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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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1 ora fa, Rinaldino dice:

Una domanda per i melomani del forum: l'altra sera stavo ascoltando la Norma spartito alla mano (ho ascoltato quella di Serafin con la Callas e Corelli in studio) e ho notato che a parte i vari tagli c'è un inserto non presente nella partitura subito dopo il coro "Guerra, guerra" che riprende il motivo coi trilli della sinfonia d'apertura. Ho dato un'occhiata anche al manoscritto di Bellini (potenza dell'internet!) e non l'ho trovato neanche lì, per cui mi chiedo da dove sia saltato fuori (anche perché in genere è più lungo del coro stesso :mellow:).

Ora non ho "le carte", ma posso dirti che nell'edizione anni '80 di Bonynge c'è e anche nella nuova edizione critica cui fa riferimento l'incisione di Antonini (piaccia o no la più completa dal punto di vista musicologico). Anzi in quest'ultima mi pare che Norma canti una frase con il coro. Penso dipenda dal fatto che l'autografo non è quasi mai la versione definitiva dell'opera, perchè poi possono essere state fatte modifiche poco prima del debutto, appuntate altrove, o possono essere state tagliate (e quindi espunte dall'autografo) parti successivamente. Dipende da quando si vuole "fotografare" la volontà dell'artista.

1 ora fa, Rinaldino dice:

La registrazione di Serafin comunque mi è sembrata ben fatta, specie per la direzione coinvolta e partecipe del nostro e per la familiarità che il coro e l'orchestra della Scala dimostrano con queste musiche. La Callas me l'aspettavo da un lato molto più dissestata vocalmente e dall'altro molto più illuminante dal punto di vista interpretativo: certo, il più delle volte che si sale sopra il la acuto l'intonazione traballa parecchio, ma in fin dei conti sticazzi (scusate la sintesi). Quanto al resto, non ricordavo che la pronuncia di Corelli fosse così buffa, tra aspirazioni e s impastate alla Duffy Duck (però indubbiamente canta molto bene).

Molto meglio Norma di Puritani, per ciò che riguarda Serafin; il tono solenne e intimista al contempo - e quindi tendenzialmente statico - si confà di più al direttore, anche se nei momenti di accensione Serafin si fà pure valere (ricordo il tono "jazzistico" che assumono gli ottoni proprio nel coro Guerra guerra). La Callas boh, a me sembra sempre enorme in questo ruolo, forse IL ruolo della Callas, anche se preferisco il live alla Scala con Del Monaco. Mentre mi vengono in testa altre grandissime Violette e Lucie, Norme di questa statura non riesco proprio a trovarle. Corelli ha sempre avuto quel difetto, qui più che altro mi pare piuttosto inerte sul piano interpretativo (più del solito diciamo), meglio Del Monaco, meno attrezzato sul piano del canto vocalistico ma molto più intenso e bruciante (diciamo più "farabutto").

1 ora fa, Rinaldino dice:

Un dettaglio buffo che ho notato seguendo con la partitura è che all'occorrenza cambia l'ordine delle parole per avere vocali più comode sugli acuti (tipo la a di "voluttà" al posto della i di "sensi" sul do acuto).

Ma questo lo fanno tutti non solo Corelli, il fatto di invertire le parole (o aggiungerle!) per accomodare certe note su certe vocali. A volte è utile cambiare il testo anche per prendere fiato dove non si dovrebbe.

1 ora fa, Rinaldino dice:

Un altro aspetto che mi ha colpito seguendo la partitura è l'omogeneità della scrittura delle parti femminili principali (Norma e Adalgisa): l'estensione è più o meno la stessa (sib3-do6) e i passaggi di coloratura sono spesso ripresi pari pari o a turni alterni o armonizzati una terza sotto. Anche considerati certi dettagli del libretto sembra quasi che la scrittura suggerisca un'Adalgisa specchio giovane di Norma, cosa che penso potrebbe anche funzionare interpretativamente.

Perchè in origine erano ruoli affidati a due soprani, dalle caratteristiche diverse ma pur sempre soprani. La Pasta era un ex contralto con una grande estensione in alto, almeno per una cantante dal baricentro così grave (questo ai tempi d'oro), soprattutto aveva doti drammatiche non indifferenti che alternava ad una grande capacità "ipnotica" nei passaggi elegiaci, la Grisi (la futura protagonista dei Puritani) era un soprano lirico d'agilità (come oggi lo definiremmo), più corto in basso e più banalmente votata al patetismo. Una curiosità: la Grisi quando entrò in carriera volle provare a cantare Norma nel ruolo da protagonista, si dice che Bellini non fosse d'accordo, penso per ragioni di carattere ma anche vocali (recitativi martellanti, frasi intere scritte in basso "In mia maaan alfin tuuu sei" per esempio). La Grisi debuttò il ruolo che Bellini era morto, e si dice che avesse un grande successo. Probabilmente suonava come la Norma della Sutherland!

La registrazione di Bonynge che citavo utilizza appunto la Sutherland e la Caballè per questi ruoli (quindi due soprani dal carattere molto simile), Antonini usa la Bartoli e la Jo (quindi un contralto dotato in alto, diciamo così, e un soprano d'agilità). La tradizione si era assestata su un soprano drammatico e un mezzosoprano, nell'epoca pre-Callas (ma anche dopo purtroppo) al soprano drammatico non era richiesta neanche sta gran preparazione belcantistica (penso a Gina Cigna, celebre Norma e celebre Turandot!). 

1 ora fa, Rinaldino dice:

Da ultimo, sono rimasto abbastanza sorpreso dall'uso disinvolto di intervalli dissonanti all'interno dell'accompagnamento orchestrale sia preso singolarmente sia in relazione alla linea vocale: mi sembra che lo scopo sia più istintivamente coloristico che non veramente armonico/strutturale, però è una caratteristica che emerge abbastanza di frequente (un buon esempio è l'inizio del secondo atto).

Erano i tentativi di Bellini di rendere la sua armonia più avventurosa, in modo coloristico come dici tu (nel senso che non c'era un vero uso funzionale alla scena di certi arditezze). Ci prese così tanto gusto che poi, nei Puritani, Rossini fu costretto a suggerirgli di "correggere" certe bizzarrie perchè "troppo tedesche". Pensa un po'! :D

 

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4 ore fa, Rinaldino dice:

 Un dettaglio buffo che ho notato seguendo con la partitura è che all'occorrenza cambia l'ordine delle parole per avere vocali più comode sugli acuti (tipo la a di "voluttà" al posto della i di "sensi" sul do acuto).

Ti spiego la faccenda.
Ai grandi cantanti un po' pigri e timorosi, certi acuti vengono meglio con la "a" o la "o". Corelli era timoroso e circospetto senza ragione. E' tutto il contrario per i cantanti incompleti o dilettanti: con un po' di sforzo, a loro gli estremi acuti riescono meglio sulla "e" e sulla "i", e se mai ci incontreremo ti farò sentire come e perché.
Io, per la cronaca, so farli entrambi, e mi sembra un risultato non da poco dopo 24 anni di studio, in cui tra l'altro ho cominciato da baritono (ma i passaggi di registro so farli tutt'e due). Quello con la "a", se non mi è passato l'uzzolo di cantare altre cose prima e ho la voce fresca, mi viene molto bene, ma per farlo bene con la "i" basta cercare di imitare la posizione della "a" pur facendo quest'ultima.

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3 ore fa, Majaniello dice:

Antonini usa la Bartoli e la Jo (quindi un contralto dotato in alto, diciamo così, e un soprano d'agilità).
 

Oltretutto, malgrado la retorica spesa per ogni dove sulla "Norma come Bellini l'ha scritta", fa dei trasporti di tono tipici delle vecchie esecuzioni.

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7 ore fa, Wittelsbach dice:

Oltretutto, malgrado la retorica spesa per ogni dove sulla "Norma come Bellini l'ha scritta", fa dei trasporti di tono tipici delle vecchie esecuzioni.

Colpa della Bartoli immagino, anche se non mi scandalizzano i trasporti, si facevano pure all'epoca. In questo caso molti furono chiesti dalla Pasta stessa e realizzati (o approvati) dall'autore, il più celebre Casta diva in fa invece che in sol, quindi io li considero leciti. Piuttosto la Bartoli mi pare assai inadatta al canto belliniano (men che meno "pastiano"), per ragioni tecniche; quella che non si riesce a fare è una vera filologia vocale, ovviamente perché non esistono più interpreti con certe caratteristiche, anzi nel '900 non sono mai esistiti, Callas a parte, mi pare questo l'aspetto meno aderente alla volontà dell'autore. 

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Un'opera che qui non ho visto mai ascoltata da nessuno!
La confezione è stranissima: i due personaggi sono in rilievo sul tondo che in realtà è un buco! Le scritte e lo sfondo sono nel jewel case del cd, che è dentro la custodia di plastica bucata.

@Majaniello @Madiel

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

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Un'opera che qui non ho visto mai ascoltata da nessuno!
La confezione è stranissima: i due personaggi sono in rilievo sul tondo che in realtà è un buco! Le scritte e lo sfondo sono nel jewel case del cd, che è dentro la custodia di plastica bucata.

@Majaniello @Madiel

Curioso, ne leggevo giusto l'altra notte nel volume di Stravinsky edito da Adelphi. L'autore dice che è noiosa in molte parti, poi stronca una edizione discografica del 1968, che non ho individuato (non cita il direttore e gli esecutori). Dalla descrizione sembra una roba alla Boulez, però ho scoperto che l'edizione di questo direttore sarebbe del 1970. 

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

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Un'opera che qui non ho visto mai ascoltata da nessuno!
La confezione è stranissima: i due personaggi sono in rilievo sul tondo che in realtà è un buco! Le scritte e lo sfondo sono nel jewel case del cd, che è dentro la custodia di plastica bucata.

@Majaniello @Madiel

Vero, ce l'ho, è stranissima e scomodissima questa copertina. Nella mia la Ewing è finita presto decapitata... :cat_lol:

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Pur adorando Debussy, il Pelléas è un'opera con cui faccio tanta, tanta fatica. La noia prevale ed emergono solo pochi momenti, per lo più orchestrali. In confronto, Ariane et Barbe-Bleu di Dukas è un'opera Sturm-und-Drang. Eppure un po' di buona volontà ce l'ho messa ascoltando Karajan (2 diverse edizioni), Casadesus, Inghelbrecht, Boulez... Abbado mi manca, ma al momento non ne sento la necessità :rolleyes:

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

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Un'opera che qui non ho visto mai ascoltata da nessuno!
La confezione è stranissima: i due personaggi sono in rilievo sul tondo che in realtà è un buco! Le scritte e lo sfondo sono nel jewel case del cd, che è dentro la custodia di plastica bucata.

@Majaniello @Madiel

L'ho sentita di recente nell'ambito dei miei compiti a casa operistici, gran bella incisione! In particolare i due protagonisti mi sembrano inquadrati particolarmente bene, cosa direi non facile data la natura del libretto. Avevo ascoltato anche degli estratti del Pelléas di Ansermet, però dovrei risentirlo (così su due piedi me lo ricordo più vivido e "concreto" di questo di Abbado).

Ascolto del tardo pomeriggio in dedica a Hurwitz che mi ci ha fatto pensare :laughingsmiley:

 

18 ore fa, Wittelsbach dice:

Ti spiego la faccenda.
Ai grandi cantanti un po' pigri e timorosi, certi acuti vengono meglio con la "a" o la "o". Corelli era timoroso e circospetto senza ragione. E' tutto il contrario per i cantanti incompleti o dilettanti: con un po' di sforzo, a loro gli estremi acuti riescono meglio sulla "e" e sulla "i", e se mai ci incontreremo ti farò sentire come e perché.
Io, per la cronaca, so farli entrambi, e mi sembra un risultato non da poco dopo 24 anni di studio, in cui tra l'altro ho cominciato da baritono (ma i passaggi di registro so farli tutt'e due). Quello con la "a", se non mi è passato l'uzzolo di cantare altre cose prima e ho la voce fresca, mi viene molto bene, ma per farlo bene con la "i" basta cercare di imitare la posizione della "a" pur facendo quest'ultima.

Ah, vedi! Grazie, molto interessante. :thank_you2:

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

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Un'opera che qui non ho visto mai ascoltata da nessuno!
La confezione è stranissima: i due personaggi sono in rilievo sul tondo che in realtà è un buco! Le scritte e lo sfondo sono nel jewel case del cd, che è dentro la custodia di plastica bucata.

@Majaniello @Madiel

Qui è difficile trovare qualcuno che ascolti Aida, figuriamoci Pelleas :D

Conosco solo quest'edizione e quella di Karajan con la Von Stade (non so se è la prima o la seconda). All'epoca mi piaceva più Karajan, oggi probabilmente lo troverei troppo romantico e post-tristaniano. Abbado me lo ricordo un po' una palla, ma potrei aver cambiato idea, tutto sommato è un repertorio a lui congeniale. Generalmente ascolto pochissimo Debussy, semmai mi dovesse tornare la voglia però penso che opterei più per quest'opera che non per altri pezzi orchestrali, che proprio non mi interessano.

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone
mercoledì 22 settembre ore 20.30

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
direttore, Claus Peter Flor

Johannes Brahms
Sinfonia n. 1 in do minore, op. 68
- Un poco sostenuto – Allegro
- Andante sostenuto
- Un poco allegretto e grazioso
- Finale. Adagio – Più andante – Allegro non troppo, ma con brio – Più allegro

registrato il 26 febbraio 2021 nell'Auditorium di Milano
_

Johannes Brahms
Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 73
- Allegro non troppo
- Adagio non troppo
- Allegretto grazioso (quasi Andantino) - Presto ma non assai
- Allegro con spirito

registrato il 16 aprile 2021 nell'Auditorium di Milano

-

Difficile per un'orchestra, con la sua direzione, rendere e offrire la ricchezza sonora armonica ritmica semantica, la brillantezza nell'ampiezza visuale con la pertinenza e densità, di una sinfonia brahmsiana, l'intelligenza del suo gesto di gusto insieme ancestrale e avanzante nella propria epoca...
 

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13 ore fa, Majaniello dice:

Qui è difficile trovare qualcuno che ascolti Aida, figuriamoci Pelleas :D

Direi che qui dentro, anche nel passato quando c'erano 100 utenti attivi, gli ascolti operistici sono sempre stati pochi. E forse non è un male... :cat_lol: Il Pelleas è una grande opera e Abbado ne fa un capolavoro di nettezza e trasparenza. Abbandonate le stracche pose simboliste (Karajan) e le vetuste analisi psicologiche (Boulez), vi innesta molto più teatro e vita di quanto non si pensi. Wiener in stato di grazia. Cast di cantanti praticamente perfetto.

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3 ore fa, Alundra dice:

Inauguro il weekend in ospedale (domani intervento :girl_hospital:) con:

 

Sibelius, sinfonia n. 4

Segerstam, Helsinki Philharmonic Orchestra

Auguri !

Per combinazione anche io sto ascoltando Sibelius

Karelia Suite op.11

Goteborg SO, Jarvi

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21 minuti fa, Madiel dice:

Auguri !

Per combinazione anche io sto ascoltando Sibelius

Karelia Suite op.11

Goteborg SO, Jarvi

Grazie, ascoltavo la stessa cosa stamattina :huh: proprio Jarvi (ho anche Karajan). Non mi piace nemmeno particolarmente.

https://1drv.ms/u/s!Au5r-q7AUpq3htgsFtzBTmNWaOnUBQ

Ora sento la sua ouverture in mi maggiore che non so perché ma mi ricorda quel telefilm, la casa nella prateria. C'è pure un pezzo di Happy birthday.

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53 minuti fa, Alundra dice:

Grazie, ascoltavo la stessa cosa stamattina :huh: proprio Jarvi (ho anche Karajan). Non mi piace nemmeno particolarmente.

https://1drv.ms/u/s!Au5r-q7AUpq3htgsFtzBTmNWaOnUBQ

Ora sento la sua ouverture in mi maggiore che non so perché ma mi ricorda quel telefilm, la casa nella prateria. C'è pure un pezzo di Happy birthday.

In effetti non è tra i pezzi migliori di Sibelius! A me, però, da bambino piaceva molto :D Jarvi lo ha inciso varie volte, anche con la stessa orchestra, le nostre edizioni sono sicuramente diverse.

-----

Sibelius: La fanciulla nella torre, opera in un atto (1896)

idem come sopra

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On 17/9/2021 at 14:16, Madiel dice:

La Seresta è diversa dal Choro, per cui non ci sono motivi di contatto con quelli scritti da VL: in sostanza quella del cd è un pezzo concertante per pianoforte su ritmi popolari, l'incisività del discorso tra solista e orchestra ricorda molto i coevi concerti per pianoforte (specie i finali "galoppanti" del 3°, 4° e 5°). Assai seducente il movimento lento, simile a una serenata notturna e che potrebbe ricordare A notte alta di Casella.

I Choros di Guarnieri sono totalmente diversi da quelli di VL, di carattere improvvisato e che vagano a casaccio senza una forma precisa. In uno o più movimenti, sono dei veri e propri concertini: i ritmi sono più squadrati, l'insieme è ben strutturato e l'elemento folklorico è come domato. Quelli risalenti alla maturità presentano anche influssi delle avanguardie del periodo, come per esempio costellazioni dodecafoniche e altri artifici che ricordano la serialità weberniana. Un caso evidente è il Choro per flauto e orchestra del 1972, dalle sonorità estremamente raffinate e originali (si nota subito all'inizio del pezzo con l'intervento inatteso del cembalo accompagnato dai timpani). L'elemento popolare, invece, è preponderante nel Choro per violino del 1951, scritto nel periodo cosiddetto nazionalista dell'autore. Il Choro per fagotto del 1991, è una specie di compromesso tra elementi folklorici e altri più modernisti (da segnalare il bellissimo malinconico primo movimento). 

 

On 18/9/2021 at 13:42, Madiel dice:

Guarnieri: Choro per flauto e orchestra da camera (1972)

GUARNIERI, C.: Chôros, Vol. 1 / Seresta (Kopylova, Silvério, Nascimento,  Graton, São Paulo Symphony, Karabtchevsky) - 8.574197

@il viandante del sud ieri ho dimenticato di dire che Seresta ha evidenti assonanze, nel primo movimento, con il motorismo percussivo dei concerti per pianoforte 1-2 di Bartok. Lo stesso si percepisce in certe sonorità siderali ed eteree dei movimenti lenti degli altri Choros della maturità. Sia in Seresta che in questo Choros, Guarnieri si sforza di aggiornare il lessico con tecniche compositive della cosiddetta avanguardia, ma senza mai applicarle alla lettera e mantenendo vivo l'humus folklorico brasiliano. 

 

On 18/9/2021 at 21:02, Snorlax dice:

Heitor Villa-Lobos, Bachianas Brasileiras n. 7, Royal Philharmonic Orchestra, Enrique Batiz

R-7900672-1511908320-9718.jpeg.jpg

Decisamente più colorito Batiz rispetto all'analisi, talvolta un po' burocratica, di Minczuk per BIS. Il direttore messicano esegue questa musica nella maniera che le è più idonea: la lascia cantare senza freni, senza troppe preoccupazioni di perdere tempo nell'inutile dettaglio nascosto, e infatti già a partire dall'iniziale Ponteio l'orchestra londinese sembra esprimere al meglio il singolare colore orchestrale del compositore brasiliano, che qui non sarà complesso e sfaccettato come nei Choros, ma è sempre riconoscibilissimo. Anche Tilson-Thomas ha licenziato una bellissima incisione di questa Bachianas, ma l'esuberanza di Batiz è forse ancor più persuasiva. Mi sa che domani mi riascolterò pure l'americano, in maniera da fare un confronto ravvicinato.

...a @Madiel, @Wittelsbach, @Majaniello, @Ives, @superburp, @il viandante del sud e a chi gradisce...

Obrigado per spiegazioni e dediche brasileire (quel cd di Guarnieri lo includerò in qualche ordine futuro).

Adesso sto ascoltando la Prima Sonata per violino e piano di Marco Enrico Bossi, non so se controdedicare con questa ( :D)

 

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Arnold SCHOENBERG
Kammersymphonie op. 9

Membri dell'Orchestra sinfonica della RIAS di Berlino
Ferenc Fricsay

Bellissima versione della Kammersymphonie registrata da Fricsay alla radio di Berlino nel 1953. Approccio impetuoso e pimpante senza trascurare la ricerca timbrica e la trasparenza del tessuto strumentale. Audio pressoché perfetto.

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4 ore fa, Madiel dice:

Sibelius: La fanciulla nella torre, opera in un atto (1896)

idem come sopra

Piacevole e brevissima opera (35 minuti !), con soli quattro personaggi (dei quali solo uno canta in tutte le scene) e che pare piuttosto un oratorio. Da notare come Sibelius abbia scansato con cura ogni influsso wagneriano, a favore piuttosto di Liszt. Come scrisse lui stesso in alcune lettere, fino al 1892 si considerava totalmente wagneriano, poi però dopo un viaggio a Bayreuth ascoltando dal vivo la Tetralogia cambiò idea. Rimase tramortito dalla complessità del tessuto armonico e, soprattutto, dall'impiego simbolico dei leitmotive. Sibelius stesso ammise di essere incapace di scrivere musica tanto impegnativa. Infatti, il suo primo tentativo operistico contiene scene piuttosto brevi e autosufficienti, impiega una orchestra dalle sonorità quasi cameristiche con netta prevalenza degli archi (questo l'aspetto più singolare per l'epoca, manca qualsiasi trombonata !), fa intervenire il coro con discrezione e opta per una certa immediatezza del linguaggio. Il soggetto, tratto da una ballata, è l'unico debito alla moda wagneriana del tempo (l'amore che vince sulle convenzioni sociali, con una principessa rinchiusa in una torre dal padre autoritario, che viene liberata dal suo spasimante). La prima fu un grande successo di pubblico e critica, ma l'autore per qualche motivo mai chiarito rifiutò in seguito ulteriori allestimenti con le scuse più assurde: una volta la revisione del libretto (considerato in effetti molto schematico nel descrivere la psicologia dei personaggi), un'altra volta sollevò il pretesto della musica ecc. Alla fine, La fanciulla cadde nell'oblio. In realtà, pieno di sensi d'inferiorità verso il teatro wagneriano, Sibelius considerava la sua unica opera lirica un totale fallimento!

@Wittelsbach

--------

Tcherepnin: Concerto per pianoforte e orchestra n.4 "Fantaisie"

Owaga/Shui

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L'ascolto principale di oggi è stato Die Frau ohne Schatten nella celebre incisione di Sawallisch. Ne ho sempre sentito parlare molto bene anche qui in forum e indubbiamente si tratta di un'opera maiuscola dal punto di vista musicale, però il libretto mi è parso veramente agghiacciante, non tanto dal punto di vista letterario (anzi, ho avuto modo di apprezzare una volta di più il talento di Hoffmanstahl per l'espressione efficace e la suggestione), quanto per il messaggio di fondo che oggi secondo me risulta proprio reazionario (e maschilista) in modo abbastanza sgradevole :mellow:
Invece gli elementi fantastici (il falco che parla, l'acqua della vita) mi sono piaciuti molto. Conto di provare a breve anche l'incisione di Solti, magari seguendo con la partitura al posto del libretto (così prendo due piccioni con una fava :D).

Altri ascolti significativi della giornata sono stati la Nona di Schubert diretta da Blomstedt a San Francisco (bella, un'intepretazione che nelle proporzioni guarda decisamente a Bruckner - anche perché Blomstedt fa tutti i ritornelli, compresi quelli discutibili nello scherzo* - ma senza zavorre o sbavature: il risultato è una lettura nitida, ben scandita e briosa, anche grazie alla qualità della compagine orchestrale) e il concerto per pianoforte di Busoni suonato da Ohlsson con Dohnanyi sul podio (forse si potrebbe chiedere un po' più di coinvolgimento nel terzo movimento, però nel complesso è una lettura incredibilmente dettagliata e Ohlsson supera con entusiasmo gli innumerevoli scogli offertigli dalla parte del solista).

Ho ascoltato con una certa soddisfazione anche il primo di Chopin (Mustonen/Blomstedt), cosa per me abbastanza insolita visto che l'ho sempre trovato un discreto mattone. Miracolo! :cat_lol:

*Su quelli secondo me ha ragione Hurwitz, lo ammetto -_-

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1 ora fa, Rinaldino dice:

L'ascolto principale di oggi è stato Die Frau ohne Schatten nella celebre incisione di Sawallisch. Ne ho sempre sentito parlare molto bene anche qui in forum e indubbiamente si tratta di un'opera maiuscola dal punto di vista musicale, però il libretto mi è parso veramente agghiacciante, non tanto dal punto di vista letterario (anzi, ho avuto modo di apprezzare una volta di più il talento di Hoffmanstahl per l'espressione efficace e la suggestione), quanto per il messaggio di fondo che oggi secondo me risulta proprio reazionario (e maschilista) in modo abbastanza sgradevole :mellow:
Invece gli elementi fantastici (il falco che parla, l'acqua della vita) mi sono piaciuti molto. Conto di provare a breve anche l'incisione di Solti, magari seguendo con la partitura al posto del libretto (così prendo due piccioni con una fava :D).

Altri ascolti significativi della giornata sono stati la Nona di Schubert diretta da Blomstedt a San Francisco (bella, un'intepretazione che nelle proporzioni guarda decisamente a Bruckner - anche perché Blomstedt fa tutti i ritornelli, compresi quelli discutibili nello scherzo* - ma senza zavorre o sbavature: il risultato è una lettura nitida, ben scandita e briosa, anche grazie alla qualità della compagine orchestrale) e il concerto per pianoforte di Busoni suonato da Ohlsson con Dohnanyi sul podio (forse si potrebbe chiedere un po' più di coinvolgimento nel terzo movimento, però nel complesso è una lettura incredibilmente dettagliata e Ohlsson supera con entusiasmo gli innumerevoli scogli offertigli dalla parte del solista).

Ho ascoltato con una certa soddisfazione anche il primo di Chopin (Mustonen/Blomstedt), cosa per me abbastanza insolita visto che l'ho sempre trovato un discreto mattone. Miracolo! :cat_lol:

*Su quelli secondo me ha ragione Hurwitz, lo ammetto -_-

Alla faccia :cat_trance: questi sarebbero i miei ascolti in un mese...

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