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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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31 minuti fa, Wittelsbach dice:

Ahahaha!

Intanto

janacek-the-makropulos-case-lachian-danc

Finora, questa mi sembra l'opera col ritmo teatrale più indovinato.

E direi, non succede niente, o molto poco, va bene con l'inedia psicologica janacekiana :cat_lol: Tra l'altro, è anche la sua unica opera che ho in discoteca. Dovrò rimediarne qualche altra, magari la Kabanova, che non ho mai ascoltato (la trama mi pare tremenda e tutti quei sensi di colpa non mi hanno mai invogliato :closedeyes:)

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1 minuto fa, Madiel dice:

E direi, non succede niente, o molto poco, va bene con l'inedia psicologica janacekiana :cat_lol: Tra l'altro, è anche la sua unica opera che ho in discoteca. Dovrò rimediarne qualche altra, magari la Kabanova, che non ho mai ascoltato (la trama mi pare tremenda e tutti quei sensi di colpa non mi hanno mai invogliato :closedeyes:)

Tanto a posto quei personaggi non stavano...

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Tanto a posto quei personaggi non stavano...

Sono torturati da qualche rovello interiore che li porta ad auto-distruggersi o ad infliggersi qualche punizione. Per me hanno sempre qualcosa di altamente melodrammatico, di sopra le righe, che li rende un po' incredibili. In genere, comunque, nelle opere di Janacek più del contenuto o della orchestrazione mi attira poco il canto, la lingua impiegata mi pare poco musicale e le sue inflessioni popolari mi annoiano. Faccio sempre una certa fatica a seguirlo e a tenere desta la mia attenzione.

A proposito dello Chénier, quale edizione ? :D

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Le scoperte, a volte, sono casuali. Le leggevo ieri sera un racconto di Puskin (La tormenta, da "I racconti del povero Belkin", del 1830) e vi si narra, fra l'altro, delle feste della popolazione per il rientro in patria dei soldati che erano stati all'estero per le guerre napoleoniche e del fatto che per l'occasione si cantavano le canzoni dei vinti, tra le quali "le arie della Gioconda". Ovviamente, per questioni cronologiche, il riferimento non poteva essere all'opera di Ponchielli (1876). L'opportuna nota segnala invece che si trattava della Joconde, opera-comique di Nicolò Isouard (1775-1818) risalente al 1814. Un carneade, dunque, che però colma una casella, finora vuota, nella geografia dei compositori europei: Malta. Perché, sebbene ad Isouard sia comunemente attribuita la nazionalità francese, egli era maltese, per giunta di famiglia che inizialmente ostacolò il suo interesse per la musica con l'idea che egli dovesse proseguire l'attività commerciale del padre. E a Malta, prima del definitivo trasferimento a Parigi,  si svolse buona parte della sua formazione e della sua carriera di musicista. E, malgrado la scarsa notorietà attuale, dalla sua biografia emerge che egli ebbe un ruolo di un certo rilievo nella vita musicale di Parigi nel primo ventennio dell'800.

Quest'ouverture non sembra niente di che e di Joconde su youtube si rinviene in più soltanto una gracchiante registrazione dei primissimi del 900. Ci sono invece parecchi pezzi di Cendrillon (evidentemente l'opera più nota, o forse l'unica ben rispolverata oggi) e mi riservo di ascoltare qualcosa. Mi sembra però interessante che nel 1830 Puskin, in Russia, parlasse delle arie di Joconde come di pezzi popolari al punto da divenire parte importante della colonna sonora di festeggiamenti pubblici.

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16 ore fa, Madiel dice:

A proposito dello Chénier, quale edizione ? :D

😄

Conosco solo questa e la trovo buona, soprattutto per la direzione di Levine:

Giordano: Andrea Chénier - The Sony Opera House

Concordo sulla impossibilità di valutare insieme due opere diversissime e due autori che nulla hanno da spartire. Janacek nel teatro per me è una lastra di ghisa, impenetrabile soprattutto per la lingua. Ha maggiore sostanza musicale, ma meno teatro di Giordano, che però è "sempliciotto" nella musica e abominevole nel libretto.

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43 minuti fa, Ives dice:

😄

Conosco solo questa e la trovo buona, soprattutto per la direzione di Levine:

Giordano: Andrea Chénier - The Sony Opera House

Concordo sulla impossibilità di valutare insieme due opere diversissime e due autori che nulla hanno da spartire. Janacek nel teatro per me è una lastra di ghisa, impenetrabile soprattutto per la lingua. Ha maggiore sostanza musicale, ma meno teatro di Giordano, che però è "sempliciotto" nella musica e abominevole nel libretto.

Ho capito, mi state spaventando ! :cat_lol: Mediterò se sarà il caso di fare il grande passo :cat_lol:

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17 ore fa, Madiel dice:

Sono torturati da qualche rovello interiore che li porta ad auto-distruggersi o ad infliggersi qualche punizione. Per me hanno sempre qualcosa di altamente melodrammatico, di sopra le righe, che li rende un po' incredibili. In genere, comunque, nelle opere di Janacek più del contenuto o della orchestrazione mi attira poco il canto, la lingua impiegata mi pare poco musicale e le sue inflessioni popolari mi annoiano. Faccio sempre una certa fatica a seguirlo e a tenere desta la mia attenzione.

A proposito dello Chénier, quale edizione ? :D

E' roba ostica... Sinceramente però ho un terrore per l'ultima opera che mi manca, Kata Kabanova.

Lo Chenier se vuoi si trova in tante belle edizioni. Pensa che una delle ultime che ho sentito e che ritengo migliori è la radiofonica del giovane Sawallisch degli anni Cinquanta, disponibile su etichette come Walhall. Da un punto di vista orchestrale quest'ultima la trovo eccezionale, e la consiglio a chiunque volesse "mutare parere" su quest'opera. Il problema è che è in tedesco, su traduzione ritmica.
Se vuoi qualcosa di più equilibrato, suggerirerei Gavazzeni-Decca, Santini-Emi Warner (più per il cast che per l'orchestra però), Levine-SonyRca. Se vuoi sentire qualcosa di antico, la storica edizione con Gigli. Ma le tre che ho indicato costituiscono il compromesso ideale tra qualità audio e bontà esecutiva e interpretativa secondo me. Più quel Sawallisch outsider di grandissimo fascino.

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1 ora fa, Ives dice:

😄

Conosco solo questa e la trovo buona, soprattutto per la direzione di Levine:

Giordano: Andrea Chénier - The Sony Opera House

Concordo sulla impossibilità di valutare insieme due opere diversissime e due autori che nulla hanno da spartire. Janacek nel teatro per me è una lastra di ghisa, impenetrabile soprattutto per la lingua. Ha maggiore sostanza musicale, ma meno teatro di Giordano, che però è "sempliciotto" nella musica e abominevole nel libretto.

Trovo invero che il libretto dello Chenier sia tra i più sobri di Illica, che ha ben altri crimini librettistici sulla sua fedina... :)

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17 minuti fa, Wittelsbach dice:

E' roba ostica... Sinceramente però ho un terrore per l'ultima opera che mi manca, Kata Kabanova.

Lo Chenier se vuoi si trova in tante belle edizioni. Pensa che una delle ultime che ho sentito e che ritengo migliori è la radiofonica del giovane Sawallisch degli anni Cinquanta, disponibile su etichette come Walhall. Da un punto di vista orchestrale quest'ultima la trovo eccezionale, e la consiglio a chiunque volesse "mutare parere" su quest'opera. Il problema è che è in tedesco, su traduzione ritmica.
Se vuoi qualcosa di più equilibrato, suggerirerei Gavazzeni-Decca, Santini-Emi Warner (più per il cast che per l'orchestra però), Levine-SonyRca. Se vuoi sentire qualcosa di antico, la storica edizione con Gigli. Ma le tre che ho indicato costituiscono il compromesso ideale tra qualità audio e bontà esecutiva e interpretativa secondo me. Più quel Sawallisch outsider di grandissimo fascino.

Quella di Levine mi incuriosisce, anche per un prezzo decente. Ascolterò... 

Vedo che c'è anche Bocelli ! :rofl::rofl:

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12 minuti fa, Madiel dice:

Quella di Levine mi incuriosisce, anche per un prezzo decente. Ascolterò... 

Vedo che c'è anche Bocelli ! :rofl::rofl:

Mi hai ricordato che la devo sentire. AHaha non c'è opera che possa essergli più inadatta.

C'è anche questa:

R-9566644-1482922940-3481.jpeg.jpg

Edizione perdibilissima, che però un pregio notevole: il coro della Verdi istruito da Bruno Gandolfi, che ha fatto un mezzo miracolo.

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Bruckner: Os Justi
Tenebrae / Nigel Short

scritto in osservanza ai “precetti” del movimento ceciliano, come scrive bruckner in una lettera a ignaz traumihler. senza diesis e bemolle, senza accordi di settima, senza accordi 6/4, senza combinazioni di quattro o cinque note allo stesso tempo. in modo lidio, il graduale termina con un alleluia in canto piano. 

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2 ore fa, Yeats dice:

Bruckner: Os Justi
Tenebrae / Nigel Short

scritto in osservanza ai “precetti” del movimento ceciliano, come scrive bruckner in una lettera a ignaz traumihler. senza diesis e bemolle, senza accordi di settima, senza accordi 6/4, senza combinazioni di quattro o cinque note allo stesso tempo. in modo lidio, il graduale termina con un alleluia in canto piano. 

Col senno di poi, possiamo dire che rispetto ai modelli che si erano imposti i Ceciliani risultano un po'... ingessati.

Avessero ascoltato, ad esempio, questo Mottetto di Giovanni Gabrieli, "Timor et tremor", cos'avrebbero detto dei cromatismi (e talora, a fini espressivi, "madrigalistici", si usavano anche le "false relazioni"!)?

Poi certo, non possiamo pretendere da una Musicologia ancora ai suoi primordi una così approfondita conoscenza dei repertori del passato... Però, col senno di poi, un po' da storcere il naso viene :o :o .

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2 ore fa, Pollini dice:

Col senno di poi, possiamo dire che rispetto ai modelli che si erano imposti i Ceciliani risultano un po'... ingessati.

Avessero ascoltato, ad esempio, questo Mottetto di Giovanni Gabrieli, "Timor et tremor", cos'avrebbero detto dei cromatismi (e talora, a fini espressivi, "madrigalistici", si usavano anche le "false relazioni"!)?

Poi certo, non possiamo pretendere da una Musicologia ancora ai suoi primordi una così approfondita conoscenza dei repertori del passato... Però, col senno di poi, un po' da storcere il naso viene :o :o .

per me la questione non è tonalità vs cromatismo. i cromatismi dei gabrieli e poi di monteverdi servono a liberare le loro opere vocali da quel sapore “chiesastico” che suonava primitivo già alla colta aristocrazia tardomedievale (la stessa cosa che accade ad es. in pittura all’icona bizantina). così anche i ceciliani, storicamente e artisticamente irrilevanti, hanno cionondimeno qualcosa di serio da dire al loro tempo : che il cromatismo non può avere funzione strutturale , come accadeva da liszt in poi. il suggerimento fu accolto dal bruckner corale (peraltro non un ceciliano), immagino per motivi legati alle sue convinzioni religiose. questo si nota molto bene nella messa in mi minore , una composizione sostanzialmente priva di cromatismi eccetto che nel benedictus, dove è usato un modo molto palese e molto espressivo dalla prima battuta ( il dialogo fra corno solista e voci femminili ), con un effetto quasi di “pausa” dal clima generale della messa. il musicologo crawofrd howie , autore di una importante biografia bruckneriana, proprio a proposito della messa in mi minore opera una differenza secondo me fondamentale fra impiego di: 1) coloritura cromatica ; 2) scala cromatica. i ceciliani stessi dal '900 in poi usano abbellimenti cromatici. 

il mottetto di g. gabrieli che hai postato è magnifico. 🙂

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On 4/12/2021 at 13:55, Wittelsbach dice:

Mi hai ricordato che la devo sentire. AHaha non c'è opera che possa essergli più inadatta.

Ieri ho ascoltato l'atto finale nell'edizione Santini: tutto sommato mi è piaciuto! Vero, ci sono delle pagine altamente melodrammatiche un po' lontane dal mio gusto, ma non terribili come mi sarei aspettato. Come diceva Ives, il buon Giordano aveva un fine senso del teatro e la sua musica faceva da buon commento all'azione. L'atto fila spedito fino alla terribile conclusione. Importantissima la dizione, notavo che nell'edizione Levine l'italiano è piuttosto pesante in alcuni cantanti, cassata a prescindere nonostante i suoi pregi :closedeyes:

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Leggo qui su che si parla di armonia... 

Riflettevo stasera sull'uso della dissonanza che fa Ives... non parlo degli intricati capolavori più sfacciatamente sperimentali, ma di questi pezzi "piccoli" (piccoli solo tra virgolette), superficialmente atmosferici, costruiti su una solida base tonale e, in questo caso, pure con un bel taglio melodico. Anche in questi casi trovi sempre quei leggeri stridori, quei fugaci smottamenti, come se l'atmosfera si rabbuiasse per qualche istante in maniera sinistra; l'armonia come una lente, basta inclinarla leggermente per avere una distorsione, una sfocatura, in definitiva un punto di vista differente. Non mi viene in testa nessuno prima di lui che abbia emancipato la dissonanza in questa maniera, mi sembra una ricerca assolutamente originale rispetto alle strade battute in Europa. E non c'è nessuno in Europa che mi suscita sensazioni così tanto contrastanti all'interno di uno stesso pezzo, che mi verrebbe da dire che Debussy, Berg o Scriabin suonano "rassicuranti" (nel senso che sai che sensazioni aspettarti da loro).

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16 ore fa, Madiel dice:

Ieri ho ascoltato l'atto finale nell'edizione Santini: tutto sommato mi è piaciuto! Vero, ci sono delle pagine altamente melodrammatiche un po' lontane dal mio gusto, ma non terribili come mi sarei aspettato. Come diceva Ives, il buon Giordano aveva un fine senso del teatro e la sua musica faceva da buon commento all'azione. L'atto fila spedito fino alla terribile conclusione. Importantissima la dizione, notavo che nell'edizione Levine l'italiano è piuttosto pesante in alcuni cantanti, cassata a prescindere nonostante i suoi pregi :closedeyes:

Io sinceramente amo la grande scena del processo al penultimo atto!

13 ore fa, Majaniello dice:

Leggo qui su che si parla di armonia... 

Riflettevo stasera sull'uso della dissonanza che fa Ives... non parlo degli intricati capolavori più sfacciatamente sperimentali, ma di questi pezzi "piccoli" (piccoli solo tra virgolette), superficialmente atmosferici, costruiti su una solida base tonale e, in questo caso, pure con un bel taglio melodico. Anche in questi casi trovi sempre quei leggeri stridori, quei fugaci smottamenti, come se l'atmosfera si rabbuiasse per qualche istante in maniera sinistra; l'armonia come una lente, basta inclinarla leggermente per avere una distorsione, una sfocatura, in definitiva un punto di vista differente. Non mi viene in testa nessuno prima di lui che abbia emancipato la dissonanza in questa maniera, mi sembra una ricerca assolutamente originale rispetto alle strade battute in Europa. E non c'è nessuno in Europa che mi suscita sensazioni così tanto contrastanti all'interno di uno stesso pezzo, che mi verrebbe da dire che Debussy, Berg o Scriabin suonano "rassicuranti" (nel senso che sai che sensazioni aspettarti da loro).

Un altro così è il sempre troppo poco citato Edgar Varèse.

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Io sinceramente amo la grande scena del processo al penultimo atto!

Non ci sono ancora arrivato! Piuttosto, neanche quel poco del libretto che conosco sembra così terribile. Il Chénier ha probabilmente i limiti e i pregi della scuola italiana del suo tempo, tenendo anche conto del fatto che Giordano era un calibro medio come compositore.

1 ora fa, Wittelsbach dice:

Un altro così è il sempre troppo poco citato Edgar Varèse.

Ormai penso di essere l'unico in forum ad ascoltarlo, lo cito praticamente solo io :doh:

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1 ora fa, giobar dice:

Arcangelo CORELLI
Sonate da chiesa a tre op. 1

Rémy Baudet e Sayun Yamagata, violini
Albert Bruggen, violoncello
Mike Fentross, tiorba
Pieter-Jan Belder, organo

Ho tutto il cofanetto. Mi devo buttare e sentirmelo, maledizione!

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4 ore fa, giobar dice:

Arcangelo CORELLI
Sonate da chiesa a tre op. 1

Rémy Baudet e Sayun Yamagata, violini
Albert Bruggen, violoncello
Mike Fentross, tiorba
Pieter-Jan Belder, organo

 

2 ore fa, Wittelsbach dice:

Ho tutto il cofanetto. Mi devo buttare e sentirmelo, maledizione!

Non l'ho ascoltato per intero neanche io. Ma, avendolo ripreso in mano dopo pareccho tempo, non mi sento più di condividere il giudizio di soporifera pallosità che a suo tempo diede @kraus , al quale mi accodai dopo qualche ascolto frettoloso. Intendiamoci, siamo mille miglia lontani dal ba-rock e dalle tarantolate esecuzioni in stile Pluhar & c., ma, nonostante il tono prevalentemente meditativo e quieto (che peraltro ben si accorda almeno con le numerose sonate "da chiesa"), le interpretazioni si distinguono per la raffinata elaborazione strumentale e per l'impegno dei bravi strumentisti. E, cosa non da poco, il box consente di avere disponibile l'intera produzione di Corelli, autore grandissimo ma servito assai male dalla discografia soprattutto per quanto concerne la musica da camera, che costituisce la gran parte della sua opera.

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18 ore fa, Madiel dice:

Ormai penso di essere l'unico in forum ad ascoltarlo, lo cito praticamente solo io :doh:

Sono tanti gli autori celebrati nel mondo reale (Varese poi è strafamoso e strainciso) che in forum tirano poco. Diciamo che siamo un campione poco attendibile (ora che siamo pochi ancora meno, certi gusti non sono neanche più rappresentati). 

°°°

R-8867072-1470414781-5479.jpeg.jpg

 

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17 ore fa, giobar dice:

 

Non l'ho ascoltato per intero neanche io. Ma, avendolo ripreso in mano dopo pareccho tempo, non mi sento più di condividere il giudizio di soporifera pallosità che a suo tempo diede @kraus , al quale mi accodai dopo qualche ascolto frettoloso. Intendiamoci, siamo mille miglia lontani dal ba-rock e dalle tarantolate esecuzioni in stile Pluhar & c., ma, nonostante il tono prevalentemente meditativo e quieto (che peraltro ben si accorda almeno con le numerose sonate "da chiesa"), le interpretazioni si distinguono per la raffinata elaborazione strumentale e per l'impegno dei bravi strumentisti. E, cosa non da poco, il box consente di avere disponibile l'intera produzione di Corelli, autore grandissimo ma servito assai male dalla discografia soprattutto per quanto concerne la musica da camera, che costituisce la gran parte della sua opera.

No, ma io intendo dire proprio le musiche! Conosco solo qualche Concerto grosso e quasi niente altro... Poi quei giudizi chiaramente li ho sentiti! 😇

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