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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


Madiel
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Heinrich SCHUTZ
Storia del Natale SWV 435

Solisti vari
Choeur de chambre de Namur
La Fenice
Jean Tubéry

Il titolo completo è "Storia della gioiosa e benedetta nascita di Gesù Cristo, figlio di Dio e di Maria". Rispetto ad altre esecuzioni di oratori di Schutz, molto statiche e francamente assai noiose, questa di Tubéry si caratterizza per la vivacità e la partecipazione notevolissime dei solisti, anche nei lunghi recitativi secchi (bravissimo l'evangelista Hans-Jorg Mammel), e per la realizzazione ricca, fantasiosa e coloratissima del continuo. Bello.

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Non è nel corpus delle ultime messe, ma è il lavoro più lungo (1h) e poderoso (tante arie quasi di stampo operistico con appositi ritornelli e cori giubilanti) di Haydn in questo campo. Non mancano momenti più riflessivi (Benedictus) o di cupa profondità (Agnus Dei intonato dal basso). Bellissima edizione live dalla Frauenkirche di Dresda affidata a Immerseel e i suoi Anima Eterna (a ranghi davvero ridottissimi ma dal suono limpido ed incisivo) con un bel quartetto di voci. @Majaniello che chiedeva consigli hip per le messe haydniane. Questa ci sta senza dubbio.

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5 minuti fa, Ives dice:

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Non è nel corpus delle ultime messe, ma è il lavoro più lungo (1h) e poderoso (tante arie quasi di stampo operistico con appositi ritornelli e cori giubilanti) di Haydn in questo campo. Non mancano momenti più riflessivi (Benedictus) o di cupa profondità (Agnus Dei intonato dal basso). Bellissima edizione live dalla Frauenkirche di Dresda affidata a Immerseel e i suoi Anima Eterna con un bel quartetto di voci. @Majaniello che chiedeva consigli hip per le messe haydniane. Questa ci sta senza dubbio.

Non sono mai stato a Dresda e dalla copertina del disco mi ha colpito l'imponenza e la bellezza della Frauenkirche. Sono andato perciò a cercare notizie e immagini, scoprendo che questo tesoro dell'arte tedesca fu distrutto dai bombardamenti inglesi del 1945 e rimase allo stato di rudere fino a dopo la riunificazione tedesca. L'iniziativa fondamentale per la ricostruzione, con una colossale opera di raccolta di fondi estesa a tutto il mondo, si deve al grande musicista sassone Ludwig Guttler, che grazie a questa impresa - andata a buon fine in poco più di dieci anni - mi sta ancora più simpatico.

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51 minuti fa, giobar dice:

Non sono mai stato a Dresda e dalla copertina del disco mi ha colpito l'imponenza e la bellezza della Frauenkirche. Sono andato perciò a cercare notizie e immagini, scoprendo che questo tesoro dell'arte tedesca fu distrutto dai bombardamenti inglesi del 1945 e rimase allo stato di rudere fino a dopo la riunificazione tedesca. L'iniziativa fondamentale per la ricostruzione, con una colossale opera di raccolta di fondi estesa a tutto il mondo, si deve al grande musicista sassone Ludwig Guttler, che grazie a questa impresa - andata a buon fine in poco più di dieci anni - mi sta ancora più simpatico.

Rimaneva poco e niente dell'originale, io la vidi dal vivo in costruzione, c'erano davvero solo cumuli di macerie e qualche muro. Fu completamente rifatta negli anni 2000. Credo sia stata finanziata anche da fondi americani e britannici in segno di riconciliazione. Da fuori appare abbastanza naturale, dentro è un pò posticcia, ma credo che l'effetto sia voluto. Dai numerosi video e CD è molto utilizzata come sala da concerto. La Carus ha una bella serie dedicata di musica sacra.

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3 ore fa, glenngould dice:

Tanti auguri al Maestro Bruno Canino:

E suona pure una rarità! Auguri...

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Paavone alle prese con Berg, una novità... piuttosto strana la disposizione degli archi, con i violoncelli al centro e i contrabbassi alla sinistra del direttore.

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Christoph GRAUPNER
Cantate natalizie:
Die Nacht ist vergangen - Heulet, denn Herrn Tag ist nabe
Wer da glaubet dass Jesus sei der Christ - Wie bald hast du gelitten
Solisti vari
Mannheimer Hofkapelle
Ex Tempore
Florian Heyerick

Nello stile dell'epoca ma niente male. Molto strano che musicisti e case discografiche in cerca di novità non abbiano ancora approfondito con criterio e abbondanza la enorme, e in gran parte ancora ignota, produzione di un autore importante che ha lasciato una quantità di opere paragonabile a quella di Telemann. Solo le cantate rimasteci sono più di 1400. Molto interessante, nella prima cantata del disco che sto ascoltando (Die Nacht ist vergangen), il ruolo fondamentale dei corni, in molti punti anche schiettamente solistico.

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1 ora fa, Madiel dice:

E suona pure una rarità! Auguri...

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Paavone alle prese con Berg, una novità... piuttosto strana la disposizione degli archi, con i violoncelli al centro e i contrabbassi alla sinistra del direttore.

In realtà mi sembra la disposizione tradizionale che si è costantemente usata in Europa fino al 1945 circa. A partire dal dopoguerra fu gradualmente abbandonata - tranne alcune celebri eccezioni, p.e. Toscanini, Klemperer, Kempe, ma non solo - in favore di quella angloamericana, teorizzata qualche decennio prima indipendentemente da Henry Wood in UK (inizialmente pensata come soluzione per le orchestre semiprofessionali, poiché garantiva un maggiore controllo dell'intonazione) e da Stokowski negli USA (introdotta per questioni di fonogenia, tenute conto le problematiche che sorgevano nelle prime registrazioni; tuttavia Stoki nel corso della sua carriera cambiò più volte assetto orchestrale, ovviamente tenendo conto anche dell'acustica delle sale da concerto), disposizione che prevedeva tutti i violini, primi e secondi, a sinistra del direttore e gli strumenti più gravi a destra. Oggi vedo sempre più direttori che stanno recuperando la posizione stereofonica dei violini, che in alcune esecuzioni può fare una certa differenza, come spiega ottimamente Blomstedt in questa breve intervista:

 

Qui lo schema della disposizione "classica":

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E questi i cambiamenti apportati da Wood e Stokowski:

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Ovviamente le varianti di ciascuna possono essere infinite, of course...

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1 ora fa, Snorlax dice:

In realtà mi sembra la disposizione tradizionale che si è costantemente usata in Europa fino al 1945 circa. A partire dal dopoguerra fu gradualmente abbandonata - tranne alcune celebri eccezioni, p.e. Toscanini, Klemperer, Kempe, ma non solo - in favore di quella angloamericana, teorizzata indipendentemente da Henry Wood in UK (inizialmente pensata come soluzione per le orchestre semiprofessionali, poiché garantiva un maggiore controllo dell'intonazione) e da Stokowski negli USA (introdotta per questioni di fonogenia, tenute conto le problematiche che sorgevano nelle prime registrazioni; tuttavia Stoki nel corso della sua carriera cambiò più volte assetto orchestrale, talvolta rivoluzionando del tutto la disposizione tra le varie famiglie strumentali, ovviamente tenendo conto anche dell'acustica delle sale da concerto), disposizione che prevedeva tutti i violini, primi e secondi, a sinistra del direttore e gli strumenti più gravi a destra. Oggi vedo sempre più direttori che stanno recuperando la posizione stereofonica dei violini, che in alcune esecuzioni può fare una certa differenza, come spiega ottimamente Blomstedt in questa breve intervista:

 

Qui lo schema della disposizione "classica":

toscanini-sp.gif

 

E questi i cambiamenti apportati da Wood e Stokowski:

stokowski-sp.gif

Ovviamente le varianti di ciascuna possono essere infinite, of course...

Molto interessante l'intervista di Blomstedt, grazie della segnalazione!:thumbsup_anim: Avendo assistito abbastanza di recente a concerti sinfonici in cui i direttori, di volta in volta, hanno privilegiato una delle due disposizioni, ho potuto fare buoni confronti dal vivo senza alcun "inquinamento" derivante dal lavoro dei tecnici del suono e dalla disposizione dei microfoni per la registrazione. Ebbene, credo che entrambe le disposizioni abbiano la loro ragion d'essere e anche i loro limiti. La disposizione tradizionale, propugnata anche da Blomstedt, con violini primi opposti ai secondi, assicura un formidabile effetto stereofonico soprattutto quando nell'orchestrazione prevale il ruolo dei violini e il loro dialogo; al tempo stesso assicura una notevole trasparenza al tessuto orchestrale. Ricordo una Quarta sinfonia di Ciaikovski (autore menzionato anche da Blomstedt) mai sentita prima così trasparente. C'è però il limite, che in alcuni casi mi è parso evidente forse per carenze del direttore, di una eccessiva massificazione dei bassi rispetto ai violini primi, con una relativa perdita d'identità degli uni e degli altri. Viceversa, con la disposizione di Stokowski i bassi acquistano un rilievo notevole e, nel contempo, la sezione complessiva dei violini acquisisce maggior  volume: il suono dell'orchestra, così, è più massiccio e grava sul direttore l'onere di mantenerlo trasparente (e non sempre ci riesce, col risultato di un suono morchioso e stancante). La disposizione stereofonica dei violini assicura anche un altro risultato secondario ma importante dal vivo: portando i contrabbassi sul fondo, li nasconde un po' alla vista del pubblico e sono meno evidenti le licenze "disciplinari" dei contrabbassisti, che spesso si comportano come i giullari dell'orchestra approfittando delle pause per fare e farsi scherzi e per chiacchierare tra loro.

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1 ora fa, Snorlax dice:

In realtà mi sembra la disposizione tradizionale che si è costantemente usata in Europa fino al 1945 circa. A partire dal dopoguerra fu gradualmente abbandonata - tranne alcune celebri eccezioni, p.e. Toscanini, Klemperer, Kempe, ma non solo - in favore di quella angloamericana, teorizzata qualche decennio prima indipendentemente da Henry Wood in UK (inizialmente pensata come soluzione per le orchestre semiprofessionali, poiché garantiva un maggiore controllo dell'intonazione) e da Stokowski negli USA (introdotta per questioni di fonogenia, tenute conto le problematiche che sorgevano nelle prime registrazioni; tuttavia Stoki nel corso della sua carriera cambiò più volte assetto orchestrale, ovviamente tenendo conto anche dell'acustica delle sale da concerto), disposizione che prevedeva tutti i violini, primi e secondi, a sinistra del direttore e gli strumenti più gravi a destra. Oggi vedo sempre più direttori che stanno recuperando la posizione stereofonica dei violini, che in alcune esecuzioni può fare una certa differenza, come spiega ottimamente Blomstedt in questa breve intervista:

E' curioso perchè ci sono altri video on line dello stesso concerto e la disposizione è classica.  Mi chiedevo se la scelta di quel video fosse una libera prescrizione della partitura o qualcosa del genere :o Forse nel caso specifico ci sono solo motivazioni foniche o un ritorno alla tradizione. Comunque, al di là di questo, mi è parsa una gran bella esecuzione, con un Paavone dal gesto espressivo e uno Shaham commovente.

---

Stravinsky: Soucoupes

BBC Singers, Boulez

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38 minuti fa, Madiel dice:

E' curioso perchè ci sono altri video on line dello stesso concerto e la disposizione è classica.  Mi chiedevo se la scelta di quel video fosse una libera prescrizione della partitura o qualcosa del genere :o Forse nel caso specifico ci sono solo motivazioni foniche o un ritorno alla tradizione.

Non mi pare ci sia alcuna prescrizione in partitura, credo che sia una libera scelta di Paavone che da un po' di anni ha deciso di adottare per la maggior parte delle esecuzioni la disposizione dei violini in maniera stereofonica.

52 minuti fa, giobar dice:

Con la disposizione di Stokowski i bassi acquistano un rilievo notevole e, nel contempo, la sezione complessiva dei violini acquisisce maggior volume.

Una delle ragioni principali di Stokowski è proprio quella che menzioni. Oltre al volume, Stoki andava alla ricerca di un flusso sonoro continuo e ininterrotto, ragion per cui, introdusse l'adozione del free bowing - ossia le arcate libere - il cui risultato è uno dei marchi di fabbrica del direttore britannico, marchio che per lungo tempo determinò il sound unico della Philhadelphia Orchestra.

Se ti interessa l'argomento ti rimando a questa pagina, dove trovi anche un approfondimento delle varie disposizioni orchestrali adottate da Stokowski nell'arco della sua carriera:

https://www.stokowski.org/Leopold_Stokowski_Interviews.htm

EDIT: Qui un esempio video di una delle disposizioni orchestrali adottate da Stokowski negli ultimi anni della sua carriera. Trattasi di una splendida Incompiuta risalente al 1969, alla testa della London Philharmonic (di cui esiste una parallela incisione in studio per Decca):

 

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29 minuti fa, Snorlax dice:

 

Una delle ragioni principali di Stokowski è proprio quella che menzioni. Oltre al volume, Stoki andava alla ricerca di un flusso sonoro continuo e ininterrotto, ragion per cui, introdusse l'adozione del free bowing - ossia le arcate libere - il cui risultato è uno dei marchi di fabbrica del direttore britannico, marchio che per lungo tempo determinò il sound unico della Philhadelphia Orchestra.

 

Ho recuperato nella biblioteca di mio suocero un libretto di Stokowski pubblicato nel 1957 in Italia da Mondadori (introduzione di Ennio Porrino e traduzione del padre Clemente Porrino) "La musica per tutti". E' un volume di "alta" divulgazione sulla musica, dove Stokowski affronta in modo abbastanza approfondito temi di varia natura (storia, estetica, acustica, etnomusicologia, rapporto con gli strumenti di registrazione e riproduzione ecc.). Tratta anche il problema della disposizione degli strumenti in orchestra, ma non prende posizione specifica, sottolineando la necessità di tener conto da un lato delle esigenze espressive in rapporto alle caratteristiche peculiari dei singoli strumenti e della loro posizione rispetto al pubblico o ai microfoni, dall'altro dell'acustica specifica della sala in cui si suona.

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12 ore fa, giobar dice:

La Zero-Zero è una sorta di incunabolo, di prototipo zoppicante ed è ritenuta bruttina anche dai bruckneriani più tosti del forum.

Bruttina no, tuttavia sembra un po' impersonale, o quanto meno priva di una direzione precisa. 

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Bel concerto che riunisce un pò tutti gli elementi del bravo Chávez: poliritmia, passaggi atonali, uso tipico dei fiati, suggestioni popolari messicane, continua rigenerazione del materiale tematico, scrittura virtuosistica per il solista. Bravissimi gli interpreti, soprattutto Osorio che dimostra una disinvoltura spiazzante, una introiezione della trama musicale di grande profondità, segno di una lunga frequentazione con questa pagina (scritta per Eugene List, se non sbaglio o comunque lui ne è stato un interprete di vaglia con l'autore sul podio). Prieto accompagna con grande precisione e conoscenza del repertorio. Seguono altri godibili pezzi per piano solo di autori messicani (Moncayo, Ponce, Carrillo, Zyman ancora vivente...).

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14 ore fa, Wittelsbach dice:

Niente, ormai sono quasi a posto! :)

Ottimo, allora ;)  Buon 2021 Wittels!

Intanto riscorre nell'aria la Sinfonia Zeresima di Bruckner... 

@Persephone

Grandioso il lungo crescendo del I movimento, nel cui bel mezzo affiora anche un motivo che tornerà, imperioso, nel Te Deum, forse la composizione di più comodo ascolto per chi abborda la musica bruckneriana; ma anche questa marcia rapida e minacciosa avvince e avvinghia subito l'ascoltatore. 

Dopo l'intermezzo melodico offerto dall'Andante, si riparte a tutta randa con uno scherzo gioiosamente aggressivo e improntato alla stessa sanguigna vitalità del movimento iniziale, eccezion fatta per il tempo più mosso.

Il Finale si snoda tra varie indicazioni agogiche (un Moderato che poi diventa un Allegro vivace, destinato ad avvicendarsi con un placido ma un po' circospetto Andante prima di concludere il brano): ciò nonostante è una musica relativamente breve, almeno per le abitudini dell'autore, con un convincente sfoggio di contrappunto per rinfrancar lo spirito tra una battuta e l'altra. L'ottimismo nonostante la tonalità minore - mai sinonimo di tragicità, in questa Sinfonia - è confermato dal tema ascendente che guida l'Allegro vivace.

E dalla Sinfonia "Renato" è tutto, a voi studio.

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