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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


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11 ore fa, Snorlax dice:

Io gradisco moltissimo. Per quel che riguarda la Terza nella sua urfassung, io credo che la prestazione di Tintner rimanga ancora insuperata. Il punto debole secondo me è la Quinta, un po' sottotono. In generale, comunque, navighiamo su livelli altissimi; per me rimane uno dei Bruckner più musicali mai incisi, l'attenzione al fraseggio e alla transizioni dei tempi di Tintner è cosa rara a sentirsi.

Ti becchi in controdedica:

Felix Mendelssohn-Bartholdy, Sinfonia n. 5 in re min. "Riforma", Gewandhausorchester Leipzig, Kurt Masur

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...una delle poche cose di Masur che ben sopporto, d'altronde credo che ci sia un accordo quasi universale sulle qualità artistiche di questo primo ciclo mendelssoniano.

...in dedica anche a @Wittelsbach, @Ives, @Majaniello, @superburp e, ovviamente, a chi gradisce...

 

ho da poco sentito l'ottima integrale di Sawallisch/Philarmonia... io Masur non lo tollero proprio in alcun repertorio (forse il peggior direttore che abbia mai sentito sia dal vivo che in disco; anche se può aver azzeccato qualcosa quà e là è sempre stato un mediocre)...

proseguo con un altro ciclo che non sento da tempo

certamente oggi superato da altre edizioni riprovo ad ascoltarlo a distanza di anni (direttore, anche qui, che non mi entusiasma).

A chi gradisce

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Béla Bartok, Quattro pezzi per orchestra op. 12, Chicago Symphony Orchestra, Pierre Boulez

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Mi sono letteralmente innamorato di questo lavoro di Bartok, che fino a questo momento non avevo degnato della giusta considerazione. Scritti nel 1912 ma orchestrati solamente quasi dieci anni dopo, leggo che vengono descritti come il lavoro orchestrale del compositore magiaro che dimostra in maniera maggiore l'influenza di Debussy. Tuttavia, se la radice è quella di Debussy, il risultato è pienamente bartokiano, senza ombra di dubbio. Sono rimasto particolarmente colpito dalla immensa capacità di strumentazione esibita in ciascuno di questi pezzi, veramente impressionante, tant'è che alcune soluzioni hanno una sonorità quasi inedita. In discoteca ho solo Boulez/Chicago, che in questo caso non mi pare malaccio, però sarei molto curioso di scoltare Gielen/SWR.

...a @Madiel, @Ives, @Wittelsbach, @il viandante del sud, @Majaniello, @superburp e a chi gradisce...

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1 ora fa, Snorlax dice:

Béla Bartok, Quattro pezzi per orchestra op. 12, Chicago Symphony Orchestra, Pierre Boulez

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Mi sono letteralmente innamorato di questo lavoro di Bartok, che fino a questo momento non avevo degnato della giusta considerazione. Scritti nel 1912 ma orchestrati solamente quasi dieci anni dopo, leggo che vengono descritti come il lavoro orchestrale del compositore magiaro che dimostra in maniera maggiore l'influenza di Debussy. Tuttavia, se la radice è quella di Debussy, il risultato è pienamente bartokiano, senza ombra di dubbio. Sono rimasto particolarmente colpito dalla immensa capacità di strumentazione esibita in ciascuno di questi pezzi, veramente impressionante, tant'è che alcune soluzioni hanno una sonorità quasi inedita. In discoteca ho solo Boulez/Chicago, che in questo caso non mi pare malaccio, però sarei molto curioso di scoltare Gielen/SWR.

...a @Madiel, @Ives, @Wittelsbach, @il viandante del sud, @Majaniello, @superburp e a chi gradisce...

No, devi ascoltare Ormandy che li incise nel 1971: capolavoro, anche se la registrazione RCA è poco gratificante. Pierino va bene, ma il collega ungherese ha una marcia in più. Tra l'altro, Boulez incise questo magnifico pezzo ben due volte nella sua carriera, ed è stato uno dei rari direttori di musica moderna che ne aveva capito l'importanza.

Al momento sto ascoltando questo, non siamo allo stesso livello :doh: (ma per fortuna c'è Stokowski sul podio)

estendo a @Yeats - mi aveva dedicato un pezzo di Bach che non ho mai ascoltato :o 

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21 minuti fa, Madiel dice:

No, devi ascoltare Ormandy che li incise nel 1971: capolavoro, anche se la registrazione RCA è poco gratificante. Pierino va bene, ma il collega ungherese ha una marcia in più. Tra l'altro, Boulez incise questo magnifico pezzo ben due volte nella sua carriera, ed è stato uno dei rari direttori di musica moderna che ne aveva capito l'importanza.

Guarda mi sono scaricato la partitura da IMSLP e me li sono ascoltati per quattro volte di seguito, sorprendendomi continuamente. Ti ringrazio per il suggerimento, ho visto che Ormandy è sul Tubo, in questi giorni me l'ascolterò di sicuro. Non capisco come questo capolavoro sia rimasto così in ombra, anche all'interno della stessa produzione bartokiana. E' il Bartok che preferisco; il periodo americano non ha mai destato in me troppo interesse. :mellow::huh:

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16 minuti fa, Snorlax dice:

Guarda mi sono scaricato la partitura da IMSLP e me li sono ascoltati per quattro volte di seguito, sorprendendomi continuamente. Ti ringrazio per il suggerimento, ho visto che Ormandy è sul Tubo, in questi giorni me l'ascolterò di sicuro. Non capisco come questo capolavoro sia rimasto così in ombra, anche all'interno della stessa produzione bartokiana. E' il Bartok che preferisco; il periodo americano non ha mai destato in me troppo interesse. :mellow::huh:

In effetti ... :D A me è capitata una esperienza stranissima, perché li ho scoperti pochi anni fa dopo averli ignorati per una vita. Essendo sempre snobbati dal mercato discografico (ci saranno meno di dieci incisioni in circolazione) e un pezzo giovanile non mi ero mai interessato, con la convinzione che fossero superflui. E invece... ti assicuro che sono rimasto a bocca aperta fin dai primi minuti, mi pare di averlo anche scritto anni fa qui in forum. La marcia funebre, poi, è un capolavoro senza se e senza ma... :o

Intanto, dopo Sans-Sens sono passato alla musica seria :cat_lol:

Schoenberg: Concerto per violino e orchestra

Hahn/Salonen

 

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18 ore fa, Snorlax dice:

Béla Bartok, Quattro pezzi per orchestra op. 12, Chicago Symphony Orchestra, Pierre Boulez

Mi sono letteralmente innamorato di questo lavoro di Bartok, che fino a questo momento non avevo degnato della giusta considerazione. Scritti nel 1912 ma orchestrati solamente quasi dieci anni dopo, leggo che vengono descritti come il lavoro orchestrale del compositore magiaro che dimostra in maniera maggiore l'influenza di Debussy. Tuttavia, se la radice è quella di Debussy, il risultato è pienamente bartokiano, senza ombra di dubbio. Sono rimasto particolarmente colpito dalla immensa capacità di strumentazione esibita in ciascuno di questi pezzi, veramente impressionante, tant'è che alcune soluzioni hanno una sonorità quasi inedita. In discoteca ho solo Boulez/Chicago, che in questo caso non mi pare malaccio, però sarei molto curioso di scoltare Gielen/SWR.

...a @Madiel, @Ives, @Wittelsbach, @il viandante del sud, @Majaniello, @superburp e a chi gradisce...

Concordo. Non mi capacito di come questo bel pezzo sia sostanzialmente fuori repertorio e molto poco approfondito dai direttori, anche specialisti bartokiani. Io ho il primo Boulez a New York. Su disco, recententemente, ho visto che l'ha registrato Edward Gardner per la Chandos. Rimane anche discograficamente poco frequentato.

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52 minuti fa, Ives dice:

Concordo. Non mi capacito di come questo bel pezzo sia sostanzialmente fuori repertorio e molto poco approfondito dai direttori, anche specialisti bartokiani. Io ho il primo Boulez a New York. 

Io lo stesso, e il sopra citato Ormandy (il disco comprende anche la 15a di Shostakovich). Credo che le versioni di Boulez siano le più facili da reperire sul mercato.

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Concordo sulla meraviglia per la scarsa circolazione di un pezzo bello e importante come l'op. 12 di Bartok. Anche io ho il primo Boulez e Ormandy, entrambi eccellenti. Ma conosco il pezzo da tanti anni, da quando un parente mi portò da un viaggio a Budapest questo ottimo LP con diversi pezzi, tra cui l'op. 12, diretti da Miklos Erdelyi. Dovrebbe essere comparso in CD soltanto nel grande box dell'integrale bartokiana della Hungaroton, uscita se non erro nel 2000.

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Al 2005 invece risale l'incisione di Gielen. La possiedo nel recente box n. 5 della Gielen Edition della SWR-Music, che contiene le registrazioni bartokiane e stravinskiane del grande direttore. Non l'ho ancora ascoltata e, a questo punto, penso che la ascolterò fra stasera e domani.

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20 ore fa, Snorlax dice:

Béla Bartok, Quattro pezzi per orchestra op. 12, Chicago Symphony Orchestra, Pierre Boulez

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Mi sono letteralmente innamorato di questo lavoro di Bartok, che fino a questo momento non avevo degnato della giusta considerazione. Scritti nel 1912 ma orchestrati solamente quasi dieci anni dopo, leggo che vengono descritti come il lavoro orchestrale del compositore magiaro che dimostra in maniera maggiore l'influenza di Debussy. Tuttavia, se la radice è quella di Debussy, il risultato è pienamente bartokiano, senza ombra di dubbio. Sono rimasto particolarmente colpito dalla immensa capacità di strumentazione esibita in ciascuno di questi pezzi, veramente impressionante, tant'è che alcune soluzioni hanno una sonorità quasi inedita. In discoteca ho solo Boulez/Chicago, che in questo caso non mi pare malaccio, però sarei molto curioso di scoltare Gielen/SWR.

...a @Madiel, @Ives, @Wittelsbach, @il viandante del sud, @Majaniello, @superburp e a chi gradisce...

Uno Snorlax pierinizzato!

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23 minuti fa, giobar dice:

Concordo sulla meraviglia per la scarsa circolazione di un pezzo bello e importante come l'op. 12 di Bartok. Anche io ho il primo Boulez e Ormandy, entrambi eccellenti. Ma conosco il pezzo da tanti anni, da quando un parente mi portò da un viaggio a Budapest questo ottimo LP con diversi pezzi, tra cui l'op. 12, diretti da Miklos Erdelyi. Dovrebbe essere comparso in CD soltanto nel grande box dell'integrale bartokiana della Hungaroton, uscita se non erro nel 2000.

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Mi hai dato un'idea, l'ho messo su con spotify adesso.

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Restiamo sulla produzione del giovane
Bela BARTOK
Kossuth - poema sinfonico per grande orchestra

Orchestra sinfonica della radio-televisione ungherese
Gyorgy Lehel

Opera di apprendistato derivata da una infatuazione per i poemi sinfonici di Strauss (e si sente...), ma comunque assai interessante per la maestria dell'orchestrazione, per la varietà di colori e degli umori, per la sapiente amalgama anche di temi preesistenti (l'inno austroungarico, la seconda rapsodia ungherese di Liszt, canti popolari). 

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Ecco, Kossuth non è proprio degno di nota, a mio gusto 🙃 Pletorico e abnorme poema sinfonico di stampo nazionalistico, che prende le mosse dal sinfonismo di Liszt e dai lavori di Ferenc Erkel. E' un pò l'Aus Italien bartokiano 😁 Non proprio anticipatore di sviluppi futuri nello stile dell'autore, come saranno altri brani giovanili come ad esempio, le Suites Op. 3 e 4. Una mirabile versione sta qui dentro:

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Comunque, scavando nelle discografie escono fuori varie versioni. James Conlon coi 4 pezzi non lo conoscevo, direttore che meriterebbe un cofanetto ad hoc.

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