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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


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Oggi la Brilliant mi voleva rifilare du' ore e mezza circa di Messiaen. Come si dice in gergo tecnico, s'attacca. 

 

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grazie a tutti per gli auguri della mia guarigione, ma la vedo nera (dopo quasi un anno di torture non riesco a non essere pessimista)

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j. c. bach: sinfonia in mi bemolle maggiore op.9 n.2 (1770 circa) - comprende, accanto agli archi, due oboi e due corni ed è notevole soprattutto per l'ampiezza dell' "allegro" iniziale, che presenta non poche somiglianze con lo stile di certo haydn. il breve "andante con sordini" è invece quasi mozartiano nella sua perfetta grazia melodica, mentre il "minuetto" conclusivo ha tutta l'eleganza di un terzo tempo di sinfonia classica; anche qui, non si pu fare a meno di pensare a mozart (da g. manzoni, guida all'ascolto della musica sinfonica)

 

a quanti debba controdediche, e a quanti gradiscano!

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1 ora fa, Euripide dice:

ho appena scoperto che esiste un compositore turco, ancora vivo, che il prossimo 23 di ottobre compirà 99 anni! :o 

è del '21. @Madiel lo conosce di sicuro :D 

boh, quest'anno, ma a ottobre, compie 99 anni Ilhan Usmanbas. 

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9 ore fa, Euripide dice:

ho appena scoperto che esiste un compositore turco, ancora vivo, che il prossimo 23 di ottobre compirà 99 anni! :o 

è del '21. @Madiel lo conosce di sicuro :D 

Se n'era parlato meno di un mese fa a proposito dell'imminente uscita di un box di cd Sony

 

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9 ore fa, Madiel dice:

boh, quest'anno, ma a ottobre, compie 99 anni Ilhan Usmanbas. 

esatto, proprio lui! :D 

ma nonostante la lunghissima vita, da quanto leggo, non è stato molto proflifico, sui 120 numeri d'opera

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ANNIVERSARI DI OGGI

- nel 1892 muore a Parigi il compositore Édouard Lalo
- nel 1956 nasce a Lahti il direttore d'orchestra e violinista Jukka-Pekka Saraste
- nel 1916 nasce a New York Yehudi Menuhin
- nel 2019 muore a Londra il soprano Heather Harper

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D.Scarlatti, Sonata Kk.99 in Do minore (esegue Mario Sollazzo su una copia di pianoforte Cristofori).

Curioso l'effetto di questi primissimi pianoforti, timbro quasi da clavicembalo, ma con possibilità dinamiche come, perlappunto, in un qualsiasi pianoforte, sia pur non così marcate. Però sembrano proprio il perfetto "anello di congiunzione".

A quanti debba controdediche.

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34 minuti fa, giobar dice:

Héctor BERLIOZ
La damnation de Faust op. 24

Stuart Burrows - Donald McIntyre
Edith Mathis - Thomas Paul
Tanglewood Festival Chorus
Boston Symphony Orchestra
Seiji Ozawa

No vabbé, qui c'è della telepatia! :o Sto ascoltando anch'io questo capolavoro di incisione. Anzi, ti devo essere riconoscente, perché l'ho scoperta proprio grazie a te e a @Ives quando, qualche anno fa, bazzicando il Forum da semplice lettore (forse era meglio per voi!), ne lessi mirabilia. Non aggiungo altro di mio, perché mi accodo al vostro giudizio. Tra l'altro oltre all'enorme valore artistico di questa esecuzione, c'è da dire che pure la ripresa del suono è veramente spettacolare, spaziosa ma dettagliata, rendendo così perfettamente giustizia alla tavolozza orchestrale berlioziana e all'uso immaginifico dei cori.

Per possederla materialmente ho dovuto procurarmi il cofanone DGG di Ozawa, ma fortunatamente, non avendo troppo in casa troppo materiale ozawiano - perdonate il neologismo - il numero dei doppioni non è così scandaloso. Aggiungo solo che, per conto mio, il Berlioz e il Ravel del direttore nipponico non possono mancare in ogni discoteca degna di essere chiamata tale.

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cmq, solo un piccolo appunto, sul sito dell'orchestra virtuale del flaminio, c'è scritto che l'orpheus stravinskiano è stato composto tra il 1945 e il 1947, mentre il video che sto ascoltando caricato sul canale wellesz riporta l'anno 1948 @Madiel da quanto leggo il 1948 è l'anno della prima esecuzione, non del termine della composizione 

chi avrà ragione? :D 

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1 ora fa, Snorlax dice:

No vabbé, qui c'è della telepatia! :o Sto ascoltando anch'io questo capolavoro di incisione. Anzi, ti devo essere riconoscente, perché l'ho scoperta proprio grazie a te e a @Ives quando, qualche anno fa, bazzicando il Forum da semplice lettore (forse era meglio per voi!), ne lessi mirabilia. Non aggiungo altro di mio, perché mi accodo al vostro giudizio. Tra l'altro oltre all'enorme valore artistico di questa esecuzione, c'è da dire che pure la ripresa del suono è veramente spettacolare, spaziosa ma dettagliata, rendendo così perfettamente giustizia alla tavolozza orchestrale berlioziana e all'uso immaginifico dei cori.

Per possederla materialmente ho dovuto procurarmi il cofanone DGG di Ozawa, ma fortunatamente, non avendo troppo in casa troppo materiale ozawiano - perdonate il neologismo - il numero dei doppioni non è così scandaloso. Aggiungo solo che, per conto mio, il Berlioz e il Ravel del direttore nipponico non possono mancare in ogni discoteca degna di essere chiamata tale.

Sai che secondo Rofolfo Celletti uno dei Faust migliori della discografia è quello di Frans Vroons con Furtwangler?

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1 ora fa, Snorlax dice:

No vabbé, qui c'è della telepatia! :o Sto ascoltando anch'io questo capolavoro di incisione. Anzi, ti devo essere riconoscente, perché l'ho scoperta proprio grazie a te e a @Ives quando, qualche anno fa, bazzicando il Forum da semplice lettore (forse era meglio per voi!), ne lessi mirabilia. Non aggiungo altro di mio, perché mi accodo al vostro giudizio. Tra l'altro oltre all'enorme valore artistico di questa esecuzione, c'è da dire che pure la ripresa del suono è veramente spettacolare, spaziosa ma dettagliata, rendendo così perfettamente giustizia alla tavolozza orchestrale berlioziana e all'uso immaginifico dei cori.

Per possederla materialmente ho dovuto procurarmi il cofanone DGG di Ozawa, ma fortunatamente, non avendo troppo in casa troppo materiale ozawiano - perdonate il neologismo - il numero dei doppioni non è così scandaloso. Aggiungo solo che, per conto mio, il Berlioz e il Ravel del direttore nipponico non possono mancare in ogni discoteca degna di essere chiamata tale.

:drinks:

Sono stupefacenti sia la poderosa concezione complessiva dell'opera da parte del direttore, piena di sfaccettature e sensibilità per ogni aspetto ma nel contempo straordinariamente unitaria e cogente (il tempo vola!), sia la cura miracolosa dei dettagli. Sto riascoltando ora "D'amour l'ardente flamme" rapito dalla capacità di Ozawa di esaltare il timbro di ogni strumento e di ogni sezione orchestrale e di inglobare la voce senza farne un pezzo di bravura ma un tutt'uno che esprime passione, tenerezza, languore, abbandono: certe pause e certi rallentandi sono pazzeschi, così come la souplesse della sezione celli-contrabbassi, chiamata non solo a sostenere l'armonia ma a fare l'eco dolce e malinconica del canto di Marguerite. Per non parlare dei momenti, specie nei cori, in cui si dispiega il ritratto della baldanza giovanile un po' rozza, espressa con timbri orchestrali che sanno quasi di banda di paese e di festa patronale e il trattamento del coro quasi con uno spezzettamento delle voci e una rottura dell'eufonia, così da dare ancor più l'immagine del casino.

E' incredibile che la Universal abbia di fatto tolto dalla circolazione l'ancor più straordinario Roméo et Juliette di Ozawa, senza includerlo in alcuno dei box celebrativi realizzati (a parte il più grosso con le incisioni DG che però per chi possiede gli altri è zeppo di doppioni). Era ricomparso qualche anno fa a cura della Universal giapponese, che per una volta tanto ne aveva anche curato la distribuzione internazionale, sebbene a prezzo da gioielleria, ma ora è di proibitiva reperibilità.

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1 ora fa, Euripide dice:

cmq, solo un piccolo appunto, sul sito dell'orchestra virtuale del flaminio, c'è scritto che l'orpheus stravinskiano è stato composto tra il 1945 e il 1947, mentre il video che sto ascoltando caricato sul canale wellesz riporta l'anno 1948 @Madiel da quanto leggo il 1948 è l'anno della prima esecuzione, non del termine della composizione 

chi avrà ragione? :D 

Ma non eri sul punto di lasciarci, giri ancora in forum ? :o

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1 minuto fa, Madiel dice:

Ma non eri sul punto di lasciarci, giri ancora in forum ? :o

non hai idea dello sforzo che faccio anche a scrivere! il tempo in qualche modo devo farlo passare chè quando si soffre sembra fermarsi magicamente :S

cmq l'orpheus non mi è piaciuto, forse in forma scenica avrei apprezzato di più la musica. inzomma due zebedei così :S

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Adesso, Euripide dice:

non hai idea dello sforzo che faccio anche a scrivere! il tempo in qualche modo devo farlo passare chè quando si soffre sembra fermarsi magicamente :S

cmq l'orpheus non mi è piaciuto, forse in forma scenica avrei apprezzato di più la musica. inzomma due zebedei così :S

Ecco, e scrivi pure che non ti piace :stun: Rimani lontano dalla tastiera vah…. 

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Sai che secondo Rodolfo Celletti uno dei Faust migliori della discografia è quello di Frans Vroons con Furtwangler?

Beh, non posso che condividere. La prima volta che l'ascoltai mi aspettavo il solito timbro granitico da heldentenor, e invece mi sono ritrovato davanti a tutt'altro cantante: voce lirica e duttile, sorretta da una grande intelligenza interpretativa. Di gran lunga il migliore dei solisti della Damnation (in tedesco!) furtiana, nonostante sia il più misconosciuto dei quattro. Ammetto che Vroons non l'avevo mai sentito prima, né l'ho incontrato in altri ascolti, eppure dalla suddetta prova, a me è parso un giocatore da serie A.

1 ora fa, giobar dice:

:drinks:

Sono stupefacenti sia la poderosa concezione complessiva dell'opera da parte del direttore, piena di sfaccettature e sensibilità per ogni aspetto ma nel contempo straordinariamente unitaria e cogente (il tempo vola!), sia la cura miracolosa dei dettagli. Sto riascoltando ora "D'amour l'ardente flamme" rapito dalla capacità di Ozawa di esaltare il timbro di ogni strumento e di ogni sezione orchestrale e di inglobare la voce senza farne un pezzo di bravura ma un tutt'uno che esprime passione, tenerezza, languore, abbandono: certe pause e certi rallentandi sono pazzeschi, così come la souplesse della sezione celli-contrabbassi, chiamata non solo a sostenere l'armonia ma a fare l'eco dolce e malinconica del canto di Marguerite. Per non parlare dei momenti, specie nei cori, in cui si dispiega il ritratto della baldanza giovanile un po' rozza, espressa con timbri orchestrali che sanno quasi di banda di paese e di festa patronale e il trattamento del coro quasi con uno spezzettamento delle voci e una rottura dell'eufonia, così da dare ancor più l'immagine del casino.

E' incredibile che la Universal abbia di fatto tolto dalla circolazione l'ancor più straordinario Roméo et Juliette di Ozawa, senza includerlo in alcuno dei box celebrativi realizzati (a parte il più grosso con le incisioni DG che però per chi possiede gli altri è zeppo di doppioni). Era ricomparso qualche anno fa a cura della Universal giapponese, che per una volta tanto ne aveva anche curato la distribuzione internazionale, sebbene a prezzo da gioielleria, ma ora è di proibitiva reperibilità.

Giobar, concordo su tutto. Non è la prima volta che ho a che fare con questa registrazione, ma in questa occasione l'ho ascoltata con una certa attenzione, con la partitura davanti agli occhi. Così facendo, i colpi di genio che hai ravvisato balzano ancor più alle orecchie, e credo che la cura che Ozawa ripone in ogni dettaglio strumentale sia ad oggi ineguagliata (p.e. gli strumenti di ogni singola sezione che suonano spesso divisi, l'uso quasi bruitistico dei fiati, raddoppi strumentali inconsueti sono solo alcuni degli elementi che il direttore riesce a far emergere meglio di chiunque altro). Ma come dici, non si tratta solo di analisi, ma anche il cogliere perfettamente l'atmosfera di ogni singola "scena", e Ozawa è sopraffino anche in questo.

Per quel che riguarda i cantanti sarò molto breve: Burrows, nonostante qualche difficoltà nell'estensione acuta, m'è piaciuto assai. Con Marguerite preferisco timbri un po' più scuri, ma anche qui, sulla Mathis ben poco da dire. McIntyre non sarà idiomaticissimo, ma il vocione vellutato e di peso di questo cantante m'è sempre piaciuto, anche se il ruolo non gli sembra proprio cucito addosso (uno dei miei demoni preferiti è Roux con Markevitch, per dire). Thomas Paul fa il suo compito senza deludere. Si tratta comunque di rilievi del tutto secondari, quisquilie che spariscono di fronte alla grandezza di questa epocale incisione.

Concordo anche sul Roméo e Juliette, anche se la Damnation mi ha colpito ancora di più: infatti per quel che riguarda R&J sono molto affezionato a Davis I, anche se i cantanti nell'insieme non li trovo proprio ben assortiti, soprattutto rispetto a Ozawa che credo abbia a disposizione il miglior trio vocale mai visto in questo originale lavoro berlioziano; su tutti, José van Dam, un Père Laurence difficile da emulare.

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Così per sport, l'ho trovato parecchio noiosuccio. Certo che, quando uno ha sentito Cziffra alle prese con Couperin e Rameau poche ore prima, se poi incoccia questo Chambonnières è normale che rischi di assopirsi. 

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