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Cosa state ascoltando ? Anno 2021


Madiel
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Il carico da 12...

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Ho abbastanza gradito il bozzettismo del Secondo Atto.
Tuttavia la domanda mi ronza potente: perché secondo qualche intellettuale l'Andrea Chenier sarebbe una schifezza, mentre questa sarebbe un capolavoro assoluto? Io non so rispondere. Qualcuno che lo sa?

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36 minuti fa, Wittelsbach dice:

Il carico da 12...

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Ho abbastanza gradito il bozzettismo del Secondo Atto.
Tuttavia la domanda mi ronza potente: perché secondo qualche intellettuale l'Andrea Chenier sarebbe una schifezza, mentre questa sarebbe un capolavoro assoluto? Io non so rispondere. Qualcuno che lo sa?

Non sono un intellettuale, ma l'Andrea Chenier mi fa schifo più di Allevi, mentre Da una casa di morti è fra le mie opere preferite in assoluto. Che sia un capolavoro non lo dico io ma lo dicono i maggiori musicologi e storici della musica di tutto il mondo. La ricezione di Janacek in Italia è tuttora problematica e ostacolata, probabilmente, dalla lingua e da  modalità espressive e costruttive lontane dalla nostra sensibilità. Se c'è chi non lo gradisce per intero o in opere come questa (ed è del tutto lecito) me ne farò una ragione.

Restando casualmente su Leos JANACEK, sto ascoltando

Sonata 1° ottobre 1905

Rudolf Firkusny, pianoforte

live del 1957 a Salisburgo, di suono ottimo

Interpretazione febbrile, tesa e al tempo stesso densa di inquietudine.

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Il carico da 12...

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Ho abbastanza gradito il bozzettismo del Secondo Atto.
Tuttavia la domanda mi ronza potente: perché secondo qualche intellettuale l'Andrea Chenier sarebbe una schifezza, mentre questa sarebbe un capolavoro assoluto? Io non so rispondere. Qualcuno che lo sa?

 

14 minuti fa, giobar dice:

Non sono un intellettuale, ma l'Andrea Chenier mi fa schifo più di Allevi, mentre Da una casa di morti è fra le mie opere preferite in assoluto. Che sia un capolavoro non lo dico io ma lo dicono i maggiori musicologi e storici della musica di tutto il mondo. La ricezione di Janacek in Italia è tuttora problematica e ostacolata, probabilmente, dalla lingua e da  modalità espressive e costruttive lontane dalla nostra sensibilità. Se c'è chi non lo gradisce per intero o in opere come questa (ed è del tutto lecito) me ne farò una ragione.

Sinceramente non ho colto il paragone tra le due opere, ma mi sento di dire che sto dalla parte di Giobar, anche se il mio giudizio sullo Chenier non è così estremo. O meglio: musicalmente lo trovo tutto sommato gradevole - ma nulla più - tuttavia mal sopporto il libretto che mi pare un centone dei più beceri cliché reazionari, che, personalmente trovo insostenibili, tra un popolo bue assetato di sangue e una nobiltà da cartolina che sembra quasi un'autoparodia. Tra l'altro la Rivoluzione francese è un momento storico che ho particolarmente a cuore, e quindi poco tollero sciocchezze simili. La musica di Giordano non fa altro che rispecchiare un testo ridicolo, ma diciamo che l'estro genuino del foggiano riesce a ritagliare, non senza fatica, qualche momento di interesse.

Detto questo, trovo l'opera terminale di Janacek un capolavoro assoluto, una delle maggiori vette espressive di tutto il novecento storico. E a me l'idioma - lato sensu - del compositore moravo non sembra nemmeno così ostile come spesso si dice, ma ovviamente, questo dipende dalla sensibilità di ognuno di noi.

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone
giovedì 2 dicembre 2021 ore 20.30
in diretta dall’Auditorium RAI “Arturo Toscanini” di Torino

Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Concerto d'autunno 2021 n. 6

direttore, Tomáš Netopil
violoncello (Guadagnini 1789), Nicolas Altstaedt

Zdeněk Fibich (1850 - 1900)
Bouře (La Tempesta)
Ouverture all’atto III
del dramma di Shakespeare, op. 46 (1895)

Ernest Bloch (1880 - 1959)
Schelomo 
Rapsodia ebraica per violoncello e grande orchestra (1916)
- Lento e moderato

-

Di assoluto interesse direi il persistere in danza dello svaporare della sovranità umana, reso densamente virilmente (insieme compassionevole e con il pizzico di postmoderno, la nota cinica) da N. Altstaedt, ben sorretto dallo scheletro teso autostradale dell'orchestra, come han potuto mettersi così d'accordo bene :-) In esito di abito sontuoso, ottimamente quindi introdotto dal volo sull'isola di Prospero, qui concluso in diktat mica tanto lieto :-) Complimenti RAI Torino

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Ultimamente sto ascoltando cose strane e diverse, tipo questo:

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molto divertente, ma anche, a momenti, toccante!

ovviamente @Ives.

Ieri ho ascoltato questo invece, che richiede certo un approfondimento:

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Facciamo così che facciamo prima:

Lo spartito di questo oratorio è stato scritto negli anni 1967 - 68 a Marino, dopo una pro- gettazione durata qualche anno e dopo che Ernst Schnabel, il poeta, al quale devo anche l’idea di base, concluse il libretto. Il lavoro consiste nella lettura cantata del diario di bordo di una zattera in avaria nel mare aperto, carica di gente in fin di vita. Costoro sono uomini del terzo mondo, vitti- me della disumanità di egoisti che apparten- gono al mondo dei ricchi e dei potenti. E’ Ernst Schnabel che ha avuto l’idea teatra- le di dividere la scena dell’esecuzione musi- cale in due parti, di cui una è destinata ai vivi, l’altra ai morti. Caronte, il barcaiolo, voce recitante, fa da intermediario tra i due mondi, che sono separati l’uno dall’altro anche nella scelta degli strumenti: ai vivi sono asso- ciati gli strumenti del respiro (i fiati), mentre i morti, che al momento di entrare nel nuovo regno subito intonano l’italiano antico (dall’Inferno dantesco), sono accompagnati solo dagli archi.

Mentre componevo questa musica, il mondo esterno, dunque una realtà diversa da quella della mia musica, entrò efficacemente nel lavoro: sentendomi sollecitato dal confronto artistico con il tema bruciante della nostra materia e costretto, nel rappresentare tradimento, miseria, pena, agonia e delirio, a identificarmi con le vittime che in questo lavoro hanno voce, mi sentii sempre più vicino a loro e nel mio intimo crebbero compassione, amore, solidarietà per i perseguitati, verso esseri umani che soffrono, che giacciono in mortale angoscia, verso le minoranze che sono in realtà maggioranze, verso gli umiliati e gli offesi. Schnabel e io abbiamo visto nell’intero lavoro un’allegoria, la descrizione di una lotta: una lotta per la pura esistenza, da cui un giorno o l’altro dovrebbero generarsi uno spirito combattivo e la decisione di cambiare condizioni intollerabili.

Hans Werner Henze

@Snorlax 

 

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Paert: Cantus in memory of Benjamin Britten (1977)

Bergen PO diretta da Neeme Jarvi

C'è poco da girarci attorno, qua l'autore ha scritto un capolavoro del nostro tempo.

Nel cd ci sono alcuni pezzi di Britten, tra cui una Cello Symphony veramente ben eseguita e che niente perde rispetto all'edizione di riferimento dell'autore. Anzi, Jarvi ne dà una lettura molto incisiva che mi piace parecchio, fa vedere Britten sotto una luce nuova, ripulito da certe scorie sentimentali.

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20 ore fa, Wittelsbach dice:

Il carico da 12...

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Ho abbastanza gradito il bozzettismo del Secondo Atto.
Tuttavia la domanda mi ronza potente: perché secondo qualche intellettuale l'Andrea Chenier sarebbe una schifezza, mentre questa sarebbe un capolavoro assoluto? Io non so rispondere. Qualcuno che lo sa?

Mah, il quesito è mal posto perché non si possono paragonare due autori così diversi che, a parte aver condiviso un frammento di tempo storico in comune, sono del tutto estranei l'uno all'altro. Per conto mio, Da una casa di morti non è affatto un capolavoro, la trovo di rara pesantezza tra le opere janacekiane, l'autore si sforza di fare dramma, si parla addosso, fa letteratura più che teatro e dà sfogo alla sua naturale logorrea psicologica. Invece niente posso dire su Chenier perché non l'ho mai ascoltato (:cat_lol:) - più per caso che per volontà di ignorarlo.

Continuo la mia carrellata paertiana con alcuni dei suoi lavori più o meno noti, tra cui Collage, Wen Bach Bienen, Fratres, Credo (di un kitsch tremendo :doh:), Summa e Fratres. Le sue citazioni simil bachiane sono fasullissime! Niente a che vedere con il polistilismo di Schnittke, questo sì profondamente tragico, perché disperato e conscio della sua impotenza storica. Sembra musica fatta di nulla, proprio non c'è niente (o quasi), superficiale e atteggiata, che prende per la pancia con facile effetto. Durante l'ascolto di Collage mi è venuto spontaneo pensare... 

30 SEC] Ma Che Me Stai a Cojonà? Alberto Sordi - YouTube :cat_lol:

Jarvi, invece, è bravissimo in questo repertorio, forse il migliore direttore che ha inciso la musica strumentale di Paert. Migliore pure del figlio Paavo.

Torniamo alle cose serie

Busoni: Sonata per violino e pianoforte n.1

Fontanella, violino; Salinaro, pianoforte

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Thompson

Alleluia

The Octarium

Brano corale scritto da Randall Thompson per l'inaugurazione del Berkshire Music Festival, più comunemente noto come Tanglewood Music Festival, l'8 luglio del 1940 e divenuto, negli anni, brano di apertura di ogni stagione estiva del festival, sempre eseguito nella meravigliosa cornice dei verdi paesaggi del Massachusetts. A dispetto della richiesta di Koussevitzky che aveva commissionato una fanfara corale che avrebbe dovuto celebrare in pompa magna l'inaugurazione del BMC, il compositore produsse invece un brano triste e introspettivo ispirato dalle angoscianti e tragiche vicende europee. @Majaniello in controdedica (vado a memoria, ma sulla prima del Canticle di Copland ci fu una epica litigata tra l'autore e Bernstein, durante le prove del pezzo. Copland rimprovera all'amico di non aver preparato il brano a dovere, preferendo concentrarsi su Mahler che era in programma nella seconda parte. Copland per ripicca non si presentò la sera del concerto alla Carnegie Hall).

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31 minuti fa, Wittelsbach dice:

Ahahaha!

Intanto

janacek-the-makropulos-case-lachian-danc

Finora, questa mi sembra l'opera col ritmo teatrale più indovinato.

E direi, non succede niente, o molto poco, va bene con l'inedia psicologica janacekiana :cat_lol: Tra l'altro, è anche la sua unica opera che ho in discoteca. Dovrò rimediarne qualche altra, magari la Kabanova, che non ho mai ascoltato (la trama mi pare tremenda e tutti quei sensi di colpa non mi hanno mai invogliato :closedeyes:)

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1 minuto fa, Madiel dice:

E direi, non succede niente, o molto poco, va bene con l'inedia psicologica janacekiana :cat_lol: Tra l'altro, è anche la sua unica opera che ho in discoteca. Dovrò rimediarne qualche altra, magari la Kabanova, che non ho mai ascoltato (la trama mi pare tremenda e tutti quei sensi di colpa non mi hanno mai invogliato :closedeyes:)

Tanto a posto quei personaggi non stavano...

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Tanto a posto quei personaggi non stavano...

Sono torturati da qualche rovello interiore che li porta ad auto-distruggersi o ad infliggersi qualche punizione. Per me hanno sempre qualcosa di altamente melodrammatico, di sopra le righe, che li rende un po' incredibili. In genere, comunque, nelle opere di Janacek più del contenuto o della orchestrazione mi attira poco il canto, la lingua impiegata mi pare poco musicale e le sue inflessioni popolari mi annoiano. Faccio sempre una certa fatica a seguirlo e a tenere desta la mia attenzione.

A proposito dello Chénier, quale edizione ? :D

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Le scoperte, a volte, sono casuali. Le leggevo ieri sera un racconto di Puskin (La tormenta, da "I racconti del povero Belkin", del 1830) e vi si narra, fra l'altro, delle feste della popolazione per il rientro in patria dei soldati che erano stati all'estero per le guerre napoleoniche e del fatto che per l'occasione si cantavano le canzoni dei vinti, tra le quali "le arie della Gioconda". Ovviamente, per questioni cronologiche, il riferimento non poteva essere all'opera di Ponchielli (1876). L'opportuna nota segnala invece che si trattava della Joconde, opera-comique di Nicolò Isouard (1775-1818) risalente al 1814. Un carneade, dunque, che però colma una casella, finora vuota, nella geografia dei compositori europei: Malta. Perché, sebbene ad Isouard sia comunemente attribuita la nazionalità francese, egli era maltese, per giunta di famiglia che inizialmente ostacolò il suo interesse per la musica con l'idea che egli dovesse proseguire l'attività commerciale del padre. E a Malta, prima del definitivo trasferimento a Parigi,  si svolse buona parte della sua formazione e della sua carriera di musicista. E, malgrado la scarsa notorietà attuale, dalla sua biografia emerge che egli ebbe un ruolo di un certo rilievo nella vita musicale di Parigi nel primo ventennio dell'800.

Quest'ouverture non sembra niente di che e di Joconde su youtube si rinviene in più soltanto una gracchiante registrazione dei primissimi del 900. Ci sono invece parecchi pezzi di Cendrillon (evidentemente l'opera più nota, o forse l'unica ben rispolverata oggi) e mi riservo di ascoltare qualcosa. Mi sembra però interessante che nel 1830 Puskin, in Russia, parlasse delle arie di Joconde come di pezzi popolari al punto da divenire parte importante della colonna sonora di festeggiamenti pubblici.

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16 ore fa, Madiel dice:

A proposito dello Chénier, quale edizione ? :D

😄

Conosco solo questa e la trovo buona, soprattutto per la direzione di Levine:

Giordano: Andrea Chénier - The Sony Opera House

Concordo sulla impossibilità di valutare insieme due opere diversissime e due autori che nulla hanno da spartire. Janacek nel teatro per me è una lastra di ghisa, impenetrabile soprattutto per la lingua. Ha maggiore sostanza musicale, ma meno teatro di Giordano, che però è "sempliciotto" nella musica e abominevole nel libretto.

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43 minuti fa, Ives dice:

😄

Conosco solo questa e la trovo buona, soprattutto per la direzione di Levine:

Giordano: Andrea Chénier - The Sony Opera House

Concordo sulla impossibilità di valutare insieme due opere diversissime e due autori che nulla hanno da spartire. Janacek nel teatro per me è una lastra di ghisa, impenetrabile soprattutto per la lingua. Ha maggiore sostanza musicale, ma meno teatro di Giordano, che però è "sempliciotto" nella musica e abominevole nel libretto.

Ho capito, mi state spaventando ! :cat_lol: Mediterò se sarà il caso di fare il grande passo :cat_lol:

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17 ore fa, Madiel dice:

Sono torturati da qualche rovello interiore che li porta ad auto-distruggersi o ad infliggersi qualche punizione. Per me hanno sempre qualcosa di altamente melodrammatico, di sopra le righe, che li rende un po' incredibili. In genere, comunque, nelle opere di Janacek più del contenuto o della orchestrazione mi attira poco il canto, la lingua impiegata mi pare poco musicale e le sue inflessioni popolari mi annoiano. Faccio sempre una certa fatica a seguirlo e a tenere desta la mia attenzione.

A proposito dello Chénier, quale edizione ? :D

E' roba ostica... Sinceramente però ho un terrore per l'ultima opera che mi manca, Kata Kabanova.

Lo Chenier se vuoi si trova in tante belle edizioni. Pensa che una delle ultime che ho sentito e che ritengo migliori è la radiofonica del giovane Sawallisch degli anni Cinquanta, disponibile su etichette come Walhall. Da un punto di vista orchestrale quest'ultima la trovo eccezionale, e la consiglio a chiunque volesse "mutare parere" su quest'opera. Il problema è che è in tedesco, su traduzione ritmica.
Se vuoi qualcosa di più equilibrato, suggerirerei Gavazzeni-Decca, Santini-Emi Warner (più per il cast che per l'orchestra però), Levine-SonyRca. Se vuoi sentire qualcosa di antico, la storica edizione con Gigli. Ma le tre che ho indicato costituiscono il compromesso ideale tra qualità audio e bontà esecutiva e interpretativa secondo me. Più quel Sawallisch outsider di grandissimo fascino.

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1 ora fa, Ives dice:

😄

Conosco solo questa e la trovo buona, soprattutto per la direzione di Levine:

Giordano: Andrea Chénier - The Sony Opera House

Concordo sulla impossibilità di valutare insieme due opere diversissime e due autori che nulla hanno da spartire. Janacek nel teatro per me è una lastra di ghisa, impenetrabile soprattutto per la lingua. Ha maggiore sostanza musicale, ma meno teatro di Giordano, che però è "sempliciotto" nella musica e abominevole nel libretto.

Trovo invero che il libretto dello Chenier sia tra i più sobri di Illica, che ha ben altri crimini librettistici sulla sua fedina... :)

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17 minuti fa, Wittelsbach dice:

E' roba ostica... Sinceramente però ho un terrore per l'ultima opera che mi manca, Kata Kabanova.

Lo Chenier se vuoi si trova in tante belle edizioni. Pensa che una delle ultime che ho sentito e che ritengo migliori è la radiofonica del giovane Sawallisch degli anni Cinquanta, disponibile su etichette come Walhall. Da un punto di vista orchestrale quest'ultima la trovo eccezionale, e la consiglio a chiunque volesse "mutare parere" su quest'opera. Il problema è che è in tedesco, su traduzione ritmica.
Se vuoi qualcosa di più equilibrato, suggerirerei Gavazzeni-Decca, Santini-Emi Warner (più per il cast che per l'orchestra però), Levine-SonyRca. Se vuoi sentire qualcosa di antico, la storica edizione con Gigli. Ma le tre che ho indicato costituiscono il compromesso ideale tra qualità audio e bontà esecutiva e interpretativa secondo me. Più quel Sawallisch outsider di grandissimo fascino.

Quella di Levine mi incuriosisce, anche per un prezzo decente. Ascolterò... 

Vedo che c'è anche Bocelli ! :rofl::rofl:

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12 minuti fa, Madiel dice:

Quella di Levine mi incuriosisce, anche per un prezzo decente. Ascolterò... 

Vedo che c'è anche Bocelli ! :rofl::rofl:

Mi hai ricordato che la devo sentire. AHaha non c'è opera che possa essergli più inadatta.

C'è anche questa:

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Edizione perdibilissima, che però un pregio notevole: il coro della Verdi istruito da Bruno Gandolfi, che ha fatto un mezzo miracolo.

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Bruckner: Os Justi
Tenebrae / Nigel Short

scritto in osservanza ai “precetti” del movimento ceciliano, come scrive bruckner in una lettera a ignaz traumihler. senza diesis e bemolle, senza accordi di settima, senza accordi 6/4, senza combinazioni di quattro o cinque note allo stesso tempo. in modo lidio, il graduale termina con un alleluia in canto piano. 

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