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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2020

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15 ore fa, Majaniello dice:

@il viandante del sud @Wittelsbach @giobar vi stavo per taggare, giuro! poi ho pensato che sareste intervenuti comunque...

Ora che ci penso si era parlato anche di Kalomiris di recente. Compositori arabi non ne esistono?

PS: ma Gliere non era russo? 

Non so se ti può interessare, Paul Ben-Haim ha creato una musica in stile tardo-romantico spesso ispirata a temi ebraici, molto influenzata da Hindemith, Bloch e Stravinsky.

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58 minuti fa, Ives dice:

Non so se ti può interessare, Paul Ben-Haim ha creato una musica in stile tardo-romantico spesso ispirata a temi ebraici, molto influenzata da Hindemith, Bloch e Stravinsky.

Questo è un nome che avevo già sentito... anche Bloch è un autore che usava temi ebraici no? una fissa di Hurwitz tra l'altro.

Appena posso do un'ascoltata a tutto... 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Questo è un nome che avevo già sentito... anche Bloch è un autore che usava temi ebraici no? una fissa di Hurwitz tra l'altro.

Appena posso do un'ascoltata a tutto... 

Ci sono i vari salmi per coro e i Trois Poèmes Juifs. Poi c'è il cosiddetto ciclo ebraico: Schelomo, A Voice in the Wilderness, Israel, Baal Shem Suite, Suite hebraique. Poi c'è Avodath che è proprio un servizio sacro per la sinagoga (famosa l'incisione Sony con Robert Merrill e Bernstein). Non so quanto di veramente ebraico-folklorico ci sia, a me sembrano musiche molto codificate in uno stilema ben preciso di stampo tardo-romantico, rievocazioni posticce di un antico mondo biblico, un pò come nei film di Cecile DeMille.

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On 17/9/2020 at 16:51, superburp dice:

Un Böhm in grande spolvero! Qui concordo con Hurwitz, grande esecuzione. Splendido anche Ridderbusch quando attacca.

A Snorlax (ti piace Böhm?) ed a tutti quanti.

Certo Burpo che mi piace Bohm! Tra l'altro io sono molto affezionato alla Nona terminale del direttore austriaco, anche se è una registrazione spesso criticata, forse non a torto. Ma quella musicassetta costituì il mio imprinting beethoveniano, quindi nonostante tutto, ho ancora il piacere di metterla sul piatto (nel frattempo mi sono procurato pure il CD). In ogni caso ti becchi in controdedica questa roba qua:

Carlisle Floyd, Susannah, C. Studer, S. Ramey, J. Hadley, Choeur et Orchestre de l'Opera de Lyon, Kent Nagano

der-ring-des-nibelungen-krauss-rodolphe-

Trovata ad un prezzo stupidamente irrisorio in una bancarella dell'usato, l'ho comperata senza minimamente sapere che cosa fosse. Tornato a casa, dopo una rapido giro in rete, scopro che è una delle opere americane più rappresentate, e decido di dedicarci un ascolto. Dal punto di vista musicale l'opera adotta un linguaggio piuttosto conservatrice: siamo nel 1955 è tutto scritto in maniera squisitamente tonale e diretta, con largo ricorso a melodie folk del deep south degli Stati Uniti. Lo stile è prettamente neoromantico e ricorda anche le colonne sonore dei film hollywoodiani del tempo.

A destare qualche interesse è il libretto (scritto dallo stesso compositore): trattasi della biblica Storia di Susanna - già alla base di un non troppo celebre oratorio handeliano - ambientata in Tennessee in epoca moderna. In poche parole: Susannah è una giovane e bella ragazza, dal carattere piuttosto ingenuo, che viene denunciata dai vecchi del paese di avere dei comportamenti dissoluti, a causa di un innocente bagno in un fiume come natura l'ha fatta. Rifiutando di fare pubblica ammenda, successivamente la povera viene pure violentata dal Reverendo della comunità. Il fratello allora prende il fucile e decide di vendicarsi, partendo per ammazzare il Reverendo. Tuttavia, la comunità di fedeli, convinta che sia Susannah la mandante dell'omicidio del religioso, decide di fare i conti con la ragazza. Ma la giovane non si farà trovare impreparata, attendendo armata la folla che le si presenta di fronte a casa.

Sinceramente, la trama mi ha sorpreso. Ho trovato il libretto molto coraggioso - teniamo da conto che l'opera fu scritta in piena era McCarthy - sia per l'ambientazione nel bigottissimo sud statunitense, sia per il finale, ben poco conciliante. La musica fa atmosfera ed è assai ben confezionata e l'opera scorre liscia fino alla fine. Certo, è un romanticismo all'americana fuori tempo massimo, quasi da risultare stucchevole in alcuni momenti. Non so se più tardi Floyd si sia un po' rinnovato, ma qui siamo dalle parti di un Tiomkin o di un Bernstein (Elmer).

L'incisione è ottima, credo che i nomi dei cantanti coinvolti dicano tutto (anche se la Studer accusa qualche stanchezza). Notevole anche la prova di Nagano che tenta di asciugare un po' la ridondante scrittura di Floyd dando coesione al tutto. Eccezionali l'orchestra e il coro dell'Opera di Lione.

A chi dedicarla? Proviamo con @Wittelsbach, @Madiel, @Majaniello, @Ives e a chi gradisce...

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J.S.Bach, Widerstehe doch der Sünde (Cantata, BWV54).

A quanti debba controdediche.

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11 ore fa, Snorlax dice:

Certo Burpo che mi piace Bohm! Tra l'altro io sono molto affezionato alla Nona terminale del direttore austriaco, anche se è una registrazione spesso criticata, forse non a torto. Ma quella musicassetta costituì il mio imprinting beethoveniano, quindi nonostante tutto, ho ancora il piacere di metterla sul piatto (nel frattempo mi sono procurato pure il CD). In ogni caso ti becchi in controdedica questa roba qua:

Carlisle Floyd, Susannah, C. Studer, S. Ramey, J. Hadley, Choeur et Orchestre de l'Opera de Lyon, Kent Nagano

der-ring-des-nibelungen-krauss-rodolphe-

Trovata ad un prezzo stupidamente irrisorio in una bancarella dell'usato, l'ho comperata senza minimamente sapere che cosa fosse. Tornato a casa, dopo una rapido giro in rete, scopro che è una delle opere americane più rappresentate, e decido di dedicarci un ascolto. Dal punto di vista musicale l'opera adotta un linguaggio piuttosto conservatrice: siamo nel 1955 è tutto scritto in maniera squisitamente tonale e diretta, con largo ricorso a melodie folk del deep south degli Stati Uniti. Lo stile è prettamente neoromantico e ricorda anche le colonne sonore dei film hollywoodiani del tempo.

A destare qualche interesse è il libretto (scritto dallo stesso compositore): trattasi della biblica Storia di Susanna - già alla base di un non troppo celebre oratorio handeliano - ambientata in Tennessee in epoca moderna. In poche parole: Susannah è una giovane e bella ragazza, dal carattere piuttosto ingenuo, che viene denunciata dai vecchi del paese di avere dei comportamenti dissoluti, a causa di un innocente bagno in un fiume come natura l'ha fatta. Rifiutando di fare pubblica ammenda, successivamente la povera viene pure violentata dal Reverendo della comunità. Il fratello allora prende il fucile e decide di vendicarsi, partendo per ammazzare il Reverendo. Tuttavia, la comunità di fedeli, convinta che sia Susannah la mandante dell'omicidio del religioso, decide di fare i conti con la ragazza. Ma la giovane non si farà trovare impreparata, attendendo armata la folla che le si presenta di fronte a casa.

Sinceramente, la trama mi ha sorpreso. Ho trovato il libretto molto coraggioso - teniamo da conto che l'opera fu scritta in piena era McCarthy - sia per l'ambientazione nel bigottissimo sud statunitense, sia per il finale, ben poco conciliante. La musica fa atmosfera ed è assai ben confezionata e l'opera scorre liscia fino alla fine. Certo, è un romanticismo all'americana fuori tempo massimo, quasi da risultare stucchevole in alcuni momenti. Non so se più tardi Floyd si sia un po' rinnovato, ma qui siamo dalle parti di un Tiomkin o di un Bernstein (Elmer).

L'incisione è ottima, credo che i nomi dei cantanti coinvolti dicano tutto (anche se la Studer accusa qualche stanchezza). Notevole anche la prova di Nagano che tenta di asciugare un po' la ridondante scrittura di Floyd dando coesione al tutto. Eccezionali l'orchestra e il coro dell'Opera di Lione.

A chi dedicarla? Proviamo con @Wittelsbach, @Madiel, @Majaniello, @Ives e a chi gradisce...

Ammetto la mia ignoranza: non so chi sia Floyd e tanto meno mai sentito nominare questa opera! Andando ad istinto, non credo mi possa piacere 😕

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21 minuti fa, Madiel dice:

Ammetto la mia ignoranza: non so chi sia Floyd e tanto meno mai sentito nominare questa opera! Andando ad istinto, non credo mi possa piacere 😕

Eh, diciamo che all’epoca c’era tutta una serie di personaggi dello spettacolo che in America avevano le manie di persecuzione (Lilian Hellman, Arthur Miller, Howard Fast, in parte Kubrick, il compositore Blitzstein...) e ciò si traduceva in quello che molti definiscono didascalismo, ossia trasporre pesantemente nella loro opera qualche loro ossessione quotidiana. Nella fattispecie però questo lavoro di Floyd mi era stato descritto come molto interessante.

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30 minuti fa, Wittelsbach dice:

Eh, diciamo che all’epoca c’era tutta una serie di personaggi dello spettacolo che in America avevano le manie di persecuzione (Lilian Hellman, Arthur Miller, Howard Fast, in parte Kubrick, il compositore Blitzstein...) e ciò si traduceva in quello che molti definiscono didascalismo, ossia trasporre pesantemente nella loro opera qualche loro ossessione quotidiana. Nella fattispecie però questo lavoro di Floyd mi era stato descritto come molto interessante.

No, non è tanto per la trama o per specifiche vicissitudini dell'autore, quanto per lo stile musicale. Questo Floyd dev'essere il tipico autore americano neoromantico, i cui orizzonti stilistici si fermano a Puccini per la vocalità e allo Stravinsky neoclassico per il timbro orchestrale (se gli va bene). Il fatto che non lo abbia mai sentito citare, forse è perchè non seguo questo filone accademico. Secondo me, alla prova dei tempi tali lavori non possono reggere. Primo, quasi sempre è assente il talento; secondo, non si può prescindere dagli sviluppi storici delle società e dalla psicologia dei tempi in cui si vive, la musica dev'essere "vitale". Guardare alla musica dell'altro ieri senza avere la capacità di rigenerarla non ha molto senso per me, peggio ancora con dei soggetti così attuali. E' un problema che investe il movimento neoromantico statunitense (e non solo) nel suo insieme, tale musica è spesso già sfiorita nel momento in cui viene scritta. A dirla tutta, finora l'unico compositore neoromantico americano di classe che ho incontrato è Dominick Argento. 

Ah, vedo anche citato Ben-Haim: due palle così :D Un reazionario che non scriveva neppure così bene, di una pesantezza teutonica di fondo rimasta viva anche in piena vecchiaia... :suicide_anim: Non capisco le lodi di Hurwitz nelle sue recensioni, scomoda pure Hindemith! Ogni qual volta ci sono autori di mezzo carattere come questo va in autoesaltazione erotica :rofl:

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concertone per due violini e orchestra di Luigi Gatti:<

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22 ore fa, Snorlax dice:

Carlisle Floyd, Susannah, C. Studer, S. Ramey, J. Hadley, Choeur et Orchestre de l'Opera de Lyon, Kent Nagano

Trovata ad un prezzo stupidamente irrisorio in una bancarella dell'usato, l'ho comperata senza minimamente sapere che cosa fosse. Tornato a casa, dopo una rapido giro in rete, scopro che è una delle opere americane più rappresentate, e decido di dedicarci un ascolto. Dal punto di vista musicale l'opera adotta un linguaggio piuttosto conservatrice: siamo nel 1955 è tutto scritto in maniera squisitamente tonale e diretta, con largo ricorso a melodie folk del deep south degli Stati Uniti. Lo stile è prettamente neoromantico e ricorda anche le colonne sonore dei film hollywoodiani del tempo.

A destare qualche interesse è il libretto (scritto dallo stesso compositore): trattasi della biblica Storia di Susanna - già alla base di un non troppo celebre oratorio handeliano - ambientata in Tennessee in epoca moderna. In poche parole: Susannah è una giovane e bella ragazza, dal carattere piuttosto ingenuo, che viene denunciata dai vecchi del paese di avere dei comportamenti dissoluti, a causa di un innocente bagno in un fiume come natura l'ha fatta. Rifiutando di fare pubblica ammenda, successivamente la povera viene pure violentata dal Reverendo della comunità. Il fratello allora prende il fucile e decide di vendicarsi, partendo per ammazzare il Reverendo. Tuttavia, la comunità di fedeli, convinta che sia Susannah la mandante dell'omicidio del religioso, decide di fare i conti con la ragazza. Ma la giovane non si farà trovare impreparata, attendendo armata la folla che le si presenta di fronte a casa.

Sinceramente, la trama mi ha sorpreso. Ho trovato il libretto molto coraggioso - teniamo da conto che l'opera fu scritta in piena era McCarthy - sia per l'ambientazione nel bigottissimo sud statunitense, sia per il finale, ben poco conciliante. La musica fa atmosfera ed è assai ben confezionata e l'opera scorre liscia fino alla fine. Certo, è un romanticismo all'americana fuori tempo massimo, quasi da risultare stucchevole in alcuni momenti. Non so se più tardi Floyd si sia un po' rinnovato, ma qui siamo dalle parti di un Tiomkin o di un Bernstein (Elmer).

L'incisione è ottima, credo che i nomi dei cantanti coinvolti dicano tutto (anche se la Studer accusa qualche stanchezza). Notevole anche la prova di Nagano che tenta di asciugare un po' la ridondante scrittura di Floyd dando coesione al tutto. Eccezionali l'orchestra e il coro dell'Opera di Lione.

A chi dedicarla? Proviamo con @Wittelsbach, @Madiel, @Majaniello, @Ives e a chi gradisce...

Grazie @Snorlax, conosco l'opera e possiedo il DVD della Naxos da un teatro della Florida, ed è un'opera teatralissima, a vederla messa in scena, di gran ritmo. I riferimenti sono semplicissimi: il musical, la canzone americana e le colonne sonore. Poi ci sono citazioni di inni popolari, canti religiosi, canzoni del Sud. La struttura procede lineare per songs e scene d'azione ben costruite (queste sono le più complesse musicalmente). Non conosco altre opere liriche di Floyd, ma il linguaggio è tonalissimo, non vedo riferimenti "colti" a Puccini, Strauss o altri (cosa che invece ha fatto Previn con Un tram chiamato desiderio altra opera di grandissimo successo negli USA). L'incisione Erato è ottima, un vero lusso per questa musica. La Studer accusò un malore durante la sessione di registrazione, se non ricordo male. Floyd credo sia ancora vivo. Libretto ottimo, riferimenti coraggiosi per l'epoca a temi sociali. Si potrebbe associarla almeno come ascolto alla Regina di Blitzstein. Da leggere la recensione-pamphlet di Elvio Giudici. E' una musica diretta, evocativa, volutamente semplice ma non dozzinale o "stupida". E la parte della protagonista non è cosi facile da cantare come sembrerebbe. Se vogliamo tutto il teatro americano è su queste coordinate tonali o tardo-romantiche.

 

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11 ore fa, Madiel dice:

No, non è tanto per la trama o per specifiche vicissitudini dell'autore, quanto per lo stile musicale. Questo Floyd dev'essere il tipico autore americano neoromantico, i cui orizzonti stilistici si fermano a Puccini per la vocalità e allo Stravinsky neoclassico per il timbro orchestrale (se gli va bene). Il fatto che non lo abbia mai sentito citare, forse è perchè non seguo questo filone accademico. Secondo me, alla prova dei tempi tali lavori non possono reggere. Primo, quasi sempre è assente il talento; secondo, non si può prescindere dagli sviluppi storici delle società e dalla psicologia dei tempi in cui si vive, la musica dev'essere "vitale". Guardare alla musica dell'altro ieri senza avere la capacità di rigenerarla non ha molto senso per me, peggio ancora con dei soggetti così attuali. E' un problema che investe il movimento neoromantico statunitense (e non solo) nel suo insieme, tale musica è spesso già sfiorita nel momento in cui viene scritta. A dirla tutta, finora l'unico compositore neoromantico americano di classe che ho incontrato è Dominick Argento.

Ecco, Madiel, tra i nomi che hai citato l'unico che può azzeccarci - comunque alla larga - è Puccini. Stravinsky lontanissimo, per la timbrica orchestrale piuttosto mi rifarei al suono suntuoso dei compositori per il cinema del tempo (Tiomkin, Steiner, Waxman, E. Bernstein etc.). Argento, seppur quasi coetaneo, sembra di due/tre generazioni più avanti: a questo punto non so se sia nemmeno giusta l'etichetta di neoromantico per un compositore come Floyd; in realtà, seppur composta negli anni '50, l'opera, per certi versi, appartiene simpliciter all'alveo del romanticismo. Ripeto, il riferimento più immediato sono le grandi colonne sonore hollywoodiane di quegli anni. Comunque, nonostante un certo conservatorismo di fondo - solo musicale, il soggetto (e come è sviluppato) invece è molto progressista e coraggioso - il mestiere sicuramente c'è, e, anche un po' di talento (soprattutto drammaturgico). Un ascolto quest'opera lo vale. Certo, bisogna essere avvezzi ad un certo tipo di musicalità, altrimenti rischia di essere estremamente stucchevole.

1 ora fa, Ives dice:

Grazie @Snorlax, conosco l'opera e possiedo il DVD della Naxos da un teatro della Florida, ed è un'opera teatralissima, a vederla messa in scena, di gran ritmo. I riferimenti sono semplicissimi: il musical, la canzone americana e le colonne sonore. Poi ci sono citazioni di inni popolari, canti religiosi, canzoni del Sud. La struttura procede lineare per songs e scene d'azione ben costruite (queste sono le più complesse musicalmente). Non conosco altre opere liriche di Floyd, ma il linguaggio è tonalissimo, non vedo riferimenti "colti" a Puccini, Strauss o altri (cosa che invece ha fatto Previn con Un tram chiamato desiderio altra opera di grandissimo successo negli USA). L'incisione Erato è ottima, un vero lusso per questa musica. La Studer accusò un malore durante la sessione di registrazione, se non ricordo male. Floyd credo sia ancora vivo. Libretto ottimo, riferimenti coraggiosi per l'epoca a temi sociali. Si potrebbe associarla almeno come ascolto alla Regina di Blitzstein. Da leggere la recensione-pamphlet di Elvio Giudici. E' una musica diretta, evocativa, volutamente semplice ma non dozzinale o "stupida". E la parte della protagonista non è cosi facile da cantare come sembrerebbe. Se vogliamo tutto il teatro americano è su queste coordinate tonali o tardo-romantiche.

Grazie Ives per le delucidazioni. Tra l'altro vedo che la pensiamo praticamente allo stesso modo riguardo a quest'opera. Sicuramente è un'ora e mezza di musica che si ascolta con certo piacere, una sorta di pellicola senza immagini, si potrebbe dire.

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40 minuti fa, Snorlax dice:

Ecco, Madiel, tra i nomi che hai citato l'unico che può azzeccarci - comunque alla larga - è Puccini. Stravinsky lontanissimo, per la timbrica orchestrale piuttosto mi rifarei al suono suntuoso dei compositori per il cinema del tempo (Tiomkin, Steiner, Waxman, E. Bernstein etc.). Argento, seppur quasi coetaneo, sembra di due/tre generazioni più avanti: a questo punto non so se sia nemmeno giusta l'etichetta di neoromantico per un compositore come Floyd; in realtà, seppur composta negli anni '50, l'opera, per certi versi, appartiene simpliciter all'alveo del romanticismo. Ripeto, il riferimento più immediato sono le grandi colonne sonore hollywoodiane di quegli anni. Comunque, nonostante un certo conservatorismo di fondo - solo musicale, il soggetto (e come è sviluppato) invece è molto progressista e coraggioso - il mestiere sicuramente c'è, e, anche un po' di talento (soprattutto drammaturgico). Un ascolto quest'opera lo vale. Certo, bisogna essere avvezzi ad un certo tipo di musicalità, altrimenti rischia di essere estremamente stucchevole.

Grazie Ives per le delucidazioni. Tra l'altro vedo che la pensiamo praticamente allo stesso modo riguardo a quest'opera. Sicuramente è un'ora e mezza di musica che si ascolta con certo piacere, una sorta di pellicola senza immagini, si potrebbe dire.

Insomma, è una musica reazionaria con una spruzzata di musical (come dice sopra Ives), mi pare un tipico prodotto per il mercato operistico americano medio. No, niente da fare, preferisco altre sperimentazioni! Nello stesso periodo di Floyd aveva successo nei teatri americani il suo coetaneo Hugo Weisgall, che però era stato un allievo di Sessions e scriveva musica tutto sommato moderna (non era un serialista nonostante gli studi). Preferenza per i libretti preziosi e filosoficamente impegnati, sonorità espressioniste, un profondo amore per la musica berghiana. Di suo ho "Sei personaggi in cerca d'autore", ma è ancora incartata... dovrò rimediare :o

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Credo abbiate colto il punto. Più che romanticismo, è opera novecentesca americana. Non ho mai sentito Susannah, ma ne conosco bene altre. È un genere che a Giudici piace assai, a me talvolta ma non sempre. Personalmente, ho trovato Show Boat (nell’edizione “filologica” di McGlinn) musicalmente più frizzante e interessante di varie opere di quel filone.

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Sto ascoltando, primi minuti e... perdonami @Madiel, qua c'è puzza di Sacre lontana un miglio! il parapapaaaaà è paro paro certi incipit di Mahler (tipo la quinta)... mi piace come mantiene la scrittura lieve, aperta, insomma pur avendo modelli post-romantici non tromboneggia mai, bello.

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1 ora fa, Majaniello dice:

Sto ascoltando, primi minuti e... perdonami @Madiel, qua c'è puzza di Sacre lontana un miglio! il parapapaaaaà è paro paro certi incipit di Mahler (tipo la quinta)... mi piace come mantiene la scrittura lieve, aperta, insomma pur avendo modelli post-romantici non tromboneggia mai, bello.

Non lo so, non ho mai sentito la 7a Sinfonia. Ne esistono, però diverse incisioni e una sarà acquistata presto :cat_smile: Per ora non mi rovino la sorpresa. Comunque, Mahler era effettivamente una delle sue fissazioni, mentre di Stravinsky non trovo tracce evidenti nelle opere che conosco.

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37 minuti fa, Madiel dice:

Non lo so, non ho mai sentito la 7a Sinfonia. Ne esistono, però diverse incisioni e una sarà acquistata presto :cat_smile: Per ora non mi rovino la sorpresa. Comunque, Mahler era effettivamente una delle sue fissazioni, mentre di Stravinsky non trovo tracce evidenti nelle opere che conosco.

Qui siamo ai limiti della citazione (parlo dei giochi di legni dell'introduzione, non delle danze rituali), però sono elementi così ben elaborati che suonano diversi e originali perchè inseriti in un contesto nuovo.

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Si raschia il barile, ma la scolatura non è sempre così malvagia (un po' com'è avvenuto nel caso del negletto Hässler, talvolta scambiato per W.F. Bach, mica Hakkinen). Al piano, la recuperatrice per eccellenza (e per Antonio Masia) di compositori dimenticati del '700. 

Nota: il primo brano non è un Allegro con Brio come indicato nel titolo, bensì un Adagio (i due primi movimenti della Sonata sono stati presentati per errore in ordine inverso). Giusto per non pensare che il nostro Doles fosse un compositore emo ante litteram... :D 

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3 ore fa, Majaniello dice:

Qui siamo ai limiti della citazione (parlo dei giochi di legni dell'introduzione, non delle danze rituali), però sono elementi così ben elaborati che suonano diversi e originali perchè inseriti in un contesto nuovo.

Se così fosse, allora è un elemento a favore di Lokshin. Ieri sera mi stavo riascoltando la 4a e ci trovo un sacco di aderenze con lo stile di Hartmann, ma penso siano più che altro casuali e più che altro limitate alle sonorità. Hartmann aveva una vena melodica e tematica più forte di Lokshin, inoltre costruiva le sue opere come una torre, rispettava i procedimenti costruttivi classici e le forme, a volte solo mischiandole/li (variazione + toccata ecc.). Il russo, invece, era privo di inventiva tematica memorabile e non scriveva neanche temi estesi, la sua materia di base è minima, di carattere neutro, e più che espansa con il contrappunto pare solo variata e accatastata in sezioni contrastanti, le forme classiche più che distrutte o modificate vengono tese all'inverosimile (per ex., si riconosce ancora un involucro di forma sonata). Almeno nei lavori che conosco, al di là di semplici assonanze stilistiche, non ci sarebbero citazioni letterali.

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1 ora fa, Madiel dice:

Se così fosse, allora è un elemento a favore di Lokshin. Ieri sera mi stavo riascoltando la 4a e ci trovo un sacco di aderenze con lo stile di Hartmann, ma penso siano più che altro casuali e più che altro limitate alle sonorità. Hartmann aveva una vena melodica e tematica più forte di Lokshin, inoltre costruiva le sue opere come una torre, rispettava i procedimenti costruttivi classici e le forme, a volte solo mischiandole/li (variazione + toccata ecc.). Il russo, invece, era privo di inventiva tematica memorabile e non scriveva neanche temi estesi, la sua materia di base è minima, di carattere neutro, e più che espansa con il contrappunto pare solo variata e accatastata in sezioni contrastanti, le forme classiche più che distrutte o modificate vengono tese all'inverosimile (per ex., si riconosce ancora un involucro di forma sonata). Almeno nei lavori che conosco, al di là di semplici assonanze stilistiche, non ci sarebbero citazioni letterali.

No citazioni letterali no, però temi che si avvicinano, anche per intervalli simili e colori orchestrali sì. Quello che volevo dire è proprio che partendo da spunti quasi fregati da altri si arriva ad esiti diversi grazie agli sviluppi continui del materiale, che fanno suonare quella stessa materia in modo diverso, meglio non so dirlo :D Azzardo che l'assonanza con Hartmann sia il semplice frutto di modelli comuni. Vabbè Hartmann era uno tosto, inarrivabile, in forum non mi pare popolarissimo e non me lo spiego... Arrivo a dire che, Beethoven escluso, è il mio sinfonista krukko preferito in assoluto. 

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58 minuti fa, Majaniello dice:

No citazioni letterali no, però temi che si avvicinano, anche per intervalli simili e colori orchestrali sì. Quello che volevo dire è proprio che partendo da spunti quasi fregati da altri si arriva ad esiti diversi grazie agli sviluppi continui del materiale, che fanno suonare quella stessa materia in modo diverso, meglio non so dirlo :D Azzardo che l'assonanza con Hartmann sia il semplice frutto di modelli comuni. Vabbè Hartmann era uno tosto, inarrivabile, in forum non mi pare popolarissimo e non me lo spiego... Arrivo a dire che, Beethoven escluso, è il mio sinfonista krukko preferito in assoluto. 

Siamo del tutto d'accordo, anche perchè quanto scrivi è complementare alle mie osservazioni. Le assonanze con Hartmann possono essere anche del tutto casuali, magari Lokshin ha disposto il materiale in una certa maniera per chi sa quale considerazione fatta durante il suo lavoro, tale disposizione filava bene con una specifica orchestrazione e così via. Hartmann è stato un grande, il maggiore sinfonista tedesco del XX secolo, credo sia innegabile.

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Antheil: Sinfonia n.5 "Joyous" (1948)

Stuttgart SO, Wolff

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