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Le recensioni operistiche discografiche di Majaniello (sic!)


Majaniello

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Mai sentito quel famoso reperto messicano, in cui c'è anche il bravo baritono piacentino Campolonghi.
Comunque si tratta di un'opera meravigliosa, oserei dire molto originale per una svariata quantità di ragioni. Evviva i Puritani.

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  • 2 weeks later...
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  • 4 weeks later...

Domanda: a parte il live messicano e la testimonianza su disco credo non esistano altri live Callassiani dell' intera opera, registrati. Tra l' altro, non vorrei scrivere idiozie, ma può anche essere che i puritani la Callas li cantò molto meno delle Lucie, delle quali abbondano anche i live. Non ho controllato bene ma credo ci saranno invece in giro live con la Sutherland, soprattutto magari degli anni 60 cioè quando era al top top top della forma. Ecco, una cosa che non ho capito è che vi chiedo è come mai spesso si scriva che la Callas, nonostante i pochi anni buoni di carriera che ebbe, riuscì comunque a fare riscoprire un repertorio. Cioè, se è vero che l' Armida non la davano da 150 anni e che il pirata o l' Anna bolena erano probabilmente quasi dimenticati, puritani e Lucie li cantavano assai anche ai tempi di Caruso e Gigli e non credo che avessero travisato completamente il senso delle opere cantandoli allegramente come un barbiere. È più probabile che usassero, sia pure errata, una interpretazione drammatica alla trovatore (che era anche quella sostanzialmente usata x i guglielmo tell dell epoca) , trattandosi di opere comunque drammatiche nella loro storia

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On 25/9/2021 at 07:36, alfiocarrettiere dice:

Domanda: a parte il live messicano e la testimonianza su disco credo non esistano altri live Callassiani dell' intera opera, registrati. Tra l' altro, non vorrei scrivere idiozie, ma può anche essere che i puritani la Callas li cantò molto meno delle Lucie, delle quali abbondano anche i live.

Vero, Lucia è sempre stata nel repertorio della Callas fino al 1959, anno della peraltro splendida ultima incisione, per me una delle sue più straordinarie. I Puritani furono cantati a inizio carriera e poi non più, eccezion fatta per una ripresa a Chicago nel 1955 della quale non rimangono registrazioni ma solo qualche foto:

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On 25/9/2021 at 07:36, alfiocarrettiere dice:

Non ho controllato bene ma credo ci saranno invece in giro live con la Sutherland, soprattutto magari degli anni 60 cioè quando era al top top top della forma.

Certo, se ne parla anche in questa discussione! Trattasi di alcune recite dei Puritani con Gui.

On 25/9/2021 at 07:36, alfiocarrettiere dice:

Ecco, una cosa che non ho capito è che vi chiedo è come mai spesso si scriva che la Callas, nonostante i pochi anni buoni di carriera che ebbe, riuscì comunque a fare riscoprire un repertorio. Cioè, se è vero che l' Armida non la davano da 150 anni e che il pirata o l' Anna bolena erano probabilmente quasi dimenticati, puritani e Lucie li cantavano assai anche ai tempi di Caruso e Gigli e non credo che avessero travisato completamente il senso delle opere cantandoli allegramente come un barbiere.

C'è differenza secondo me tra recuperare e imporre nel repertorio. I recuperi sono stati sempre fatti, anche ad inizio '900. Molte opere che la Callas "riscoprì" non le riscoprì affatto, bensì le affermò nel repertorio. I titoli si affermano presso il grande pubblico solo se ci sono divi in grado di trascinare le masse verso repertori nuovi, magari con approcci stilistici inediti. Anna Bolena era stata ripresa diverse volte tra il '47 e il '57, ma solo con l'allestimento scaligero guadagnò fama e diffusione, così il Turco in Italia, ripreso già a Tanglewood sempre alla fine dei '40, poi al Maggio Fiorentino e infine alla Scala; Puritani, Lucia, Sonnambula si facevano anche prima (persino il Pirata, ce l'aveva Gigli in repertorio!), e se il tenore magari era buono, il soprano era un sopranino leggero che non lasciava certo intuire il potenziale drammatico delle protagoniste femminili, che spesso sono il centro della drammaturgia delle opere romantiche. La Callas dimostrò soltanto che, come era in origine, non bisognava scegliere per forza tra intensità drammatica e capacità belcantistica, si potevano avere entrambe, che la dicotomia Cigna-Dal Monte era cioè una deviazione della tradizione, e come tale poteva essere corretta. Non sottovalutiamo poi la capacità di dare senso alle parole cantate che la Callas aveva (per me forse la sua qualità più alta), fu quest'aspetto che rivelò al mondo la "verità" delle psicologie dei personaggi che interpretava, ridando spessore  ad opere che fino ad allora erano state interpretate per stereotipi, quando non come meri saggi di atletismo vocale o di edonismo belcantistico (della serie "ooh che bel filato!"). Si scopriva quindi una "serietà" di contenuti del teatro romantico che prima era attribuita solo al tardo Verdi e a Puccini.

Armida è un'altra storia, e si inserisce in una temperie di curiosità per l'opera seria pre-romantica che cominciò credo dopo la guerra. In realtà qualche segnale c'era già stato, ad esempio Medea era stata ripresa dalla Mazzoleni negli anni '10 (vado a memoria), Vestale era nel repertorio della Ponselle nei '30, Semiramide e Tell che furono ripresi nel 1940 (interessante notare che dietro questi recuperi c'era sempre Tullio Serafin!), ma fu per tutti gli anni '50 che ci fu un fiorire di allestimenti di opere serie di Rossini (Armida, Tancredi, Mosè, La donna del lago, Elisabetta, Otello, Assedio), Cherubini (Medea, Lodoiska, Elisa, Due Giornate, Abenceragi, Ali Babà), Spontini (Vestale, Cortez, Olimpia, Agnese) spesso con interpreti di grido. La Callas era quindi solo una delle tante a dare il suo contributo alla causa, in questo caso.

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Della Vestale esiste persino una versione Rai con Maria Vitale che non riesco a trovare. Forse su youtube… L’avevano affidata a Previtali, uno che in teoria andava bene per un’opera simile perché era severo, paludato nel dirigere certe cose.

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Della Vestale esiste persino una versione Rai con Maria Vitale che non riesco a trovare. Forse su youtube… L’avevano affidata a Previtali, uno che in teoria andava bene per un’opera simile perché era severo, paludato nel dirigere certe cose.

 

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Grazie x il chiarimento. Tanto x dare una idea che ho compreso, negli anni 30 magari ti allestivano il pirata appunto con un maestro come Gigli ma come soprano sceglievano una Lily Pons, bravissima, ci mancherebbe, ma più adatta a un barbiere e forse son troppo sopra le righe pure lì e comunque non inserita nella drammaticità del personaggio. Paradossalmente ora credo ci siano opere relativamente allestite frequentemente sino agli cinquanta ma poi pian piano cadute nel dimenticatoio (penso ad es ai 4 rusteghi, nonché a diverse opere di Mascagni) 

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  • 2 years later...

1703085639222_La_Boheme_al_Petruzzelli_d

Erano forse 10 anni che mancavo dal teatro. Per due motivi, il primo è che l'opera (ossia il grande repertorio ottocentesco) mi aveva un po' stufato, il secondo è che mi aveva stufato il rito borghese e un po' necrofilo dell' "andare a teatro". Vabbè, degli amici ci hanno convinto e ieri sera siamo stati a vedere la Boheme, che capitava a fagiuolo dopo tante chiacchiere su Puccini:

direttore Giacomo Sagripanti
regia, scene e costumi Hugo de Ana
disegno luci Valerio Alfieri
maestro del coro Fabrizio Cassi

Mimì  Claudia Pavone 

Musetta Francesca Pia Vitale

Rodolfo Valerio Borgioni 

Marcello Luca Galli 

Schaunard  Gurgen Baveyan

Colline Francesco Leone 

ORCHESTRA, CORO E CORO DI VOCI BIANCHE DEL TEATRO PETRUZZELLI

Due parole sull'opera: è stato bello riascoltarla dopo tanti anni, e soprattutto dopo tanti ascolti novecenteschi, che evidentemente dieci e passa anni fa non avevo. La musica è impeccabile e questo lo sapevo già, ma ora capisco perchè piacesse così tanto a Stravinsky... se ci fosse mai bisogno di ribadirlo, non c'è neanche una nota buttata via, e di note ce ne sono tantissime, più che in una qualsiasi opera di Mascagni. Mi rimane ideologicamente fastidiosa la parte della commedia (che poi è quella che musicalmente mi piace di più, con tanto di momento neoclassico nel finale), e non riesco a fare considerazioni ulteriori sulla vicenda se non le solite due, una di destra ("eh però Rodolfo avrebbe potuto anche mollare le sue velleità artistiche e mettersi a lavorare, se avesse voluto davvero salvare la sua donna"), e una di sinistra ("eh se ci fosse stato un sistema sanitario universalistico Mimì sarebbe ancora tra noi"), scegliete voi, ma insomma... battute a parte, fosse pure un esercizio di stile per la classe media, questo rimane un capolavoro musicale. 

L'allestimento era una ripresa di una regia di De Ana, che, mi vien da dire, è la tipica regia di De Ana. De Ana è uno Zeffirelli 2.0, un altro scenografo che ce l'ha fatta, forse con qualche elemento di eclettismo e di creatività in più rispetto al vecchio Zeffa (non ci vuole tanto). Il lavoro sui personaggi era quindi scarso, solo una gran bolgia colorata di neon, nani, ballerine, fatine e altri personaggi strambi (persino Chaplin) nel secondo atto, molto wow ma a tratti quasi distraente. Le scene in compenso erano molto belle, benchè di base delle variazioni sulla tradizione. Su Raiplay si può guardare il Prima della prima di un paio di anni fa.

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Sagripanti, nominato quest'anno direttore (ospite) del Petruzzelli, comparto opera, ha siglato una direzione pimpante, svelta e poco indulgente. Le aperture melodiche erano giustamente sottolineate ma mai con quell'edonismo un po' vecchio che in Puccini mi da molto fastidio. Anche i momenti romantici erano resi con una certa intimità. Bene direi, evviva i quarantenni.

I cantanti: io ho beccato il secondo cast. Di base era una Boheme "belcanista", e la cosa mi ha colpito, giacchè spesso questo repertorio è un po' maltrattato dagli interpreti. Claudia Pavone si trovava a passare da lì, nel vero senso della parola, chiamata praticamente all'ultimo per due sole recite (quella del 22 e quella di ieri appunto), ha avuto giusto il tempo di stringere le mani dei suoi colleghi, dare un occhio alla regia e buttarsi. Per me è stata bravissima, forse la più brava direi, con una voce sempre sonora anche nel piano, ricca di armonici... l'interprete ha mostrato grande sensibilità e finezza nel fraseggio. Certo da Mimì non puoi cavare fuori granchè, si avvertiva bene però quel misto di voglia di vivere e senso di fatalità incombente che è anche la cifra di Violetta, credo il suo cavallo di battaglia (di Traviata c'è anche un dvd, se avete curiosità). Brava e persuasiva anche Francesca Pia Vitale nel mio ruolo preferito, Musetta, una parte non banale sia vocalmente (e qui avere in repertorio Bellini e Donizetti l'ha certo aiutata) che nella capacità di rendere il frivolo e il drammatico, grande presenza scenica pure, da questo punto di vista la migliore, promossa.

Valerio Borgioni, per essere giovanissimo, è stato un Rodolfo "all'antica", diciamo bergonziano, come idea un bravo ragazzo molto galante... a parte qualche nota centrale un po' opaca, ha cantato bene e con gusto, anzi direi pure con troppa grazia. Stilisticamente il maschio pucciniano mi piace più sfrontato e focoso, a costo di sacrificare un po' l'aspetto vocalistico, quindi non lo direi il mio Rodolfo ideale, ma oggettivamente se l'è cavata più che bene. Complessivamente bene pure Luca Galli, vittima di un piccolo vuoto di memoria di cui ci siamo accorti solo noi feticisti che conosciamo il libretto a memoria, anche per lui è andata, anche se, al netto di una ostentata e forse poco naturale spigliatezza, mi aspettavo una voce più proiettata. In generale i maschietti hanno passato poco l'orchestra nel canto di conversazione, purtroppo una tendenza degli ultimi decenni di cui il singolo credo abbia colpe solo parziali. Alla fine un bello spettacolo, tendenzialmente tradizionale ma complessivamente godibile. Vediamo se a marzo ci scappa anche la Butterfly, o se nel frattempo mi passa. 

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23 ore fa, Majaniello dice:

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Erano forse 10 anni che mancavo dal teatro. Per due motivi, il primo è che l'opera (ossia il grande repertorio ottocentesco) mi aveva un po' stufato, il secondo è che mi aveva stufato il rito borghese e un po' necrofilo dell' "andare a teatro". Vabbè, degli amici ci hanno convinto e ieri sera siamo stati a vedere la Boheme, che capitava a fagiuolo dopo tante chiacchiere su Puccini:

direttore Giacomo Sagripanti
regia, scene e costumi Hugo de Ana
disegno luci Valerio Alfieri
maestro del coro Fabrizio Cassi

Mimì  Claudia Pavone 

Musetta Francesca Pia Vitale

Rodolfo Valerio Borgioni 

Marcello Luca Galli 

Schaunard  Gurgen Baveyan

Colline Francesco Leone 

ORCHESTRA, CORO E CORO DI VOCI BIANCHE DEL TEATRO PETRUZZELLI

Due parole sull'opera: è stato bello riascoltarla dopo tanti anni, e soprattutto dopo tanti ascolti novecenteschi, che evidentemente dieci e passa anni fa non avevo. La musica è impeccabile e questo lo sapevo già, ma ora capisco perchè piacesse così tanto a Stravinsky... se ci fosse mai bisogno di ribadirlo, non c'è neanche una nota buttata via, e di note ce ne sono tantissime, più che in una qualsiasi opera di Mascagni. Mi rimane ideologicamente fastidiosa la parte della commedia (che poi è quella che musicalmente mi piace di più, con tanto di momento neoclassico nel finale), e non riesco a fare considerazioni ulteriori sulla vicenda se non le solite due, una di destra ("eh però Rodolfo avrebbe potuto anche mollare le sue velleità artistiche e mettersi a lavorare, se avesse voluto davvero salvare la sua donna"), e una di sinistra ("eh se ci fosse stato un sistema sanitario universalistico Mimì sarebbe ancora tra noi"), scegliete voi, ma insomma... battute a parte, fosse pure un esercizio di stile per la classe media, questo rimane un capolavoro musicale. 

L'allestimento era una ripresa di una regia di De Ana, che, mi vien da dire, è la tipica regia di De Ana. De Ana è uno Zeffirelli 2.0, un altro scenografo che ce l'ha fatta, forse con qualche elemento di eclettismo e di creatività in più rispetto al vecchio Zeffa (non ci vuole tanto). Il lavoro sui personaggi era quindi scarso, solo una gran bolgia colorata di neon, nani, ballerine, fatine e altri personaggi strambi (persino Chaplin) nel secondo atto, molto wow ma a tratti quasi distraente. Le scene in compenso erano molto belle, benchè di base delle variazioni sulla tradizione. Su Raiplay si può guardare il Prima della prima di un paio di anni fa.

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Valerio Borgioni, per essere giovanissimo, è stato un Rodolfo "all'antica", diciamo bergonziano, come idea un bravo ragazzo molto galante... a parte qualche nota centrale un po' opaca, ha cantato bene e con gusto, anzi direi pure con troppa grazia. Stilisticamente il maschio pucciniano mi piace più sfrontato e focoso, a costo di sacrificare un po' l'aspetto vocalistico, quindi non lo direi il mio Rodolfo ideale, ma oggettivamente se l'è cavata più che bene. 

Se ha cantato così, Maja, non ci siamo.

La voce è ben risonante, ma già dal La naturale di "Chi sono e che faccio" risulta forzata e aperta. Ma il punto non sono gli acuti, ma il fraseggio che risulta troppo cauto, compassato e scolastico fino all'inerzia. Un Rodolfo con poca anima insomma. E un Rodolfo con poca anima che Rodolfo è?

 

 

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23 minuti fa, Pinkerton dice:

Se ha cantato così, Maja, non ci siamo.

La voce è ben risonante, ma già dal La naturale di "Chi sono e che faccio" risulta forzata e aperta. Ma il punto non sono gli acuti, ma il fraseggio che risulta troppo cauto, compassato e scolastico fino all'inerzia. Un Rodolfo con poca anima insomma. E un Rodolfo con poca anima che Rodolfo è?

 

 

Devo dire che questa esecuzione è peggiore di quella che ho ascoltato io, ma di fondo l'impostazione del personaggio è quella. A me piacciono i Rodolfo più ruspanti, tipo Di Stefano o Villazon, per dirne uno recente, tenori che magari hanno tanti problemi di voce e non fanno tutto ciò che è scritto, ma fanno emergere una certa passione sfrontata e giovanilistica. Comunque nel complesso non l'ho trovato male, sarà che l'ultima Boheme che avevo visto era cantata davvero da cani :D Che ne pensi della Pavone Pink? Anche sulla base di ciò che si trova online... 

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16 ore fa, Majaniello dice:

Devo dire che questa esecuzione è peggiore di quella che ho ascoltato io, ma di fondo l'impostazione del personaggio è quella. A me piacciono i Rodolfo più ruspanti, tipo Di Stefano o Villazon, per dirne uno recente, tenori che magari hanno tanti problemi di voce e non fanno tutto ciò che è scritto, ma fanno emergere una certa passione sfrontata e giovanilistica. Comunque nel complesso non l'ho trovato male, sarà che l'ultima Boheme che avevo visto era cantata davvero da cani :D Che ne pensi della Pavone Pink? Anche sulla base di ciò che si trova online... 

La Pavone deve portare un po' più avanti la voce.

Qui, come Liu', è già meglio. Nota, Maja, il bel controllo dell'emissione sulla messa di voce dell'acuto conclusivo.

 

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20 ore fa, Majaniello dice:

Devo dire che questa esecuzione è peggiore di quella che ho ascoltato io, ma di fondo l'impostazione del personaggio è quella. A me piacciono i Rodolfo più ruspanti, tipo Di Stefano o Villazon, per dirne uno recente, tenori che magari hanno tanti problemi di voce e non fanno tutto ciò che è scritto, ma fanno emergere una certa passione sfrontata e giovanilistica. Comunque nel complesso non l'ho trovato male, sarà che l'ultima Boheme che avevo visto era cantata davvero da cani :D Che ne pensi della Pavone Pink? Anche sulla base di ciò che si trova online... 

Tornando a Rodolfo, Maja, senti questo tenore. Anche lui, quanto a tecnica e ad alternative agogico-dinamiche non è un fulmine di guerra, però, aiutato dal timbro bellissimo, chiaro, nitido, direi "lunare", riesce a rendere la giovanile trepidazione amorosa che si confà al momento scenico:

 

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