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Majaniello

Hurwitz & co.

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Molto bello e ottima esecuzione. Anche se qui Hurwitz è in conflitto in interessi, essendo la Cedille lo sponsor del suo sito. 😁

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Belle queste ultime segnalazioni, mi piace quando zio Dave suggerisce cose che esulano dal repertorio tradizionale.

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On 7/8/2020 at 09:37, Ives dice:

Prego. Ma per competenza devo chiamarti nuovamente in causa per questo:

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Mi rifò vivo dopo il triplice e gradito ascolto. Opere avvincenti, anche se a dir tutto non memorabili. Restano soprattutto impressi certi movimenti centrali di bella costruzione melodica. Quanto all'esecuzione (al netto della mia grossa ignoranza in materia), non ho rilevato differenze di qualità particolari tra un'interpretazione e l'altra: tutt'e tre le orchestre eseguono correttamente e con un discreto fuoco i frutti del sinfonismo amburghese di Carletto (dalla cui penna, tuttavia, è sortito di meglio, specie quando si trattava di scrivere per la tastiera).

L'idea di eseguire il basso continuo al fortepiano, adottata dalla Stuttgarter Kammerorchester, non influisce più di tanto sull'effetto timbrico.  

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Altro autore raramente ascoltato a queste latitudini, mentre invece secondo me è stato un grandissimo. Però, più che questi pezzi per ensemble, io suggerirei per un primo approccio i brani per voce e liuto. Questi potrebbero spaventare e annoiare per una certa monocromia. Comunque, ecco i consigli di Hurwitz:

 

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L'ho guardato ieri! Forte quando si paralizza e fa ascoltare i brani musicali :D qualcuno dovrebbe insegnargli come si visualizzano le copertine dei dischi nei video... 

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Derivazioni e derivativi da Dvorak. La Beach è noiosissima; l'irlandese Hardy piacevole nei brani di breve durata; Grant Still e Dawson simpatici e folkloristici. Non conosco Florence Price, compositrice di derivazione brahmsiana. Riccardo Muti ne ha diretto alcune sinfonie a Chicago.

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Non poteva mancare la Terza. E tira fuori le fruste, che sembrano bucatini. 😜

Tra i soliti noti (Bernstein 1 e 2; Kubelik; Chailly; Gielen; Ozawa, Haitink, Levine...) spuntano due outsiders come Rogner (Berlin Classics @Majaniello) e Neumann (Supraphon). Insiste con l'edizione di Andrew Litton ma già detto che, per quanto mi riguarda, trattasi di flop clamoroso, soprattutto perchè pubblicizzato come ripresa audio spettacolare e invece è un falso (ma anche l'esecuzione è parecchio paludata). Totalmente d'accordo invece sulla migliore edizione più recente:

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C'è anche Fischer (Channel) ma non l'ho mai sentito.

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Pensa te pure Rogner... 

Comunque più che le discografie, mi sto guardando la serie SEQUELS, tutti suggerimenti di minori e roba per lo più tardoromantica o post-romantica, però almeno tira fuori dal cilindro qualcosa di nuovo. 

Nel "sequel" di Ravel, tra le altre cose, suggerisce caldamente questo:

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non so se qualcuno lo conosce, l'autore dovrebbe essere super-conservatore (ma magari la musica è buona eh).

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2 ore fa, Ives dice:

Non poteva mancare la Terza. E tira fuori le fruste, che sembrano bucatini. 😜

Tra i soliti noti (Bernstein 1 e 2; Kubelik; Chailly; Gielen; Ozawa, Haitink, Levine...) spuntano due outsiders come Rogner (Berlin Classics @Majaniello) e Neumann (Supraphon). Insiste con l'edizione di Andrew Litton ma già detto che, per quanto mi riguarda, trattasi di flop clamoroso, soprattutto perchè pubblicizzato come ripresa audio spettacolare e invece è un falso (ma anche l'esecuzione è parecchio paludata). Totalmente d'accordo invece sulla migliore edizione più recente:

81dDskQfx5L._AC_SX466_.jpg

C'è anche Fischer (Channel) ma non l'ho mai sentito.

Confermo l'assoluta inutilità della Terza di Litton, acquistata proprio a causa delle recensioni entusiastiche lette su classicstoday.com. Adesso so chi è il vero colpevole!:cat_angry: Se uno si accontenta di una sequela di bei suoni e di una interpretazione quasi inesistente, è il Mahler che fa per lui. Per me è stata solo una grossa delusione, non ce la faccio proprio capire come si possa inserire tra le references di questa sinfonia. Tutt'altro affare Honeck, su cui voglio mettere le mani da tempo, ma che ha dei prezzi ancora troppo alti per le mie tasche. Tra i nomi che ha citato (sono perfettamente d'accordo con quelli che ho evidenziato in grassetto), a mio avviso, aggiungerei pure quest'altre (in ordine cronologico):

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....un grande rimpianto comunque è che la stupenda prova di Levine a Chicago sia stata rovinata da una ripresa del suono a dir poco scandalosa; proprio non comprendo come la RCA possa aver combinato un guaio del genere. Vabbé, misteri della discografia.<_<

 

P.S. Abbiamo capito definitivamente - anche se la cosa era già chiarissima - che la vera kryptonite di Hurwitz è Horenstein (io amo molto il suo Mahler live, ma ammetto che ci siano delle falle tecniche che possano disgustare l'ascoltatore), altro che Furtone! :rolleyes:

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On 30/7/2020 at 09:55, Ives dice:

Per parlare di Furtone si è messo pure la cravatta...🤣 Analisi (con esempi musicali) della "celebre" Nona del 1942 @Majaniello @Snorlax

Non appena avrò voglia di mettermi a questa dovrò rispondere con un piccatissimo pamphlet! :rolleyes::rolleyes::cat_lol::cat_lol:

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23 ore fa, Snorlax dice:

Non appena avrò voglia di mettermi a questa dovrò rispondere con un piccatissimo pamphlet! :rolleyes::rolleyes::cat_lol::cat_lol:

Non aspettiamo altro...😜

°°°°°°

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Appoggio su tutta la linea questa:

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Edizione approntata da MTT ha il pregio di evitare le lungaggini del balletto completo, proponendone selezione di ampie scene (80min).

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Tutto vero, anche se solo una parte di quanto fatto da Blomstedt a San Francisco:

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Non ricordavo fosse stato un allievo di Bernstein a Tanglewood, e in effetti gli stili direttoriali dei due divergono parecchio, anche se Blomstedt non ne ha un gran ricordo come insegnamenti musicali, ma solamente dal punto di vista della personalità davanti all'orchestra.

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Tranquilliziamo subito @Majaniello c'è Muti, addirittura dal vivo e in studio:

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Poi c'è il classico Savall (ma attenzione però al testo letto da Saramago, alquanto noiosetto). C'è anche una versione oratoriale, secondo me la peggiore. Detto questo, io preferisco la versione per quartetto d'archi, più intima e sofferta. Soporifera l'edizione di Harnoncourt.

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2 ore fa, Ives dice:

Tranquilliziamo subito @Majaniello c'è Muti, addirittura dal vivo e in studio:

 

🤣 Ives io sono un fan pacchissimo! Ho scoperto solo l'altro giorno che Muti ha fatto un'integrale di Schumann coi Wiener! (conoscevo solo l'altra). Tra l'altro, dagli assaggi, è pure molto bella, sulla scia di Sawallisch ma più sorvegliata e dinamica (e si sente anche meglio). Peccato la musica non sia sempre di mio gradimento...

A me il Muti classicista appalla un po', devo essere sincero. Mi ricordo molti anni fa un Flauto Magico che volevo morire... non parliamo di Gluck!

°°°

Volevo segnalare questa lunga intervista al nostro eroe:

aiuta a capire un po' il personaggio. 

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On 16/8/2020 at 11:56, Snorlax dice:

Confermo l'assoluta inutilità della Terza di Litton, acquistata proprio a causa delle recensioni entusiastiche lette su classicstoday.com. Adesso so chi è il vero colpevole!:cat_angry: Se uno si accontenta di una sequela di bei suoni e di una interpretazione quasi inesistente, è il Mahler che fa per lui. Per me è stata solo una grossa delusione, non ce la faccio proprio capire come si possa inserire tra le references di questa sinfonia. Tutt'altro affare Honeck, su cui voglio mettere le mani da tempo, ma che ha dei prezzi ancora troppo alti per le mie tasche. Tra i nomi che ha citato (sono perfettamente d'accordo con quelli che ho evidenziato in grassetto), a mio avviso, aggiungerei pure quest'altre (in ordine cronologico):

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....un grande rimpianto comunque è che la stupenda prova di Levine a Chicago sia stata rovinata da una ripresa del suono a dir poco scandalosa; proprio non comprendo come la RCA possa aver combinato un guaio del genere. Vabbé, misteri della discografia.<_<

 

P.S. Abbiamo capito definitivamente - anche se la cosa era già chiarissima - che la vera kryptonite di Hurwitz è Horenstein (io amo molto il suo Mahler live, ma ammetto che ci siano delle falle tecniche che possano disgustare l'ascoltatore), altro che Furtone! :rolleyes:

A Bernstein 1 e 2, a Gielen e a queste ultime, fra le quali preferisco il sorprendente Bychkov, aggiungerei l'ormai bistrattato Inbal di Francoforte, che invece proprio nella Terza raggiunge esiti folgoranti. Oltre a Horenstein che Hurwitz odia ma che nella Terza invece è splendido, ci sarebbe anche Adler che fu il primo a registrare tutta la Terza: ma a Hurwitz le registrazioni storiche non piacciono...

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4 ore fa, Majaniello dice:

🤣 Ives io sono un fan pacchissimo! Ho scoperto solo l'altro giorno che Muti ha fatto un'integrale di Schumann coi Wiener! (conoscevo solo l'altra). Tra l'altro, dagli assaggi, è pure molto bella, sulla scia di Sawallisch ma più sorvegliata e dinamica (e si sente anche meglio). Peccato la musica non sia sempre di mio gradimento...

A me il Muti classicista appalla un po', devo essere sincero. Mi ricordo molti anni fa un Flauto Magico che volevo morire... non parliamo di Gluck!

Anche in Beethoven è un disastro, diciamocelo.

°°°°°°

Hurwitz e il gatto Pippo durante la disamina sui box diPerlman...cat emergency...ormai è la Chiara Ferragni della critica musicale 😁

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19 ore fa, Florestan dice:

A Bernstein 1 e 2, a Gielen e a queste ultime, fra le quali preferisco il sorprendente Bychkov, aggiungerei l'ormai bistrattato Inbal di Francoforte, che invece proprio nella Terza raggiunge esiti folgoranti. Oltre a Horenstein che Hurwitz odia ma che nella Terza invece è splendido, ci sarebbe anche Adler che fu il primo a registrare tutta la Terza: ma a Hurwitz le registrazioni storiche non piacciono...

Ma non direi, Florestan. Piuttosto non gli piacciono alcune registrazioni storiche, ma ci sta. Di Furt loda alcuni dischi, anche live. Tra i suoi direttori preferiti ci sono Munch, Szell, Klemperer, Wand, Ormandy, Kubelik, Martinon, non sono storici? Lo stesso Bernstein non è ormai storicizzato? 🤔

A proposito:

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15 ore fa, Ives dice:

Anche in Beethoven è un disastro, diciamocelo.

°°°°°°

Hurwitz e il gatto Pippo durante la disamina sui box diPerlman...cat emergency...ormai è la Chiara Ferragni della critica musicale 😁

 

 

Bellissimo il gatto!

Quanto a Muti... dipende da cosa intendi per disastroso :D E' un termine che userei con un altro tipo di interpretazioni (ci siamo capiti). Tecnicamente anche il suo Beethoven è inattaccabile (parlo di quello a Philadelphia), e di certo è ben costruito, solo che quest'idea di classicismo austera, boriosa, questo concentrarsi sulla nobiltà, sulla perfezione formale, rendono il risultato piuttosto sterile. Magari negli anni '70, quando il Beethoven romantico ancora spopolava, poteva avere un certo appeal come alternativa non so, a me di quest'autore interessa sentire l'umorismo e l'energia positiva debordante, quasi eversiva, il resto è secondario. Mesi fa ho riascoltato dei brani della Vestale e, tralasciando il cast completamente inadatto, si è riproposto lo stesso schema, concertazione perfetta ma grigiore di fondo, grande risalto alla dimensione monumentale e poco spazio a quella psicologica, dirò una parolaccia, "proto-romantica". E' un peccato, perchè è l'unico direttore di tradizione e di grande fama (l'unico!!) che si sia dedicato con una certa costanza alla riscoperta del classicismo italiano (Paisiello, Jommelli ecc.). Il fatto che non sia riuscito ad imporre questo repertorio, a "rivelarlo", dà da pensare.

Secondo me era il limite estetico (e anche filosofico e psicologico ovviamente) di Muti, che spiega secondo me perchè funziona di più in un repertorio piuttosto che in un altro: il classicismo - per come lo sento io - va spinto, ha bisogno di estro e un po' di follia sennò diventa musica da ascensori, il romanticismo va trattenuto (quantomeno è una possibilità interpretativa) per evitare che sbrachi nello stucchevole sentimentalismo. Non ha torto burpo quando dice che Muti funziona bene sulle partiture dense o comunque ipertrofiche e scivolose, perchè trova l'equilibrio tra passione, energia e ordine, in questo è uno dei migliori. Nel classicismo, dove l'ordine c'è già!, tende invece al soffocamento. 

 

43 minuti fa, Ives dice:

Ma non direi, Florestan. Piuttosto non gli piacciono alcune registrazioni storiche, ma ci sta. Di Furt loda alcuni dischi, anche live. Tra i suoi direttori preferiti ci sono Munch, Szell, Klemperer, Wand, Ormandy, Kubelik, Martinon, non sono storici? Lo stesso Bernstein non è ormai storicizzato? 🤔

Magari intedeva preistoriche.

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No, intendevo l'integrale con la Filarmonica della Scala, credo la cosa più orrenda di Muti che mi sia capitata di ascoltare è il suo secondo ciclo beethoveniano (uscito in varie salse anche in edicola, quando all'epoca andavano di moda queste uscite settimanali): già il primo anni '80 a Philadelphia non brillava certo per originalità e freschezza (e di "toscaniniano" direi proprio nulla), ma c'era comunque una grande orchestra a salvare in parte la baracca; ma questo più tardo registrato live riesce ad affossare Beethoven in un levigato accademismo di stampo quasi gluckiano, grigio, tedioso, stagnante e mortalmente rassicurante. Molto di routine anche il suo Brahms-Schumann, secondo me.

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22 ore fa, Florestan dice:

A Bernstein 1 e 2, a Gielen e a queste ultime, fra le quali preferisco il sorprendente Bychkov, aggiungerei l'ormai bistrattato Inbal di Francoforte, che invece proprio nella Terza raggiunge esiti folgoranti. Oltre a Horenstein che Hurwitz odia ma che nella Terza invece è splendido, ci sarebbe anche Adler che fu il primo a registrare tutta la Terza: ma a Hurwitz le registrazioni storiche non piacciono...

Bychkov è stata una grande sorpresa anche per me, una delle più grandi Terze che io abbia mai ascoltato. E' un direttore spesso maltrattato, anche qui in Forum, ma in questo caso il risultato è senz'altro eccellente. Peccato che l'incisione sia stata disponibile per poco tempo, e adesso sia volata a prezzi stratosferici. E' uno dei casi in cui ci si deve accontentare di Spotify.

Inbal l'ho sempre snobbato, dato che ho sempre avuto pessime esperienze con lui, sia in disco che dal vivo. In sede di concerto i risultati sono spesso stati tra il mediocre e il catastrofico, ma pure c'è da dire che aveva per le mani un'orchestra che non è che fosse proprio di prima fascia. Un piattume interpretativo e una trasandatezza del genere - e sto smussando di molto il mio giudizio - non mi era mai capitato di sentirli. Ma hai suscitato la mia curiosità, e non appena posso gli darò di nuovo una chance con la Terza. Tra l'altro, mi hai fatto venire in mente - a proposito di cicli bistrattati - che anche Bertini non mi era dispiaciuto nella sua lettura di questa sinfonia mahleriana. Ma è molto tempo che non l'ascolto per cui non mi sento di approfondire il giudizio.

Riguardo a Horenstein sono d'accordo con te su tutta la linea. Io amo molto anche le registrazioni dal vivo, dove ci sono della defaillances tecniche abbastanza evidenti, ma su cui io riesco - ma lo so che è difficile - con un po' di impegno soprassedere. Rimanendo in ambito d'antan un altro che dovrebbe essere considerato - almeno per la sua originalità interpretativa - è Barbirolli, sia con i Berliner che con la sua Hallé (meglio quest'ultima), ma credo che siano letture un po' troppo hardcore per Hurwitz.

3 ore fa, Ives dice:

Ma non direi, Florestan. Piuttosto non gli piacciono alcune registrazioni storiche, ma ci sta. Di Furt loda alcuni dischi, anche live. Tra i suoi direttori preferiti ci sono Munch, Szell, Klemperer, Wand, Ormandy, Kubelik, Martinon, non sono storici? Lo stesso Bernstein non è ormai storicizzato?

Mah, direi che Florestan in realtà non ha tutti i torti. Più volte Hurwitz nelle sue recensioni dice di lasciar perdere le registrazioni d'altri tempi, che non trova affatto appaganti dal punto di vista fonico. Credo che questa scelta dipenda anche dal repertorio in questione. In un video, in cui si era soffermato su Strauss (Richard), dice addirittura di non considerare gli stereo vintage di Reiner e Szell - due direttori che, come si sa, lui ama molto - in quanto essi non rendono giustizia alla rigogliosa orchestrazione dispiegata dal compositore bavarese. Le fortunose registrazioni dal vivo che piacciono tanto ai vecchi bacucchi come il sottoscritto, non vengono da lui minimamente tenute da conto. In ogni caso è onesto, perché lo esplicita sempre.

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2 ore fa, Majaniello dice:

Secondo me era il limite estetico (e anche filosofico e psicologico ovviamente) di Muti, che spiega secondo me perchè funziona di più in un repertorio piuttosto che in un altro: il classicismo - per come lo sento io - va spinto, ha bisogno di estro e un po' di follia sennò diventa musica da ascensori, il romanticismo va trattenuto (quantomeno è una possibilità interpretativa) per evitare che sbrachi nello stucchevole sentimentalismo. Non ha torto burpo quando dice che Muti funziona bene sulle partiture dense o comunque ipertrofiche e scivolose, perchè trova l'equilibrio tra passione, energia e ordine, in questo è uno dei migliori. Nel classicismo, dove l'ordine c'è già!, tende invece al soffocamento.

Sono d'accordo. Muti è uno che riesce a farti digerire tranquillamente un polpettone come la Prima di Scriabin, e non è poco. Chiosando la tua riflessione, direi che un altro repertorio dove Riccardone riesce molto bene, è quello nell'ambito del modernismo (moderato): una sorta di caos controllato che gli calza a pennello. A esempio i risultati in Prokofiev sono veramente stupefacenti (la Terza coi Philadelphians!:o).

Uno dei grandi pregi di Muti comunque è anche l'ampiezza di repertorio, e il fatto di avventurarsi spesso in territori poco esplorati in tutte le epoche. Di direttori che riescono a portarti a casa un range cronologico, pur con tutti i limiti interpretativi del caso, che va da Paisiello a Persichetti - per dire due nomi un po' off-repertorire - non ce ne sono molti. Ma può essere che per certi intellettuali da salotto questo sia addirittura un limite, dato che a sto punto credo che abbia molto più appeal un direttore schivo e introverso che sia in concerto sia in sala d'incisione abbia eseguito solo tre sinfonie in croce, dando l'impressione - spesso esagerata - di un approfondimento mai sentito prima. Il riferimento a fatti o a persone è puramente casuale. :rolleyes::cat_lol:

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Al netto di Hurwitz, bisogna intendersi su cosa è "storico", allora, Snorlax. Un disco in studio di 30-40 anni lo è? Un disco di 50-60? Io credo di si. O lo è solo il reperto archeologico del nome riverito di turno tirato fuori da chissà qualche archivio radiofonico? O lo è solo quello che si sente poco e male e più si sente male e più è storico?🤔 😃 Ricordiamo che l'ascoltatore va indirizzato al meglio (per quanto possibile) anche dal punto di vista fonico, altrimenti potrebbe tendere a respingere l'opera. Poi si può approfondire quanto si vuole...

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