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ANNIVERSARI DI OGGI
- nel 1945 nasce ad Anversa il cembalista, pianista e direttore d'orchestra Jos van Immerseel
- nel 1965 nasce a Pantglas il basso e baritono Bryn Terfel
- nel 1801 muore a Jena il violinista, violista, violista d'amore e compositore Carl Stamitz
- nel 1964 nasce a Sheffield il soprano Deborah York
 
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Poca roba. Paisiello nello strumentale non può certo saltare la fila per essere rivalutato...

 

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Tutto questo parlare di Schubert mi ha fatto venir voglia di ascoltare un disco a cui non mai dato peso...

Franz Schubert, Musica di scena da "Rosamunde", Boston Symphony Orchestra, Sir Colin Davis

1387373_1549630036.jpg

...non ho ancora ascoltato l'Incompiuta presente nello stesso disco, ma in rete ho visto che lo Schubert di Davis viene descritto perloppiù come boring, anche se il riferimento solitamente è il più tardo ciclo con la gloriosa Staatskapelle di Dresda. Tuttavia mi pare che con questi estratti da Rosamunde il direttore britannico se la cavi tutto sommato abbastanza bene. Essendo stato un grande interprete di Haydn e Mozart, forse Davis intende il compositore austriaco come epigono di quella tradizione, cosa che si percepisce dalla sua lettura.

...dedico a @kraus, @Majaniello, @superburp, @Wittelsbache a chunque gradisca...

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2 ore fa, Snorlax dice:

Tutto questo parlare di Schubert mi ha fatto venir voglia di ascoltare un disco a cui non mai dato peso...

Franz Schubert, Musica di scena da "Rosamunde", Boston Symphony Orchestra, Sir Colin Davis

1387373_1549630036.jpg

...non ho ancora ascoltato l'Incompiuta presente nello stesso disco, ma in rete ho visto che lo Schubert di Davis viene descritto perloppiù come boring, anche se il riferimento solitamente è il più tardo ciclo con la gloriosa Staatskapelle di Dresda. Tuttavia mi pare che con questi estratti da Rosamunde il direttore britannico se la cavi tutto sommato abbastanza bene. Essendo stato un grande interprete di Haydn e Mozart, forse Davis intende il compositore austriaco come epigono di quella tradizione, cosa che si percepisce dalla sua lettura.

...dedico a @kraus, @Majaniello, @superburp, @Wittelsbache a chunque gradisca...

Il disco non so, ma i gemelli della camicia sono belli.

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3 ore fa, Snorlax dice:

Tutto questo parlare di Schubert mi ha fatto venir voglia di ascoltare un disco a cui non mai dato peso...

Tranquilli, non dà dipendenza :D Ogni tanto ci sta proprio a puntino qualche 700esco per riequilibrare tutta 'sta voglia di novità (che poi continuo a non capire, tra l'altro: si sta così tanto bene tra Vivaldi e Haydn) :

 

 

3 ore fa, Snorlax dice:

...dedico a @kraus, @Majaniello, @superburp, @Wittelsbache a chunque gradisca...

Grazie per la dedica :) Contraccambio con quanto sopra oppure con

 

 

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48 minuti fa, Madiel dice:

 

Esecuzione frenetica, dionisiaca al massimo, ma anche poco differenziata tra un movimento e l'altro, e poco attenta ai particolari. Nel complesso, però, mi è piaciuta, l'ho trovata piuttosto innovativa e fresca. Poi sono passato a quest'altra con Mehta e la Los Angeles Philharmonic

Direi moscia e spenta, proprio non regge il paragone con Solti. Delusione totale!

Ben altro scavo interpretativo con il vecchio Dohnanyi dal vivo nel 1989, che ho ascoltato in parte e che pare mediamente ottimo. Una via di mezzo tra i due, e con una grande capacità di analisi dei dettagli.

 

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2 ore fa, Madiel dice:

 

Questa è abbinata a una 5a di Bruckner sempre con la Chicago. Ne vale la pena acquistare Solti in questo repertorio? Che mi dici @Snorlax ? Una delle mie bruckneriane sinfonie preferite, sono molto esigente.

 

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7 ore fa, Madiel dice:

Questa è abbinata a una 5a di Bruckner sempre con la Chicago. Ne vale la pena acquistare Solti in questo repertorio? Che mi dici @Snorlax ? Una delle mie bruckneriane sinfonie preferite, sono molto esigente.

Credo che @Snorlax non apprezzi Solti neanche per suonare il campanello di casa, figuriamoci in Bruckner 😁 Io la conosco quella Quinta (anche se non l'ascolto da molto tempo, ho l'integrale regalatami anni fa) e c'è tutto Solti: approccio frenetico e aggressivo, niente elucubrazioni filosofiche, tempi rapidissimi da gran premio di Monza, ottoni incontinenti e atletici,  fraseggio un pò sommario nei momenti più lirici, orchestra survoltata. Per certi versi può risultare effettistica, ma non cosi male come dice certa critica.

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14 ore fa, kraus dice:

Poca roba. Paisiello nello strumentale non può certo saltare la fila per essere rivalutato...

 

Poraccio Paisiello, da quando ho detto che andrebbe rivalutato l'hai preso di mira :( Si sa che gli italiani eccellevano nell'opera e i tedeschi nella musica strumentale, le eccezioni stanno sulle dita di una mano: a Vienna Gluck e Mozart, che peraltro erano eteroguidati da letterati italiani (veri e propri intellettuali riformisti, prima di tutto sul piano politico), mentre tra le fila italiane i compositori esiliati fuori dal triangolo Napoli-Parigi-Vienna (Boccherini e Brunetti chiusi nelle corti spagnole, Clementi in Inghilterra, ma questi era notoriamente una figura più complessa - autore, virtuoso, costruttore ed editore). 

°°°°

Approfitto per segnalare a chi non lo conoscesse (prima o poi ne parlerò diffusamente) il capolavoro di Paisiello, almeno tra le cose che si possono ascoltare in edizioni decenti, che direi essere questo:

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per diversi motivi:

1) La musica: melodie eccellenti (Paisiello era famoso per essere "commovente", e qui offre un bel saggio delle sue abilità), armonia funzionale all'azione scenica, e quindi all'occorrenza inusitatamente insidiosa e sorprendente, orchestrazione sapida, specie nel comparto dei legni (evidente eredità del dramma pastorale), virtuosismo contenuto e per lo più subordinato alla parola, in ossequio al recupero della parola scenica.

2) La forma: Paisiello lavorava a modo suo nel solco dell'attualità, cioè di una sintesi tra stile italiano e francese, quindi scene nelle scene, aperture declamate all'interno delle arie, continuità tra obbligato e numeri chiusi ecc. I dialoghi recitati (che diventeranno tipici dei modelli francesi, pensiamo alle opere di Cherubini e certe epigone tedesche come Fidelio o Franco Cacciatore) erano una novità in Italia e un po' ovunque; fino ad allora relegati alle farse e alle operette, adesso sono utilizzati per spingere i cantanti a non trascurare l'aspetto attoriale, e quindi drammaturgico.

3) Il tema: la follia, oltre che uno stratagemma teatrale, diventa per il pubblico borghese dell'epoca uno specchio dello stacco morale che esiste tra la classe media e la corrotta aristocrazia da un lato - spesso la responsabile della malattia - e le menti semplici delle classi sottoposte dall'altro. Il borghese impazzisce per "eccesso di sensibilità", mettendosi così in contatto con sfere ad altri inaccessibili (quella dei sentimenti profondi, ma anche quella mistica!). Il pazzo da quel momento non sarà più un poveraccio cornuto in cerca di una guida illuminata (come Orlando) ma una specie di martire eletto.

4) Il genere: quello che i francesi chiamavano comédie larmoyante era il genere perfetto per rappresentare il dramma borghese, dove alle tragedie della classe media si mischiavano i ridicoli affari delle classi più basse. Da Ponte aveva aperto lo spiraglio verso la rivoluzione, Carpani affermava i valori morali della nuova classe sociale. La confidenza di Paisiello tanto con la commedia quanto col genere serio, di cui - questo lo si dimentica spesso - fu autore richiestissimo (lavorò persino col vecchio Calzabigi!) gli permise di realizzare con successo questa sintesi.

L'opera, per questi motivi di qualità e originalità, diverrà una vera pietra di paragone nell'ottocento romantico italiano (pensiamo alle eroine di Bellini e Donizetti, di fatto modellate su Nina) tanto da diventare cavallo di battaglia delle dive del canto dell'epoca (la Pasta su tutte), che trovavano nella parte della protagonista pane per i loro denti, soprattutto sul piano dell'approfondimento psicologico e dell'istrionismo attoriale unito alla completezza della scrittura (vocalismo spianato, virtuosismo, declamazione, recitazione).  

L'edizione discografica sopra è la più "informata" disponibile, e tutto sommato altamente godibile (credo si trovi anche su youtube).

 

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8 ore fa, Madiel dice:

Questa è abbinata a una 5a di Bruckner sempre con la Chicago. Ne vale la pena acquistare Solti in questo repertorio? Che mi dici @Snorlax ? Una delle mie bruckneriane sinfonie preferite, sono molto esigente.

 

 

1 ora fa, Ives dice:

Credo che @Snorlax non apprezzi Solti neanche per suonare il campanello di casa, figuriamoci in Bruckner 😁 Io la conosco quella Quinta (anche se non l'ascolto da molto tempo, ho l'integrale regalatami anni fa) e c'è tutto Solti: approccio frenetico e aggressivo, niente elucubrazioni filosofiche, tempi rapidissimi da gran premio di Monza, ottoni incontinenti e atletici,  fraseggio un pò sommario nei momenti più lirici, orchestra survoltata. Per certi versi può risultare effettistica, ma non cosi male come dice certa critica.

Dai Ives, esagerato! Ahah, comunque ci sei andato vicino, si vede che mi conosci bene, di Solti mi piace ben poco. Ammetto di apprezzare il suo Strauss operistico - nella fattispecie l'incisione Decca de La donna senz'ombra la trovo spettacolare - ma del resto salvo poca roba. Da non trascurare il suo Mahler londinese, al contrario in Bruckner lo casso via in blocco. Credo di essere uno dei pochi a cui il suo celeberrimo Ring non dice niente, mai piaciuto fin dal primo ascolto. In ogni caso sono sempre più convinto che le cose migliori - tranne qualche rara eccezione - le ha fatte lontano da Chicago...

@Madiel, in tal caso Solti lo lascerei proprio stare, c'è molto di più e molto di meglio. Per quel che riguarda la Quinta - che credo essere una delle mie sinfonie preferite tout court - c'è ampia scelta, non so cosa tu abbia già in discoteca, o verso quali lidi preferisci orientarti. Per esempio, rimanendo a Chicago, c'è questa perla, troppo poco ricordata, di cui credo esista solamente la ripresa video:

 

...occasione per vedere e ascoltare Asahina in una delle sue rare puntate fuori dal Giappone, alle prese con un'orchestra di ben più alto rango rispetto a quelle con cui aveva a che fare di solito.

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12 minuti fa, Majaniello dice:

Approfitto per segnalare a chi non lo conoscesse (prima o poi ne parlerò diffusamente) il capolavoro di Paisiello, almeno tra le cose che si possono ascoltare in edizioni decenti, che direi essere questo:

71lOL8GwYFL._SL1024_.jpg

3) Il tema: la follia, oltre che uno stratagemma teatrale, diventa per il pubblico borghese dell'epoca uno specchio dello stacco morale che esiste tra la classe media e la corrotta aristocrazia da un lato - spesso la responsabile della malattia - e le menti semplici delle classi sottoposte dall'altro. Il borghese impazzisce per "eccesso di sensibilità", mettendosi così in contatto con sfere ad altri inaccessibili (quella dei sentimenti profondi, ma anche quella mistica!). Il pazzo da quel momento non sarà più un poveraccio cornuto in cerca di una guida illuminata (come Orlando) ma una specie di martire eletto.

 

 

Contando che l'opera risale 1789 - anno glorioso e fatidico - da quello che dici il lavoro di Paisiello mi pare emblematico rispetto all'aria che tirava in Europa in quegli anni di fine secolo.

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6 minuti fa, Snorlax dice:

Contando che l'opera risale 1789 - anno glorioso e fatidico - da quello che dici il lavoro di Paisiello mi pare emblematico rispetto all'aria che tirava in Europa in quegli anni di fine secolo.

Sicuramente è un lavoro unico e originale per l'epoca, che ha aperto una strada... poi è chiaro che a) deve piacere l'opera italiana, se no non ne parliamo b) non ha senso cercare Mozart o Rossini in Gluck o Salieri, gli autori importanti diventano celebri perchè hanno una cifra personale riconoscibile e dicono qualcosa di nuovo rispetto agli altri, secondo me è l'unico criterio non soggettivo che li differenzia dai minori.

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ciao a tutti! 

 

ANNIVERSARI DI OGGI
 
- nel 2019 muore a Brisbane il direttore d'orchestra Werner Andreas Albert
- nel 1668 nasce a Parigi François Couperin
- nel 1730 nasce a Suna il il compositore e organista Giovanni Bernardo Zucchinetti
- nel 1749 nasce a Bassano del Grappa il poeta, librettista e letterato Iacopo Vittorelli
- nel 1755 nasce a Bonn il violinista Franz Anton Ries
- nel 1842 nasce a Pescia il compositore Gialdino Gialdini
- nel 1863 nasce ad Istanbul il compositore, pianista e direttore d'orchestra Italo Selvelli
- nel 1872 nasce a Dubno il violoncellista, compositore e critico musicale Michail Evseevič Bukinik
- nel 1873 nasce a Parigi il direttore d'orchestra e compositore Henri Rabaud
- nel 1890 nasce a Mosca il direttore d'orchestra e compositore Michail Romanovič Bakalejnikov
- nel 1891 nasce ad Arques-la-Bataille il compositore, violinista e direttore d'orchestra Philip Sainton
- nel 1891 nasce a Lexington il compositore Carl Stalling
- nel 1921 nasce a Roma il violista Luigi Sagrati
- nel 1924 nasce a Genzano di Roma il soprano Caterina Mancini
- nel 1942 nasce a Ginevra il direttore d'orchestra e compositore Michel Tabachnik
- nel 1960 nasce a Norwalk il direttore d'orchestra e pianista Grant Gershon
- nel 1961 nasce a Port Washington la compositrice Jeanine Tesori
- nel 1967 nasce a Winnipeg il violinista e docente Martin Beaver
- nel 1973 nasce a Gyöngyös il compositore Robert Gulya
- nel 1991 nasce a Tallinn il soprano Elina Netšajeva
- nel 1654 muore a Firenze il compositore e cantore Filippo Vitali
- nel 1794 muore a Napoli il compositore e politico Pasquale Fago
- nel 1821 muore a Gotha il violinista e compositore Andreas Romberg
- nel 1876 muore a Roma il pianista e compositore Ferdinando
Coletti
- nel 1912 muore a Milano il liutaio Riccardo Antoniazzi
- nel 1956 muore a Palm Springs il compositore Victor Young
- nel 1961 muore a Palermo il tenore Salvatore Pollicino
- nel 1977 muore a Firenze la pianista Ornella Santoliquido
- nel 1990 muore a Milano il baritono Giuseppe Manacchini
- nel 2000 muore a Shoreham-by-Sea il musicologo Alan Tyson
- nel 2015 muore a Golf Stream il direttore d'orchestra e scrittore Robert Craft
- nel 2019 muore a Firenze il direttore d'orchestra Elio Boncompagni
 
 
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2 ore fa, Majaniello dice:

Poraccio Paisiello, da quando ho detto che andrebbe rivalutato l'hai preso di mira :(

Mannò (tra l'altro manco ricordo di aver letto tuoi post in cui affermavi che andrebbe rivalutato)... Prova ad ascoltarti quei quartetti che ieri ho tolto dal vinile per carità di patria o i concerti per piano (tranne quello in sol minore, che è di alto livello almeno nei tempi estremi) e vedrai che non prendo di mira nessuno, al massimo parlo chiaro.

Piuttosto, il Boccherini operistico accademico che ho ascoltato dopo è già una spanna sopra e ha dei momenti che sorprendono e suscitano rimpianti (anche come autore sacro era eccellente, come dimostra il suo Stabat Mater): come mai il compositore lucchese si diede pochissimo all'opera e una cifra alla musica strumentale?

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Sono sinceramente sconcertato da quell’edizione della Nina, di cui non conoscevo l’esistenza (e preferivo non saperlo). Per mio conto, considero la cloaca zurighese come uno dei centri organizzativi di ciò che hanno fatto diventare l’opera lirica la schifezza che è oggi.

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45 minuti fa, kraus dice:

Mannò (tra l'altro manco ricordo di aver letto tuoi post in cui affermavi che andrebbe rivalutato)... Prova ad ascoltarti quei quartetti che ieri ho tolto dal vinile per carità di patria o i concerti per piano (tranne quello in sol minore, che è di alto livello almeno nei tempi estremi) e vedrai che non prendo di mira nessuno, al massimo parlo chiaro.

Sì conosco, sono le solite quattro cosette strumentali che hanno già inciso un paio di volte. Perchè, se sono cose minori? penso perchè registrare un'opera costa molto di più. Anche per questo molti operisti dell'epoca sono rimasti in ombra, nessuno ha ritenuto che l'investimento potesse avere un ritorno.

Cita

Piuttosto, il Boccherini operistico accademico che ho ascoltato dopo è già una spanna sopra e ha dei momenti che sorprendono e suscitano rimpianti (anche come autore sacro era eccellente, come dimostra il suo Stabat Mater): come mai il compositore lucchese si diede pochissimo all'opera e una cifra alla musica strumentale?

Banalmente perchè era uno strumentista e si occupò di scrivere per ensambles che includessero il violoncello, e poi penso perchè non gli era richiesto. All'inizio ebbe un accenno di carriera internazionale (mi pare scrisse addirittura degli oratori) ma una volta ritiratosi in Spagna si dedicò praticamente all'artigianato di corte.

31 minuti fa, Wittelsbach dice:

Sono sinceramente sconcertato da quell’edizione della Nina, di cui non conoscevo l’esistenza (e preferivo non saperlo). Per mio conto, considero la cloaca zurighese come uno dei centri organizzativi di ciò che hanno fatto diventare l’opera lirica la schifezza che è oggi.

C'è sempre l'edizione tradiscional per antonomasia, sebbene comprensibilmente filo-romantica d'impostazione:

Nina.jpg

un raro caso in cui il Muti della maturità ha azzeccato il cast (se avesse usato l'Antonacci in Vestale... vabbè).

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Le ho riascoltate a stretto giro per confrontarle. Mi sembrano belle entrambe, Sinclair è più vaporoso e ampio nel respiro, MTT ha tempi più serrati e una mano relativamente più pesante (mai pesante in senso assoluto, è pur sempre MTT!). Io ormai sono abituato con Tilson Thomas, quindi mi suona più logico, e poi amo tempi più stretti in generale. Più in là sentirò Gould. Per essere un lavoro giovanile che pesca un po' di qua e un po' di là è un gran lavoro, a me piace sicuramente di più di tutte le sinfonie di Dvorak e forse anche di Brahms! E forse so anche perchè, la scrittura tradisce già l'appartenenza alla generazione post-romantica di Strauss e Mahler, sembra un saggio sulla musica romantica, più che di musica romantica.

@Ives @Madiel

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4 ore fa, Snorlax dice:

 

@Madiel, in tal caso Solti lo lascerei proprio stare, c'è molto di più e molto di meglio. Per quel che riguarda la Quinta - che credo essere una delle mie sinfonie preferite tout court - c'è ampia scelta, non so cosa tu abbia già in discoteca, o verso quali lidi preferisci orientarti. Per esempio, rimanendo a Chicago, c'è questa perla, troppo poco ricordata, di cui credo esista solamente la ripresa video:

Possiedo già alcune 5e, il mio riferimento è il solito Wand (RCA, 1990). Non avrei motivo di comprare ulteriori edizioni a dire il vero, mi interessavano le Variazioni di Schoenberg incluse nello stesso cd e volevo capire se ne valesse la pena. Anche di Schoenberg ho ben altre edizioni migliori, sarebbe stata una curiosità. Dato che il cd è mediamente caro e la qualità esecutiva dei due pezzi non è ottimale, alla fine non ne vale la pena.

6 ore fa, Ives dice:

Credo che @Snorlax non apprezzi Solti neanche per suonare il campanello di casa, figuriamoci in Bruckner 😁 Io la conosco quella Quinta (anche se non l'ascolto da molto tempo, ho l'integrale regalatami anni fa) e c'è tutto Solti: approccio frenetico e aggressivo, niente elucubrazioni filosofiche, tempi rapidissimi da gran premio di Monza, ottoni incontinenti e atletici,  fraseggio un pò sommario nei momenti più lirici, orchestra survoltata. Per certi versi può risultare effettistica, ma non cosi male come dice certa critica.

Lo sospettavo anche io, e ad essere sincero detesto il Bruckner diretto con un approccio virulento e spiccio. Avrei preso il cd più come una curiosità, se il responso fosse stato almeno sufficiente. Ma visto il prezzo e le vostre critiche, sarà per un'altra vita, anzi, per mai più :D  Tra l'altro la descrizione che ne fai, coincide abbastanza anche con il modo di dirigere le Variazioni di Schoenberg. Esasperate, esagerate, alla fine poco autentiche.

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9 minuti fa, Majaniello dice:

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81KRYF0exvL._AC_SL1408_.jpg

Le ho riascoltate a stretto giro per confrontarle. Mi sembrano belle entrambe, Sinclair è più vaporoso e ampio nel respiro, MTT ha tempi più serrati e una mano relativamente più pesante (mai pesante in senso assoluto, è pur sempre MTT!). Io ormai sono abituato con Tilson Thomas, quindi mi suona più logico, e poi amo tempi più stretti in generale. Più in là sentirò Gould. Per essere un lavoro giovanile che pesca un po' di qua e un po' di là è un gran lavoro, a me piace sicuramente di più di tutte le sinfonie di Dvorak e forse anche di Brahms! E forse so anche perchè, la scrittura tradisce già l'appartenenza alla generazione post-romantica di Strauss e Mahler, sembra un saggio sulla musica romantica, più che di musica romantica.

@Ives @Madiel

L'integrale di MMT è considerata un po' un classico, e credo sia ancora l'unica intrapresa sotto un solo direttore. Francamente, non sono mai stato un fan di questi due cd. La 4a è un po' confusionaria, con la 2a e la 3a è meglio Bernstein. Così così nei pezzi orchestrali di contorno. Mediamente buone-ottime senz'altro, ma non mi scaldano il cuore.

Gould non l'ho mai sentito, ma sulla carta dovrebbe funzionare. Ho altre incisioni di autori americani, qualcuna è anche su Wellesz, ed è sempre ottimo per l'epoca in cui incise.

La 1a è una sinfonia fatta molto bene per essere opera di un esordiente. Dà i punti di sutura in testa anche a quelle classiciste di suoi contemporanei e del maestro Parker. Concordo sul tono un po' falso che in generale lascia all'ascolto, pare che Ives volesse come tenere la distanza psicologica dal modello e scriverla solo per accontentare il suo maestro (era un saggio di conservatorio, mi pare).

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4 ore fa, Snorlax dice:

 

...occasione per vedere e ascoltare Asahina in una delle sue rare puntate fuori dal Giappone, alle prese con un'orchestra di ben più alto rango rispetto a quelle con cui aveva a che fare di solito.

Beh, non per vantarmi, ma di Asahina io sono stato uno dei pochi che qui aveva postato suoi video negli anni passati... ^_^ 

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