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Hurwitz & co.


Majaniello
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On 19/3/2022 at 11:13, Keikobad dice:

 

vi ringrazio per la vostra (immeritata) considerazione :D

io posso dare la mia opinione basata su esperienze personali (ho lavorato con 4 dei 10 direttori citati da H.), ma partendo da parametri molto diversi da quelli espressi sopra. Giudicare solo i direttori che hanno un'attività discografica perché "degli altri non frega a nessuno" per me è un punto di vista molto opinabile. Capisco i suoi argomenti, ma allora Kirill Petrenko è come se non esistesse? Ai concerti dei Berliner non ci va nessuno? I concerti oltretutto vengono registrati e messi sulle piattaforme di streaming digitali che rendono l'esperienza riproducibile e condivisibile, quindi di cosa stiamo parlando? 

Detto questo, personalmente quando valuto un direttore con cui suono, conta molto l'esperienza che vivo e gli occhi nuovi con cui mi fa conoscere un brano. Per questo il mio giudizio su un direttore con cui ho lavorato magari una sola volta in un repertorio a lui non congeniale può essere molto incompleto e ingiusto. Inoltre, valuto il rapporto che ha con l'orchestra, quanto riesce a valorizzarla e la sua tecnica direttoriale, tutte cose che da un disco, ahimè, non è facile valutare.

Questi i miei 2 cents su alcuni dei direttori sopra citati:

Tilson Thomas: Ci ho suonato una sola volta (5a sinfonia di Mahler a Roma) ed è stata un'esperienza non memorabile, molta difficoltà a tenere l'insieme e suddivisioni del gesto del tutto inutili e invasive nei ritardandi. 

Herbert Blomstedt: Probabilmente il miglior direttore con cui abbia mai suonato! (8a di Bruckner). Suonare una sinfonia di Bruckner con lui vuol dire imparare a conoscere il lato meno muscolare ed aggressivo e più trascendentale della sua opera, anche quando si tratta di una sezione di ottoni che suona fortissimo! Con lui un brano di un'ora e mezza passa in un lampo perché ogni secondo sai sempre dove ti trovi e dove stai andando. Memorabile il terzo movimento che comincia senza vibrato, memorabili le sue citazioni sulla musica ("questa è musica molto settoriale (inteso come archi/ottoni/legni contrapposti uno all'altro), che è una caratteristica e forse anche un limite di questa musica", "far finire questo movimento con una cosa semplice come una scala è un modo geniale per terminare un movimento complesso come questo" (il terzo)), memorabile il suo rifiutare la sedia per dirigere 8 ore di prove in piedi scherzando "chairs are for old people!" (all'epoca, 88 anni!). Un gigante, musicalmente e umanamente. 

Manfred Honeck: L'altro nome che cito sempre assieme a Blomstedt quando parlo dei più grandi con cui abbia mai lavorato (8a di Dvorak). Già allora era un po' vittima dei deliri narcisistici e autoreferenziali di cui ogni tanto parla H., ma quell'Ottava è stata una GRANDE Ottava (sul Tubo c'è un video dove la fa con la hr-Sinfonieorchester, ovviamente uno spettacolo). Un uomo che mi ha saputo trasmettere l'amore per la Boemia come se ci avessi appena fatto un viaggio di diversi mesi. La spalla di quell'orchestra era un ragazzo ceco (che ora suona nella Chicago Symphony) che ha fatto un solo del 2° movimento da stropicciarsi gli occhi. Tecnica direttoriale incredibile, tanto da renderlo per eccellenza l'erede di Kleiber (anche per una notevole somiglianza fisica). Sicuramente merita di stare tra i primi 10 direttori viventi. 

Esa-Pekka Salonen: Con lui feci un concerto un po' sgangherato dove venne in sostituzione di James Levine. Fecimo Renana di Schumann e Till Eulenspiegel. A me lui ad esempio non piace. Lo trovo superficiale, sia nella concertazione che nella gestione tecnica della performance, il gesto è sicuramente molto solido e tecnicamente ineccepibile ma lo ricordo un po' "moscio". Lo vidi anche dirigere una Prima di Mahler, oltre che il suo personale Concerto per violino, di cui ho pochi ricordi. Anche le incisioni che ho ascoltato non mi hanno lasciato sempre ben impresso. La Turangalila con la Philharmonia che H. cita come riferimento per me è molto mediocre.

Gli altri nomi li conosco di fama e ho visto alcuni video, mai dal vivo. Di questi, solo Jurowski gode di ottima considerazione da parte della comunità di orchestrali professionisti, almeno in Italia. 

Altri nomi che sono stati citati dalgi utenti:

Simon Rattle: Con lui suonai musica contemporanea all'accademia del Festival di Lucerna. Male, dimenticabile. Se dirigi musica contemporanea molto rigida ritmicamente e col gesto segui l'orchestra invece che dirigerla, c'è un problema. 

Riccardo Muti: Con lui, 4 pezzi sacri di Verdi e un Così fan tutte di recente. Ovviamente è un gigante indiscusso, ma la sua tendenza a ammorbidire il suono a volte è un po' stucchevole, come mettere il miele sul gelato al limone. Che comunque lui non sia considerato tra i 10 direttori più grandi viventi per me è perlomeno discutibile.

Gianandrea Noseda: Il direttore che conosco meglio in assoluto, perché ci ho suonato in innumerevoli volte e perché ho il piacere di conoscerlo abbastanza bene di persona (e perché mi ha dato un lavoro :D ). Difficile scindere le sue qualità artistiche da quelle umane, perché le seconde influenzano incredibilmente le prime. Persona molto emotiva, rende il meglio di sé nel repertorio più muscolare (es. Danze Polovesiane, Otello, Macbeth) e nel repertorio russo in generale. Per me la freddezza intellettuale che spesso gli viene additata è un equivoco dato dal fatto che tende a dirigere sempre tutto a tempo e a cantare poco le frasi cantabili. Per me più che un difetto caratteriale è un difetto "tecnico" dovuto al fatto che quando dirige è talmente tanto in adrenalina che si dimentica di respirare, sia fisicamente che musicalmente. Direttore polarizzante che o si ama o si odia, a volte anche contemporaneamente :D

Fabio Luisi: Ecco, lui è un direttore che definirei "intellettuale" tout court. Ci ho suonato tantissime volte ma quasi mai il repertorio che a detta di tutti gli è più congeniale (Strauss, Mahler, Wagner). Gli ho sentito però fare un'ottima Sinfonia Fantastica in RAI di recente. Molto colto e molto intelligente, pecca a mio parere solo nella scelta dei tempi (spesso troppo veloci) e un gesto molto spigoloso e nevrotico. A Martina Franca ha diretto molto repertorio operistico minore dell'800, spesso in maniera molto poco idiomatica. 

Zubin Mehta: Ci feci una 2a di Mahler assolutamente nella media. Molte indicazioni di Mahler non rispettate, molte scelte di tempo discutibili, nel complesso abbastanza scialba. Non mi lasciò una grande impressione anche se il concerto venne bene.

Marin Alsop: Abbiamo fatto con lei un'ottima 4a di Brahms, molto solida e molto a posto. Non ricordo niente di memorabile che disse o fece ma fu un bel concerto.

Paavo Jarvi: Ho già parlato di lui nella tournée che feci con la Deutsche Kammerphilharmonie e la registrazione della 4a di Brahms per il ciclo integrale registrato per Sony. Stessa impressione che per la Alsop, non ricordo niente di memorabile ma sicuramente un direttore molto solido e molto musicale. 

Vasily Petrenko: Venne a fare le due suites da Romeo e Giulietta di Prokof'ev. Grande conoscitore di quel tipo di musica, su certe scelte di tempo e di carattere a parere mio esagerava un po', ma nel complesso un direttore molto solido.

Si potrebbero fare due menzioni anche su Dutoit, grande cesellatore di suono, impeccabile sul repertorio francese di inizio novecento e con ogni probabilità il più antipatico e insopportabile con cui abbia mai lavorato 😒 Gergiev, con cui feci una Iolanta e una memorabile 6a di Tchaikovsky, Temirkanov con cui fecimo Alexander Nevsky (con pause-sigaretta ogni 20 minuti...), Harding che venne a fare un Don Carlos, ma la lista è già abbastanza lunga così ;)

 

Inoltre mi permetto di citare un altro direttore che passa sempre sotto i radar: Jaap van Zweden, principale della New York Phil, con cui fecimo una 8a di Bruckner, buona ma non eccelsa. A me piace il giusto, ma è un concertatore fenomenale, un ottimo conoscitore dell'orchestra e sicuramente è un direttore molto migliore di molti nomi citati da H.

Bellissima testimonianza, grazie! Domanda: ma Gergiev e le sue microbacchette com'è per gli orchestrali?

E, più in generale, che margini di "improvvisazione" ci sono tra prova e concerto? Perché un pianista in recital può decidere di cambiare tempi e fraseggi come gli pare, un direttore che margini ha? (Immagino che vari anche a seconda della conoscenza reciproca tra orchestra e direttore)

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Ma voi lo sapevate che esiste un sito dedicato al Messiah di Handel? cioè, solo a quel lavoro! L'ho trovato ora per caso. Questo pazzo tra l'altro ha recensito TUTTE le edizioni in commercio dagli anni '20 ad oggi.. a parte che non immaginavo ce ne fossero così tante, in pratica ne esce una ogni due o tre mesi, da decenni! 

https://messiah-guide.com/recordings.html

 

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19 minuti fa, Majaniello dice:

Ma voi lo sapevate che esiste un sito dedicato al Messiah di Handel? cioè, solo a quel lavoro! L'ho trovato ora per caso. Questo pazzo tra l'altro ha recensito TUTTE le edizioni in commercio dagli anni '20 ad oggi.. a parte che non immaginavo ce ne fossero così tante, in pratica ne esce una ogni due o tre mesi, da decenni! 

https://messiah-guide.com/recordings.html

 

Fantastico! Ce n'è persino una diretta da Molinari-Pradelli con Anna Moffo! Una delle recensioni (relativa a una edizione in cui canta anche lui) svela che il pazzo è un membro del famoso Mormon Tabernacle Choir: un mito. I migliori, secondo lui, sono Davis 1966, Mackerras 1972, Katschner, Bernius e Layton (se non me n'è sfuggita qualche edizione nella rapida scorsa che ho dato). Non ho capito quali siano i criteri di valutazione, perché non distingue fra incisioni tradizionalissime, di impronta moderatamente filologica e rigorosamente hip. Dà 10 anche a una selezione dell'ensemble Red Priest, già comparsa su questi lidi nel thread sulle copertine peggiori. Ottimo exploit della negletta incisione di Klemperer, cui dà un bel 9.

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13 minuti fa, giobar dice:

Fantastico! Ce n'è persino una diretta da Molinari-Pradelli con Anna Moffo! Una delle recensioni (relativa a una edizione in cui canta anche lui) svela che il pazzo è un membro del famoso Mormon Tabernacle Choir: un mito. I migliori, secondo lui, sono Davis 1966, Mackerras 1972, Katschner, Bernius e Layton (se non me n'è sfuggita qualche edizione nella rapida scorsa che ho dato). Non ho capito quali siano i criteri di valutazione, perché non distingue fra incisioni tradizionalissime, di impronta moderatamente filologica e rigorosamente hip. Dà 10 anche a una selezione dell'ensemble Red Priest, già comparsa su questi lidi nel thread sulle copertine peggiori. Ottimo exploit della negletta incisione di Klemperer, cui dà un bel 9.

Ed io che credevo di essere un esaurito con le discografie monografiche... ma questo è un folle vero 🤣

Il criterio sarà "ciò che mi piace". A Richter dà 4 e 5... però è vero che certe cose dirette da Richter sono invecchiate peggio di molte letture tradizionali, in generale quello stile di transizione che non era ancora hip ma cercava di deromanticizzarsi suona oggi molto legnoso. 

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9 minuti fa, Majaniello dice:

Ed io che credevo di essere un esaurito con le discografie monografiche... ma questo è un folle vero 🤣

Il criterio sarà "ciò che mi piace". A Richter dà 4 e 5... però è vero che certe cose dirette da Richter sono invecchiate peggio di molte letture tradizionali, in generale quello stile di transizione che non era ancora hip ma cercava di deromanticizzarsi suona oggi molto legnoso. 

E dà 10 ai Red Priest ! Ma siamo seri su... :o

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2 minuti fa, Majaniello dice:

Ed io che credevo di essere un esaurito con le discografie monografiche...

Mi hai fatto ricordare una cosa a cui pensavo giorni fa. Esistono effettivamente in rete tante discografie monografiche, ma sono sparse qua e là e spesso anche difficilmente ritrovabili pure con Google. Si potrebbe aprire qui una specie di thread "di servizio" che ne raggruppi un po' e le renda recuperabili in modo agevole mediante dei tag univoci.

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1 ora fa, Madiel dice:

E dà 10 ai Red Priest ! Ma siamo seri su... :o

Dai penso sia un sito di un appassionato, non certo una guida attendibile. 

Oggi quelle prima del '95 neanche le considererei 😆

1 ora fa, giobar dice:

Mi hai fatto ricordare una cosa a cui pensavo giorni fa. Esistono effettivamente in rete tante discografie monografiche, ma sono sparse qua e là e spesso anche difficilmente ritrovabili pure con Google. Si potrebbe aprire qui una specie di thread "di servizio" che ne raggruppi un po' e le renda recuperabili in modo agevole mediante dei tag univoci.

Magari! 

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36 minuti fa, Majaniello dice:

Dai penso sia un sito di un appassionato, non certo una guida attendibile.

La maggior parte dei siti di questo tipo sono di appassionati. Ciò non significa che facciano schifo. Le brevi recensioni sono tutte ben motivate e danno conto in modo trasparente dei criteri di valutazione seguiti, tenendo conto anche delle varie correnti interpretative e musicologiche. Sarà un appassionato, ma è tutt'altro che rozzo. 

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6 ore fa, giobar dice:

La maggior parte dei siti di questo tipo sono di appassionati. Ciò non significa che facciano schifo. Le brevi recensioni sono tutte ben motivate e danno conto in modo trasparente dei criteri di valutazione seguiti, tenendo conto anche delle varie correnti interpretative e musicologiche. Sarà un appassionato, ma è tutt'altro che rozzo. 

Non a prescindere, solo che mettendo voti così ad ca*zum si alimenta la cialtroneria dilagante on line. Meglio evitare i voti se i criteri di scelta sono discutibili.

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15 ore fa, Majaniello dice:

Ma voi lo sapevate che esiste un sito dedicato al Messiah di Handel? cioè, solo a quel lavoro! L'ho trovato ora per caso. Questo pazzo tra l'altro ha recensito TUTTE le edizioni in commercio dagli anni '20 ad oggi.. a parte che non immaginavo ce ne fossero così tante, in pratica ne esce una ogni due o tre mesi, da decenni! 

https://messiah-guide.com/recordings.html

 

Si, lo conosco. E' un appassionato americano un pò mono-maniaco, mi pare sia un cantante di coro o qualcosa del genere. Fa delle recensioni senza effettivi criteri, elargendo voti un pò a casaccio, ciò che gli piace e lo convince, va bene. Può essere Klemperer (non molto diverso da Richter che invece non gli garba, boh), Davis o Jacobs, Christie è uguale. Utile per completezza e curiosità.

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22 ore fa, Ives dice:

Lo splendido Concerto per piano di Gershwin: freschezza, divertimento, immediatezza, "americanismo" ed espressività melodica dalle assonanze raveliane (il bellissimo adagio con il suono ovattato della tromba).

Arthur Fiedler

Basta questa edizione perfetta! 😍

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On 20/3/2022 at 18:52, Majaniello dice:

Richter sono invecchiate peggio di molte letture tradizionali, in generale quello stile di transizione che non era ancora hip ma cercava di deromanticizzarsi suona oggi molto legnoso. 

Io non lo sento per niente di transizione Richter, anzi, se ho ben capito cosa vuoi intendere. E' proprio uno stile proto-romantico, gravidissimo, turgidissimo, ampollosissimo. C'è un legato e un vibrato che neanche Karajan. E anche i cantanti non si coprono di gloria (McIntyre con Handel c'entrava come i cavoli a merenda). Quel Messiah con la LPO lo trovo davvero mortifero :mellow:

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2 ore fa, Ives dice:

Io non lo sento per niente di transizione Richter, anzi, se ho ben capito cosa vuoi intendere. E' proprio uno stile proto-romantico, gravidissimo, turgidissimo, ampollosissimo. C'è un legato e un vibrato che neanche Karajan. E anche i cantanti non si coprono di gloria (McIntyre con Handel c'entrava come i cavoli a merenda). Quel Messiah con la LPO lo trovo davvero mortifero :mellow:

Penso che negli anni '50 cominciò a maturare la convinzione che la musica barocca dovesse essere eseguita in maniera rigorosa, pulita, poco incline al sentimentalismo romantico. Era una transizione più psicologica che legata alla prassi, che restava quella di sempre. Nel caso poi di Richter immagino che ci fosse anche un retaggio culturale tutto krukko che ne aggravava i risultati, ma non possiamo neanche generalizzare, perchè ci saranno stati direttori tedeschi che all'epoca erano più leggeri e flessibili, penso fosse una precisa visione interpretativa la sua, che puntava ad una suggestione di modernismo e continuità con la tradizione al contempo. Ho sempre associato questa sensazione a quest'immagine:

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Ma esiste pure un Messiah di Bernstein? assurdo...

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1 ora fa, Majaniello dice:

Ma esiste pure un Messiah di Bernstein? assurdo...

Totalmente inutile e dannoso, tra i dischi suoi più brutti e squinternati (c'è anche l'Ode a Santa Cecilia): slentatissimo, tagliato, riassemblato, ri-orchestrato in molti numeri, con un cast di cantanti allo sbando (forse con il primo controtenore utilizzato, Russell Oberlin) e un coro di orchi ubriachi. Quantomeno, Bernstein comprese ben presto che non era repertorio adatto a lui e lo abbandonò già dagli anni '60 (forse solo il Magnificat lo eseguì fino ai '70). A differenza di altri che insistettero fino a fine carriera con il barocco.

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5 ore fa, Ives dice:

Io non lo sento per niente di transizione Richter, anzi, se ho ben capito cosa vuoi intendere. E' proprio uno stile proto-romantico, gravidissimo, turgidissimo, ampollosissimo. C'è un legato e un vibrato che neanche Karajan. E anche i cantanti non si coprono di gloria (McIntyre con Handel c'entrava come i cavoli a merenda). Quel Messiah con la LPO lo trovo davvero mortifero :mellow:

Il bello è che da bambino mi piacevano molto le incisioni di Richter... Questo quando già l'esecuzione filologica era ormai entrata ampiamente nel "mainstream" (Anni 2000)! Poi man mano che il mio orecchio è maturato diciamo che lo rispetto come "apripista", ma proprio aggiornarsi meno di zero. Suonano più "storicamente informate", e non di poco, certe tarde incisioni di Abbado, anzi, se devo dir la verità sta facendo cose assai più lodevoli Muti da quando s'è messo anche a divulgare ed eseguire il repertorio, soprattutto quello operistico e sacro, della Scuola Napoletana.

Non so, forse Richter cercava anche una sua "nicchia" di mercato che non andasse dritta contro giganti quali Karajan e Bernstein. Sicuramente già negli anni '70 però i vari Harnoncourt o Leonhardt iniziavano a stringerlo in una morsa. Peccato, perché in realtà era un ottimo direttore nel repertorio Classico e Romantico (Gluck, Mozart ,Schumann e persino Bruckner):

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3 ore fa, Majaniello dice:

Ma esiste pure un Messiah di Bernstein? assurdo...

Non più assurdo, forse, dell'esecuzione del Bolero di Ravel o della Sinfonietta di Janacek con strumenti "d'epoca" (v. Van Immerseel). Intendiamoci, non discuto sul fatto che gli esiti di quel Messiah possano essere pessimi (mai ascoltato e non ardo dal desiderio di farlo). Ma forse bisogna fare qualche considerazione in più.
1. C'è il desiderio di molti interpreti di cimentarsi anche con capolavori che in qualche modo escono dal loro repertorio più usuale. Qualcuno si autocensura e spedisce questo desiderio nel periodo ipotetico dell'irrealtà. Altri ci provano e non sempre le ciambelle riescono col buco. Poi capita pure che un violinista hip come Andrew Manze riesca a gestire bene una grande orchestra con Vaughan Williams, ma non è la norma.
2. Nella fase applicativa, questo desiderio deve fare i conti con le prassi esecutive vigenti al momento. E quando Bernstein incise il Messiah (1958!) la prassi ordinaria richiedeva grandi masse, imponenza, magniloquenza eccetera. Per dire, quando Solti e Ozawa (non propriamente due hip ma anzi direttori abituati a gestire pachidermi musicali tardoromantici) hanno inciso, diversi lustri dopo, la messa in si minore di Bach, lo hanno fatto con una consapevolezza diversa e con esiti non disprezzabili (anzi) perché ormai era diventato usuale un approccio più leggero e trasparente e anche loro, che scemi non erano, dovevano tenerne conto.
3. In parallelo alla prassi esecutiva "pesante", c'era un pubblico che andava in visibilio per le grandi esibizioni di enormi masse corali e orchestrali e anzi le richiedeva e faceva il pienone ai concerti (e tuttora, se fai la Nona di LvB o la Seconda di Mahler c'è una lunga fila al botteghino). E a direttori - come Bernstein - che non erano insensibili al rapporto col pubblico certo non veniva in mente di dimezzare orchestra e coro.
4. Poi, ovviamente, ci si mettono anche le complicazioni esecutive: forse il giudizio di @Ives sarebbe stato più clemente con un cast di solisti migliore e con un coro* di flautate vestali.

*: "un coro di orchi ubriachi": questa definizione me la segno :clapping::ok:

 

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Considerazioni che ci stanno e che condivido quasi totalmente (per la citazione voglio i diritti d'autore :cat_lol:). Però, al netto delle pastoie musicologiche, pur importantissime e ovvio sconosciute negli anni '50, per me è solo un fatto di musicalità, approccio e comprensione del repertorio. Sentire qua Scherchen, un anno dopo Bernstein (quindi nel 1959); per me si tratta del primo grande Messiah "ascoltabile" della storia che confrontato con lo strazio di Bernstein (peraltro il coro era quello mitico di Toscanini, forse preso in un momento di sbandamento esistenziale) ne esce sicuramente modernissimo (giacchè non tutto sia riuscito):

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Il nostro folle (ma avveduto) compilatore delle incisioni del Messiah scrive quanto segue a proposito del coro di Bernstein:

The Westminster Choir is the shoddiest-sounding choir I've ever heard tackle the Messiah outside of a amateur community choir - it sounds as if each singer is attempting to drown out their neighbor, with competing vibrato crashing and tripping over each other in (almost) comic ways.

:lol:

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On 20/3/2022 at 18:52, Majaniello dice:

Il criterio sarà "ciò che mi piace". A Richter dà 4 e 5... però è vero che certe cose dirette da Richter sono invecchiate peggio di molte letture tradizionali, in generale quello stile di transizione che non era ancora hip ma cercava di deromanticizzarsi suona oggi molto legnoso. 

7 ore fa, Ives dice:

Io non lo sento per niente di transizione Richter, anzi, se ho ben capito cosa vuoi intendere. E' proprio uno stile proto-romantico, gravidissimo, turgidissimo, ampollosissimo. C'è un legato e un vibrato che neanche Karajan. E anche i cantanti non si coprono di gloria (McIntyre con Handel c'entrava come i cavoli a merenda). Quel Messiah con la LPO lo trovo davvero mortifero :mellow:

5 ore fa, Majaniello dice:

Penso che negli anni '50 cominciò a maturare la convinzione che la musica barocca dovesse essere eseguita in maniera rigorosa, pulita, poco incline al sentimentalismo romantico. Era una transizione più psicologica che legata alla prassi, che restava quella di sempre. Nel caso poi di Richter immagino che ci fosse anche un retaggio culturale tutto krukko che ne aggravava i risultati, ma non possiamo neanche generalizzare, perchè ci saranno stati direttori tedeschi che all'epoca erano più leggeri e flessibili, penso fosse una precisa visione interpretativa la sua, che puntava ad una suggestione di modernismo e continuità con la tradizione al contempo.

Come già sapete, ho sempre avuto grosse perplessità rispetto alle esecuzioni - sopratutto per quel che riguarda il repertorio corale - di K. Richter. Al contrario di Ives, io lo trovo totalmente anti-romantico, anzi, ostentatamente anti-romantico, e proprio in questo atteggiamento sta il guaio delle sue letture, che per me risultano - non sempre, ma spesso - pesanti, rigide, quasi burocratiche. E' il figlio gobbo di Klemperer, ma senza il talento del padre. Trovo invecchiati molto meglio l'esuberanza di Sargent (che, al contrario del direttore tedesco, sapeva infondere al celebre oratorio tutt'altro calore), di Ormandy, o l'eccesso di Beecham, che il rigorismo a tutti i costi di Richter.

Di lui quello che mi piace di più sono questi (tanto per rimanere in territorio handeliano):

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5 ore fa, Pollini dice:

Il bello è che da bambino mi piacevano molto le incisioni di Richter... Questo quando già l'esecuzione filologica era ormai entrata ampiamente nel "mainstream" (Anni 2000)! [...] Peccato, perché in realtà era un ottimo direttore nel repertorio Classico e Romantico

E' un'esperienza che ho vissuto anche io a metà dei '90. La suggestione nel mio caso derivava da due fonti: Tele+3 che mandava a palla i suoi video, tra cui un documentario sulla vita, e un rivenditore di dischi che aveva rafforzato ancora di più in me l'idea che fosse "IL" riferimento. Non è che avessi tutti sti soldoni per comprare varie esecuzioni e fare confronti, semplicemente mi fidavo. Un primo "sblocco" lo ebbi con Gardiner credo, non ricordo più bene, ma la vera rivelazione arrivò con questo documentario a puntate di Andy Sommer del 1997, che non ho mai più ritrovato per intero (se qualcuno mi aiuta gli sono grato!)... all'epoca lo mandavano su Classica:

https://youtu.be/m2aTpwx3Fw8 (non me lo fa embeddare, è un trailer di 6 minuti)

Segnalo che di Richter c'è pure un video (!!) del Requiem di Brahms:

 

 

4 ore fa, giobar dice:

Non più assurdo, forse, dell'esecuzione del Bolero di Ravel o della Sinfonietta di Janacek con strumenti "d'epoca" (v. Van Immerseel).

Questo è poco ma sicuro, ognuno dovrebbe fare il suo, anche se a volte osando si possono aprire scenari interessanti, o quantomeno un dibattito. Giusto il tuo ragionamento sul "contesto", perchè poi facciamo le valutazioni con le orecchie di oggi, ma giusto pure ciò che dice Ives, cioè bisogna fare dei distinguo anche nell'epoca stessa tra chi aveva maturato un certo gusto per il repertorio antico (o era spontaneamente incline a quello stile) e chi invece navigava a vista e faceva casini. Ci sono in giro diverse registrazioni che si possono considerare preconitrici delle tendenze più moderne. Del resto niente nasce dal niente.

2 ore fa, Snorlax dice:

Come già sapete, ho sempre avuto grosse perplessità rispetto alle esecuzioni - sopratutto per quel che riguarda il repertorio corale - di K. Richter. Al contrario di Ives, io lo trovo totalmente anti-romantico, anzi, ostentatamente anti-romantico, e proprio in questo atteggiamento sta il guaio delle sue letture, che per me risultano - non sempre, ma spesso - pesanti, rigide, quasi burocratiche. E' il figlio gobbo di Klemperer, ma senza il talento del padre. Trovo invecchiati molto meglio l'esuberanza di Sargent (che, al contrario del direttore tedesco, sapeva infondere al celebre oratorio tutt'altro calore), di Ormandy, o l'eccesso di Beecham, che il rigorismo a tutti i costi di Richter.

Questo lo condivido molto, io ricordo delle sinfonie di Mozart non così tremende ma un Requiem terrificante proprio per i cori piatti e spesso sparati in forte, un effetto che si sente anche nelle passioni bachiane. Lo trovo molto più apprezzabile nella musica strumentale (brandeburghesi, concerti di Handel, alcune sinfonie) e in generale contesti più intimi come le cantate bachiane, che giustamente hanno fatto la storia di quel repertorio (anche, diciamolo, per i solisti della madonna che schierava).

Secondo me tu e Ives mettete in luce due aspetti del romanticismo, bisogna un po' capirsi... concordo con te sul discorso della rigidità oggettivista, lontana dall'approccio che io chiamo "sentimentale" per usare un termine meno equivocabile, ma ha ragione anche Ives a legare la monumentalità e l'ampollosità ad un'estetica romantica (oltre al vibrato, vabbè, e alle orchestrone)... c'era proprio un'idea filosofica dietro, una "visione romantica" del barocco, che è quella che Pinnock, Gardiner, Goebel negli anni '80 hanno demolito a picconate. Cito proprio loro perchè al momento giusto furono prontamente scritturati da DG/Archiv (l'etichetta di Richter) quando l'onda di questa nuova visione diventò travolgente, per dire quanto la svolta anche a livello discografico (e quindi di grande pubblico) fu radicale. Immagino che il mio anziano rivenditore vedesse con sospetto questa nuova generazione di fresconi, oppure stava cercando di rifilarmi l'invenduto :D 

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41 minuti fa, Majaniello dice:

Secondo me tu e Ives mettete in luce due aspetti del romanticismo, bisogna un po' capirsi... concordo con te sul discorso della rigidità oggettivista, lontana dall'approccio che io chiamo "sentimentale" per usare un termine meno equivocabile, ma ha ragione anche Ives a legare la monumentalità e l'ampollosità ad un'estetica romantica (oltre al vibrato, vabbè, e alle orchestrone)... c'era proprio un'idea filosofica dietro, una "visione romantica" del barocco, che è quella che Pinnock, Gardiner, Goebel negli anni '80 hanno demolito a picconate. Cito proprio loro perchè al momento giusto furono prontamente scritturati da DG/Archiv (l'etichetta di Richter) quando l'onda di questa nuova visione diventò travolgente, per dire quanto la svolta anche a livello discografico (e quindi di grande pubblico) fu radicale. Immagino che il mio anziano rivenditore vedesse con sospetto questa nuova generazione di fresconi, oppure stava cercando di rifilarmi l'invenduto :D 

Si si, capisco la posizione di Ives. In ogni caso io trovo Harnoncourt e Bruggen cento volte più romantici di Richter. Come sai meglio di me, il mio è un discorso di estetica, e non di prassi, anche se le due cose spesso sono in simbiosi.

Mi sa che all'inizio del nostro percorso di appassionati abbiamo avuto tutti a che fare inevitabilmente con l'anziano rivenditore di turno, che, inevitabilmente, ha dato un imprinting ai nostri ascolti, di cui, per fortuna, ci siamo (più o meno) liberati. Avendo cominciato da giovanissimo e da totale inesperto ad acquistare dischi, il destino mi ha portato a conoscere un signore che idolatrava Karajan, e che quindi mi ha rifilato, a 38 000 lire cadauno - ricordo ancora il costo - un sacco di pezzi della famigerata serie Karajan Gold, sicché i primi cd che hanno cominciato a girare per casa sono stati questi:

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...e così via. Tranne il famoso disco straussiano, credo di aver azzeccato il peggio di Karajan con i miei primissimi acquisti. Fortunatamente non mi hanno bloccato la crescita, anche se temo che abbiano fatto altri danni! :rolleyes::cat_lol:

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