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Persephone

Quando la musica ispira gli scrittori

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Buongiorno miei cari.

Vi sarà senz'altro capitato di leggere un romanzo o una poesia ispirata da un'opera, da una sinfonia, da un determinato genere di musica.
A volte l'avete trovata sotto forma di semplice citazione nella trama, altre volte può essere l'elemento cardine sul quale è incentrata la vicenda.
In un caso o nell'altro,  l'autore ha considerato utile, se non fondamentale, inserire nel romanzo, QUELLA musica, per dare forza alla narrazione o connotare un personaggio, un sentimento, un avvenimento.
 Durante la lettura, avrete pensato in quel momento : " toh guarda chi si vede ! Il quartetto xyz del compositore tal de tali".
in quel preciso istante nella vostra mente le note conosciute hanno iniziato a risuonare facendovi vivere la scena in modo quasi realistico.
Musica e parole si raccontano reciprocamente, ci trasmettono per osmosi la passione e i sentimenti per le quali sono nate.
L'arte genera altra arte e nutre se stessa.
Dato che questo è l'anno di Beethoven e l'idea di questo post me l'ha fornita proprio un'opera che lo riguarda, voglio citare il  romanzo "Sonata a Kreutzer" di Lev Tolstoj, pubblicato nel 1889 ed ambientato proprio nella Russia di fine 800.
In sintesi si tratta della storia di uno sconosciuto che racconta la propria triste vicenda, al proprio vicino di posto durante un viaggio in treno. L'uomo confessa il suo terribile segreto, dopo aver presentato alla moglie un musicista, egli inizia a sospettare una reazione tra i due. In particolare una sera mentre i due eseguono l'uno al violino,l'altra al pianoforte la Sonata a Kreutzer di Beethoven, l'uomo avverte l'intensità della presunta intesa passionale tra i due.
Dopo essersi allontanato da casa per alcuni giorni, rientra e li trova intenti a fare musica in piena notte, così in preda alla rabbia pugnala e uccide la moglie.
Tolstoj non svela se effettivamente il tradimento è stato consumato ma nella mente folle del marito, quelle note di Beethoven hanno innescato la lussuriosa tresca. Mentre suonavano quella musica l'uomo e la donna comunicavano in maniera carnale.
Vi cito alcune frasi chiave :
" ...suonavano la sonata a Kreutzer di Beethoven, conoscete il primo Presto ? Un uh è cosa terribile quella sonata. E appunto quella parte. E la musica in genere è una cosa terribile! Che cosa fa ? ...Dicono che la musica agisca in modo da elevare l'anima , sono sciocchezze, non è vero....agisce in modo da eccitare l'anima.....
Perché colui che ha scritto la sonata a Kreutzer , Beethoven, lo sapeva bene come mai si trovava in quello stato d'animo.
Prendiamo come esempio magari questa sonata a Kreutzer, il primo Presto : si può forse suonarlo in un salotto in mezzo alle signore scollate, questo Presto ? Suonare e poi parlare dell'ultimo pettegolezzo?"

Buon ascolto 😉

 

 

Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri riguardo a tutto ciò e se ne avrete voglia leggere le vostre citazioni su altre fonti.

Credo che potrebbero arricchire le pagine di questo pregiato forum e le nostre testoline.😀😁

Persy🌹

 




 

 

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Ahia.

Quando i professori cercarono di spiegarmi ch'era cosa buona e giusta che Tolstoj si scagliasse contro Beethoven (i russi tengono per i russi, ndr), quasi indignato replicai posando sull'altro piatto della bilancia l'Inno alla gioia, il messaggio d'amore universale trasmesso dal nostro compositore alle folle e ai popoli. Sbagliavano loro, sbagliavo io.

Sbagliavano loro perché Tolstoj poteva e doveva lasciar stare Beethoven, perché uno con 13 figli che a 80 anni si mette a lanciare inviti senili alla castità istiga molto di più il pubblico incredulo a compiere misfatti e malefatte di quanto non potrà mai fare un compositore un po' scontrosino che riesce perfettamente a tradurre se stesso nella sua musica. Come sbagliava chi era convinto che Ludovico van eccitasse la delinquenza con lo Scherzo della Sinfonia Corale. Quello era un film, non una realtà dimostrata. La predilezione del protagonista di Arancia meccanica per il nostro amato compositore era una spia geniale dell'andamento del film, non la tesi da comprovare, ch'era tutt'altra.

Sbagliavo io perché Beethoven avrà scritto pure l'Inno alla gioia, ma sono la retorica e il logorio della vita moderna ad averci fatto scambiare quella musica per un messaggio di pace e amore ai popoli eccetera. Il Genio di Bonn era e aveva scritto molto più di questo.

Più che un pacificatore, e men che mai un istigatore, Beethoven è un miglioratore dell'umanità, uno che quando sei giù e lo ascolti ti aiuta a risollevarti, uno che prende la musica classica dal suo sdegnoso cantuccio aristocratico e la porta senza orpelli né infiocchettamenti al nobile, all'arrotino e all'ombrellaio, al bimbo che ascoltando un passaggio della Quinta rabbrividisce e mormora "Ho paura" (ma poi magari si incuriosisce e finisce per adorare quel passaggio: c'è chi, quorum ego, a 4 anni già canta il tema del destino), al vecchio che sentendo il Finale della stessa sinfonia grida trionfale "È l'imperatore!".  

Non ci era riuscito nessuno prima di lui: né Bach e neppure Mozart, rimasti ancora nel solco della tradizione. 

Dopo quella lezione che mi trovò quanto mai contrariato e dubbioso sulla salute mentale dello scrittore russo, prestai alla compagna di banco la Sonata a Kreutzer in persona, anzi in note e pause. Ovvi sbigottimenti della suddetta dopo la ciaccona iniziale per violino solo, poi ammirazione incondizionata per il Genio tedesco. Bellissimo il romanzo dell'altro genio, quello russo, ma se permettete la maiuscola la diamo solo a Beethoven, e grazie a Tolstoj per aver partecipato al gioco.

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7 minuti fa, kraus dice:

Ahia.

Quando i professori cercarono di spiegarmi ch'era cosa buona e giusta che Tolstoj si scagliasse contro Beethoven (i russi tengono per i russi, ndr), quasi indignato replicai posando sull'altro piatto della bilancia l'Inno alla gioia, il messaggio d'amore universale trasmesso dal nostro compositore alle folle e ai popoli. Sbagliavano loro, sbagliavo io.

Sbagliavano loro perché Tolstoj poteva e doveva lasciar stare Beethoven, perché uno con 13 figli che a 80 anni si mette a lanciare inviti senili alla castità istiga molto di più il pubblico incredulo a compiere misfatti e malefatte di quanto non potrà mai fare un compositore un po' scontrosino che riesce perfettamente a tradurre se stesso nella sua musica. Come sbagliava chi era convinto che Ludovico van eccitasse la delinquenza con lo Scherzo della Sinfonia Corale. Quello era un film, non una realtà dimostrata. La predilezione del protagonista di Arancia meccanica per il nostro amato compositore era una spia geniale dell'andamento del film, non la tesi da comprovare, ch'era tutt'altra.

Sbagliavo io perché Beethoven avrà scritto pure l'Inno alla gioia, ma sono la retorica e il logorio della vita moderna ad averci fatto scambiare quella musica per un messaggio di pace e amore ai popoli eccetera. Il Genio di Bonn era e aveva scritto molto più di questo.

Più che un pacificatore, e men che mai un istigatore, Beethoven è un miglioratore dell'umanità, uno che prende la musica classica dal suo sdegnoso cantuccio aristocratico e la porta senza orpelli né infiocchettamenti al nobile, all'arrotino e all'ombrellaio, al bimbo che ascoltando un passaggio della Quinta rabbrividisce e mormora "Ho paura" (ma poi magari si incuriosisce e finisce per adorare quel passaggio: c'è chi, quorum ego, a 4 anni già canta il tema del destino), al vecchio che sentendo il Finale della stessa sinfonia grida trionfale "È l'imperatore!".  

Non ci era riuscito nessuno prima di lui: né Bach e neppure Mozart, rimasti ancora nel solco della tradizione. 

Dopo quella lezione che mi trovò quanto mai contrariato e dubbioso sulla salute mentale dello scrittore russo, prestai alla compagna di banco la Sonata a Kreutzer in persona, anzi in note e pause. Ovvi sbigottimenti della suddetta dopo la ciaccona iniziale per violino solo, poi ammirazione incondizionata per il Genio tedesco. Bellissimo il romanzo dell'altro genio, quello russo, ma se permettete la maiuscola la diamo solo a Beethoven, e grazie a Tolstoj per aver partecipato al gioco.

Grazie mille per il prezioso contributo Kraus 😀

.....ovviamente Beethoven non ha alcuna colpa riguardo i tradimenti coniugali 😂

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2 minuti fa, Persephone dice:

.....ovviamente Beethoven non ha alcuna colpa riguardo i tradimenti coniugali 😂

E ci mancherebbe :D 

 

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2 minuti fa, kraus dice:

E ci mancherebbe :D 

 

Pensa invece che Umberto Eco nel romanzo "Numero Zero" , cita il secondo movimento della Settima.

Il protagonista , un Ghost Writer mezzo fallito incontra una donna e tra i due c'è un feeling, l'allegretto in questione è amato da entrambi e contribuisce alla nascita del sentimento tra i due.

Sempre Beethoven e la "Waldstein Sonate " vengono citati nell'ultimo romanzo di Andre' Aciman, "Cercami".

Il caro Ludwing è gettonatissimo 😁😊

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Consiglio Tristan di Thomas Mann, la parte in cui vengono descritte le sensazioni del protagonista mentre ascolta la donna di cui si è innamorato che suona l'arrangiamento per pianoforte del preludio e morte di Isolde.

E sempre Mann, nei Buddenbrook descrive le improvvisazioni al pianoforte dell'ultimo rampollo della famiglia in una maniera che ti dà l'impressione di conoscere quella musica, anche se non può essere così.

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4 minuti fa, superburp dice:

Consiglio Tristan di Thomas Mann, la parte in cui vengono descritte le sensazioni del protagonista mentre ascolta la donna di cui si è innamorato che suona l'arrangiamento per pianoforte del preludio e morte di Isolde.

E sempre Mann, nei Buddenbrook descrive le improvvisazioni al pianoforte dell'ultimo rampollo della famiglia in una maniera che ti dà l'impressione di conoscere quella musica, anche se non può essere così.

Ma grazie assai Burpo ! Non conoscevo ne l'una ne l'altra citazione poiché non ho mai letto i romanzi in questione.

Rimedierò 😊

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1 ora fa, Persephone dice:

Pensa invece che Umberto Eco nel romanzo "Numero Zero" , cita il secondo movimento della Settima.

Il protagonista , un Ghost Writer mezzo fallito incontra una donna e tra i due c'è un feeling, l'allegretto in questione è amato da entrambi e contribuisce alla nascita del sentimento tra i due.

Sempre Beethoven e la "Waldstein Sonate " vengono citati nell'ultimo romanzo di Andre' Aciman, "Cercami".

Il caro Ludwing è gettonatissimo 😁😊

Sicuramente più di Rachmaninov (absit iniuria, Sergeje!), almeno in ambito sentimentale, visto che, passando un secondo alla sfera del cinema, Marylin Monroe (o meglio: il suo personaggio) si dimostrò impermeabile alla seduzione della musica neo-romantica:

https://www.musicacolta.eu/marilyn-monroe-a-sergej-rachmaninov/

 

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Riprendo una citazione che avevo inserito due anni fa in occasione della giornata della memoria. Non c'è bisogno di commento.

 

"(...) Da ultimo come sempre, arrivò Wolf, farmacista di Berlino, curvo adunco ed occhialuto, mugolando un motivo musicale.  (...) Wolf prese il suo posto nella fila; il suo mugolio andò crescendo di volume, si arricchì e colorò nei toni, ed alcuni fra i suoi compagni  riconobbero le battute finali della Rapsodia op. 53 di Brahms. Wolf,  quarantenne, uomo chiuso e dignitoso, viveva di musica: ne era compenetrato,  motivi sempre nuovi si inseguivano dentro di lui, altri sembrava aspirarli estraendoli dall'aria del campo, attraverso il suo celebre naso. Secerneva musica come i nostri stomaci secernevano fame: riproduceva con accuratezza (ma senza virtuosismi) i singoli strumenti; ora era violino, ora flauto, ora era direttore d'orchestra e tutto accigliato dirigeva se stesso. Qualcuno ridacchiava e Wolf (Wòlef, se pronunciato alla maniera yiddisch) accennò stizzito di fare silenzio: non aveva ancora finito. Cantava intento, curvo in avanti, con gli occhi al suolo; in breve, accanto a lui, spalla contro spalla, si formò un crocchio di quattro o cinque compagni, nella sua stessa posizione, come se attingessero calore da un braciere ai loro piedi. Wolf da violino si fece viola, ripetè tre volte il tema in tre varianti gloriose, e poi si estinse in un ricco accordo finale. Si applaudì discretamente da solo: altri si unirono all'applauso, e Wolf si inchinò con gravità. (...) Venne infine una timida primavera, ed in uno dei primi periodi di sole ci fu un pomeriggio di domenica senza lavoro, fragile e prezioso come un fiore di pesco. Tutti lo passarono dormendo, i più vitali scambiandosi visite da baracca a baracca, o studiandosi di rammendarsi gli stracci e di attaccarsi i bottoni con filo di ferro, o limandosi le unghie contro un ciottolo. Ma da lontano, coi capricci del vento tiepido e odorosa di terra umida, si sentiva venire un suono nuovo, un suono così improbabile, così inatteso, che tutti levarono il capo per ascoltare. Era un suono esile come quel cielo e quel sole, e veniva di lontano sì, ma dall'interno del recinto del campo. Alcuni vinsero la loro inerzia, si misero in caccia come segugi, incrociando con passo impedito e con le orecchie tese: e trovarono Rognawolf, seduto su una pila di tavole, estatico, che suonava il violino. Il <<suo sigillo>> vibrava teso al sole, i suoi occhi miopi erano perduti al di là del filo spinato, al di là del pallido cielo polacco. Dove avesse trovato un violino era un mistero, ma i veterani sapevano che in un Lager può capitare tutto: forse l'aveva rubato, forse noleggiato per pane. Wolf suonava per sè, ma tutti quelli che passavano si fermavano ad ascoltare con un'espressione golosa, come di orsi che fiutino il miele, avidi timidi e perplessi. A pochi passi da Wolf stava Elias, sdraiato con la pancia al suolo, e lo fissava quasi incantato. Sul suo volto da gladiatore ristagnava quel velo di stupore contento che si nota qualche volta sul viso dei morti, e fa pensare che veramente abbiano avuto, per un istante, sulla soglia, la visione di un mondo migliore".

Primo Levi: "Il nostro sigillo" - da Lilìt

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Fra i testi che mi vengono in mente nell'immediato segnalo:

- i tre volumi dell'autobiografia di Elias Canetti: La lingua salvata e soprattutto (perché relativi a periodi della vita in cui gli incontri musicali furono più significativi) Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi. Sono libri meravigliosi che forse non esisterebbero, o sarebbero assai diversi, senza gli incontri straordinari e addirittura magici con la musica e con i musicisti, di cui Canetti offre dei ritratti vividi e a loro volta musicalissimi: ci sono Busoni e il suo cagnolino, Alban Berg, Alma Mahler, Hermann Scherchen... E' narrata anche la nascita (quanto meno sul piano letterario) dell'Opera da tre soldi di Brecht;

- Andrea Camilleri: Il birraio di Preston (racconto esilarante della messa in scena nella Sicilia dell'800 dell'opera di Luigi Ricci dal titolo omonimo);

- Heinrich von Kleist: Santa Cecilia ovvero La potenza della musica (non c'è il riferimento a un autore specifico ma si parla della musica liturgica);

- Thomas Mann: Doktor Faustus (i riferimenti sono l'op. 111 di LvB e la dodecafonia);

- E.T.A. Hoffmann: Kreisleriana, Il cavaliere Gluck, Don Giovanni.

 

 

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2 ore fa, superburp dice:

Consiglio Tristan di Thomas Mann, la parte in cui vengono descritte le sensazioni del protagonista mentre ascolta la donna di cui si è innamorato che suona l'arrangiamento per pianoforte del preludio e morte di Isolde.

E sempre Mann, nei Buddenbrook descrive le improvvisazioni al pianoforte dell'ultimo rampollo della famiglia in una maniera che ti dà l'impressione di conoscere quella musica, anche se non può essere così.

E il malatissimo fratello di Mann, Heinrich, trasfuse tutte le sue nevrosi dalla visione di Wagner nel suo "Il Suddito".

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2 ore fa, kraus dice:

Sicuramente più di Rachmaninov (absit iniuria, Sergeje!), almeno in ambito sentimentale, visto che, passando un secondo alla sfera del cinema, Marylin Monroe (o meglio: il suo personaggio) si dimostrò impermeabile alla seduzione della musica neo-romantica:

https://www.musicacolta.eu/marilyn-monroe-a-sergej-rachmaninov/

 

Te l'ho detto che Rachmaninov va bene per le casalinghe di Voghera con il bigodino impenitente ! 😁😁😁😁😁😁

Comunque si...che ridere ! Me la ricordo benissimo quella scena delle "tagliatelle", la battuta della Monroe sulla musica classica e' epica.

....Marilina non aveva bisogno FORSE di conoscere la musica per sedurre 🙄

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1 ora fa, giobar dice:

Riprendo una citazione che avevo inserito due anni fa in occasione della giornata della memoria. Non c'è bisogno di commento.

 

"(...) Da ultimo come sempre, arrivò Wolf, farmacista di Berlino, curvo adunco ed occhialuto, mugolando un motivo musicale.  (...) Wolf prese il suo posto nella fila; il suo mugolio andò crescendo di volume, si arricchì e colorò nei toni, ed alcuni fra i suoi compagni  riconobbero le battute finali della Rapsodia op. 53 di Brahms. Wolf,  quarantenne, uomo chiuso e dignitoso, viveva di musica: ne era compenetrato,  motivi sempre nuovi si inseguivano dentro di lui, altri sembrava aspirarli estraendoli dall'aria del campo, attraverso il suo celebre naso. Secerneva musica come i nostri stomaci secernevano fame: riproduceva con accuratezza (ma senza virtuosismi) i singoli strumenti; ora era violino, ora flauto, ora era direttore d'orchestra e tutto accigliato dirigeva se stesso. Qualcuno ridacchiava e Wolf (Wòlef, se pronunciato alla maniera yiddisch) accennò stizzito di fare silenzio: non aveva ancora finito. Cantava intento, curvo in avanti, con gli occhi al suolo; in breve, accanto a lui, spalla contro spalla, si formò un crocchio di quattro o cinque compagni, nella sua stessa posizione, come se attingessero calore da un braciere ai loro piedi. Wolf da violino si fece viola, ripetè tre volte il tema in tre varianti gloriose, e poi si estinse in un ricco accordo finale. Si applaudì discretamente da solo: altri si unirono all'applauso, e Wolf si inchinò con gravità. (...) Venne infine una timida primavera, ed in uno dei primi periodi di sole ci fu un pomeriggio di domenica senza lavoro, fragile e prezioso come un fiore di pesco. Tutti lo passarono dormendo, i più vitali scambiandosi visite da baracca a baracca, o studiandosi di rammendarsi gli stracci e di attaccarsi i bottoni con filo di ferro, o limandosi le unghie contro un ciottolo. Ma da lontano, coi capricci del vento tiepido e odorosa di terra umida, si sentiva venire un suono nuovo, un suono così improbabile, così inatteso, che tutti levarono il capo per ascoltare. Era un suono esile come quel cielo e quel sole, e veniva di lontano sì, ma dall'interno del recinto del campo. Alcuni vinsero la loro inerzia, si misero in caccia come segugi, incrociando con passo impedito e con le orecchie tese: e trovarono Rognawolf, seduto su una pila di tavole, estatico, che suonava il violino. Il <<suo sigillo>> vibrava teso al sole, i suoi occhi miopi erano perduti al di là del filo spinato, al di là del pallido cielo polacco. Dove avesse trovato un violino era un mistero, ma i veterani sapevano che in un Lager può capitare tutto: forse l'aveva rubato, forse noleggiato per pane. Wolf suonava per sè, ma tutti quelli che passavano si fermavano ad ascoltare con un'espressione golosa, come di orsi che fiutino il miele, avidi timidi e perplessi. A pochi passi da Wolf stava Elias, sdraiato con la pancia al suolo, e lo fissava quasi incantato. Sul suo volto da gladiatore ristagnava quel velo di stupore contento che si nota qualche volta sul viso dei morti, e fa pensare che veramente abbiano avuto, per un istante, sulla soglia, la visione di un mondo migliore".

Primo Levi: "Il nostro sigillo" - da Lilìt

Molto toccante....bellissimo

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22 minuti fa, giobar dice:

Fra i testi che mi vengono in mente nell'immediato segnalo:

- i tre volumi dell'autobiografia di Elias Canetti: La lingua salvata e soprattutto (perché relativi a periodi della vita in cui gli incontri musicali furono più significativi) Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi. Sono libri meravigliosi che forse non esisterebbero, o sarebbero assai diversi, senza gli incontri straordinari e addirittura magici con la musica e con i musicisti, di cui Canetti offre dei ritratti vividi e a loro volta musicalissimi: ci sono Busoni e il suo cagnolino, Alban Berg, Alma Mahler, Hermann Scherchen... E' narrata anche la nascita (quanto meno sul piano letterario) dell'Opera da tre soldi di Brecht;

- Andrea Camilleri: Il birraio di Preston (racconto esilarante della messa in scena nella Sicilia dell'800 dell'opera di Luigi Ricci dal titolo omonimo);

- Heinrich von Kleist: Santa Cecilia ovvero La potenza della musica (non c'è il riferimento a un autore specifico ma si parla della musica liturgica);

- Thomas Mann: Doktor Faustus (i riferimenti sono l'op. 111 di LvB e la dodecafonia);

- E.T.A. Hoffmann: Kreisleriana, Il cavaliere Gluck, Don Giovanni.

 

 

Sei prezioso ! Quanti riferimenti interessanti !

Grazie 😊

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20 ore fa, Persephone dice:

Te l'ho detto che Rachmaninov va bene per le casalinghe di Voghera con il bigodino impenitente !

Eppure un giorno dovrò procurarmi anche la sua opera omnia per verificare se fosse veramente così; già in tempi recenti abbiamo incontrato sul nostro cammino qualche opera che ha smentito questa visione che grava sull'autore russo come una "spada di Davide":

 

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9 minuti fa, kraus dice:

Eppure un giorno dovrò procurarmi anche la sua opera omnia per verificare se fosse veramente così; già in tempi recenti abbiamo incontrato sul nostro cammino qualche opera che ha smentito questa visione che grava sull'autore russo come una "spada di Davide":

 

😁😁😁😁😁😂😂😂😂😂😂😂😂😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄

Può sempre lavare la sua immagine con Ajax tornado bianco !

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1 minuto fa, Persephone dice:

😁😁😁😁😁😂😂😂😂😂😂😂😂😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄

Può sempre lavare la sua immagine con Ajax tornado bianco !

È quello che va meglio :D 

Per tornare in tema, riporto il passo di Thomas Mann segnalato da Giobar relativamente alla Sonata op. 111 :

Cita

“Ma molte cose accadono prima che si arrivi in fondo. E quando ci si arriva e mentre ci si arriva, dopo tanta collera e ossessione e insistenza temeraria, avviene alcunché di inatteso e commovente nella sua dolcezza e bontà. Il ben noto motivo che prende commiato, ed è esso stesso tutto un commiato, e diventa una voce e un cenno d'addio, questo "re-sol-sol" subisce una lieve modificazione, prende un piccolo ampliamento melodico. dopo un do iniziale, accoglie, prima de re, un do diesis...e questo do diesis aggiunto è l'atto più commovente più consolatore, più malinconico e conciliante che si possa dare. È come una carezza dolorosamente affettuosa sui capelli, su una guancia, un ultimo sguardo negli occhi, calmo e profondo. È la benedizione dell'oggetto, è la frase terribilmente inseguita e umanizzata così che travolge e discende nel cuore di chi ascolta come un addio, un addio per sempre, così dolce che gli occhi si empiono di lacrime."

 

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18 minuti fa, kraus dice:

 

Per tornare in tema, riporto il passo di Thomas Mann segnalato da Giobar relativamente alla Sonata op. 111 :

 

Queste si ...sono le parole giuste...

Siamo su un altro pianeta rispetto al Russo psicopatico 😊😉

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Da qualche parte dovrei riuscire a ripescare una citazione di D'Annunzio, sempre legata a Beethoven.

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3 ore fa, kraus dice:

Da qualche parte dovrei riuscire a ripescare una citazione di D'Annunzio, sempre legata a Beethoven.

Beh, per stare su D'Annunzio, in quel pasticcio indigeribile che è il Fuoco ci sono le parti dedicate alla musica di Wagner e al funerale di costui (con supporto alla falsa voce messa in giro dallo stesso D'Annunzio di essere stato niente meno fra i portatori della bara di Wagner) , nonché al Lamento di Arianna di Monteverdi. Ma non consiglio a nessuno di imbarcarsi nella lettura di quella schifezza solo per recuperare i pezzi ispirati alla musica :wacko:

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6 ore fa, giobar dice:

Beh, per stare su D'Annunzio, in quel pasticcio indigeribile che è il Fuoco ci sono le parti dedicate alla musica di Wagner e al funerale di costui (con supporto alla falsa voce messa in giro dallo stesso D'Annunzio di essere stato niente meno fra i portatori della bara di Wagner) , nonché al Lamento di Arianna di Monteverdi. Ma non consiglio a nessuno di imbarcarsi nella lettura di quella schifezza solo per recuperare i pezzi ispirati alla musica :wacko:

Neanch'io stravedo per D'Annunzio... Ad ogni modo ho trovato il passo relativo a Beethoven cui avevo accennato stamattina; in "Forse che sì forse che no", l'autore pescarese scomoda nientepopodimeno che le Diabelli:

"Ricordi la ventesima delle variazioni beethoveniane sul tema del Diabelli dedicate ad Antonia Brentano? - diceva Aldo, svegliando nella profondità della nera cassa quegli accordi in cui per una miracolosa trasfigurazione il tema principale è irriconoscibile. - Non sembra armonizzata su quel fondo ove la croce le scale i corpi i singhiozzi le grida gli aneliti la luce non penetrano? Ascolta; e guarda quell'azzurro opaco sordo eguale, senza raggio, senza nube, di là da cui spazia forse quella regione della vita ove una sola cosa importa".

Vabbè.

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Sono pronto a pagarne le conseguenze in termini di giusto dileggio.

A me il Fuoco, letto su un’isola greca due anni fa, piacque. E anche la pagliacciata wagneriana, e tutte le parti sulla musica mi sembrarono non poco intuitive.

Mi sono fatto l’idea che Gabriel di musica ne capisse, a differenza dei suoi colleghi contemporanei

sempre su Beethoven, ho letto anni fa Il giardino deo Finzi Contini solo perché a un certo punto i ragazzi ascoltano i quartetti suonati dal Busch quartett

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15 ore fa, kraus dice:

Neanch'io stravedo per D'Annunzio... Ad ogni modo ho trovato il passo relativo a Beethoven cui avevo accennato stamattina; in "Forse che sì forse che no", l'autore pescarese scomoda nientepopodimeno che le Diabelli:

"Ricordi la ventesima delle variazioni beethoveniane sul tema del Diabelli dedicate ad Antonia Brentano? - diceva Aldo, svegliando nella profondità della nera cassa quegli accordi in cui per una miracolosa trasfigurazione il tema principale è irriconoscibile. - Non sembra armonizzata su quel fondo ove la croce le scale i corpi i singhiozzi le grida gli aneliti la luce non penetrano? Ascolta; e guarda quell'azzurro opaco sordo eguale, senza raggio, senza nube, di là da cui spazia forse quella regione della vita ove una sola cosa importa".

Vabbè.

Ma tu guarda chi si risente....le Diabelli ! 

D'Annunzio non è propriamente un fiore di simpatia nemmeno per me, però se ha scritto un passaggio così poetico sulle variazioni Beethoveniane per di più riferendosi esattamente alla 20'esima, e in modo cosi poetico, significa che non era un ascoltatore della domenica.

Insomma.....se ne intendeva il ragazzo.

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1 ora fa, giordanoted dice:

Sono pronto a pagarne le conseguenze in termini di giusto dileggio.

A me il Fuoco, letto su un’isola greca due anni fa, piacque. E anche la pagliacciata wagneriana, e tutte le parti sulla musica mi sembrarono non poco intuitive.

Mi sono fatto l’idea che Gabriel di musica ne capisse, a differenza dei suoi colleghi contemporanei

sempre su Beethoven, ho letto anni fa Il giardino deo Finzi Contini solo perché a un certo punto i ragazzi ascoltano i quartetti suonati dal Busch quartett

E perché mai dovresti essere dileggiato ? 😊

Gradire un opera letteraria o meno è questione strettamente personale.

Poi si parla comunque di un D'Annunzio, mica di un Cetto Laqualunque.

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3 minuti fa, Persephone dice:

Poi si parla comunque di un D'Annunzio, mica di un Cetto Laqualunque.

Infattamente.

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