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Madiel
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Elgar: Sea Pictures / The Music Makers

Le Sea Pictures da questo CD anni '80 della Chandos. Le trovo anzi cartoline musicali deliziose, soprattutto se cantate con incomparabile delicatezza e maestria da Linda Finnie. Buona alternativa al classico Baker/Barbirolli. @Snorlax in controdedica (bellissima anche la versione di Herreweghe della messa stravinskyana).

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Sorabji: Toccata seconda (1933/1934) - V. Ostinato

A. Sanchez-Aguilera, pianoforte

La première fu l'ultima volta in cui l'autore suonò in pubblico un suo pezzo. Eseguita a Glasgow nel 1936 sotto il patronato di una associazione locale. Il concerto durò circa tre ore e si concluse alle 23:30 in una sala quasi vuota (pare ci fossero solo una ventina di persone, per lo più amici del compositore con i loro parenti). Il pubblico era accorso numeroso grazie alla pubblicità derivata dallo scandalo dell'Opus clavicembalisticum, ma, sopraffatto dalla noia, se n'era andato ben presto :doh: La Toccata rimase inedita e pubblicata solo nel 2004, la seconda esecuzione fu ancora più tarda.

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musica immediata e tonalissima, scritta benissimo, e stupenda soprattutto... ormai quando penso ad un'idea di "romanticismo" (alla mia idea di romanticismo s'intende) penso a musica del genere, alla sesta di Beethoven, a Respighi, a Holst, ad un affetto luminoso, naturalistico... cos'ha questa musica in meno di una sinfonia di Dvorak da meritare il totale oblio? 

American composer Henry Cowell created 20 complete symphonies (and a number 21 unfinished but in sketch form) yet only a few have been recorded. Several have never even been performed. However, since Cowell is considered by many to be a premiere American composer who has explored multiple musical modes from traditional tonality through the avant garde, it seems that his full symphony oeuvre should be explored more fully. His recorded symphonies (2, 4, 5, 7, 10, 11, 15 and 16) contain slightly over 1/3 of his symphony output; there do also exist several concert performances of lesser-known symphonies which were recorded in aircheck but never commercially issued. This Symphony No. 9 is one of them.

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4 ore fa, Yeats dice:

Bruckner - Messa No. 2 in Mi Minore
South West German Radio Vocal Ensemble / South West German Radio Symphony Orchestra / Marcus Creed 
 

@Madiel 

Ehhhh, che pezzo impegnativo! :D Al momento sono con le geniali bazzecole jazzistiche di Schulhoff, che ti dedico

Schulhoff: Partita per pianoforte (dedicata in parti uguali a Casella e a Bliss! :o )

Sherri Jones, pianoforte

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Musica per tastiera di questo signore, che nella sua epoca era tutt'altro che uno sconosciuto (anzi era considerato uno dei migliori). Se il lambiccato Frescobaldi vi incute soggezione non temete, lo stile di Salvatore è dritto ed esuberante come da scuola napoletana (Majone e Trabaci i riferimenti più immediati), più immediato ma non meno polifonicamente ricco - i fugati si sprecano - e talvolta pure piuttosto coraggioso nei suoi testacoda armonici. Il tocco di Bonizzoni sembra così adattarsi meglio a questa scrittura croccante e quadrata che non ai lazzi vertiginosi del ferrarese. 

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14 ore fa, Madiel dice:

Ehhhh, che pezzo impegnativo! :D Al momento sono con le geniali bazzecole jazzistiche di Schulhoff, che ti dedico

Schulhoff: Partita per pianoforte (dedicata in parti uguali a Casella e a Bliss! :o )

Sherri Jones, pianoforte

la musica di bruckner per me è difficile per diversi motivi, la polifonia ma anche un certa prolissità, che bisogna superare per gustare i frutti più alti di questo genio austriaco. paradossalmente questa messa è ancora più impegnativa all’ascolto proprio perché non ha nulla di prolisso. nell’ottocento (e anche in bruckner) è frequente l’uso di note “di passaggio”, con mera funzione armonica o timbrica. tuttavia qui ogni nota ha una concatenazione melodica e contrappuntale talmente serrata che non permette distrazioni. è "pura musica di intervalli” , come disse stravinsky della grande fuga di beethoven.

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Su consiglio di @giobar :

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è interessante perchè siamo ormai nell'ultimo scorcio di XVIII secolo, e quindi in pieno classicismo, Hasse era ultra ottantenne quando scrisse questa messa! C'è la mano esperta del grande artigiano, che di certo ha abbracciato il "nuovo stile", ma che tradisce qui e là la forma mentis tardobarocca. Questo cortocircuito, nell'ambito della sacra, è tutt'altro che un limite, piuttosto il nostro sembra attingere liberamente alle varie risorse espressive come più gli aggrada. I numeri di contrappunto severo sono limitati e forse inseriti un po' di forza, come accadeva anche in Mozart del resto, eppure sono sempre condotti con una certa maestria. Insomma, un gran bel sentire.

E ora un ascolto questo giapponese:

 

mi aspettavo degli orientalismi ma.... c'è uno che nei commenti scrive: He really likes Dutilleux. Mica bugia :D 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Su consiglio di @giobar :

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è interessante perchè siamo ormai nell'ultimo scorcio di XVIII secolo, e quindi in pieno classicismo, Hasse era ultra ottantenne quando scrisse questa messa! C'è la mano esperta del grande artigiano, che di certo ha abbracciato il "nuovo stile", ma che tradisce qui e là la forma mentis tardobarocca. Questo cortocircuito, nell'ambito della sacra, è tutt'altro che un limite, piuttosto il nostro sembra attingere liberamente alle varie risorse espressive come più gli aggrada. I numeri di contrappunto severo sono limitati e forse inseriti un po' di forza, come accadeva anche in Mozart del resto, eppure sono sempre condotti con una certa maestria. Insomma, un gran bel sentire.

 

Postai l'ascolto dello stesso disco nel marzo scorso con questo commento, che in qualche modo si lega al tuo:

"Ultima" perché è proprio l'ultima opera composta da Hasse nel 1783, ritiratosi a Venezia ormai 84enne e prossimo alla morte (avvenuta nello stesso anno). Un'opera imponente di oltre un'ora, con la struttura canonica arricchita da un mottetto (significativamente intitolato "Ad te levavi animam meam") fra il Credo e il Sanctus, in cui Hasse prende quasi le distanze dalla sua carriera di operista per rifugiarsi nella riflessione e nell'invocazione che in molti momenti si fanno drammatiche e appassionate. Non è un requiem ma c'è, assai presente, il confronto dell'autore col mistero della morte e dell'aldilà. Straordinaria anche per la dimostrazione di impegno e di lucidità da parte di un uomo di età così avanzata. Impressionante.

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4 ore fa, Yeats dice:

la musica di bruckner per me è difficile per diversi motivi, la polifonia ma anche un certa prolissità, che bisogna superare per gustare i frutti più alti di questo genio austriaco. paradossalmente questa messa è ancora più impegnativa all’ascolto proprio perché non ha nulla di prolisso. nell’ottocento (e anche in bruckner) è frequente l’uso di note “di passaggio”, con mera funzione armonica o timbrica. tuttavia qui ogni nota ha una concatenazione melodica e contrappuntale talmente serrata che non permette distrazioni. è "pura musica di intervalli” , come disse stravinsky della grande fuga di beethoven.

La musica di Bruckner è una scalata al monte: il premio non è l'arrivo, ma il viaggio!

------

Tornando su Scelsi, leggendo qua e là "Il sogno 101" scopro che la sua crisi del 1948 fu causata anche da gravi problemi fisici che lo costrinsero ad allontanarsi dalla musica. La somministrazione di una cura sbagliata gli provocò un grave problema agli occhi, al limite della cecità. Riuscì a uscirne, ma la vista rimase poi sempre piuttosto debole. Gli anni di lontananza dalla musica gli fecero ripensare radicalmente la posizione dell'artista. La perdita della vista gli fece aprire l'occhio interiore. Non più solo creatore, un "io" staccato dal resto, ma tramite di altre realtà extra-sensibili. Come uno sciamano ha la delle illuminazioni interiori che, in qualche modo, comunica al mondo esterno. Questo spiega, tra l'altro, il suo successivo modu operandi: aveva come dei raptus creativi e metteva sulla carta le idee appena gli balenavano nella mente, le raggruppava in un brogliaccio che dava al suo "segretario" Tosatti con le indicazioni di come procedere. Costui le trascriveva in una partitura, che poi Scelsi ritoccava o correggeva. Un tale metodo di scrittura ha quasi dell'incredibile, perché da una parte nasce dall'arbitrio e dall'aleatorietà, mentre il risultato finale è rigorosamente pensato, voluto e concluso dall'autore. C'è solo in apparenza una dicotomia tra volontà e creazione. Le caratteristiche musicali dei pezzi di Scelsi sono così evidenti e forti, per esempio nella loro staticità (i suoi lavori hanno un "tempo interiore" lento o molto lento molto simile a certi processi mentali della meditazione) e nell'originalità timbrica unica nel panorama del XX secolo, che le critiche di Tosatti, secondo cui la musica di Scelsi "è niente", sono del tutto infondate. Un esempio ne è il presente Okanagon, una vera e propria marcia funebre scritta per tam tam, contrabbasso e arpa: grande suggestione nell'impasto timbrico (nessuno dei tre solisti è impiegato in modo accademico e per lo più producono sonorità nuove), accompagnata da una apparente staticità (in realtà il pezzo procede in avanti, anche se lo fa per ripetizioni asimmetriche ritmiche e giustapposizioni, si crea una polifonia nuova). Il risultato è così personale che non c'è alcun lavoro, coevo o precedente, a cui posso paragonarlo.

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2 ore fa, Madiel dice:

La musica di Bruckner è una scalata al monte: il premio non è l'arrivo, ma il viaggio!

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Tornando su Scelsi, leggendo qua e là "Il sogno 101" scopro che la sua crisi del 1948 fu causata anche da gravi problemi fisici che lo costrinsero ad allontanarsi dalla musica. La somministrazione di una cura sbagliata gli provocò un grave problema agli occhi, al limite della cecità. Riuscì a uscirne, ma la vista rimase poi sempre piuttosto debole. Gli anni di lontananza dalla musica gli fecero ripensare radicalmente la posizione dell'artista. La perdita della vista gli fece aprire l'occhio interiore. Non più solo creatore, un "io" staccato dal resto, ma tramite di altre realtà extra-sensibili. Come uno sciamano ha la delle illuminazioni interiori che, in qualche modo, comunica al mondo esterno. Questo spiega, tra l'altro, il suo successivo modu operandi: aveva come dei raptus creativi e metteva sulla carta le idee appena gli balenavano nella mente, le raggruppava in un brogliaccio che dava al suo "segretario" Tosatti con le indicazioni di come procedere. Costui le trascriveva in una partitura, che poi Scelsi ritoccava o correggeva. Un tale metodo di scrittura ha quasi dell'incredibile, perché da una parte nasce dall'arbitrio e dall'aleatorietà, mentre il risultato finale è rigorosamente pensato, voluto e concluso dall'autore. C'è solo in apparenza una dicotomia tra volontà e creazione. Le caratteristiche musicali dei pezzi di Scelsi sono così evidenti e forti, per esempio nella loro staticità (i suoi lavori hanno un "tempo interiore" lento o molto lento molto simile a certi processi mentali della meditazione) e nell'originalità timbrica unica nel panorama del XX secolo, che le critiche di Tosatti, secondo cui la musica di Scelsi "è niente", sono del tutto infondate. Un esempio ne è il presente Okanagon, una vera e propria marcia funebre scritta per tam tam, contrabbasso e arpa: grande suggestione nell'impasto timbrico (nessuno dei tre solisti è impiegato in modo accademico e per lo più producono sonorità nuove), accompagnata da una apparente staticità (in realtà il pezzo procede in avanti, anche se lo fa per ripetizioni asimmetriche ritmiche e giustapposizioni, si crea una polifonia nuova). Il risultato è così personale che non c'è alcun lavoro, coevo o precedente, a cui posso paragonarlo.

Alla faccia, detto proprio da lui che ne era, in un certo modo, il collaboratore più stretto al limite del co-autore

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7 ore fa, glenngould dice:

Alla faccia, detto proprio da lui che ne era, in un certo modo, il collaboratore più stretto al limite del co-autore

Tosatti era un compositore neoclassico minore contrario alle avanguardie, in sostanza il suo discorso voleva ridicolizzare chi pensa di trovare significati dove, secondo lui, non c'erano. Purtroppo per Tosatti, le opere della maturità di Scelsi hanno delle caratteristiche in comune con lo stile giovanile e hanno dei significati filosofici ed estetici ben precisi - che lo stesso autore ha spiegato nei suoi scritti. Oltre alla bellezza intrinseca della musica, che è innegabile. Ci sono, cioè, dei contenuti che restano al di là delle chiacchiere estetiche. Interessante notare come Scelsi suscitasse antipatia anche in colleghi famosi come Berio e Boulez (noto: autori che avevano la necessità maniacale di controllare il loro materiale). Forse per semplice invidia: sul più bello quando si pensa di aver monopolizzato una fetta di musica contemporanea, salta fuori un anziano signore che scriveva musica modernissima da decenni e senza alcuna affiliazione a questa o quella scuola, senza fare proseliti, spiazzando tutti e ridicolizzando certi soloni dell'accademia con la sua umiltà. Comprensibile una certa ostilità :cat_lol: 

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On 21/11/2021 at 17:20, Madiel dice:

La musica di Bruckner è una scalata al monte: il premio non è l'arrivo, ma il viaggio!

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Tornando su Scelsi, leggendo qua e là "Il sogno 101" scopro che la sua crisi del 1948 fu causata anche da gravi problemi fisici che lo costrinsero ad allontanarsi dalla musica. La somministrazione di una cura sbagliata gli provocò un grave problema agli occhi, al limite della cecità. Riuscì a uscirne, ma la vista rimase poi sempre piuttosto debole. Gli anni di lontananza dalla musica gli fecero ripensare radicalmente la posizione dell'artista. La perdita della vista gli fece aprire l'occhio interiore. Non più solo creatore, un "io" staccato dal resto, ma tramite di altre realtà extra-sensibili. Come uno sciamano ha la delle illuminazioni interiori che, in qualche modo, comunica al mondo esterno. Questo spiega, tra l'altro, il suo successivo modu operandi: aveva come dei raptus creativi e metteva sulla carta le idee appena gli balenavano nella mente, le raggruppava in un brogliaccio che dava al suo "segretario" Tosatti con le indicazioni di come procedere. Costui le trascriveva in una partitura, che poi Scelsi ritoccava o correggeva. Un tale metodo di scrittura ha quasi dell'incredibile, perché da una parte nasce dall'arbitrio e dall'aleatorietà, mentre il risultato finale è rigorosamente pensato, voluto e concluso dall'autore. C'è solo in apparenza una dicotomia tra volontà e creazione. Le caratteristiche musicali dei pezzi di Scelsi sono così evidenti e forti, per esempio nella loro staticità (i suoi lavori hanno un "tempo interiore" lento o molto lento molto simile a certi processi mentali della meditazione) e nell'originalità timbrica unica nel panorama del XX secolo, che le critiche di Tosatti, secondo cui la musica di Scelsi "è niente", sono del tutto infondate. Un esempio ne è il presente Okanagon, una vera e propria marcia funebre scritta per tam tam, contrabbasso e arpa: grande suggestione nell'impasto timbrico (nessuno dei tre solisti è impiegato in modo accademico e per lo più producono sonorità nuove), accompagnata da una apparente staticità (in realtà il pezzo procede in avanti, anche se lo fa per ripetizioni asimmetriche ritmiche e giustapposizioni, si crea una polifonia nuova). Il risultato è così personale che non c'è alcun lavoro, coevo o precedente, a cui posso paragonarlo.

Questo mi piace! ma, appunto come suggerisce il sottotitolo, mi pare più qualcosa che ha a che fare col battito della terra... qualcosa di vicino al Sacre, a cui ovviamente si son tolte tutte le sovrastrutture culturali, note comprese. Rimane l'incedere pesante dei dinosauri (immagine di Bernstein), o l'incudine di un uomo delle caverne, strani rumori e versi, suoni di eventi meteorologici, insomma qualcosa di primitivo, musica di un mondo prima della civiltà. La cosa interessante è che io sto cercando elementi figurativi per spiegare quella che è una sensazione non figurativa, perchè la musica non ha niente di descrittivo in quel senso, anzi è possibile che come al solito cerchi di rappresentare qualcosa di molto personale, come a voler andare in un punto remoto del vissuto.

A tale proposito, tu insisti molto sul discorso "meditazione", anche con le immagini di monti tibetani e cose del genere, sarà che io associo la meditazione al rilassamento, o comunque ad uno stato di trance positiva, di connessione con una dimensione in armonia (sicuramente la mia è una visione occidentale, non ne so di queste cose eh, lo premetto)... dai pochi ascolti che ho fatto invece ricevo una sensazione di forte turbamento, io la trovo musica minacciosa, non in senso romantico (i romantici sono dei finti minacciosi), proprio per una certa neutralità, direi proprio "nudità" del materiale; mi pare la rappresentazione di uno che guardandosi dentro trova l'abisso, un qualche fantasma, o talvolta un'ossessione nascosta (penso all'acufene finale di Pfhat), e ha il coraggio di guardarla in faccia. Insomma una terza via alla gestione della propria interiorità, che non è nè quella neoclassica dell'organizzazione e del controllo nè quella romantico-espressionista della lotta o dell'abbandono, ma quella di una semplice contemplazione (di sè). Ti fermi perchè non puoi fare altro - e da questo consegue inevitabilmente un isolamento sociale. Mi rendo conto che siamo nell'ambito della soggettività, però volevo un po' capire quale connessione c'è, se c'è, tra una lettura della faccenda in senso religioso (terzo occhio, veggenza, e altri concetti riferibili al buddismo) e un'illuminazione di tipo psicologico, tra mondi superiori e mondi interiori.

E poi volevo sapere, visto che dici spesso che Scelsi è un unicum nella storia della musica, si possono trovare collegamenti con altre arti? ora parlo a livello di linguaggio... cioè, a me verrebbe in testa lui, ad esempio:

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7 minuti fa, Wittelsbach dice:

Ci riprovo, magari è la volta buona...

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Ci volevo riprovare anche io, perchè ho avuto in passato un momento espressionista che includeva, giusto per una minima contiguità, anche Janacek. Non saprei oggi l'effetto che mi fa. Di recente ho riascoltato qualcosa di non operistico e ho concluso che non mi interessa, ma il teatro è un'altra storia, se ne scriverai sarà una buona occasione per ripassare.

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8 ore fa, Majaniello dice:

Questo mi piace! ma, appunto come suggerisce il sottotitolo, mi pare più qualcosa che ha a che fare col battito della terra... qualcosa di vicino al Sacre, a cui ovviamente si son tolte tutte le sovrastrutture culturali, note comprese. Rimane l'incedere pesante dei dinosauri (immagine di Bernstein), o l'incudine di un uomo delle caverne, strani rumori e versi, suoni di eventi meteorologici, insomma qualcosa di primitivo, musica di un mondo prima della civiltà. La cosa interessante è che io sto cercando elementi figurativi per spiegare quella che è una sensazione non figurativa, perchè la musica non ha niente di descrittivo in quel senso, anzi è possibile che come al solito cerchi di rappresentare qualcosa di molto personale, come a voler andare in un punto remoto del vissuto.

Un modo come un altro di capire e di appropriarsi della musica. Io non ci vedo elementi descrittivi nella musica di Scelsi, per meglio dire ce li vedo raramente e non in questo pezzo in particolare, ma tutto può essere! A volte, però, è innegabile che la sua musica voglia comunicare altro, anche se in una forma astratta o subliminale.

8 ore fa, Majaniello dice:

A tale proposito, tu insisti molto sul discorso "meditazione", anche con le immagini di monti tibetani e cose del genere, sarà che io associo la meditazione al rilassamento, o comunque ad uno stato di trance positiva, di connessione con una dimensione in armonia (sicuramente la mia è una visione occidentale, non ne so di queste cose eh, lo premetto)...

In alcuni video di Wellesz le immagini riprendono alla lettera quanto descrive lo stesso Scelsi, per esempio è il caso di Hymnos e Pfath. Se ci pensi, i quadri di Roerich ambientati nelle vette himalayane o in Cina, se si tolgono persone e animali, sono per lo più quadri astratti. A volte il loro soggetto buddista si riconnette direttamente all'arte di quel credo religioso, ma mi pare che ne sono stati impiegati poco e nulla. Ci sono dei pezzi che andrebbero raffigurati con semplici campi di un solo colore.

Lo stato di meditazione, per quello che posso dire, si attua proprio con il rilassamento fisico-mentale e si entra in una specie di trance. Si vede il sé da fuori, ci si estranea da tutto. Per cui la tua descrizione è del tutto coerente. Si può entrare in stato meditativo anche senza mettersi a gambe incrociate e pronunciando "ooommmm" :cat_lol: Anzi, pare che spesso accada a nostra insaputa. Per esempio ascoltando musica... :cat_smile: 

8 ore fa, Majaniello dice:

dai pochi ascolti che ho fatto invece ricevo una sensazione di forte turbamento, io la trovo musica minacciosa, non in senso romantico (i romantici sono dei finti minacciosi), proprio per una certa neutralità, direi proprio "nudità" del materiale; mi pare la rappresentazione di uno che guardandosi dentro trova l'abisso, un qualche fantasma, o talvolta un'ossessione nascosta (penso all'acufene finale di Pfhat), e ha il coraggio di guardarla in faccia.

Può essere. Diciamo che è musica per lo più priva di mediazioni culturali, per cui se si è preparati si percepisce subito la sua essenza senza girarci attorno (per questo motivo, l'altra sera ho scritto che non ha "menate" intellettualoidi). Nella maggior parte della musica del XX secolo succede l'esatto contrario, c'è la sovrastruttura culturale che in un certo senso la imposta. Uno che aveva questo genere di illuminazioni era Ives, anche se partiva da presupposti del tutto diversi. Stranissima la definizione che dai della conclusione di Pfath! Quell'ostinato di ottavino, campanelli di vetro e arpe ha un carattere "buddista" (tibetiano), mi ricorda proprio il compimento dell'evento che descrive Scelsi: grosso modo, noi occidentali diremmo di aver visto Dio o che Dio si è palesato, un seguace delle dottrine orientali direbbe che ha raggiunto la pace interiore e l'illuminazione. In un certo senso, è una ingenua descrizione in musica di una qualcosa di extra-fisico, ma è resa musicalmente in modo geniale. Sorabji, un altro seguace delle dottrine tantriche e buddiste, raggiungeva l'estasi stordendosi di note, cioè perdendosi.

8 ore fa, Majaniello dice:

 

Insomma una terza via alla gestione della propria interiorità, che non è nè quella neoclassica dell'organizzazione e del controllo nè quella romantico-espressionista della lotta o dell'abbandono, ma quella di una semplice contemplazione (di sè). Ti fermi perchè non puoi fare altro - e da questo consegue inevitabilmente un isolamento sociale. 

In linea di massima sono d'accordo.

8 ore fa, Majaniello dice:

E poi volevo sapere, visto che dici spesso che Scelsi è un unicum nella storia della musica, si possono trovare collegamenti con altre arti? ora parlo a livello di linguaggio... cioè, a me verrebbe in testa lui, ad esempio:

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Scelsi era un compositore dell'essenzialità, una tela di Rothko potrebbe essere un suo corrispettivo in colori.

Se ci penso, la sua musica matura non ha alcun riferimento al tempo che vive. Il suo è un caso più unico che raro. Non ha alcuna attinenza con la dodecafonia (fuori Schoenberg), non si interessa di ricerche ritmiche (fuori Stravinsky), rifugge la costruzione (fuori i polifonisti e tutti coloro che "edificano", così aggira il problema del tempo), non è un formalista (fuori i neoclassici e tutti gli "ismi"), non gli interessa più di tanto l'armonia (comunque i suoni vivono di vita propria anche stando da soli), il suo mondo timbrico raramente ha una corrispondenza con quanto fatto in occidente. Nella sua sua fase matura, noto che cerca di ottenere costantemente delle sonorità nuove da strumenti tradizionali, quasi che questo aspetto sia preponderante nell'economia del pezzo che scrive. Anzi, sembra essenziale per capire la sua musica.

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6 minuti fa, Madiel dice:

Stranissima la definizione che dai della conclusione di Pfath! Quell'ostinato di ottavino, campanelli di vetro e arpe ha un carattere "buddista" (tibetiano), mi ricorda proprio il compimento dell'evento che descrive Scelsi: grosso modo, noi occidentali diremmo di aver visto Dio

Puoi immaginare allora che considerazione ho di dio :cat_lol:

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