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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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Tchaikovsky

Symphony No. 3 "Polish"

Tonhalle-Orchester Zürich

Paavo Järvi

Questa mi sembra la peggiore e la meno interessante tra le prime sinfonie di Tchaikovsky. Affetta soprattutto da un certo stracco accademismo e da un'orchestrazione priva di originalità. Manca anche la romantica bellezza oggettiva di certi temi dell'autore. Paavone sempre bravissimo in questo repertorio.

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On 5/3/2021 at 23:38, Madiel dice:

Non direi proprio pesante in senso assoluto, piuttosto è una versione dionisiaca, selvaggia. Mi pare che Furt sia piuttosto rispettoso della partitura, particolari stranezze non ne sento. Avrei voluto passare a Pfitzner, in realtà all'inizio volevo ascoltare proprio questo lavoro, ma dopo la Sinfonia in tre movimenti c'era la suite da Le Baiser, pezzo non proprio irresistibile per i miei gusti e così ho mollato. Forse mi sono salvato! :cat_lol:

In effetti, Blacher ci starebbe meglio.

Con i viventi Furt era rispettoso, forse aspettava che morissero per prendersi libertà senza che si lamentassero 😄.

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Sergei PROKOFIEV
Alexander Nevsky op. 78

Lili Chookasian, contralto
Westminster Choir
New York Philharmonic
Thomas Schippers

Questa storica e bellissima incisione mi riporta indietro, con un tuffo nella memoria, addirittura alla prima media. Fu la bravissima insegnante di musica a far scoccare, in me e in diversi altri compagni, la passione per la musica classica proponendoci e raccontandoci, con ottime capacità affabulatorie, l'Alexander Nevsky, la Moldava di Smetana e Nelle steppe dell'Asia centrale di Borodin. Ricordo ancora i suoi occhi lucidi mentre commentava il canto prodigioso e commosso della Chookasian che si faceva voce di un popolo intero.

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sto riascoltando molto brahms in questi giorni. ora varie cose sparse da qui

HMG501592.93.jpg

 

comunque brahms è uno dei compositori più fraintesi in assoluto, anche per motivi storici del tutto contingenti (vedi i vari legami con schumann). la sua intelligenza polifonica non è inferiore a quella dell'ultimo haydn, dell'ultimo mozart o dell'ultimo beethoven, e più un generale tutta la sua musica prende da questa tradizione viennese (e ha poco a che fare con quella successiva). i viennesi mahler, schoenberg e webern ne avevano una stima altissima.

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Igor Stravinskij, Apollon musagète (rev. 1947), Detroit Symphony Orchestra, Antal Dorati

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Sono in un periodo di fissa stravinskiana, e quindi ho rispolverato questa registrazione dell'Apollon che non mettevo sul piatto da tempo immemore. In questo balletto il mio personale riferimento è sempre stata l'esecuzione edonistica e decadente di Karajan, ma sono sicuro che Dorati non mi deluderà.

....a @Madiel, @Ives, @dejure, @Yeats, @superburp e a chi gradisce...

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44 minuti fa, Snorlax dice:

Igor Stravinskij, Apollon musagète (rev. 1947), Detroit Symphony Orchestra, Antal Dorati

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Sono in un periodo di fissa stravinskiana, e quindi ho rispolverato questa registrazione dell'Apollon che non mettevo sul piatto da tempo immemore. In questo balletto il mio personale riferimento è sempre stata l'esecuzione edonistica e decadente di Karajan, ma sono sicuro che Dorati non mi deluderà.

....a @Madiel, @Ives, @dejure, @Yeats, @superburp e a chi gradisce...

Cd che non ho mai ascoltato, così sulla carta sembra qualcosa di ottimo. Ricambio con un primo ascolto

Kodaly: Concerto per orchestra (1939)

Philharmonia Hungarica con il benemerito Dorati

 

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Un fatto curioso, una disavventura ma con quella che s'è rivelata ancora una volta una non così marginale chance d'ulteriore musicale sempre possibile!

Questo il programma trasmesso ...finché non si sono accorti che la registrazione era abbassata di tono rispetto all'originale, come da un nastro au ralenti...!

L'effetto, di fatto, è risultato non cosi evidente ma assolutamente significativo, mi piace riportare i commenti degli ignari, nella fiducia, ma indubbiamente attenti ascoltatori.

Radio3 Suite - Il cartellone
martedì 9 marzo ore 20.30
Festival Internazionale di Musica da Camera
registrato il 18 agosto 2020 a Cervo, Piazza dei Corallini (*)
violino, Anna Tifu
pianoforte, Marco Schirru

Tommaso Antonio Vitali
Ciaccona in sol minore per violino e pianoforte

Ludwig van Beethoven
Sonata n. 5 per violino e pianoforte in fa maggiore, op. 24
“La Primavera”
- Allegro
- Adagio molto espressivo
- Scherzo. Allegro molto
- Rondò. Allegro ma non troppo

Maurice Ravel
Tzigane
Rapsodia da concerto per violino e pianoforte
- Lento, quasi cadenza

«Brava Anna a riflettere l'anima struggente di questo brano,con attimi languidi e capricciosi..piacevole sorpresa!grazie.Luigi» [SMS 20:39:21]

«Che voce unica questo violino, di suo e per come suonato... Di pancia petto gola e anche sguardi, vedremo se anche di cuore e testa. Mi dicono uno Stradivari ma non l'avrei riconosciuto, così raddensato . Positive vibrations...» [SMS 20:40:01]

«Bella lettura con questa velocità moderata rispetto al solito, atmosfera dolce e distesa . M.» [SMS 20:58:28]

«Lodevole la ricercatezza della Tifu che ci offre dal repertorio un coinvolgente tourbillon melodico, accattivante,ironico ,trascinante..con improvvisi cambi di tono e ritmo..Luigi» [SMS 20:58:37]

«Di simpatia, di compagnia il gioco portato tra il drappeggio e l'ostinato da questa coppia, con tutto il sapore del cameristico: non gridato, ma di ricerca di raffinatezza artigianale. Un grazie anche a Cervo ligure -SB» [SMS 21:07:19]

(*) Cervo Festival 18 agosto 2020 (con il PDF delle note di sala)

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1 ora fa, Ives dice:

Kraus

Sinfonie c-Moll VB 142

Frankfurt Radio Symphony

Andrea Marcon

 

A partire dall'antesignano Harnoncourt per giungere a Goebel, Antonini, Manze, Pinnock, Minkowski, Dantone, Biondi e tanti altri...ora pure Marcon

Ma allora è una moda questa dei barocchisti che, dalla cura di singoli strumenti o al limite dalla conduzione di piccoli complessi, transitano al podio di grandi orchestre sinfoniche... Capisco che l'estensione delle competenze possa legittimamente far parte dei percorsi professionali e possano avere un ruolo anche gli studi e l'ambizione del singolo e/o le proposte di ardimentosi direttori artistici, ma mi limito a segnalare la stranezza del fenomeno.

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13 ore fa, giobar dice:

A partire dall'antesignano Harnoncourt per giungere a Goebel, Antonini, Manze, Pinnock, Minkowski, Dantone, Biondi e tanti altri...ora pure Marcon

Ma allora è una moda questa dei barocchisti che, dalla cura di singoli strumenti o al limite dalla conduzione di piccoli complessi, transitano al podio di grandi orchestre sinfoniche... Capisco che l'estensione delle competenze possa legittimamente far parte dei percorsi professionali e possano avere un ruolo anche gli studi e l'ambizione del singolo e/o le proposte di ardimentosi direttori artistici, ma mi limito a segnalare la stranezza del fenomeno.

Appunto, dici bene, ormai è una cosa di decenni, non un fatto nuovo. Persino i Berliner hanno aperto a vari "barocchisti". Forse, rimangono solo i Wiener, fedeli a una certa tradizione. O le orchestre americane, che però suonano pochissimo quel repertorio. A Francoforte e Colonia hanno imposto anche copie di strumenti originali, ma dipende dal direttore. Io musicalmente ci vedo solo cose positive, al netto dei risultati interpretativi. Eccone un altro :cat_lol:

Rameau

Les Boréades ∙ Suite from the Opera

Frankfurt Radio Symphony

Riccardo Minasi

 

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37 minuti fa, Ives dice:

Appunto, dici bene, ormai è una cosa di decenni, non un fatto nuovo. Persino i Berliner hanno aperto a vari "barocchisti". Forse, rimangono solo i Wiener, fedeli a una certa tradizione. O le orchestre americane, che però suonano pochissimo quel repertorio. A Francoforte e Colonia hanno imposto anche copie di strumenti originali, ma dipende dal direttore. Io musicalmente ci vedo solo cose positive, al netto dei risultati interpretativi.

 

Ottoni e percussioni d'epoca, per la precisione, pratica a volte seguita anche da direttori "mainstream". Fatto salvo il caso di strumenti non altrimenti sostituibili, io non la condividerei, per me mettere strumenti "storici" e moderni assieme è un po' come il proverbiale "mischiare mele con pere", però il risultato generale dell'esecuzione riportata è ottimo.

Comunque non è necessario un "barocchista" per ottenere questi risultati, basta un bravo direttore ben aggiornato; l'ultimo Abbado, per esempio, aveva diretto alcune esecuzioni "barocche" molto interessanti:

(In merito a quello che stavo dicendo prima sugli strumenti non altrimenti sostituibili, gli unici strumenti "storici" in queste due esecuzioni sono il clavicembalo ed il violino piccolo.)

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36 minuti fa, superburp dice:

A Snorlax. Non so se è la versione originale (che ascolto per la prima volta) o Tintner, ma mi sto annoiando.

Snorlax, che ne pensi di questa esecuzione/versione?

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Per conto mio credo non solo sia la migliore esecuzione della urfassung della Terza, ma anche una delle migliori esecuzioni di questa sinfonia in assoluto. Una delle vette del ciclo tintneriano, qui come nella Quarta il direttore austriaco dimostra di saper gestire in maniera ineccepibile dei tempi che sulla carta parrebbero fin troppo ampi. Io personalemente lo trovo uno dei Bruckner più musicali che abbia sentito, di una naturalezza quasi abbacinante.

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Ralph Vaughan-Williams, A Sea Symphony, S. Armstrong, J. Carol Case, London Philharmonic Orchestra & Choir, Sir Adrian Boult

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Ho conosciuto A Sea Symphony proprio grazie a questa folgorante registrazione e ci sono tutt'ora ancora molto affezionato. Ed ha pure il beneplacito di Urvizzo! (cit.) :cat_lol:;)

...a @Madiel, @Ives, @superburp, @il viandante del sud, @Yeats, @Wittelsbach e a chi gradisce...

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9 ore fa, Ives dice:

Appunto, dici bene, ormai è una cosa di decenni, non un fatto nuovo. Persino i Berliner hanno aperto a vari "barocchisti". Forse, rimangono solo i Wiener, fedeli a una certa tradizione. O le orchestre americane, che però suonano pochissimo quel repertorio. A Francoforte e Colonia hanno imposto anche copie di strumenti originali, ma dipende dal direttore. Io musicalmente ci vedo solo cose positive, al netto dei risultati interpretativi.

 

 

Sì, certo, ci sono indubbi aspetti positivi. In alcuni casi poi il cambio di attività è stato indotto anche da problemi sanitari (Goebel e, credo, Manze) o da un sopraggiunto disamore per la carriera strumentale. Resta però che spesso ciò ha comportato la scomparsa dal panorama degli interpreti strumentali di grandi musicisti che avrebbero potuto offrire un contributo enorme per approfondire opere e compositori poco noti. In ciò, per esempio, trovo molto gravi le defezioni di Manze e di Minasi (grandissimo violinista), che fin quando si sono dedicati al violino hanno dimostrato, oltre che una notevole bravura come interpreti, una curiosità e una sagacia straordinarie nel recuperare opere e autori sconosciuti ai più ma importanti per ricostruire, non solo sui libri ma nella pratica esecutiva, la storia della musica barocca.  Per dire, senza nulla togliere alle rispettive capacità direttoriali, preferisco un Manze che si dedica a Pandolfi Mealli e a Uccellini piuttosto che a Vaughan Williams ed Elgar o un Minasi che si dedica ad Albicastro e Veracini piuttosto che ad Haydn e Mozart.

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