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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


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3 ore fa, Wittelsbach dice:

Non ci crederai ma questa è la prima volta che la sento, neanche nella biennalizzazione di Drammaturgia musicale che ho fatto all'Università di Milano l'ho mai sentita! 😮

Pur essendo un'opera della maturità, non dovrebbe essere un titolo considerato fondamentale, su youtube ci sono anche Mitridate e Telemaco che sono due opere più "celebri" (tra l'altro dirette dall'Hengelbrock dei bei tempi, prima che si mettesse a dirigere i romantici per le major 🤑).

22 minuti fa, kraus dice:

@Majaniello(non so se ti interessi questo autore, ma è un altro degli operisti del '700 di cui le case discografiche cominciano ad accorgersi; qualche anno fa è uscito di lui questa robina qui:)

Al Mozart adolescente piacevano tutti questi autori leggerini e molto melodici come Anfossi, Cafaro, De Majo, Guglielmi, che all'epoca avevano un certo successo di pubblico. L'opera è gradevole e ben scritta, e in effetti è impressionante la similitudine con la musica del giovane Mozzy. Gli autori importanti degli anni '60-'70 sono altri (quelli su cui Mozart aveva riserve 🤣), e mi pare che Anfossi sia stato rispolverato solo in relazione al fatto che fu modello per il salisburghese, come recita il retrocopertina.

Però non vorrei sembrare di nuovo un neo-luchesiano, la grandezza di Mozart sta anche nell'aver profuso le massime risorse in uno stile giocoso e sentimentale che era prima di lui considerato solo per far cassa. Beethoven, che si diceva un grande fan di Mozart, amava prevedibilmente solo le opere più seriose del salisburghese, che tutto sommato erano una minoranza (tutte le opere in modo minore, qualche quartetto e poco altro). Apprezzava la viennesità fanta-massonica del Flauto Magico ma trovava la trilogia di Da Ponte volgare, musicalmente ("troppo all'italiana") e nei contenuti ("non avrei mai sprecato tutto quel talento con soggetti del genere"). Tanti come lui non capivano (e non capiscono) un cavolo di Mozart - questo è un mio pensiero, sul quale ci vorrebbe una discussione a parte.

22 minuti fa, kraus dice:

L'ho ascoltata più volte; discreta ma non da perderci la testa, ndr.

Prendi la copertina, tira una linea su ANFOSSI e scrivici MOZART a penna, diventerà per magia un capolavoro minore 🤣

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15 minuti fa, Majaniello dice:

Prendi la copertina, tira una linea su ANFOSSI e scrivici MOZART a penna, diventerà per magia un capolavoro minore 🤣

Se è per questo anche la Finta giardiniera mozartiana si situa sullo stesso livello di quella di Anfossi. Musica piacevole, ma non un capolavoro. Eseguire tutto di un grande autore ha anche una finalità documentativa/storica/curiosale (ecco qua un aggettivo nato a caso e a cappero).

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Adesso, kraus dice:

Se è per questo anche la Finta giardiniera mozartiana si situa sullo stesso livello di quella di Anfossi. Musica piacevole, ma non un capolavoro. Eseguire tutto di un grande autore ha anche una finalità documentativa/storica/curiosale (ecco qua un aggettivo nato a caso e a cappero).

Ovviamente la mia era una battuta per ridere :P 

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Non ricordo se il vecchio Hurwitz abbia parlato o no dei Trii haydniani*. Molti sono gemme nascoste, ci starebbe un confronto tra i vari interpreti che si sono misurati con l'integrale o con almeno una selezione di queste opere.

* Suggerimento da prendere con le molle: sarebbe forte un indice con tutti i compositori e i lavori trattati nella relativa discussione, ma rischia di diventare un lavoro piuttosto corposo, data la frequenza con cui vengono pubblicati i video del critico.

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2 minuti fa, Majaniello dice:

Ovviamente la mia era una battuta per ridere :P 

L'ho capito, Maja, ma sembra davvero che il pubblico venga preso per scemo. Se ascolta musica classica, mi permetto il lusso di non credere che lo sia; tanto più che in genere nessuno resta fermo dov'è, ma dopo aver cominciato ad ascoltare Tizio e Caio approfondisce la loro epoca e non si accontenta dei primi 100 CD consigliati ai neofiti.

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7 minuti fa, Madiel dice:

Milhaud: Symphonies Nos. 5 & 6 - CPO: 9990662 - download | Presto Classical  la 5a, per ora.

Mi colpì quando sentii questa sinfonia diretta dall'autore, il tempo staccato nel primo movimento è molto più rapido ed energico:

Francis, che di solito è un buon direttore, qua mi pare tutt'altro che Vif et cinglant, e non parlo solo della scelta del tempo largo (che può essere anche una soluzione legittima per aumentare l'intellegibilità delle parti):

 

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Adesso, Majaniello dice:

Mi colpì quando sentii questa sinfonia diretta dall'autore, il tempo staccato nel primo movimento è molto più rapido ed energico:

Francis, che di solito è un buon direttore, qua mi pare tutt'altro che Vif et cinglant, e non parlo solo della scelta del tempo largo (che può essere anche una soluzione legittima per aumentare l'intellegibilità delle parti):

 

Mi pare sia una caratteristica del Milhaud direttore, in effetti ha lasciato alcune registrazioni molto incisive (ritmo marcato, sottolineatura del tessuto contrappuntistico, evidenza delle dissonanze e contenimento del lirismo dei movimenti lenti). Si nota lo stesso con la 4a, la 8a e la 10a, quest'ultima diretta dal vivo (ce l'abbiamo su Wellesz). Direi siano da considerare il riferimento in questo repertorio. 

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1 minuto fa, Madiel dice:

Mi pare sia una caratteristica del Milhaud direttore, in effetti ha lasciato alcune registrazioni molto incisive (ritmo marcato, sottolineatura del tessuto contrappuntistico, evidenza delle dissonanze e contenimento del lirismo dei movimenti lenti). Si nota lo stesso con la 4a, la 8a e la 10a, quest'ultima diretta dal vivo (ce l'abbiamo su Wellesz). Direi siano da considerare il riferimento in questo repertorio. 

Alcune prove le conosco anch'io, in generale mi pare un ottimo direttore! Ma ha diretto anche cose non sue come faceva Hindemith? 

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ciao a tutti!

 

ANNIVERSARI DI OGGI
 
- nel 1852 nasce a Villareal Francisco Tarrega
- nel 1977 nasce a Granada il direttore d'orchestra Pablo Heras-Casado
- nel 1695 muore a Londra Henry Purcell
- nel 1950 nasce a Kansas City il tenore Vinson Cole
- nel 1974 muore a Naarden il compositore Frank Martin
- nel 1942 nasce a Budapest il mezzosoprano e contralto Julia Hamari
- nel 1901 nasce a Como il basso Giacomo Vaghi
- nel 1936 nasce a Filadelfia il direttore d'orchestra James DePreist
- nel 1978 muore a Bergamo il compositore Guido Gambarini
 
___________________
 
 
boulez: sonata per pianoforte n. 3 / formanti 2-3
 
paavall jumppanen, pianoforte
 
dal solito cofano dg
 
 
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7 minuti fa, Majaniello dice:

Alcune prove le conosco anch'io, in generale mi pare un ottimo direttore! Ma ha diretto anche cose non sue come faceva Hindemith? 

Boh ! In disco ricordo solo opere proprie, anche perché la sua attività principale non era sul podio. Ricordo registrati in studio un numero notevole di lavori solo suoi: un paio di sinfonie, diversi concerti e qualche lavoro sinfonico, un paio di balletti, le sinfonie da camera, le maggiori opere liriche e il gruppo delle opéras-minutes e qualche lavoro sparso da camera (suonò pure in Scaramouche). Un corposo lascito di incisioni che vanno all'incirca dai primi anni trenta fino alla fine degli anni sessanta del passato secolo (almeno una cinquantina).

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52 minuti fa, Majaniello dice:

Pur essendo un'opera della maturità, non dovrebbe essere un titolo considerato fondamentale, su youtube ci sono anche Mitridate e Telemaco che sono due opere più "celebri" (tra l'altro dirette dall'Hengelbrock dei bei tempi, prima che si mettesse a dirigere i romantici per le major 🤑).

Aspetta, c'è stato un malinteso: intendevo dire che non ho mai sentito quella definizione tanto lusinghiera sull'operato di Scarlatti padre.

Intanto...

0730099142229.jpg

Questo complesso strumentale di Manchester, strumenti antichi, ha un background alquanto nebuloso: solo il sito della Naxos riporta qualche stringata informazione. Un peccato, perché la loro versione della Tafelmusik è giustamente "cameristica", ben dotata di abbellimenti.
Tafelmusik, una delle opere più celebri di Telemann, in disco è ben servita: senza contare le edizioni parziali, tra quelle complete figurano Belder (discreta), Goebel (eccellente anzi la migliore, dicono in giro), Bruggen, la coppia Mullejans-Van Der Golz e chissà chi altri. E la suite con la tromba continuo a ritenerla un capolavoro.

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On 20/11/2020 at 11:48, Majaniello dice:

Sento che @Snorlax tira fuori l'asso dalla manica ora. Dirò che Cortot non mi piace, più che nevrotico mi sembra uno che ha alzato il gomito un po' troppo!

°°°°

s-l1600.jpg

Ahah Maja, hai sentito bene: pensa che per il sottoscritto il briaco Cortot è Schumann. Anzi nell'ascoltare il repertorio pianistico schumanniano, praticamente mi rivolgo solo a lui. Lo so, sono prevedibilissimo. In ogni caso che questo il sia classico compositore che vada interpretato - anche quando scrive per orchestra - nella maniera più libera possibile, altrimenti rischia di diventare un macigno. Beh, poi io sono di parte...

T'è piaciuto lo Schoenberg/Sinopoli?!

========================================================

Io ho avuto due giorni di fuoco, stasera mi rilasso con dei classici, ma ascoltando un disco a cui non avevo fatto caso:

Hector Berlioz/Piotr I. Ciaikovskij/ Sergeij Prokofiev, Romeo e Giulietta, San Francisco Symphony, Seiji Ozawa

R-8939543-1489334470-5232.jpeg.jpg

Disco che raccoglie celebri lavori - due di essi ovviamente in forma stringatamente antologica - dedicati alla tragedia shakespeariana. Prima incisione di Ozawa per l'etichetta gialla, costituisce quasi una prova generale per le registrazioni capolavoro che avverranno negli anni successivi. E' la prima volta che sento l'ouverture ciaikovskiana diretta da questa grande bacchetta nipponica: devo ammettere che come lettura, tutto sommato, mi è sembrata convincente. Una visione molto compatta, con una grande attenzione allo strumentale e al dettaglio, che non si perde nemmeno nei movimenti più concitati. Lo slancio c'è, anche se nei momenti più lirici un po' più d'abbandono non avrebbe affatto guastato. Berlioz e Prokofiev troveranno maggior approfondimento nelle più tarde incisioni con i Bostonians - orchestra che fa la differenza in certo repertorio - ma anche in questa occasione, la stoffa non manca.

...oltre che a Maja, dedico a @Ives, @glenngould, @superburp, @Madiel, @Wittelsbach e a chi gradisce...

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Alberto Ginastera, Gisele Ben-Dor, London Symphony Orchestra - Ginastera:  Variaciones Concertantes / Glosses on Themes of Pablo Casals - Amazon.com  Music 

le apollinee Variaciones Concertantes

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14 ore fa, Wittelsbach dice:

Aspetta, c'è stato un malinteso: intendevo dire che non ho mai sentito quella definizione tanto lusinghiera sull'operato di Scarlatti padre.

Ma dici sull'essere storicamente fondamentale? io tutte le fonti che ho letto lo riportano come un caposcuola, che ha influenzato tutta l'opera italiana del '7-'800 ma anche Handel e, per via indiretta, Mozart. 

Basso "il più grande compositore di opere del '700, un genio, un simbolo del suo tempo, il sinonimo di opera all'italiana", Abbiati "il maggior rappresentante dell'epoca aurea del melodramma", Casella "il maggior compositore di opere teatrali del suo tempo", Ronga "modello esemplare per i maestri italiani e stranieri", "un faro che illuminerà i secoli a venire", "solitario, si ergeva molte spanne sopra i contemporanei", aggiungendo che era il più importante dopo Monteverdi (il discorso è lungo e coinvolge pure Bononcini, che Ronga disprezza come modaiolo), Treccani: "Più di ogni altro suo contemporaneo ha contribuito alla formazione di quel linguaggio agile e vario che da ultimo si risolverà nello stile mozartiano.", Oxford History: "Scarlatti could be looked upon as the culminating figure of opera’s first century. By reshaping and standardizing the legacy he inherited, he laid the foundation for the next century of operatic development". Dizionario Biografico degli Italiani: "nel primo Settecento l’arte di Scarlatti fu considerata una pietra di paragone del buon gusto musicale tra i mecenati. Il giudizio si è mantenuto intatto fino ai nostri giorni. Tra i tanti e diversi dati che lo comprovano si possono menzionare: l’influsso esercitato dalla musica di Scarlatti su Georg Friedrich Händel nel primo decennio del Settecento; la riscoperta delle sue opere da parte del maestro di canto e collezionista Alessandro Orsini nella Roma del secondo Ottocento; l’opinione espressa da Claude Debussy in un articolo del 1903". Dizionario Grove: "Alessandro Scarlatti è realmente il fondatore di quel linguaggio musicale del quale si sono serviti i compositori classici per esprimere i loro pensieri fino alla fine del periodo viennese. Sviluppo tematico, equilibrio della frase melodica, armonia cromatica: tutti gli artefici che il secolo decimosettimo aveva introdotti come tentativi, sono da lui adoperati in un tessuto unito e morbido, che raggiunge la perfezione in colui che, se bene non avesse mai conosciuto il suo vero maestro, fu tuttavia il suo miglior discepolo: Mozart."

Tanti altri ce ne saranno. Considerando che l'opera franco-tedesca deriva da Lully, praticamente Monteverdi trapiantato e modificato, e l'opera italiana Verdi incluso deriva da Scarlatti abbastanza palesemente, la storia del melodramma si può far discendere da questi due fondamentali italiani, Monteverdi e Scarlatti, nati artisticamente all'inizio e alla fine del '600 (a cui aggiungerei forse Stradella come tassello intermedio, su cui fortunatamente si sta facendo un bel lavoro di recupero). Poi, senza leggere tutta sta roba, basta ascoltare un paio di dischi per capire che siamo di fronte ad un gigante.

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Buona Giornata e buona festa di Santa Cecilia a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con l'Ode a Santa Cecilia di Georg Fridrich Haendel:
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10 ore fa, Snorlax dice:

Ahah Maja, hai sentito bene: pensa che per il sottoscritto il briaco Cortot è Schumann. Anzi nell'ascoltare il repertorio pianistico schumanniano, praticamente mi rivolgo solo a lui. Lo so, sono prevedibilissimo. In ogni caso che questo il sia classico compositore che vada interpretato - anche quando scrive per orchestra - nella maniera più libera possibile, altrimenti rischia di diventare un macigno. Beh, poi io sono di parte...

Ma io se hai notato ho citato proprio interpretazioni molto libere, il Carnaval di Michelangeli per dire, rifinitissimo e malinconico, non mi persuade per niente, pare Chopin! è Cortot nella fattispecie che mi suona innaturale... vabè, io preferisco di molto il suo allievo Heidsieck. Sì lo Schumann orchestrale (al contrario di Beethoven!) sembra che preveda proprio continui allargando e accelerando, la sua musica suonata in tempo non funziona per niente, alcune sezioni suonano compresse, altre troppo blande... io le poche volte che l'ascoltavo andavo su Bernstein e, ultimamente, su Paavo Jarvi, che sorpresa sembra l'unico "informato" che capisce questa cosa. 

10 ore fa, Snorlax dice:

T'è piaciuto lo Schoenberg/Sinopoli?!

Molto devo dire... io poi non ho veri riferimenti, è un repertorio che frequento poco, all'inizio pensavo di aver problemi con la dodecafonia, poi ho scoperto che coi compositori americani non mi disturba affatto, e lì ho capito che il problema è con una certa tradizione. Mi piace di più l'ultimo Schoenberg che quello del periodo atonale. Il Mosè è pazzesco (anche il soggetto devo dire). Per lo Schoenberg neoclassico ho perso interesse, ci sono neoclassicisti seriali che si fanno ascoltare di più (poraccio è stato anche il primo!). L'anno scorso ho comprato questo, ma lo devo ancora leggere:

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1 ora fa, Majaniello dice:

Ma io se hai notato ho citato proprio interpretazioni molto libere, il Carnaval di Michelangeli per dire, rifinitissimo e malinconico, non mi persuade per niente, pare Chopin! è Cortot nella fattispecie che mi suona innaturale... vabè, io preferisco di molto il suo allievo Heidsieck. Sì lo Schumann orchestrale (al contrario di Beethoven!) sembra che preveda proprio continui allargando e accelerando, la sua musica suonata in tempo non funziona per niente, alcune sezioni suonano compresse, altre troppo blande... io le poche volte che l'ascoltavo andavo su Bernstein e, ultimamente, su Paavo Jarvi, che sorpresa sembra l'unico "informato" che capisce questa cosa. 

Molto devo dire... io poi non ho veri riferimenti, è un repertorio che frequento poco, all'inizio pensavo di aver problemi con la dodecafonia, poi ho scoperto che coi compositori americani non mi disturba affatto, e lì ho capito che il problema è con una certa tradizione. Mi piace di più l'ultimo Schoenberg che quello del periodo atonale. Il Mosè è pazzesco (anche il soggetto devo dire). Per lo Schoenberg neoclassico ho perso interesse, ci sono neoclassicisti seriali che si fanno ascoltare di più (poraccio è stato anche il primo!). L'anno scorso ho comprato questo, ma lo devo ancora leggere:

qu-stile-e-pensiero-350x470.jpg

 

Per quel che riguarda Cortot, attenzione però, bisogna stare attenti anche alle annate, perché Carnaval l'ha inciso come minimo tre volte, e il risultato non è sempre egualmente convincente. Certo, essendo uno dei miei artisti-feticcio io lo perdono sempre, dove gli altri vedono idiosincrasie, io vedo spesso accecanti colpi di genio. In ogni caso, avendo reinciso più volte gli stessi pezzi nell'arco di quasi una cinquantina d'anni, è chiaro che vi sono performance dissimili sotto differenti aspetti, solitamente quelle prese a riferimento vanno dagli anni '20 alla fine dei '30, ma anche il vecchio Cortot, nonostante le famigerate defaillances tecniche, tirava fuori dei bei conigli dal cappello.

Non c'entra molto, ma una delle incisioni pianistiche schumanniane che più mi sono rimaste nella memoria è in un compact dell'Ermitage che acquistai in edicola parecchio tempo fa, credo fossi ancora alle superiori. Trattasi di un live luganese del Gilels terminale. Non ho mai più sentito gli Studi sinfonici in una lettura così tormentata e piena di affanno, sembra Schumann letto sotto la lente del nichilismo. Anche il resto del programma proposto dal grande pianista sovietico, mi sembrava suonato secondo questa particolare cifra interpretativa. Sul Tubo, fortunatamente qualcuno l'ha caricato, se ti può interessare:

 

...per il resto del tuo discorso sono completamente d'accordo. Anche su Benedetti Michelangeli, pianista che ho riveduto in maniera negativa in questi ultimi anni. A dir la verità, non è mai stato molto nelle mie corde, ma l'aura che lo circondava e il fatto che ogni qualvolta compravi un disco ti veniva propinato come il riferimento supremo in tutto il repertorio possibile dal negoziante di turno, mi aveva fortemente condizionato. Il suo non è proprio il pianismo che fa per me, neanche dove è visto come il nume incontrastato, come in certi autori francesi. Stessa nazionalità e stessa generazione, trovo Ciccolini sicuramente più persuasivo in autori come Debussy e Ravel.

======================================================

Sono contento Sinopoli ti sia piaciuto, vedrai anche gli altri dischi di quella serie non sono da meno. Per quel che riguarda gli americani: non si può parlare propriamente di dodecafonia, ma io ho sempre avuto una fissa per Ruggles, peccato abbia scritto così poco.

Ti confesserò che ho un gran debole per lo Stravinskij dodecafonico, che trovo rinato dopo la stagnazione neoclassica, che ha il suo punto più alto (o più basso, a seconda dei punti di vista) con La carriera di un libertino, opera che non ho mai digerito. La sua dodecafonia ha delle capacità espressive che non ho ravvisato in nessun altro. The Flood lo trovo un capolavoro assoluto, per dire.

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14 ore fa, Snorlax dice:

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Grazie. Identico programma, stessa etichetta, qualche anno prima con Maazel:

51QKDDgxqWL.jpg

Che fantasia! 😆 Ricambio con un ascolto dalla FD:

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Direttamente da uno dei discendenti dei Benda, storica famiglia di musicisti.

Avvertenza: il pezzo, a cominciare dal ritmo serrato ma accattivante, somiglia già più alle buone sinfonie schuberte del periodo e meno alle altre ouverturelle sparse a tradimento per il catalogo. Più Schubert e meno Rossini, inzomma. Ha anche un altro vantaggino rispetto alla media di questo compositore: dura poco, a differenza della messa papale di stamattina (un'ora e un quarto, ndt).

Pi esse: so che ardete dall'ansia di conoscere il rabbuiato parere di LDC sull'Apertura in questione, ma sono qui per questo. Luigione, occupato dapprima a riassumere la trama della farsa introdotta dal brano e poi a riportare il parere del figlio di Mozart, spettatore della prima, dedica una decina di righe al giudizio musicale sull'Ouverture, di cui lascio un laconico estratto: "Una delle più brevi e forse meno significative dell'autore". 

Gli garba di più, in sostanza, la prova schubertiana successiva in questo genere:

Già che ci sto, visto che sono in vena di generosità, dopo questa battagliera parata orchestrale in mi minore vi lascio anche qualcosa di allegro: una marcia funebre con tanto di spartitello, tratta da un'opera seria incompiuta ("Adrast") che qualche scapestrato (oblio e virguogna su di lui) voleva accostare a quest'Ouverture di per sé scollegata da eventi teatrali con un nome e cognome, a differenza della precedente:

 

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1 ora fa, Snorlax dice:

Per quel che riguarda Cortot, attenzione però, bisogna stare attenti anche alle annate, perché Carnaval l'ha inciso come minimo tre volte

Mi sa che conosco quella tarda, anni '40 o primi '50.

1 ora fa, Snorlax dice:

Trattasi di un live luganese del Gilels terminale. Non ho mai più sentito gli Studi sinfonici in una lettura così tormentata e piena di affanno, sembra Schumann letto sotto la lente del nichilismo.

Che la morte sia con noi :D 

 

1 ora fa, Snorlax dice:

Il suo [di ABM] non è proprio il pianismo che fa per me, neanche dove è visto come il nume incontrastato, come in certi autori francesi.

La penso uguale, ma almeno in Chopin e Debussy è plausibile e apprezzabile. Il disco più assurdo di Michelangeli è quello col concerto di Ravel e il IV di Rachmaninov, accoppiati presumo per le loro influenze americane. Peccato che ABM sia la negazione di quello stile leggero ed esuberante! Eppure è considerato riferimento (mi sa anche da Hurwitz). Penso che Michelangeli, mettendo la camicia di forza a certa musica troppo sconnessa, l'abbia resa potabile ad un certo pubblico dalle orecchie delicate.

1 ora fa, Snorlax dice:

La sua dodecafonia ha delle capacità espressive che non ho ravvisato in nessun altro. The Flood lo trovo un capolavoro assoluto, per dire.

Con me sfondi un portone! Anni fa segnalai l'edizione televisiva originale, presente su vimeo:

Ti dedico, prima che torni la mia lei per il pranzo, questo:

da qui:

81oosHTujUL._AC_SL1200_.jpg

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