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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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RAI Radio3 Suite - Il cartellone

lunedì 27 settembre ore 20.30

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
direttore, Claus Peter Flor

Johannes Brahms
Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90
- Allegro con brio
- Andante
- Poco allegretto
- Allegro

registrato il 23 aprile 2021 nell'Auditorium di Milano
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Johannes Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
- Allegro non troppo
- Andante moderato
- Allegro giocoso
- Allegro energico e appassionato

registrato il 28 maggio 2021 nell'Auditorium di Milano

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Trasmissione radiofonica non particolarmente brillante (o in altre parole: definizione non all'altezza) per una resa dal vivo (seppure non in presenza) invece di simpatia e originalità per freschezza puntualità sentimento sottile ecc capace di raggiare e raddensare con senso del gioco serioso (seppure per me sempre quel tanto troppo di tempo a sfuggire, scappar via).

III e IV di Brahms: procedimento per sezioni non narrative ma comunque episodiche (a incastro) capace di liberare la sinfonia classico-viennese dall'urgenza assertiva e offrire una storia (di sogno) personale per ciascun ascoltatore ...aimez-vous Brahms? cioè romantic(istic)mente "ma cosa senti tu?" 🙂

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mi riascolto la Leningrado di Shostakovich (Mariinskij, Gergiev) dopo averla riascoltata qualche giorno fa dopo tanto tempo. Curioso come una volta l'ostinato del tema dell'invasione mi annoiasse a morte, un po' come mi aveva sempre annoiato anche il Bolero, insieme alla lunghezza dell'opera wra uno dei deterrenti che ha fatto sì che ho ascoltato pochissime volte questa sinfonia. 

Adesso è come una droga! Dopo le 12 ripetizioni del tema mi sono dispiaciuto che non andasse avanti un altro po'. Quasi quasi appena finisce la sinfonia mi riascolto il primo movimento un'altra volta :lol:

dedico a chi apprezza le ripetizioni ossessive.

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Tornato a casa finalmente.. :aggressive: in ospedale sono riuscito solo ad ascoltare un po' di quinta di Shostakovich, me ne sono innamorato, specie il movimento lento. Che strano poi sentire le citazioni della Carmen.

@Keikobad ti rubo l'ascolto, mi hai fatto venire voglia. Io ho solo Petrenko naxos. Prima di leggere riguardo al riferimento alle truppe, Shostakovich mi dava la sensazione di voler raccontare qualcosa prendendosi il suo tempo. Senza fretta, un po' come l'inizio della settima di Beethoven. Poi, non importa se diventa barboso, ma è così, senza sconti, un racconto storico.

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Amazon mi suggerisce l'acquisto di un disco di Liszt (diretto da Sinopoli) :doh: Non c'è più religione... :ninja:

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Uno dei pezzi che fecero inorridire Schoenberg. Dopo l'apertura di credito nel 1912 verso Stravinsky e una naturale simpatia tra i due, i rapporti si interruppero a causa della guerra mondiale. Ripresero verso il 1920 quando l'austriaco chiese al russo dei pezzi da eseguire a un festival. Schoenberg si vide arrivare delle musiche neoclassiche, mi pare ci fossero delle trascrizioni da Pulcinella, e rimase interdetto. Criticò anche la Serenata e, inseguito, nei suoi diari stroncò Oedipus Rex con una breve nota in cui segnava tutti i "non" (non era questo e non era quello :cat_lol:.... e se non era niente significa che si aperto un nuovo mondo che devi capire, mio caro Arnold.... :cat_lol:). L'aspetto che mi stupisce di Schoenberg è il sostanziale formalismo delle sue critiche, non aveva in alcun modo percepito la sua novità drammaturgica e la profondità del mondo interiore stravinskyano. A volte, leggendo i suoi sfoghi privati, sembra che abbia paura di qualcosa: il neoclassicismo che toglie terreno all'espressionismo e alla dodecafonia nascente. C'è un aspetto psicologico egocentrico-infantile molto forte nella propria volontà di primato artistico (per un certo periodo ammantato anche di nazionalismo germano-centrico), mi ricorda certi sfigati provinciali che lottano con le unghie e i denti per affermarsi - al di là del genio artistico intrinseco. Nelle sue lettere e nei rapporti con gli altri compositori, una volta arrivata la fama, si pone sempre con un IO verso un LORO (naturalmente inferiori, se scettici verso la sua arte inseriti nella categoria dei potenziali nemici oppure tra quelli da convertire; i seguaci e simpatizzanti possono avvicinarsi al Vate e stare sullo stesso livello, ma distanti). Al limite della paranoia certe volte, vedeva complotti ovunque. Noto che è stato il primo compositore moderno che si è "fatto" una scuola solo per dare seguito alle sue idee, quasi fosse un padreterno con i suoi adepti. E, infine, arrivò la totale caduta di stile delle Tre Satire.... 

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Poca musica ultimamente, questa sera qualche ascolto fugace, tra cui questo:

complice forse l'esecuzione, si ascolta qui un certo spessore emotivo, addirittura doloroso nei tempi lenti, che chissà perchè non mi viene da associare immediatamente a Telemann, nella mia testa una specie di eclettico cazzeggione del tardo-barocco (in senso buono ovviamente). Dovrei esplorare di più la sua musica da camera.

Come pure ho ripreso il cofanetto di King dedicato alla sacra vivaldiana, che non ascoltavo da eoni, e il primo numero era questo Magnificat... evabbè che gli vuoi dire:

agevolo l'edizione Alessandrini dato che King - come tutte le rec Hyperion - non è udibile sul web.

Godetene tutti. 

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6 ore fa, superburp dice:

Celi che dirige Funiculì funiculà :ohno02::ohno02::ohno02:!

A Madiel, Snorlax e Keikobad.

Bella edizione! :o Quando Celi evitava le pippe mentali era perfino un grande (:cat_lol:). A me Italia è sempre piaciuto, ha una magnifica orchestrazione e il discorso è condotto con abilità straussiana. Non c'è un secondo di stanchezza dell'ispirazione. Ci sono le citazioni popolari che vi fanno storcere il naso, ma è giusto così se lo si guarda nella prospettiva storica giusta: all'epoca, come scrissi già una volta, erano distintive dell'italiano nel mondo e i nostri milioni di emigrati, nei quali era vivo il ricordo della Madrepatria e dove speravano prima o poi di ritornare, si riconoscevano in specifiche coordinate musicali. E' musica-identità alla massima potenza!

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7 ore fa, Madiel dice:

Bella edizione! :o Quando Celi evitava le pippe mentali era perfino un grande (:cat_lol:). A me Italia è sempre piaciuto, ha una magnifica orchestrazione e il discorso è condotto con abilità straussiana. Non c'è un secondo di stanchezza dell'ispirazione. Ci sono le citazioni popolari che vi fanno storcere il naso, ma è giusto così se lo si guarda nella prospettiva storica giusta: all'epoca, come scrissi già una volta, erano distintive dell'italiano nel mondo e i nostri milioni di emigrati, nei quali era vivo il ricordo della Madrepatria e dove speravano prima o poi di ritornare, si riconoscevano in specifiche coordinate musicali. E' musica-identità alla massima potenza!

A me non disturbano affatto e sono stato un sostenitore di Funiculì funiculà da prima di conoscere tutti gli usi che ne hanno fatto grandi compositori.

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Ludwig van BEETHOVEN
Quartetto per archi n. 14 in do diesis minore op. 131

Quartetto di Tokyo

Nella mia lenta esplorazione dell'integrale del quartetto di Tokyo (quella dei primi anni 90), è la prima interpretazione che mi pare un po' sfilacciata e non esattamente centrata. Davanti alla imponenza e alla ricchezza quasi michelangiolesca di questo capolavoro, i musicisti sembrano come intimiditi e incerti sulla strada da percorrere. La potenza, l'esuberanza, la unitaria visione d'insieme e la fluidità straordinaria del discorso musicale che caratterizzano tutti i precedenti quartetti qui sono inaridite e l'incedere è spezzettato, un po' asfittico, come turbato da un'ispirazione altalenante. I quattro si riprendono nel Presto (5° movimento), eseguito meravigliosamente con una cura calligrafica come se fosse Ravel o Ligeti, e nell'allegro finale, che però così appaiono corpi estranei rispetto al resto.

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