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48 minuti fa, Majaniello dice:

Chissà se dentro ci sono le incisioni del primo ciclo di Mahler (quello realizzato in parte con la LSO).

Non un Mahler filologico, e per qualcuno fin troppo esteriore, ma è un'ottica in cui mi ritrovo molto, un Mahler come visto dall'esterno, grottesco nei suoi atteggiamenti, come se il direttore, attraverso il suo enigmatico sorriso, si beffasse con ironia dei deliri psicoamorosi dell'autore. Un Mahler fumettistico, che cuoce nel pentolone delle sue paturnie (la copertina di Blake mi pare perfetta). Per chi come me non riesce a prendere sul serio questo compositore (e non parlo dell'indubbio magistero del musicista, ma del pensiero che l'uomo ha voluto riversare nella musica) Solti è perfetto. Esisteva un'integrale in vinile ma credo non sia mai stata boxata tutt'insieme su cd. Sarebbe un'altra raccolta da farsi.

No, queste non ci sono: solo Solti e CSO, per scelta editoriale.

Il primo Mahler di solti lo conosco e apprezzo. Ma secondo te, che cosa sarebbe un Mahler filologico? Come tu dici, la problematica è interpretativa. Ma allora la filologia c'entra solo di striscio, perché le creazioni artistiche di questo genere lasciano di fatto la libertà all'interprete.

E sì, non sarebbe male una raccolta anche di tutto ciò che Solti ha realizzato senza la CSO. Per esempio, le primissime incisioni Decca in mono degli anni Quaranta-Cinquanta. In un box simile ci finirebbero tutte le opere di Wagner e di Strauss (è fatto con la CSO solo l'Olandese mi pare) e un sacco d'altra roba, tipo appunto la Sinfonia delle Alpi della Radio Bavarese!

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

No, queste non ci sono: solo Solti e CSO, per scelta editoriale.

Il primo Mahler di solti lo conosco e apprezzo. Ma secondo te, che cosa sarebbe un Mahler filologico? Come tu dici, la problematica è interpretativa. Ma allora la filologia c'entra solo di striscio, perché le creazioni artistiche di questo genere lasciano di fatto la libertà all'interprete.

E sì, non sarebbe male una raccolta anche di tutto ciò che Solti ha realizzato senza la CSO. Per esempio, le primissime incisioni Decca in mono degli anni Quaranta-Cinquanta. In un box simile ci finirebbero tutte le opere di Wagner e di Strauss (è fatto con la CSO solo l'Olandese mi pare) e un sacco d'altra roba, tipo appunto la Sinfonia delle Alpi della Radio Bavarese!

Vero, ho usato il termine a sproposito, intendevo dire che esistono interpreti come Bernstein che hanno fatto della compenetrazione con il mondo interiore mahleriano la chiave del loro successo, Solti all'opposto è come se enfatizzasse la sua estraneità a quella poetica, in Solti c'è spesso questo gusto, magari inconsapevole, per la rappresentazione posticcia, quando ascolti Solto è chiaro che stai ascoltando una finzione, Solti è uno di quei registi che non solo non aspirano al realismo, ma anzi lo temono, lo esorcizzano mettendo in bell'evidenza i meccanismi stessi della finzione, che diventano la parte più goduriosa dell'esperienza. Nelle musiche romantiche e post-romantiche (quindi fino alla SSV inclusa) con grande potenziale evocativo il gioco funziona, meno secondo me nelle situazioni in cui la musica è astratta e si limita a raccontare se stessa (o un'idea astratta), come ad esempio nel classicismo e neoclassicismo, dove Solti suona solo come un buon direttore qualsiasi. Ovviamente è quel che ci sento io questo, Solti era un musicista serio e non si faceva pipponi. 

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Sei favolosi box-set di direttori d'orchestra...

1) Guido Cantelli (Warner)

2) Constantin Silvestri (Warner)

3) Claudio Abbado/Rossini (DG)

4) Charles Groves/British Music (Warner)

5) Theodore Kuchar (Brilliant)

6) The Gerard Schwarz Collection (Naxos)

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4 ore fa, Ives dice:

1) Guido Cantelli (Warner)

2) Constantin Silvestri (Warner)

3) Claudio Abbado/Rossini (DG)

4) Charles Groves/British Music (Warner)

5) Theodore Kuchar (Brilliant)

6) The Gerard Schwarz Collection (Naxos)

Giusto, Cantelli! Ma Groves?

Io considererei anche questo:

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19 minuti fa, Ives dice:

Sei incontentabile! 😁

Groves in quel repertorio tardo-romantico inglese è un'istituzione.

Ma no dai! :D cerco di arricchire la discussione... la maggior parte degli interpreti segnalati da Hurwitz mi piacciono! Groves credo di non averlo mai ascoltato quindi chiedevo solo.

17 minuti fa, Ives dice:

Analisi di tutte le cantate di Bach. Si inzia dalla prima, of course, Wie schön leuchtet der Morgenstern. Ce la farà? 😁

 

Eh, mi sarebbe piaciuta l'analisi di @Wittelsbach

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5 minuti fa, Majaniello dice:

Ma no dai! :D cerco di arricchire la discussione... la maggior parte degli interpreti segnalati da Hurwitz mi piacciono! Groves credo di non averlo mai ascoltato quindi chiedevo solo.

Il problema vero è che in quel box ci sono troppi CD di Delius! :sleeping_01:

Spoiler

Charles Groves was a terrific conductor and it’s proof of his sterling qualities that these performances have held up so well over the years. British music could not have asked for a finer ambassador, and for my money he outclassed Boult, Handley, or any other British music specialist you might care to name (with the possible exception of another Charles–Mackerras). This 24-disc set offers all of the discs of English music that he made for EMI, or so I presume. Because Groves wasn’t seen as a “top tier” artist, he was forced to record “niche” repertoire, for the most part, but the paradoxical result was that many of us who love the 20th century English school imprinted on these performances as we began to expand our collections outside the boundaries of the usual Elgar, Holst, and Vaughan Williams; and where Groves was given the chance to play something standard, as in the Enigma Variations or The Young Person’s Guide to the Orchestra, the results generally rank with the best. So let’s look at the details:

Discs 1-6: Elgar. Aside from the inevitable Enigma, most of this stuff was quite new to most listeners in the 1960s and 70s–even English ones. You get The Black Knight, one of Elgar’s best early works, Caractacus, the sappy The Light of Life, the Violin Concerto (with Hugh Bean an able soloist), and a selection of shorter works–the Severn, Crown of India, and Nursery Suites, the usual marches, and other items. All of it is splendidly performed. Now as we all know, Elgar’s one, single, indisputable shattering masterpiece is the shamelessly imperialistic March of the Mogul Emperors from The Crown of India music, and no one, but no one, plays it better than Groves. Indeed, he had a feeling for the pomp and pageantry side of English music unmatched by any of his colleagues, and it’s truly wonderful to hear.

Discs 7-12 Delius. This is Delius for hardcore Delians. Not a single Brigg Fair or On Hearing the First Cuckoo in Spring anywhere in sight. Instead, we have some of his largest and most ambitious works: A Song of Summer, Eventyr, Paris, North Country Sketches, The Song of the High Hills, Sea Drift, the complete opera Koanga, and what remains on balance the best Mass of Life on disc to this day. The recording of the latter work–sort of The Dream of Gerontius for atheists–like many of these performances, was obviously intended to update Beecham’s classic versions in modern stereo, and that is just what Groves accomplished.

Discs 13-14 Vaughan Williams. This is the first complete, and on balance still the finest, version of the opera Hugh the Drover, with an excellent cast let by Robert Tear. Again, Groves had to be satisfied with what seems at first to be meager rations–no Sir John in Love or Pilgrim’s Progress–other, bigger names got those–but whatever he touched turned to gold.

CD 15 Holst. Still the best ever recording of The Hymn of Jesus (take that, Adrian Boult!), coupled with the Ode to Death, the second set of Hymns from the Rig Veda, the Short Festival Te Deum, and a few other short pieces (plus, for this set, Vaughan Williams’ Dawn Patrol from the score to Coastal Command). A classic disc from day one.

CD 16 Brian. This disc of Symphonies Nos. 8 and 9, two of Brian’s best, was a pricy import on these shores and very hard to source. It’s still one of the best offerings of music by this composer, and it has no serious competition whatsoever.

CD 17 Bridge. Another classic, this time for stunning performances of The Sea and Enter Spring, along with shorter works. It was this disc that caused our community orchestra here in New York to take on The Sea, with really satisfying results (for us, anyway). It’s also worth noting that many of these discs, this one included, boasted first class engineering, adding to the luster of the performances. OK, maybe the Royal Liverpool woodwinds had a couple of squeaky moments, but when the interpretations are so shapely and focused, who cares?

Discs 18-19 Bliss. Still a neglected figure, possibly because as Master of the Queen’s Musicqke [sic] he wasn’t supposed to write anything good, these two discs offer splendid versions of Morning Heroes, Processional, A Colour Symphony, music from the film Things to Come, and as another filmic bonus, Britten’s Young Person’s Guide.

CD 20 Walton. Shorter works, but no less enjoyable for that–the “Spitfire” Prelude and Fugue, overtures (Scapino, Johannesburg Festival), the two Coronation Marches, and colorful excerpts from Hamlet and Richard III. Hamlet and Ophelia (the extended piece) and the suite from Henry V feature on the next disc in the set.

CD 21 Rule Britannia! As I said, Groves was a master of this tub-thumping stuff. I wish he had done a collection of Sousa marches while he was at it, but if you don’t care for all of the jingoistic screaming and yelling you also get, aside from the Walton pieces just noted, Eric Coates’ fantasies The Three Bears and Cinderella, which are another matter entirely.

CD 22 Coates. All of the most popular stuff, done to a turn.

CD 23 Sullivan. The delightful “Irish” Symphony, really a charming piece, coupled to a selection of all of the most popular operetta overtures (Mikado, Pinafore, Pirates, etc).

CD 24 Wrapping things up, Sullivan’s fun-filled Overture di Ballo, earlier versions of two bits of Walton’s Henry V music, and smashing performances of Malcolm Arnold’s Second Symphony and Eight English Dances.

Most of these performances, particularly of the least known works, feature Groves’ own Royal Liverpool Philharmonic, but he leads the Bournemouth Symphony and some of the London orchestras as well. In the vocal works, the singers are all top-notch English artists at their respective peaks, including Janet Baker, Sheila Armstrong, Peter Glossop, Heather Harper, John Noble, Robert Tear, and John Shirley-Quirk. This really is, in terms of sheer quality, one of the best big boxes to appear on any label, and a splendid tribute to an artist who, in a sense, deserved “better” in terms of opportunities to record more standard repertoire, but who certainly made the most of what he got. Serious collectors will always cherish his achievement.

-- David Hurwitz, ClassicsToday.com

 

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6 ore fa, Majaniello dice:

Giusto, Cantelli! Ma Groves?

 

Oltre che per Groves, il punto interrogativo vale anche per Kuchar e Schwarz. Non li ho mai frequentati, tranne che per cose ascoltate di sfuggita, e quindi mi chiedo: ma sono direttori così meritevoli ? Quanto a Groves, poi, l'occhio di bue puntato su di lui forse tradisce troppo l'angolo visuale di tagli anglosassone di Hurwitz. Se Groves è stato un'istituzione per la divulgazione soprattutto del repertorio sinfonico inglese, non si potrebbe dire lo stesso per bravissimi direttori come Eduardo Mata ed Enrique Batiz che si sono dedicati anima e corpo al repertorio ispanoamericano con risultati eccellenti e documentati da bellissimi box?

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3 minuti fa, giobar dice:

Oltre che per Groves, il punto interrogativo vale anche per Kuchar e Schwarz. Non li ho mai frequentati, tranne che per cose ascoltate di sfuggita, e quindi mi chiedo: ma sono direttori così meritevoli ? Quanto a Groves, poi, l'occhio di bue puntato su di lui forse tradisce troppo l'angolo visuale di tagli anglosassone di Hurwitz. Se Groves è stato un'istituzione per la divulgazione soprattutto del repertorio sinfonico inglese, non si potrebbe dire lo stesso per bravissimi direttori come Eduardo Mata ed Enrique Batiz che si sono dedicati anima e corpo al repertorio ispanoamericano con risultati eccellenti e documentati da bellissimi box?

Hai ragione. E sono pure direttori maggiori rispetto a Groves.

Solo io lo trovo mediocre ? :cat_sick:

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6 minuti fa, Madiel dice:

Hai ragione. E sono pure direttori maggiori rispetto a Groves.

Solo io lo trovo mediocre ? :cat_sick:

Boh, Groves non lo conosco proprio perché, pur apprezzando molto il repertorio inglese, mi è sempre capitato di ascoltarlo da altri validissimi interpreti. E ribadisco che Mata e Batiz sono bravissimi anche perché entrambi hanno saputo comunicare assai bene lo specifico della musica ispanoamericana senza relegarla tuttavia al mero ambito folclorico o coloristico.

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10 minuti fa, giobar dice:

Boh, Groves non lo conosco proprio perché, pur apprezzando molto il repertorio inglese, mi è sempre capitato di ascoltarlo da altri validissimi interpreti. E ribadisco che Mata e Batiz sono bravissimi anche perché entrambi hanno saputo comunicare assai bene lo specifico della musica ispanoamericana senza relegarla tuttavia al mero ambito folclorico o coloristico.

Groves non ha mai trovato il mio gradimento. Ripeto, per me era un direttore di mediocre statura interpretativa, più famoso come divulgatore delle glorie nazionali che altro. Una transizione tra la tradizione di Boult e le generazioni di interpreti inglesi odierni. Giusto stasera, dopo aver letto le vostre considerazioni, ho approfittato per sentire on line  uno dei miei pezzi preferiti del repertorio inglese, Hymn of Jesus di Holst, proprio diretto da Groves e, per l'ennesima volta, è stato come prendere un calcio nelle palle :girl_wacko: C'è anche del mediocre Walton on line (meglio di Holst, a dire il vero). Neppure sono sicuro che sia una garanzia in Elgar e Delius, come dicono.

Concordo su quanto scrivi riguardo a Batiz e Mata. Hanno dimostrato di essere ottimi direttori anche in repertori lontani dalla musica sudamericana.

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1 ora fa, Madiel dice:

Giusto stasera, dopo aver letto le vostre considerazioni, ho approfittato per sentire on line  uno dei miei pezzi preferiti del repertorio inglese, Hymn of Jesus di Holst, proprio diretto da Groves e, per l'ennesima volta, è stato come prendere un calcio nelle palle :girl_wacko: 

Ahaha nota bene che Hurwitz parla di “Still the best ever recording of The Hymn of Jesus”... 🤣🤣

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Ahaha nota bene che Hurwitz parla di “Still the best ever recording of The Hymn of Jesus”... 🤣🤣

Calcio doppio nei ... :cat_sad:  E certo, come il 10/10 della 8a di Mahler diretta da Chailly :D:cat_lol:

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3 ore fa, giobar dice:

Oltre che per Groves, il punto interrogativo vale anche per Kuchar e Schwarz. Non li ho mai frequentati, tranne che per cose ascoltate di sfuggita, e quindi mi chiedo: ma sono direttori così meritevoli ? Quanto a Groves, poi, l'occhio di bue puntato su di lui forse tradisce troppo l'angolo visuale di tagli anglosassone di Hurwitz. Se Groves è stato un'istituzione per la divulgazione soprattutto del repertorio sinfonico inglese, non si potrebbe dire lo stesso per bravissimi direttori come Eduardo Mata ed Enrique Batiz che si sono dedicati anima e corpo al repertorio ispanoamericano con risultati eccellenti e documentati da bellissimi box?

Schwarz è bravo secondo me, ci sono diverse cose che mi hanno soddisfatto. Kuchar se non erro lo consigliava Wittel in Nielsen credo.

2 ore fa, Madiel dice:

Groves non ha mai trovato il mio gradimento. Ripeto, per me era un direttore di mediocre statura interpretativa, più famoso come divulgatore delle glorie nazionali che altro. Una transizione tra la tradizione di Boult e le generazioni di interpreti inglesi odierni. 

Di Boult vanno ascoltate le cose "giovanili" (diciamo primi anni '50 o meglio ancora pre-), all'epoca era un direttore grintoso e idiomatico, poi si è imbolsito con l'età come molti interpreti fanno.

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3 minuti fa, Majaniello dice:

Schwarz è bravo secondo me, ci sono diverse cose che mi hanno soddisfatto. Kuchar se non erro lo consigliava Wittel in Nielsen credo.

Sì, concordo, ma non sempre e non in tutto. Kuchar lo  conosco poco, mi pare un po' alterno. La sua 2a di Prokofiev che piace un sacco da Hurwitz mi pare una mezza schifezza :closedeyes:

Cita

Di Boult vanno ascoltate le cose "giovanili" (diciamo anni '50 o meglio ancora pre-), all'epoca era un direttore grintoso e idiomatico, poi si è imbolsito con l'età come molti interpreti fanno.

Del periodo anni sessanta, questo è un ottimo cd

Boult conducts Holst - Lyrita: SRCD222 - CD or download | Presto Classical

Sempre meglio di Groves, comunque.

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1 minuto fa, Madiel dice:

Sì, concordo, ma non sempre e non in tutto. Kuchar lo  conosco poco, mi pare un po' alterno. La sua 2a di Prokofiev che piace un sacco da Hurwitz mi pare una mezza schifezza :closedeyes:

Del periodo anni sessanta, questo è un ottimo cd

Boult conducts Holst - Lyrita: SRCD222 - CD or download | Presto Classical

Sempre meglio di Groves, comunque.

A me piace pure in Brahms, e Hurwitz lo consiglia pure in una sesta di Shostakovich! (mai sentita). Comunque era un big in UK.

Io ho trovato interessante ascoltare Elgar che si autodirige, c'è una gioia, un'energia e una ironia bonaria tutta britannica che molti direttori hanno perso. Ma lo stesso potrei dire della taglientissima quarta di Vaughan Williams autodiretta, si capisce che la musica inglese di inizio secolo non era così "seduta" come è stata eseguita dagli interpreti successivi. Walton era un altro grande direttore di sè stesso.

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2 minuti fa, Majaniello dice:

A me piace pure in Brahms, e Hurwitz lo consiglia pure in una sesta di Shostakovich! (mai sentita). Comunque era un big in UK.

Io ho trovato interessante ascoltare Elgar che si autodirige, c'è una gioia, un'energia e una ironia bonaria tutta britannica che molti direttori hanno perso. Ma lo stesso potrei dire della taglientissima quarta di Vaughan Williams autodiretta, si capisce che la musica inglese di inizio secolo non era così "seduta" come è stata eseguita dagli interpreti successivi. Walton era un altro grande direttore di sè stesso.

Guarda caso... :D :dirol:

 

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"Istituzione" non vuol dire "grande direttore o interprete". Anche io ho qualche dubbio in merito, anche sulla qualità dell'orchestra di Liverpool ai tempi, giacchè rinunciai all'acquisto del box, anche per la presenza in massa di certo repertorio che non mi interessava. Fece anche il primo ciclo mahleriano in Inghilterra e poi Hurwitz è la copia un pò più giovane di Groves 😵 ecco perchè gli piace 😁

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3 ore fa, Ives dice:

"Istituzione" non vuol dire "grande direttore o interprete". Anche io ho qualche dubbio in merito, anche sulla qualità dell'orchestra di Liverpool ai tempi, giacchè rinunciai all'acquisto del box, anche per la presenza in massa di certo repertorio che non mi interessava. Fece anche il primo ciclo mahleriano in Inghilterra e poi Hurwitz è la copia un pò più giovane di Groves 😵 ecco perchè gli piace 😁

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Dovrebbe piacergli anche Masur:

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Ives a proposito di direttori inglesi tu consigliasti questo?

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3 ore fa, Ives dice:

"Istituzione" non vuol dire "grande direttore o interprete". Anche io ho qualche dubbio in merito, anche sulla qualità dell'orchestra di Liverpool ai tempi, giacchè rinunciai all'acquisto del box, anche per la presenza in massa di certo repertorio che non mi interessava.

Ovvio, ma a volte in UK le due cose si confondono... :axehead: Concordo riguardo alla provincialissima e scombinata Liverpool, anche io ho qualche disco poco felice del periodo. 

22 minuti fa, Majaniello dice:

 

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Ottimo direttore Handley!

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22 minuti fa, Majaniello dice:

Dovrebbe piacergli anche Masur:

Scherzi a parte, credo che le puntate novecentesche di Masur con la NYP gli piacciano e non poco.

Ives a proposito di direttori inglesi tu consigliasti questo?

Ce l'ho ed è bellissimo, peccato solo non sia onnicomprensivo. Direttore forse ancora più misconosciuto di Groves ma di maggior qualità tecnica.

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