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Hurwitz & co.


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3 box "simpatici" della Telarc a prezzo contenuto: le opere di WAM registrate da Mackerras con la ScottishCO; Erich Kunzel e la Cincinnati Pops Orchestra (con brani eminentemente dal repertorio classico, seppur easy listening, ma per la musica da film e affini c'è un box a parte) e Robert Shaw con il coro e l'orchestra di Atlanta in alcuni capolavori sinfonico-corali tra 800 e 900 (Berlioz, Dvorak, Fauré, Verdi, Janacek...non si capisce perchè non abbiano incluso tante altre cose come il War Requiem di Britten, le opere corali di Poulenc, l'Ottava di Mahler o il Messiah).

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Le 107 sinfonie di Haydn. Eccoci alla numero 18. Lavoro notevole, ricco di pathos, nonostante la durata brevissima (13 minuti), che si caratterizza per la sua struttura con due movimenti esterni lenti che avvolgono un Allegro centrale (struttura che forse rimanda ancora alla sonata da chiesa). Il movimento di apertura è stato scritto nella forma di sonata in trio, con due linee melodiche su una linea di basso indipendente.

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Cofanetto Supraphon dedicato al compianto direttore ceko Bělohlávek morto nel 2017 a 70 anni. Non mi ha mai comunicato molto come interprete, debbo dire, anche nel repertorio d'elezione preferisco altri direttori. Molto ben curato dal punto di vista editoriale, contiene una selezione di registrazioni ritenute una sorta di "best of". Ovviamente, la fanno da padrone gli autori di casa tra cui Martinu, Janacek, Dvorak, Fibich, Smetana, Suk. Ma ci sono anche Mozart, Mendelssohn, Bartok, Ravel, Schoenberg...

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On 15/2/2021 at 09:40, Ives dice:

L'epica Ottava di Bruckner. Due versioni: la 1887 e la 1890. Quest'ultima è disponibile in doppia versione, Haas e Nowak, ma senza significative differenze, per Hurwitz. Il MEGLIO e il PEGGIO. La versione di Suitner è la preferita, sarà contento @giobar 😁

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Tra le incisioni "storiche" c'è Van Beinum col Concertgebouw (Decca). E spunta pure il "lentissimissimo" Celibidache (EMI) soprattutto per alcuni dettagli inusitati. Presente anche l'altro Wand coi Berliner (RCA) e il solido Skrowaczewski (Oehms).

Ottimi alcuni suggerimenti hurwitziani, ma dire che sia Furtwangler che Jochum non c'hanno azzeccato con l'Ottava mi sembra fin troppo semplicistico, se non una ca**ta pazzesca, soprattutto alla luce di queste due pietre miliari:

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...se Furt viene banalmente bollato come "neurotic", la prima registrazione bruckneriana di Jochum per DGG non viene nemmeno citata, dato che Hurwitz si limita a nominare le Ottave presenti nei due cicli sinfonici, entrambe - per mio conto - assai inferiori a questa precedente e irripetibile prova. Con entrambi le incisioni l'impatto emotivo è stato talmente grande che non sono più riuscito ad ascoltare altro per giorni. Tutt'e due le esecuzioni risalgono al 1949, evidentemente un anno d'oro per Bruckner! :rolleyes:;)

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18 minuti fa, Snorlax dice:

 

 la prima registrazione bruckneriana di Jochum per DGG non viene nemmeno citata, dato che Hurwitz si limita a nominare le Ottave presenti nei due cicli sinfonici, entrambe - per mio conto - assai inferiori a questa precedente e irripetibile prova. Con entrambi le incisioni l'impatto emotivo è stato talmente grande che non sono più riuscito ad ascoltare altro per giorni. Tutt'e due le esecuzioni risalgono al 1949, evidentemente un anno d'oro per Bruckner! :rolleyes:;)

Un amico mi ha prestato un boxino di 4 cd della famosa etichetta specializzata in bootlegs Memories Excellences contenente alcune interpretazioni live bruckneriane di Jochum degli anni 70 più una Nona del 1987 (o, parrebbe, del 1983). Le conosci? In specie, c'è un'Ottava del 1978 coi Berliner. Non ho ancora ascoltato nulla ma sono curioso.

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1 ora fa, giobar dice:

Un amico mi ha prestato un boxino di 4 cd della famosa etichetta specializzata in bootlegs Memories Excellences contenente alcune interpretazioni live bruckneriane di Jochum degli anni 70 più una Nona del 1987 (o, parrebbe, del 1983). Le conosci? In specie, c'è un'Ottava del 1978 coi Berliner. Non ho ancora ascoltato nulla ma sono curioso.

Provo un po' di sana invidia per chi possiede materialmente cofanetti del genere!:rolleyes: Per quel che riguarda l'Ottava, se ben ricordo siamo dalle parti delle registrazioni in studio DGG o EMI anni '60-'70, quindi, a mio personalissimo gusto, il miracolo del '49 non si ripete. Purtroppo non mi pare di conoscere la Nona a cui ti riferisci, ma se è quella tarda con la RSO Berlin, sei in ottime mani. Ne esiste anche una commovente ripresa video:

 

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No, è coi Munchener Philharmoniker e dovrebbe essere questa qui sotto. Nel primo video c'è solo il terzo movimento ma è ripresa la copertina del box. Nel secondo c'è tutta.

Aggiungo che, guardando meglio il boxino, non dovrebbe trattarsi di registrazioni pirata perché si dice "Kind Permission: Eugen Jochum Estate" e c'è pure il vecchio timbrino della Siae.

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18 minuti fa, giobar dice:

No, è coi Munchener Philharmoniker e dovrebbe essere questa qui sotto. Nel primo video c'è solo il terzo movimento ma è ripresa la copertina del box. Nel secondo c'è tutta.

Aggiungo che, guardando meglio il boxino, non dovrebbe trattarsi di registrazioni pirata perché si dice "Kind Permission: Eugen Jochum Estate" e c'è pure il vecchio timbrino della Siae.

Ah scusa, credevo fossimo in circostanze berlinesi. In ogni caso si naviga sempre su livelli altissimi.

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Dal catalogo Orfeo, viene riesumata una versione radiofonica (Live Konzerthaus, 1990) del giovanile Das Klagende Lied mahleriano, diretta da Michael Gielen con l'orchestra della Radio di Vienna e il coro dei Wiener Singakademie. Hurwitz è laconico: ottimo suono, ottimi solisti, ottima registrazione, ottima performance, ottima direzione. Chi apprezza Gielen, può rivolgersi qui senza dubbio. Seppur i suoi riferimenti rimangano Chailly (Decca) e Tilson Thomas (RCA).

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Hurwitz stronca senza appello il nono CD della serie Haydn 2032 di Antonini. Statene alla larga, è un vero e proprio circo degli orrori. Dedicato al tema dell'addio (l'opera principale è la bellissima sinfonia "degli addii"), è una delle interpretazioni più folli, deliranti, disgustose, demenziali e anti-musicali che siano mai state registrate. Si salva parzialmente la Scena di Berenice, con la brava soprano Sandrine Piau. Risparmiate i vostri soldi!

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4 ore fa, Ives dice:

Consigli per suonerie da cellulare 🤣. La Messa Glagolitica di Janacek e Ariane di Martinu.

Ottimo il primo di Janacek. Gli altri non mi convincono come suonerie. Io mi tengo l'efficacissima Toccata dellì'Orfeo di Monteverdi.

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On 20/2/2021 at 11:59, Ives dice:

Consigli per suonerie da cellulare 🤣. La Messa Glagolitica di Janacek e Ariane di Martinu.

Concordo, il ritornello dell'opera di Martinu è magnifico :cat_smile: Tra l'altro, Ariane è uno dei lavori che preferisco di questo autore!

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I cicli sinfonici di Dvorak. Nonostante sia popolarissimo e stra-registrato, non ci sono tanti cicli sinfonici molto uniformi nella discografia. Questo perchè, spiega Hurwitz, le prime sinfonie sono ingiustamente considerate opere minori e ben pochi direttori ne vengono a capo in maniera esemplare, creando sovente squilibri con le ultime tre sinfonie. Ma ecco le migliori:

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Per molti assidui frequentatori di questo forum si tratta di informazioni note. Ad ogni modo Hurwitz nel video offre un quadro abbastanza completo e interessante sul panorama attuale delle etichette discografiche, dei loro rapporti e di come si muovono nel mercato.

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La Seconda sinfonia di Albert Roussel. A torto, una delle sinfonie meno eseguite della storia, è un'opera cupa e minacciosa trafitta da raggi di sole e ammantata di pungenti armonie e vivaci colori strumentali. E' senza dubbio una grande sinfonia, nella struttura compositiva e nell'impiego del materiale sonoro. Discografia consigliata:

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5 ore fa, Ives dice:

La Seconda sinfonia di Albert Roussel. A torto, una delle sinfonie meno eseguite della storia, è un'opera cupa e minacciosa trafitta da raggi di sole e ammantata di pungenti armonie e vivaci colori strumentali. E' senza dubbio una grande sinfonia, nella struttura compositiva e nell'impiego del materiale sonoro. Discografia consigliata:

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Nonostante i paragoni alimentari, in questo caso Hurwitz ha ragione da vendere. Capolavoro poco conosciuto, che io stesso ho scoperto fin troppo tardi. Posseggo solo Martinon - e mi va benissimo - ma sarei curioso di ascoltarmi Eschenbach, direttore spesso nelle mie corde. Ricordo che una volta, in un discorso di fanta-musica, il nostro @Majaniello rimpiangeva il fatto che Karajan non avesse mai affrontato questa sinfonia. E aveva tutte le ragioni di rimpiangere tale incisione mancata, dato che questo lavoro, non così facilmente classificabile, probabilmente sarebbe stato pane per i denti del direttore salisburghese.

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Le 107 sinfonie di Haydn. E' il turno della numero 19. Brevissima come le precedenti, circa 15 minuti in tutto, Haydn vi utilizza per la prima volta la "sorpresa" musicale, tecnica che svilupperà molto in seguito. Strutturata in tre canonici movimenti, un Allegro iniziale ben squadrato e teso, un Andante in tonalità minore per soli archi e un Presto finale molto vigoroso.

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Con il passare degli anni sempre più registrazioni diventano di dominio pubblico, portando cosi alla possibilità di sfruttamento da parte di diverse etichette. Un esempio è questo box di 10 CD della Documents (dedicato al direttore francese Paul Paray con la Detroit SO) che ripropone i dischi editi in origine dalla Mercury Living Presence. Il suono è buono, ma non ottimale e non c'è nessun accenno alla provenienza delle registrazioni (forse perchè non sono i master originali?) Direttore, a mio parere, ben poco interessante e interprete sbrigativo anzichenò nel repertorio francese. Invitante il prezzo sui 20 euro, però.

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Buried Alive è un ciclo di lieder scritto nel 1926 da Otmar Schoeck su testi di Gottfried Keller per baritono, orchestra, organo e coro distanziato. Nutrito di influenze mahleriane e berghiane, costituisce una sorta di paradigma dello Jugenstil in musica, coerente con la severità della tradizione tedesca ma stemperata da visioni oniriche e atmosfere suggestive. Negli anni '60 lo registrò Fischer-Dieskau per la DG. Qui lo canta il baritono Michel Nagy con Leon Botstein (sempre attento al repertorio poco frequentato) sul podio di un'orchestra giovanile americana. Completano il CD Rugby di Honegger e il raro Concerto Grosso di Mitropoulos.

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8 ore fa, Ives dice:

Buried Alive è un ciclo di lieder scritto nel 1926 da Otmar Schoeck su testi di Gottfried Keller per baritono, orchestra, organo e coro distanziato. Nutrito di influenze mahleriane e berghiane, costituisce una sorta di paradigma dello Jugenstil in musica, coerente con la severità della tradizione tedesca ma stemperata da visioni oniriche e atmosfere suggestive. Negli anni '60 lo registrò Fischer-Dieskau per la DG. Qui lo canta il baritono Michel Nagy con Leon Botstein (sempre attento al repertorio poco frequentato) sul podio di un'orchestra giovanile americana. Completano il CD Rugby di Honegger e il raro Concerto Grosso di Mitropoulos.

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Giusto un paio di giorni fa stavo studiando alcune documentazioni su Mitropoulos trovate on line, e si parlava proprio del suo Concerto Grosso del 1928. Il grande direttore greco aveva iniziato la carriera come compositore, ma la sua ambizione in questo campo fu bloccata da Busoni: quando gli sottopose una sua opera per entrare nei corsi di composizione a Berlino, Busoni la respinse consigliando di passare alla direzione d'orchestra o di darsi all'ippica :cat_lol: Il Concerto Grosso è successivo agli studi berlinesi, forse testimonia una fase creativa migliore, almeno formalmente più curata. Quando venne suonato per la prima volta ebbe un ottimo successo di pubblico ed è sempre stato considerato la sua opera migliore. Nonostante le diverse esecuzioni in quegli anni, presto Mitropoulos si dedicò esclusivamente alla direzione d'orchestra, condannando all'oblio le sue composizioni giovanili. Stavo cercando una incisione del pezzo e guarda caso è appena uscito questo cd. Finora conoscevo solo il breve Fete crétoise, orchestrato da Skalkottas nel 1924, che però ha uno stile troppo generico per dirmi qualcosa. 

Questo disco è senza senso stilistico e storico, perché i tre autori sono totalmente distanti tra loro: Mitropoulos un neoclassico nazionalista; Honegger lo strutturalista eclettico dei Six: Schoeck un post romantico introverso e pessimista. Di Rugby esistono eccellenti registrazioni, Botstein, direttore di media capacità, dubito possa fare qualcosa di meglio. L'incisione di Lebendig Begraben di Fischer-Dieskau (mi pare del 1961) era un classico già all'epoca, credo insuperata ancora oggi. Insomma, un disco che al di là della semplice curiosità non vale il prezzo (i cd Bridge sono sempre molto cari). 

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