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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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17 minuti fa, il viandante del sud dice:

Io l'aspetto sempre una Scelsi Edition

Totalmente completa non credo si potrà fare, mi pare ci siano diversi pezzi giovanili inediti e una serie di improvvisazioni casalinghe ancora inedite registrate con mezzi di fortuna. Per ora ci sono le raccolte Stradivarius, Mode, Accord e qualcosa monografico di CPO (da cui proviene il mio ascolto). Tutto sommato il grosso del catalogo è stato registrato, spesso eccellentemente, mi pare non ci siano aspetti nascosti della sua produzione. C'è anche da tenere in conto la specificità di Scelsi come compositore, difficile fare una qualche integrale in mancanza di un mercato. 

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6 minuti fa, Madiel dice:

Totalmente completa non credo si potrà fare, mi pare ci siano diversi pezzi giovanili inediti e una serie di improvvisazioni casalinghe ancora inedite registrate con mezzi di fortuna. Per ora ci sono le raccolte Stradivarius, Mode, Accord e qualcosa monografico di CPO (da cui proviene il mio ascolto). Tutto sommato il grosso del catalogo è stato registrato, spesso eccellentemente, mi pare non ci siano aspetti nascosti della sua produzione. C'è anche da tenere in conto la specificità di Scelsi come compositore, difficile fare una qualche integrale in mancanza di un mercato. 

Si, leggevo che alcuni pezzi siano stati registrati da tal compositore Vieri Tosatti e ne sia seguita una diatriba sulla reale proprietà di tali pezzi. 

Non avendo cd ancora mi piacerebbe un bel cofanazzo, però è più facile che si trovi l'acqua su Marte che appunto un box dedicato a Scelsi (come giustamente dici, è un autore di nicchia e quindi poco appetibile per tali scelte).

A proposito di Marte, oggi ho riascoltato dopo tanto tempo:

è proprio vero che John Williams e compagnia devono tanto a questo compositore, Holst era veramente un visionario e credo che oggi non sia ancora apprezzato quanto meriterebbe.

 

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On 11/9/2021 at 22:35, Majaniello dice:

Io mi sa proprio che Therese non la conosco, o se l'ho ascoltata molti anni fa non la ricordo.

Secondo merita un ascolto, anche perché dura poco più di un'ora! Ho sentito sia il classico Bonynge (Decca) che il più recente Altinoglu (Bru Zane): nel complesso direi meglio il primo, anche se nell'edizione nuova il tenore mi ha fatto un'impressione migliore e la direzione è più equilibrata (questo non ho ancora deciso se in effetti sia un bene o no). C'è pure un'incisione per la Orfeo con la Baltsa e Araiza, ma non la conosco.

In generale non sono tanto fan del Massenet filone Manon / Werther / Navarraise,

Fin qui nemmeno io, ma devo ancora approfondire!

quanto proprio del Massenet più retrò a sfondo esotico/fantastico, lo trovo così abilmente manierista da essere... "neo-barocco"! Nel senso dei grandi tableaux fantastici tipo Amadis di Lully o Les Indes galantes di Rameau... le due opere registrate dalla ditta Sutherland-Bonynge sono un buon esempio, ma inserirei nel genere anche Herodiade (ovviamente molto meno cruda e malata della Salome straussiana) le storie un po' naif di Thais e Quichotte, le commedie...

Sì, buon paragone! Hérodiade non l'ho ancora ascoltata perché non c'è nel box Decca, però ho in mente di ascoltare a breve Plasson (Emi). Quanto alla trama di Thaïs non la direi esattamente naïf, alla fine c'è del sugo nell'ambiguità psicologica del personaggio di Athanaël, i cui desideri (sessuali in questo caso) sono palesi a tutti meno che a lui (o almeno repressi fino alla fine dell'opera).

è la sua una possibile soluzione ai problemi del suo tempo, anzi l'approccio scopertamente evasivo ai tormenti che attanagliavano la sua generazione me lo rende addirittura simpatico. C'è nella sua musica la levità d'approccio da borghesia parigina unita alla fervida creatività di un favolista, così si tiene lontano dalla trombonata krukka ma anche da una certa pedanteria accademica; in fondo nasconde la disperazione di uno che tenta di aggrapparsi invano ad un'idea irraggiungibile, ad un mondo che si sta sgretolando, e in alcuni casi manco la nasconde (Quichotte appunto). Un autore malinconico sì, che a suo modo però ha un approccio consapevole alla crisi, per dirlo alla maniera mia è uno che se la racconta ma che sa bene di raccontarsela e lo fa capire chiaramente, spesso esageratamente, a chi l'ascolta. Almeno così l'ho sempre vista io.

Ecco sì, il Massenet che ho visto finora anch'io l'ho inteso come un maestro della diversione (consapevole), il che lo rende simpatico anche a me. Una storia ben raccontata è un valore di per sé direi, per cui avercene!

Certo pure Massenet ha scritto un mezzo polpettone, Le Cid, ma anche lì non mancano i colpi da maestro, perchè non s'è detto ma è implicito, era uno che sapeva scrivere:

PS: mi piacerebbe ascoltare Griselidis e Le mage, un giorno. 

Le mage è stato inciso per la Bru Zane se non erro, magari prossimamente ascolto anche quello!

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4 ore fa, il viandante del sud dice:

Si, leggevo che alcuni pezzi siano stati registrati da tal compositore Vieri Tosatti e ne sia seguita una diatriba sulla reale proprietà di tali pezzi. 

Tosatti diceva che proprio aveva scritto i pezzi di Scelsi. In pratica, il compositore pare usasse un gruppo di musicisti professionisti, ai quali dava delle istruzioni su come procedere quando consegnava loro i brogliacci dei pezzi (almeno sui pezzi orchestrali o per piccoli gruppi). Tosatti diceva che tali discussioni con Scelsi sarebbero state registrate e che dimostrerebbero come il compositore effettivo dei pezzi fosse lui. La diatriba, però, per me è di poco fondamento perché lo stile è talmente specifico che non lascia adito a dubbi sulla proprietà intellettuale. Inoltre, Tosatti veniva regolarmente pagato per le sue prestazioni, mentre i nastri citati non sono finora saltati fuori. Si potrebbe, al massimo, discutere sull'apporto tecnico da parte dei collaboratori, ma anche su questo qualche dubbio permane perché l'autore controllava meticolosamente i risultati e li correggeva. Scelsi aveva adottato questo modus operandi dopo un forte esaurimento nervoso al tempo della composizione della cantata La nascita del Verbo. L'impiego di una polifonia esasperata, dovuta alla sua peculiare tecnica dodecafonica, lo aveva lasciato stremato, così si era ripromesso di abbandonare una musica di fattura troppo complicata. Inoltre, l'avvicinamento alla religione buddista lo spinse ad un approccio quasi improvvisatorio alla musica, cioè metteva sulla carta quello che gli suggeriva l'istinto, senza dargli forma più precisa nell'immediato. Ci fu anche una radicale astrazione del linguaggio, ormai costituito solo da poche note e specifici timbri (puri o stratificati) che si irradiano nel vuoto. Abbandonò anche ogni forma dialogica della musica occidentale. La musica ridotta agli elementi essenziali e statica, diventa veicolo per la meditazione e la rivelazione di mondi superiori. La nuova concezione gli evitava un lavoro intellettuale che, a suo dire, lo affaticava psicologicamente e turbava il suo equilibrio interiore. Il processo compositivo era a tutti gli effetti una "illuminazione" , una specie di estasi riservata al solo creatore, cui seguiva un processo di elaborazione formale, direi "meccanico", operato da altri.

Scelsi, negli ultimi due decenni di attività, invitava a casa sua i musicisti che gli commissionavano dei pezzi. Gli piaceva improvvisare con loro al pianoforte e si faceva registrare. Questi lavori non furono poi mai riportati su carta, ma esistono delle registrazioni di fortuna che venivano effettuate con dei mangianastri dagli stessi ospiti. Nel disco CPO sopra accennato ce n'è una, intitolata Krishna e Radha per flauto e pianoforte (1986), che appare perfino nel catalogo delle opere.

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3 ore fa, Madiel dice:

Tosatti diceva che proprio aveva scritto i pezzi di Scelsi. In pratica, il compositore pare usasse un gruppo di musicisti professionisti, ai quali dava delle istruzioni su come procedere quando consegnava loro i brogliacci dei pezzi (almeno sui pezzi orchestrali o per piccoli gruppi). Tosatti diceva che tali discussioni con Scelsi sarebbero state registrate e che dimostrerebbero come il compositore effettivo dei pezzi fosse lui. La diatriba, però, per me è di poco fondamento perché lo stile è talmente specifico che non lascia adito a dubbi sulla proprietà intellettuale. Inoltre, Tosatti veniva regolarmente pagato per le sue prestazioni, mentre i nastri citati non sono finora saltati fuori. Si potrebbe, al massimo, discutere sull'apporto tecnico da parte dei collaboratori, ma anche su questo qualche dubbio permane perché l'autore controllava meticolosamente i risultati e li correggeva. Scelsi aveva adottato questo modus operandi dopo un forte esaurimento nervoso al tempo della composizione della cantata La nascita del Verbo. L'impiego di una polifonia esasperata, dovuta alla sua peculiare tecnica dodecafonica, lo aveva lasciato stremato, così si era ripromesso di abbandonare una musica di fattura troppo complicata. Inoltre, l'avvicinamento alla religione buddista lo spinse ad un approccio quasi improvvisatorio alla musica, cioè metteva sulla carta quello che gli suggeriva l'istinto, senza dargli forma più precisa nell'immediato. Ci fu anche una radicale astrazione del linguaggio, ormai costituito solo da poche note e specifici timbri (puri o stratificati) che si irradiano nel vuoto. Abbandonò anche ogni forma dialogica della musica occidentale. La musica ridotta agli elementi essenziali e statica, diventa veicolo per la meditazione e la rivelazione di mondi superiori. La nuova concezione gli evitava un lavoro intellettuale che, a suo dire, lo affaticava psicologicamente e turbava il suo equilibrio interiore. Il processo compositivo era a tutti gli effetti una "illuminazione" , una specie di estasi riservata al solo creatore, cui seguiva un processo di elaborazione formale, direi "meccanico", operato da altri.

Scelsi, negli ultimi due decenni di attività, invitava a casa sua i musicisti che gli commissionavano dei pezzi. Gli piaceva improvvisare con loro al pianoforte e si faceva registrare. Questi lavori non furono poi mai riportati su carta, ma esistono delle registrazioni di fortuna che venivano effettuate con dei mangianastri dagli stessi ospiti. Nel disco CPO sopra accennato ce n'è una, intitolata Krishna e Radha per flauto e pianoforte (1986), che appare perfino nel catalogo delle opere.

Una delle personalità più originali ed enigmatiche del tempo di sicuro. Consiglio, en passant, di leggere il suo "Il sogno 101".

Leggevo che la sua musica del primo periodo ha dei punti di contatto con Sorabji, è vero questo e se è vero, quali sono questi punti comuni?

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7 minuti fa, il viandante del sud dice:

Una delle personalità più originali ed enigmatiche del tempo di sicuro. Consiglio, en passant, di leggere il suo "Il sogno 101".

Leggevo che la sua musica del primo periodo ha dei punti di contatto con Sorabji, è vero questo e se è vero, quali sono questi punti comuni?

Più che con Sorabij, che dubito abbia conosciuto in quel periodo, era originata dal polifonismo busoniano e neoclassico. Negli anni trenta si avvicinò anche alla dodecafonia, che impiegava a suo modo. Le regole troppo stringenti del sistema, però, lo fecero collassare :doh: Che la sua musica sia piena di simbolismi come quella di Sorabij è senz'altro vero, anche se mi pare avessero idee molto diverse sull'essenza e gli effetti sull'ascoltatore. Sorabji stordisce con l'accumulo e l'elaborazione estrema, Scelsi sottrae e semplifica al massimo.

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3 minuti fa, Madiel dice:

Più che con Sorabij, che dubito abbia conosciuto in quel periodo, era originata dal polifonismo busoniano e neoclassico. Negli anni trenta si avvicinò anche alla dodecafonia, che impiegava a suo modo. Le regole troppo stringenti del sistema, però, lo fecero collassare :doh: Che la sua musica sia piena di simbolismi come quella di Sorabij è senz'altro vero, anche se mi pare avessero idee molto diverse sull'essenza e gli effetti sull'ascoltatore. Sorabji stordisce con l'accumulo e l'elaborazione estrema, Scelsi sottrae e semplifica al massimo.

Busoni, in un modo o nell'altro rientra sempre nella discussione :D

 

 

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ANNIVERSARI DI OGGI
 
- nel 1874 nasce a Vienna Arnold Schönberg
- nel 1583 nasce a Ferrara Girolamo Frescobaldi
- nel 1991 muore a Winchester il direttore d'orchestra Robert Irving
- nel 1894 muore a Parigi il compositore e pianista Emmanuel Chabrier
- nel 1977 muore a Test Valley Leopold Stokowski
- nel 1939 nasce a South Gate il soprano Arleen Auger
- nel 1960 muore a Budapest il compositore Leó Weiner
 
_______________________________
 
 
beethoven: sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60
 
concertgebouworkest diretta da willem mengelberg
 
 
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Non si può rimanere indifferenti a questa "roba". La sostanza musicale è quasi nulla, pochi accordi o stracci di qualcosa stratificati all'inverosimile, che di espandono e assottigliano fino al silenzio più totale, o si irradiano verso l'alto come una preghiera, come un inno per l'appunto. E' la fine di ogni volontà comunicativa razionale, le due orchestre collaborano a creare una epifania dell'astratto, quel che conta è il cammino verso l'Assoluto. Quanto misticismo in così pochi minuti e in così poche note! Scelsi è un autore tutto sommato semplice da ascoltare, ma lo si può accettare e comprendere solo con l'istinto.

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23 ore fa, Ives dice:

Seguirà questa Nona di Mahler:

Mahler: Symphony No. 9

e buona domenica a tutti!

Riascoltata dopo credo un ventennio, su input hurwitziano. E' lo Solti anni '60, se si vuol sentire la sua Nona bisogna prendere questa, al posto della fiacca, pesante e manierata versione anni '80 a Chicago. Il clima sonoro è survoltato e febbrile, simile alle coeve prove straussiane e bartokiane. Soprattutto nessuna fragilità senile, nessuna depressione, nessuna nevrosi, nessuna retorica dell'opus ultimum: tempi veloci, dinamiche di impressionante energia; musica piena di vita, di commozione, come espressione di un ultimo stato mistico e visionario. LSO in stato di grazia (da sentire anche le altre tre sinfonie fatte con questa orchestra, peccato Solti non abbia proseguito la collaborazione in quegli anni), registrazione pressochè ottimale targata da John Culshaw (archi e ottoni in rilievo come voleva il direttore anglo-ugherese).

°°°°°°

Adams

Harmonium

San Francisco Symphony Orchestra & Chorus

Edo De Waart

Harmonium: De Waart,Edo, Sfso, Adams,John: Amazon.it: CD e Vinili}

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11 ore fa, Madiel dice:

Non si può rimanere indifferenti a questa "roba". La sostanza musicale è quasi nulla, pochi accordi o stracci di qualcosa stratificati all'inverosimile, che di espandono e assottigliano fino al silenzio più totale, o si irradiano verso l'alto come una preghiera, come un inno per l'appunto. E' la fine di ogni volontà comunicativa razionale, le due orchestre collaborano a creare una epifania dell'astratto, quel che conta è il cammino verso l'Assoluto. Quanto misticismo in così pochi minuti e in così poche note! Scelsi è un autore tutto sommato semplice da ascoltare, ma lo si può accettare e comprendere solo con l'istinto.

da notare anche la qualità "cinematografica" di queste musiche, non in senso deteriore, beninteso.

 

 

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2 ore fa, il viandante del sud dice:

da notare anche la qualità "cinematografica" di queste musiche, non in senso deteriore, beninteso.

Concordo, osservazione molto acuta, viandante! Nonostante pretenda di abbandonare la sfera sensibile, qualcosa della sua formazione e mentalità razionale occidentale resta sempre. In diversi pezzi c'è una vera e propria narrazione astratta, aspetto che in un certo senso stride con le premesse spirituali della sua musica. Come nel caso di Pfath, di cui Scelsi dà perfino una descrizione: le tenebre, uno squarcio luminoso nei cieli che annunzia un evento, e infine l'evento stesso che si compie, l'epifania divina. Tutto reso con una immediatezza disarmante

Il finale con l'ottavino, l'arpa e i campanelli di vetro che si bloccano in sonorità fisse e metalliche trascendendo lo spazio-tempo, è unico nel suo genere. Lo spettatore si trova letteralmente immerso nel suono, nell'"evento", e in un certo senso partecipa all'estasi senza alcuna barriera intellettiva.

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Ho appena finito di ascoltare, partitura alla mano, il ciclo di lieder di Schönberg Das Buch der hängenden Gärten. Non l'avevo mai sentito neanche nominare e invece mi pare che si tratti di un'opera importante, non si finisce mai di imparare! :o

Ho provato a fare un ascolto comparato del primo e del terzo lieder confrontando un po' di incisioni:

  • Julie Kaufman/Irwin Gage
  • Helen Vanni/Glenn Gould
  • Brigitte Fassbaender/Aribert Reimann
  • Phyllis Bryn-Julson/Ursula Oppens
  • Eva Resch/Eric Schneider

Alla fine l'edizione che nel complesso mi ha convinto di più è la prima (Kaufman/Gage) e quindi è quella che ho ascoltato per intero: il pianista - peraltro mai sentito, ma a giudicare dalla sua discografia direi che è un esperto del genere liederistico -  si sforza di seguire le innumerevoli indicazioni di Schönberg meglio che può, sbrogliando piuttosto bene i passaggi più densi ma allo stesso tempo senza sacrificare gli slanci espressivi anche estremi che la partitura offre (vedi ad esempio la terza lirica). La cantante mi sembra relativamente a suo agio anche quando la scrittura vocale si fa impervia (cioè spesso :ninja:).

Al netto delle preferenze personali comunque sono tutte incisioni con notevoli motivi di interesse: Gould perché... beh, è Gould :laughingsmiley:, la Fassbaender direi che è quella più a suo agio col materiale dal punto di vista vocale (ma alcune scelte del pianista non mi convincono tantissimo), la coppia Resch/Schneider scegliendo tempi più spediti sacrifica un po' di nitore analitico ma dà al tutto un taglio quasi cabarettistico (in senso buono) che secondo me è funzionale alla musica (peccato per certi suoni brutti della cantante quando deve salire verso l'acuto), mentre Bryn-Julson/Oppens al contrario punta sul versante analitico.

Una cosa che comunque si sente in modo abbastanza evidente è la fatica degli esecutori di fronte alla mole di indicazioni (specialmente di articolazione ma anche dinamiche) presenti nella partitura, col risultato che ognuno alla fine risolve in modo leggermente diverso. Anche dal punto di vista ritmico ci sono delle differenze evidenti (vedi ad esempio l'incipit), e ci sono persino delle indicazioni "suggestive", cioè ineseguibili sul pianoforte nella pratica ma che presumo siano usate per suggerire una sorta di ideale musicale. Ovviamente nel repertorio del XX secolo questo è solo un esempio fra tanti, però un po' mi sorge il dubbio se questo atteggiamento così rigidamente prescrittivo sia alla fine veramente necessario o no (per fare un altro esempio, nella partitura del Concerto en forme de pas de trois ci sono dei metronomi segnati con i decimali :ninja:).

Adesso comunque lo riascolto tutto, poi sempre a proposito di cicli di lieder pensavo di provare lo Hollywood Liederbuch di Eisler.

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7 minuti fa, Rinaldino dice:

l'edizione che nel complesso mi ha convinto di più è la prima (Kaufman/Gage) e quindi è quella che ho ascoltato per intero: il pianista - peraltro mai sentito, ma a giudicare dalla sua discografia direi che è un esperto del genere liederistico -  si sforza di seguire le innumerevoli indicazioni di Schönberg meglio che può, sbrogliando piuttosto bene i passaggi più densi ma allo stesso tempo senza sacrificare gli slanci espressivi anche estremi che la partitura offre

Guarda con chi ha collaborato... https://en.wikipedia.org/wiki/Irwin_Gage

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In questi giorni è uscito il nuovo album di Igor Levit, a mio parere uno dei migliori pianisti della nuova generazione. A questo giro ci propone i 24 Preludi e fuga di Shostakovich e la Passacaglia di tale Roland Stevenson, compositore che io non ho mai sentito nominare prima ma che a quanto pare Levit promuove con un certo impegno. La domanda è: che roba è? :D 

500x500-levit-on-dsch.jpg

Nel mentre sto ascoltando lo Hollywood Liederbuch di Eisler (Goerne/Schneider). Mi sembra decisamente più accessibile del ciclo di Schönberg!

 

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11 ore fa, Rinaldino dice:

In questi giorni è uscito il nuovo album di Igor Levit, a mio parere uno dei migliori pianisti della nuova generazione. A questo giro ci propone i 24 Preludi e fuga di Shostakovich e la Passacaglia di tale Roland Stevenson, compositore che io non ho mai sentito nominare prima ma che a quanto pare Levit promuove con un certo impegno. La domanda è: che roba è? :D 

500x500-levit-on-dsch.jpg

Nel mentre sto ascoltando lo Hollywood Liederbuch di Eisler (Goerne/Schneider). Mi sembra decisamente più accessibile del ciclo di Schönberg!

 

RONALD Stevenson (1928-2015), compositore scozzese di tendenza accademica, rimasto noto alle cronache proprio per la Passacaglia su DSCH per pianoforte (1962). Un gran mattonazzo, dura circa un'ora. Il fatto che di costui non resti quasi niente al di fuori della Passacaglia, neppure presso le etichette inglesi in genere solerti a incidere anche le porcherie più immonde del loro paese, è abbastanza singolare. Dimenticato e pure a ragione! Anni fa se n'era accennato in forum, mi pare @Wittelsbach (?), io per l'occasione avevo sentito la Passacaglia rimanendoci secco :closedeyes:

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6 ore fa, Madiel dice:

RONALD Stevenson (1928-2015), compositore scozzese di tendenza accademica, rimasto noto alle cronache proprio per la Passacaglia su DSCH per pianoforte (1962). Un gran mattonazzo, dura circa un'ora. Il fatto che di costui non resti quasi niente al di fuori della Passacaglia, neppure presso le etichette inglesi in genere solerti a incidere anche le porcherie più immonde del loro paese, è abbastanza singolare. Dimenticato e pure a ragione! Anni fa se n'era accennato in forum, mi pare @Wittelsbach (?), io per l'occasione avevo sentito la Passacaglia rimanendoci secco :closedeyes:

Avevo recensito i due concerti per pianoforte con parole non troppo lusinghiere... Dovrei cercare se nei meandri di qualche vetusto thread siano rimaste tracce.

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