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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


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4 ore fa, giobar dice:

RW è stato certamente anche un enorme st***zo. Ciò non toglie che spesso la sua musica raggiunge il sublime.

Ohhh, meno male che ogni tanto qualcuno qui ricorda che era prima di tutto un compositore.

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Bizet, Czech Philharmonic Orchestra, Zdeněk Košler – Symphonie No.1 / Jeux  D'Enfants / Patrie (1990, Vinyl) - Discogs

Direttore ceko vincitore del premio Mitropoulos nei primi anni '60 (e che poi ebbe carriera in patria ma anche a Vienna), non sempre di mano leggera anzi spesso pesante e pedante, ebbe una passione "insana" per il sinfonismo francese. Qui si bea mirabilmente della gaiezza della sinfonia di Bizet, affidandosi ai meravigliosi fiati della Filarmonica Ceca. Incisione asciutta e scattante, ma mai precipitosa. Riesce benissimo lo stupendo Andante con inflessioni esotiche, staccato con un tempo indugiante. Anche le finezze timbriche dei Jeux d'enfants sono ricreate alla perfezione. Più fracassone in Patrie ma è un brano patriottico in stile quasi berlioziano. Bellissimo disco.

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Modest MUSSORGSKY
Quadri di una esposizione (orch. Ravel)

Berliner Philharmoniker
Igor Markevitch

Sto ascoltando spesso, in questi giorni, i Quadri che Markevitch incise nel 1953 coi Berliner per la DG. Edizione singolarissima perché sembra contraddire, per principio, tutti i luoghi comuni sulla trascrizione raveliana dell'opera di Mussorgsky: niente effetti speciali, nessun virtuosismo esibito, nessuna alternanza marcata di caratteri, niente clangori fracassoni, nessuna esuberanza. Intendiamoci: c'è tutto, perché Markevitch era un mago dell'orchestra e i Berliner rispondono in modo formidabile ai suoi comandi. Ma la sua è una lettura "per sottrazione", che non si ferma alla superficie, che va al cuore e che all'esibizione multicolore di bozzetti giustapposti e ben amalgamati, che caratterizza moltissime altre interpretazioni. Markevitch preferisce mettere in luce un tratto comune, un fil rouge che va ben oltre la ricorrente "Promenade" e che si sostanzia in una mestizia trattenuta, pudica e nostalgica. Al di là dei singoli quadri connotati in modo esplicito da un clima mesto e malinconico, Markevitch evidenzia che questa è una nota che, in filigrana, unisce l'intera raccolta. Anche gli scoppi di esultanza o gli spunti più vivaci hanno un retrogusto mesto, come una memoria insopprimibile di un dolore latente. Viene in mente il solito richiamo all'"anima slava" e Markevitch dimostra che, evidentemente, non si tratta di un luogo comune. E se, spesso, si esce dall'ascolto dei Quadri con un senso di soddisfazione un po' esaltata, in una sorta di consolatoria ebbrezza fonica, qui prevale il turbamento. 
Incisione mono ma di qualità spettacolare (rimasterizzazione della Praga Digitals).
A questo punto, sono curioso di ascoltare la seconda incisione di Markevitch, realizzata qualche anno dopo con la Gewandhaus di Dresda e assai lodata anche da Hurwitz nel suo video sui Quadri.

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21 minuti fa, besugo dice:

Che idea stupida... Vabbé, ormai a queste cose non si sottrae più nessuno.

La cosa buffa è che uno ignorante, nel senso che non sa (cioè chiunque), potrebbe credere che sia qualche operazione filologica prevista dall'autore! A me pare una grandissima cretinata.

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On 22/5/2021 at 23:13, superburp dice:

Ohhh, meno male che ogni tanto qualcuno qui ricorda che era prima di tutto un compositore.

:D

Sorrido perché ho la vaga sensazione, ma potrei sbagliarmi, che qui ci sia una frecciatina al sottoscritto, vista la mia esternazione qualche tempo fa su Wagner.

Il che mi porterebbe, dunque, a specificare la mia posizione riguardo Wagner che sarebbe quella di considerarlo non solo un pessimo uomo (lo siamo tutti più o meno, ma lui ci ha marciato alla grande su questo), ma nemmeno un compositore memorabile. Molto fortunato, soprattutto perché i suoi successori secondo me hanno visto, o creduto di vederci, molto di più di quello che in realtà c'era. Tra l'altro facendo passare in secondo piano il contributo che invece diede Brahms, vera base della rivoluzione di Schoenberg (l'ha pure detto lui).

Sono consapevole che questa mia posizione non sarà assolutamente condivisa e non lo faccio certo per la moda di andare controcorrente, sono tranquillo perché so che altri (Stravinsky) sono arrivati alle stesse conclusioni.

Detto questo, burpo, nessuna polemica, davvero. Anzi, mi scuso in anticipo se ho frainteso il tuo messaggio, ma l'ho usato per chiarire la mia posizione. In realtà sei un utente competente e con il quale spesse volte mi trovo d'accordo. 

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Jean Sibelius, Sinfonia n. 3 in do magg., Helsinki Philharmonic Orchestra, Paavo Berglund

51--jSkLriL._AC_.jpg

...queste giornate novembrine mi hanno fatto rimettere sul piatto il mio primo ciclo sibeliano, che non riascoltavo da anni. In effetti con queste letture - un po' troppo dry per i miei gusti - siamo abbastanza lontani da quella che è la mia personale prospettiva del compositore finnico. Tuttavia ci sono affezionato - ho conosciuto Sibelius proprio grazie a questi dischi - e non posso che ammirare la personalissima interpretazione di Berglund, tutta votata ad una glaciale trasparenza. Il suono chiaro e appuntito della Filarmonica di Helsinki non fa che assecondare la visione del direttore.

....in dedica a @Wittelsbach, @Ives, @superburp, @glenngould, @Madiel e a chi gradisce...

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44 minuti fa, Snorlax dice:

Jean Sibelius, Sinfonia n. 3 in do magg., Helsinki Philharmonic Orchestra, Paavo Berglund

51--jSkLriL._AC_.jpg

...queste giornate novembrine mi hanno fatto rimettere sul piatto il mio primo ciclo sibeliano, che non riascoltavo da anni. In effetti con queste letture - un po' troppo dry per i miei gusti - siamo abbastanza lontani da quella che è la mia personale prospettiva del compositore finnico. Tuttavia ci sono affezionato - ho conosciuto Sibelius proprio grazie a questi dischi - e non posso che ammirare la personalissima interpretazione di Berglund, tutta votata ad una glaciale trasparenza. Il suono chiaro e appuntito della Filarmonica di Helsinki non fa che assecondare la visione del direttore.

....in dedica a @Wittelsbach, @Ives, @superburp, @glenngould, @Madiel e a chi gradisce...

Il Sibelius di Bergund lo avevo ascoltato proprio un paio di mesi fa, quando in un momento di follia mi sono passato in rassegna sul web un po' tutte le incisioni storiche della 7a (la mia preferita) :D Ricordo un'ottima esecuzione sua, però con la Bournemouth Symphony (quelle con la filarmonica di Helsinki, mi pare precedenti, proprio mai sentite). A me Sibelius piace volitivo e viscerale, un approccio analitico e distante me lo vedo più per la 4a.

Ricambio con 

 

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Ernest Bloch: Quattro episodi, per orchestra da camera

Musicisti della Israel Philharmonic Orchestra; Dalia Atlas, direttrice

a seguire: 

Ernest Bloch: Two Poems (Hiver, Printemps); Concertino per viola, flauto e archi.

Noam Buchman, flauto; Yuri Gandelsman, viola

Orchestra Sinfonica della Radio Slovacca; Dalia Atlas, direttrice.

 

che bella musica 😮

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15 ore fa, giobar dice:

Stupidaggine conclusiva a parte, ho trovato assai curiosa e interessante l'impostazione della marcia al supplizio come una sorta di danza rituale.

Infatti, è una gran bella lettura su strumenti d'epoca, non capisco perchè infangarla con certe balordaggini gratuite. Comunque, il resto disponibile qua:

 

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18 ore fa, glenngould dice:

:D

Sorrido perché ho la vaga sensazione, ma potrei sbagliarmi, che qui ci sia una frecciatina al sottoscritto, vista la mia esternazione qualche tempo fa su Wagner.

Il che mi porterebbe, dunque, a specificare la mia posizione riguardo Wagner che sarebbe quella di considerarlo non solo un pessimo uomo (lo siamo tutti più o meno, ma lui ci ha marciato alla grande su questo), ma nemmeno un compositore memorabile. Molto fortunato, soprattutto perché i suoi successori secondo me hanno visto, o creduto di vederci, molto di più di quello che in realtà c'era. Tra l'altro facendo passare in secondo piano il contributo che invece diede Brahms, vera base della rivoluzione di Schoenberg (l'ha pure detto lui).

Sono consapevole che questa mia posizione non sarà assolutamente condivisa e non lo faccio certo per la moda di andare controcorrente, sono tranquillo perché so che altri (Stravinsky) sono arrivati alle stesse conclusioni.

Detto questo, burpo, nessuna polemica, davvero. Anzi, mi scuso in anticipo se ho frainteso il tuo messaggio, ma l'ho usato per chiarire la mia posizione. In realtà sei un utente competente e con il quale spesse volte mi trovo d'accordo. 

No no, tranquillo, neanche mi ricordavo delle tue posizioni :D. Mi riferivo ad un "male" diffuso sul forum, quello di prendere di mira Wagner per tutto ciò che esula dalla sua musica, sconfinando spesso in altri settori (mi sembra ci si fermi alla classica battuta di Woody Allen...). Se musicalmente (e "filosoficamente") non ti piace ci può stare ovviamente, come ci sta benissimo l'apprezzamento per Brahms (che adoro anch'io).

Ti dedico Stravinskij, visto che lo sto ascoltando e ti piace ;):

Dedica estesa a Madiel, Ives, Snorlax e chi altro apprezza.

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On 24/5/2021 at 12:38, Ives dice:

Ma a 6:10 che diamine succede? 😮

Forse vuole riprodurre il vociare della massa durante le esecuzioni in pubblica piazza, ma che idea balzana... Poi più ancora in un'esecuzione che vorrebbe esser "filologica"! Comunque adesso: Beethoven, Romanza per violino e Orchestra n.o1 in Sol maggiore, Op.40.

Rispetto all'assai più famosa "Seconda" (ma in realtà l'ordine andrebbe invertito, essendo la "Seconda" stata scritta nel 1798 e la "Prima" nel 1804), questa potrebbe rassomigliare più ad un Movimento centrale di un vero e proprio Concerto per violino, e pare che una delle due potrebbe esser ciò che rimane d'un abbozzato Concerto per violino in Do maggiore.

Non sono tra le cose che fanno veramente grande Beethoven, ma rimangono Pezzi gradevoli, il genio lo si vede anche qui.

A quanti debba controdediche.

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un paio di ascolti leggeri prima di coricarmi:

Paul Hindemith: 7 Triostuecke per tre Trautonium; Konzertstueck per Trautonium e orchestra

Oskar Sala, Mixturtrautonium; Muenchner Kammerorchester; Hans Stadlmair, direttore

---o---

Darius Milhaud: La Création du Monde op. 81

Orchestre National de Lille; Jean-Claude Casadesus, direttore.

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