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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


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17 minuti fa, Ives dice:

Concordo. Delalande fu tra i grandi autori del mottetto francese con i vari Campra, Charpentier, Lully, Du Mont...formalizzò e diede un assetto definitivo al genere del Grand Motet, di fatto una musica sacra che magnificasse il sovrano, e ne ha scritti di bellissimi per varie occasioni.

 

Sono passato al Miserere, stessi interpreti, ed è sempre una meraviglia :o

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Vera e propria monumentale (140 minuti nell'edizione integrale qui proposta) azione scenica, anche se viene spesso eseguita in forma di oratorio, cosi come ebbe luogo la prima a Roma nel 1600. Il testo, teatralmente ingegnoso, è di Padre Manni. Esso s'impernia sul dialogo fra l'Anima e il Corpo in cui interloquiscono altre figure astratte come il Tempo, il Consiglio e l'Intelletto. La musica, fatta eccezione per i cori e gli interventi strumentali (molto interessanti per l'estrema ricerca nel campo cromatico, con uno schieramento di strumentini e percussioni curiosissimo) si basa sul recitar cantando, che però non si inaridisce in semplice recitativo ma prende forme di sinuosi ariosi. Il canto corale si alterna alla monodia, prefigurando un passaggio tra lo stile antico, polifonico, e lo stile recitativo, o monodia accompagnata, che inizierà ad affermarsi verso la fine del Cinquecento. Gli interpreti vocali e strumentali sono tutti di ottimo livello e contribuiscono validamente alla perfetta riuscita di questo disco, esemplare anche dal punto di vista editoriale con note approfondite e libretto corposo. La concertazione di Jacobs forgia al massimo grado i diversi effetti del canto previsti dall'autore. Superiore certamente all'edizione "stramba" della Pluhar con L'Arpeggiata (ma non conosco quella Naxos di Sergio Vartolo).

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Ludwig van Beethoven, Ouverture "Leonore" n. 3 op. 72b, Hallé Orchestra, Sir John Barbirolli

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Decisamente coinvolgente questa lettura della celeberrima Ouverture beethoveniana, scolpita da Barbirolli in maniera ineccepibile: viene plasmata un'ampia latitudine di caratteri, che vanno dalla desolazione delle battute introduttive all'esaltazione del finale. Un'interpretazione de core, piena di slancio, ma che non disdegna una certa attenzione ai dettagli strumentali. L'orchestra, pur con i limiti che sappiamo, si comporta molto bene, suonando senza briglie, probabilmente esaltata dalla concertazione del loro Sir John.

A tutti gli amici del Forum, con l'augurio di passare qualche bel giorno di vacanza, nonostante la clausura...:drinks:

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Da poco terminata la Guerra Civile e nei teatri americani si suonava questa roba qua. Baumont una sicurezza anche in questo raro repertorio, che guarda all'Europa nella forma (voluntary, hornpipe, suites, variazioni) ma riecheggia i suoni del "Nuovo Mondo" (pifferi, tamburi e cannoni). Serena Pasqua a tutti!

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Palestrina, "Victimae Paschali Laudes".

Alle volte certe composizioni "in chiavette" le preferirei trasportate alla quarta o quinta bassa, e questo sarebbe uno di quei casi... Ma non sto troppo a sindacare. A seguire:

Antoine Brumel (1460? - 1513 ca.), Missa "Et Ecce Terrae-Motus".

Buona Pasqua a tutti!

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Herbert Blomstedt (nato negli Stati Uniti da genitori svedesi e lì formatosi con Igor Markevitch alla Juilliard School e con Leonard Bernstein a Tanglewood, anche se questi anni di formazione non sono mai ricordati come molto proficui dal vecchio direttore) e la San Francisco Symphony sono stati colonne portanti del catalogo Decca. Questo cofanetto di 15 CD ripercorre parzialmente la loro storia discografica: un direttore di prima categoria e un'eccellente orchestra americana (anni 80-90), tra le migliori al mondo: un binomio perfetto. È vero, però, che in questi ultimi anni, come fosse più libero e distaccato dalle cose del mondo, Blomstedt sta assommando una serie di prestazioni strabilianti per intelligenza interpretativa, gusto, concretezza, tecnica, poesia, soprattutto a Lipsia. Il cofanetto purtroppo non è completo (grave lacuna almeno il fenomenale CD dedicato a Sessions e Harbison) ma è pieno di dischi bellissimi, con Hindemith, Strauss, Mendelssohn, Schubert, Grieg, Bartok, Sibelius, Nielsen e Brahms corale di livello assoluto.

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5 ore fa, Ives dice:

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Herbert Blomstedt (nato negli Stati Uniti da genitori svedesi e lì formatosi con Igor Markevitch alla Juilliard School e con Leonard Bernstein a Tanglewood, anche se questi anni di formazione non sono mai ricordati come molto proficui dal vecchio direttore) e la San Francisco Symphony sono stati colonne portanti del catalogo Decca. Questo cofanetto di 15 CD ripercorre parzialmente la loro storia discografica: un direttore di prima categoria e un'eccellente orchestra americana (anni 80-90), tra le migliori al mondo: un binomio perfetto. È vero, però, che in questi ultimi anni, come fosse più libero e distaccato dalle cose del mondo, Blomstedt sta assommando una serie di prestazioni strabilianti per intelligenza interpretativa, gusto, concretezza, tecnica, poesia, soprattutto a Lipsia. Il cofanetto purtroppo non è completo (grave lacuna almeno il fenomenale CD dedicato a Sessions e Harbison) ma è pieno di dischi bellissimi, con Hindemith, Strauss, Mendelssohn, Schubert, Grieg, Bartok, Sibelius, Nielsen e Brahms corale di livello assoluto.

Concordo, probabilmente il più grande ancora in vita, di certo il mio direttore preferito che raramente mi ha deluso.

Buona Pasqua con 

 

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6 ore fa, Ives dice:

in questi ultimi anni, come fosse più libero e distaccato dalle cose del mondo, Blomstedt sta assommando una serie di prestazioni strabilianti per intelligenza interpretativa, gusto, concretezza, tecnica, poesia

Giorni fa Antonio Pappano, intervistato sul suo periodo alla guida dell'orchestra di Santa Cecilia in previsione del nuovo incarico con la London Symphony, ha indicato con grandissima signorilità proprio nel recente concerto di Blomstedt il punto più alto raggiunto dall'orchestra romana sotto il suo mandato.

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Continua la mia ricerca musicale sulla morte, mi ero ripromesso di non tornare a ri-ascoltare tutte le messe da Requiem che ho ascoltato negli anni, ma stasera grande è lo sconforto, enorme la sofferenza, avevo quasi un bisogno fisiologico del Requiem di Berlioz.

 

H. Berlioz - Requiem (Grande messe des morts), op. 5

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12 ore fa, giobar dice:

Giorni fa Antonio Pappano, intervistato sul suo periodo alla guida dell'orchestra di Santa Cecilia in previsione del nuovo incarico con la London Symphony, ha indicato con grandissima signorilità proprio nel recente concerto di Blomstedt il punto più alto raggiunto dall'orchestra romana sotto il suo mandato.

Si, ho letto e sentito/visto il concerto su RaiPlay, bellissimo. Non c'entra con Blomstedt ma peccato che a Santa Cecilia abbiano scelto Daniele Gatti :stun: recentemente l'ho visto davvero più noioso e pesante del solito.

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Schubert

Mass No. 2 in G minor, D167

Immortal Bach Ensemble

Leipziger Kammerorchester

Morten Schuldt-Jensen

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Non inganni la semplicità del melos, la chiarezza della declamazione accordale, è pur sempre il lavoro di un diciottenne ma già a suo modo perfetto, sobrio, conciso, interamente schubertiano. Bella questa serie Naxos!

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KERNIS, A.J.: Color Wheel / Symphony No. 4, "Chromelodeon" (Nashville  Symphony, Guerrero) - 8.559838  Sinfonia n.4 "Chromelodeon" (2018)

Disco eccellente, la musica è ottima anche se non originalissima.

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Buongiorno a tutti voi miei cari amici

Un tributo al cantante dei Medici, Gualberto Magli. 

Se fama al mondo , eseguito dall'Ensemble "La lira di Orfeo"

A chi gradisce

Persy vostra

🌹

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1 ora fa, Yeats dice:

Stravinsky (morto esattamente 50 anni fa) -  Requiem Canticles
Gregg Smith Singers
Ithaca College Concert Choir
Columbia Symphony Orchestra / Robert Craft

@Madiel @Snorlax

Versione che è, tutto sommato, ancora oggi la migliore. Invece, io ascolto per la prima volta (e ricambio) quella che Urvizzo dice essere la peggiore partitura orchestrale di Caijkovskij :D Ci sta giusto con il fatalismo stravinskyano

 

 

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1 ora fa, Madiel dice:

Versione che è, tutto sommato, ancora oggi la migliore. Invece, io ascolto per la prima volta (e ricambio) quella che Urvizzo dice essere la peggiore partitura orchestrale di Caijkovskij :D Ci sta giusto con il fatalismo stravinskyano

 

 

è sicuramente la meno rammollita. craft poi da ultraottantenne ne ha diretta un’altra con la philharmonia (naxos), ma penso fosse soprattutto marketing. l’unica più o meno recente è di herreweghe per PHI, non so se avevi in mente quella quando dicevi che craft/columbia è ancora la migliore, in tal caso concordo in pieno. 

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