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Hurwitz & co.


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Deliziosa raccolta di trascrizioni per orchestra da opere pianistiche di Debussy. Anche con alcune rarità (i Six Epigraphes e La Soirée dans Grenade) e due versioni di Clair de Lune di Caplet e Stokowski. L'orchestra sinfonica del Québec è diretta da Yoav Talmi, franco-israeliano che qualcuno ricorderà alla testa della San Diego Symphony in alcuni dischi Naxos.

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Le 107 sinfonie di Haydn. Eccovi la no. 11 che è una delle più grandi tra le prime sinfonie. Quattro movimenti, il primo è un Adagio cantabile, che rimandano alla forma della "sonata da chiesa" di epoca barocca. Haydn vi esplora le possibilità di un contrappunto più libero e leggero, ravvivando la trama musicale con linee melodiche simultanee ma indipendenti. Un'interazione affascinante ed espressiva.

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Il concerto per violino e orchestra di Berg. Tra i capolavori del XX secolo, è forse l'opera della Seconda Scuola di Vienna ad essere più eseguita in concerto e incisa in disco. Lavoro complesso e appassionante, è caratterizzato da un profondo senso di addio, un mortale e struggente sguardo retrospettivo attraverso il quale viene filtrata la complessità della poetica berghiana (la serie dodecafonica che crea ambiguità tonali; i rimandi a Bach; le citazioni di melodie popolari austriache; il lacerante lirismo di molte pagine). Segue il meglio (e il peggio) discografico.

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Prima registrazione assoluta del radio-play Whitman di Bernard Herrmann. Dramma radiofonico del 1944 per voce recitante (qui un ottimo William Sharp, voce baritonale di nobile vivacità) e archi su testi di Norman Corwin che rielabora a sua volta brani tratti da Leaves of Grass. Segue la suite "narrativa" (sempre per archi) da Psycho nella rielaborazione di John Mauceri e il bellissimo quintetto per clarinetto Souvenirs de Voyage del 1967 influenzato da temi pastorali inglesi e venato di nostalgico lirismo. Ottime esecuzioni con i solisti del PostClassical Ensemble diretto da Gil-Ordonez.

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6 ore fa, Ives dice:

Prima registrazione assoluta del radio-play Whitman di Bernard Herrmann. Dramma radiofonico del 1944 per voce recitante (qui un ottimo William Sharp, voce baritonale di nobile vivacità) e archi su testi di Norman Corwin che rielabora a sua volta brani tratti da Leaves of Grass. Segue la suite "narrativa" (sempre per archi) da Psycho nella rielaborazione di John Mauceri e il bellissimo quintetto per clarinetto Souvenirs de Voyage del 1967 influenzato da temi pastorali inglesi e venato di nostalgico lirismo. Ottime esecuzioni con i solisti del PostClassical Ensemble diretto da Gil-Ordonez.

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Questo mi interessa, lo avevo preso di mira appena uscito. Me lo comprerò B)

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L'IDEALE discografia delle opere di Puccini. Tutti lo amano, tutti lo cantano, tutti lo registrano. E' Puccini, uno dei grandi operisti della storia della musica: grandi melodie, grandi orchestrazioni, grandi passioni. Le sette opere principali in sette memorabili registrazioni. Aprite le orecchie, ascoltate e cantate...😁

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Le 107 sinfonie di Haydn. Arriviamo alla numero 12, in tre movimenti, con un Adagio centrale di sorprendente bellezza melodica e profondità. In tempo di Siciliana, che verrà poi ripreso nella Sinfonia nr. 27.

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La Tosca di Davis è una scelta interessante, ancorché molto negletta, tanto che pochi la menzionano. Eppure per me ha molte cosesuccose, a partire dall'accompagnamento orchestrale preraffaellita di Davis, che si sposa bene con l'approccio di una Caballè che canta alla grande, è spesso molto distaccata ma ha anche momenti di intrinseca commozione. Carreras è messo molto meglio che anni dopo, ha già i suoi classici difetti ma qui meglio arginati dalla freschezza della voce. Ingvar Wixell è un Barone Scarpia che mi piace, ha delle inflessioni tenebrose e vellutate che mi coinvolgono, anche senza essere idiomaticissimo. Aggiungo il Sacrestano del napoletano Domenico Trimarchi, che esagera ma lo fa con una certa simpatia partenopea.

PS: sul Puccini di Pappano, la cosa più riuscita è la Boheme con Vaduva e Alagna, edizione col tempo fattasi difficoltosa da trovare (a meno di ristampe che mi sono sfuggite), ed è un peccato.

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6 ore fa, Ives dice:

Il tardo-romantico Julius Röntgen, già allievo di Liszt, e autore fecondissimo di tonnellate di musica, tra cui una doppia dozzina di sinfonie, un pò tutte uguali. I bei dischi della CPO.

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Questo proprio non ne vale la pena! Musica senza particolare pregio, abbastanza ripetitiva. Questi lavori sono per lo più tardi, se non sbaglio risalgono agli anni dieci-venti, ma è come se fossero stati scritti trent'anni prima. Post romanticismo lisztiano fuori tempo massimo e neppure particolarmente personale. Esecuzioni e incisioni sono eccellenti, un vero spreco di risorse per musica di seconda categoria.

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59 minuti fa, Wittelsbach dice:

La Tosca di Davis è una scelta interessante, ancorché molto negletta, tanto che pochi la menzionano. Eppure per me ha molte cosesuccose, a partire dall'accompagnamento orchestrale preraffaellita di Davis, che si sposa bene con l'approccio di una Caballè che canta alla grande, è spesso molto distaccata ma ha anche momenti di intrinseca commozione. Carreras è messo molto meglio che anni dopo, ha già i suoi classici difetti ma qui meglio arginati dalla freschezza della voce. Ingvar Wixell è un Barone Scarpia che mi piace, ha delle inflessioni tenebrose e vellutate che mi coinvolgono, anche senza essere idiomaticissimo. Aggiungo il Sacrestano del napoletano Domenico Trimarchi, che esagera ma lo fa con una certa simpatia partenopea.

Scelta che appoggio, perchè è un disco che mi piace molto. La Caballè si è detto, è superba; Carreras è ancora in voce, ha slancio giovanile, sfoca qualche acuto ma la tessitura lo favorisce e il timbro è bellissimo, anche molto sexy per la parte; certo alla fine non modula moltissimo, è un pò monocorde nell'interpretazione; Wixell a me non dispiace, il canto è buono, morbido e soprattutto evita tutti i ghigni di certa vetusta tradizione. Non lo sento gelido come ha scritto certa critica, anzi è insinuante. Uno Scarpia frustrato, austero ma molto interiorizzato rispetto alla tradizione di quegli anni. Ottimi i comprimari con l'allora poco conosciuto Samuel Ramey che fa Angelotti, Trimarchi il Sacrestano e De Palma in uno dei suoi innumerevoli Spoletta. Davis concerta con grande accuratezza, la dimensione è sempre molto lirica anche nei momenti più scellerati del secondo atto. Pare che questo spettacolo sia stato uno dei più grandi trionfi del Covent Garden sia in casa a Londra che in tournée negli USA e in Giappone (e non faccio fatica a crederlo!).

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52 minuti fa, Madiel dice:

Questo proprio non ne vale la pena! Musica senza particolare pregio, abbastanza ripetitiva. Questi lavori sono per lo più tardi, se non sbaglio risalgono agli anni dieci-venti, ma è come se fossero stati scritti trent'anni prima. Post romanticismo lisztiano fuori tempo massimo e neppure particolarmente personale. Esecuzioni e incisioni sono eccellenti, un vero spreco di risorse per musica di seconda categoria.

Concordo, a stento riuscivo a distinguere una sinfonia dall'altra. Questi presunti titoli "modernisti" nascondono la solita solfa post-lisztiana. La musica da camera non si eleva da un certo pedante accademismo di sapore brahmsiano (ma di serie Z). Altro disco con ottimi musicisti, è questo, anche se non comprendo cosa ci trovino di interessante:

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1 ora fa, Ives dice:

Concordo, a stento riuscivo a distinguere una sinfonia dall'altra. Questi presunti titoli "modernisti" nascondono la solita solfa post-lisztiana. La musica da camera non si eleva da un certo pedante accademismo di sapore brahmsiano (ma di serie Z). Altro disco con ottimi musicisti, è questo, anche se non comprendo cosa ci trovino di interessante:

 

La musica da camera mi è sconosciuta, ma non stento a crederlo. Ho ascoltato un po' dei cd CPO ultimamente per informarmi su questo autore, anche se mi sono limitato alla musica sinfonica. Quello che sembra modernismo nelle opere tarde in realtà è solo eccentricità (titoli evocativi, descrittivismo, sinfonie in brevi movimenti danzanti), nella sostanza non si schioda dai modelli da poema sinfonico del suo maestro Liszt. Nei concerti è ancora più vicino alle forme classiche. L'ascolto di questa roba per me è tempo perso. Trovo curioso che Urvizzo ne consigli l'acquisto, al di là delle eccellenti esecuzioni, ci sono carneadi migliori nel catalogo CPO.

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Le sinfonie di Charles Ives. Nell'ultimo decennio sono state pubblicate molte nuove integrali sinfoniche del grande autore americano. Cosicchè oggi possiamo fare numerosi confronti rispetto al passato. Esaminiamo quindi le varie opzioni, sia in un unico doppio (anche con diversi direttori) che sinfonia per sinfonia. Scegli il tuo Ives preferito! 👍

81f+2L4T+ML._SS500_.jpgqui la Prima è eseguita con tagli!

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59 minuti fa, Ives dice:

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Questa invece la ritengo una delle incisioni del secolo, anche per il suo valore storico. Bello il doppio Decca, imprescindibile Bernstein. Tilson-Thomas ce l'ho nel carrello da un po', devo decidermi a prenderlo, visto anche il costo irrisorio.

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Sette grandi compositori (Schubert, Mendelssohn, Schumann, Brahms, Dvořák, Saint-Saëns, Fauré) che offrono una panoramica di eccellente livello qualitativo per la musica da camera del XIX secolo. Sette cofanetti (e un doppio CD) da prendere al volo!

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La Quinta sinfonia di Antonin Dvořák. Nonostante non sia eseguitissima in sala da concerto, è un lavoro ampiamente sottovalutato, di vena melodica felicissima e di stile pastorale e ispiratore della Terza di Brahms. Una ampia discografia ti aiuterà a conoscere meglio questo capolavoro dimenticato.

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L'IDEALE ciclo sinfonico di Tchaikovsky. Sette sinfonie e altrettanti direttori. Con il Manfred in aggiunta.

1) Tilson Thomas (DG)

2) Muti (EMI)

3) Haitink (Philips/Decca)

4) Mravinsky (DG)

5) Klemperer (EMI)

6) Fricsay (DG)

Manfred) Ashkenazy (Decca)

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54 minuti fa, Ives dice:

L'IDEALE ciclo sinfonico di Tchaikovsky. Sette sinfonie e altrettanti direttori. Con il Manfred in aggiunta.

1) Tilson Thomas (DG)

2) Muti (EMI)

3) Haitink (Philips/Decca)

4) Mravinsky (DG)

5) Klemperer (EMI)

6) Fricsay (DG)

Manfred) Ashkenazy (Decca)

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Questo pomeriggio ho un po' di tempo, e siccome amo molto Ciaikovskij, propongo il mio ideal cycle, stando alle regole di Hurwitz, ma con addirittura due scelte per sinfonia (ma sicuramente tralascerò qualcosa!):

Prima: Wiener Philharmoniker/L. Maazel (Decca) - Boston Symphony Orchestra/M. Tilson-Thomas (DGG)

Seconda: Los Angeles Philharmonic/Z. Mehta (Decca) - Philharmonia Orchestra/C. M. Giulini (EMI)

Terza: London Symphony Orchestra/I. Markevitch (Philips) - Berliner Philharmoniker/H. von Karajan (DGG)

Quarta: Filarmonica di Leningrado/E. Mravinskij (DGG) - Hallé Orchestra/Sir J. Barbirolli (Pye)

Quinta: New Philharmonia Orchestra/L. Stokowski (Decca) - Boston Symphony Orchestra/S. Ozawa (DGG)

Sesta: New York Philharmonic/L. Bernstein (DGG) - Orchestra sinfonica della Radio di Mosca/N. Golovanov (RCC)

Manfred: Philharmonia Orchestra/R. Muti (EMI) - Orchestre de la O.R.T.F./C. Silvestri (Testament)

...per carità, niente di nuovo e vedo addirittura che qualche scelta collima con Hurwitz, ma vabbé, con certi classici è inevitabile! :rolleyes:;)

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