e in generale lo trovo molto più persuasivo e riuscito rispetto a buona parte dei suoi colleghi britannici. La BBC Symphony è in stato di grazia e la ripresa del suono è a dir poco eccellente. Vaughan Williams non male ma una spanna sotto, invece inutile e incolore Holst, di cui Davis licenzia una delle registrazioni de The Planets più tediose che io abbia avuto occasione di sentire...

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Ricambio la dedica elgariana di Snorlino con questa graziosa op. 10:

Quanto al Falstaff, quelle che ho sentito mi sembrano per lo più esecuzioni slentante (Davis), melense (Rattle), confuse (Lloyd-Jones). Quelli che hanno un piglio che mi piace, Solti e Dutoit, alla lunga non riescono a cogliere il carattere della musica, o meglio il suo essere "caratteristica", e alla fine suonano solo esagitati (ma le sinfonie di Solti sono eccellenti!). Barbirolli è ok in quanto a energia e carattere, ma ha sempre questi tempi un po' più larghi della media che mi infastidiscono, e poi suona fin troppo grandioso. Una via di mezzo accettabile per me è Gibson, ma forse non ho ancora trovato una registrazione wow, ammesso che esista.

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48 minuti fa, Majaniello dice:

Ricambio la dedica elgariana di Snorlino con questa graziosa op. 10:

Quanto al Falstaff, quelle che ho sentito mi sembrano per lo più esecuzioni slentante (Davis), melense (Rattle), confuse (Lloyd-Jones). Quelli che hanno un piglio che mi piace, Solti e Dutoit, alla lunga non riescono a cogliere il carattere della musica, o meglio il suo essere "caratteristica", e alla fine suonano solo esagitati (ma le sinfonie di Solti sono eccellenti!). Barbirolli è ok in quanto a energia e carattere, ma ha sempre questi tempi un po' più larghi della media che mi infastidiscono, e poi suona fin troppo grandioso. Una via di mezzo accettabile per me è Gibson, ma forse non ho ancora trovato una registrazione wow, ammesso che esista.

In attesa che tu riesca a trovare la tua reference elgariana ti dedico quest'ascolto:

Johann Sebastian Bach, Messa in si minore, S. McNair, D. Ziegler, M. Simpson, J. Aler, W. Stone, T. Paul, Atlanta Symphony Orchestra & Chamber Chorus, Robert Shaw

719PkI1VceL._SL1200_.jpg

La terza incisione di Shaw della Si minore è anche la versione più HIP - si fa per dire! - che ho in discoteca. Non so cosa ne pensi, ma la trovo una lettura particolarmente equilibrata, a volte quasi piaciona nella sua evidente perizia esecutiva. Certo, non mi scuote come Klemperer o Jochum, ma non posso che ammirare la professionalità con cui è stata messa in piedi questa registrazione.

Shaw fa poi delle scelte singolari, riportate nel libretto allegato:

"In most of the choral portions of this work, Robert Shaw uses his vocal soloists (supplemented where necessary by additional soloists from the Atlanta Chamber Chorus) as concertists, a small soli group in alternation with the ripieno of the full chorus. This vocal application of the instruments practice used in Baroque concertos by Bach and his collegues, although not specifically called for Bach's manuscript for the Mass in B minor, is justified by the composer's unmistakable use of procedure in some of his early Leipzig church cantatas.

Gerhard Herz of the University of Louisville, writing for the American Choral Review in 1987, argued with convincing documentary detail for general employment of this alternation of concertists and ripienists in all Bach's choral music. As evidence of the practice's effectiveness, he cited Robert Shaw's use of it in performance and recording of the Mass in B minor".

...dedica che estendo anche a @Wittelsbach, @Madiel, @Ives, @superburp, @glenngould e a chi gradisce...

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52 minuti fa, Snorlax dice:

La terza incisione di Shaw della Si minore è anche la versione più HIP - si fa per dire! - che ho in discoteca.

Se questa è la più filologica, pensa le altre! :cat_lol: In effetti "si fa per dire" perchè di HIP non ha proprio nulla, solo questa alternanza tra ripieno dei solisti e coro pieno agli inizi dei fugati o che accennano il tema, se vado a memoria, forse derivante dagli studi di Rifkin sulle parti reali. Per il resto è una classica esecuzione standard di discreta fattura, con un coro leggermente più contenuto rispetto alle altre versioni di Shaw (ridenominato "Atlanta Chamber Chorus"), tempi un pò più spediti e articolazioni più vivide. Si respira un pò troppo l'aria di un barocco rigido, composto e inamidato. Anche il suo ultimo Messiah per la Telarc è cosi, però più bello (mi pare l'avessi preso).

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1 ora fa, Snorlax dice:

La terza incisione di Shaw della Si minore è anche la versione più HIP - si fa per dire!

Quoto Ives 😆

45 minuti fa, Ives dice:

Se questa è la più filologica, pensa le altre! :cat_lol:

No non la conosco, devo dire che ora che ci penso non conosco (interamente intendo) alcuna incisione pienamente tradizionale del Bach corale, la mia prima messa di Bach è stata questa:

500x500.jpg

Quando ho cominciato ad ascoltare io la musica classica, almeno ad acquistare dischi, eravamo già a metà anni '90, come ascoltatore mi sono formato già hip... gli unici ricordi "tradizionali" sono i filmati di Richter che mandavano su Tele+3, le esecuzioni precedenti le ho solo assaggiate e molto di recente, giusto per farmi un'idea. 

PS: ah c'è Peter Schreier che è tradizionale, e che tollero abbastanza.

 

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1 ora fa, Ives dice:

Si respira un pò troppo l'aria di un barocco rigido, composto e inamidato. Anche il suo ultimo Messiah per la Telarc è cosi, però più bello (mi pare l'avessi preso).

Sì sì, ho anche il Messiah, praticamente identico come impostazione. Però sai che io quasi lo preferisco nella Si minore, lo trovo meno rigido, più screziato, più sfumato. Non so se sono solo suggestioni, ma ascoltandola si ha proprio la netta sensazione che Shaw su questo capolavoro ci abbia meditato una vita. D'altronde ci sono voluti più di quarant'anni e altre due incisioni per arrivare a questo risultato...

58 minuti fa, Majaniello dice:

No non la conosco, devo dire che ora che ci penso non conosco (interamente intendo) alcuna incisione pienamente tradizionale del Bach corale...

PS: ah c'è Peter Schreier che è tradizionale, e che tollero abbastanza.

Ma sai che in fondo potresti tollerare pure questa? ;) Dai, provaci:

 

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ANNIVERSARI DI OGGI
 
- nel 2013 muore a Roma Roman Vlad
- nel 1912 nasce a Budapest il pianista György Sándor
- nel 1955 nasce a Mosca il pianista Andrej Vladimirovič Gavrilov
- nel 1874 nasce a Cheltenham Gustav Holst
________________________________
 

busoni: concerto per pianoforte e orchestra op. 39

john ogdon, pianoforte

royal philharmonic orchestra diretta da daniell revenaugh

 

 

più di un'ora di concerto :mellow: 

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16 ore fa, Majaniello dice:

PS: ah c'è Peter Schreier che è tradizionale, e che tollero abbastanza.

Si, il suo Bach suona ancora gradevole ma anche di gelida e asettica precisione. Jochum II è pure bello, si salva col suo mestiere da kapellmeister. Pure Ozawa non è malaccio con strumenti moderni. E Blomstedt in video a Lipsia. Mancano però sempre di flessibilità sonora che si può ottenere solo con strumenti d'epoca, a mio avviso. Mio padre aveva gli LP EMI di Klemperer, quindi quella è stata la mia prima edizione. Oggi, francamente, per me inascoltabile, davvero troppo gravida e proto-romantica.

Anche lui la fa spessissimo e sempre bene...

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On 19/9/2021 at 18:30, superburp dice:

Io anche alla fine :lol: (non mi è piaciuta, nel caso non si fosse capito).

A me così così, troppo strascicata, certi passaggi buttati li. Però riesce a rendere certi passaggi come se fossero degli assoli jazz in termini di spontaneità. Inoltre mi suona un po' più Stravinskiano come contrasti, ma forse è solo una mia impressione. Interessante da ascoltare, ma molto meglio le altre tre (non capisco perché Hurwitz stronchi Plasson).

 

Ora ascolto l'ottava di Dvorak diretta da Kubelik. Poi continuo con la prima sinfonia da camera primtemps di Milhaud. Il primo tema è una specie di Piva Piva l'olio d'oliva, troppo demente 😆

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2 ore fa, Ives dice:

Si, il suo Bach suona ancora gradevole ma anche di gelida e asettica precisione. Jochum II è pure bello, si salva col suo mestiere da kapellmeister. Pure Ozawa non è malaccio con strumenti moderni. E Blomstedt in video a Lipsia.

Sicuramente ci sarà qualcosa di bello in mezzo, ma per me il suono del barocco è davvero un altro, al di là delle valutazioni sulla correttezza filologica, che ho approfondito da adulto, è proprio una questione di imprinting. Anche quando caldeggiasti l'ascolto della Semele DG, un tradizionale "fatto bene", ci provai ma mi snervai poco dopo (infatti passai alle hip). Col periodo classico no, non sono così intransigente, anzi mi piacciono tante registrazioni tradizionali, pur preferendo di norma un approccio più autentico. 

Mi piacque molto invece la Passione di Rattle, pure un tuo consiglio; approcciata con scetticismo, mi sono dovuto ricredere all'ascolto, e dire che il binomio Rattle-Berliner è stato uno dei più sciagurati della storia (ora invece hanno un direttore-fantoccio quindi possono suonare come vogliono :D ). Ma siamo già nell'ambito della filologia temperata, benchè sotto affiori la tradizione romantica in maniera a volte piuttosto evidente.

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55 minuti fa, Majaniello dice:

Sicuramente ci sarà qualcosa di bello in mezzo, ma per me il suono del barocco è davvero un altro, al di là delle valutazioni sulla correttezza filologica, che ho approfondito da adulto, è proprio una questione di imprinting. Anche quando caldeggiasti l'ascolto della Semele DG, un tradizionale "fatto bene", ci provai ma mi snervai poco dopo (infatti passai alle hip). Col periodo classico no, non sono così intransigente, anzi mi piacciono tante registrazioni tradizionali, pur preferendo di norma un approccio più autentico.

Certo, ci sono pure rare eccezioni, vedi Rattle. Consigliavo quella Semele più per un discorso editoriale (edizione completissima) e di cast vocale (indubbiamente cantanta benissimo, eccetto Aler). Non essendoci tante alternatice valide sul mercato. Le edizioni hip sono tagliuzzate (Stern che sarebbe quella migliore sulla carta) o mal cantate (Gardiner).

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2 minuti fa, Ives dice:

Certo, ci sono pure rare eccezioni, vedi Rattle. Consigliavo quella Semele più per un discorso editoriale (edizione completissima) e di cast vocale (indubbiamente cantanta benissimo, eccetto Aler). Non essendoci tante alternatice valide sul mercato. Le edizioni hip sono tagliuzzate (Stern che sarebbe quella migliore sulla carta) o mal cantate (Gardiner).

Infatti è quella che preferisco, però è antipatica questa cosa dei tagli, inaccettabile oggi. C'è quella Chandos che è più completa, ma mi persuase meno.

A proposito di scarsa persuasione, ascoltavo questo ma mi sa proprio che mollo:

Sono passati vent'anni dall'Armida alla Scala, e direi che si sentono. I cantanti pensano che con Gluck (e con Wagner) si possa barare, tanto le tessiture sono spesso centrali e non ci sono agilità, ma insomma... non è che nella declamazione non serva un'intonazione perfetta, anzi. Direzione pure moscissima, almeno per me che ho nella testa il disco di Minkowski.

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52 minuti fa, Majaniello dice:

Infatti è quella che preferisco, però è antipatica questa cosa dei tagli, inaccettabile oggi. C'è quella Chandos che è più completa, ma mi persuase meno.

Ma infatti è davvero paradossale, la discografia dell'opera. L'Ammiraglio Nelson con il cast super-deluxe americano esegue la versione integrale negli anni '90 (che seguiva concerti live a Londra). Gardiner tagliava 50 minuti qualche anno prima, vabbè. Nel 2000 Stern ci mette strumenti d'epoca, colori, tempi, fluidità e senso del dramma ma tagliando arbitrariamente (e da denuncia penale) recitativi, cori (tra cui il meraviglioso Now Love, That Everlasting Boy ) e daccapo nelle arie. E la DeNiese è stupenda nel ruolo eponimo. Poteva essere l'incisione perfetta...

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Una domanda per i melomani del forum: l'altra sera stavo ascoltando la Norma spartito alla mano (ho ascoltato quella di Serafin con la Callas e Corelli in studio) e ho notato che a parte i vari tagli c'è un inserto non presente nella partitura subito dopo il coro "Guerra, guerra" che riprende il motivo coi trilli della sinfonia d'apertura. Ho dato un'occhiata anche al manoscritto di Bellini (potenza dell'internet!) e non l'ho trovato neanche lì, per cui mi chiedo da dove sia saltato fuori (anche perché in genere è più lungo del coro stesso :mellow:).

La registrazione di Serafin comunque mi è sembrata ben fatta, specie per la direzione coinvolta e partecipe del nostro e per la familiarità che il coro e l'orchestra della Scala dimostrano con queste musiche. La Callas me l'aspettavo da un lato molto più dissestata vocalmente e dall'altro molto più illuminante dal punto di vista interpretativo: certo, il più delle volte che si sale sopra il la acuto l'intonazione traballa parecchio, ma in fin dei conti sticazzi (scusate la sintesi). Quanto al resto, non ricordavo che la pronuncia di Corelli fosse così buffa, tra aspirazioni e s impastate alla Duffy Duck (però indubbiamente canta molto bene). Un dettaglio buffo che ho notato seguendo con la partitura è che all'occorrenza cambia l'ordine delle parole per avere vocali più comode sugli acuti (tipo la a di "voluttà" al posto della i di "sensi" sul do acuto). Un altro aspetto che mi ha colpito seguendo la partitura è l'omogeneità della scrittura delle parti femminili principali (Norma e Adalgisa): l'estensione è più o meno la stessa (sib3-do6) e i passaggi di coloratura sono spesso ripresi pari pari o a turni alterni o armonizzati una terza sotto. Anche considerati certi dettagli del libretto sembra quasi che la scrittura suggerisca un'Adalgisa specchio giovane di Norma, cosa che penso potrebbe anche funzionare interpretativamente. Da ultimo, sono rimasto abbastanza sorpreso dall'uso disinvolto di intervalli dissonanti all'interno dell'accompagnamento orchestrale sia preso singolarmente sia in relazione alla linea vocale: mi sembra che lo scopo sia più istintivamente coloristico che non veramente armonico/strutturale, però è una caratteristica che emerge abbastanza di frequente (un buon esempio è l'inizio del secondo atto).

Prossimamente vorrei ascoltare con la partitura anche la Lucia di Lammermoor, vediamo che effetto fa.

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1 ora fa, Rinaldino dice:

Una domanda per i melomani del forum: l'altra sera stavo ascoltando la Norma spartito alla mano (ho ascoltato quella di Serafin con la Callas e Corelli in studio) e ho notato che a parte i vari tagli c'è un inserto non presente nella partitura subito dopo il coro "Guerra, guerra" che riprende il motivo coi trilli della sinfonia d'apertura. Ho dato un'occhiata anche al manoscritto di Bellini (potenza dell'internet!) e non l'ho trovato neanche lì, per cui mi chiedo da dove sia saltato fuori (anche perché in genere è più lungo del coro stesso :mellow:).

Ora non ho "le carte", ma posso dirti che nell'edizione anni '80 di Bonynge c'è e anche nella nuova edizione critica cui fa riferimento l'incisione di Antonini (piaccia o no la più completa dal punto di vista musicologico). Anzi in quest'ultima mi pare che Norma canti una frase con il coro. Penso dipenda dal fatto che l'autografo non è quasi mai la versione definitiva dell'opera, perchè poi possono essere state fatte modifiche poco prima del debutto, appuntate altrove, o possono essere state tagliate (e quindi espunte dall'autografo) parti successivamente. Dipende da quando si vuole "fotografare" la volontà dell'artista.

1 ora fa, Rinaldino dice:

La registrazione di Serafin comunque mi è sembrata ben fatta, specie per la direzione coinvolta e partecipe del nostro e per la familiarità che il coro e l'orchestra della Scala dimostrano con queste musiche. La Callas me l'aspettavo da un lato molto più dissestata vocalmente e dall'altro molto più illuminante dal punto di vista interpretativo: certo, il più delle volte che si sale sopra il la acuto l'intonazione traballa parecchio, ma in fin dei conti sticazzi (scusate la sintesi). Quanto al resto, non ricordavo che la pronuncia di Corelli fosse così buffa, tra aspirazioni e s impastate alla Duffy Duck (però indubbiamente canta molto bene).

Molto meglio Norma di Puritani, per ciò che riguarda Serafin; il tono solenne e intimista al contempo - e quindi tendenzialmente statico - si confà di più al direttore, anche se nei momenti di accensione Serafin si fà pure valere (ricordo il tono "jazzistico" che assumono gli ottoni proprio nel coro Guerra guerra). La Callas boh, a me sembra sempre enorme in questo ruolo, forse IL ruolo della Callas, anche se preferisco il live alla Scala con Del Monaco. Mentre mi vengono in testa altre grandissime Violette e Lucie, Norme di questa statura non riesco proprio a trovarle. Corelli ha sempre avuto quel difetto, qui più che altro mi pare piuttosto inerte sul piano interpretativo (più del solito diciamo), meglio Del Monaco, meno attrezzato sul piano del canto vocalistico ma molto più intenso e bruciante (diciamo più "farabutto").

1 ora fa, Rinaldino dice:

Un dettaglio buffo che ho notato seguendo con la partitura è che all'occorrenza cambia l'ordine delle parole per avere vocali più comode sugli acuti (tipo la a di "voluttà" al posto della i di "sensi" sul do acuto).

Ma questo lo fanno tutti non solo Corelli, il fatto di invertire le parole (o aggiungerle!) per accomodare certe note su certe vocali. A volte è utile cambiare il testo anche per prendere fiato dove non si dovrebbe.

1 ora fa, Rinaldino dice:

Un altro aspetto che mi ha colpito seguendo la partitura è l'omogeneità della scrittura delle parti femminili principali (Norma e Adalgisa): l'estensione è più o meno la stessa (sib3-do6) e i passaggi di coloratura sono spesso ripresi pari pari o a turni alterni o armonizzati una terza sotto. Anche considerati certi dettagli del libretto sembra quasi che la scrittura suggerisca un'Adalgisa specchio giovane di Norma, cosa che penso potrebbe anche funzionare interpretativamente.

Perchè in origine erano ruoli affidati a due soprani, dalle caratteristiche diverse ma pur sempre soprani. La Pasta era un ex contralto con una grande estensione in alto, almeno per una cantante dal baricentro così grave (questo ai tempi d'oro), soprattutto aveva doti drammatiche non indifferenti che alternava ad una grande capacità "ipnotica" nei passaggi elegiaci, la Grisi (la futura protagonista dei Puritani) era un soprano lirico d'agilità (come oggi lo definiremmo), più corto in basso e più banalmente votata al patetismo. Una curiosità: la Grisi quando entrò in carriera volle provare a cantare Norma nel ruolo da protagonista, si dice che Bellini non fosse d'accordo, penso per ragioni di carattere ma anche vocali (recitativi martellanti, frasi intere scritte in basso "In mia maaan alfin tuuu sei" per esempio). La Grisi debuttò il ruolo che Bellini era morto, e si dice che avesse un grande successo. Probabilmente suonava come la Norma della Sutherland!

La registrazione di Bonynge che citavo utilizza appunto la Sutherland e la Caballè per questi ruoli (quindi due soprani dal carattere molto simile), Antonini usa la Bartoli e la Jo (quindi un contralto dotato in alto, diciamo così, e un soprano d'agilità). La tradizione si era assestata su un soprano drammatico e un mezzosoprano, nell'epoca pre-Callas (ma anche dopo purtroppo) al soprano drammatico non era richiesta neanche sta gran preparazione belcantistica (penso a Gina Cigna, celebre Norma e celebre Turandot!). 

1 ora fa, Rinaldino dice:

Da ultimo, sono rimasto abbastanza sorpreso dall'uso disinvolto di intervalli dissonanti all'interno dell'accompagnamento orchestrale sia preso singolarmente sia in relazione alla linea vocale: mi sembra che lo scopo sia più istintivamente coloristico che non veramente armonico/strutturale, però è una caratteristica che emerge abbastanza di frequente (un buon esempio è l'inizio del secondo atto).

Erano i tentativi di Bellini di rendere la sua armonia più avventurosa, in modo coloristico come dici tu (nel senso che non c'era un vero uso funzionale alla scena di certi arditezze). Ci prese così tanto gusto che poi, nei Puritani, Rossini fu costretto a suggerirgli di "correggere" certe bizzarrie perchè "troppo tedesche". Pensa un po'! :D

 

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