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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


Madiel
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2 ore fa, kraus dice:

 

Eccelsa per tantuni, l'op. 48 LDC ci sbatte contro e passa avanti quasi senza accorgersene, lasciandosi un minimo avvincere solo dal sesto lied della serie, capando i restanti come fossero persiche e ributtandoli nella cassetta da dove li aveva sceverati, giudicandoli troppo acerbi e insignificanti rispetto all'ultimo*. Tra l'altro, dalle strofe degli stessi canti, scritti da Gellert, colse ispirazione anche CPE Bach, che li musicò tutti (sono una cinquantina abbondante e se proprio uno muore dalla curiosità di ascoltarli, questo l'accontenterà, ndr):

 

* Questo lo stringato rapporto di LDC su Vom Tode (op. 48 n. 3), visto dalla critica come uno dei vertici assoluti dell'arte beethoveniana e un presagio di Brahms: "Il tono [di fa diesis] minore è scontato  per un soggetto che probabilmente stava a cuore al conte von Browne [...] e sicuramente allo stesso compositore, che stava attraversando il periodo forse più triste della usa vita. Note lunghe ripetute, quasi nessun legato, un alternarsi di semibrevi e minime sfocianti nelle nove ultime e lugubri battute, unicamente pianistiche, in cui il basso scende a livelli pressoché inudibili."

Vom Tode di Beethoven è anche per me uno dei vertici assoluti della musica e l'anticipazione dei Vier ernste Gesänge brahmsiani (capolavoro anch'essi) è fin troppo evidente. Non capisco come possa Della Corte liquidarlo in modo così scolastico. Bellissima l'esecuzione dell'op 48 che hai postato dell'immenso Fischer-Dieskau (non è scritto il nome del cantante ma se non è lui è il suo doppio).

p.s.

Confermo che è F-D., è scritto nei commenti, l'accompagnamento impeccabile è di Jörg Demus.

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20 minuti fa, giordanoted dice:

Non capisco come possa Della Corte liquidarlo in modo così scolastico.

Pensa che, nel valutare l'ultimo lied dell'op. 48 (Busslied, per la cronaca), cinguetta quanto segue e raddoppia la dose: "La differenza con i primi cinque canti della serie è indiscutibile e si spiega oggettivamente con il fatto che questi furono composti presumibilmente molti anni prima (forse addirittura a Bonn) da un Beethoven ai primi tentativi nel campo della musica vocale." E vabbuò...

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32 minuti fa, giordanoted dice:

Vom Tode di Beethoven è anche per me uno dei vertici assoluti della musica e l'anticipazione dei Vier ernste Gesänge brahmsiani (capolavoro anch'essi) è fin troppo evidente. Non capisco come possa Della Corte liquidarlo in modo così scolastico.

 

 

15 minuti fa, kraus dice:

Pensa che, nel valutare l'ultimo lied dell'op. 48 (Busslied, per la cronaca), cinguetta quanto segue e raddoppia la dose: "La differenza con i primi cinque canti della serie è indiscutibile e si spiega oggettivamente con il fatto che questi furono composti presumibilmente molti anni prima (forse addirittura a Bonn) da un Beethoven ai primi tentativi nel campo della musica vocale." E vabbuò...

Bortolotto (Introduzione al Lied romantico) si ritrova sulla stessa lunghezza d'onda di Della Croce (chissà se uno dei due ha preso spunto dall'altro...) e, peraltro, si esibisce in uno straordinario, per contraddittorietà, giro di valzer. Dapprima, dopo aver deprecato altre prove liederistiche di LvB, afferma che ama "ritrovare l'anima immensa del maestro nei brevi intensissimi Lieder...op. 48" e parla, per una pagina intera, dell'ultimo. Poi sembra parlar bene anche dei primi cinque, ma improvvisamente salta a definirli "canzonette segnate dal naif ottuso della stantia vocalità settecentesca...di rudimentale scrittura arcaica...nel loro esanime protrarsi di otto in otto battute, nella banalità della chiusa con lo scolastico ritardo, nei vezzi sbiaditi degli abbellimenti, in cui la linea s'avvolge, noi non riconosciamo più l'autore del Fidelio". Boh. Anche Beethoven ha scritto sciocchezze, pezzi scolastici o poco ispirati. Qui, sinceramente, non mi pare.

Intanto...

Felix Mendelssohn-BARTHOLDY
Die erste Walpurgisnacht op. 60

Brigitte Balleys - Frieder Lang - Gilles Cachemaille
Coro & Orchestra Gulbenkian di Lisbona
Michel Corboz

E' strano che la bellissima ouverture, lunga, composita, piena di passione, non goda di una pratica esecutiva come altre ouvertures di Mendelssohn e in genere non rientri, nemmeno, nelle incisioni antologiche che riuniscono pezzi del genere.

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11 minuti fa, giobar dice:

Anche Beethoven ha scritto sciocchezze, pezzi scolastici o poco ispirati. Qui, sinceramente, non mi pare.

Ma poi ci si accorge già all'ascolto che l'op. 48 mostra un impegno tutto particolare. Come detto, non capitava al Nostro tutti i giorni di musicare testi a sfondo religioso, il che può averlo spinto a buttare un'occhiata più attenta ancora del solito ai versi che trasponeva in musica.

Poi per carità, sia detto per inciso, ma il vecchio Beeth nei confronti dei Lieder è un po' come Schubert nei confronti dell'opera lirica (come testimoniano i grappoli di ouverture sezionati sempre da LDC): 'na cifra de tentativi, non sempre andati a segno, anzi molto spesso a vuoto. A contarli uno per uno, i canti composti da Beethoven per voce e pianoforte sono un centinaio, indice evidente del suo intignarsi nel volere sviscerare il rapporto fra testo e parola. 

Intanto, laif is nau:

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10 minuti fa, giobar dice:

 

Bortolotto (Introduzione al Lied romantico) si ritrova sulla stessa lunghezza d'onda di Della Croce (chissà se uno dei due ha preso spunto dall'altro...) e, peraltro, si esibisce in uno straordinario, per contraddittorietà, giro di valzer. Dapprima, dopo aver deprecato altre prove liederistiche di LvB, afferma che ama "ritrovare l'anima immensa del maestro nei brevi intensissimi Lieder...op. 48" e parla, per una pagina intera, dell'ultimo. Poi sembra parlar bene anche dei primi cinque, ma improvvisamente salta a definirli "canzonette segnate dal naif ottuso della stantia vocalità settecentesca...di rudimentale scrittura arcaica...nel loro esanime protrarsi di otto in otto battute, nella banalità della chiusa con lo scolastico ritardo, nei vezzi sbiaditi degli abbellimenti, in cui la linea s'avvolge, noi non riconosciamo più l'autore del Fidelio". Boh. Anche Beethoven ha scritto sciocchezze, pezzi scolastici o poco ispirati. Qui, sinceramente, non mi pare.

 

Il compianto Mario Bortolotto era un gentiluomo di ottime maniere e squisita cortesia (ne ho prova diretta) ma era nevrotico e pieno di idiosincrasie, con un certo gusto, ripreso dal suo maestro Adorno, per l'opinione paradossale e per l'autocontraddizione. Per orientarsi è una bussola scassata, ma alcune intuizioni o associazioni di idee sono folgoranti e, qualche volta, è anche un buono scrittore.

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Ermanno WOLF-FERRARI
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 26

Laura Marzadori, violino
Orchestra Città di Ferrara
Marco Zuccarini

Registrazione live della prima esecuzione italiana del concerto (14 aprile 2012!). Lavoro interessante e da riascoltare. Solista brava. Orchestra un po' ruspante e forse danneggiata dalla registrazione sulla quale evito di spendere aggettivi

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Polina Pastirchak - soprano Sophie Harmsen - mezzo-soprano Steve Davislim - ténor Johannes Weisser - basse RIAS Kammerchor Denis Comtet - chef de chœur Anne Katharina Schreiber - premier violon Freiburger Barockorchester

René Jacobs - chef d'orchestre

Filmé à la Philharmonie de Berlin, 2019

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Sempre da LDC vengo a scoprire che Saint-Saëns ha variato per piano a quattro mani un tema beethoveniano, preso dal Trio della Sonata op. 31 n. 3. 

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Questa playlist contiene un po' di frammenti e abbozzi provenienti dal caoticissimo sgabuzzino beethoveniano. Penso che anche lui, trovandosene qualcuno davanti, si domanderebbe sbalordito: "Questo l'ho scritto io? Ma che, davero davero?" Come si fa a non volergli bene oppure, dritto pe' dritto, come volergli male?

Già ascoltando i primi pezzi dell'elenco ci sono delle sorprese piacevoli (si trova pure una versione alternativa di Per Elisa). Man mano che sfoglio queste pagine, segnaleròvvi ciò che più merita o che colpisce di più l'orecchio. 

Questa Bagatelle, per esempio, è strana forte:

Oppure un bel ritmo affrontato raramente (direi quasi mai) da quei bravi ragazzi che sono i compositori classici. Savizzeviz in movimento e Desaglì dde testa:

 

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Ed eccola qui, anche se alcuni preferiranno anzi prediligeranno l'originale:

In ogni caso è interessante come il pezzo appaia qui modificato nella struttura, che ha dato parecchio da pensare a qualche critico (e talvolta è stata bollata come insolita per Beethoven).

La melodia esitante di Per Elisa riaffiora anche nel Trio di questo pezzettino qui:

 

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Ultimo pensiero musicale (o almeno così l'hanno venduto) di Beethoven :

Nel complesso, il meglio delle Rarities sta nella prima parte: le fughe giovanili (compiti per casa, presumibilmente assegnati dal Rag. Albrechtsberger) e le sonate per flauto contenute nella seconda lasciano un po' il tempo che trövano, ma fa comunque piacere ascoltarle.

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Cominciamo ad addobbare un po' 'st'arbero e pure er presepe. Addobbi, addobbi, addobbi e abbondi pure.

P.S. Ma com'è bellino l'Adagio a 2:58! E pure il pezzo successivo.

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