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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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6 ore fa, Rinaldino dice:

Primo atto di Lulu da qui:

 

Secondo e terzo! Nel saggio sul concerto per violino Pople illustra alcune particolarità strutturali dell'opera, insistendo per esempio sulla simmetria dell'impianto e sulla costruzione del materiale "tematico" seriale. Uno potrebbe aspettarsi che il risultato di un modus operandi così cervellotico alla fine suoni freddo e distaccato, e invece è un'opera di grande immediatezza espressiva e drammatica che funziona benissimo anche senza coglierne i vari dettagli costruttivi (che a questo punto spero di aver modo di approfondire). Questa incisione ad ogni modo mi sembra maiuscola, con un cast direi quasi perfetto. È un peccato che sia fuori stampa.

Ora qualcosa di meno impegnativo:

Beethoven: Sonata per violoncello e piano n. 3 op. 69 (Alstaedt/Lonquich). I ribattuti dello scherzo sul fortepiano suonano assolutamente inediti, sembra quasi un altro pezzo!

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Buongiorno a tutti. Ieri sera ho avuto l'infausta idea di andare a passeggiare in un enorme parco cittadino della città di Torino (la Pellerina, per chi conosce il posto) completamente da solo, al buio più totale, con nelle orecchie le sinfonie 1 e 2 di Arnold (Bournemouth Symphony e Royal Phil dirette dall'autore). Un'esperienza che non auguro a nessuno :rofl:

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Avvicinandomi un po' alla letteratura musicologica su Berg ho notato che ci sono diversi studi importanti di Perle, che conoscevo (solo di nome) come compositore. Ieri notte ho ascoltato il Concertino per piano, timpani e fiati: ho trovato quasi divertente il modo in cui il piano dialoga con gli strumenti a fiato. Oggi quindi faccio il bis -_-

Ieri notte ho ascoltato anche due atti dell'Alceste di Gluck (quella di Gardiner in francese con la Von Otter) e stamani ho finito con il terzo atto. Proseguo con l'Ifigenia in Tauride (Minkowski) :wub:

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On 22/8/2021 at 20:47, Rinaldino dice:

Poi ho fatto un tuffo nel passato con il Vespro della beata vergine diretto da Maletto. Ne avevo letto bene qui in forum e devo dire che mi ha impressionato in positivo. Il taglio è più ieratico che teatrale, particolarmente adatto a certe pagine più dense dal punto di vista contrappuntistico (tipo il salmo Nisi dominus o certe parti del meraviglioso Laetatus sum). L'accompagnamento strumentale è piacevolmente ricco. Ho trovato un po' eccessivi certi melismi in alcuni passaggi (per esempio nel mottetto Audi coelum), ma nel complesso è un ascolto che mi ha dato molte soddisfazioni.

 

In quel disco ha cantato una mia amica, incurabile Monteverdiana!

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4 ore fa, hurdy-gurdy dice:

In quel disco ha cantato una mia amica, incurabile Monteverdiana!

Fico! :o

Oggi comunque mi sono dedicato un po' al settimino di Stravinsky (suonato da Ashkenazy e altri solisti).

Ascoltando un pezzo così uno si rende subito conto di essere di fronte a un maestro: la facilità con cui Stravinsky dispone del materiale musicale in tutte le sue declinazioni è veramente impressionante.

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Ieri sera ho finito di colmare le mie lacune a proposito delle prime sinfonie di Tchaikovsky.

La prima mi piace molto. Come ci si potrebbe aspettare è un lavoro dalla genesi sofferta, però Tchaikovsky resiste alla tentazione di fare l'opera importante a tutti i costi (pur con qualche concessione qua e là) e il risultato finale è personale (nel secondo movimento c'è già molto di quello che verrà dopo, per esempio) ma anche equilibrato dal punto di vista formale. Certi impasti timbrici (tipo il tremolo dei flauti che accompagna il tema del primo movimento) sono particolarmente affascinanti e originali. Come interpretazioni ho ascoltato Tilson-Thomas con la BSO (un'esecuzione perfetta, ma forse pure troppo risolta per un'opera un po' tribolata come questa) e Markevitch con la LSO (stupenda!).

La seconda esiste in due versioni. La prima versione è quella originale ed è più lunga di circa cinque minuti. La seconda (che è quella più comunemente suonata) ha dei tagli nel primo e nell'ultimo movimento. Nel complesso mi sembra un lavoro meno riuscito rispetto alla prima sinfonia, però è sicuramente accattivante e di facile presa. Il primo movimento è forse un po' troppo ricco di materiale musicale (e da questo punto di vista i tagli della versione rivista certamente non aiutano). Il secondo e il terzo mi sembrano venuti decisamente meglio (il secondo qui è una marcia, al posto del consueto tempo lirico). L'ultimo movimento nella prima versione ha una sezione in più in cui il tema principale viene elaborato ancora (se non sbaglio si tratta di una canzone popolare ucraina): a un certo punto c'è un passaggio in cui agli archi viene chiesto di suonare usando solo arcate in giù, un effetto timbrico tipo staccato/marcato direi piuttosto originale. Qui ho ascoltato il solito Markevitch per la seconda versione e Simon per la versione originale (che credo sia anche l'unica di questa versione).

La terza in realtà mi era già abbastanza familiare grazie a Balanchine (:wub:). Sarò sincero, mi è sembrata di gran lunga la più brutta delle tre (e piuttosto bruttina anche in assoluto). Quanto alle interpretazioni, come al solito ho iniziato con Markevitch; visto che non mi convinceva sono passato a Karajan coi Berliner. Alla fine ho optato per Maazel coi Wiener, che salva il salvabile a botte di tempi rapidi e nitore orchestrale assoluto. A differenza delle altre sinfonie di Tchaikovsky questa è in cinque movimenti, anche abbastanza eterogenei fra loro, col risultato che alla fine suona quasi più come una suite orchestrale che una sinfonia. Il vero problema però è la qualità della scrittura: il primo movimento gira a vuoto per gran parte della sua estensione e quel che è peggio è costruito su materiale tematico piuttosto piatto (combinazione mortale!). Il secondo movimento è un valzer. È senz'altro più riuscito del primo movimento e nei momenti più felici ricorda alcune pagine dei balletti. In quelli meno felici invece (tipo l'ingresso del fagotto che si unisce al flauto e al clarinetto a mo' di trio di legni) la scrittura è goffa e poco trasparente. Il terzo movimento è segnato Andante elegiaco ed è il tipo di cose con cui sulla carta Tchaikovsky va a nozze. In effetti, anche qui ci sono diversi momenti lirici particolarmente riusciti (il secondo tema!), però non tutto il materiale è uniformemente valido. Il quarto movimento per me è l'unica cosa veramente riuscita di tutta la sinfonia: orchestrato benissimo, cangiante ma strutturalmente coeso. L'ultimo movimento parte trascinante e vorticoso sull'onda di un tema di polacca, ma in realtà ci finisce dentro un po' di tutto, compreso un fugato degli archi e un corale a tutta orchestra. Nel complesso, mi è sembrato un lavoro esteriore e superficiale, forse anche per concessione a un certo gusto ufficiale del tempo (a quanto leggo su wiki pare che il tempo di polacca in sé nella musica russa dell'epoca fosse associato alla dinastia imperiale, cosa che permette di interpretare l'opera in chiave politico-celebrativa.

Dopodiché, ieri notte ho esplorato un po' di musica sacra di Scarlatti padre e figlio. A quanto ho capito esistono diversi Dixit dominus di Scarlatti padre, fra cui almeno uno perduto: ne ho sentiti due, uno di gusto "antico" inciso da Alessandrini con il Concerto Italiano (bellissimo! :o) e uno di gusto contemporaneo-haendeliano inciso da Pinnock con il The English Concert. Ho ascoltato anche un po' dello Stabat Mater, quello che fu poi rimpiazzato dal ben più noto Stabat Mater di Pergolesi, però devo riascoltarlo. Nel frattempo ho ritrovato lo Stabat Mater di Scarlatti figlio, pure questo un po' arcaizzante ma bellissimo :wub:

Ora invece metto anch'io un pezzo di Desprez.

 

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21 ore fa, Rinaldino dice:

A quanto ho capito esistono diversi Dixit dominus di Scarlatti padre, fra cui almeno uno perduto: ne ho sentiti due, uno di gusto "antico" inciso da Alessandrini con il Concerto Italiano (bellissimo! :o) e uno di gusto contemporaneo-haendeliano inciso da Pinnock con il The English Concert.

Interessante 'sta cosa. Io conosco solo il disco di Alessandrini... quello di Pinnock è questo?

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Comunque complimenti per i tuoi interventi! Un ritorno in grande spolvero! Spero che tu continui ad avere tempo libero anche dopo l'estate :D 

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10 minuti fa, Majaniello dice:

Interessante 'sta cosa. Io conosco solo il disco di Alessandrini... quello di Pinnock è questo?

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Esatto! Comunque stando a wikipedia francese ne esistono anche altri. Frugando un po' fra le incisioni ho trovato anche questo (qua siamo dalle parti di quello inciso da Pinnock direi):

E questo:

 

16 minuti fa, Majaniello dice:

Comunque complimenti per i tuoi interventi! Un ritorno in grande spolvero! Spero che tu continui ad avere tempo libero anche dopo l'estate :D 

Me lo auguro anch'io :ninja: nel mentre metto fieno in cascina per l'inverno, ché non si sa mai -_-

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1 ora fa, Rinaldino dice:

Esatto! Comunque stando a wikipedia francese ne esistono anche altri. Frugando un po' fra le incisioni ho trovato anche questo (qua siamo dalle parti di quello inciso da Pinnock direi):

E questo:

 

Bene ora è più chiaro. Nel link che hai fornito si parla di 4 Dixit dominus sopravvissuti, mantenendo la numerazione di wiki le versioni discografiche sono:

I - McGegan
II - Alessandrini
III - Arnold
IV - Pinnock

C'è da dire anche che mentre il Vespro di Santa Cecilia è un'opera coerente, scritta a Roma nel 1720, il Vespro della Beata Vergine è semplicemente un accrocchio di mottetti (a quanto pare anche stilisticamente diversi) realizzato in tempi moderni, e già più volte inciso tra l'altro.

Strano come ci sia tanta musica sacra disponibile in disco di questo compositore (oratori inclusi) e pochissime opere (forse un paio, di cui in studio solo la Griselda di Jacobs). Mi spiego di più situazioni in cui c'è un oblio generale che interessa tutto il catalogo di un artista, mentre di Scarlatti non si può dire che sia "dimenticato" in senso assoluto. 

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Il catalogo delle opere redatto da Giancarlo Rostirolla nel volume su A. Scarlatti a cura di Pagano e Bianchi (RAI ERI, 1972), riporta 3 Dixit Dominus. 2 per 5 voci (SSATB) e organo e 1 per 5 voci (SSATB), oboe, 2 violini, viola e b.c. . Non è aggiornatissimo quindi può anche essere che nel frattempo sia cambiato qualcosa.

Tra le incisioni ci sono anche questi:

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Scarlatti-Vespro.png

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16 ore fa, Majaniello dice:

Strano come ci sia tanta musica sacra disponibile in disco di questo compositore (oratori inclusi) e pochissime opere (forse un paio, di cui in studio solo la Griselda di Jacobs). Mi spiego di più situazioni in cui c'è un oblio generale che interessa tutto il catalogo di un artista, mentre di Scarlatti non si può dire che sia "dimenticato" in senso assoluto. 

Forse è la vaga immagine che di lui si ha quale nostalgico dello "Stile Antico" ("Severo"), ma invero mi pareva più disinvolto in quello "Moderno" e "Concertato"... Non so, la sua Musica Sacra in "Stile Antico" mi sa alle volte un po' di forzato, come se ne avesse si grande riguardo, ma fosse qualcosa che ormai si "respirasse" meno, non fosse così naturale per gli autori a cavallo tra Sei e Settecento.

Adesso: Schönberg, Variazioni Op.31.

A quanti debba controdediche.

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