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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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Ho appena finito di ascoltare, partitura alla mano, il ciclo di lieder di Schönberg Das Buch der hängenden Gärten. Non l'avevo mai sentito neanche nominare e invece mi pare che si tratti di un'opera importante, non si finisce mai di imparare! :o

Ho provato a fare un ascolto comparato del primo e del terzo lieder confrontando un po' di incisioni:

  • Julie Kaufman/Irwin Gage
  • Helen Vanni/Glenn Gould
  • Brigitte Fassbaender/Aribert Reimann
  • Phyllis Bryn-Julson/Ursula Oppens
  • Eva Resch/Eric Schneider

Alla fine l'edizione che nel complesso mi ha convinto di più è la prima (Kaufman/Gage) e quindi è quella che ho ascoltato per intero: il pianista - peraltro mai sentito, ma a giudicare dalla sua discografia direi che è un esperto del genere liederistico -  si sforza di seguire le innumerevoli indicazioni di Schönberg meglio che può, sbrogliando piuttosto bene i passaggi più densi ma allo stesso tempo senza sacrificare gli slanci espressivi anche estremi che la partitura offre (vedi ad esempio la terza lirica). La cantante mi sembra relativamente a suo agio anche quando la scrittura vocale si fa impervia (cioè spesso :ninja:).

Al netto delle preferenze personali comunque sono tutte incisioni con notevoli motivi di interesse: Gould perché... beh, è Gould :laughingsmiley:, la Fassbaender direi che è quella più a suo agio col materiale dal punto di vista vocale (ma alcune scelte del pianista non mi convincono tantissimo), la coppia Resch/Schneider scegliendo tempi più spediti sacrifica un po' di nitore analitico ma dà al tutto un taglio quasi cabarettistico (in senso buono) che secondo me è funzionale alla musica (peccato per certi suoni brutti della cantante quando deve salire verso l'acuto), mentre Bryn-Julson/Oppens al contrario punta sul versante analitico.

Una cosa che comunque si sente in modo abbastanza evidente è la fatica degli esecutori di fronte alla mole di indicazioni (specialmente di articolazione ma anche dinamiche) presenti nella partitura, col risultato che ognuno alla fine risolve in modo leggermente diverso. Anche dal punto di vista ritmico ci sono delle differenze evidenti (vedi ad esempio l'incipit), e ci sono persino delle indicazioni "suggestive", cioè ineseguibili sul pianoforte nella pratica ma che presumo siano usate per suggerire una sorta di ideale musicale. Ovviamente nel repertorio del XX secolo questo è solo un esempio fra tanti, però un po' mi sorge il dubbio se questo atteggiamento così rigidamente prescrittivo sia alla fine veramente necessario o no (per fare un altro esempio, nella partitura del Concerto en forme de pas de trois ci sono dei metronomi segnati con i decimali :ninja:).

Adesso comunque lo riascolto tutto, poi sempre a proposito di cicli di lieder pensavo di provare lo Hollywood Liederbuch di Eisler.

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7 minuti fa, Rinaldino dice:

l'edizione che nel complesso mi ha convinto di più è la prima (Kaufman/Gage) e quindi è quella che ho ascoltato per intero: il pianista - peraltro mai sentito, ma a giudicare dalla sua discografia direi che è un esperto del genere liederistico -  si sforza di seguire le innumerevoli indicazioni di Schönberg meglio che può, sbrogliando piuttosto bene i passaggi più densi ma allo stesso tempo senza sacrificare gli slanci espressivi anche estremi che la partitura offre

Guarda con chi ha collaborato... https://en.wikipedia.org/wiki/Irwin_Gage

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In questi giorni è uscito il nuovo album di Igor Levit, a mio parere uno dei migliori pianisti della nuova generazione. A questo giro ci propone i 24 Preludi e fuga di Shostakovich e la Passacaglia di tale Roland Stevenson, compositore che io non ho mai sentito nominare prima ma che a quanto pare Levit promuove con un certo impegno. La domanda è: che roba è? :D 

500x500-levit-on-dsch.jpg

Nel mentre sto ascoltando lo Hollywood Liederbuch di Eisler (Goerne/Schneider). Mi sembra decisamente più accessibile del ciclo di Schönberg!

 

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11 ore fa, Rinaldino dice:

In questi giorni è uscito il nuovo album di Igor Levit, a mio parere uno dei migliori pianisti della nuova generazione. A questo giro ci propone i 24 Preludi e fuga di Shostakovich e la Passacaglia di tale Roland Stevenson, compositore che io non ho mai sentito nominare prima ma che a quanto pare Levit promuove con un certo impegno. La domanda è: che roba è? :D 

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Nel mentre sto ascoltando lo Hollywood Liederbuch di Eisler (Goerne/Schneider). Mi sembra decisamente più accessibile del ciclo di Schönberg!

 

RONALD Stevenson (1928-2015), compositore scozzese di tendenza accademica, rimasto noto alle cronache proprio per la Passacaglia su DSCH per pianoforte (1962). Un gran mattonazzo, dura circa un'ora. Il fatto che di costui non resti quasi niente al di fuori della Passacaglia, neppure presso le etichette inglesi in genere solerti a incidere anche le porcherie più immonde del loro paese, è abbastanza singolare. Dimenticato e pure a ragione! Anni fa se n'era accennato in forum, mi pare @Wittelsbach (?), io per l'occasione avevo sentito la Passacaglia rimanendoci secco :closedeyes:

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6 ore fa, Madiel dice:

RONALD Stevenson (1928-2015), compositore scozzese di tendenza accademica, rimasto noto alle cronache proprio per la Passacaglia su DSCH per pianoforte (1962). Un gran mattonazzo, dura circa un'ora. Il fatto che di costui non resti quasi niente al di fuori della Passacaglia, neppure presso le etichette inglesi in genere solerti a incidere anche le porcherie più immonde del loro paese, è abbastanza singolare. Dimenticato e pure a ragione! Anni fa se n'era accennato in forum, mi pare @Wittelsbach (?), io per l'occasione avevo sentito la Passacaglia rimanendoci secco :closedeyes:

Avevo recensito i due concerti per pianoforte con parole non troppo lusinghiere... Dovrei cercare se nei meandri di qualche vetusto thread siano rimaste tracce.

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16 minuti fa, superburp dice:

Caspita, è una grandissima opera! Io ho il dvd di Gergiev al Marinskij, quella è una bella esecuzione, non so questa.

Sentiamo la De La Parra nel Boeuf.

Manca un po' quel guizzo di vitalità che ci sta bene. Inoltre mi sembra che Bernstein dia più coerenza al pezzo dall'inizio alla fine, qui mi sembra più episodica.

Cambio totalmente e dedico a Snorlax ed anche a Rinaldino (lo ricordo giuliniano, magari sbaglio).

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Avevo recensito i due concerti per pianoforte con parole non troppo lusinghiere... Dovrei cercare se nei meandri di qualche vetusto thread siano rimaste tracce.

Poco lusinghiere ? Diciamo una totale stroncatura! :cat_lol:

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On 13/9/2021 at 16:42, Madiel dice:

Concordo, osservazione molto acuta, viandante! Nonostante pretenda di abbandonare la sfera sensibile, qualcosa della sua formazione e mentalità razionale occidentale resta sempre. In diversi pezzi c'è una vera e propria narrazione astratta, aspetto che in un certo senso stride con le premesse spirituali della sua musica. Come nel caso di Pfath, di cui Scelsi dà perfino una descrizione: le tenebre, uno squarcio luminoso nei cieli che annunzia un evento, e infine l'evento stesso che si compie, l'epifania divina. Tutto reso con una immediatezza disarmante

Il finale con l'ottavino, l'arpa e i campanelli di vetro che si bloccano in sonorità fisse e metalliche trascendendo lo spazio-tempo, è unico nel suo genere. Lo spettatore si trova letteralmente immerso nel suono, nell'"evento", e in un certo senso partecipa all'estasi senza alcuna barriera intellettiva.

Si, ne ho avuto impressione proprio ascoltando quel pezzo per chitarra postato in precedenza, che aveva delle sonorità quasi "western" in certi punti. Questo pezzo, Pfhat, di una bellezza ultraterrena, una trascendenza "extra-terrestre".

Oggi il calendario dice che è il compleanno di Luigi Cherubini ed in suo onore ascolto:

Medea

Callas, Vickers, Cossotto, ecc..

a chi gradisce

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1 ora fa, superburp dice:

Cambio totalmente e dedico a Snorlax ed anche a Rinaldino (lo ricordo giuliniano, magari sbaglio).

Oh sì! Tra l'altro a proposito di quarte dirette da Giulini a Chicago ho scoperto solo poco tempo fa che c'è una sua magnifica incisione della quarta di Brahms con quell'orchestra (me l'ero persa fra l'incisione precedente con la Philharmonia e quella successiva coi Wiener). Probabilmente la conoscerai già, ma è un gran bel sentire!

Ora sto ascoltando la famigerata Passacaglia di Stevenson, però non la dedico a nessuno :ninja:

 

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

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L'ho appena finita. Giuro che produrrò una recensione, ma è difficile da recensire quest'opera.

!!! :mellow: Spero sia andata meglio che con il tuo amato Britten :cat_lol:

3 ore fa, Vigione dice:

Messa in c minore di Mozart. Ho trovato il cd in un mercatino a 3 euro, grande scoperta

Vabbeh, ma quale edizione ? Quella del video ?

9 minuti fa, Virgin666 dice:

In dedica al dolcissimo Madiel:

 

Questo è un colpo basso! :D E allora ricambio con il mitico...

:cat_goofy:

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone 
mercoledì 15 settembre ore 21.30
in diretta dalla Sala A di via Asiago, Roma 
una produzione Rai Radio in collaborazione 
con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia 

Quartetto Werther
Misia Iannoni Sebastianini, violino
Martina Santarone, viola
Vladimir Bogdanović, violoncello
Antonino Fiumara, pianoforte

Gustav Mahler 
Quartetto in la minore per pianoforte e archi “Quartettsatz”
- Nicht zu schnell
- Scherzo (frammento)

Richard Strauss 
Quartetto in do minore per pianoforte e archi op.13
- Allegro 
- Scherzo. Presto 
- Andante 
- Vivace 

-

Il piano-quartetto è una difficile preziosità, un mondo a parte, partecipa dell'intrigo cameristico in modo inusitato, fatica persino ad avere riferimenti, talora concertante ma tanto più spesso uno strano convegno di fantasmi in correlazione nel momento, ogni Compositore stesso ne esce quel tanto sconcertato dell'esito all'ascolto...

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