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7 minuti fa, Ives dice:

Analisi di tutte le cantate di Bach. Si prosegue con la BWV 2 Ach Gott, vom Himmel sieh darein

Hurwitz come Wittelsbach :D (a proposito, peccato che la relativa discussione non sia ancora ripresa) 

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Mi ci vorrebbe un’attenzione analitica che in questo momento non ho. Poi hanno segato l’account di quel tale che metteva le cantate nell’edizione che ascoltavo io su cd e di cui allegavo i video a mo’ di sussidio/esempio: la Harnoncourt-Leonhardt! 😔

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Mi ci vorrebbe un’attenzione analitica che in questo momento non ho. Poi hanno segato l’account di quel tale che metteva le cantate nell’edizione che ascoltavo io su cd e di cui allegavo i video a mo’ di sussidio/esempio: la Harnoncourt-Leonhardt! 😔

Peccato però, cavolo... :( Le Cantate sacre restano per me una delle "porte chiuse" della produzione bachiana, sarebbe stata una bella occasione per dar loro un bell'assalto.

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La Water Music di Leppard mi è sempre piaciuta.
Ne aggiungo altre di mio gusto.

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Tra quelle con strumenti moderni, una delle mie favorite in assoluto è questa.

 

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Molto gradita anche questa, la mia prima in assoluto con strumenti antichi, comprata dei miei genitori in musicassetta negli anni Ottanta.
E poi una grande referenza dimenticata...

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Più che la Water Music, interessante la Fireworks con organico di puri fiati antichi. Il fascino del pionerismo, proprio tante le sbucciature e le stonature, ma fa un bell'effetto, dovette essere uno schock all'epoca.

 

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Archeologia per archeologia:

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O quest'altra, abbastanza gradevole, sempre coi Berliner e Kubelik che all'epoca aveva in repertorio diverso Handel:

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Non mi dispiace la Water Music di Van Beinum (Philips), dal tocco leggerissimo, anche se taglia sovente i ritornelli:

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Ma le ritengo ormai solamente delle curiosità da storia del disco, ampiamente superate.

Tra quelle hip aggiungo queste, anche se Hurwitz cita opportunamente le migliori:

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1 ora fa, Ives dice:

Le IDEALI integrali quartettistiche di Beethoven...

Early Quartets: Julliard Quartet (Sony)

Middle Quartets: Quartetto Italiano (Philips)

Late Quartet: Talich Quartet (La Dolce Volta)

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Non ricordo se ho sentito il quartetto Talich negli ultimi quartetti, ma l'Italiano lo sceglierei proprio per questi ultimi.

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40 minuti fa, Ives dice:

The BEST Sogno mendelssohniano nelle sue varie forme: con dialoghi parlati, musiche di scena, suites, pezzi scelti...

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Beh, Ozawa è un must, tuttavia mi spiace che sia stata trascurata questa, che ricordo essere di prima grandezza:

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E questa com'é?

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...mai avuto occasione di ascoltarla! :mellow:

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1 ora fa, Snorlax dice:

Beh, Ozawa è un must, tuttavia mi spiace che sia stata trascurata questa, che ricordo essere di prima grandezza:

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E questa com'é?

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...mai avuto occasione di ascoltarla! :mellow:

Quella di Ozawa è forse la più "fatata" (ma il francese féerique dice qualcosa di più) perché riesce a mantenere sempre un tono aereo, scintillante, da incantesimo. Gli è stata di aiuto, forse la stretta frequentazione con la musica francese e in specie con la fantasia galoppante e multicolore di Berlioz e con i sortilegi orchestrali di Ravel. Gli si avvicina molto Abbado però, che mantiene un tono più classico spalancando bene anche lui la finestra sul mondo magico di Mendelssohn.

Non conosco quella di Levine, mentre con Previn (Philips) ho quella registrata nel 1986 con i Wiener Philharmoniker. Piacevole e onesta, ma secondo me Ozawa, Abbado, eanche Toscanini e Klemperer hanno qualche  marcia in più .

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@Snorlax Approvo pienamente la prima di Previn con la LSO, che suona mirabilmente e centra benissimo l'atmosfera incantata e fatata del pezzo, con la concertazione finissima, da grande gourmet del suono quale era Previn. Utilizza un coro di ragazzi e due soliste bravine. Può starci come riferimento. Quella successiva coi Wiener è un pò fiacca e più di routine, invece, Previn in tarda età tendeva a "germanizzarsi" nell'aspetto deteriore del termine. Non conosco Levine, forse ho solo l'ouverture, usata come riempitivo in altri dischi. Per gli hipsters ci sarebbe questa, molto bella:

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Anche questa di John Nelson riuscitissima:

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16 ore fa, giobar dice:

Quella di Ozawa è forse la più "fatata" (ma il francese féerique dice qualcosa di più) perché riesce a mantenere sempre un tono aereo, scintillante, da incantesimo. Gli è stata di aiuto, forse la stretta frequentazione con la musica francese e in specie con la fantasia galoppante e multicolore di Berlioz e con i sortilegi orchestrali di Ravel. Gli si avvicina molto Abbado però, che mantiene un tono più classico spalancando bene anche lui la finestra sul mondo magico di Mendelssohn.

Non conosco quella di Levine, mentre con Previn (Philips) ho quella registrata nel 1986 con i Wiener Philharmoniker. Piacevole e onesta, ma secondo me Ozawa, Abbado, eanche Toscanini e Klemperer hanno qualche  marcia in più .

 

2 ore fa, Ives dice:

@Snorlax Approvo pienamente la prima di Previn con la LSO, che suona mirabilmente e centra benissimo l'atmosfera incantata e fatata del pezzo, con la concertazione finissima, da grande gourmet del suono quale era Previn. Utilizza un coro di ragazzi e due soliste bravine. Può starci come riferimento. Quella successiva coi Wiener è un pò fiacca e più di routine, invece, Previn in tarda età tendeva a "germanizzarsi" nell'aspetto deteriore del termine. Non conosco Levine, forse ho solo l'ouverture, usata come riempitivo in altri dischi.

Su Ozawa non si discute, credo che il disco in questione sia uno dei suoi capolavori interpretativi. Previn giovane in effetti lo vedo a braccetto con un'opera del genere. Per via di suites più o meno complete, mi permetto di aggiungere anche Martinon a Chicago, mix riuscitissimo di nitore e trasporto. In particolar modo, lo scherzo è impressionante, complice il virtuosismo dei legni dell'orchestra americana:

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...e anche la Sinfonia in Do di Bizet presente nel medesimo disco è da tenere in grande considerazione.

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Per Hurwitz una delle maggiori scoperte dell'anno e uno dei maggiori cicli beethoveniani contemporanei. Umanità d'approccio, intelligenza interpretativa, aperture alla prassi hip ma con senso, musicalità e ferrea logica d'insieme. Questo può piacere a @Majaniello mi pare che Helmchen sia di suo gradimento. Sul podio "il barocchista" inglese (ma ormai direttore a tutto tondo, anche di certo 900 inglese) Andrew Manze.

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Terrific! 😜

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1 ora fa, Ives dice:

Per Hurwitz una delle maggiori scoperte dell'anno e uno dei maggiori cicli beethoveniani contemporanei. Umanità d'approccio, intelligenza interpretativa, aperture alla prassi hip ma con senso e ferrea logica d'insieme. Questo può piacere a @Majaniello mi pare che Helmchen sia di suo gradimento. Sul podio "il barocchista" inglese (ma ormai direttore a tutto tondo, anche di certo 900 inglese) Andrew Manze.

Terrific! 😜

Davvero? non mi ricordo :D 

Chissà se il giudizio di Hurwitz è condizionato dal fatto che l'edizione Casado è con fortepiano e questa con pianoforte moderno... non so eh, non conosco nessuna delle due, anche se mettermi ad ascoltare l'ennesima versione su Steinway è una prospettiva che non mi alletta per niente.

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Ho ascoltato un paio di volte l'atroce, secondo Hurwitz, Quarto concerto di Beethoven con Bezuidenhout e Casado.

A me piace.

Come diceva Glenn Gould: «Non ha senso continuare a fare incisioni che ripetono quelle passate. Se uno deve incidere un brano, tanto vale che tenti qualcosa di diverso». Ci sta che a Hurwitz faccia schifo. Come ci sta che a me sembri una possibile alternativa alle esecuzioni più spesso richiamate nella discografia. Né mi scandalizzano i toni villani, o anche violenti, che Hurwitz adotta per stroncare il cd. Se uno anziché placcare gli accordi li arpeggia, non è un motivo per fucilarlo verbalmente. Ma certo, lo si può criticare anche duramente. E del resto Hurwitz, che ha un seguito sul suo canale YouTube (ricordate? Il mezzo è il messaggio), deve fare spettacolo, e poi è divertente massacrare gli artisti, si sa. E, non lo nego, mi sono molto divertito a ascoltare la stroncatura di Hurwitz, pur non concordando nel merito con lui. Come si dice in gergo, Hurwitz buca il video, e perciò se ne approfitta. Va bene. Purché non ci si lasci suggestionare nel proprio giudizio estetico dall'efficacia comunicativa del personaggio.

Si può discutere l'idea interpretativa di Casado e Bezuidenhout, si può discutere la bellezza o bruttezza timbrica del fortepiano scelto dal solista, ma io ho ascoltato due musicisti di prim'ordine provare a dare una lettura personale dell'opera. E, personalmente, la trovo ammissibile e perfettamente accettabile come una delle tante, forse infinite, letture del Quarto concerto.

Poi magari ascolto anche Backhaus, o Kempff, o Gilels. Ma questo è stolido anche dirlo. Tutti ascoltiamo un po' di tutto.

Detto poi da uno che i concerti per pianoforte di Beethoven non li ama alla follia, o perlomeno non li mette allo stesso livello delle sinfonie (e anche in questo concordo con Gould).

Anche se, da qualche tempo, li apprezzo molto di più.

 

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