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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


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Buon Venerdì Santo a tutti voi miei cari amici.

Benedetto Marcello, sinfonia dell'Arianna. Un intreccio scenico a metà strada tra opera e serenata, presumibilmente veniva eseguita all'aperto in cortili privati o circoli della borghesia veneziana del '700.

A chi gradisce.

Persy vostra

🌹

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Bach

St. John's Passion, BWV 245

Mark Padmore, tenor (Evangelist); Roderick Williams, baritone (Jesus)

Camilla Tilling, soprano; Magdalena Kozena, mezzo

Topi Lehtipuu, tenor; Christian Gerhaher, baritone

Rundfunkchor Berlin; Simon Halsey, chorus master

Berliner Philharmoniker - Sir Simon Rattle

Staged by Peter Sellars

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Al netto della "ritualizzazione" di Sellars (che a me non disturba più di tanto) una delle cose più belle mai fatte da Rattle a Berlino (c'è anche la San Matteo, ovvio).

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Johann Sebastian Bach, St John Passion, P. Pears, D. Ward, B. Etheridge, L. Heather, R. Tear, E. Harwood, H. Watts, A. Young, H. Alan, Choir of King's College, Cambridge, Philomusica of London, Sir David Willcocks

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Vista la ricorrenza, come da tradizione mi adeguo anch'io all'ascolto della Passione secondo Giovanni bachiana con un'assoluta rarità, credo al tempo riservata esclusivamente al mercato anglofono. Si tratta di una registrazione Argo del 1960, che vede coinvolti il meglio del mondo musicale britannico del tempo, sotto la direzione del blasonato Willcocks (per la cronaca la Philomusica of London non è altro che la celebre Boyd Neel Orchestra, costretta a cambiare il nome nel 1952 dopo l'abbandono dell'omonimo direttore che intraprese una nuova avventura artistica in terra canadese). Cosa si può dire riguardo a questa negletta incisione? Tenterò di essere il più conciso possibile.

Anzitutto, due parole riguardo il testo. Non sono un esperto né della lingua tedesca né di quella inglese, ma da quel che ho potuto leggere qua e là, il lavoro di traduzione sembra essere ottimo. Lavorando sui testi ottocenteschi del Reverendo John Troutbeck - nientemeno che Cappellano personale della Regina Vittoria, nonché traduttore di un enorme quantità di opere musicali non solo dal tedesco, ma anche dal francese e dall'italiano - Andrew Raeburn e lo stesso Pears hanno tentato di fare aderire al meglio il testo inglese alla originale linea melodica, alterandone il meno possibile le note bachiane. Dunque l'impegno di Pears come Evangelista è duplice, non solo come cantante, ma anche - perdonatemi il termine, forse non proprio adatto - ma anche come autore. Detto questo, il compagno di Britten qui esibisce una delle sue prove migliori, grazie anche ad una padronanza assoluta del testo; la voce - che non ha mai brillato per bellezza timbrica - è ancora intatta e declina in mille sfumature il significato di ogni singola parola. In generale, si tratta di una Passione molto ben cantata - d'altronde i nomi coinvolti parlano da soli, visto anche l'impegno della maggior parte di questi nella grande tradizione oratoriale britannica. La performance del coro universitario è lodevole, anche se talvolta risulta un po' sfocata: la precedenza in questo caso non va al dettaglio, ma alla bellezza dell'insieme, anche se in alcuni momenti un po' più di chiarezza avrebbe giovato. Ottima la compagine orchestrale, dal suono morbido e levigato, e anche la parte del continuo, per i tempi, risulta ben curata, grazie anche ad un cembalista particolarmente fantasioso (di cui, purtroppo, non è data sapere l'identità).

Tuttavia, il risultato alla fine è incompiuto. Tipico di molte esecuzioni made in England è il dramma, il mordente, lo slancio a mancare. Non siamo ancora prossimi ai grigiori di un Cleobury, tuttavia il tutto alla fine risulta un po' monocorde e privo di una efficace spinta propulsiva. Willcocks sa concertare bene, ma non si spinge molto oltre i confini di una esecuzione educata e ben rifinita. I momenti coinvolgenti non mancano, soprattutto dovuti ad una piena padronanza del testo da parte di tutte le compagini vocali. Una incisione che non meritava di cadere nel dimenticatoio, anche se, alla fine della fiera, non risulta del tutto soddisfacente. In ogni caso la bravura degli esecutori coinvolti, vale sicuramente un ascolto.

...dedico a @Wittelsbach, @Ives, @Majaniello, @superburp, @Pinkerton e a chi gradisce...

 

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9 minuti fa, Snorlax dice:

Johann Sebastian Bach, St John Passion, P. Pears, D. Ward, B. Etheridge, L. Heather, R. Tear, E. Harwood, H. Watts, A. Young, H. Alan, Choir of King's College, Cambridge, Philomusica of London, Sir David Willcocks

R-6444523-1419369323-9693.jpeg.jpg

Vista la ricorrenza, come da tradizione mi adeguo anch'io all'ascolto della Passione secondo Giovanni bachiana con un'assoluta rarità, credo al tempo riservata esclusivamente al mercato anglofono. Si tratta di una registrazione Argo del 1960, che vede coinvolti il meglio del mondo musicale britannico del tempo, sotto la direzione del blasonato Willcocks (per la cronaca la Philomusica of London non è altro che la celebre Boyd Neel Orchestra, costretta a cambiare il nome nel 1952 dopo l'abbandono dell'omonimo direttore che intraprese una nuova avventura artistica in terra canadese). Cosa si può dire riguardo a questa negletta incisione? Tenterò di essere il più conciso possibile.

Anzitutto, due parole riguardo il testo. Non sono un esperto né della lingua tedesca né di quella inglese, ma da quel che ho potuto leggere qua e là, il lavoro di traduzione sembra essere ottimo. Lavorando sui testi ottocenteschi del Reverendo John Troutbeck - nientemeno che Cappellano personale della Regina Vittoria, nonché traduttore di un enorme quantità di opere musicali non solo dal tedesco, ma anche dal francese e dall'italiano - Andrew Raeburn e lo stesso Pears hanno tentato di fare aderire al meglio il testo inglese alla originale linea melodica, alterandone il meno possibile le note bachiane. Dunque l'impegno di Pears come Evangelista è duplice, non solo come cantante, ma anche - perdonatemi il termine, forse non proprio adatto - ma anche come autore. Detto questo, il compagno di Britten qui esibisce una delle sue prove migliori, grazie anche ad una padronanza assoluta del testo; la voce - che non ha mai brillato per bellezza timbrica - è ancora intatta e declina in mille sfumature il significato di ogni singola parola. In generale, si tratta di una Passione molto ben cantata - d'altronde i nomi coinvolti parlano da soli, visto anche l'impegno della maggior parte di questi nella grande tradizione oratoriale britannica. La performance del coro universitario è lodevole, anche se talvolta risulta un po' sfocata: la precedenza in questo caso non va al dettaglio, ma alla bellezza dell'insieme, anche se in alcuni momenti un po' più di chiarezza avrebbe giovato. Ottima la compagine orchestrale, dal suono morbido e raffinato, e anche la parte del continuo, per i tempi, risulta ben curata, grazie anche ad un cembalista particolarmente fantasioso (di cui, purtroppo, non è data sapere l'identità).

Tuttavia, il risultato alla fine non convince pienamente. Tipico di molte esecuzioni made in England è il dramma, il mordente, lo slancio a mancare. Non siamo ancora prossimi ai grigiori di un Cleobury, tuttavia il tutto alla fine risulta un po' monocorde e privo di una efficace spinta propulsiva. Willcocks sa concertare bene, ma non si spinge molto oltre i confini di una esecuzione educata e ben rifinita. I momenti coinvolgenti non mancano, soprattutto dovuti ad una piena padronanza del testo da parte di tutte le compagini vocali. Una incisione che non meritava di cadere nel dimenticatoio, anche se, alla fine della fiera, non risulta pienamente soddisfacente. Tuttavia la bravura degli esecutori coinvolti, vale sicuramente un ascolto.

...dedico a @Wittelsbach, @Ives, @Majaniello, @superburp, @Pinkerton e a chi gradisce...

 

Il clavicembalista del continuo era Robert Thurston Dart, che fu una presenza notevole negli studi filologici bachiani in Inghilterra.

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8 minuti fa, giordanoted dice:

Il clavicembalista del continuo era Robert Thurston Dart, che fu una presenza notevole negli studi filologici bachiani in Inghilterra.

Grazie Giordano, infatti mi sembrava un musicista di spessore quello che ho potuto ascoltare. Sapevo di altre collaborazioni con Willcocks, ma non ero al corrente di questa. Ovviamente, in ritardo, estendo la dedica anche a te.:sorry: Ma tu la suddetta registrazione la conosci?

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Il regalo diamantato di oggi: quasi un'ora di musica a cura di Sant'Ildegarda di Bingen! E poi non dite che la Brilliant vi/ci tratta male.

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59 minuti fa, Snorlax dice:

Johann Sebastian Bach, St John Passion, P. Pears, D. Ward, B. Etheridge, L. Heather, R. Tear, E. Harwood, H. Watts, A. Young, H. Alan, Choir of King's College, Cambridge, Philomusica of London, Sir David Willcocks

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per la cronaca la Philomusica of London non è altro che la celebre Boyd Neel Orchestra,

 

Celebre?

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1 ora fa, Snorlax dice:

Grazie Giordano, infatti mi sembrava un musicista di spessore quello che ho potuto ascoltare. Sapevo di altre collaborazioni con Willcocks, ma non ero al corrente di questa. Ovviamente, in ritardo, estendo la dedica anche a te.:sorry: Ma tu la suddetta registrazione la conosci?

No! Però incuriosito dalla tua nota sono andato a cercare il cast completo...

 

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Celebre?

Si tratta di un'orchestra cameristica che ebbe una certa importanza nella vita musicale britannica, soprattutto tra gli anni '30 e '40. Forse non così celebre, ma per chi, come il sottoscritto, ascolta spesso Britten, è un nome che ricorre spesso. Copioincollo da Wikipedia:

"...The Boyd Neel London String Orchestra (later the Boyd Neel Orchestra) made its debut at the Aeolian Hall, London, on 22 June 1933. The programme included the first performance in England of Respighi's Suite of Ancient Airs and Dances and the premiere of a new suite by occasional composer Julian Herbage. After the concert, Neel returned to his surgery and delivered a baby. The second concert, at the same venue, took place on 24 November 1933, and included the first performance in England of the Serenade for Strings by Wolf-Ferrari. On 18 December 1933 the orchestra was invited to broadcast by the BBC for the first time. When Decca offered Neel and the orchestra a contract, he left medicine to devote himself full-time to music.On 16 February 1934 the orchestra performed a concert of chamber works by Ernest Bloch at the Aeolian Hall, conducted by the composer.

Among the Boyd Neel Orchestra's early releases were the first recordings of Vaughan Williams's Fantasia on a Theme by Thomas Tallis and Britten's Simple Symphony. Neel conducted the first music heard in the new Glyndebourne opera house in 1934, in private performances, at John Christie's invitation. In 1937, Neel and his orchestra were invited to the Salzburg Festival, for which Neel commissioned Britten's Variations on a Theme of Frank Bridge. In 1939 Boyd Neel commissioned John Ireland's three movement Concertino Pastorale for string orchestra for performance by the orchestra at the Canterbury Festival on 14 June 1939. Ir was subsequently recorded by them in February 1940.The orchestra toured Great Britain and Europe until the outbreak of war.

During World War II, Neel returned to medical work and the Navy,while continuing to conduct when time permitted. Britten wrote his Prelude and Fugue for 18 string instruments as a 10th birthday present to the Boyd Neel Orchestra in 1943. After the war, Neel resumed his musical career, conducting for Sadler's Wells Opera ('50 Rigolettos' he recalled) from 1944 to 1946 and the D'Oyly Carte Opera Company for its 1947 and 1948 London seasons at Sadler's Wells, performing the Gilbert and Sullivan operas.

Beginning in 1947, with the Boyd Neel Orchestra, he embarked on a series of world tours, playing in Australia, New Zealand, Canada and the United States, and appearing in festivals such as Edinburgh and Aix-en-Provence. Neel published a book about these experiences called The Story of an Orchestra in 1950.[13] As well as modern works, the orchestra revived then seldom heard Baroque works by J S Bach, J C Bach, Handel, Vivaldi, Torelli and Geminiani, including the first ever recording of Handel's Concerti Grossi, Op. 6.[14] The orchestra also performed and recorded the piano concertos of Mozart..."

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1 ora fa, giordanoted dice:

No! Però incuriosito dalla tua nota sono andato a cercare il cast completo...

 

Grazie Giordano, hai colmato una mia grave lacuna. :thank_you2:Sfortunatamente nel libretto non era riportato alcun nome...

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Berners: Valse sentimentale dai Trois Morceaux per orchestra (1919)

Royal Liverpool PO, diretta da Barry Wordsworth

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9 ore fa, Madiel dice:

Ho fatto qualche commento su Satoh ? Mi pare di no :cat_lol: Tra l'altro, è uno dei compositori giapponesi viventi più famosi, se non il più famoso.

grazie, non lo sapevo

sto ascoltando nostalgicamente questa celeberrima romanza per chitarra (il mio primo pezzo che ho imparato alla chitarra, e ora dopo 19 anni so fare quasi solo quello :cat_lol: )

 

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Buon Sabato Santo a tutti voi miei cari amici.

Un ascolto a tema 

Tomas Luis de Victoria. 

Sabbato Sancto Tertius Nocturnus.

Persy vostra

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5 ore fa, Ives dice:

@Snorlax mai sentita questa passione "inglese". Pears la incise con Britten, sempre su testo tradotto.

E infatti...

Johann Sebastian Bach, St John Passion, P. Pears, G. Howell, J. Shirley-Quirk, R. Burgess, J. Hill, J. Tobin, A. Thompson, H. Harper, A. Hodgson, R. Tear, Wandsworth School Boys' Choir, English Chamber Orchestra, Benjamin Britten

SJP-Britten-R1-1a%255BDecca-3LP%255D.JPG

Sono particolarmente legato a questa registrazione, perché con essa è avvenuto il mio primo approccio al capolavoro bachiano. La posseggo addirittura in doppia copia, e dato che già ieri mi sono cimentato con un Bach made in England, oggi faccio il bis, con questa ben più conosciuta esecuzione, che comunque non ascoltavo da molti anni. Registrata undici anni dopo quella di Willcocks - siamo nell'aprile del '71 - nella suggestiva location dei Snape Maltings, vero e proprio tempio britteniano, si avvale della superba supervisione tecnica di Kenneth Wilkinson, personalità simbolo della qualità Decca e uno dei più grandi ingegneri del suono della storia del disco. In breve, cosa si può dire riguardo a questa esecuzione?

Cominciando sempre dal testo, esso non è il medesimo della produzione precedente. Si tratta di una traduzione compiuta ex novo da Imogen Holst e da Pears, che, a quanto pare, forse non era del tutto soddisfatto della precedente. Leggo in rete che la nuova versione risulta molto più libera e meno rispettosa dell'originale tedesco, tuttavia, stando al mio orecchio inesperto, non mi pare che la linea melodica bachiana ne patisca particolarmente. In ogni caso, la performance canora di Pears non cela il passare degli anni, e il confronto con l'Evangelista dell'era Willcocks per certi versi risulta impietoso. L'intelligenza di questo particolare cantante continua ad essere una costante, ma la voce mostra innegabili crepe, risultando spesso gessosa, palesando così numerose difficoltà di emissione, dovute anche ad una certa stanchezza del mezzo espressivo. Buono il resto dei solisti, tra cui spicca l'ottimo Shirley-Quirk che regala una delle sue prove migliori. Poderoso il Gesù del poco più che trentenne Gwynne Howell. Il coro, privo anche questa volta di voci femminili, è quello del prestigioso Istituto Wandsworth di Londra - purtroppo dismesso nel 1991 - diretto da Russell Burgess, il quale è impegnato anche nel ruolo di Pietro. La massa corale sembra abbastanza ampia, ma, nonostante questo, emerge una certa chiarezza delle singole linee, nonché, nonostante la giovane età dei componenti, una certa sicurezza nell'intonazione e nell'emissione, anche nei registri più acuti. Ottima la English Chamber Orchestra supportata da un continuo sobrio ma mai statico ed inerte. Se il dramma deficitava nella direzione di Willcocks, con Britten non si può dire altrettanto: sicuramente l'approccio del compositore britannico è volto ad una certa teatralità, ma è la teatralità a cui da sempre ci ha abituato questo musicista: sottile, fatta di piccoli gesti, di sottrazioni, che rifugge le esplosioni emotive. Si tratta di un approccio alternativo sia al romanticismo di Mengelberg e Furtwangler, sia alla oggettiva ieraticità di Klemperer o di Richter: è un Bach quasi intimistico quello di Britten, un Bach che rinuncia quasi totalmente all'alone tragico, per percorrere una strada nel solco di una laica tolleranza.

Insomma, una incisione non per tutti, ma che sicuramente va conosciutà per l'originalità dell'approccio, che costituisce una sorta di unicum nella sterminata discografia di questo immortale capolavoro bachiano.

...dedico a @Ives, @Wittelsbach, @superburp, @kraus, @giordanoted, @Madiel, @Majaniello e a chi gradisce...

 

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27 minuti fa, Persephone dice:

Buon Sabato Santo a tutti voi miei cari amici.

Un ascolto a tema 

Tomas Luis de Victoria. 

Sabbato Sancto Tertius Nocturnus.

Persy vostra

E' un ascolto che ho in programma anche io per questo pomeriggio. Sto a poco a poco sviluppando una vera e propria passione per le musiche di Victoria.
Intanto, sempre in tema, sta andando

Jan Dismas ZELENKA
I penitenti al sepolcro del Redentore

Magdalena Kozena - Martin Prokes - Michael Pospisil
Capella Regia Musicalis
Robert Hugo

Curioso oratorio che presenta tre peccatori - il re Davide, Pietro e Maria Maddalena - che davanti al sepolcro di Gesù manifestano  il loro dolore per i peccati commessi. Fra gli interpreti, la Kozena all'epoca appena ventunenne e con una pronuncia italiana molto approssimativa e impastata.Su questo piano molto meglio il tenore.   

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1 ora fa, Snorlax dice:

E infatti...

Johann Sebastian Bach, St John Passion, P. Pears, G. Howell, J. Shirley-Quirk, R. Burgess, J. Hill, J. Tobin, A. Thompson, H. Harper, A. Hodgson, R. Tear, Wandsworth School Boys' Choir, English Chamber Orchestra, Benjamin Britten

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Sono particolarmente legato a questa registrazione, perché con essa è avvenuto il mio primo approccio al capolavoro bachiano. La posseggo addirittura in doppia copia, e dato che già ieri mi sono cimentato con un Bach made in England, oggi faccio il bis, con questa ben più conosciuta esecuzione, che comunque non ascoltavo da molti anni. Registrata undici anni dopo quella di Willcocks - siamo nell'aprile del '71 - nella suggestiva location dei Snape Maltings, vero e proprio tempio britteniano, si avvale della superba supervisione tecnica di Kenneth Wilkinson, personalità simbolo della qualità Decca e uno dei più grandi ingegneri del suono della storia del disco. In breve, cosa si può dire riguardo a questa esecuzione?

Cominciando sempre dal testo, esso non è il medesimo della produzione precedente. Si tratta di una traduzione compiuta ex novo da Imogen Holst e da Pears, che, a quanto pare, forse non era del tutto soddisfatto della precedente. Leggo in rete che la nuova versione risulta molto più libera e meno rispettosa dell'originale tedesco, tuttavia, stando al mio orecchio inesperto, non mi pare che la linea melodica bachiana ne patisca particolarmente. In ogni caso, la performance canora di Pears non cela il passare degli anni, e il confronto con l'Evangelista dell'era Willcocks per certi versi risulta impietoso. L'intelligenza di questo particolare cantante continua ad essere una costante, ma la voce mostra innegabili crepe, risultando spesso gessosa, palesando così numerose difficoltà di emissione, dovute anche ad una certa stanchezza del mezzo espressivo. Buono il resto dei solisti, tra cui spicca l'ottimo Shirley-Quirk che regala una delle sue prove migliori. Poderoso il Gesù del poco più che trentenne Gwynne Howell. Il coro, privo anche questa volta di voci femminili, è quello del prestigioso Istituto Wandsworth di Londra - purtroppo dismesso nel 1991 - diretto da Russell Burgess, il quale è impegnato anche nel ruolo di Pietro. La massa corale sembra abbastanza ampia, ma, nonostante questo, emerge una certa chiarezza delle singole linee, nonché, nonostante la giovane età dei componenti, una certa sicurezza nell'intonazione e nell'emissione, anche nei registri più acuti. Ottima la English Chamber Orchestra supportata da un continuo sobrio ma mai statico ed inerte. Se il dramma deficitava nella direzione di Willcocks, con Britten non si può dire altrettanto: sicuramente l'approccio del compositore britannico è volto ad una certa teatralità, ma è la teatralità a cui da sempre ci ha abituato questo musicista: sottile, fatta di piccoli gesti, di sottrazioni, che rifugge le esplosioni emotive. Si tratta di un approccio alternativo sia al romanticismo di Mengelberg e Furtwangler, sia alla oggettiva ieraticità di Klemperer o di Richter: è un Bach quasi intimistico quello di Britten, un Bach che rinuncia quasi totalmente all'alone tragico, per percorrere una strada nel solco di una laica tolleranza.

Insomma, una incisione non per tutti, ma che sicuramente va conosciutà per l'originalità dell'approccio, che costituisce una sorta di unicum nella sterminata discografia di questo immortale capolavoro bachiano.

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Questa la conoscevo!

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E infatti...

Johann Sebastian Bach, St John Passion, P. Pears, G. Howell, J. Shirley-Quirk, R. Burgess, J. Hill, J. Tobin, A. Thompson, H. Harper, A. Hodgson, R. Tear, Wandsworth School Boys' Choir, English Chamber Orchestra, Benjamin Britten

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Sono particolarmente legato a questa registrazione, perché con essa è avvenuto il mio primo approccio al capolavoro bachiano. La posseggo addirittura in doppia copia, e dato che già ieri mi sono cimentato con un Bach made in England, oggi faccio il bis, con questa ben più conosciuta esecuzione, che comunque non ascoltavo da molti anni. Registrata undici anni dopo quella di Willcocks - siamo nell'aprile del '71 - nella suggestiva location dei Snape Maltings, vero e proprio tempio britteniano, si avvale della superba supervisione tecnica di Kenneth Wilkinson, personalità simbolo della qualità Decca e uno dei più grandi ingegneri del suono della storia del disco. In breve, cosa si può dire riguardo a questa esecuzione?

Cominciando sempre dal testo, esso non è il medesimo della produzione precedente. Si tratta di una traduzione compiuta ex novo da Imogen Holst e da Pears, che, a quanto pare, forse non era del tutto soddisfatto della precedente. Leggo in rete che la nuova versione risulta molto più libera e meno rispettosa dell'originale tedesco, tuttavia, stando al mio orecchio inesperto, non mi pare che la linea melodica bachiana ne patisca particolarmente. In ogni caso, la performance canora di Pears non cela il passare degli anni, e il confronto con l'Evangelista dell'era Willcocks per certi versi risulta impietoso. L'intelligenza di questo particolare cantante continua ad essere una costante, ma la voce mostra innegabili crepe, risultando spesso gessosa, palesando così numerose difficoltà di emissione, dovute anche ad una certa stanchezza del mezzo espressivo. Buono il resto dei solisti, tra cui spicca l'ottimo Shirley-Quirk che regala una delle sue prove migliori. Poderoso il Gesù del poco più che trentenne Gwynne Howell. Il coro, privo anche questa volta di voci femminili, è quello del prestigioso Istituto Wandsworth di Londra - purtroppo dismesso nel 1991 - diretto da Russell Burgess, il quale è impegnato anche nel ruolo di Pietro. La massa corale sembra abbastanza ampia, ma, nonostante questo, emerge una certa chiarezza delle singole linee, nonché, nonostante la giovane età dei componenti, una certa sicurezza nell'intonazione e nell'emissione, anche nei registri più acuti. Ottima la English Chamber Orchestra supportata da un continuo sobrio ma mai statico ed inerte. Se il dramma deficitava nella direzione di Willcocks, con Britten non si può dire altrettanto: sicuramente l'approccio del compositore britannico è volto ad una certa teatralità, ma è la teatralità a cui da sempre ci ha abituato questo musicista: sottile, fatta di piccoli gesti, di sottrazioni, che rifugge le esplosioni emotive. Si tratta di un approccio alternativo sia al romanticismo di Mengelberg e Furtwangler, sia alla oggettiva ieraticità di Klemperer o di Richter: è un Bach quasi intimistico quello di Britten, un Bach che rinuncia quasi totalmente all'alone tragico, per percorrere una strada nel solco di una laica tolleranza.

Insomma, una incisione non per tutti, ma che sicuramente va conosciutà per l'originalità dell'approccio, che costituisce una sorta di unicum nella sterminata discografia di questo immortale capolavoro bachiano.

...dedico a @Ives, @Wittelsbach, @superburp, @kraus, @giordanoted, @Madiel, @Majaniello e a chi gradisce...

 

Danke, Snorlax :) Ci mettiamo una controdedica a tema (una versione corale delle Ultime sette parole:

 

Il cast: Sandrine Piau (soprano), Ruth Sandhoff (contralto), Robert Getchell (tenore), Harry van der Kamp (basso), Accentus, (coro); Akademie für Alte Musik, diretta da Laurence Equilbey.

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1 minuto fa, Wittelsbach dice:

Questa la conoscevo!

E ti piacque?:boast::rolleyes:

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ciao a tutti!

ANNIVERSARI DI OGGI

- nel 1961 muore a Roma il compositore, collezionista d'arte e mecenate Roffredo Caetani
- nel 1938 nasce a Kerpen il basso Kurt Moll
- nel 1916 nasce a Buenos Aires il compositore Alberto Ginastera
- nel 1908 nasce a Tučapy il direttore d'orchestra Karel Ančerl

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sto ascoltando questo, su consiglio di un amico (sempre lo stesso :D😞

 

 

 

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