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Cosa state ascoltando ? Anno 2020


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22 minuti fa, Ives dice:

Saint-Saëns

Wedding Cake Op. 76

Louis Lortie - piano

Bergen Philharmonic Orchestra

Neeme Järvi

Una gustosa spiritosaggine d'occasione. Dove però c'è tutto il talento artigianale di SS.

Curioso che di questo autore non sia uscita non dicono un'integrale, ma manco una mezza Ediscion curata dalla Brigliant...

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34 minuti fa, superburp dice:

Devo dire che dal punto di vista teatrale l'esecuzione è un po' ingessata e noiosetta, in Scimone c'è più entusisasmo.

Parli dell'Armida con la Gasdia? non credo di conoscerla. Gatti è quel che è, ma quella recita vale solo per i protagonisti! l'altra che conosco è quella con la Callas (purtroppo audio pessimo, e ovviamente edizione pionieristica tutt'altro che critica).

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10 minuti fa, kraus dice:

Curioso che di questo autore non sia uscita non dicono un'integrale, ma manco una mezza Ediscion curata dalla Brigliant...

Non mi pare, se non cofanetti con sinfonie, poemi sinfonici e concerti. Anche Decca e affini non si sono spinti oltre, ma vado a memoria.

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Adesso, Majaniello dice:

Parli dell'Armida con la Gasdia? non credo di conoscerla. Gatti è quel che è, ma quella recita vale solo per i protagonisti! l'altra che conosco è quella con la Callas (purtroppo audio pessimo, e ovviamente edizione pionieristica tutt'altro che critica).

Sì, è quella. E' un cd a cui sono anche molto affezionato perchè me lo feci regalare a scatola chiusa (i tempi in cui non c'era youtube!) ed è stato amore a prima vista.

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Massì, ddai, tutta la produzione quartettistica beethoveniana per archi! A cura degli Emerson Squadre Garden Quartet.  

Che dire? Trascinanti

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7 ore fa, Majaniello dice:

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Ok, tre brani da qui, provo a scrivere due parole (tanto c'è @Madiel che mi corregge - non essere troppo severo con Franco!). Lied è basato su un frammento di Opus Scir di Sinopoli. Gli strumenti a percussione e l'arpa dettano il ritmo, come fosse un accompagnamento, mentre il "canto lirico" è dato dalla sovrapposizione delle linee degli altri strumenti. Tutto il pezzo è scritto in pianissimo (con 4 p addirittura), sicchè la giustapposizione dei timbri e lo stridore armonico (in ogni coppia di strumenti l'uno è mezzo tono più su dell'altro) danno al pezzo una sonorità vitrea, smerigliata, e lievemente cangiante. Più acquatica, nel senso di annegamento, la sensazione che trasmette Lumen, in cui gli strumenti hanno ruoli ancora più distinti: celesta e vibrafono costruiscono lo sfondo, ottavino e clarinetto basso (quando si dice alti e bassi) si impegnano nelle melodie, viola e violoncello marcano il ritmo a corde vuote, come dei paletti. Mi piacerebbe attribuire dei significati psicanalitici ad ogni "Io" rappresentato nel brano dalle famiglie di strumenti, ma non lo farò! :D Al contrario di Lied, Lumen (basato su un tema di Dallapiccola, in memoria del quale è stato scritto il brano) ha uno sviluppo più ad arco, con un culmine e una rapida estinzione finale. E' un pezzo plumbeo e a suo modo tragico, in maniera donatoniana. Ash è un pezzo più schizofrenico, d'un'ironia involontaria e disperata (il cembalo è sempre uno strumento impertinente!), con un grande interplay tra gli strumenti. Fu un pezzo scritto un po' controvoglia (lui insegnava a Siena e ogni anno doveva portare una composizione), in uno dei periodi no (eufemismo) che il maestro attraversava. Non vorrei sbagliarmi, ma io ci sento una serie di sviluppi continui di incredibile maestria e almeno due temi principali, uno breve, molto caratterizzato sul piano ritmico da pause e intervalli larghi, e un altro di figurazioni a scala più o meno sconnesse. E' possibile che i temi siano più d'uno (ad esempio quello che si ascolta a un certo punto chiaramente esposto dal piano) e siano tutti derivati da un'unica idea...boh è un pezzo piuttosto incasinato e molto "lavorato" (a proposito di mestiere) ma paradossalmente è il più immediato e divertente, anche se il più oggettivista (se po' dì?). Che poi, più Franco cercava di prendere le distanze da sè stesso, più rappresentava incosciamente il casino che aveva in testa (ma questa prendetela come una mia suggestione).

@Snorlax @glenngould @Euripide

 

è da oggi pomeriggio che lo ascolto cercando di capirci qualcosa, quindi ricambio con il livre pour quatour di boulez. a differenza delle asprezze dei pezzi per solo pianoforte, queste per quartetto d'archi mi risultano più semplici da digerire :D 

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ciao a tutti!

 

ANNIVERSARI DI OGGI
 
- nel 1786 nasce a Eutin Carl Maria von Weber
- nel 1780 nasce a Vienna il violinista, pianista, compositore e direttore del Theater an der Wien Franz Clement
- nel 1899 nasce a Budapest Eugene Ormandy
- nel 1951 nasce a Gmunden il violoncellista e direttore d'orchestra Heinrich Schiff
- nel 1973 muore a Praga il compositore Alois Haba
 
_______________________
 
 
boulez: structures, libro primo, per 2 pianoforti
 
aloys kontarsky, alfons kontarsky, pianoforti
 
dal solito cofano dg
 
 
 
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16 ore fa, Euripide dice:

 

è da oggi pomeriggio che lo ascolto cercando di capirci qualcosa, quindi ricambio con il livre pour quatour di boulez. a differenza delle asprezze dei pezzi per solo pianoforte, queste per quartetto d'archi mi risultano più semplici da digerire :D 

Povero piccolo! :D Livre esiste anche in una versione per orchestra d'archi, ancora più facile da ascoltare.

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Ogni tanto anch'io scovo qualche chicca su Youtube. Registrazioni della radio svizzera, diffuse soltanto ieri, di Marcelle Meyer alle prese con pezzi di Petrassi (Toccata) e di Casella (Due ricercari), oltre che con pezzi di Poulenc e Debussy assenti dalle registrazioni ufficiali.

Petrazzi a 17:53; Casella a 24:35

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2 ore fa, giobar dice:

Ogni tanto anch'io scovo qualche chicca su Youtube. Registrazioni della radio svizzera, diffuse soltanto ieri, di Marcelle Meyer alle prese con pezzi di Petrassi (Toccata) e di Casella (Due ricercari), oltre che con pezzi di Poulenc e Debussy assenti dalle registrazioni ufficiali.

Petrazzi a 17:53; Casella a 24:35

 

Grandissimo giobar! ti vogliamo così, multimediale! :laughingsmiley: link interessante, quando ho tempo me l'ascolto...

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Alban Berg, Tre pezzi per orchestra op. 6, Staatskapelle Dresden, Giuseppe Sinopoli

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Si discute di sovrastrutture intellettuali, di tradizione interpretativa, ma quando ci si trova davanti ad una esecuzione di Giuseppe Sinopoli, nella stragrande maggioranza di casi, si incorre in qualcosa di straordinario. Citando un'espressione talvolta abusata, è d'uopo dire che una personalità del genere nasce ogni cent'anni: il direttore veneziano ha rappresentato per me la migliore fusione tra la figura dell'intellettuale e quella del musicista, senza che la prima diventasse, per l'appunto, una semplice sovrastruttura, ma fosse un tutt'uno con la sua prassi musicale. Tale caratteristica emerge a piene mani anche nei risultati, è il caso anche di questo capolavoro berghiano, uno dei pezzi che amo di più del novecento storico. Equidistante sia dall'analisi - scusate lo stereotipo - di Boulez, la cui asciuttezza non non riesce a cogliere il carattere multiforme della scrittura del compositore austriaco, sia dal brillante nitore di Abbado (meglio quello di Londra che quello di Vienna) ma anche dal decadentismo di Karajan - che pure riesce ad essere convincente - Sinopoli riesce a plasmare un'esecuzione che mette insieme visioni interpretative che di rado si raccolgono in un unica lettura: la percezione è sì quella di un Berg post-mahleriano, ma con uno sguardo verso il futuro, in cui lo slancio e la passione nel delineare alcuni tratti di tradizione, si coniugano con l'accentuazione di elementi prettamente modernisti, senza alcuna paura di enfatizzarne gli aspetti più brutali.

In questo modo la Staatskapelle di Dresda esibisce una palette timbrica ricchissima, quasi lussureggiamente, tuttavia qui non c'è la ricerca del bel timbro ad ogni costo, Sinopoli sa richiedere ai suoi strumentisti di piegare il suono a favore del dramma: il risultato è indimenticabile, anche perché nonostante questo e la difficoltà della scrittura, ogni dettaglio sembra balzar fuori con una chiarezza abbacinante. A questo si aggiunge la frenesia dell'esecuzione dal vivo, da pelle d'oca.

Disco che riascolto spesso, ma forse dovrei ascoltarlo pure di più.

...in dedica a @Madiel, @Majaniello, @Wittelsbach, @Ives, @giordanoted, @superburp@il viandante del sude a chiunque gradisca...

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3 ore fa, Snorlax dice:

Alban Berg, Tre pezzi per orchestra op. 6, Staatskapelle Dresden, Giuseppe Sinopoli

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Si discute di sovrastrutture intellettuali, di tradizione interpretativa, ma quando ci si trova davanti ad una esecuzione di Giuseppe Sinopoli, nella stragrande maggioranza di casi, si incorre in qualcosa di straordinario. Citando un'espressione talvolta abusata, è d'uopo dire che una personalità del genere nasce ogni cent'anni: il direttore veneziano ha rappresentato per me la migliore fusione tra la figura dell'intellettuale e quella del musicista, senza che la prima diventasse, per l'appunto, una semplice sovrastruttura, ma fosse un tutt'uno con la sua prassi musicale. Tale caratteristica emerge a piene mani anche nei risultati, è il caso anche di questo capolavoro berghiano, uno dei pezzi che amo di più del novecento storico. Equidistante sia dall'analisi - scusate lo stereotipo - di Boulez, la cui asciuttezza non non riesce a cogliere il carattere multiforme della scrittura del compositore austriaco, sia dal brillante nitore di Abbado (meglio quello di Londra che quello di Vienna) ma anche dal decadentismo di Karajan - che pure riesce ad essere convincente - Sinopoli riesce a plasmare un'esecuzione che mette insieme visioni interpretative che di rado si raccolgono in un unica lettura: la percezione è sì quella di un Berg post-mahleriano, ma con uno sguardo verso il futuro, in cui lo slancio e la passione nel delineare alcuni tratti di tradizione, si coniugano con l'accentuazione di elementi prettamente modernisti, senza alcuna paura di enfatizzarne gli aspetti più brutali.

In questo modo la Staatskapelle di Dresda esibisce una palette timbrica ricchissima, quasi lussureggiamente, tuttavia qui non c'è la ricerca del bel timbro ad ogni costo, Sinopoli sa richiedere ai suoi strumentisti di piegare il suono a favore del dramma, il risultato è indimenticabile, anche perché nonostante questo e la difficoltà della scrittura, ogni dettaglio sembra balzar fuori con una chiarezza abbacinante. A questo si aggiunge la frenesia dell'esecuzione dal vivo, da pelle d'oca.

Disco che riascolto spesso, ma forse dovrei ascoltarlo pure di più.

...in dedica a @Madiel, @Majaniello, @Wittelsbach, @Ives, @giordanoted, @superburp@il viandante del sude a chiunque gradisca...

@Snorlax Danke, apprezzo!

Non so se possa essere di gradimento, proviamo:

Queste sonate si sono rivelate alquanto piacevoli per me

anche a chi gradisce

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13 ore fa, Snorlax dice:

Sinopoli riesce a plasmare un'esecuzione che mette insieme visioni interpretative che di rado si raccolgono in un unica lettura: la percezione è sì quella di un Berg post-mahleriano, ma con uno sguardo verso il futuro, in cui lo slancio e la passione nel delineare alcuni tratti di tradizione, si coniugano con l'accentuazione di elementi prettamente modernisti, senza alcuna paura di enfatizzarne gli aspetti più brutali.

E' tipico di Sinopoli. Io l'ho scoperto con Puccini! (pensa te). Da ragazzo mi sembrò rivelatorio, abituato com'ero all'impostazione tardo-ottocentesca e post-wagneriana, pareva un altro autore! Devo ascoltarmi qualcosa dal box sulla SSV, non è la prima volta che viene citato in forum.

 

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57 minuti fa, Majaniello dice:

E' tipico di Sinopoli. Io l'ho scoperto con Puccini! (pensa te). Da ragazzo mi sembrò rivelatorio, abituato com'ero all'impostazione tardo-ottocentesca e post-wagneriana, pareva un altro autore! Devo ascoltarmi qualcosa dal box sulla SSV, non è la prima volta che viene citato in forum.

 

Devi assolutamente Maja... sono letture decisive, o che perlomeno non possono lasciare indifferenti. Io avevo qualche volume singolo, ma mi sono comprato pure il boxino, perché recentemente è stato ristampato ad un prezzo irrisorio. E' uno di quei pochi acquisti che può fare senza alcun ripensamento, tutto quello che v'è contenuto io lo trovo imprescindibile.

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Rimanendo nel repertorio, ci sono altre cose sparse e che ormai è sempre più difficile raccattare, per esempio:

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...della Kammersymphonie è presente il remake anche nel suddetto boxino. Comunque io è da anni che aspetto che DGG butti fuori un cofanetto omnicomprensivo di Sinopoli, spero nel 2021, anniversario della scomparsa.

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2 minuti fa, Snorlax dice:

.della Kammersymphonie è presente il remake anche nel suddetto boxino. Comunque io è da anni che aspetto che DDG butti fuori un cofanetto omnicomprensivo di Sinopoli, spero nel 2021, anniversario della scomparsa.

Ricordo che quando morì Sinopoli mio padre ci rimase malissimo... e mio padre non ascolta musica classica! non so, forse gli piaceva il personaggio...

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11 minuti fa, Majaniello dice:

Ricordo che quando morì Sinopoli mio padre ci rimase malissimo... e mio padre non ascolta musica classica! non so, forse gli piaceva il personaggio...

Io ricordo che in quel periodo al Conservatorio stavamo preparando Noye's Fludde di Britten. La mattina successiva alla scomparsa, tra il commosso e l'incredulo, osservammo qualche istante di silenzio. L'insegnante di canto che ci preparava per l'occasione, proveniva dal comune in provincia di Venezia dove Sinopoli risiedeva, e lo conosceva di persona. Era visibilmente provata. Io all'epoca non avevo ancora l'età per capire l'entità della perdita, anche se lì per lì ne rimasi in qualche modo impressionato. Solo successivamente mi sarei reso conto dell'immensa grandezza di questa personalità, non solo dal punto di vista musicale.

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Buongiorno miei cari.

Da troppo tempo trascuravo il caro Wolfgang  quindi stamattina pongo rimedio.

Mozart , Divertimenti  , interpretati dai Berliner con il caro Herbert 😊

A @kraus e a chi gradisce.

Persy vostra 🌹

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