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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2020

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7 minuti fa, Euripide dice:

 Ho anche acchiappato una versione youtube con l'audio che fa cacare, 

Se non cambi registro parte il ban.

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Una delle sonate più dolci e più potenti di Beethoven. Toni elegiaci, d'un languore quasi di competenza del Romanticismo imminente, si alternano a passaggi vigorosi, un po' come nella Quarta Sinfonia ormai lontana.

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2 ore fa, Madiel dice:

Se non cambi registro parte il ban.

sìssì sai quante volte ho letto nel forum quell'espressione pure da parte tua, che non è neanche chissà quale tragedia (ho letto molto di peggio ma di gran lunga peggio), ce l'hai solo con me non si capisce perchè questa è la verità e cerchi il pelo nell'uovo, guarda che lo capiscono benissimo tutti non siamo ingenui. Comunque, l'audio era davvero pessimo essendo una registrazione amatoriale, così va bene? :cat_tongue:

tornando agli ascolti, non capisco proprio perchè su spotify non riesco a trovare alcuna registrazione di questo balletto! devo accontentarmi di ciò che sta sul tubo, quindi ri-proviamo con:

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20 minuti fa, Euripide dice:

sìssì sai quante volte ho letto nel forum quell'espressione pure da parte tua, che non è neanche chissà quale tragedia (ho letto molto di peggio ma di gran lunga peggio), ce l'hai solo con me non si capisce perchè questa è la verità e cerchi il pelo nell'uovo, guarda che lo capiscono benissimo tutti non siamo ingenui. 

Sei già stato cancellato una volta, ti trovi qua per grazia speciale e ancora polemizzi ? Vai a rinfrescarti un po' le idee per qualche settimana.

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In attesa che @Euripide sconti la quarantena, tengo a precisare che su Spotify di registrazioni se ne trovano, a cercare in inglese!

 

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17 ore fa, il viandante del sud dice:

Grazie della dedica e dell'invito, io sono solo un appassionato, non m'intendo molto di questioni tecniche, ad ogni modo, lo farò volentieri, se sentirò di poter apportare qualcosa :)

Grazie, ho questo cd e cpnto di acquisire gli altri

A proposito, non trovate che Onslow abbia dei tratti pre-schubertiani? I suoi movimenti lenti hanno delle brume malinconiche che mi fanno pensare al buon Franz Peter.

 

Si si....trovo che la poetica e il romanticismo siano molto simili 😊

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Bonsuar a tu le mond !

Qualcosa di mistico, ma molto mistico per cancellare lo stess di una giornata pesantissima

 

Persy 🌹

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Max REGER
Sinfonietta in la maggiore op. 90

Dresdner Philharmonie
Heinz Bongartz

Una Sinfonietta che proprio "-etta" non è, visto che dura 50 minuti abbondanti. Il diminutivo si attaglia però alla levità spesso addirittura giocosa della musica e e al tono quasi mai drammatico ma al più appassionato. Molto bello il terzo tempo (Larghetto), caratterizzato dagli interventi solistici del primo violino. Un altro pezzo di Reger che è inspiegabilmente ignorato dai direttori, dalle istituzioni concertistiche e dalle case discografiche.

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18 minuti fa, giobar dice:

Max REGER
Sinfonietta in la maggiore op. 90

Dresdner Philharmonie
Heinz Bongartz

Una Sinfonietta che proprio "-etta" non è, visto che dura 50 minuti abbondanti. Il diminutivo si attaglia però alla levità spesso addirittura giocosa della musica e e al tono quasi mai drammatico ma al più appassionato. Molto bello il terzo tempo (Larghetto), caratterizzato dagli interventi solistici del primo violino. Un altro pezzo di Reger che è inspiegabilmente ignorato dai direttori, dalle istituzioni concertistiche e dalle case discografiche.

Interessante, Reger l'ho sempre associato ad una certa pesantezza, anche se lo conosco molto poco (ho solo le variazioni su Mozart in una vecchia registrazione di Böhm ed il doppio cd di Scherchen edito dalla CPO). Purtroppo in questo periodo non ho tempo per musica nuova.

In compenso ho trovato su youtube questa magnifica rimasterizzazione della Pastorale diretta da Furt il 25 maggio del 1947 (primo concerto con i Berliner dopo la guerra)

Questa va a tutti, in particolari agli ovvi Snorlax e giordano (che apprezzerà anche il lato tecnico della registrazione).

P.S.: Per la cronaca, l'altro giorno ho sentito un'altra magnifica Pastorale, quella di Klemperer con la Philharmonia del 1959.

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Alle prese con questa opera, il secondo atto

Risultati immagini per gerhard la duena

Mi pare un'opera a tratti geniale. Musicalmente è una curiosa commistione di tecniche, che vanno dalla citazione di temi popolari ispanici (veri o inventati), nello specifico catalani, neoclassicismo con momenti seriali (presi molto alla larga però) e perfino una sottile tensione espressionista di marca germanica. La parte vocale è, per lo più, lirica, con qualche inserto parlato e qualche scena d'insieme con cori. In genere, le soluzioni narrative di Gerhard sono convincenti e originali. Mi ha stupito anche la duttilità dell'impiego della lingua inglese da parte di un catalano e per la varietà espressiva che ne ottiene, di marca mediterranea - è una delle stranezze dell'opera. Non c'è un momento di stanchezza nello svolgimento dell'azione, l'orchestra è sempre cangiante, brillantissima, pare anticipare la sgargiante tavolozza del Concerto for Orchestra del 1965. Interessante notare che, rispetto all'adattamento di Prokofiev del libretto di Sheridan, Gerhard evita le cadute sentimentali o gli eccessi caricaturali, al massimo c'è un umorismo bonario ed elegante. Pur essendo ambientata nel settecento, finora non ho ascoltato nessun ricalco neoclassico o manierismi barocchi. Ci trovo una vivida atmosfera iberica, andalusa, assente in Matrimonio in convento. Mistero perchè alla prima esecuzione suscitò tanta perplessità nel pubblico e quasi l'ostilità della critica britannica (la trovò eclettica, direi a torto). L'autore rimase così colpito dallo smacco che tentò a più riprese di revisionarla, con l'aiuto di un suo allievo, per nuovi allestimenti, ma senza concludere il lavoro alla sua morte (1970). 

Gli interpreti mi sembrano bravi, forse è poco incisiva la Duenna che dà il titolo, ma potrei sbagliarmi perchè non sono esperto di vocalità. Penso possa interessare a @Wittelsbach

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3 ore fa, Madiel dice:

Alle prese con questa opera, il secondo atto

Risultati immagini per gerhard la duena

Mi pare un'opera a tratti geniale. Musicalmente è una curiosa commistione di tecniche, che vanno dalla citazione di temi popolari ispanici (veri o inventati), nello specifico catalani, neoclassicismo con momenti seriali (presi molto alla larga però) e perfino una sottile tensione espressionista di marca germanica. La parte vocale è, per lo più, lirica, con qualche inserto parlato e qualche scena d'insieme con cori. In genere, le soluzioni narrative di Gerhard sono convincenti e originali. Mi ha stupito anche la duttilità dell'impiego della lingua inglese da parte di un catalano e per la varietà espressiva che ne ottiene, di marca mediterranea - è una delle stranezze dell'opera. Non c'è un momento di stanchezza nello svolgimento dell'azione, l'orchestra è sempre cangiante, brillantissima, pare anticipare la sgargiante tavolozza del Concerto for Orchestra del 1965. Interessante notare che, rispetto all'adattamento di Prokofiev del libretto di Sheridan, Gerhard evita le cadute sentimentali o gli eccessi caricaturali, al massimo c'è un umorismo bonario ed elegante. Pur essendo ambientata nel settecento, finora non ho ascoltato nessun ricalco neoclassico o manierismi barocchi. Ci trovo una vivida atmosfera iberica, andalusa, assente in Matrimonio in convento. Mistero perchè alla prima esecuzione suscitò tanta perplessità nel pubblico e quasi l'ostilità della critica britannica (la trovò eclettica, direi a torto). L'autore rimase così colpito dallo smacco che tentò a più riprese di revisionarla, con l'aiuto di un suo allievo, per nuovi allestimenti, ma senza concludere il lavoro alla sua morte (1970). 

Gli interpreti mi sembrano bravi, forse è poco incisiva la Duenna che dà il titolo, ma potrei sbagliarmi perchè non sono esperto di vocalità. Penso possa interessare a @Wittelsbach

Da approfondire!

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il Divertimento Reale di Versailles di Giovan Battista Lulli (Jean Beptiste de Lully):

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Bliss

The Enchantress

Sarah Connolly - mezzosoprano

BBC Symphony Orchestra

Sir Andrew Davis

 

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17 ore fa, superburp dice:

Interessante, Reger l'ho sempre associato ad una certa pesantezza, anche se lo conosco molto poco (ho solo le variazioni su Mozart in una vecchia registrazione di Böhm ed il doppio cd di Scherchen edito dalla CPO). Purtroppo in questo periodo non ho tempo per musica nuova.

In compenso ho trovato su youtube questa magnifica rimasterizzazione della Pastorale diretta da Furt il 25 maggio del 1947 (primo concerto con i Berliner dopo la guerra)

Questa va a tutti, in particolari agli ovvi Snorlax e giordano (che apprezzerà anche il lato tecnico della registrazione).

P.S.: Per la cronaca, l'altro giorno ho sentito un'altra magnifica Pastorale, quella di Klemperer con la Philharmonia del 1959.

Quella Pastorale ce l'ho in LP!

Quanto a Klemperer, il suo Beethoven mi piace quasi incondizionatamente. Pochi giorni fa ho riascoltato la Nona del ciclo EMI, una delle grandi interpretazioni di questo capolavoro.

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2 ore fa, giordanoted dice:

Quella Pastorale ce l'ho in LP!

Quanto a Klemperer, il suo Beethoven mi piace quasi incondizionatamente. Pochi giorni fa ho riascoltato la Nona del ciclo EMI, una delle grandi interpretazioni di questo capolavoro.

Ma quella rimasterizzazione mi sembra miracolosa. Riascolterò il cd che ho, ma sono quasi sicuro che certi particolari non li avevo mai notato prima. In più è una delle migliori esecuzioni di Furt.

Di Klemperer ho ascoltato anche l'Eroica, bella ma mi è piaciuta meno della Pastorale.

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Stasera provo questa

Schreker: Das Spielwerk und die Prinzessin

varii, Coro e Filarnonica di Kiel diretti da U. Windfuhr

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Non trattandosi di un'edizione completa ma parziale, vi racconto brevemente qui, anziché nel "mio" thread, di questo Terz'Atto di Parsifal incisio a Berlino da Hans Knappertsbusch nel 1943 (secondo alcune fonti 1942).
L'ottimo suono consente di capire come le concezioni che il grande Kna aveva della sua opera preferita fossero più simili a quelle degli anni Sessanta che degli anni Cinquanta. I primi Parsifal di Bayreuth col maestro di Elberfeld, a partire dal 1951, furono senza dubbio più lenti rispetto a quelli dal '61 al '64. Se si analizzano le tabelle delle durate redatte da certi forum americani, si nota un progressivo sveltirsi dei tempi: e anche nel '51, il Parsifal di Kna durava decisamente meno di quello di Goodal e soprattutto di Levine, che è stato il più lento direttore documentato dal disco.
Ebbene: qui, nel '43, si assiste a una direzione frastagliata come quella del '62, fermo restando l'aspetto sacro e austero. Molti rivoli di poesia escono difatti dall'orchestra della Staatsoper di Berlino (o della Deutsche Oper, non l'ho capito), da Knappertsbusch manovrata addirittura con trasparenza, pur riuscendo a catturare con la sua potenza nelle ultime scene. Di valore anche il coro, abbastanza ben ripreso.

Il Parsifal di Carl Hartmann è tra i più spirituali, trasognati e mistici. Ex operaio alle famosissime manifatture di rasoi di Solingen, Hartmann era un tenore del 1895 che fece una ragguardevole carriera. Qui tira fuori un timbro scuro, morbido, molto bello, che dà l'idea di una sorta di introspettivo Don Carlos. L'emissione è compatta, soffice e agevole anche negli acuti. Espressivamente, i suoi modi si adattano al Parsifal ormai "adulto" e immedesimato del Terz'Atto, con un effetto notevole.

Hans Reimar da un punto di vista vocale è un Amfortas di livello, con voce forte, ricca d'armonici, che fa capire come costui cantasse spesso anche Wotan. E' l'accento che lascia un po' a desiderare, monolitico all'inizio e solo un po' più smosso alla fine.

Grande gloria di questa breve incisione è il Gurnemanz di Ludwig Weber, già ben noto grazie a numerose registrazioni (l'ultima da me sentita, quella di Moralt) e qui in grado di bissare quei grandi successi, grazie a una voce in piena salute e a un interprete che è capace di sfumare, rinforzare e accentare con una varietà che non tutti si aspettano da simile personaggio. Weber, anche in questo documento parziale, si conferma il Gurnemanz forse di riferimento nella discografia.

La cantante che pronuncia le due parole in croce di Kundry è Elsa Larcen: chiaramente non è giudicabile.

Dedicato a @Snorlax e @superburp

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43 minuti fa, il viandante del sud dice:

Gian Francesco Malipiero

Concerti

Orchestra Sinfonica di Roma

Francesco La Vecchia

a tutti!

Ah, che gran bel cd! 

---

Berners: Fugue in C

Royal Liverpool PO, Wordsworth

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3 minuti fa, Madiel dice:

Ah, che gran bel cd! 

---

Berners: Fugue in C

Royal Liverpool PO, Wordsworth

Confermo, questo "dittico" di cd malipieriani acquisiti ultimamente sono uno più bello dell'altro, dopo un'iniziale ritrosia devo dire che la musica di Malipiero mi ha conquistato!

Adesso ritorno al passato, con

Quattro pezzi

1. Valse

2. Tropico

3. Mazurka

4. Rumba

di Manuel Ponce

Adam Holzman alla chitarra

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Pagine davvero mirabolanti.

La cosa ancor più straordinaria è che questo Paul Wee non è un pianista professionista, ma fa l'avvocato d'affari. 😵😮

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Alcune considerazioni ma proprio al volo su questo brano, che ora ascolto per la terza volta di seguito.

Magnus Lindberg è stato, in anni passati, una "speranza" della musica classica contemporanea. Credo che l'opera che l'abbia reso tale si chiamasse Aura, o forse in altro modo (non ricordo).

Ma cosa vuole fare con questo brano sinfonico dall'esplicito riferimento wagneriano [errore mio: schoenberghiano, dal coro finale dei Gurrelieder, ma mi salvo perché I Gurre sono l'opera più wagneriana di Schoenberg]? In sostanza è un grande arazzo di motivi wagneriani o comunque eroico-magici variamente intrecciati e variati, modificati e allusi. L'orchestrazione è brillante, a tratti davvero molto efficace e ingegnosa (chi oggi sa orchestrare così efficacemente, se non sempre artisticamente?) ma certo l'obiettivo che Lindberg sembra essersi posto è problematico: raccogliere l'eredità wagneriana, al termine della lunga polemica pro e contro (che ancora vedeva come protagonista, per dirne uno, Henze) e rifare, da capo, il punto non tanto sul linguaggio wagneriano, ovviamente non più attuale, ma sull'anima wagneriana, o meglio, sul siegfriedismo, cioè su quell'atteggiamento ottimistico, spavaldo, dell'eroe wagneriano che, non sapendo quasi nulla di sé e del mondo, balza fuori dalla caverna e affronta il mondo con innato slancio e desiderio di avventure eccezionali.

Forse è tutto qui quello che vuole dirci Lindberg? Che possiamo e dobbiamo credere in noi stessi, anche ingenuamente, anche superficialmente, anche ricorrendo a tutte le seduzioni esteriori di un linguaggio lussureggiante e seducente? Che esiste ancora una attualità di Siegfried? 

Se è così, il boccone può risultare, per mille motivi, assai indigesto. Perché all'ascolto l'opera è davvero una esibizione maestosa di grandissimo artigianato tecnico, ma quello che vorrebbe seriamente fare, scaldare i cuori, non lo fa. Wagner aveva mille difetti, ma lo stregone lo sapeva fare, l'incantesimo (buono o malefico che fosse) lo sprigionava. Qui siamo, spiace dirlo, all'apprendista stregone di Topolino che fa i pasticci quando il mago è assente.

Così un ascolto che dovrebbe collegarsi all'epica, al gesto eroico, al massimo, almeno a me, fa un po' simpatia, un po' tenerezza, un po' da sfondo mentre penso e faccio altro.

Fermo restando il mestiere davvero sbalorditivo di Lindberg, è una magia mancata, che lascia anche uno strano disagio: la speranza è rimasta speranza, e forse non voleva essere altro fin dall'opera 1.

 

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Buon Sabato a tutti !

Alessandro Rolla concerto per violino.

A chi gradisce

Persy 🌹

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