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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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2 ore fa, Yeats dice:

Bruckner: Os Justi
Tenebrae / Nigel Short

scritto in osservanza ai “precetti” del movimento ceciliano, come scrive bruckner in una lettera a ignaz traumihler. senza diesis e bemolle, senza accordi di settima, senza accordi 6/4, senza combinazioni di quattro o cinque note allo stesso tempo. in modo lidio, il graduale termina con un alleluia in canto piano. 

Col senno di poi, possiamo dire che rispetto ai modelli che si erano imposti i Ceciliani risultano un po'... ingessati.

Avessero ascoltato, ad esempio, questo Mottetto di Giovanni Gabrieli, "Timor et tremor", cos'avrebbero detto dei cromatismi (e talora, a fini espressivi, "madrigalistici", si usavano anche le "false relazioni"!)?

Poi certo, non possiamo pretendere da una Musicologia ancora ai suoi primordi una così approfondita conoscenza dei repertori del passato... Però, col senno di poi, un po' da storcere il naso viene :o :o .

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2 ore fa, Pollini dice:

Col senno di poi, possiamo dire che rispetto ai modelli che si erano imposti i Ceciliani risultano un po'... ingessati.

Avessero ascoltato, ad esempio, questo Mottetto di Giovanni Gabrieli, "Timor et tremor", cos'avrebbero detto dei cromatismi (e talora, a fini espressivi, "madrigalistici", si usavano anche le "false relazioni"!)?

Poi certo, non possiamo pretendere da una Musicologia ancora ai suoi primordi una così approfondita conoscenza dei repertori del passato... Però, col senno di poi, un po' da storcere il naso viene :o :o .

per me la questione non è tonalità vs cromatismo. i cromatismi dei gabrieli e poi di monteverdi servono a liberare le loro opere vocali da quel sapore “chiesastico” che suonava primitivo già alla colta aristocrazia tardomedievale (la stessa cosa che accade ad es. in pittura all’icona bizantina). così anche i ceciliani, storicamente e artisticamente irrilevanti, hanno cionondimeno qualcosa di serio da dire al loro tempo : che il cromatismo non può avere funzione strutturale , come accadeva da liszt in poi. il suggerimento fu accolto dal bruckner corale (peraltro non un ceciliano), immagino per motivi legati alle sue convinzioni religiose. questo si nota molto bene nella messa in mi minore , una composizione sostanzialmente priva di cromatismi eccetto che nel benedictus, dove è usato un modo molto palese e molto espressivo dalla prima battuta ( il dialogo fra corno solista e voci femminili ), con un effetto quasi di “pausa” dal clima generale della messa. il musicologo crawofrd howie , autore di una importante biografia bruckneriana, proprio a proposito della messa in mi minore opera una differenza secondo me fondamentale fra impiego di: 1) coloritura cromatica ; 2) scala cromatica. i ceciliani stessi dal '900 in poi usano abbellimenti cromatici. 

il mottetto di g. gabrieli che hai postato è magnifico. 🙂

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On 4/12/2021 at 13:55, Wittelsbach dice:

Mi hai ricordato che la devo sentire. AHaha non c'è opera che possa essergli più inadatta.

Ieri ho ascoltato l'atto finale nell'edizione Santini: tutto sommato mi è piaciuto! Vero, ci sono delle pagine altamente melodrammatiche un po' lontane dal mio gusto, ma non terribili come mi sarei aspettato. Come diceva Ives, il buon Giordano aveva un fine senso del teatro e la sua musica faceva da buon commento all'azione. L'atto fila spedito fino alla terribile conclusione. Importantissima la dizione, notavo che nell'edizione Levine l'italiano è piuttosto pesante in alcuni cantanti, cassata a prescindere nonostante i suoi pregi :closedeyes:

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Leggo qui su che si parla di armonia... 

Riflettevo stasera sull'uso della dissonanza che fa Ives... non parlo degli intricati capolavori più sfacciatamente sperimentali, ma di questi pezzi "piccoli" (piccoli solo tra virgolette), superficialmente atmosferici, costruiti su una solida base tonale e, in questo caso, pure con un bel taglio melodico. Anche in questi casi trovi sempre quei leggeri stridori, quei fugaci smottamenti, come se l'atmosfera si rabbuiasse per qualche istante in maniera sinistra; l'armonia come una lente, basta inclinarla leggermente per avere una distorsione, una sfocatura, in definitiva un punto di vista differente. Non mi viene in testa nessuno prima di lui che abbia emancipato la dissonanza in questa maniera, mi sembra una ricerca assolutamente originale rispetto alle strade battute in Europa. E non c'è nessuno in Europa che mi suscita sensazioni così tanto contrastanti all'interno di uno stesso pezzo, che mi verrebbe da dire che Debussy, Berg o Scriabin suonano "rassicuranti" (nel senso che sai che sensazioni aspettarti da loro).

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16 ore fa, Madiel dice:

Ieri ho ascoltato l'atto finale nell'edizione Santini: tutto sommato mi è piaciuto! Vero, ci sono delle pagine altamente melodrammatiche un po' lontane dal mio gusto, ma non terribili come mi sarei aspettato. Come diceva Ives, il buon Giordano aveva un fine senso del teatro e la sua musica faceva da buon commento all'azione. L'atto fila spedito fino alla terribile conclusione. Importantissima la dizione, notavo che nell'edizione Levine l'italiano è piuttosto pesante in alcuni cantanti, cassata a prescindere nonostante i suoi pregi :closedeyes:

Io sinceramente amo la grande scena del processo al penultimo atto!

13 ore fa, Majaniello dice:

Leggo qui su che si parla di armonia... 

Riflettevo stasera sull'uso della dissonanza che fa Ives... non parlo degli intricati capolavori più sfacciatamente sperimentali, ma di questi pezzi "piccoli" (piccoli solo tra virgolette), superficialmente atmosferici, costruiti su una solida base tonale e, in questo caso, pure con un bel taglio melodico. Anche in questi casi trovi sempre quei leggeri stridori, quei fugaci smottamenti, come se l'atmosfera si rabbuiasse per qualche istante in maniera sinistra; l'armonia come una lente, basta inclinarla leggermente per avere una distorsione, una sfocatura, in definitiva un punto di vista differente. Non mi viene in testa nessuno prima di lui che abbia emancipato la dissonanza in questa maniera, mi sembra una ricerca assolutamente originale rispetto alle strade battute in Europa. E non c'è nessuno in Europa che mi suscita sensazioni così tanto contrastanti all'interno di uno stesso pezzo, che mi verrebbe da dire che Debussy, Berg o Scriabin suonano "rassicuranti" (nel senso che sai che sensazioni aspettarti da loro).

Un altro così è il sempre troppo poco citato Edgar Varèse.

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Io sinceramente amo la grande scena del processo al penultimo atto!

Non ci sono ancora arrivato! Piuttosto, neanche quel poco del libretto che conosco sembra così terribile. Il Chénier ha probabilmente i limiti e i pregi della scuola italiana del suo tempo, tenendo anche conto del fatto che Giordano era un calibro medio come compositore.

1 ora fa, Wittelsbach dice:

Un altro così è il sempre troppo poco citato Edgar Varèse.

Ormai penso di essere l'unico in forum ad ascoltarlo, lo cito praticamente solo io :doh:

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1 ora fa, giobar dice:

Arcangelo CORELLI
Sonate da chiesa a tre op. 1

Rémy Baudet e Sayun Yamagata, violini
Albert Bruggen, violoncello
Mike Fentross, tiorba
Pieter-Jan Belder, organo

Ho tutto il cofanetto. Mi devo buttare e sentirmelo, maledizione!

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4 ore fa, giobar dice:

Arcangelo CORELLI
Sonate da chiesa a tre op. 1

Rémy Baudet e Sayun Yamagata, violini
Albert Bruggen, violoncello
Mike Fentross, tiorba
Pieter-Jan Belder, organo

 

2 ore fa, Wittelsbach dice:

Ho tutto il cofanetto. Mi devo buttare e sentirmelo, maledizione!

Non l'ho ascoltato per intero neanche io. Ma, avendolo ripreso in mano dopo pareccho tempo, non mi sento più di condividere il giudizio di soporifera pallosità che a suo tempo diede @kraus , al quale mi accodai dopo qualche ascolto frettoloso. Intendiamoci, siamo mille miglia lontani dal ba-rock e dalle tarantolate esecuzioni in stile Pluhar & c., ma, nonostante il tono prevalentemente meditativo e quieto (che peraltro ben si accorda almeno con le numerose sonate "da chiesa"), le interpretazioni si distinguono per la raffinata elaborazione strumentale e per l'impegno dei bravi strumentisti. E, cosa non da poco, il box consente di avere disponibile l'intera produzione di Corelli, autore grandissimo ma servito assai male dalla discografia soprattutto per quanto concerne la musica da camera, che costituisce la gran parte della sua opera.

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18 ore fa, Madiel dice:

Ormai penso di essere l'unico in forum ad ascoltarlo, lo cito praticamente solo io :doh:

Sono tanti gli autori celebrati nel mondo reale (Varese poi è strafamoso e strainciso) che in forum tirano poco. Diciamo che siamo un campione poco attendibile (ora che siamo pochi ancora meno, certi gusti non sono neanche più rappresentati). 

°°°

R-8867072-1470414781-5479.jpeg.jpg

 

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17 ore fa, giobar dice:

 

Non l'ho ascoltato per intero neanche io. Ma, avendolo ripreso in mano dopo pareccho tempo, non mi sento più di condividere il giudizio di soporifera pallosità che a suo tempo diede @kraus , al quale mi accodai dopo qualche ascolto frettoloso. Intendiamoci, siamo mille miglia lontani dal ba-rock e dalle tarantolate esecuzioni in stile Pluhar & c., ma, nonostante il tono prevalentemente meditativo e quieto (che peraltro ben si accorda almeno con le numerose sonate "da chiesa"), le interpretazioni si distinguono per la raffinata elaborazione strumentale e per l'impegno dei bravi strumentisti. E, cosa non da poco, il box consente di avere disponibile l'intera produzione di Corelli, autore grandissimo ma servito assai male dalla discografia soprattutto per quanto concerne la musica da camera, che costituisce la gran parte della sua opera.

No, ma io intendo dire proprio le musiche! Conosco solo qualche Concerto grosso e quasi niente altro... Poi quei giudizi chiaramente li ho sentiti! 😇

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20 ore fa, giobar dice:

 

Non l'ho ascoltato per intero neanche io. Ma, avendolo ripreso in mano dopo pareccho tempo, non mi sento più di condividere il giudizio di soporifera pallosità che a suo tempo diede @kraus , al quale mi accodai dopo qualche ascolto frettoloso. Intendiamoci, siamo mille miglia lontani dal ba-rock e dalle tarantolate esecuzioni in stile Pluhar & c., ma, nonostante il tono prevalentemente meditativo e quieto (che peraltro ben si accorda almeno con le numerose sonate "da chiesa"), le interpretazioni si distinguono per la raffinata elaborazione strumentale e per l'impegno dei bravi strumentisti. E, cosa non da poco, il box consente di avere disponibile l'intera produzione di Corelli, autore grandissimo ma servito assai male dalla discografia soprattutto per quanto concerne la musica da camera, che costituisce la gran parte della sua opera.

Lo comprai parecchi anni fa e lo ascoltai tutto una volta sola, colpevolmente. Sicuramente "soporifera pallosità" sarebbe un giudizio assai severo per una incisione ben suonata ed elegante. Sinceramente, però, mi pare un grado zero interpretativo. Sono dischi rispetto ai quali non si possono fare grandi critiche, ma ancor meno lodi. Dovessi condensare in un aspetto quella che fu la mia opinione negativa, direi che il maggior limite di queste interpretazioni sta nel non rendere minimamente giustizia alla grande varietà di stili utilizzati da Corelli e nel non valorizzare la straordinaria originalità della sua musica, che davvero ha cambiato tutto. All'inizio risulta convincente, poi, a poco a poco, ci si rende conto che tutto scorre con una monotonia leggermente mortifera. Comunque, lo riascolterò, magari nel frattempo sono cresciuto e scoprirò che quelli che sulle prime mi parevano difetti in realtà sono grandi meriti. Il BaRock stile Pluhar lo aborro con ogni mia fibra, non tanto per ragioni di stile (che sarebbe già abbastanza) quanto per l'approccio estetico/morale al semplice far musica, scusa la pesantezza, che trovo aberrante. Effettivamente la discografia corelliana non è generosissima, in quantità, ma, ahimé, direi pure in qualità; forse è la natura stessa della musica e come è stata assimilata dalle generazioni successive a rendere l'approccio più problematico rispetto alla musica di altri autori, chissà. Comunque, non è un discussione che sarei in grado di sostenere.

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8 ore fa, Majaniello dice:

Sono tanti gli autori celebrati nel mondo reale (Varese poi è strafamoso e strainciso) che in forum tirano poco. Diciamo che siamo un campione poco attendibile (ora che siamo pochi ancora meno, certi gusti non sono neanche più rappresentati). 

°°°

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C'è anche da dire che non sempre si scrive quello che si ascolta (almeno è così nel mio caso). Non credo che CSA sia un buon metro di giudizio rispetto ai gusti di chi scrive. Ad esempio, per quanto mi riguarda, il 2021 è stato l'anno con meno ascolti in assoluto; addirittura Spotify, facendo la statistica dei miei ascolti ha rilevato che il brano più ascoltato da me nel 2021 è l'Aida di Verdi! Ho ascoltato tantissima musica scritta in particolare negli ultimi 10 anni e prevalentemente su YouTube...

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2 ore fa, glenngould dice:

C'è anche da dire che non sempre si scrive quello che si ascolta (almeno è così nel mio caso). Non credo che CSA sia un buon metro di giudizio rispetto ai gusti di chi scrive.

Verissimo, stavo per scrivere la stessa cosa. Mi capita di ascoltare mentre lavoro, quando cioè il pc lo uso per cose diverse dall'accedere al forum, o anche quando non ho il pc sotto mano... E se nella settimana replico molte volte un ascolto fatto il lunedì, non è che faccio pagare al forum la tassa delle ripetizioni :lol:

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3 ore fa, besugo dice:

Lo comprai parecchi anni fa e lo ascoltai tutto una volta sola, colpevolmente. Sicuramente "soporifera pallosità" sarebbe un giudizio assai severo per una incisione ben suonata ed elegante. Sinceramente, però, mi pare un grado zero interpretativo. Sono dischi rispetto ai quali non si possono fare grandi critiche, ma ancor meno lodi. Dovessi condensare in un aspetto quella che fu la mia opinione negativa, direi che il maggior limite di queste interpretazioni sta nel non rendere minimamente giustizia alla grande varietà di stili utilizzati da Corelli e nel non valorizzare la straordinaria originalità della sua musica, che davvero ha cambiato tutto. All'inizio risulta convincente, poi, a poco a poco, ci si rende conto che tutto scorre con una monotonia leggermente mortifera. Comunque, lo riascolterò, magari nel frattempo sono cresciuto e scoprirò che quelli che sulle prime mi parevano difetti in realtà sono grandi meriti. Il BaRock stile Pluhar lo aborro con ogni mia fibra, non tanto per ragioni di stile (che sarebbe già abbastanza) quanto per l'approccio estetico/morale al semplice far musica, scusa la pesantezza, che trovo aberrante. Effettivamente la discografia corelliana non è generosissima, in quantità, ma, ahimé, direi pure in qualità; forse è la natura stessa della musica e come è stata assimilata dalle generazioni successive a rendere l'approccio più problematico rispetto alla musica di altri autori, chissà. Comunque, non è un discussione che sarei in grado di sostenere.

Nella sostanza, condivido tutto ciò che hai detto. Non ho manifestato entusiasmo ma credo che sia comunque un box molto utile per la conoscenza globale di Corelli, con interpretazioni che, se non sono "le migliori da ogni" (buffa espressione delle mie parti), ritengo oneste. Dato che effettivamente la discografia di Corelli è scarsa in quantità e anche in qualità*, può darsi che sia proprio l'autore a rendersi ostico per gli esecutori. Con altri autori dello stesso periodo (Stradella, Colista, Vitali...) ho trovato approcci molto più vivaci. 

*: ho ripreso in mano la vecchia antologia di sonate incisa dall'Ensemble Aurora di Gatti & c. per Tactus e anche lì, malgrado la fama e la obiettiva bravura dei musicisti, non mi pare che si esca molto da una monotonia un po' pesante.   

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone
Martedì 7 dicembre ore 18.00 in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

Macbeth
dramma lirico in 4 atti di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
musica di Giuseppe Verdi

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano
direttore, Riccardo Chailly
regia, Davide Livermore
scene, Giò Forma
costumi, Gianluca Falaschi

Edizione Critica di David Lawton, The University of Chicago Press e Casa Ricordi Editore

Macbeth, Luca Salsi
Banco, generale del suo esercito, Ildar Abdrazakov
Lady Macbeth, moglie di Macbeth, Anna Netrebko
la sua dama, Chiara Isotton
Macduff, nobile scozzese, signore di Fiff, Francesco Melzi
Malcolm, figlio di Duncano, Iván Ayón Rivas
il medico, Andrea Pellegrini
un domestico di Macbeth, Leonardo Galeazzi
1° apparizione, Costantino Finucci

-

Freschezza e vitalità (nel tessuto di sonorità generosa) han reso il Macbeth di R. Chailly Scala 2021-22 un vissuto mitico di popolo piuttosto reale, e desiderante (con voci rappresentanti, in serena limpidezza, nell'arte), come forse fu anche in quell'800 verdiano italiano: un po' una lezione :-) 

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Emmanuel CHABRIER
Le roi malgré lui

Gino Quilico, Peter Jeffes, Jean-Philippe Lafont
Barbara Hendricks, Isabel Garcisanz
Choeurs de Radio France
Nouvel Orchestre Philharmonique de Radio France
Charles Dutoit

Primo ascolto assoluto. Opera vivacissima, ritmi vorticosi, resa interpretativa appagante (al meno per questo primo approccio).

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16 minuti fa, giobar dice:

Emmanuel CHABRIER
Le roi malgré lui

Gino Quilico, Peter Jeffes, Jean-Philippe Lafont
Barbara Hendricks, Isabel Garcisanz
Choeurs de Radio France
Nouvel Orchestre Philharmonique de Radio France
Charles Dutoit

Primo ascolto assoluto. Opera vivacissima, ritmi vorticosi, resa interpretativa appagante (al meno per questo primo approccio).

Molto carina quest'opera, che Ravel, patriotticamente, definiva superiore a tutto Wagner. Orchestrazione raffinatissima (vabbé non una novità con Chabrier), ritmo incalzante tra cori, chansons e balli e atmosfera scintillante e luminosa. Ecco, la trama è alquanto complicata, o almeno cosi la ricordo e il libretto non gran cosa. L'edizione è buona, anche se la Hendricks non è un fulmine di guerra, e taluni critici lamentavano il taglio dei dialoghi parlati.

°°°°°°

Ascolto questo:

George Frideric Handel – Anne Sofie Von Otter, Musica Antiqua Köln,  Reinhard Goebel – Marian Cantatas & Arias (CD) - Discogs

A proposito di giovane Handel. @Snorlax

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14 minuti fa, Ives dice:

Molto carina quest'opera, che Ravel, patriotticamente, definiva superiore a tutto Wagner. Orchestrazione raffinatissima (vabbé non una novità con Chabrier), ritmo incalzante tra cori, chansons e balli e atmosfera scintillante e luminosa. Ecco, la trama è alquanto complicata, o almeno cosi la ricordo e il libretto non gran cosa. L'edizione è buona, anche se la Hendricks non è un fulmine di guerra, e taluni critici lamentavano il taglio dei dialoghi parlati.

 

Senza eufemismi, la trama è un gran casino e, dall'ascolto distratto che sto facendo, non capisco come possano starci tutte le cose previste dal libretto in poco più di due ore. Aggiungiamoci pure i dialoghi (per fortuna tagliati!!!, non li sopporto in disco), ma per una tale sequela di avvenimenti e colpi di scena il buon Dumas avrebbe giustamente utilizzato almeno 500 pagine :lol: Comunque un ascolto divertentissimo di un'opera che solo di facciata fa il verso all'operetta ma mostra raffinatezze notevoli. Fra i grandi estimatori pare ci fosse anche Stravinsky. Una volta verificata la più che sufficienza esecutiva, dei cantanti mi disinteresso. 

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3 ore fa, giobar dice:

Emmanuel CHABRIER
Le roi malgré lui

Gino Quilico, Peter Jeffes, Jean-Philippe Lafont
Barbara Hendricks, Isabel Garcisanz
Choeurs de Radio France
Nouvel Orchestre Philharmonique de Radio France
Charles Dutoit

Primo ascolto assoluto. Opera vivacissima, ritmi vorticosi, resa interpretativa appagante (al meno per questo primo approccio).

Questa è roba che mi interessa ma che tendo a dimenticarmi!

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visto che si avvicina il Natale:

Engelbert Humperdinck: Hänsel und Gretel

Hãnsel: Brigitte Fassbaender; Gretel: Lucia Popp; Il padre: Walter Berry; la madre: Julia Hamari; la strega Marzapane: Anny Schlemm; Sabbiolino: Norma Burrowes; Rugiadino: Edita Gruberova

Wiener Philharmoniker diretti da Georg Solti

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