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Hurwitz & co.


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On 6/2/2021 at 11:14, Ives dice:

Le prime 3 sinfonie di Schulhoff in un bel disco CPO.

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L'edizione integrale di riferimento è quella Supraphon con Valek su podio (se non sbaglio la prima incisa). Seguono poi incisioni singole con Schuller (n.5) e Yinon (n.1) per Koch e una versione nervosissima 2a con Gerd Albrecht sul podio della Filarmonia Céca.

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Il Concerto Grosso, che Mitropoulos considerava la sua opera migliore e più strutturata, mi par di ricordare lo diresse Bernstein negli anni '60. Dovrebbe esserci anche una testimonianza radiofonica. Nonostante il titolo, non la ricordo come opera specificatamente neoclassica, di scrittura piuttosto austera e ricca di contrappunti. Ci sono vari echi di Bartok, Hindemith, Honegger, Stravinsky.

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11 ore fa, Ives dice:

Il Concerto Grosso, che Mitropoulos considerava la sua opera migliore e più strutturata, mi par di ricordare lo diresse Bernstein negli anni '60. Dovrebbe esserci anche una testimonianza radiofonica. Nonostante il titolo, non la ricordo come opera specificatamente neoclassica, di scrittura piuttosto austera e ricca di contrappunti. Ci sono vari echi di Bartok, Hindemith, Honegger, Stravinsky.

Non l'ho ancora ascoltato, ma è del tutto verosimile. Sono i frutti degli studi con Busoni, e infatti data da quegli anni l'inserimento nei suoi concerti greci di tali autori. Credo abbia scritto anche qualcosa di dodecafonico in quel periodo, ma da quel che ho letto erano piuttosto degli esperimenti.

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L'Ottava di Beethoven. Una meravigliosa affermazione di vitalismo e umorismo, capace di sorprendere e di giocare con le forme (i riferimenti a Haydn, soprattutto, e la ricomparsa del Minuetto dopo gli esperimenti di Sesta e Settima). Le migliori registrazioni.

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Il cofanetto Warner (serie Icon) dedicato a Charles Mackerras. Una buonissima intro al direttore australiano, con alcune incisioni di ottima qualità e di vasto repertorio: da Handel ai cari Mozart e autori ceki, fino agli inglesi e al poco frequentato Mahler, di cui c'è la Quinta. Presente anche il Sacre di Stravinsky. Peccato siano solo 5 CD...

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4 ore fa, Ives dice:

Vari aggiornamenti discografici su Riisager, Monteverdi, Massenet, Strauss, Schulhoff.

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Ottimo il disco di Schulhoff! Invece, l'altro di Riisager non l'ho mai sentito.

Urvizzo legge il forum e appena parte una critica, si aggiorna :cat_lol:

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Chissà...devo dire che è molto ricettivo nei confronti dei consigli degli utenti che gli scrivono su YT. Soprattutto, ci tiene sempre a precisare che si tratta di suoi personalissimi "gusti musicali". Basta che non gli parli di Furwangler :cat_lol:

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Le registrazioni Paavo Järvi/Telarc. Per Hurwitz, si tratta di un ottimo box da acquistare senza indugi (in realtà edito dalla NCA che dovrebbe aver rilevato l'etichetta americana). Livello buono/ottimo di interpretazioni e ottime esecuzioni dal punto di vista tecnico (con la Cincinnati SO) e dal punto di vista audio (qui avrei qualche dubbio, nel senso che in alcuni dischi, tipo Elgar e Holst, l'audio è ben poco naturale e limpido come si dovrebbe). Tutti classici del repertorio e alcune sortite su autori meno frequentati come Tormis, Tubin e la Seconda di Martinu.

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1 ora fa, Ives dice:

Chissà...devo dire che è molto ricettivo nei confronti dei consigli degli utenti che gli scrivono su YT. Soprattutto, ci tiene sempre a precisare che si tratta di suoi personalissimi "gusti musicali". Basta che non gli parli di Furwangler :cat_lol:

Vero, in molti casi ammette senza riserve di non conoscere certe registrazioni o di non ricordarle e accetta di buon grado suggerimenti di ascolto. In questo lo trovo intellettualmente onesto

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2 ore fa, Ives dice:

Chissà...devo dire che è molto ricettivo nei confronti dei consigli degli utenti che gli scrivono su YT. Soprattutto, ci tiene sempre a precisare che si tratta di suoi personalissimi "gusti musicali". Basta che non gli parli di Furwangler :cat_lol:

Beh vabbé, povero Hurwitz. Il bello è che più volte ha ripetuto che riconosce il genio di Furtone, ma inevitabilmente le sue esecuzioni finiscono tra le worst. A parte per la Nona di Schubert per DGG, devo ancora capire cosa gli piace... :cat_lol::cat_lol:

1 ora fa, Ives dice:

Le registrazioni Paavo Järvi/Telarc. Per Hurwitz, si tratta di un ottimo box da acquistare senza indugi (in realtà edito dalla NCA che dovrebbe aver rilevato l'etichetta americana). Livello buono/ottimo di interpretazioni e ottime esecuzioni dal punto di vista tecnico (con la Cincinnati SO) e dal punto di vista audio (qui avrei qualche dubbio, nel senso che in alcuni dischi, tipo Elgar e Holst, l'audio è ben poco naturale e limpido come si dovrebbe). Tutti classici del repertorio e alcune sortite su autori meno frequentati come Tormis, Tubin e la Seconda di Martinu.

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Ecco, questo l'avevo addocchiato da un pezzo e mi sa che me lo piglio. Su Amazon è a 40 euro, e la disponibilità sta finendo. Certe cose qui contenute mi interessano particolarmente...

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4 ore fa, Ives dice:

Chissà...devo dire che è molto ricettivo nei confronti dei consigli degli utenti che gli scrivono su YT. Soprattutto, ci tiene sempre a precisare che si tratta di suoi personalissimi "gusti musicali". Basta che non gli parli di Furwangler :cat_lol:

Vero ! :cat_lol: Il suo problema è che ha migliaia e migliaia di cd, è inevitabile non ricordarsi nulla :cat_lol:

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2 ore fa, Snorlax dice:

Beh vabbé, povero Hurwitz. Il bello è che più volte ha ripetuto che riconosce il genio di Furtone, ma inevitabilmente le sue esecuzioni finiscono tra le worst. A parte per la Nona di Schubert per DGG, devo ancora capire cosa gli piace... :cat_lol::cat_lol:

La Nona di Beethoven: Furtwängler/Philharmonia '54 (Tahra). Poi credo stop, a mia memoria.

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1 ora fa, Ives dice:

La Nona di Beethoven: Furtwängler/Philharmonia '54 (Tahra). Poi credo stop, a mia memoria.

Ah, giusto. Da furtiano di ferro, non ho mai capito perché per molta critica questa Nona terminale surclassi tutte le altre. Certo, dal punto di vista tecnico è la più riuscita, ma sinceramente la trovo anche la più ingessata. Mancano quasi del tutto gli scossoni presenti in altre esecuzioni, che probabilmente, a chi non è amante dell'estetica furtiana, danno molto fastidio. Il Furtwangler tardo suona quasi flemmatico rispetto agli anni precedenti, non nego che ad un certo tipo di ascoltatore possa sembrare più rassicurante. Questo non vuol dire che sia meno interessante, anzi, taluni risultati sono comunque fuori dall'ordinario.

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Il boxone Warner di 24 CD dedicato alla Philharmonia Orchestra dei tempi d'oro, Birth of Legend. Qualcosa di buono ovviamente c'è, secondo Hurwitz, ma poteva essere assemblato meglio e con scelte più specifiche. Occasione sprecata, non fondamentale.

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18 ore fa, superburp dice:

Immagino cosa non gli piace di quel cofanetto 😄.

Neanche troppo :cat_lol: Di Furt considera orrendi i vari live wagneriani (ma come tutti i live del direttore), ma ottime le registrazioni in studio con Fischer-Dieskau. I due concerti di Beethoven e Bartok, a suo dire, non andavano inseriti in un box celebrativo di un'orchestra perchè la stessa non è protagonista. Si poteva far spazio ad altro. In effetti, ad esempio, per Karajan avrei messo belle curiosità come Balakirev, Roussel, Stravinsky fatti con la Philharmonia. C'era pure un bel disco dedicato a Berlioz con la Chasse royale et orage da Les Troyens. Oppure la Tallis Fantasia di Vaughan Williams o le variazioni su un tema di Bridge di Britten.

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1 ora fa, Ives dice:

Neanche troppo :cat_lol: Di Furt considera orrendi i vari live wagneriani (ma come tutti i live del direttore), ma ottime le registrazioni in studio con Fischer-Dieskau. I due concerti di Beethoven e Bartok, a suo dire, non andavano inseriti in un box celebrativo di un'orchestra perchè la stessa non è protagonista. Si poteva far spazio ad altro. In effetti, ad esempio, per Karajan avrei messo belle curiosità come Balakirev, Roussel, Stravinsky fatti con la Philharmonia. C'era pure un bel disco dedicato a Berlioz con la Chasse royale et orage da Les Troyens. Oppure la Tallis Fantasia di Vaughan Williams o le variazioni su un tema di Bridge di Britten.

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von K. che dirige Jeu de cartes ! Dalla registrazione del video qui sotto sembra che stia camminando sulle uova :cat_lol: :cat_lol:

 

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Il box Respighi/La Vecchia/Brilliant. Se confrontiamo opera per opera, dice Hurwitz, c'è sicuramente di meglio nella discografia respighiana, ma La Vecchia (sparito dalla circolazione, su di lui una ridda di voci....) offre globalmente buone esecuzioni, ricche di slancio e passione. L'orchestra non è delle migliori, è un pò grezza e il direttore italiano non ha mano leggera. Cofanetto a prezzo basso e molto completo.

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Quattro capolavori per doppia orchestra d'archi: Bartok, Tippett, Martin e Martinu. Nel '900 l'uso della doppia orchestra d'archi ha sortito ottimi lavori di gran gusto e costruzione musicale. L'uso di due orchestre d'archi ha consentito a questi grandi autori del 900 storico sonorità stereofoniche accattivanti, contrappunto serrato e vibrante e bellissime trame ritmiche. Scopriamoli insieme...

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3 ore fa, Ives dice:

 

 

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Questi ce li ho, in effetti sono ottimi cd. Quello Supraphon direi sia pure eccellente.

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Le sinfonie di William Boyce. Sinfonie per modo di dire, più assimilabili all'ouverture. Deliziose, vivaci, talvolta esilaranti ma esornative cartoline musicali dalla Londra di metà '700. Ebbero parecchia fortuna discografica soprattutto negli anni '80, quando, complici i vari complessi inglesi soprattutto hip (Hogwood, Trevor Pinnock, Shepherd e tanti altri anche Marriner e Menuhin) sono assurte a posizione di rilievo nel repertorio di tali ensembles e negli ascolti di molti appassionati. Oggi, francamente, un pò dimenticate. L'ultimo che se ne è occupato è Kevin Mallon per Naxos:

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La Dinorah di Meyerbeer come esempio dell'assurdità di certe trame operistiche ottocentesche (poteva starci anche qualcosa di Weber): la protagonista si crede abbandonata dal fidanzato che, in realtà, è alla ricerca di un tesoro perduto. Lei impazzisce vagando in compagnia di una capretta per i boschi bretoni, cantando alla sua ombra. Cosi facendo viene scambiata per un spirito maligno...Opera mai sentita integralmente, celebre però l'aria Ombre legére cantata dalla Sutherland e dalla Callas (fino alla Dessay). Edizione Opera Rara con un buon cast e un'ottima direzione affidata a James Judd con la Philharmonia Orchestra.

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On 6/3/2021 at 10:03, Ives dice:

Il box Respighi/La Vecchia/Brilliant. Se confrontiamo opera per opera, dice Hurwitz, c'è sicuramente di meglio nella discografia respighiana, ma La Vecchia (sparito dalla circolazione, su di lui una ridda di voci....) offre globalmente buone esecuzioni, ricche di slancio e passione. L'orchestra non è delle migliori, è un pò grezza e il direttore italiano non ha mano leggera. Cofanetto a prezzo basso e molto completo.

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Sono d'accordo sulla bontà complessiva, al di là delle valutazioni specifiche che si possono fare su ciascuna registrazione. Ho però assai da eccepire sulla presentazione editoriale che è a mio giudizio colpevolmente ingannevole. La Brilliant spaccia le incisioni di La Vecchia come una integrale delle opere orchestrali di Respighi. E' semplicemente falso. Certamente ci sono le opere principali, ma da qui poterla considerare integrale ce ne passa parecchio. A parte un po' di pezzi minori giovanili, mancano opere di un certo interesse, che purtroppo attendono ancora una presentazione in disco o, se l'hanno avuta, non sono di frequente ascolto. Manca del tutto, per esempio, la produzione per balletto, che non è fatta soltanto di pastiches su musiche altrui comunque rappresentativi della capacità di elaborazione di Respighi (e poi, perché Rossiniana sì e La boutique fantasque no?) ma comprende anche Belkis, regina di Saba (assente anche nella coloritissima suite), La pentola magica e Sèvres de la vieille France. Manca la Ballata delle gnomidi. E mancano diversi pezzi inediti della maturità: Scherzo veneziano, Ouverture carnevalesca, l'Ouverture Belfagor. 

Ritrovo in questo box la stessa faciloneria con cui la Brilliant, in altre occasioni, ha spacciato per integrali pubblicazioni che integrali non erano. Penso, a titolo di esempio, alle Messe di Haydn o alle Suites per clavicembalo di Handel.

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L'ouverture all'opera Ruslan e Ludmilla di Glinka. Senza dubbio, il brano più famoso dell'autore russo e tra quelli che ritroviamo sovente nelle miscellanee di musica classica, penso che chiunque l'abbia ascoltato in vita sua, anche come bis orchestrale. Pezzo conciso e breve, temi "orecchiabili" dall'inconfondibile sapore russo, forma-sonata elementare ma ingegnosa e derivante dall'ouverture rossiniana. Le migliori registrazioni.

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