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Hurwitz & co.


Majaniello
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Premio alle peggiori copertine per i due Wagner con Edo de Waart.

Ma l'oro del kitsch se lo aggiudica a mani basse il cd Telarc con Kunzel alla guida della Cincinnati Pops: di lui con la stessa etichetta e orchestra avevo una 1812 con le cannonate costruite digitalmente con un suono completamente finto e fuori scala che metteva a serio repentaglio qualsiasi diffusore dell'epoca...

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On 24/8/2021 at 01:24, Majaniello dice:

PS: non sono tanto per le classifiche, ogni artista ha i repertori nei quali riesce meglio; se mi dovessi sbilanciare direi che Muti magari non era a livello di Toscanini o Szell, ma men che meno lo erano Abbado o Sinopoli. Ciò non toglie che ci possa essere un'opera che veniva meglio ad Abbado che non a Toscanini, ognuno di loro aveva le sue qualità. 

Hai senz'altro ragione quando dici che è una questione di repertorio: Muti per larga parte della sua carriera si è misurato con lo stesso repertorio di Toscanini, per il quale ha una comprensibile venerazione; Abbado invece ha dato il meglio per un certo periodo della sua attività con autori in cui Toscanini non si è mai cimentato o molto poco: penso al suo Mahler "americano" e viennese, ma anche a Bruckner e a Mendelssohn. Proprio quegli autori che secondo me Szell, da buon allievo di Richard Strauss, in sostanza non ha mai capito.

Sinopoli è un caso a parte, per me era una personalità di genio, e come tale a volte prendeva cantonate incomprensibili: e con questo chiudo l'off topic scusandomi con i moderatori.

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6 ore fa, Ives dice:

Le Opere senza parole. Una bizzarria (ma che ha un suo pubblico) tutta americana. Le migliori incisioni.

Mai ascoltato nulla di queste sintesi sinfoniche, anche se mi incuriosiscono abbastanza. Del resto, se si ritiene legittima e viene anche valutata bene sul piano artistico-musicologico una trascrizione da piano a orchestra o da orchestra a piano, perché non potrebbe essere valida e attraente la "semplice" sostituzione delle voci con gli strumenti? Gironzola da molto tempo nel mio subconscio l'idea (bestemmia?) che forse Verdi mi piacerebbe di più eliminando le voci e mettendo al loro posto qualche strumento idoneo:cat_lol:

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A me i grandi Bignami wagneriani non dispiacciono, conosco i dischi di Maazel e sono ben fatti (chiaramente i fan wagneriani storceranno il naso, e filologicamente non a torto). Ho però fisicamente il CD di Leinsdorf che aveva approntato pure lui delle lunghe suites sinfoniche del Ring (sui 60 minuti), leggermente differenti da quelle del direttore franco-americano.  In fondo in fondo, il vero motore wagneriano è l'orchestra. Su Verdi, Puccini e Bizet (qui ci sono già le suites approntate da Guiraud) mi sembrano operazioni inutili e datate, li si deve cantare ed esserci progressione drammatica delle scene, nonostante la simpatia per Kunzel e Kostelanetz, veri campioni dell'easy listening. Kostelanetz fu un "mitico" direttore e animatore dei concerti en plein air newyorkesi negli anni '40-80, uno dei pionieri della musica easy listening (commissionò pure diverse opere ad autori contemporanei). Pure delle opere di Rach fece delle suites per orchestra a suo uso e consumo e che andavano molto di moda negli USA. Però anche oggi hanno un loro mercato discografico, soprattutto tra USA, UK e Asia. Anche Kristian Jarvi ha fatto qualcosa in proposito su Wagner.

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La cantata (o per alcuni "sinfonia corale") Le Campane di Rachmaninov. Sonorità che per tutta la vita ossessionò l'autore russo (come il tema del Dies Irae), che esplora qui le tematiche dello strumento "dalla culla alla tomba". Per molti critici, tra i suoi lavori migliori, più compatti e coerenti: bella orchestrazione scintillante, ottimi testi da Poe, melodie inquietanti e accattivanti e struttura ferrea con quattro movimenti. Versioni in russo e in inglese. Le migliori incisioni.

81-aw2XTTYL._SS500_.jpgRachmaninov: The Bells (Kolokola) Choral SymphonyRachmaninov: The Bells, Op. 35 & VocaliseRachmaninov: Bells (The) / Dances From Aleko / Caprice Bohemien61pn1sIb8sL._SX522_.jpg500x500.jpgRachmaninov: The Bells,Op.35

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2 ore fa, Ives dice:

A me i grandi Bignami wagneriani non dispiacciono, conosco i dischi di Maazel e sono ben fatti (chiaramente i fan wagneriani storceranno il naso, e filologicamente non a torto). Ho però fisicamente il CD di Leinsdorf che aveva approntato pure lui delle lunghe suites sinfoniche del Ring (sui 60 minuti), leggermente differenti da quelle del direttore franco-americano.  In fondo in fondo, il vero motore wagneriano è l'orchestra. Su Verdi, Puccini e Bizet (qui ci sono già le suites approntate da Guiraud) mi sembrano operazioni inutili e datate, li si deve cantare ed esserci progressione drammatica delle scene, nonostante la simpatia per Kunzel e Kostelanetz, veri campioni dell'easy listening. Kostelanetz fu un "mitico" direttore e animatore dei concerti en plein air newyorkesi negli anni '40-80, uno dei pionieri della musica easy listening (commissionò pure diverse opere ad autori contemporanei). Pure delle opere di Rach fece delle suites per orchestra a suo uso e consumo e che andavano molto di moda negli USA. Però anche oggi hanno un loro mercato discografico, soprattutto tra USA, UK e Asia. Anche Kristian Jarvi ha fatto qualcosa in proposito su Wagner.

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D'accordo su tutta la linea. Wagner è un conto, il melodramma italiano un altro: così come il senso di alcune operazioni di Leinsdorf e Maazel è sostanzialmente diverso da quello dei dischi di Kunzel. La Telarc alternava cd eccellenti, come il Beethoven di Dohnanyi-Cleveland e Ozawa-Boston, il Mozart di Mackerras-Prague Chamber Orchestra e quelli con le incisioni di Shaw-Atlanta Symphony, ad altri assolutamente kitsch come Kunzel-Cincinnati Pops.

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5 ore fa, Florestan dice:

D'accordo su tutta la linea. Wagner è un conto, il melodramma italiano un altro: così come il senso di alcune operazioni di Leinsdorf e Maazel è sostanzialmente diverso da quello dei dischi di Kunzel. La Telarc alternava cd eccellenti, come il Beethoven di Dohnanyi-Cleveland e Ozawa-Boston, il Mozart di Mackerras-Prague Chamber Orchestra e quelli con le incisioni di Shaw-Atlanta Symphony, ad altri assolutamente kitsch come Kunzel-Cincinnati Pops.

E' una tradizione tutta americana. Accanto al cartellone sinfonico "serio" c'è quello "pop" con musica da film, arrangiamenti vari, brani classici ma di facile ascolto, jazz, canzoni, musical. Spesso suonati all'aperto, da complessi con gli strumentisti delle orchestre sinfoniche standard ma con nomi differenti (Boston Pops, Cincinnati Pops, Kostelanetz Orchestra...). Anche John Williams è stato un grande animatore di questo mondo parallelo. Il Leone d'Oro del kitsch va ai dischi Telarc di Kunzel dedicati al West, coi rumori degli zoccoli dei cavalli, i fabbri che martellano, le cariche della Cavalleria, gli spari nel saloon e la voce di Frankie Laine. Kunzel ha fatto anche cose più serie e impegnate, tipo i bei dischi di Copland sempre per Telarc.

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On 24/8/2021 at 23:04, superburp dice:

Oddio, mi pare cronologicamente molto improbabile.

Niente affatto, l'aneddoto si riferisce al debutto di Abbado con i Wiener Philharmoniker nell'agosto del 1965, con in programma proprio la Seconda di Mahler: un anziano orchestrale poteva benissimo averla eseguita in gioventù sotto la direzione dello stesso compositore, che com'è noto morì nel 1911. Gli altri direttori italiani che si sono dedicati a Mahler con una certa assiduità, Sinopoli e Chailly, appartengono alla generazione successiva a quella di Abbado. Prima di Abbado l'unico direttore italiano ad aver ben compreso il valore del musicista boemo fu Bruno Maderna.

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A proposito di sintesi, l'altro giorno per autointrodurmi l'opera, ho ascoltato questo:

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Non so altrove, ma qui al sud conserviamo ancora una grande tradizione bandistica, durante le feste patronali le bande eseguono selezioni cospicue da opere non solo italiane (qualche anno fa mi ricordo un Tannhauser!), delle vere e proprie "opere senza parole" che un tempo, nei paesi di provincia, erano l'unico strumento di divulgazione della musica colta presso gli strati più bassi della popolazione. Mia nonna per dire, classe 1915, aveva la quinta elementare e parlava quasi esclusivamente il dialetto, però conosceva una caterva di motivi celebri e anche meno celebri (non solo Che gelida manina, ma pure cose come Ella giammai m'amo dal Don Carlo!), e conosceva le trame delle opere meglio di tanti ascoltatori odierni, anche se non credo sia mai andata a teatro o abbia comprato qualche disco.

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55 minuti fa, Ives dice:

Ecco, volevo far riferimento nel mio intervento precedente alle bande nel sud Italia, ma poi ho pensato: esistono ancora? O è rimasto solo folklore per turisti?

Nel paesino al mare dove vado a villeggiare sono ormai anni che non c'è più la banda per la festa patronale (in realtà non fanno proprio più la festa patronale dato che in realtà cade in inverno, la anticipavano d'estate perchè ci fosse gente :D). Da piccolo ricordo che mi piaceva seguire la banda mentre andava per le strade (una volta mi fecero anche provare a fare un rullo di tamburo :D).

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1 ora fa, Ives dice:

Ecco, volevo far riferimento nel mio intervento precedente alle bande nel sud Italia, ma poi ho pensato: esistono ancora? O è rimasto solo folklore per turisti?

Esistono ancora in molte realtà, soprattutto dell'entroterra, e funzionano in modo egregio sia come eccezionali canali di apprendimento della musica (sia sul piano della pratica strumentale che del repertorio) che come aggregatori sociali intergenerazionali. Specialmente d'estate, gruppi cospicui di giovani, adulti e anziani si ritrovano nei locali messi a disposizione dal sindaco, dal preside della scuola media o dal parroco per lunghissime sessioni di studio e di prove con soddisfazione di tutti.  Spesso poi questi complessi hanno una guida illustre in orchestrali o professori di conservatorio che tornano al paese natio per trovare la famiglia e, con la loro notorietà, stimolano la partecipazione di compaesani di tutte le età. Un mio nipote per tanti anni ha suonato il clarinetto nella banda di un piccolo paese abruzzese diretta da un notissimo professore di Santa Cecilia originario di quel centro. E i componenti della banda (molti dei quali semplici agricoltori con la terza media) suonavano con perizia non solo le tipiche marce funebri per funerali ma anche le serenate di Mozart e di Strauss. 

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Grazie per i commenti.

La Sesta di Dvorák, erroneamente conosciuta e numerata come Prima, è un lavoro tra i migliori dell'autore ceko, compiuta e vibrante fusione tra musica popolare boema (lo Scherzo si bea dei ritmi del Furiant), retorica ottimistica (l'ultimo movimento squadratissimo e magniloquente) e accademismo sinfonico (la forma sonata rigorosamente rispettata). Le migliori versioni secondo il Nostro.

Janáček: Sinfonietta, JW VI/18 - Dvořák: Symphony No. 6 in D Major, Op. 6081dVuoEzTEL._SS500_.jpg815ufdoixHL._SS500_.jpgDvořák: Symphony No. 6, The Golden Spinning WheelDvorák: Symphony No. 6 / Janácek: Taras BulbaDvořák: Symphony No. 6

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3 ore fa, Ives dice:

Ecco, volevo far riferimento nel mio intervento precedente alle bande nel sud Italia, ma poi ho pensato: esistono ancora? O è rimasto solo folklore per turisti?

Scherzi? qui sotto casa mia l'anno prima del covid hanno dato la "Turandot senza parole"! :D E' come raccontava giobar in effetti...

50 minuti fa, Ives dice:

La Sesta di Dvorák, erroneamente conosciuta e numerata come Prima, è un lavoro tra i migliori dell'autore ceko, compiuta e vibrante fusione tra musica popolare boema (lo Scherzo si bea dei ritmi del Furiant), retorica ottimistica (l'ultimo movimento squadratissimo e magniloquente) e accademismo sinfonico (la forma sonata rigorosamente rispettata).

E' vero, l'ho rivalutata anche io che non amo particolarmente quest'autore.

Dovremmo fare un sondaggio sulle migliori opere di Dvorak, a me ad esempio la Nuovo Mondo non è mai piaciuta granchè. 

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24 minuti fa, Majaniello dice:

Scherzi? qui sotto casa mia l'anno prima del covid hanno dato la "Turandot senza parole"! :D E' come raccontava giobar in effetti...

Nell'ambito della formazione e della pratica musicali quello delle bande è un fenomeno secondo, in Italia, soltanto alle corali. E' tutta da scrivere, purtroppo, la ricognizione del valore sociale, culturale e specificamente musicale che in Italia hanno i cori e le bande. Che io sappia, ci sono soltanto studi molto parziali, riferiti ad ambiti territoriali circoscritti o a singole istituzioni. E' vero che nel percorso scolastico ufficiale la musica è una Cenerentola. Ma è altrettanto vero che persino in centri piccolissimi, grazie a un prof di musica delle medie volenteroso, a un prete illuminato o a un musicista emigrato di ritorno, puoi trovare, con enorme sorpresa, una casalinga che sa memoria una messa di Palestrina o un agricoltore che ti canticchia la K.361 di Mozart.

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9 ore fa, Majaniello dice:

A proposito di sintesi, l'altro giorno per autointrodurmi l'opera, ho ascoltato questo:

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Non so altrove, ma qui al sud conserviamo ancora una grande tradizione bandistica, durante le feste patronali le bande eseguono selezioni cospicue da opere non solo italiane (qualche anno fa mi ricordo un Tannhauser!), delle vere e proprie "opere senza parole" che un tempo, nei paesi di provincia, erano l'unico strumento di divulgazione della musica colta presso gli strati più bassi della popolazione. Mia nonna per dire, classe 1915, aveva la quinta elementare e parlava quasi esclusivamente il dialetto, però conosceva una caterva di motivi celebri e anche meno celebri (non solo Che gelida manina, ma pure cose come Ella giammai m'amo dal Don Carlo!), e conosceva le trame delle opere meglio di tanti ascoltatori odierni, anche se non credo sia mai andata a teatro o abbia comprato qualche disco.

Ma tua nonna abitava in quello che è anche il mio paese?

Perché se così fosse, avranno perso le partiture dato che la banda qui suona di tutto tranne che pezzi o arie d'opera :cat_lol:

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Grazie, sulle delucidazioni "bandistiche". Quindi anche in Italia permane, quantomeno in alcune zone rurali, la tradizione degli arrangiamenti dalle Opere liriche. Su Dvorak, Kubelik preciso che è un live con tanto di applausi finali, audio radiofonico buono ma non perfetto, esecuzione tellurica. Ancerl pure ottimale, però audio non limpido. Sconsiglio Schwarz, molto tiepido, e Davis malamente registrato, mentre invece mi piace Jarvi padre (Chandos, non citato) e Dohnanyi (l'esecuzione migliore dal punto di vista tecnico, a mio gusto).

NEEME JARVI - DVORAK symphony no.6 - CHANDOS digital LP MINT! | eBay

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