Vai al contenuto

Hurwitz & co.


Majaniello
 Condividi

Recommended Posts

  • Risposte 2,8k
  • Creato
  • Ultima Risposta

Top utenti di questa discussione

Top utenti di questa discussione

Dave's Faves: i dischi preferiti di Hurwitz. Doppio Eloquence con idillii inglesi (Marriner/Decca).

71rbGHHGEkL._SL1228_.jpg

Se piace il repertorio, qui Marriner è davvero insuperabile, certosino e suggestivo al massimo grado, bravissimo nel sottolineare le sottili nuances dinamiche, melodiche e timbriche di questi pezzi.

Link al commento
Condividi su altri siti

On 18/10/2022 at 10:25, Ives dice:

Dovrei risentirla per un giudizio più approfondito, ma posso condividere il pensiero di Hurwitz nel senso che intende lui: cioè Bertini è sempre pulito, razionale, equilibrato, continuo e lavora benissimo con quell'orchestra tedesca che è sostanzialmente ottima. In tutte le sinfonie c'è un buon risultato complessivo, con letture di una passionalità ben controllata, seppur nessuna sia memorabile presa singolarmente (la Seconda mi piaceva molto, cosi come il Das Lied con Heppner e ad esempio non ha le "cadute" di Chailly che arranca in alcune sinfonie tipo 2 e 8 ed eccelle in altre più di Bertini come la 9). La qualità audio è anch'essa molto elevata.

Condivido, ma io trovo l'integrale di Gielen ancora più completa (ci sono anche i cicli di lieder) e caratterizzata da una qualità audio dello stesso livello, se non superiore. Certo, Gielen offre letture più personali di Bertini, più novecentesche, e qualcuno potrebbe preferire approcci più classici: ma per quelli c'è pur sempre la buona vecchia integrale di Kubelik, la seconda integrale di Bernstein o anche quella di Inbal.

Link al commento
Condividi su altri siti

6 ore fa, Ives dice:

L'ultima fatica discografica di Hilary Hahn per l'etichetta Gialla:

619OLm-qLIL._SX425_.jpg

Interessante il raro concerto per violino di Ginastera.

Un minestrone davvero singolare di pezzi diversissimi tra loro: un concerto classico, anche se non fra i più eseguiti, come quello di Dvorak; la Fantasia sulla Carmen di Sarasate, pezzo d'effetto ma comunque simpatico; infine l'impegnativo concerto di Ginastera, dalla costruzione particolarissima, con una cadenza iniziale dalla quale deriva una serie di studi (uno anche per quarti di tono), poi un adagio in cui l'orchestra si riduce a una ventina di strumentisti tutti con ruolo solistico e infine una sorta di fantasia su un capriccio di Paganini. Onore a Hilary Hahn che non manca, come sempre, di cimentarsi anche in pezzi ai margini del repertorio usuale dei grandi violinisti. Finora  il concerto di Ginastera aveva avuto pochissime incisioni, delle quali solo due, e assai difficilmente reperibili, con grandi violinisti: la prima (unica che possiedo) del 1968 (etichetta Dynamic), con Salvatore Accardo e l'orchestra studentesca di un college americano (una sorta di DAMS) diretta da tale Mario Di Bonaventura (di evidenti origini abruzzesi) che lì insegnava; la seconda con Ruggiero Ricci, che dopo aver presentato il concerto in prima mondiale con Bernstein, lo incise soltanto nel 1991 con Herrera de la Fuente per la sconosciuta etichetta One Eleven. Mi risulta anche una incisione diretta da Nagano per la Analekta con un tal Andrew Wan al viollino. 

Link al commento
Condividi su altri siti

Mario Di Bonaventura (1924-2017) era piuttosto noto in USA, insegnante e direttore d'orchestra particolarmente legato al repertorio contemporaneo (molte le sue commissioni, tra le quali proprio il concerto di Ginastera, la 9a di Milhaud, Virtuose Musik di Blacher ecc., diverse anche le registrazioni). Fratello maggiore del pianista Anthony (1929-2012), ancora più noto, e padre del produttore cinematografico Lorenzo. Tutti i figli numerosi figli di Anthony e Mario sono musicisti o legati al mondo dell'arte. Anthony ha anche sposato una nipote del presidente F.D. Roosevelt! Una bella carriera per dei discendenti di un semplice barbiere italo-americano

Link al commento
Condividi su altri siti

19 ore fa, giobar dice:

.Onore a Hilary Hahn che non manca, come sempre, di cimentarsi anche in pezzi ai margini del repertorio usuale dei grandi violinisti. 

Senza nulla togliere a nessuno, ma ormai è rimasta l'unica scelta commerciale (e artistica) sensata disponibile. La Hahn ha inciso già tutti i grandi concerti per violino e anche parecchio repertorio meno frequentato, e il repertorio di nicchia paradossalmente oggigiorno ha più appeal discografico del repertorio canonico. Inoltre la sua tecnica sovrumana le permette di approcciarsi a qualunque concerto senza alcun timore e, credo, in poco tempo. Che poi lo faccia spesso in maniera un po' superficiale, questa è solo la mia trascurabile opinione :D

Link al commento
Condividi su altri siti

3 ore fa, Keikobad dice:

Senza nulla togliere a nessuno, ma ormai è rimasta l'unica scelta commerciale (e artistica) sensata disponibile. La Hahn ha inciso già tutti i grandi concerti per violino e anche parecchio repertorio meno frequentato, e il repertorio di nicchia paradossalmente oggigiorno ha più appeal discografico del repertorio canonico.

A parte Keiko che non sono sicuro che sia come dici (davvero Ives o Ginastera "tirano" di più di Schubert e Schumann? mah), ma perchè paradossalmente... a me sembra un paradosso che si continuino ancora ad incidere con enorme frequenza i soliti 10 autori di repertorio, che tra l'altro hanno spesso una produzione ehm...diseguale (diciamo così) a livello qualitativo. A meno che non ci siano aggiornamenti filologici, direi che in un mondo culturalmente sano si dovrebbe rivolgere l'attenzione a ciò che ancora non è stato affrontato, mi pare che permangano invece ancora grossi interessi a tenere solido il concetto di grande repertorio. Ai concerti ad esempio non vado più, poco tempo fa è venuto Muti nella mia città per ben due volte, ma ho passato per questo motivo. 

Link al commento
Condividi su altri siti

On 23/10/2022 at 18:03, Majaniello dice:

A parte Keiko che non sono sicuro che sia come dici (davvero Ives o Ginastera "tirano" di più di Schubert e Schumann? mah), ma perchè paradossalmente... a me sembra un paradosso che si continuino ancora ad incidere con enorme frequenza i soliti 10 autori di repertorio, che tra l'altro hanno spesso una produzione ehm...diseguale (diciamo così) a livello qualitativo. A meno che non ci siano aggiornamenti filologici, direi che in un mondo culturalmente sano si dovrebbe rivolgere l'attenzione a ciò che ancora non è stato affrontato, mi pare che permangano invece ancora grossi interessi a tenere solido il concetto di grande repertorio. Ai concerti ad esempio non vado più, poco tempo fa è venuto Muti nella mia città per ben due volte, ma ho passato per questo motivo. 

Sono d'accordo con te. "Paradossalmente" perché, per definizione, il repertorio di nicchia piace a pochi e quindi tende a non essere una buona scelta commerciale. ;) La mia impressione è stata questa, magari mi sbaglio, non conoscendo bene il mercato discografico. 

Link al commento
Condividi su altri siti

Unisciti alla conversazione

Puoi rispondere adesso e registrarti subito dopo. Se hai un account, ACCEDI.

Ospite
Rispondi a questa discussione...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

 Condividi

  • Chi sta navigando   0 utenti

    • Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×
×
  • Crea Nuovo...

Accettazione Cookie e Privacy Policy

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy