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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


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44 minuti fa, Ives dice:

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Grazie @Snorlax, e ben ritrovato su questi schermi. Possiedo le letture telluriche del giovane Mehta in questo cofanetto. E ne sono stato sempre un gran sostenitore. Buone anche quelle successive coi Berliner (forse il remake era per Sony), ma vi emerge molta routine, anche se l'orchestra è splendida e forse ha una "cultura di suono" maggiore rispetto alla pur lodevole LAPO. Sono anche registrate meglio. Ma lo slancio e la vitalità (assommate al dettaglio e alla cura "affettuosa" e solare del fraseggio) del Mehta californiano sono da preferire, senza ombra di dubbio.

Grazie Ives, tellurico mi sembra veramente un termine azzecatissimo in questo caso. Il suono, in realtà, è veramente bellissimo e avvolgente, forse anche merito di un recentissimo remastering, fatto ad hoc per questo cofanetto. Certo, la LAPO sicuramente non ha la cultura timbrica dei Berliner, ma diverte moltissimo il fatto che suonino continuamente sbrigliati e senza freni ( p.e. il tuba di Roger Bobo che fende l'orchestra in tutte le registrazioni che ho sentito!). Ho letto nel libretto che appena giunto a Los Angeles, il giovane Mehta mise a punto una profonda opera di restyling: obbligò i contrabassisti a suonare con l'arco alla tedesca, si fece arrivare molti strumenti a fiato (comprese le imboccature) dall'Europa, scelse numerosi strumentisti in base ad un supposto sound mitteleuropeo (il grande trombettista Thomas Stevens fu selezionato anche in base a questo criterio). Insomma, trasformò radicalmente l'orchestra californiana, che prima della sua venuta, non era nemmeno di primissima fascia. In ogni caso mi piace molto il suono bass-oriented impresso da Mehta; l'enfasi sui bassi infatti non è che si ritrovi in molte orchestre d'oltreoceano.

 

P.s. Ma questo nuovo avatar?!:o

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ciao a tutti!

ANNIVERSARI DI OGGI

- nel 1890 nasce a Vienna il direttore d'orchestra e compositore Erich Kleiber
- nel 1623 nasce ad Arezzo il compositore Antonio Cesti
- nel 1694 nasce a San Vito dei Normanni il compositore Leonardo Leo
- nel 1811 nasce a Metz il compositore Ambroise Thomas
- nel 1932 nasce a Leningrado il direttore d'orchestra Vladimir Ivanovič Fedoseev
- nel 1950 muore a Mosca la pianista Roza Tamarkina

____________________

 

 

 

che meraviglia :( 

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1 ora fa, Snorlax dice:

P.s. Ma questo nuovo avatar?!:o

Rinnovata veste grafica 😃 con Dalila di Lazzaro che suona il recorder (o flauto a becco). Sui bassi si sente un sound diverso rispetto ad altre orchestre americane del periodo, è vero. Ma la presunta sonorità mitteleuropea o cosa essa voglia significare, non mi sembra, anzi lo ricordo un suono molto "hollywoodiano". Anche dai video coevi non mi sembra di riscontrare diversità (le trombe sono quelle classiche americane) magari in sala da concerto emergeva meglio. Chissà, sicuro che con Mehta fecero un gran salto di qualità.

°°°°°°

Elgar

Froissart

Royal Philharmonic Orchestra

Sir Charles Mackerras

 

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24 minuti fa, Ives dice:

Rinnovata veste grafica 😃 con Dalila di Lazzaro che suona il recorder (o flauto a becco). Sui bassi si sente un sound diverso rispetto ad altre orchestre americane del periodo, è vero. Ma la presunta sonorità mitteleuropea o cosa essa voglia significare, non mi sembra, anzi lo ricordo un suono molto "hollywoodiano". Anche dai video coevi non mi sembra di riscontrare diversità (le trombe sono quelle classiche americane) magari in sala da concerto emergeva meglio. Chissà, sicuro che con Mehta fecero un gran salto di qualità.

Anche a me il suono degli ottoni pare proprio quello classico americano, ma, a quanto pare, Mehta, prima di partire per Los Angeles, si premurò di far fare le copie dei bocchini delle prime parti dei Wiener Philharmoniker, che poi fece adottare dalla LAPO. Non so per quanto durò quest'esperimento, e sinceramente, se non l'avessi letto, mai mi sarebbe venuta in mente come soluzione. Sicuramente gli ottoni usavano strumenti americani, credo che invece molti legni furono importati dall'Europa (perloppiù zona austro-tedesca). Forse, come dici tu, dal vivo certe inflessioni si percepivano meglio. Fatto sta che i bassi di quest'orchestra ai tempi di Mehta sono reboanti come pochi altri, esempio emblematico The Planets di Holst, una delle mie references di questo pezzo:

 

Aaaaah, ma è Dalila Di Lazzaro! E io che mi immaginavo chissà quale virtuosa di flauto a becco! :rolleyes:

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4 ore fa, Snorlax dice:

Io non sottovaluterei nemmeno il giovane Petrenko a Liverpool:

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Questa nello specifico non l'ho ancora sentita, ma concordo con il valore di Petrenko. Ottimo direttore e ottimo proprio in questo repertorio! Tempo fa mi è capitato di sentire questa orchestra come suonava negli anni ottanta, una roba provincialissima! Ha cambiato suono proprio con Petrenko.

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6 ore fa, Snorlax dice:

Richard Strauss, Sinfonia Domestica, Los Angeles Philharmonic Orchestra, Zubin Mehta

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Il colpevole torna sempre sul luogo del delitto! :rolleyes: Avevo lasciato il Forum qualche mese fa, causa una superflua scaramuccia riguardo a Mehta - in realtà, per varie questioni, sono stato oberatissimo di impegni, che hanno fatto sì che i miei ascolti divenissero praticamente nulli - e ritorno proprio con un post dedicato al mitico direttore indiano.

Pochi giorni fa mi sono regalato il box Decca dedicato all'aureo periodo californiano del giovane Mehta: oltre ad alcuni dischi che conoscevo molto bene - e mi hanno confermato la grandezza di alcune sue letture, forse ad oggi, troppo poco ricordate - altri sono stati delle piacevoli sorprese. Forse la sclerotizzazione interpretativa di questo grandissimo musicista, avvenuta gradualmente a partire dagli anni '80 ha nuociuto fin troppo alla sua fama, ma in questo caso - come ben saprete - c'è talento da vendere e il cofanetto si mantiene quasi tutto su livelli altissimi. Lo consiglio vivamente (per chi non avesse troppi doppioni), perché vale tutti i soldi spesi.

Detto questo, ultimamente sono tornato all'ascolto di questo lavoro straussiano, di cui ho sempre fatto fatica trovare una registrazione che mi soddisfasse appieno. C'è il vecchio Furt nel '44, che però è penalizzato da un audio non proprio ineccepibile, ci sono Reiner e Szell, che mi sono sempre parsi un po' troppo freddini. Anche Maazel e Previn con i Wiener (entrambi DGG) non mi hanno fatto mai gridare al miracolo, il secondo specialmente, si perde in una analisi che alla fine mi ha lasciato sempre alquanto perplesso. Ieri ho sentito Wit (Naxos) su Spotify, e devo dire che non mi è affatto dispiaciuto: vincente sul coté lirico, manca però di un po' di slancio quando si tratta di schiacciare il pedale, soprattutto nelle pagine finali. Alla fine ritornavo sul classicissimo Karajan, di cui ho da sempre ammirato il sound straussiano: il disco con la sua Domestica è staoa fino ad ora l'unico che finiva con una certa costanza sul piatto quando dovevo ascoltarmi questo sottovalutato lavoro del compositore bavarese.

Sì, concordo.

Nel finesettimana però mi è venuto in mente un post di @Majaniello  del 2018 in cui mi ricordava che la lettura di Karajan aveva in grosso deficit interpretativo: la mancanza di ironia, essenziale per cogliere tutte le sfumature di un lavoro come questo, che non tratta né di eroi, né di trasfigurazioni, ma di temi di tutt'altro tenore. 

Vero, l'ho scritto pure io diverse volte.

Non mi dilungherò ulteriormente, perché mi perderei solamente con un lungo elenco di sperticati elogi, dico solamente che tutto quello che cercavo, qui l'ho trovato: un suono orchestrale ai limiti dell'opulenza ma al contempo dettagliatissimo, con una grande attenzione a fare risaltare il minimo particolare strumentale - forse era proprio questa la vera grandezza del direttore indiano? - un virtuosismo pazzesco di tutta la compagine orchestrale, una lettura energica e giovanile - quasi solare oserei dire - estremamente romantica e piena di enfasi nei momenti giusti, senza mai essere pesante. Insomma c'è tutta l'esuberanza di un giovane direttore, esuberanza che però non oscura mai la complessità del lavoro in questione, ma anzi, le rende sicuramente giustizia. La splendida ripresa del suono di casa Decca di quegli anni, poi, fa il resto: una gioia senza alcun neo per le orecchie di ogni ascoltatore.

So che Mehta, ha fatto un remake con i Berliner Philharmoniker per RCA (oops, scusate, intendevo per Sony), che, sinceramente, non conosco, ma così, a naso, mi pare molto difficile bissare una lettura come questa. In futuro, vedrò di approfondire.

Dedico a tutti a tutti gli amici del Forum, ma in particolare (oltre a Maja, of course) a @Ives, @superburp, @Wittelsbach, @Madiel!;)

P.s. Col tempo vedrò di rispondere a tutti gli assist che mi sono perso in questi mesi di assenza. E forse vi siete tirati la zappa sui piedi! :rolleyes:^_^

Il mio cuore batte per quest'altra edizione

:cat_smile:

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ciao a tutti!

ANNIVERSARI DI OGGI

- nel 1935 muore a Besançon il pianista e compositore Alexander Winkler
- nel 1970 muore a Frutigen il compositore, pianista e direttore d'orchestra Ingolf Dahl

_____________________

 

sto finendo di ascoltare la hahn col concerto per violino di caikovsky, e già non mi ricordo più nulla della versione perlman :ninja:

 

ci vorrebbero giornate di 72 ore :ninja:

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On 22/7/2020 at 18:24, Pollini dice:

Ascolto comparato: Gluck, "Orfeo ed Euridice" - "Che farò senza Euridice?" -
Fisker-Dieskau/Münchener Bach-Orchester/K.Richter vs. Jaroussky/I Barocchisti/Fasolis.

Ciascuna a modo suo, mi piacciono entrambe, anzi, forse Richter in questa puntata nel Classicismo mi convince più delle sue ben più conosciute incisioni di Bach ed Händel, lo trovo più a suo agio. Spiace non averlo sentito anche alle prese con Mozart, Haydn ed altri (non che mi risulti, almeno, qualcuno conosce qualche sua altra incisione di autori classici?).

Facciamo che lo dedico a kraus.

Grazie Pollini :) Mi sono accorto solo ora della dedica e ricambio con piacere:

 

Nell'Andante più tosto Allegretto Haydn tocca uno dei suoi vertici: sul finire del brano, a un bel momento sembra quasi di sentire una dissolvenza in musica. Si giunge in effetti a una sospensione del discorso, che poi riprende con vigore e si conclude con toni quasi trionfali. Non solo quel punto, curioso e persino straniante in un autore classicista, ma tutta questa serie di doppie variazioni (struttura non rara in Haydn, qui riproposta con esiti superlativi) è qualcosa di abbagliante.

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incuriosito da una lettura su Erwartung di Schoenberg, in cui viene citata una lettera dell'autore a Ferruccio Busoni nel 1909, la riporto testualmente avendola trovata anche sul web: 

<<Aspiro a una liberazione completa da tutte le forme, da tutti i simboli della coerenza e della logica. Quindi: basta con l’”elaborazione motivica”. Basta con l’armonia intesa come cemento o pietra da costruzione di un’architettura. Armonia è espressione e nient’altro. E poi: Basta con il pathos! Basta con le musiche poderose di lunghezza illimitata. La mia musica deve essere breve. Conci-sa! In due note: non costruire, ma ”esprimere”!! E i risultati che spero: niente emozioni protratte, stilizzate e sterilizzate, che non esistono nella realtà della gente: è impossibile per chiunque ave-re una sola emozione per volta. Se ne hanno migliaia allo stesso tempo. E queste migliaia di emozioni non sono più facili da sommmare che una mela e una pera. Si disperdono. E questa diversità,questa molteplicità, questa illogicità che i nostri sensi mostrano,questa illogicità di cui sono prova le associazioni psichiche, che si presentano a seguito del più esiguo flusso di sangue, della minima reazione nervosa o sensoriale, è ciò che vorrei avere nella mia musica. La musica dovrebbe essere espressione del sentimento così come esso è nella realtà; ciò che ci mette in rapporto con il nostro subconscio e non un ibrido mostruoso di sentimenti e di ”logica cosciente”>>

me la riascolto dato che pur avendola ascoltata in passato non ricordo nulla. ad ogni modo le parole di schoenberg mi hanno fatto un certo effetto, per certi aspetti anche negativo, molto negativo in realtà. nel senso che, si può essere d'accordo sulla liberazione dalla forma, dai simboli, ma arrivare a dire che in musica occorre liberarsi pure di qualsiasi "logica" e "coerenza" mi pare veramente troppo! per me questo equivale a dire che l'autore è legittimato a comporre mettendo nero su bianco qualsiasi idea gli venga in mente ma del tutto "casualmente", senza appunto preoccuparsi di logica e coerenza (erwartung, che dura più di mezz'ora, fu concepita nel giro di un paio di settimane). non so se sia effettivamente ciò che avviene in erwartung (adesso ascolto :D ), cioè posso capire se avviene in maniera parziale e non totale, ma se schoenberg intendeva questa forma mentis o modus operandi come qualcosa a cui ricorrere sempre a prescindere, insomma sistematicamente, io mi dissocio totalmente e la cosa mi rattrista anche un pochetto. ora non so di preciso, ma credo che l'opera appartenga al periodo "atonale" dell'autore, che precede il periodo dodecafonico. se schoenberg stesso successivamente si è accorto che una tecnica codificata e subordinata a precise regole di costruzione come la dodecafonia è necessaria per comporre musica di buona fattura (poi le tecniche possono essere anche altre, ma DEVONO esserci, altrimenti è il caos) allora spero che le idee riportate in questa sua lettera a busoni del 1909 siano state almeno in parte rinnegate in seguito. i novecentisti presenti in forum potrebbero chiarire se possibile, gliene sarei molto grato :D 

comunque, ri-ascoltiamo:

 

 

 

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Kirchner: Sinfonia in due parti

Boston Modern Orchestra Project, G. Rose

@Majaniello riascoltandola bene ho cambiato opinione. Soprattutto il secondo movimento mi sta piacendo parecchio dopo diversi ascolti. Resta, però, un lavoro cerebrale che richiede molta attenzione, è come se Kirchner avesse messo troppa materia in durate così brevi (ca. 8 minuti a movimento). E' un compositore che fa sudare, però alla fine dà anche tante soddisfazioni.

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Un'esecuzione che é un capolavoro di un concerto altrettanto capolavoro. Il II movimento una lezione di fraseggio barocco.

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12 ore fa, Madiel dice:

Kirchner: Sinfonia in due parti

Boston Modern Orchestra Project, G. Rose

@Majaniello riascoltandola bene ho cambiato opinione. Soprattutto il secondo movimento mi sta piacendo parecchio dopo diversi ascolti. Resta, però, un lavoro cerebrale che richiede molta attenzione, è come se Kirchner avesse messo troppa materia in durate così brevi (ca. 8 minuti a movimento). E' un compositore che fa sudare, però alla fine dà anche tante soddisfazioni.

Grandissimo! E' uno di quei compositori con cui ho una affinità naturale. Non so che intendi per cerebrale, certo mima molto quel che succede nella mia testa :D Ci sono moltissimi spunti melodici - un altro ci avrebbe scritto cinque sinfonie - sottoposti a microsviluppi continui, variazioni, brevi sezioni imitative... mi piace perchè ho la sensazione che l'autore abbia sempre la materia sotto controllo, nonostante cambi continuamente le carte in tavola.

Io sono alle prese col neoclassicismo misterioso di Bibalo:

Stamattina però ho ascoltato questo, lo condivido perchè è una grande interpretazione:

 

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3 ore fa, Majaniello dice:

Grandissimo! E' uno di quei compositori con cui ho una affinità naturale. Non so che intendi per cerebrale, certo mima molto quel che succede nella mia testa :D Ci sono moltissimi spunti melodici - un altro ci avrebbe scritto cinque sinfonie - sottoposti a microsviluppi continui, variazioni, brevi sezioni imitative... mi piace perchè ho la sensazione che l'autore abbia sempre la materia sotto controllo, nonostante cambi continuamente le carte in tavola.

Esatto, è il pregio e anche il difetto di Kirchner, perchè con così tanta materia non si capisce cosa voglia fare e dire, finendo per essere un po' misterioso il suo mondo interiore. 

---

Ieri notte ho scoperto una magnifica 10a di Shostakovich diretta dal vivo da Rozhdestvensky nel 1982:

G.Rozhdestvensky Edition Box 10 CD: Ussr Ministry Of Culture ...

@Snorlax

 

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ciao a tutti!

ANNIVERSARI DI IERI

- nel 1893 muore a Milano il compositore Alfredo Catalani
- nel 1952 nasce a Wolverhampton il pianista e direttore d'orchestra Ian Hobson
- nel 1963 nasce a Lincoln il direttore d'orchestra, cembalista, organista e pianista Richard Egarr

ANNIVERSARI DI OGGI

- nel 1759 muore a Rheinsberg il compositore e tenore Carl Heinrich Graun
- nel 1950 muore a Mosca il compositore Nikolaj Jakovlevič Mjaskovskij
- nel 1988 muore a Roma il compositore Giacinto Scelsi
- nel 1996 muore a Bologna il direttore d'orchestra e collezionista d'arte Francesco Molinari Pradelli
- nel 1857 nasce a Parigi la pianista e compositrice Cécile Chaminade

________________________

 

https://www.youtube.com/watch?v=UFl9xuYP5T8&t=799s

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20 ore fa, Majaniello dice:

Ecco, questo disco non lo ricordo per nulla. La Prima, sempre di Mehta con la LAPO, è ottima.

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E che copertina originale! 😜 Anche le Enigma meravigliose!

Tolto il solito Bernstein, a me piace molto questa del tuttofare papà Jarvi:

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La copertina è minimalista anzichenò, però la musica è ricca di invenzioni e la lettura di McCreesh sapidissima. Il direttore inglese appronta una sua versione dell'ode pastorale (non ha trama nè azione è una riflessione arcadica tratta da Milton, può non piacere il carattere bucolico della musica), riferibile alla prima del lavoro datata 27 febbraio 1740 e diversa dalle altre della non ampia discografia dell'opera. Vi aggiunge anche un concerto per organo e uno grosso, che, secondo lui, facevano parte dello spettacolo al Lincoln's Inn Fields.

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