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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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42 minuti fa, giobar dice:

Non sei contento che duri soltanto un minuto? Il pezzo simile che parte subito dopo dura un quarto d'ora :cat_shocked:

Più che altro mi sembrano quattro arpeggi improvvisati e... eseguiti pure in maniera approssimativa! Sembra un tizio che non sa suonare e si esercita con scarsi risultati 🤣 Povero Wuorinen, non si meritava certo questa presa per il cxxx.

Mi ascolto il suo omaggio a Stravinsky:

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1 ora fa, Majaniello dice:

No vi prego ditemi che è uno scherzo:

 

Che porcheria! A 85 e rotti anni ancora non sa mettere due note due sul pentagramma :closedeyes:

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Coates: Sinfonia n.10 "Drones of Druids on Celtic Ruins" (1989)

CalArts Orchestra diretta da Susan Allen

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1 ora fa, Majaniello dice:

Più che altro mi sembrano quattro arpeggi improvvisati e... eseguiti pure in maniera approssimativa! Sembra un tizio che non sa suonare e si esercita con scarsi risultati 🤣 

 

Effettivamente, pareva uno che si esercita su Hanon o Rossomandi, quando si hanno ancora le dita "molli" :D

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2 ore fa, Madiel dice:

Che porcheria! A 85 e rotti anni ancora non sa mettere due note due sul pentagramma :closedeyes:

Chissà perché ho capito che si stava parlando di Glass?...

Domenico Sarro (1679 - 1744), Concerto per flauto dolce in Re minore.

A quanti debba controdediche.

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54 minuti fa, Pollini dice:

Chissà perché ho capito che si stava parlando di Glass?...

:cat_lol: Ma poi l'aspetto ancor più ridicolo è che non ha fatto un omaggio dodecafonico, pur essendo Wuorinen l'ultimo serialista americano rimasto (anzi, l'ultimo compositore americano geniale). Proprio non ci riesce a scrivere qualcosa di decente, ma ormai è tardi considerata l'età avanzata :closedeyes:

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Il tubo mi consigliava insistentemente i video con le sinfonie di Stravinsky dirette da Bernstein, così mi sono fiondato all'ascolto per curiosità...

Che schifezza ! Un Lenny vecchio, imbolsito, deconcentrato e appannato, con una Filarmonica Israeliana priva di qualsiasi slancio vitale e una incisione piattissima. Tra le più brutte edizioni che conosco, anzi, forse proprio le peggiori con un direttore così prestigioso.

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In questi giorni sto ascoltando Massenet (nell'ordine Thaïs, Thérèse, Esclarmonde, Don Quichotte e nuovamente Thérèse). Ho scoperto che mi piace proprio, non pensavo :o

Un grazie particolare a @Wittelsbach per la meritoria recensione della Massenet edition targata Decca.

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Cambiando completamente genere:

In controdedica tardiva a @glenngould per la sonata della Coates, se gradisce.

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1 ora fa, Rinaldino dice:

In questi giorni sto ascoltando Massenet (nell'ordine Thaïs, Thérèse, Esclarmonde, Don Quichotte e nuovamente Thérèse). Ho scoperto che mi piace proprio, non pensavo :o

Un grazie particolare a @Wittelsbach per la meritoria recensione della Massenet edition targata Decca.

 

Mi fa più che altro piacere che sei tornato e che ti sia letto alcune mie "fatiche letterarie" partorite durante la tua assenza! Massenet è veramente il Puccini francese, sia pure nato prima e non così moderno.

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3 ore fa, Rinaldino dice:

In questi giorni sto ascoltando Massenet (nell'ordine Thaïs, Thérèse, Esclarmonde, Don Quichotte e nuovamente Thérèse). Ho scoperto che mi piace proprio, non pensavo :o

Strana questa sottovalutazione generale di Massenet, un musicista capace e spesso ispirato, benchè in fondo accademico e a tratti "polveroso", almeno ad un orecchio di oggi. Forse il suo essere piantato ostinatamente nell'800 può averlo penalizzato (Faurè, suo coetaneo, era certo più moderno), ma con tutte le bidonate del XIX secolo che ci sorbiamo, mi stupisce in ogni caso che sia così poco frequentato (anche Wittel lo conosceva poco prima di quelle recensioni). 

Suggerisco a tal proposito anche le deliziose commedie, io conosco le registrazioni con la Von Stade ❤️ 

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Musica borghese, ma ben fatta. Piuttosto, ieri ascoltavo un'ouverture di Suppè (tra l'altro diretta magnificamente da Solti) e mi è venuto in testa che io invece ho sempre snobbato il genere dell'operetta. Anche di Offenbach conosco solo i Racconti. 

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Tcherepnin: Sinfonia n.1 (1922)

Singapore Philharmonic, Lan Shui

Nuovo ascolto. Quando venne eseguita per la prima volta con Pierné sul podio a Parigi, il pubblico reagì malissimo. Il movimento iniziale con il suo secondo tema in ostinato che serpeggia per tutta l'orchestra aveva suscitato perplessità, ma il secondo movimento per sole percussioni fece scoppiare la sala con fischi e urla! Intervenne pure la polizia, mentre i resoconti della stampa furono per lo più ostili (bolscevismo musicale, si scrisse, oppure imitazione maldestra del Sacre: errore in entrambi i casi!).

Un pezzo audace e dalle sonorità insolite. La parte per sole percussioni pare sia il primo esempio del genere nella letteratura sinfonica, anticipando di parecchi anni sia Varèse (Ionisation) che Shostakovich (Il Naso). Anche strano il movimento lento con le sue sonorità estraniate, costituito in parte da una successione di duetti per tromba-corno, clarinetto-timpano, violino-contrabbasso, con momenti quasi espressionisti (l'introduzione, la sovrapposizione dei vari duetti, certe parti della conclusione affidate ai soli ottoni). Il finale è costituito da un rondò ostinato, che in alcuni momenti pare anticipare la polifonia costruttivista di Hindemith degli anni venti - a dire il vero, il freddo contrappuntismo è evidente anche nel primo movimento, che forse fece da modello ai movimenti veloci del Concerto Grosso di Markevitch. Originale nella forma e audace nel contenuto, un Tcherepnin raramente così incisivo. 

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6 ore fa, Majaniello dice:

Strana questa sottovalutazione generale di Massenet, un musicista capace e spesso ispirato, benchè in fondo accademico e a tratti "polveroso", almeno ad un orecchio di oggi. Forse il suo essere piantato ostinatamente nell'800 può averlo penalizzato (Faurè, suo coetaneo, era certo più moderno), ma con tutte le bidonate del XIX secolo che ci sorbiamo, mi stupisce in ogni caso che sia così poco frequentato (anche Wittel lo conosceva poco prima di quelle recensioni). 

Ti dirò, francamente me l'aspettavo melenso e un po' barboso, invece fin qui mi sono proprio divertito. Dal punto di vista teatrale in genere mi sembra molto efficace (vedi ad esempio Thaïs, che in mano a un altro sarebbe potuto diventare un mattonazzo moralista) e ricco di spunti musicali funzionali all'azione (penso all'espediente del minuetto in Thérèse). È pure sorprendentemente vario, forse più di tutti gli altri operisti che mi vengono in mente così su due piedi (atti singoli, grand opera, commedie, tragedie, ce n'è per tutti!). Pure le cose più stravaganti tipo Esclarmonde scorrono bene perché non si prendono troppo sul serio, però allo stesso tempo il Quichotte è persino toccante senza scadere eccessivamente nel patetico. C'è da dire che in effetti proprio il Quichotte per essere coetanea dell'uccello di fuoco è musicalmente fuori tempo massimo, però avercene! Anzi, direi che fra quelle che ho ascoltato fin qui è probabilmente la mia preferita (ed è pure stringatissima! Cinque atti in poco meno di due ore).

Il paragone con Fauré (e con Pénélope nello specifico) è venuto in mente anche a me a causa dei miei recenti ascolti, però direi che se dal punto di vista musicale Fauré è stato sicuramente un musicista più completo e meticoloso, quanto a senso del teatro invece Massenet vince praticamente a tavolino (merito anche dei libretti direi, in genere di buona fattura).

6 ore fa, Majaniello dice:

Suggerisco a tal proposito anche le deliziose commedie, io conosco le registrazioni con la Von Stade ❤️ 

Sì, le avevate citate anche a suo tempo e ce le ho in lista! ^_^

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Oggi il tubo mi ha proposto questa curiosità giovanile di Ruth Crawford Seeger

Quando si dice il talento! :o

Cambiando completamente genere:

Non mi risulta che questa bella esecuzione (Pichon/Pygmalion Ensemble) del Requiem di M. Haydn sia disponibile in disco, peccato!

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Ho una curiosità da sottoporvi :o

All'inizio del saggio che sto leggendo su Skalkottas c'è una citazione di Schönberg in cui elenca i suoi migliori allievi: Anton Webern, Alban Berg, Hans Eisler, Karl Rankl, Winfried Zillig, Roberto Gerhard, Nikos Skalkottas, Norbert von Hannenheim, Gerald Strang, Adolf  Weiss.

A parte i soliti Webern e Berg e gli apprezzati (almeno in forum) Gerhard e Skalkottas fra questi conosco solo Eisler (e praticamente solo di nome). Gli altri chi sono? 

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8 minuti fa, Rinaldino dice:

Ho una curiosità da sottoporvi :o

All'inizio del saggio che sto leggendo su Skalkottas c'è una citazione di Schönberg in cui elenca i suoi migliori allievi: Anton Webern, Alban Berg, Hans Eisler, Karl Rankl, Winfried Zillig, Roberto Gerhard, Nikos Skalkottas, Norbert von Hannenheim, Gerald Strang, Adolf  Weiss.

A parte i soliti Webern e Berg e gli apprezzati (almeno in forum) Gerhard e Skalkottas fra questi conosco solo Eisler (e praticamente solo di nome). Gli altri chi sono? 

Zillig lo conosco come direttore (dirige non ricordo quale opera in un cofanetto con opere minori tedesche dell'800).

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1 ora fa, Rinaldino dice:

Ho una curiosità da sottoporvi :o

All'inizio del saggio che sto leggendo su Skalkottas c'è una citazione di Schönberg in cui elenca i suoi migliori allievi: Anton Webern, Alban Berg, Hans Eisler, Karl Rankl, Winfried Zillig, Roberto Gerhard, Nikos Skalkottas, Norbert von Hannenheim, Gerald Strang, Adolf  Weiss.

A parte i soliti Webern e Berg e gli apprezzati (almeno in forum) Gerhard e Skalkottas fra questi conosco solo Eisler (e praticamente solo di nome). Gli altri chi sono? 

Sono signori di nessuna particolare importanza, almeno come compositori. Zillig e Rankl furono due direttori abbastanza noti; Strang si dedicò alla musica elettronica negli anni sessanta, ma non lo conosco; von Hannenheim morì in un manicomio, ma credo non ci sia rimasto quasi nulla della sua produzione musicale.

Invece, di Weiss abbiamo un video su Wellesz, interessante ma poi neanche tanto originale

 

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1 ora fa, Rinaldino dice:

Ho una curiosità da sottoporvi :o

All'inizio del saggio che sto leggendo su Skalkottas c'è una citazione di Schönberg in cui elenca i suoi migliori allievi: Anton Webern, Alban Berg, Hans Eisler, Karl Rankl, Winfried Zillig, Roberto Gerhard, Nikos Skalkottas, Norbert von Hannenheim, Gerald Strang, Adolf  Weiss.

A parte i soliti Webern e Berg e gli apprezzati (almeno in forum) Gerhard e Skalkottas fra questi conosco solo Eisler (e praticamente solo di nome). Gli altri chi sono? 

Si era già parlato di questo passo di Schoenberg nel marzo scorso a partire da un'analoga domanda di @Yeats. Nei giorni seguenti c'erano state varie risposte che puoi recuperare a partire da quella domanda. A parte i nomi più noti, posso aggiungere che Zillig svolse, soprattutto nel panorama nordeuropeo, un ruolo analogo a quello svolto da altri direttori impegnati nel proporre la nuova musica, come Scherchen e Rosbaud

 

On 24/3/2021 at 20:08, Yeats dice:

ho presente il passaggio cui ti riferisci. assieme a skalkottas , come suoi migliori studenti citava questi nomi , che mi segnai a suo tempo: hanns eisler, karl rankl, rudolf kolisch, eduard steuermann, norbert von hannenheim, peter schacht e winfried zillig. nomi che devo ancora approfondire tutti, ma da quel poco che ho sentito dubito ve ne sia uno paragonabile al greco. 

 

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15 minuti fa, Madiel dice:

von Hannenheim morì in un manicomio, ma credo non ci sia rimasto quasi nulla della sua produzione musicale.

Già, è stato praticamente cancellato dalla storia a seguito dell'avvento del nazismo prima e della guerra poi. Peccato perché a quanto leggo nel libro all'epoca era molto quotato, vinse pure un premio/borsa di studio a cui era candidato anche Skalkottas. Se non capisco male nel tempo comunque qualcosa di suo è saltato fuori (principalmente roba per pianoforte e ho visto anche un disco di musica per viola), potrebbe meritare un ascolto! 

Comunque grazie per il riassunto! :ok:

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18 ore fa, Rinaldino dice:

llo stesso tempo il Quichotte è persino toccante senza scadere eccessivamente nel patetico. C'è da dire che in effetti proprio il Quichotte per essere coetanea dell'uccello di fuoco è musicalmente fuori tempo massimo, però avercene! Anzi, direi che fra quelle che ho ascoltato fin qui è probabilmente la mia preferita (ed è pure stringatissima! Cinque atti in poco meno di due ore).

Concordo in pieno, Ti dirò, anzi, che nella mia pur lunga esperienza di spettatore di spettacoli dal vivo, il Don Quichotte è l'opera che in assoluto mi ha commosso di più, complici anche una regia magnifica e un'esecuzione musicale ineccepibile e partecipe.

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