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Hurwitz & co.


Majaniello
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6 ore fa, Ives dice:

Le sinfonie in do diesis minore: gli esempi di Kraus, Bloch, Mahler, Magnard, Bax, Prokofiev, Brian.

non l'ho ancora visto, ma questa è la mia rubrica preferita del buon H. Io credo molto nelle caratteristiche intrinseche delle tonalità e mi piace molto l'aspetto speculativo che ci sta dietro. Forse l'ho già scritto in qualche post precedente, anche se fosse non mi interessa :lol: 

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Il glorioso e definitivo cofanetto Decca Phase 4 con le colonne sonore di Bernard Herrmann. C'è anche una delle ultime partiture per Obsession di De Palma nel 1975. Più bonus con Herrmann direttore di celebri colonne sonore americane e inglesi (Walton, Bax, Bliss, Vaughan Williams).

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6 ore fa, Ives dice:

 

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Non lo conosco.

Cita

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Ottimi, ma quello di Kubelìk è addirittura eccellente (spettacolari gli Inni Sinfonici).

Cita

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No, questo proprio no. Esecuzioni che oscillano tra l'esangue e l'oggettivo, proprio l'esatto opposto richiesto dalla musica di Hartmann. Ci vuole carne, ci vuole sangue, ci vuole sudore, ci vuole visceralità in questa musica. Nonostante i suoi limiti (un paio di interpretazioni di Kubelìk sono sfuocate) bisogna ancora tornare su un classico:

Karl Amadeus Hartmann, Rafael Kubelik, Fritz Rieger, Ferdinand Leitner,  Zdenek Macal, Bavarian Radio Symphony Orchestra, Doris Soffel, Dietrich  Fischer-Dieskau - Hartmann: 8 Symphonies / Gesangs-Szene - Amazon.com Music

Punte d'eccellenza in 1a, 3a, 4a, 7a e Gesangs-Szene, quest'ultima con un memorabile Fischer-Dieskau. Provare a fare un confronto con la vorticosa  4a per archi tra Kubelìk e Metzmacher, quest'ultimo ne esce con le ossa rotte! Mascellone Metzmacher è pure assai monocorde come interprete, anzi direi proprio superficiale, mentre i Bamberger Symphoniker hanno un suono povero, non possono competere con i ben più agguerriti cugini della radio bavarese. La scelta di Urvizzo è in perfetta linea con i suoi discutibili gusti estetici: sonorità lucide e leggere, pseudo-oggettività interpretativa.

Se Kubelìk non convince in alcune sinfonie (6a e 8a), è d'obbligo questo disco Berlin. L'8a nelle mani di Kegel è inarrivabile

Karl Amadeus Hartmann ‒ Berliner Sinfonie-Orchester, Günther Herbig,  Rundfunk-Sinfonie-Orchester Leipzig, Herbert Kegel – Symphony No. 5  "Concertante" • Symphony No. 6 • Symphony No. 8 (1995, CD) - Discogs

Cita

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Questa è una scelta strana, in genere è una serie che non gode di simpatie critiche. In effetti, Rozhdestvensky in apparenza c'entra come i cavoli a merenda. Non l'ho mai sentito, purtroppo.

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1 ora fa, Madiel dice:

La scelta di Urvizzo è in perfetta linea con i suoi discutibili gusti estetici: sonorità lucide e leggere, pseudo-oggettività interpretativa.

Secondo me sopravvalutate Hurwitz da questo punto di vista... tolti Furtone e pochissimi altri, a me pare fin troppo onnivoro! quando consiglia le discografie ci mette dentro di tutto, guarda i consigli qui sopra sulla 5 di Sibelius: Bernstein, Karajan, Vanska, Davis, Segerstam, Ormandy, Blomstedt... c'è tutto e il suo contrario. Io gli ho sempre contestato una linea editoriale poco netta, mi piacerebbe fosse più di parte. 

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24 minuti fa, Majaniello dice:

Secondo me sopravvalutate Hurwitz da questo punto di vista... tolti Furtone e pochissimi altri, a me pare fin troppo onnivoro! quando consiglia le discografie ci mette dentro di tutto, guarda i consigli qui sopra sulla 5 di Sibelius: Bernstein, Karajan, Vanska, Davis, Segerstam, Ormandy, Blomstedt... c'è tutto e il suo contrario. Io gli ho sempre contestato una linea editoriale poco netta, mi piacerebbe fosse più di parte. 

A me è sempre parso molto coerente con le sue scelte estetiche, e un po' paraculo quando si allarga alle ovvietà del repertorio forse per acchiappare utenti. 

Il problema della discografia di Hartmann è che consiste in pochi titoli, forse una quarantina di dischi (ben tre le integrali delle sinfonie !), alcuni dei quali sono senz'altro di riferimento. Non si possono ignorare le incisioni della Wergo, solo perché sul suo sito si occupa raramente di questa etichetta. Tra l'altro, proprio il Concerto funèbre è stato inciso parecchie volte, credo sia l'opera di Hartmann meglio servita in disco, ci sarebbero alternative valide al cd Orfeo. Per esempio questo disco, che ha ricevuto un premio dalla critica musicale tedesca

Karl Amadeus Hartmann, Karol Szymanowski, Krzysztof Penderecki, Kattowice  Radio Symphony Orchestra, Christiane Edinger - Karl Amadeus Hartmann /  Karol Szymanowski: Violin Concertos - Christiane Edinger / Kattowice Radio  Symphony Orchestra / Krzysztof ...

Oppure c'è Ancerl

Hindemith & Hartmann Violin Cello Concerto Funebre 1995 SUPRAPHON 11 1955-2  011 for sale online | eBay

Per la 6a esiste anche un Fricsay monofonico (per chi apprezza il genere)

Karl Amadeus Hartmann, Ferenc Fricsay, RIAS Symphonie-Orchester Berlin -  Hartmann: Symphony, No. 6 - Amazon.com Music

La 2a è stata incisa da Dohnanyi con la Cleveland Orchestra

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Insomma, io di Metzmacher non so che farmene :D 

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9 minuti fa, Madiel dice:

A me è sempre parso molto coerente con le sue scelte estetiche, e un po' paraculo quando si allarga alle ovvietà del repertorio forse per acchiappare utenti. 

E da cosa si capisce quando è paraculo e quando è sincero? Sonorità trasparenti e oggettività spiegano forse Ozawa, Ormandy, Muti o Levine (oddio, mi paiono tutti molto romantici questi) ma non giustificano affatto il suo amore quasi acritico per Bernstein, Jochum, Cluytens, Klemperer (questo oggettivo sì ma leggero no) e altri direttori storici, mentre è sempre piuttosto tiepido nei confronti della nuova ondata analitica (con l'eccezione di Honeck probabilmente) a cui preferisce i più viscerali Fischer, Zinman, Eschenbach (questo davvero un bidone reazionario!). 

Boh, il mito dell'Hurwitz alfiere dell'oggettivismo moderno e demolitore della sostanziosa direzione de na vorta mi pare appunto un mito lanciato dai fan di Mengelberg, Furt, Knap, Horenstein, Thielemann, gli unici direttori demoliti con una certa costanza. Se dovessi azzardare la vedo all'opposto tuo: è un sessantenne col cuore nel passato, che ogni tanto si atteggia a moderno.

43 minuti fa, Madiel dice:

Per esempio questo disco, che ha ricevuto un premio dalla critica musicale tedesca

Karl Amadeus Hartmann, Karol Szymanowski, Krzysztof Penderecki, Kattowice  Radio Symphony Orchestra, Christiane Edinger - Karl Amadeus Hartmann /  Karol Szymanowski: Violin Concertos - Christiane Edinger / Kattowice Radio  Symphony Orchestra / Krzysztof ...

Per un attimo ho pensato: questo assomiglia a Penderecki... ma è Penderecki! :lol: 

Questi sono dischi che sicuramente non conosce perchè passa troppo tempo ad ascoltare altro. Mettere tra i "modernisti duri" Enescu la dice lunga... 

Io di Hartmann ho sempre ascoltato le edizioni di Wellesz, per non sbagliarmi, anche se è un autore che ho scoperto prima del forum, grazie a questo disco:

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Questo perchè vidi un documentario su Kubelik (su Classica forse, quando vivevo con i miei avevamo l'abbonamento) dove ad un certo punto lo dirigeva. Quando le cose si scoprivano ancora per caso.

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31 minuti fa, Majaniello dice:

E da cosa si capisce quando è paraculo e quando è sincero? Sonorità trasparenti e oggettività spiegano forse Ozawa, Ormandy, Muti o Levine (oddio, mi paiono tutti molto romantici questi) ma non giustificano affatto il suo amore quasi acritico per Bernstein, Jochum, Cluytens, Klemperer (questo oggettivo sì ma leggero no) e altri direttori storici, mentre è sempre piuttosto tiepido nei confronti della nuova ondata analitica (con l'eccezione di Honeck probabilmente) a cui preferisce i più viscerali Fischer, Zinman, Eschenbach (questo davvero un bidone reazionario!). 

Per me è paraculo quando fa una rassegna di un celebre autore, mettiamo Sibelius visto che è stato citato, e ci mette tutto l'inevitabile (buono o cattivo che sia). Non ci vuole un genio a fare le rassegne discografiche così - anche se capisco le sue esigenze divulgative verso i neofiti.

Cita

Boh, il mito dell'Hurwitz alfiere dell'oggettivismo moderno e demolitore della sostanziosa direzione de na vorta mi pare appunto un mito lanciato dai fan di Mengelberg, Furt, Knap, Horenstein, Thielemann, gli unici direttori demoliti con una certa costanza. Se dovessi azzardare la vedo all'opposto tuo: è un sessantenne col cuore nel passato, che ogni tanto si atteggia a moderno.

Ne ha tante. Ogni tanto quando giro il suo sito leggo le stroncature di questo o quello (Sinopoli e Dutoit per dirne due a caso), ma poi mi accorgo che omette parecchia della loro discografia interessante. L'indifferenza e il silenzio sono un'altra maniera di demolire il nemico. 

Cita

Per un attimo ho pensato: questo assomiglia a Penderecki... ma è Penderecki! :lol: 

Certo che è lui! Era anche un ottimo direttore d'orchestra, anche se è noto soprattutto come esecutore di sua musica. Ha lasciato poco purtroppo (Szymanowski, Shostakovich, Bacewicz tra quelli che mi vengono in mente). Se non altro è da scoprire, perché è sempre interessante sentire un celebre compositore alle prese con celebri colleghi.

Cita

Questi sono dischi che sicuramente non conosce perchè passa troppo tempo ad ascoltare altro. Mettere tra i "modernisti duri" Enescu la dice lunga...

Infatti, è una grande stronz**** :closedeyes: Spesso e volentieri, Urvizzo è banale, di una banalità tutta statunitense.

Cita

Io di Hartmann ho sempre ascoltato le edizioni di Wellesz, per non sbagliarmi, anche se è un autore che ho scoperto prima del forum, grazie a questo disco:

R-2929319-1593539917-9256.jpeg.jpg

Questo perchè vidi un documentario su Kubelik (su Classica forse, quando vivevo con i miei avevamo l'abbonamento) dove ad un certo punto lo dirigeva. Quando le cose si scoprivano ancora per caso.

La 4a diretta da Kubelìk è un capolavoro, una delle migliori del box Wergo e senz'altro la migliore diretta da lui. Almeno, per quanto posso testimoniare, non ci sono alternative significative in disco.

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54 minuti fa, Majaniello dice:

Boh, il mito dell'Hurwitz alfiere dell'oggettivismo moderno e demolitore della sostanziosa direzione de na vorta mi pare appunto un mito lanciato dai fan di Mengelberg, Furt, Knap, Horenstein, Thielemann, gli unici direttori demoliti con una certa costanza. Se dovessi azzardare la vedo all'opposto tuo: è un sessantenne col cuore nel passato, che ogni tanto si atteggia a moderno.

Per me Hurwitz è semplicemente uno che ama la routine e che non vuole avere soprese: gli piacciono i direttori che abbiano una sicura costanza intepretativa - senza avere troppe oscillazioni - unita ad un solido mestiere. Sa che con Szell avrà il nitore e il suono di un rasoio, con Jochum una certa - ma pur sempre discreta - libertà agogica, con Stokowski l'esuberanza timbrica etc. I direttori che non gli garantiscono un certo risultato - e che per questo non sono prevedibili - lo mandano in bestia: certo Furt, Knap, Horenstein sono ben riconoscibili, ma al contempo molto incostanti (caratteristica che può non avere una accezione negativa). Idem con Sinopoli, citato da @Madiel.

Comunque il cuore nel passato ce l'ha sicuramente, e non credo lo nasconda. Di lui mi piacciono la franchezza e il fatto di dire le cose senza troppe sovrastrutture e giri di parole. Tuttavia credo non sappia andare oltre la divulgazione, mi pare spesso incapace di approfondire in maniera seria e ponderata questo o quest'altro argomento. Anche i suoi scritti, che qualche volta ho avuto occasione di leggere, hanno questa caratteristica. E' il difetto che qualche volta si palesa in un tipo di approccio eccessivamente pragmatico, emblematico del mondo angloamericano.

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11 ore fa, Madiel dice:

Ne ha tante. Ogni tanto quando giro il suo sito leggo le stroncature di questo o quello (Sinopoli e Dutoit per dirne due a caso), ma poi mi accorgo che omette parecchia della loro discografia interessante. L'indifferenza e il silenzio sono un'altra maniera di demolire il nemico. 

Dutoit è un nemico? boh, del boxino Stravinsky ne parla bene, poi Dutoit lo conosco solo nel neoclassicismo francese, non so neanche che altro repertorio abbia.

Il discorso Sinopoli è complesso, è un direttore controverso da ben prima di Hurwitz! Sinopoli fa le sue speculazioni, anche molto interessanti da leggere (dico nelle interviste), e poi attua la sua visione a costo di enormi forzature musicali. Devi essere disposto a sposare le sue visioni altrimenti difficilmente accetti tutte le libertà che si prende. Non è neanche il caso di gente come Mitropoulos, dionisiaci puri che assecondano la musica anche quando non la seguono alla lettera, non gli remano contro. In Sinopoli io sento pure un pizzico di retorica "furba" che con l'analisi non c'entra nulla (mettere d'avanti un piano sonoro che deve star dietro e viceversa è un trucco che dopo un po' lo sgami), ma è una mia impressione. Vi interessa sapere dove mi convince? nella musica psicanalitica a sfondo ossessivo/morboso, quindi Wagner, l'espressionismo (certo Strauss e SSV), il Mahler segaiolo delle sinfonie centrali, Zemlinksy, un certo Puccini, mai sentito in Schrecker ma penso che sia un autore adatto a lui. Il resto ne faccio volentieri a meno (Verdi compreso, per me travisato). Ah ovviamente la musica contemporanea va a parte, non ce lo vedo Hurwitz ad ascoltare Manzoni o Bussotti! 

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Beh, nel caso di Jochum ha ragione Hurwitz, che lo ha elogiato non solo come interprete bruckneriano, ma anche di Beetthoven e Brahms (lui apprezza anche il suo Haydn, che io preferisco ascoltare invece da Kuijken o Bruggen, le cui Londinesi peraltro anche Hurwitz mi sembra che abbia ben recensito).

Quanto a Sinopoli, è molto buono anche il suo Bruckner "di mezzo" (vale a dire Terza, Quarta e Quinta) con la Staatskapelle Dresden; deludente invece nella Settima, Ottava e Nona che sono invece magnifiche in mano a Giulini con i Wiener.

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On 13/8/2021 at 11:56, Ives dice:

Continua la serie delle sinfonie "moderniste" o dei sinfonisti "duri". E' il turno di Pettersson, Hartmann ed Enescu.

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Mah, l'ottava di Pettersson non mi sembra così difficile da ascoltare.. così come Verklarte Nacht di Schoenberg, di cui si lamenta nell'ultimo video.

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On 13/8/2021 at 19:17, Majaniello dice:

Secondo me sopravvalutate Hurwitz da questo punto di vista... tolti Furtone e pochissimi altri, a me pare fin troppo onnivoro! quando consiglia le discografie ci mette dentro di tutto, guarda i consigli qui sopra sulla 5 di Sibelius: Bernstein, Karajan, Vanska, Davis, Segerstam, Ormandy, Blomstedt... c'è tutto e il suo contrario. Io gli ho sempre contestato una linea editoriale poco netta, mi piacerebbe fosse più di parte. 

Quel video poi è tutto incentrato sul finale del primo movimento e su come gli archi fanno bene le zanzare. Mi da l'impressione che ultimamente stia puntando solo sulla quantità di video :wacko:

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2 ore fa, Majaniello dice:

Beh qui devi dire la tua, non te la caverai mica così!

"Stavo per" ma sono in viaggio e c'è la connessione che va e che viene. Ci provo. Per Athalia va bene Hogwood nonostante la Sutherland sia a fine carriera, ma il resto è validissimo. Alternative possono essere Goodwin (DHM) e Neumann (MDG) ma molto meno centrati sotto il profilo musicale e di fusione di stili eterogenei. Ottimo Jacobs per il Saul, va in coppia con l'edizione McCreesh (Archiv). L'Allegro di King va più che bene, anche se costa parecchio in CD ed è ormai di difficile reperimento. Alternativa recentissima è sempre McCreesh per l'etichetta dei Gabrieli Consort con bravi solisti inglesi e l'ottimo coro di casa. Scelta davvero retrò l'Israel di Mackerras. Oggettivamente sotto il profilo dell'edizione oggi è invecchiatissimo (manca tutta la prima parte): ha grande sfarzo sonoro e celebrativo, un coro enorme di 100 elementi che il direttore australiano porta a progressioni tanto trascinanti quanto alla lunga stancanti. E poi non è mai stato più riversato in CD dagli anni '80, scelta che non comprendo. Io andrei sull'ottimo Parrott (Virgin) o su Wachner (Musica Omnia). Sul Messiah ce ne tanti di ottimo livello (Jacobs, Christie, McCreesh), Davis è un classico, ma su strumenti moderni andrei su Marriner (Decca con la Ameling). Per il Samson concordo su Christophers. Richter è troppo gravido e il recente Butt incolore, tagliatissimi gli altri da Harno ad Alarcon. Cosi come benissimo Minkowski per Hercules e Nelson per Semele (qui c'è alternativa Curnyn per Chandos e Stern per Vaernay ma hanno diversi tagli soprattutto quest'ultima edizione che è la più filologica sul versante sonoro). La scelta di Christie per il Belshazzar è rilevante, direzione diversissima dai colleghi inglesi e piena di dramma e senso della narrazione. McGegan per Judas proprio no, direttore pedestre e cantanti allo sbando, stavolta faccio io la scelta old style e scelgo Mackerras (Archiv) con la Baker dei tempi d'oro. Joshua è ottimo diretto da King. Susanna è un'oratorio sottovalutatissimo che ancora oggi aspetta un'edizione di rilievo. Obtorto collo si accetta il provincialismo di McGegan, che però ha questa volta una protagonista memorabile, la Lorraine Hunt nel ruolo eponimo e non ancora sposata con Lieberson. Da sentire solo per lei. Il resto è davvero mediocre. Alternativa è Neumann (MGD con tagli) e il recente Cummings (Accent, discreto ma con cantanti non al meglio). Per Solomon c'è McCreesh con Andreas Scholl (Archiv) quindi niente Gardiner. Ottimo Christie per Theodora, se la gioca ancora con McCreesh (Archiv) che ha un coro migliore ma alcuni elementi un pò fuori fase, tipo il controtenore Blaze. Anonimo Jephtha di Christophers, si vada per mio gusto su Creed (Berlin) ristampato in edizione economica dalla Brilliant.

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Il Messiah è uno dei miei grandissimi amori fin da bambino, e l'amore non è mai scemato. Mi sono sempre detto di voler approfondire la consimile produzione di Handel, ma ancora non ho seriamente cominciato.

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