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Hurwitz & co.


Majaniello
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22 ore fa, Ives dice:

"Stavo per" ma sono in viaggio e c'è la connessione che va e che viene. Ci provo. Per Athalia va bene Hogwood nonostante la Sutherland sia a fine carriera, ma il resto è validissimo. Alternative possono essere Goodwin (DHM) e Neumann (MDG) ma molto meno centrati sotto il profilo musicale e di fusione di stili eterogenei. Ottimo Jacobs per il Saul, va in coppia con l'edizione McCreesh (Archiv). L'Allegro di King va più che bene, anche se costa parecchio in CD ed è ormai di difficile reperimento. Alternativa recentissima è sempre McCreesh per l'etichetta dei Gabrieli Consort con bravi solisti inglesi e l'ottimo coro di casa. Scelta davvero retrò l'Israel di Mackerras. Oggettivamente sotto il profilo dell'edizione oggi è invecchiatissimo (manca tutta la prima parte): ha grande sfarzo sonoro e celebrativo, un coro enorme di 100 elementi che il direttore australiano porta a progressioni tanto trascinanti quanto alla lunga stancanti. E poi non è mai stato più riversato in CD dagli anni '80, scelta che non comprendo. Io andrei sull'ottimo Parrott (Virgin) o su Wachner (Musica Omnia). Sul Messiah ce ne tanti di ottimo livello (Jacobs, Christie, McCreesh), Davis è un classico, ma su strumenti moderni andrei su Marriner (Decca con la Ameling). Per il Samson concordo su Christophers. Richter è troppo gravido e il recente Butt incolore, tagliatissimi gli altri da Harno ad Alarcon. Cosi come benissimo Minkowski per Hercules e Nelson per Semele (qui c'è alternativa Curnyn per Chandos e Stern per Vaernay ma hanno diversi tagli soprattutto quest'ultima edizione che è la più filologica sul versante sonoro). La scelta di Christie per il Belshazzar è rilevante, direzione diversissima dai colleghi inglesi e piena di dramma e senso della narrazione. McGegan per Judas proprio no, direttore pedestre e cantanti allo sbando, stavolta faccio io la scelta old style e scelgo Mackerras (Archiv) con la Baker dei tempi d'oro. Joshua è ottimo diretto da King. Susanna è un'oratorio sottovalutatissimo che ancora oggi aspetta un'edizione di rilievo. Obtorto collo si accetta il provincialismo di McGegan, che però ha questa volta una protagonista memorabile, la Lorraine Hunt nel ruolo eponimo e non ancora sposata con Lieberson. Da sentire solo per lei. Il resto è davvero mediocre. Alternativa è Neumann (MGD con tagli) e il recente Cummings (Accent, discreto ma con cantanti non al meglio). Per Solomon c'è McCreesh con Andreas Scholl (Archiv) quindi niente Gardiner. Ottimo Christie per Theodora, se la gioca ancora con McCreesh (Archiv) che ha un coro migliore ma alcuni elementi un pò fuori fase, tipo il controtenore Blaze. Anonimo Jephtha di Christophers, si vada per mio gusto su Creed (Berlin) ristampato in edizione economica dalla Brilliant.

Finalmente si ragiona: adesso me le segno tutte  😅

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20 ore fa, Ives dice:

Il nauseante Beethoven di Arthur Schoonderwoerd con l'ensemble Cristofori.

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Sto ascoltando giusto adesso la recensione (adoro le stroncature in generale, ma Hurwitz lo trovo davvero bravissimo in questo).

Ha anche pubblicato un'esilarante parodia in merito:

Va bene la filologia, ma il contesto?... Dai, Beethoven con gli Archi "in parti reali"...

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Ives questo l'avevi postato?

Non pensavo Urvizzo ascoltasse pure l'opera italiana!

Le scelte, piuttosto telefonate:

Manon Lescaut - Sinopoli

Boheme - Karajan

Tosca - Davis (menzione ovvia per De Sabata in mono)

Butterfly - Barbirolli

Fanciulla - Mehta

Trittico - Pappano

Turandot - Mehta

Pezzi sinfonici - Muti

aggiungerei per completezza Le Villi e La Rondine dirette da Maazel, e un'edizione di Edgar (diciamo Queler con Scotto e Bergonzi).

C'è anche Verdi:

Nabucco - Sinopoli

Ernani - Shippers

Attila - Muti

Macbeth - Muti

Rigoletto - Kubelik

Traviata - Kleiber

Trovatore - Cellini

Ballo - Solti

Forza - Molinari Pradelli

Don Carlo - Giulini

Aida - Solti

Simone - Abbado

Otello - Serafin

Falstaff - Toscanini

Direi per completare che Levine può essere un jolly per i titoli importanti che mancano (Lombardi, Luisa Miller, Stiffelio, Vespri siciliani, Giovanna d'Arco).

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20 minuti fa, Majaniello dice:

 

C'è anche Verdi:

Nabucco - Sinopoli

Ernani - Shippers

Attila - Muti

Macbeth - Muti

Rigoletto - Kubelik

Traviata - Kleiber

Trovatore - Cellini

Ballo - Solti

Forza - Molinari Pradelli

Don Carlo - Giulini

Aida - Solti

Simone - Abbado

Otello - Serafin

Falstaff - Toscanini

Direi per completare che Levine può essere un jolly per i titoli importanti che mancano (Lombardi, Luisa Miller, Stiffelio, Vespri siciliani, Giovanna d'Arco).

Ma anche no, a meno che non si consideri esclusivamente la parte orchestrale il che, per un'opera lirica, è un'assurdità.

Ricordo che proprio tu avevi presentato tempo fa il "problema" di trovare una Traviata completa in tutte le componenti e, se non ricordo male, avevi proposto l'edizione di Muti con la Scotto e Kraus (a proposito, @kraus che fine hai fatto?)

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12 ore fa, glenngould dice:

Ma anche no, a meno che non si consideri esclusivamente la parte orchestrale il che, per un'opera lirica, è un'assurdità.

Ricordo che proprio tu avevi presentato tempo fa il "problema" di trovare una Traviata completa in tutte le componenti e, se non ricordo male, avevi proposto l'edizione di Muti con la Scotto e Kraus (a proposito, @kraus che fine hai fatto?)

Stavo appunto obiettando che nell'opera lirica e in genere nella musica con parti vocali, più dei direttori sono importanti i cantanti, almeno per me. E aggiungo che oggi tutte le orchestre sono in grado tecnicamente di suonare più o meno tutto, la stessa cosa non si può dire certo dei cantanti: ma questo non riguarda specificamente la recensione di Hurwitz, che in questo caso si è limitato a segnalare le incisioni raccomandate un po' ovunque.

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14 ore fa, Rinaldino dice:

Credo di sì perché ricordo che mi era venuta la curiosità di ascoltare la Tosca di Davis al posto della solita di Karajan (niente da fare, mi piace troppo Taddei -_-).

 

14 ore fa, glenngould dice:

Ma anche no, a meno che non si consideri esclusivamente la parte orchestrale il che, per un'opera lirica, è un'assurdità.

Ricordo che proprio tu avevi presentato tempo fa il "problema" di trovare una Traviata completa in tutte le componenti e, se non ricordo male, avevi proposto l'edizione di Muti con la Scotto e Kraus (a proposito, @kraus che fine hai fatto?)

 

2 ore fa, Florestan dice:

Stavo appunto obiettando che nell'opera lirica e in genere nella musica con parti vocali, più dei direttori sono importanti i cantanti, almeno per me. E aggiungo che oggi tutte le orchestre sono in grado tecnicamente di suonare più o meno tutto, la stessa cosa non si può dire certo dei cantanti: ma questo non riguarda specificamente la recensione di Hurwitz, che in questo caso si è limitato a segnalare le incisioni raccomandate un po' ovunque.

Ma allora sono io che non mi ricordo mai niente :(

Sono quasi d'accordo con Florestan, nel senso che nell'opera contano i cantanti, ma i direttori pure... il problema è appunto che quasi mai va tutto al posto giusto, troppe variabili, c'è sempre un elemento che non funziona. 

PS: la Traviata "quasi perfetta" esiste, solo che si sente non un granchè:

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In studio sì, scelgo ancora Muti.

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5 ore fa, Majaniello dice:

 

 

Ma allora sono io che non mi ricordo mai niente :(

Sono quasi d'accordo con Florestan, nel senso che nell'opera contano i cantanti, ma i direttori pure... il problema è appunto che quasi mai va tutto al posto giusto, troppe variabili, c'è sempre un elemento che non funziona. 

PS: la Traviata "quasi perfetta" esiste, solo che si sente non un granchè:

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In studio sì, scelgo ancora Muti.

Ecco, questa Traviata è il mio termine di riferimento.

Come seconda anch'io scelgo Muti-Philharmonia con Scotto, Kraus e Bruson (che ho in cd).

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Quanto alla Tosca, non direi proprio che Davis-Covent Garden-Caballè-Carreras-Wixell sia migliore di Karajan-Wiener-Leontyne Pryce-Di Stefano-Taddei o addirittura di De Sabata con la Callas: piuttosto la Tosca di Davis tenderei a metterla alla pari con Levine-Philharmonia-Scotto-Domingo-Bruson, che ho in cd. Ma si tratta di versioni tutte di livello altissimo.

Capitolo Verdi: Rigoletto di Kubelik con Fischer-Dieskau, Scotto e Bergonzi è una grandissima edizione; io ho Giulini-Wiener-Cappuccilli-Cotrubas-Domingo-Ghiaurov che non è male.

Aida di Solti con Leontyne Pryce, Jon Vickers e Robert Merrill è un classico; io ho Alberto Erede-Santa Cecilia-Tebaldi-Del Monaco-Stignani-Protti-Corena (che forse è ancor più classico) e il più moderno Maazel-Scala-Chiara-Pavarotti-Dimitrova-Nucci-Burchuladze.

Traviata di Kleiber è un altra ottima scelta; io ho il buon Ghione con Callas-Kraus-Sereni e il Muti "inglese" con Scotto-Kraus-Bruson.

Il Trovatore di Cellini con Bjorling, Milanov e la Barbieri e la RCA ammetto che non lo conosco; io ho Karajan-Wiener-Corelli-Leontyne Pryce-Simionato-Bastianini.

Otello con Del Monaco e Serafin che lo dirige, beh, ha ragione Hurwitz o chi glielo ha consigliato: non credo sia mai stato superato.

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6 ore fa, Majaniello dice:

 

 

Ma allora sono io che non mi ricordo mai niente :(

Sono quasi d'accordo con Florestan, nel senso che nell'opera contano i cantanti, ma i direttori pure... il problema è appunto che quasi mai va tutto al posto giusto, troppe variabili, c'è sempre un elemento che non funziona. 

PS: la Traviata "quasi perfetta" esiste, solo che si sente non un granchè:

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Ma se devi prendere una di quelle con la Callas, io avrei detto quella di Lisbona. Ok, non c’è Giulini. Ma qui, in “compenso”, non ci sono tenore e baritono (vabbè, so di essere impopolare…). Si torna sempre da capo a dodici…

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Un’altra Traviata di studio che s’avvicina alla coerenza quasi assoluta secondo me è quella della Sutherland con Pavarotti, Manuguerra e Bonynge: cantata benissimo e interpretata da tutti i cantanti, di concerto col direttore, in una direzione precisa, riconoscibile e forse unica.

 

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34 minuti fa, Wittelsbach dice:

Ma se devi prendere una di quelle con la Callas, io avrei detto quella di Lisbona. Ok, non c’è Giulini. Ma qui, in “compenso”, non ci sono tenore e baritono (vabbè, so di essere impopolare…). Si torna sempre da capo a dodici…

Anche io la preferisco (e si sente anche meglio), però dirige... chi dirige? Ghione mi pare. Certo c'è Kraus e la migliore Callas possibile. E forse ancora meglio sono le recite di Londra.

31 minuti fa, Wittelsbach dice:

Un’altra Traviata di studio che s’avvicina alla coerenza quasi assoluta secondo me è quella della Sutherland con Pavarotti, Manuguerra e Bonynge: cantata benissimo e interpretata da tutti i cantanti, di concerto col direttore, in una direzione precisa, riconoscibile e forse unica.

Oddio! sono troppo abituato alla Traviata modello "callasiano" (e quindi anche a quella della Scotto) tutta scavo sulla parola, sui colori e sugli accenti, che la Sutherland lì mi è sempre suonata stranissima. Mi piace tantissimo il Trovatore di Bonynge, anzi forse oggi è il mio preferito, anche e soprattutto per la presenza della Horne, così pure il Rigoletto di Sanzogno sempre con Dame Joan e McNeil. 

Lo so che vocalmente ci sono tanti problemi (penso che dopo si sia proprio ritirata, almeno dall'opera in scena), ma io la trovo molto interessante sul piano delle intenzioni interpretative:

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anzi forse è la cosa più interessante che ha fatto in lingua italiana. 

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2 ore fa, Florestan dice:

Capitolo Verdi: Rigoletto di Kubelik con Fischer-Dieskau, Scotto e Bergonzi è una grandissima edizione; io ho Giulini-Wiener-Cappuccilli-Cotrubas-Domingo-Ghiaurov che non è male.

Aida di Solti con Leontyne Pryce, Jon Vickers e Robert Merrill è un classico; io ho Alberto Erede-Santa Cecilia-Tebaldi-Del Monaco-Stignani-Protti-Corena (che forse è ancor più classico) e il più moderno Maazel-Scala-Chiara-Pavarotti-Dimitrova-Nucci-Burchuladze.

Traviata di Kleiber è un altra ottima scelta; io ho il buon Ghione con Callas-Kraus-Sereni e il Muti "inglese" con Scotto-Kraus-Bruson.

Il Trovatore di Cellini con Bjorling, Milanov e la Barbieri e la RCA ammetto che non lo conosco; io ho Karajan-Wiener-Corelli-Leontyne Pryce-Simionato-Bastianini.

Otello con Del Monaco e Serafin che lo dirige, beh, ha ragione Hurwitz o chi glielo ha consigliato: non credo sia mai stato superato.

Posso dire una cosa impopolare? (capirai, il 90% delle cose che dico lo è 😅 )

A me il Verdi mitteleuropeizzato più passano gli anni e meno mi convince... parlo di Kubelik, Karajan, Kleiber, ma pure il Giulini anziano in aria di major, Sinopoli e Abbado, che gira che ti rigira hanno un suono e uno stile che è più figlio della cultura europea che di quella italiana. So che in molti li consigliano, perchè sono edizioni di lusso per etichette di lusso, fatte per essere esportate e in fondo adatte agli ascoltatori che hanno nella musica franco-tedesca il loro repertorio d'elezione (e infatti sono incisioni che puntualmente vengono indicate come riferimenti proprio da quel tipo di pubblico), però però... Verdi è un'altra cosa, anche quando si lascia sedurre ed influenzare dalla musica francese mantiene un linguaggio ed una identità forte tanto quanto forte e caratterizzato è il linguaggio di Wagner, altrettanto ricco di influenze. Per carità, alcune sono belle edizioni di per sè, ma mi chiedo, quanto interpretano davvero la sensibilità e la storia dell'autore?

Ecco, mi sia consentito dire una banalità, Verdi è l'Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali note a tutti, ma anche per ragioni stilistiche inoppugnabili e inconfondibili che lo legano alla grande tradizione settecentesca della musica di casa nostra. Se non fai sentire l'italianità (nel senso di stile e tradizione italiana, non nel senso di zum-pa-pa) in Verdi allora non so davvero dove! Atteso quindi che di Toscanini ce n'è uno (forse il più grande direttore verdiano di sempre), Muti - con tutte le riserve che ho sempre rilevato e sottolineato - mi sembra uno dei direttori più plausibili in tal senso (ovvio che ci sono registrazioni venute meglio e altre peggio, è un discorso generale il mio). Serafin, benchè avesse un orecchio oltre le Alpi - come del resto Muti! - è stato un grande verdiano specie nelle opere tarde. Un tempo avrei messo Chailly, ma da giovane era anche lui troppo infognato con certi modelli (si sente nelle registrazioni anni '80), lo Chailly di oggi va molto meglio . Altri grandi direttori internazionali che si sono avvicinati all'idea sono Levine, Solti e forse anche Mitropoulos. Insomma, non voglio farne una questione territoriale. Bernstein è stato un grande interprete di Shostakovich, eppure se vogliamo "capire" Shostakovich dobbiamo passare per forza da Mravinsky, Kondrashin, Barshai ecc. non so se mi spiego.

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40 minuti fa, Majaniello dice:

Posso dire una cosa impopolare? (capirai, il 90% delle cose che dico lo è 😅 )

A me il Verdi mitteleuropeizzato più passano gli anni e meno mi convince... parlo di Kubelik, Karajan, Kleiber, ma pure il Giulini anziano in aria di major, Sinopoli e Abbado, che gira che ti rigira hanno un suono e uno stile che è più figlio della cultura europea che di quella italiana. So che in molti li consigliano, perchè sono edizioni di lusso per etichette di lusso, fatte per essere esportate e in fondo adatte agli ascoltatori che hanno nella musica franco-tedesca il loro repertorio d'elezione (e infatti sono incisioni che puntualmente vengono indicate come riferimenti proprio da quel tipo di pubblico), però però... Verdi è un'altra cosa, anche quando si lascia sedurre ed influenzare dalla musica francese mantiene un linguaggio ed una identità forte tanto quanto forte e caratterizzato è il linguaggio di Wagner, altrettanto ricco di influenze. Per carità, alcune sono belle edizioni di per sè, ma mi chiedo, quanto interpretano davvero la sensibilità e la storia dell'autore?

Ecco, mi sia consentito dire una banalità, Verdi è l'Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali note a tutti, ma anche per ragioni stilistiche inoppugnabili e inconfondibili che lo legano alla grande tradizione settecentesca della musica di casa nostra. Se non fai sentire l'italianità (nel senso di stile e tradizione italiana, non nel senso di zum-pa-pa) in Verdi allora non so davvero dove! Atteso quindi che di Toscanini ce n'è uno (forse il più grande direttore verdiano di sempre), Muti - con tutte le riserve che ho sempre rilevato e sottolineato - mi sembra uno dei direttori più plausibili in tal senso (ovvio che ci sono registrazioni venute meglio e altre peggio, è un discorso generale il mio). Serafin, benchè avesse un orecchio oltre le Alpi - come del resto Muti! - è stato un grande verdiano specie nelle opere tarde. Un tempo avrei messo Chailly, ma da giovane era anche lui troppo infognato con certi modelli (si sente nelle registrazioni anni '80), lo Chailly di oggi va molto meglio . Altri grandi direttori internazionali che si sono avvicinati all'idea sono Levine, Solti e forse anche Mitropoulos. Insomma, non voglio farne una questione territoriale. Bernstein è stato un grande interprete di Shostakovich, eppure se vogliamo "capire" Shostakovich dobbiamo passare per forza da Mravinsky, Kondrashin, Barshai ecc. non so se mi spiego.

Figurati, anch'io penso che Muti in Verdi e nel melodramma italiano abbia dato il meglio. Però anche Giulini si è formato in quel repertorio, e si sente. Abbado no, è un'altra storia, come è un'altra storia, diversa, anche Sinopoli. Solti è il più toscaniniano fra quelli che hai citato, e concordo su lui e Levine.

Verdi era italianissimo, però non era provinciale, era un ascoltatore onnivoro e aperto quanto Puccini (il cui legame con Toscanini è storia notissima), e come lui amico di tanti musicisti d'Oltralpe: ecco forse perché sono i nostri operisti più frequentati, e che hanno avuto meno da temere, dai direttori di formazione mitteleuropea.

Concordo al duecento per cento anche su ciò che dici di Shostakovich. Rilancio dicendo che Cajkovskij era altrettanto russo (anche se di altra epoca), e oltre alle grandi interpretazioni che di lui hanno dato Bernstein e Karajan, vanno ascoltate anche quelle di Mravinskij. Certo, in questo caso c'è un legame meno stretto fra interprete e musicista, in quanto Mravinskij, Kondrashin e Barshai hanno conosciuto di persona Shostakovich e diretto per la prima volta molte sue opere, e alcune sono state anche loro dedicate.

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3 ore fa, Majaniello dice:

Posso dire una cosa impopolare? (capirai, il 90% delle cose che dico lo è 😅 )

A me il Verdi mitteleuropeizzato più passano gli anni e meno mi convince... parlo di Kubelik, Karajan, Kleiber, ma pure il Giulini anziano in aria di major, Sinopoli e Abbado, che gira che ti rigira hanno un suono e uno stile che è più figlio della cultura europea che di quella italiana. So che in molti li consigliano, perchè sono edizioni di lusso per etichette di lusso, fatte per essere esportate e in fondo adatte agli ascoltatori che hanno nella musica franco-tedesca il loro repertorio d'elezione (e infatti sono incisioni che puntualmente vengono indicate come riferimenti proprio da quel tipo di pubblico), però però... Verdi è un'altra cosa, anche quando si lascia sedurre ed influenzare dalla musica francese mantiene un linguaggio ed una identità forte tanto quanto forte e caratterizzato è il linguaggio di Wagner, altrettanto ricco di influenze. Per carità, alcune sono belle edizioni di per sè, ma mi chiedo, quanto interpretano davvero la sensibilità e la storia dell'autore?

Ecco, mi sia consentito dire una banalità, Verdi è l'Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali note a tutti, ma anche per ragioni stilistiche inoppugnabili e inconfondibili che lo legano alla grande tradizione settecentesca della musica di casa nostra. Se non fai sentire l'italianità (nel senso di stile e tradizione italiana, non nel senso di zum-pa-pa) in Verdi allora non so davvero dove! Atteso quindi che di Toscanini ce n'è uno (forse il più grande direttore verdiano di sempre), Muti - con tutte le riserve che ho sempre rilevato e sottolineato - mi sembra uno dei direttori più plausibili in tal senso (ovvio che ci sono registrazioni venute meglio e altre peggio, è un discorso generale il mio). Serafin, benchè avesse un orecchio oltre le Alpi - come del resto Muti! - è stato un grande verdiano specie nelle opere tarde. Un tempo avrei messo Chailly, ma da giovane era anche lui troppo infognato con certi modelli (si sente nelle registrazioni anni '80), lo Chailly di oggi va molto meglio . Altri grandi direttori internazionali che si sono avvicinati all'idea sono Levine, Solti e forse anche Mitropoulos. Insomma, non voglio farne una questione territoriale. Bernstein è stato un grande interprete di Shostakovich, eppure se vogliamo "capire" Shostakovich dobbiamo passare per forza da Mravinsky, Kondrashin, Barshai ecc. non so se mi spiego.

Ma pochi anni fa non eri contro la teoria secondo cui gli autori tedeschi vengono meglio ad interpreti tedeschi, i russi ai russi, ecc.?

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14 ore fa, Florestan dice:

Verdi era italianissimo, però non era provinciale, era un ascoltatore onnivoro e aperto quanto Puccini (il cui legame con Toscanini è storia notissima), e come lui amico di tanti musicisti d'Oltralpe: ecco forse perché sono i nostri operisti più frequentati, e che hanno avuto meno da temere, dai direttori di formazione mitteleuropea.

Beh certo, ma da Traetta in poi tutti i compositori italiani sono stati aperti alla musica di Francia e Germania... Verdi poi era un europeista convinto, ed era per l'integrazione dei popoli (mi fecero molto ridere le dichiarazioni di alcuni politici all'indomani della prima scaligera dell'Attila qualche anno fa, che travisarono completamente il messaggio dell'opera ad uso della loro propaganda).

12 ore fa, superburp dice:

Ma pochi anni fa non eri contro la teoria secondo cui gli autori tedeschi vengono meglio ad interpreti tedeschi, i russi ai russi, ecc.?

Infatti ho inserito Abbado e Sinopoli tra i non-verdiani e Solti e Levine tra i verdiani, non credo di essermi contraddetto. E' un discorso che vale anche per Wagner: non tutti i tedeschi sono wagneriani, e non tutti i wagneriani sono tedeschi (Sinopoli e Barenboim sono due grandi wagneriani infatti).

Se alludi all'esempio Shostakovich, lì c'è un discorso di filologia diretta (si tratta di direttori che sono stati i primi esecutori in assoluto), era un esempio limite ma facilmente comprensibile. Ciò non esclude che ci siano non russi che si avvicinano a quel suono (mi viene in testa Sanderling, ma pure l'ultimo Toscanini). A me piacciono anche Haitink e Berglund, perchè in fondo io non sono tanto in sintonia con Shostakovich, ma sono consapevole che si tratta di loro interpretazioni della faccenda che si discostano dallo stile tipico dell'autore. 

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Mi lascia perplesso Serafin con "l'orecchio oltre le Alpi". Già lo definisti un'altra volta "Mitteleuropeo" per descrivere la sua  direzione dei Puritani (una delle sue meno belle), da dove ti viene questa sensazione?
I pochi direttori italiani che avevano un retroterra culturale di quel genere, all'epoca, erano De Sabata, Marinuzzi e un po' Vittorio Gui.

Sulla Traviata di Kleiber che piace a Hurwitz... Beh: forse un giorno si avrà il coraggio di ammettere che qualunque cosa fatta da Kleiber, fosse anche il campanello del citofono, veniva definita geniale e irripetibile solo perché era lui sul podio. Cosa che non è affatto vera sempre e comunque.

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2 minuti fa, Wittelsbach dice:

Mi lascia perplesso Serafin con "l'orecchio oltre le Alpi". Già lo definisti un'altra volta "Mitteleuropeo" per descrivere la sua  direzione dei Puritani (una delle sue meno belle), da dove ti viene questa sensazione?
I pochi direttori italiani che avevano un retroterra culturale di quel genere, all'epoca, erano De Sabata, Marinuzzi e un po' Vittorio Gui.

Non trovi affinità tra Gui e Serafin? esagero ancora di più: non credi che Serafin si avvicini più a Karajan che a Toscanini? quel suono bello corposo, teso e largo, a volte  scultoreo... tuttavia trovo che Serafin mantenga un fraseggio "all'italiana", non so è difficile da descrivere, non è una direzione ripiegata la sua, le frasi sono pulite senza manierismi, effetti o chiaroscuri, per questo nel secondo ottocento mi convince molto (ma anche la sua Norma, opera tendenzialmente statica, è notevole). 

8 minuti fa, Wittelsbach dice:

Sulla Traviata di Kleiber che piace a Hurwitz... Beh: forse un giorno si avrà il coraggio di ammettere che qualunque cosa fatta da Kleiber, fosse anche il campanello del citofono, veniva definita geniale e irripetibile solo perché era lui sul podio. Cosa che non è affatto vera sempre e comunque.

Sono d'accordo, ma in generale non conosco un direttore che "non ha mai sbagliato un colpo", è impossibile. 

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24 minuti fa, Majaniello dice:

Non trovi affinità tra Gui e Serafin? esagero ancora di più: non credi che Serafin si avvicini più a Karajan che a Toscanini? quel suono bello corposo, teso e largo, a volte  scultoreo... tuttavia trovo che Serafin mantenga un fraseggio "all'italiana", non so è difficile da descrivere, non è una direzione ripiegata la sua, le frasi sono pulite senza manierismi, effetti o chiaroscuri, per questo nel secondo ottocento mi convince molto (ma anche la sua Norma, opera tendenzialmente statica, è notevole).

Se così è, la cosa credo sia una pura coincidenza.
Il che non vuol essere una diminutio per il maestro rodigino, che ci ha dato un'Aida (la seconda) splendidamente diretta, e lo stesso direi di Forza del Destino, Cavalleria Rusticana (due volte, la seconda con la Decca si apprezza anche in stereo, anche se è un po' più ampollosa di quella con la Callas) e Pagliacci.

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Se così è, la cosa credo sia una pura coincidenza.
Il che non vuol essere una diminutio per il maestro rodigino, che ci ha dato un'Aida (la seconda) splendidamente diretta, e lo stesso direi di Forza del Destino, Cavalleria Rusticana (due volte, la seconda con la Decca si apprezza anche in stereo, anche se è un po' più ampollosa di quella con la Callas) e Pagliacci.

Può darsi, ma io credo che avesse un respiro più "colto", diciamo più internazionale, della media. Serafin è una figura davvero enorme che è stata poco mitizzata a causa delle relativamente poche testimonianze discografiche, che si limitano ai soliti quattro autori italiani. Aveva un repertorio vastissimo, Wagner era molto frequentato in quasi tutti i titoli importanti (vabbè pure Toscanini lo dirigeva tanto), ma anche Gluck, Weber, i russi (diversi titoli di Rimsky e Musorgsky), per non parlare delle sue prime italiane, il Rosenkavalier, l'Ariane di Dukas, il Wozzeck storico - durante la guerra! - poi il Grimes di Britten e persino Persephone di Stravinsky. 

Ovviamente si spese moltissimo per l'opera italiana: fu un grande sostenitore dell'opera a lui contemporanea (tanti titoli della Generazione degli 80) ma pure grande riscopritore di titoli antichi o all'epoca desueti. Tutti lo associamo al revival dell'opera romantica con Maria Callas, in realtà ben prima della Callas Serafin aveva già rispolverato il Pirata (con Gigli), i Puritani (con Lauri Volpi), Medea (con la Mazzoleni, credo negli anni '10 addirittura!), Vestale (con la Ponselle) e poi Piccinni, Paisiello e non so chi altri. E' stato praticamente il maggior fautore del rilancio di Rossini: dalla pionieristiche Semiramide e Tell del 1940 ad Armida (1952), Tancredi (1952), Mosè (1957), La donna del lago (1958), Conte Ory (1959) e qualcosa che mi scordo. Ho messo i cantanti anche perchè si nota come le sue scelte in fatto di interpreti fossero tutte molto ponderate. Muti e Abbado sono ridicoli a confronto, a livello di spessore culturale e capacità di andare oltre i limiti del repertorio, e dire che avevano la strada spianata... Ecco perchè mi pare improbabile che certe scelte stilistiche che io chiamo "divulgative" possano essere frutto del caso, parliamo di un uomo di enorme caratura intellettuale.

Comunque, appoggio ovviamente le tue lodi sul tardo Verdi (tutto maiuscolo), il Mefistofele di Boito e il verismo cosidetto (ma anche Puccini, la sua Turandot è grandiosa!). Meno mi entusiasma la sua trilogia popolare verdiana, o le opere romantiche cavalleresche (Puritani e Lucia), mentre adoro stranamente il suo Elisir d'amore, perchè Serafin era un direttore di grande equilibrio. Si tratta purtroppo di lasciti parzialissimi della sua arte. 

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2 ore fa, Majaniello dice:

Comunque, appoggio ovviamente le tue lodi sul tardo Verdi (tutto maiuscolo), il Mefistofele di Boito e il verismo cosidetto (ma anche Puccini, la sua Turandot è grandiosa!). Meno mi entusiasma la sua trilogia popolare verdiana, o le opere romantiche cavalleresche (Puritani e Lucia), mentre adoro stranamente il suo Elisir d'amore, perchè Serafin era un direttore di grande equilibrio. Si tratta purtroppo di lasciti parzialissimi della sua arte. 

L'ho detto, il suo Otello con Del Monaco non credo sia superato.

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46 minuti fa, Florestan dice:

L'ho detto, il suo Otello con Del Monaco non credo sia superato.

Esiste anche questo, già citato da Wittel (c'è una sua rece da qualche parte):

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3 ore fa, Majaniello dice:

Può darsi, ma io credo che avesse un respiro più "colto", diciamo più internazionale, della media. Serafin è una figura davvero enorme che è stata poco mitizzata a causa delle relativamente poche testimonianze discografiche, che si limitano ai soliti quattro autori italiani. Aveva un repertorio vastissimo, Wagner era molto frequentato in quasi tutti i titoli importanti (vabbè pure Toscanini lo dirigeva tanto), ma anche Gluck, Weber, i russi (diversi titoli di Rimsky e Musorgsky), per non parlare delle sue prime italiane, il Rosenkavakier, l'Ariane di Dukas, il Wozzeck storico - durante la guerra! - poi il Grimes di Britten e persino Persephone di Stravinsky. 

Ovviamente si spese moltissimo per l'opera italiana: fu un grande sostenitore dell'opera a lui contemporanea (tanti titoli della Generazione degli 80) ma pure grande riscopritore di titoli antichi o all'epoca desueti. Tutti lo associamo al revival dell'opera romantica con Maria Callas, in realtà ben prima della Callas Serafin aveva già rispolverato il Pirata (con Gigli), i Puritani (con Lauri Volpi), Medea (con la Mazzoleni, credo negli anni '10 addirittura!), Vestale (con la Ponselle) e poi Piccinni, Paisiello e non so chi altri. E' stato praticamente il maggior fautore del rilancio di Rossini: dalla pionieristiche Semiramide e Tell del 1940 ad Armida (1952), Tancredi (1952), Mosè (1957), La donna del lago (1958), Conte Ory (1959) e qualcosa che mi scordo. Ho messo i cantanti anche perchè si nota come le sue scelte in fatto di interpreti fossero tutte molto ponderate. Muti e Abbado sono ridicoli a confronto, a livello di spessore culturale e capacità di andare oltre i limiti del repertorio, e dire che avevano la strada spianata... Ecco perchè mi pare improbabile che certe scelte stilistiche che io chiamo "divulgative" possano essere frutto del caso, parliamo di un uomo di enorme caratura intellettuale.

Comunque, appoggio ovviamente le tue lodi sul tardo Verdi (tutto maiuscolo), il Mefistofele di Boito e il verismo cosidetto (ma anche Puccini, la sua Turandot è grandiosa!). Meno mi entusiasma la sua trilogia popolare verdiana, o le opere romantiche cavalleresche (Puritani e Lucia), mentre adoro stranamente il suo Elisir d'amore, perchè Serafin era un direttore di grande equilibrio. Si tratta purtroppo di lasciti parzialissimi della sua arte. 

Ora capisco meglio. Pensavo ti riferissi a una qualche forma di imitazione della sonorità di direttori tedeschi.
La Naxos ha pubblicato anche i dischi di quella che fu la prima assoluta di "Merry Mount" di Hanson, diretta dallo stesso Serafin al Metropolitan nel 1934, dunque alla fine del decennio in cui costui era responsabile del repertorio italiano in quel teatro (di lì a pochi mesi subentrerà Ettore Panizza). Un'incisione del '34 credo sia una delle prime registrazioni dal vivo dell'intera storia del disco, coeva dei Pagliacci con Martinelli da me recensiti.
Posseggo anche un libro di Pugliese che censisce TUTTE le esecuzioni wagneriane avvenute in Italia dall'Ottocento fino agli anni Ottanta del Novecento: ebbene, all'opera di Roma Serafin portò in scena vari Ring completi, di cui uno nel 1937-1938 e un altro nel 1938-1939. Ma quanto sarebbe interessante se ne esistesse qualche forma di registrazione? Tutto in italiano naturalmente, ma con alcune sorprese, come nel secondo ciclo, in cui il Viandante del Siegfried è Gino Bechi (!) e Gunther è Tito Gobbi (!), ambedue nemmeno trentenni! L'altro Wotan è il grande e sottovalutato Mongelli, mentre Siegried è tale Hans Grath, sconosciuto e dimenticato, che tanto cattivo non doveva essere se riusciva a fare un simile personaggio, per giunta in anni in cui col malcanto (quello diffuso oggi) si arrivava al massimo a fare i comprimari. Nel primo ciclo, i tre Wotan sono spartiti tra Nazzareno de Angelis e Apollo Granforte, scusate se è poco! Lì Siegfried è un'altra meteora, addirittura statunitense: Eyvind Laholm, di cui esistono brani wagneriani su youtube che a questo punto ascolterò. Comune ai due cicli è la Brunnhilde dell'ungherese Ella Nemethy, coetanea della Flagstad, nonché il Siegmund nostrano di Fiorenzo Tasso, tenore che si può ascoltare in una rara Salome straussiana in italiano, dove fa un Erode che surclassa quasi tutti gli Erodi tedeschi che abbia mai sentito. La curiosità è terribile, veramente.

 

1 ora fa, Florestan dice:

L'ho detto, il suo Otello con Del Monaco non credo sia superato.

 

Aspetta, quale Otello Serafin-Del Monaco?
Io ho una registrazione radiofonica che schiera anche la Fineschi e un inaspettatamente bravo Capecchi, ma ha una qualità audio al limite dell'intelligibile e un Serafin purtroppo chiassoso, che inserisce anche il balletto parigino al momento dell'arrivo di Ludovico al Terzo Atto.
Se no, con Del Monaco, c'è anche l'Otello filmato in video, ma non l'ho mai sentito.
Credo tu ti riferisca all'edizione Rca, in cui in effetti Serafin, nonostante le deficienze dell'orchestra di Roma, dirige in modo spesso molto persuasivo. Ma lì Del Monaco non c'è: Otello è Vickers!
Qui puoi leggere la recensione...

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

all'opera di Roma Serafin portò in scena vari Ring completi, di cui uno nel 1937-1938 e un altro nel 1938-1939. Ma quanto sarebbe interessante se ne esistesse qualche forma di registrazione?

Per alimentare la tua curiosità, registrazioni leggendarie (che secondo me non esistono):

5/12/48: Tristano e Isotta: Genova, Teatro Grattacielo

maestro direttore Tullio Serafin
Isolde Maria Callas
Tristan Max Lorenz
Brangäne Elena Nicolai
Kurwenal Raimondo Torres
König Marke Nicola Rossi Lemeni
Melot Cesare Oliva
Der Steuermann Rinaldo Grattarola
Ein Hirt Giorgio Gallo
Ein junger Seemann Mario Berti

Students of Max Lorenz claim to have heard a tape of a Genoa Tristan. Others claim that the tape was unlistenable. Correspondence has been discovered from Callas to Max Lorenz where she requests a tape copy of their Genoa Tristan. The result of this and the existence of such a recording is still a mystery.

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