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Hurwitz & co.


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13 ore fa, Keikobad dice:

io so che lui ha delle querelles di lungo corso con Norrington (avrei detto "dissing" ma ho paura del ban :D ), però onestamente tutto questo astio non lo capisco. Ne parla come se fosse super eccentrico, perverso, anti idiomatico, ma io non lo trovo per niente tale. Da come canta il secondo movimento della "Sorpresa" sembra che faccia un tempo folle, quando in realtà il tempo è certo scorrevole, forse più simile a un Allegretto che a un Andante, ma per niente inappropriato. lui dice che "non c'è la sorpresa", ma io direi proprio di sì, visto che l'accordo ff è suonato con una violenza feroce :DAnzi, si fa fatica persino a dire che è una performance "simil-hip". Io ho ascoltato qualche estratto e non lo trovo per niente male.

boh, sembra che io abbia ascoltato proprio un altro cd. Ogni tanto le sue posizioni così radicali e immotivate mi lasciano basito. Poi invece parla bene di esecuzioni che sembrano letture a prima vista 🙄

Infatti, è una sua crociata, legittima quanto si vuole, ma per me priva di senso. Norrington è stato un grande concertatore e "preparatore" di orchestre, che non vuol dire automaticamente grande direttore o interprete complesso e sopraffino. Anche lui veniva dalla musica antica, le prime cose le ha fatte in ambito corale con il coro Schutz di Londra. Però, è uno curiosissimo che fin dagli esordi ha sempre fatto di tutto, magari dal vivo, da Elgar a Mahler fino a Bruckner, Wagner e Berlioz e certi contemporanei inglesi. Ecco qui forse i suoi clichè vengono fuori e Hurwitz non ha tutti i torti (suonare tutto senza vibrato e come fosse tutto un pezzo di Haydn...). Ma sul classicismo/primo romanticismo ha fatto cose ottime. Io lo apprezzo molto in Beethoven, in special modo però nella sua seconda integrale sinfonica sempre con l'orchestra di Stoccarda, che somma al rigore della ricerca sull’Aufführungspraxis, una potenza e una "cultura" di suono certamente superiori, a mio avviso, all'integrale EMI (poi Virgin) con i London Classical Players (che è più sperimentale e "ruvida" nel suono) comunque non da disprezzare (ad esempio ho citato il disco con la Quinta). Di questo primo periodo ci sono vari dischi molto interessanti, da Haydn a Mozart, da Schubert a Berlioz e Mendelssohn.

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La Terza sinfonia di Sibelius. Di fatto apre la seconda fase del percorso compositivo del grande autore finnico, dopo il periodo nazionalista. Scevra da rimandi al folclore scandivano e da grandi afflati post-romantici, si caratterizza per la rarefazione della strumentazione, la durata contenuta, i temi di sapore arcaico e per l'impianto neo-classico. Le migliori registrazioni. @Snorlax che non può lamentarsi questa volta! 😁

Sibelius: Symphony No. 3, Finlandia, Karelia Suite &... by Lorin Maazel :  NapsterSibelius: Symphonies Nos. 1 & 3Sibelius: Symphonies Nos. 3 & 6Sibelius: Symphonies Nos. 3 & 4Sibelius: Symphonies Nos. 3, Op. 52 & 5, Op. 82Sibelius: The Complete Symphonies, etc., Vol.2Scènes historiques I, Op. 25: III. FestivoSibelius, J.: Symphony No. 3 / Hindemith, P.: The 4 Temperaments

Curiosa quest'ultima scelta, il Mustonen direttore 😵

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Le 105 sinfonie di Haydn. E' il turno della numero 26 detta Lamentatione (o da alcuni Sinfonia di Natale). E' la prima sinfonia scritta in tonalità minore e Haydn si sente invogliato a una espressività corrusca, percorsa da contrasti timbrici e dinamici di inquietà drammaticità, nello stilema dello Sturm und Drang. Anche nella struttura ha elementi di novità, con i tre movimenti e il finale non in tempo rapido. Nonostante questi elementi innovativi, la sinfonia presuppone ancora la pratica del basso continuo.

Haydn:Syms.26, 35, 49

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Con le pinzette per estrarre il libretto (con le note scritte dal musicologo Styra Avins), ecco una novità discografica tra le migliori dell'anno e con protagonista assoluto Gil Shaham e due suoi "cavalli di battaglia", i concerti per violino di Beethoven e Brahms. Già ottimamente registrati per DG negli anni 80/90 (con Sinopoli e Abbado sul podio), qui il grande violinista americano ha un approccio differente, più cameristico, ed è infatti accompagnato da un ensemble da camera dal suono "piccolo" e frizzante (e se vogliamo hip-oriented), il complesso newyorchese The Knights, fondato e diretto da Eric Jacobsen. L'interazione e il bilanciamento tra solista e orchestra sono perfetti, il suono di Shaham limpido e naturale (e con uso parco del vibrato), il fraseggio musicalissimo e i tempi veloci, flessibili ma mai precipitosi. Un CD della Canary Classics.

https://www.canaryclassics.com/home

Beethoven, Brahms: Violin Concertos

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2 ore fa, Ives dice:

Con le pinzette per estrarre il libretto (con le note scritte dal musicologo Styra Avins)

 

 

10928.jpg

Scusate ma era di un telefonato clamoroso... 🤪

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Stokowski Phase4 - Extravaganza. Il meglio (e il peggio). Per i veri fan del direttore inglese, con tante sue manipolazioni, fantasiosi arrangiamenti ma anche interpretazioni degne di nota. La "Fase 4" era una modalità di registrazione con quattro canali che esaltava le sonorità al limite del rumore, che a sentirla oggi genera più confusione che chiarezza. Ma all'epoca, primi anni '60, andava di moda, anche per la musica leggera.

Complete Decca Recordings: Phase 4 Stereo - Leopold Stokowski | User  Reviews | AllMusic

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Leopold Stokowski - Complete Phase 4 Stereo Recordings [23 CDs] - Decca -  DEC 4832 - HBDirect Genres

 

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Cofanetto celebrativo della EMI di 18 CD dedicato a Delius. Interpreti e incisioni storiche, da Beecham a Barbirolli, da Charles Groves a Mackerras, passando per Vernon Handley e il più recente Hickox. Anche sui solisti si va da Menuhin alla Du Pré.

Delius Box: 150th Anniversary Edition / Various

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On 25/6/2021 at 07:31, Majaniello dice:

Flo la chiarezza architettonica ed espositiva di Klemperer è molto "razionalista"... il suo tardo intrombonimento non deve fuorviare (anche io anni fa la pensavo come te), ma se ascolti le registrazioni più giovanili ti rendi conto più chiaramente della contiguità con Toscanini:

(spero di aver messo il video corretto, perchè ora non posso usare l'audio).

Non l'ho assolutamente demolito, la mia era un'osservazione, il punto di vista di Kleiber è portato avanti con efficacia e una tecnica invidiabilissima, ci sono interpretazioni sue che mi piacciono moltissimo ancora oggi (ad esempio Mozart, Weber, Wagner, Strauss). Così come non sono mai stato contro Furtwangler a prescindere, in forum l'ho apprezzato in più di una occasione, semplicemente trovo il suo stile inopportuno se applicato al classicismo, di cui mi pare rappresenti proprio l'antitesi. Secondo me la differenza tra tardo-classicismo o pre-romanticismo che dir si voglia (Cherubini, Beethoven) e romanticismo propriamente detto (Berlioz, Schumann) è sostanziale prima di tutto in termini filosofici, Mila ad esempio la riassume bene:

Ci fu un protoromanticismo strettamente connesso allo Sturm und Drang
e consiste nella maturazione rivoluzionaria dell’illuminismo settecentesco:
fondato sull’ideologia psicologico-politica dell’artista come titano in lotta
contro la società, apostolo di libertà, fu in sostanza il romanticismo di
Beethoven, di Schiller e del giovane Goethe, vigorosamente ottimistico,
positivo, eroico. Agí sull’arte essenzialmente come bisogno crescente di
libertà, intensificazione dei mezzi espressivi, arricchimento dinamico, e
tuttavia non ruppe sostanzialmente quello stato di equilibrio che la musica
si era venuta creando da Bach a Mozart: fu piuttosto un potenziamento e un
coronamento, che un rovesciamento di quelle concezioni.

 

A mio modestissimo modo di vedere, Beethoven fu certamente classico, fu certamente romantico, e fu certamente anche molto altro; ci sono opere di Beethoven (soprattutto per piano o da camera) che alla prospettiva di un "romanticismo vigorosamente ottimistico, positivo ed eroico" sono francamente irriducibili perché concettualmente molto più avanzate, anche rispetto a uno Schumann. Perciò hanno ugualmente diritto di cittadinanza sia interpretazioni più "classiciste" che interpretazioni più "romantiche": il "toscaniniano" Wand restituisce peraltro l'immagine di un Beethoven compiutamente romantico, e lo stesso fanno Szell e il suo successore Christoph von Dohnanyi, soprattutto se paragonati a Mackerras o a Gardiner.

E qui veniamo al punctum dolens: cosa si intende per "toscaniniano"? Poteva essere "toscaniniano" Klemperer che ebbe tutt'altra formazione e del senso del discorso musicale e del rapporto fra direttore e partitura (e a questi principi fu coerente per tutta la sua vita) pensava ben altre cose rispetto al direttore italiano? "Razionalista" lo fu di certo, ma razionalista era anche Szell che da lui era diverso in tutto; e Walter, al quale Klemperer si sentiva opposto, era forse "irrazionalista" come Furtwangler, pur non condividendo quasi nulla con lui? Non lo so, e francamente penso che ragionando in questi termini così "impolitici" in senso manniano, non si possa fare molta strada: se ne accorse lo stesso Mann, che poi ne prese un'altra.

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Myung-Whun Chung e la musica francese. Box DG con le incisioni del repertorio francese eseguite dal direttore coreano tra Parigi (con l'orchestra dell'Opera-Bastille e Radio France), Londra (Philharmonia) e Roma (Santa Cecilia). Registrazioni ben eseguite e ben registrate, molto accurate ma non fondamentali. Da segnalare Messiaen e Ravel (Daphne tra i migliori della discografia).

Musique Francaise (Box11Cd)(2017)(Musica Classica Francese)

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On 25/6/2021 at 12:21, Ives dice:

Le migliori registrazioni. @Snorlax che non può lamentarsi questa volta! 😁

Sibelius: Symphony No. 3, Finlandia, Karelia Suite &... by Lorin Maazel :  Napster

Non mi sarei mai aspettato questa scelta, un bel plauso al nostro Davidone!:drinks: A me l'integrale di Pittsburgh piace tutta, ma bisogna essere di stomaco abbastanza forte, contiene tutti i tratti distintivi e i vezzi del Maazel più tardo. Non è un Sibelius per tutti, e capisco benissimo possa non piacere...

On 29/6/2021 at 12:22, Ives dice:

Stokowski Phase4 - Extravaganza. Il meglio (e il peggio). Per i veri fan del direttore inglese, con tante sue manipolazioni, fantasiosi arrangiamenti ma anche interpretazioni degne di nota. La "Fase 4" era una modalità di registrazione con quattro canali che esaltava le sonorità al limite del rumore, che a sentirla oggi genera più confusione che chiarezza. Ma all'epoca, primi anni '60, andava di moda, anche per la musica leggera.

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Leopold Stokowski - Complete Phase 4 Stereo Recordings [23 CDs] - Decca -  DEC 4832 - HBDirect Genres

 

Questo è stato uno dei miei migliori acquisti di sempre! Da prendere assolutamente, il divertimento - in grande stile - è assicurato!:ok:;)

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Una parte del Kegel non "novecentista" o "modernista". Le sinfonie di Beethoven (con il Triplo Concerto e la Fantasia Corale) e il Requiem Tedesco di Brahms. Più una miscellanea di noti brani tardo-romantici. Un bel cofanetto della Capriccio per scoprire un direttore poco noto al grande pubblico.

Capriccio Edition - Herbert Kegel

HERBERT KEGEL EDITION | CAPRICCIO

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On 2/7/2021 at 12:38, Florestan dice:

A mio modestissimo modo di vedere, Beethoven fu certamente classico, fu certamente romantico, e fu certamente anche molto altro; ci sono opere di Beethoven (soprattutto per piano o da camera) che alla prospettiva di un "romanticismo vigorosamente ottimistico, positivo ed eroico" sono francamente irriducibili perché concettualmente molto più avanzate, anche rispetto a uno Schumann.

Sicuro che Beethoven "scavalla" Schumann, non solo in termini tecnici, ma proprio estetici e di pensiero. E' vero che Beethoven ha avuto qualche sbandamento pre-romantico, ma l'ha anche superato, proprio nella musica da camera degli ultimi anni, in una specie di personale forma estesa e sublimata di neoclassicismo che guardava al passato remoto, da Palestrina a Bach/Handel, per guardare al futuro (ragion per cui qualcuno ha parlato di Beethoven in termini "modernisti"). In questo periodo di ascolti cherubiniani, vedo la parabola del suo idolo (idolo non solo di Beethoven in verità, ma di tutti i romantici tedeschi) molto affine: una fase rivoluzionaria, chiamiamola di classicismo potenziato (da Lodoiska a Faniska), uno sbandamento pre-romantico (Abencerages e dintorni), il ripiegamento finale nel proprio mondo, che nel caso di Cherubini era rappresentato dalla sua peculiare musica sacra neo-rinascimentale. E per entrambi il ripiegamento verso un mondo musicale personale è proprio arrivato con la definitiva sconfitta di certi ideali illuministi e l'avvento di quel romanticismo nel quale evidentemente non si riconoscevano. Ce lo vedi Beethoven che scrive Sogno di una notte di mezz'estate o le Scene Infantili?

Sia Beethoven che Cherubini diverranno riferimenti per le generazioni successive di artisti romantici, ciò non vuol dire che sposarono il romanticismo, almeno per come la vedo io. A volerla vedere in maniera "romantica", la loro musica contiene già il fallimento del romanticismo con un secolo d'anticipo. Poi è un discorso anche di terminologie, se tu consideri la fase finale chiamiamola "individualista" dei due come una forma di romanticismo, contrapponendola alla fase "sociale" del periodo rivoluzionario, ci potrebbe pure stare, io non userei quel termine mettiamola così.

On 2/7/2021 at 12:38, Florestan dice:

Perciò hanno ugualmente diritto di cittadinanza sia interpretazioni più "classiciste" che interpretazioni più "romantiche": il "toscaniniano" Wand restituisce peraltro l'immagine di un Beethoven compiutamente romantico, e lo stesso fanno Szell e il suo successore Christoph von Dohnanyi, soprattutto se paragonati a Mackerras o a Gardiner.

Beh qui entriamo nella pura percezione soggettiva, certo è che più vai indietro più le interpretazioni di impostazione classicista (non dimenticherei Monteux) risentono di un background romantico. Allora chiariamo così, diciamo "mendelssohniano" VS "wagneriano", così ci capiamo di più. Sempre scuola romantica è, ma di un romanticismo di segno discordante. Anche tra le interpretazioni hip c'è molta varietà, faccio un esempio: Harnoncourt risente moltissimo del mood del Beethoven wagneriano ad esempio, è interessante come lo ridigerisce e lo fa quadrare in una cornice di plausibilità storica. Insomma è chiaro che quando si chiacchiera si semplifica un po', e già così e sono lunghissimo :D

On 2/7/2021 at 12:38, Florestan dice:

E qui veniamo al punctum dolens: cosa si intende per "toscaniniano"? Poteva essere "toscaniniano" Klemperer che ebbe tutt'altra formazione e del senso del discorso musicale e del rapporto fra direttore e partitura (e a questi principi fu coerente per tutta la sua vita) pensava ben altre cose rispetto al direttore italiano?

Certo che Klemp aveva un retroterra culturale diverso e diverse ambizioni espressive, lo dimostrano gli approdi di uno e dell'altro, che non hanno fatto altro che esasperare al massimo i loro presupposti: il Beethoven estremo di Toscanini era diventato scabro e aggressivo oltre misura, ai limiti del frettoloso, il Beethoven estremo di Klemp  statuario ed architettonico all'inverosimile, anche nei momenti che avrebbero dovuto essere comici o solo propulsivi. E' proprio questo il mio punto: siamo abituati ad ascoltare questi direttori storici nella loro fase finale, quando le registrazioni li immortalano più frequentemente e in modo maggiormente fonogenico, e quando le loro visioni sono ormai estremizzate. Reperendo invece testimonianze più antiche scopriamo che al netto delle singolarità di vedute c'erano più punti di contatto di quanti ci si possa aspettare (nel loro caso: agogica spedita e sorvegliata, suono secco e tagliente, equilibrio sonoro tra archi e legni, attenzione alla struttura interna, tutti aspetti molto poco wagneriani ecco).

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On 3/7/2021 at 12:27, Majaniello dice:

(...)

Sia Beethoven che Cherubini diverranno riferimenti per le generazioni successive di artisti romantici, ciò non vuol dire che sposarono il romanticismo, almeno per come la vedo io. A volerla vedere in maniera "romantica", la loro musica contiene già il fallimento del romanticismo con un secolo d'anticipo. Poi è un discorso anche di terminologie, se tu consideri la fase finale chiamiamola "individualista" dei due come una forma di romanticismo, contrapponendola alla fase "sociale" del periodo rivoluzionario, ci potrebbe pure stare, io non userei quel termine mettiamola così.

(...)

Cherubini è un compositore di gusto severamente classico, con studi palestriniani, che non mi risulta sia stato mai scambiato per romantico neppure dai suoi ammiratori (certo non da Beethoven, la cui ammirazione per il compositore fiorentino è nota; e credo neppure da Brahms, che lo apprezzò tanto da definirsi il Cherubini della sua epoca), probabilmente più in virtù della sua opposizione a Napoleone che per altro: un'opposizione su cui si è scritto parecchio, ma motivata forse soprattutto dall'avversione di Napoleone per la musica di Cherubini, al quale preferiva Paisiello. Diventa difficile parlare di "fallimento del romanticismo" nella musica di Cherubini, che non lo conteneva in sostanza né lo presupponeva in linea di principio; non credo di sbagliare se affermo che ci sia più romanticismo nel Guillaume Tell di Rossini (il più classicista degli operisti italiani dell'Ottocento) che in tutte le opere di Cherubini.

Beethoven, per me è altro: nel suo caso si può parlare di "superamento del romanticismo", ma non certo nel senso in cui storicamente avvenne (e cioè con il tramonto definitivo della tonalità e tutto ciò che lo prepara), quanto in quello che tu chiami un ripiego e altri la sua fase "spirituale": in ogni caso la Nona fa parte a pieno titolo di questa fase, formalmente e storicamente; ed è un'opera se non romantica (come sostanzialmente credo io), di certo non classica in nessuno dei sensi che è possibile dare al termine. Che anche la Nona poi possa essere a buon diritto interpretata alla Bruggen piuttosto che alla Toscanini (è proprio la sua Nona l'apoteosi del romanticismo e del soggettivismo titanico, non quella di Furtwangler, che è molto di più...) è un tema che pertiene alla storia dell'interpretazione, più che alla storia della musica.

Un ultimo appunto: Beethoven sposò il romanticismo "nella misura in cui" fu il primo musicista a parlare di sé usando il termine genio in senso compiutamente romantico: non sarà molto, ma non è neanche nulla.

Posso anche aver torto, ma io la vedo così...

Ti ringrazio per la bella discussione.

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1 ora fa, Ives dice:

Stupid packaging e una sequela di pinzette acconce per estrarre CD e libretti :cat_lol:

Ha perfettamente ragione a mettere alla berlina i confezionamenti assurdi e spero che la sua autorevolezza nell'ambito discografico metta almeno una pulce nell'orecchio ai responsabili delle varie etichette che si industriano per rendere complicata la vita ai fruitori dei dischi. Ma non ha il senso della misura e diventa insopportabile quando dedica buona parte del video a illustrare la sua collezione di pinzette.

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6 ore fa, Florestan dice:

Cherubini è un compositore di gusto severamente classico, con studi palestriniani, che non mi risulta sia stato mai scambiato per romantico neppure dai suoi ammiratori (certo non da Beethoven, la cui ammirazione per il compositore fiorentino è nota; e credo neppure da Brahms, che lo apprezzò tanto da definirsi il Cherubini della sua epoca), probabilmente più in virtù della sua opposizione a Napoleone che per altro: un'opposizione su cui si è scritto parecchio, ma motivata forse soprattutto dall'avversione di Napoleone per la musica di Cherubini, al quale preferiva Paisiello. Diventa difficile parlare di "fallimento del romanticismo" nella musica di Cherubini, che non lo conteneva in sostanza né lo presupponeva in linea di principio; non credo di sbagliare se affermo che ci sia più romanticismo nel Guillaume Tell di Rossini (il più classicista degli operisti italiani dell'Ottocento) che in tutte le opere di Cherubini.

Tutto giusto... compresa la riflessione sul Tell, che in effetti lambisce il romanticismo in maniera pericolosa. Uno antiromantico come Rossini dopo aver scritto il Tell non poteva che ritirarsi. Su una cosa mi permetto di correggerti, Cherubini anche lui ebbe una fase para-romantica, certo poco convinta (non era la sua cultura, come non lo era quella di Rossini), e fu proprio la fase che seguì la Faniska, quando abbandonò il terreno dell'opera-comique per sfidare Spontini sul campo della tragedie-lyrique... normale che fosse così, l'opera-comique era legata agli ideali rivoluzionari ormai al tramonto, la tragedie-lyrique a quelli imperiali, se vuoi mangiare devi arrenderti alla storia, vale pure per i musicisti. Abencerages infatti è un (bel) polpettone storico che assomiglia molto più al Fernand Cortez che non a Medea, parliamo quindi proprio dei prodromi del grand-opéra (più pre-romantico di così!).

Comunque il discorso "fallimento del romanticismo" è, come ho detto, una boutade. Quel che penso è che artisti con una cultura classicista non avrebbero mai potuto adattarsi pienamente al romanticismo, che era la negazione di certi assunti in termini filosofici, formali, semantici. Poi di semi romantici ce n'erano tantissimi (tanto in Beethoven quanto in Cherubini, ma pure in altri che li precedettero), ma per me un conto sono i semi un altro è la pianta.

6 ore fa, Florestan dice:

Beethoven, per me è altro: nel suo caso si può parlare di "superamento del romanticismo", ma non certo nel senso in cui storicamente avvenne (e cioè con il tramonto definitivo della tonalità e tutto ciò che lo prepara), quanto in quello che tu chiami un ripiego e altri la sua fase "spirituale": in ogni caso la Nona fa parte a pieno titolo di questa fase, formalmente e storicamente; ed è un'opera se non romantica (come sostanzialmente credo io), di certo non classica in nessuno dei sensi che è possibile dare al termine. Che anche la Nona poi possa essere a buon diritto interpretata alla Bruggen piuttosto che alla Toscanini (è proprio la sua Nona l'apoteosi del romanticismo e del soggettivismo titanico, non quella di Furtwangler, che è molto di più...) è un tema che pertiene alla storia dell'interpretazione, più che alla storia della musica.

ehehe hai tirato in ballo la Nona su cui in passato ho fatto megapipponi! :D 

Beh mai stato fan della nona a causa di ciò cui tu fai cenno: è un Beethoven che spara al massimo la retorica, condendola di effettismi come mai era successo (forse qualcosina accadde nella Pastorale, ma non a questo livello). E' un Beethoven che da un lato "rifà Beethoven" al massimo possibile (anche in termini di dimensioni) senza aggiungere granchè di nuovo alla sua ricerca, come se nella sua strenua resistenza al nuovo che avanza ergesse un busto enorme di sè stesso, dall'altro prova a parlare col linguaggio della suggestione, fors'anche in un sincero tentativo di comunicazione di massa, chiaro che piacesse così tanto a Wagner. Poi possiamo discutere le ore sul perchè arrivi a questo punto, e io penso ci siano delle motivazioni psicologiche, storiche, ma anche delle contingenze pratiche, ma sono cose dette mille volte, si dovrebbe indagare l'inconscio dell'artista.

Come che sia, secondo me dobbiamo distinguere le opere pensate per il grande pubblico e le opere da camera, che a quel punto viaggiavano su binari diversi. E anche in Cherubini accade questo, da un lato il commiato dalla scena pubblica con Alì Babà, con le sue ricercatezze, i suoi esotismi, la sua atmosfera da Le mille e una notte (anche qui, più romantico di così), e dall'altra l'austerità lucente e marmorea delle ultime messe, che ne rappresentano il pensiero autentico.

Per dire che leggo la nona come un esperimento al limite, come pure fu il Tell nella produzione di Rossini, non qualcosa di tipico. Altro esempio, attorno all'810, per Beethoven ci fu la "sbandata biedermeier" (concerto Imperatore, sonata Les Adieux), ma insomma... ti pare che Beethoven fosse un entertainer da Ancien Régime? Analogamente, diresti che la Trota o la Wanderer rappresentano la quintessenza della musica di Schubert? Nell'arco di una carriera ci sono diversi momenti e si subiscono diverse influenze, si aderisce a delle mode, si attraversano periodi interlocutori sul piano personale, si scende a patti con un livello pratico (il musicista è pur sempre un mestiere)... l'idea tutta romantica di prendere le opere che più anticipano il romanticismo e di farle diventare emblematiche è proprio... ottocentesca. Lo chiamerei "effetto Per Elisa". Così hanno fatto diventare romantico pure Mozart.

6 ore fa, Florestan dice:

Un ultimo appunto: Beethoven sposò il romanticismo "nella misura in cui" fu il primo musicista a parlare di sé usando il termine genio in senso compiutamente romantico: non sarà molto, ma non è neanche nulla.

E' proprio una definizione romantica la tua! non confonderei il Beethoven-uomo, che si presta ad essere "figura romantica" (burbero, scapigliato, solitario, sfigato in amore e poi infine isolato da una perfida malattia) dal Beethoven-artista e dal suo pensiero: io quando penso al romanticismo penso alle atmosfere fantastiche, al mito della fanciullezza, all'esistenzialismo, all'abbandono dei sensi, al metafisico, all'esaltazione dello struggimento... insomma, niente che mi faccia pensare precisamente a Beethoven, se non in qualche aspetto in nuce appunto: il rapporto con la Natura, con la spiritualità, un certo tormento "sturm". Ma con questi presupposti anche Haydn potrebbe essere romantico. Ancora mi pare che ci sia equivoco su ciò che è o non è romanticismo. Forse in quanto a definizioni @Snorlax è il più titolato a darci una mano. Penso che l'equivoco sia alimentato dal fatto che Beethoven è certamente un personaggio liminare tra le due epoche, è facile tirarselo "in squadra". Snorly l'idealismo di Kant è già romanticismo? 

6 ore fa, Florestan dice:

Posso anche aver torto, ma io la vedo così...

Ti ringrazio per la bella discussione.

Beh ognuno ascolta, legge e si fa delle idee, il bello della discussione è discutere e ascoltare altri punti di vista, mica avere ragione; la cosa essenziale è il rispetto sul piano personale. Ringrazio te per questo confronto, non è così banale trovare interlocutori.

 

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Nuova serie di video dedicati a sinfonie di autori modernisti dal linguaggio aspro, complesso, spinoso ma stimolante. Opere di veri e propri grandi sinfonisti del '900 che hanno esplorato il genere con una vasta gamma di emotività ed espressività. Non li troverete spesso nei programmi sinfonici delle grandi orchestre. Si parte con Roger Sessions, George Rochberg e Ahmed Adnan Saygun.

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11 minuti fa, Ives dice:

Nuova serie di video dedicati a sinfonie di autori modernisti dal linguaggio aspro, complesso, spinoso ma stimolante. Opere di veri e propri grandi sinfonisti del '900 che hanno esplorato il genere con una vasta gamma di emotività ed espressività. Non li troverete spesso nei programmi sinfonici delle grandi orchestre. Si parte con Roger Sessions, George Rochberg e Ahmed Adnan Saygun.

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Ce li ho tutti e tre! B)

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I lavori per orchestra di Eric Satie. Le pagine complete e le orchestrazioni effettuate da suoi colleghi. Vecchio doppio della Vanguard con Maurice Abravanel e l'orchestra dello Utah. Meraviglioso, incisioni insuperate per raffinatezza e idiomaticità.

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1 ora fa, Ives dice:

I lavori per orchestra di Eric Satie. Le pagine complete e le orchestrazioni effettuate da suoi colleghi. Vecchio doppio della Vanguard con Maurice Abravanel e l'orchestra dello Utah. Meraviglioso, incisioni insuperate per raffinatezza e idiomaticità.

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Ce l'ho! B)

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