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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


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3 ore fa, giobar dice:

Non ho ancora ascoltato il pezzo e penso che lo farò perché mi incuriosisce. Ma al vedere l'immagine mi è venuto spontaneo canticchiare "Oh che bel castello, marcondirondirondello..."  :lol:

Ti darò un dispiacere allora dicendoti che la musica non c'entra niente :D 

1 ora fa, Florestan dice:

Bell'edizione e concerti magnifici ovviamente!

°°°

grande la Grinberg, avvincenti le variazioni.

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2 ore fa, Auleta626 dice:

Cold Song

Purcell era un genio.

Decisamente! L'essenzialità (ma basata sempre su solidi elementi strutturali, si pensi all'uso della passacaglia), la sensualità sonora, la delicatezza e la leggerezza della sua musica, sono davvero rinvigorenti. E con questa divertente canzone "da pub" tratta sempre dal bellissimo King Arthur si incomincia bene pure la giornata:

 

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On 4/7/2021 at 23:23, Majaniello dice:

 

Credo ancora sia vivo Goehr, figlio del grande direttore Walter e grande studioso della Scuola di Vienna di cui assimilò diversi tratti nella sua musica. Allievo di Schoenberg e Messiaen, veniva fuori dall'università di Manchester in una classe che comprendeva all'epoca Maxwell-Davies, John Ogdon, Elgar Howarth e Birtwistle. Poi fece parte di un gruppo di compositori-amici con Crosse, Williamson, Rodney-Bennett, tutti dotatissimi musicalmente. La foto del bel castello è messa per attirare ignari ascoltatori :cat_lol:

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4 ore fa, Ives dice:

Credo ancora sia vivo Goehr, figlio del grande direttore Walter e grande studioso della Scuola di Vienna di cui assimilò diversi tratti nella sua musica. Allievo di Schoenberg e Messiaen, veniva fuori dall'università di Manchester in una classe che comprendeva all'epoca Maxwell-Davies, John Ogdon, Elgar Howarth e Birtwistle. Poi fece parte di un gruppo di compositori-amici con Crosse, Williamson, Rodney-Bennett, tutti dotatissimi musicalmente. La foto del bel castello è messa per attirare ignari ascoltatori :cat_lol:

Quel che ho ascoltato di Goehr mi è piaciuto, più che altro perchè assimila influenze disparate in maniera non dogmatica e molto musicale... non saprei aggiungere altro se non che questo disco ascoltato forse l'anno scorso (o più) è molto bello, suonato soprattutto da interpreti top:

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In Carcassonne si sente molto l'influenza di Stravinsky! (perciò ❤️ ).

Dei nomi che citi, a parte Ogdon e Maxwell-Davies, conosco (sempre poco) solo Birtwistle, in particolare mi colpirono queste opere dallo stile primitivista:

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Ma a te di questi chi piace?

°°°

Ok, mi riascolto Secret Theatre da questo, lo ricordo come un discreto viaggione:

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Prima volta che mi entusiasma così tanto la prima sonata per pianoforte di Beethoven.

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Pollini ne da un'interpretazione dove già si intravede il Beethoven delle grandi sonate. Mi colpisce soprattutto come riesce a renderla un brano da pianista virtuoso senza mai essere di cattivo gusto. 

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2 ore fa, Majaniello dice:

Ma a te di questi chi piace?

Quello che conosco molto bene e mi piace, è Maxwell Davies. Genuino post-serialista o "romantico seriale". Musica ultra-sistematizzata e ultra-raffinata, ma che non si riduce a sterile ed arido accademismo. Nell'ambito della sinfonia e del concerto ha lasciato probabilmente il suo segno più forte, più alcune composizioni vocali notevolissime. Ma ha scritto di tutto e in ogni ambito possibile e immaginabile (canzoni e musica per bambini).

°°°°°°

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In particolar modo, il Sestetto per pianoforte e fiati. Opera tra le più complesse del Poulenc cameristico. Levine si rivela anche abile pianista alla guida dei solisti dei Wiener e dei Berliner dell'epoca (anni '80). @Florestan ottima versione dei concerti handeliani!

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2 ore fa, Ives dice:

 

91QDuJbCWxL._SS500_.jpg

In particolar modo, il Sestetto per pianoforte e fiati. Opera tra le più complesse del Poulenc cameristico. Levine si rivela anche abile pianista alla guida dei solisti dei Wiener e dei Berliner dell'epoca (anni '80).

Bello questo, mai visto prima! la discografia di Levine è sorprendente (almeno in relazione al mainstream in cui si muoveva). 

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Ottorino RESPIGHI
Antiche danze ed arie per liuto
(versione per pianoforte dell'autore)

Konstantin Scherbakov, pianoforte

Non è facilissimo ricostruire la corrispondenza tra i pezzi presenti in questa raccolta per pianoforte, che ha un posto specifico nel catalogo di Respighi e fu pubblicata autonomamente nel 1919, e quelli delle assai più note tre suites per vari organici orchestrali. Di fatto, da ciò che ho capito, i primi tre pezzi (Balletto, Villanella e Gagliarda) sono coevi (1917) ai corrispondenti tre pezzi della prima suite per orchestra. Gli altri tre (Italiana, Siciliana e Gagliarda) si ritrovano nella terza suite per orchestra, che però fu realizzata ben 14 anni dopo (1931). Quindi la loro versione per pianoforte solo dovrebbe ritenersi quella originale rispetto alla notissima suite per orchestra d'archi.
La situazione si complica perché Scherbakov presenta altri due pezzi (Campanae Parisienses e Bergamasca) che si ritrovano nella seconda suite per orchestra (settembre 1923) di cui mi risulta soltanto una trascrizione di due mesi dopo (novembre 1923) per piano a 4 mani. Il disco non chiarisce se si tratti di una riduzione di quella trascrizione e se ci sia stato l'intervento di qualcuno diverso dall'autore.

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Visto che sta montando di nuovo il caldo, qualcosa di rinfrescante:

61r6-Jdd-Ns3-L-SL1200.jpg

Visto che si parlava di Paisiello, Paer, Rossini e italiani a Parigi, mi è venuta voglia di un ripasso.

Ovviamente a @Pinkerton e @Wittelsbach (non credo interessi a nessun altro qui dentro :( ).

Ho scelto questa registrazione perchè trattasi di uno dei primi allestimenti a seguire l'edizione critica del 2008 (e poi le classiche le conosco a memoria). Magari poi ci scrivo qualcosa.

 

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ANNIVERSARI DI OGGI
 
- nel 1860 nasce a Kaliště Gustav Mahler
- nel 1656 muore a Roma il compositore, violinista e organista Michelangelo Rossi
- nel 1974 nasce a Jablonec nad Nisou il direttore d'orchestra, violoncellista, maestro di cappella e compositore Marek Štryncl
- nel 1976 nasce a San Pietroburgo Vasilij Petrenko
- nel 1885 muore a Bari il compositore Nicola De Giosa
 
______________________________
 
 
haba: quartetto per archi n. 6 op. 70 "suite in quarti di tono" (1950)
 
haba quartett
 
 
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1 ora fa, Majaniello dice:

Visto che sta montando di nuovo il caldo, qualcosa di rinfrescante:

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Visto che si parlava di Paisiello, Paer, Rossini e italiani a Parigi, mi è venuta voglia di un ripasso.

Ovviamente a @Pinkerton e @Wittelsbach (non credo interessi a nessun altro qui dentro :( ).

Ho scelto questa registrazione perchè trattasi di uno dei primi allestimenti a seguire l'edizione critica del 2008 (e poi le classiche le conosco a memoria). Magari poi ci scrivo qualcosa.

 

Sbagli, caro, almeno nel mio caso. Si tratta di un repertorio che, sempre nel mio caso, ha le fattezze di un buco nero, quindi, perché non rimediare?

Anzi, proprio ieri ascoltavo di Paisiello il Concerto per pianoforte e orchestra n.4 in Sol minore, disco Naxos, che ti dedico ;)

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3 minuti fa, glenngould dice:

Sbagli, caro, almeno nel mio caso. Si tratta di un repertorio che, sempre nel mio caso, ha le fattezze di un buco nero, quindi, perché non rimediare?

Anzi, proprio ieri ascoltavo di Paisiello il Concerto per pianoforte e orchestra n.4 in Sol minore, disco Naxos, che ti dedico ;)

Sono commosso 😢 

Dicevo così perchè obiettivamente l'opera italiana non è molto diffusa tra gli ascolti in CSA, ma se c'è interesse non può farmi che piacere.

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43 minuti fa, glenngould dice:

Anzi, proprio ieri ascoltavo di Paisiello il Concerto per pianoforte e orchestra n.4 in Sol minore, disco Naxos, che ti dedico ;)

Eh, ma vai sul facile... Una cosa è un concerto per pianoforte, seppure di fattezze particolari come sono quelli di Paisiello. Altra cosa sono gli accumuli di coccodè e chicchirichì che, almeno a me, fanno rimpiangere le sane gare di rutti delle sagre paesane quando il tasso alcolemico generale supera il 70%. :lol: E poi, nel valutare il concerto di Paisiello sono sicuro che utilizzerai il solito metro normale per valutare complessivamente l'opera in sè e la sua interpretazione, senza perderti nel verificare se in quel dato do diesis si è sentita troppo l'unghia del pianista o se quella specifica figurazione (e proprio quella!) avrebbe meritato un po' più di rubato e ciò fa scendere il giudizio su una prestazione di due ore. Ecco, in quel tipo di opera italiana mi danno l'allergia le modalità di uso della voce e l'approccio anatomopatologico dei vociologi che guardano il dito se indichi loro la luna e, inevitabilmente, mi condizionano. Forse sbaglio, ma proprio non ci riesco.

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16 minuti fa, giobar dice:

Eh, ma vai sul facile... Una cosa è un concerto per pianoforte, seppure di fattezze particolari come sono quelli di Paisiello. Altra cosa sono gli accumuli di coccodè e chicchirichì che, almeno a me, fanno rimpiangere le sane gare di rutti delle sagre paesane quando il tasso alcolemico generale supera il 70%. :lol: E poi, nel valutare il concerto di Paisiello sono sicuro che utilizzerai il solito metro normale per valutare complessivamente l'opera in sè e la sua interpretazione, senza perderti nel verificare se in quel dato do diesis si è sentita troppo l'unghia del pianista o se quella specifica figurazione (e proprio quella!) avrebbe meritato un po' più di rubato e ciò fa scendere il giudizio su una prestazione di due ore. Ecco, in quel tipo di opera italiana mi danno l'allergia le modalità di uso della voce e l'approccio anatomopatologico dei vociologi che guardano il dito se indichi loro la luna e, inevitabilmente, mi condizionano. Forse sbaglio, ma proprio non ci riesco.

Sì, beh, io parlavo di repertorio a 360° di questi autori ecco perché il riferimento al Concerto per pianoforte.

Per il resto, non avendo termini di paragone, mi accosto davvero come il neofita che nulla sà e che tutto ha da scoprire. L'unico punto fermo, per me, rimane sempre la costruzione musicale come punto di partenza e di arrivo. I miei giudizi, che tengo per me, hanno come metro di paragone la musica per la musica, quindi poco mi toccano le differenze interpretative (in questo mi discosto, credo, dal buon Maja).

(Comunque, gio, hai fatto un post che si avvicinava pericolosamente ad uno del buon zippie :D)

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16 minuti fa, glenngould dice:

(Comunque, gio, hai fatto un post che si avvicinava pericolosamente ad uno del buon zippie :D)

Ops...scusa :rolleyes: In genere ci tengo alla leggibilità. Qui forse troppe metafore, me ne rendo conto rileggendo ora.

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Frédéric CHOPIN
Quattro ballate

Sergio Fiorentino, pianoforte

Un abisso tra queste formidabili, immaginifiche e turbinose ballate e gli irrisolti studi op. 10 di cui ho parlato qualche giorno fa, seppure incisi sempre nel 1962

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1 ora fa, giobar dice:

Altra cosa sono gli accumuli di coccodè e chicchirichì che, almeno a me, fanno rimpiangere le sane gare di rutti delle sagre paesane quando il tasso alcolemico generale supera il 70%.  [...] Ecco, in quel tipo di opera italiana mi danno l'allergia le modalità di uso della voce e l'approccio anatomopatologico dei vociologi che guardano il dito se indichi loro la luna e, inevitabilmente, mi condizionano. Forse sbaglio, ma proprio non ci riesco.

E' una posizione nota la tua :lol: Esistono anche i riformisti di casa nostra che, avendo abbracciato il gusto francese, sono programmaticamente contro il coccodè, pur mantenendo un dna italianeggiante.

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