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Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2020

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

E che te ne pare?

E' stata una bella scoperta, anche se ho qualche perplessità sulla trama e l'impostazione scenica. Nel primo atto non succede quasi niente sulla scena, ma la musica non è statica e procede sempre in avanti, per cui almeno in disco non l'ho trovata noiosa. Più che altro, penso che a un ascoltatore poco incline possa ingenerare una certa noia il dolce cromatismo che procede placido con un grande fiume, le variazioni del materiale sono sottili e impegnano l'orecchio. Non ho idea di come si possa fare una regia di un'opera che è piuttosto un oratorio.

Interessanti certe combinazioni timbriche, specie quella con gli accordi in ppp degli archi uniti alla celesta che conclude il primo atto e riappare poi sporadicamente nel successivo, che descrive Dio o l'anelito religioso all'assoluto. Anche l'apparizione del sax in vari a soli è alquanto strana nel teatro tedesco del tempo, ma penso anche altrove, per quanto ne so non è mai apparso tale strumento con tanto risalto in un'opera del primi dieci anni del novecento. Da sottolineare come Stephan tiene l'orchestra sotto un ferreo controllo emotivo, specie nel primo atto, pare uno Strauss totalmente depurato dal desiderio e dalla sensualità. Anche la vocalità è casta, si libera poco alla volta per poi esplodere in ogni sua potenzialità solo a metà opera. Nel complesso è un lavoro singolare rispetto agli standard dell'epoca. Dato che conosci benissimo Strauss, sei fai un confronto noterai subito che l'orchestrazione di Stephan brilla per l'"assenza": è un continuo togliere e aggiustare, dove invece Strauss colma tutti gli angoli della partitura che la vocalità non può coprire. Il suono di Stephan, però, non è atomizzato e crudelmente novecentesco come quello di Mahler, è come "depurato", ridotto all'essenziale. Nella sua essenza più intima mi pare profondamente wagneriano.

Il personaggio di Caino, scettico (nega la manifestazione di Dio con ostinazione !) e polemico, è molto ben scolpito anche nel testo. Lo stesso si può dire riguardo a Eva, sulla quale in realtà poggia tutta l'opera, sempre appassionata e umana; Abele dopo un inizio ingenuo, assume i tratti dell'esaltato religioso quando scopre l'esistenza di Dio; Adamo, alla fine, è quasi di contorno, più spettatore che attore del dramma. Mi ha stupito la motivazione dell'assassinio, la gelosia sessuale inespressa tra i due fratelli, l'aria pesante di desideri inconfessati all'inizio nel secondo atto. Tutta la sua apertura con la visione notturna del corpo di Abele sotto i raggi lunari da parte di Eva ha un qualcosa di veramente malsano, accompagnata da una musica stranamente scintillante e dai tratti impressionisti. Il secondo atto è, però, veramente bello e mi pare la parte migliore dell'opera. Interessanti i vari simbolismi, per esempio i sacrifici posti in punti strategici dell'opera, con Abele che diventa lui stesso offerta. I personaggi sono tutti colpevoli o meritevoli di qualcosa, hanno imparato a peccare ma anche a redimersi, hanno proprio dato origine all'umanità con i suoi pregi e difetti.

Nel complesso mi è piaciuta parecchio e direi che la fama musicologica sia meritata. Sembra, però, che la mia edizione Naive sia parecchio diversa dalla tua CPO. Leggevo delle recensioni e pare che ci siano alcuni tagli e modifiche, sia la versione Naive che la CPO sono incomplete di alcuni dettagli secondari. Riguardo all'esecuzione, dicono i recensori on line che la Naive sia suonata più svelta (ed è vero dai minutaggi) e ci sia una cura maggiore nel suono orchestrale complessivo. L'esecuzione è dal vivo, la ripresa sonora è eccellente, con perfetto equilibrio voci-orchestra. I cantanti mi sono sembrati tutti ottimi, solo il tenore Wolfgang Milgramm mi pare abbia dei problemi quando la tessitura vocale richiede altezze improvvise, con cadute in un tono stridente e antipatico.

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il Trio per flauto, violoncello e pianoforte di Louise Farrenc:

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17 ore fa, Madiel dice:

Rudi Stephan: Die ersten Meschen, 1° atto

Orchestra Radio France diretta da M. Franck

esecuzione dal vivo.

 

Non conosco l'opera, ma la musica strumentale di quest'autore mi ha steso! voto 10.

cover.jpg

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On 14/9/2020 at 17:48, Ives dice:

Non avevo mai visto completamente questo video della BBC (esiste anche il video del concerto alla Royal Festival Hall). Al netto delle paturnie di Bernstein (immancabile sigaretta e whiskey d'ordinanza), dei contrasti con l'orchestra e il suo management (fu la prima e ultima collaborazione di Bernstein con la BBCSO) e le tensioni con l'influente critica britannica (che cassò senza appello il famoso il disco per DGG), questa interpretazione è assolutamente emozionante, commovente ed elettrizzante. E dal concerto dal vivo anche meravigliosamente eseguita, con la recalcitrante orchestra che alla fine cede alle richieste di Bernstein, ai suoi tempi larghi e al suo fraseggio amplissimo (Nimrod pare non finire mai!). Ne viene fuori un Elgar senza tempo, fuori dalle mode e dalle ortodossie britanniche, nonché avulso da consunti cliché patriottici. @Snorlax che mi pare apprezzasse. Peccato solo per l'audio televisivo pessimo.

Grazie Ives, apprezzo veramente molto, poiché ne avevo visto solamente degli spezzoni qua e là sul Tubo. Amo molto Bernstein, e il disco di Elgar lo considero una delle sue maggiori riuscite - anche per le caratteristiche che tu hai elencato - tant'è che si staglia grandemente in una discografia comunque molto nutrita del lavoro elgariano (autore un po' troppo vituperato qui in Forum, mi pare). In un frammento Bernstein mette già le mani avanti facendo il verso alla critica britannica, che crede un vilipendio il fatto che un ebreo americano insegni a loro come suonare questa sorta di patrimonio nazionale. Giustissima e suggestiva la riflessione sul carattere più enigmatico delle Enigma: da un lato quasi derivative rispetto alla grande tradizione romantica europea, dall'altra così originali nella loro profonda englishness. Da vedere e rivedere, nonostante l'audio abbastanza precario.

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Beh Madiel, a me non è piaciuta affatto... 😔

Io comunque non ho edizioni cpo, avevo sentito su spotify quell’antica registrazione radio di Francoforte! Chissà, forse con la tua mi andrebbe meglio!

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3 ore fa, Snorlax dice:

Grazie Ives, apprezzo veramente molto, poiché ne avevo visto solamente degli spezzoni qua e là sul Tubo. Amo molto Bernstein, e il disco di Elgar lo considero una delle sue maggiori riuscite - anche per le caratteristiche che tu hai elencato - tant'è che si staglia grandemente in una discografia comunque molto nutrita del lavoro elgariano (autore un po' troppo vituperato qui in Forum, mi pare). In un frammento Bernstein mette già le mani avanti facendo il verso alla critica britannica, che crede un vilipendio il fatto che un ebreo americano insegni a loro come suonare questa sorta di patrimonio nazionale. Giustissima e suggestiva sul carattere più enigmatico delle Enigma: da un lato quasi derivative rispetto alla grande tradizione romantica europea, dall'altra così originali nella loro profonda englishness. Da vedere e rivedere, nonostante l'audio abbastanza precario.

Dirlo oggi forse sembra strano, ma la critica britannica degli anni 70-80 era avvezza a questi sproloqui ipernazionalistici, intrisi di mostruosità pseudo-razziste. Anche Solti in un filmato dice cose simili a quelle di Bernstein. Pure su Kubelik che diresse il Covent Garden ho letto cose analoghe.

°°°°°°

Handel

Giulio Cesare, HWV 17: Act I, Presti omai l'Egizia terra

Norman Treigle - bass

New York City Opera Orchestra

Julius Rudel

Treigle, a parte il cantare grossolanamente, s'impappina pure con la pronuncia, alternando il corretto PALME al pericoloso PALLE cosicchè ne vien fuori una versione hard VM18 😁 Julius Rudel una specie di panzer austriaco, gravosissimo, legnosissimo, questo si pallosissimo.

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

Beh Madiel, a me non è piaciuta affatto... 😔

Io comunque non ho edizioni cpo, avevo sentito su spotify quell’antica registrazione radio di Francoforte! Chissà, forse con la tua mi andrebbe meglio!

Sì, ricordo che eri poco entusiasta ( :D ), però ero convinto che avessi sentito quella CPO! 😕 Vabbeh, dovrai rimediare, perchè le edizioni recenti hanno delle ottime recensioni on line, per cui ne deduco che siano un riferimento. C'è anche un altro fatto, il mio ascolto è stato fatto leggendo il libretto, che mi ha aiutato moltissimo. Il dramma, più che scenico, è tutto tra le righe, c'è un continuo gioco tra il dire esplicitamente e il tacere. A questo proposito è interessate segnalare come nel 1920 il giovane Hindemith, nel pieno della sua fase espressionista, sia rimasto folgorato dall'opera. Studiò pure con lo stesso maestro di Stephan, ma i due non si conobbero per motivi anagrafici. Alla prima rappresentazione dell'opera nel 1920, Hindemith suonava nell'orchestra di Colonia che eseguiva e scrisse in una lettera ad un amico un commento entusiasta, sottolineando che era "sconvolto" (!!!) :o

6 ore fa, Majaniello dice:

Non conosco l'opera, ma la musica strumentale di quest'autore mi ha steso! voto 10.

cover.jpg

Cd che sto puntando da un po', ma costa ancora troppo :axehead: Stephan non poteva che piacerti, il suo "oggettivismo" è nelle tue corde.

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Sto ascoltando uno dei più bei concerti per flauto nell'esecuzione migliore che conosco.

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Un Böhm in grande spolvero! Qui concordo con Hurwitz, grande esecuzione. Splendido anche Ridderbusch quando attacca.

A Snorlax (ti piace Böhm?) ed a tutti quanti.

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Il 2° Concerto da questo cd

Saygun: Concerti Per Piano Nn.1 & 2 Cd

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3 ore fa, Madiel dice:

Il 2° Concerto da questo cd

Saygun: Concerti Per Piano Nn.1 & 2 Cd

Dimmi un po’...

Io intanto

515Z22iLtFL._SR600,315_PIWhiteStrip,Bott

Opinione sintetica: 🤢🤢

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Dimmi un po’...

Io intanto

515Z22iLtFL._SR600,315_PIWhiteStrip,Bott

Opinione sintetica: 🤢🤢

Credo proprio di sì! :D Eshpai è una specie di neoromantico russo, un bel pasticcio tra musica del passato, musica da film e musica leggera. Tanto cangiante da non avere, alla fine, nessun colore specifico. Confesso che fa schifo pure a me -_-

Di ben altro livello il turco Saygun: studi serissimi in Germania e a Parigi negli anni venti, amicizia stretta con Bartok e interesse per la musica popolare anatolica filtrata attraverso una sensibilità classicheggiante. Il suo faro stilistico è senz'altro Bartok, anche se non arriva ai fascinosi eccessi del periodo espressionista del grande ungherese, preferendo il periodo del Concerto per violino e dell'esilio americano. Saygun si tiene lontano da certi sperimentalismi di proposito, ha una natura tutto sommato rapsodica che non ammette violenze foniche pur avendo una forza virile spiccata. Il primo concerto del 1958 è legato agli schemi classici e nelle sonorità potrebbe ricordare il 3° di Bartok, ma per l'epoca in cui fu scritto è troppo rivolto al passato. Nel 2°, scritto nel 1985 a ottant'anni, c'è ben altra musica: libertà formale, timbrica più avventurosa, c'è una scioltezza espressiva diretta e brillante, con un pianoforte tagliente ma ancora memore di certe suggestioni francesi di primo novecento. Un aspetto che mi ha incuriosito è l'influenza della musica turca in Saygun, almeno nei due concerti per pianoforte sembra come assente, la musica non ha alcun aspetto esotico, nè nei temi e tanto meno nell'uso di scale arabe. Nel complesso è ottima musica, priva di genio ma ben concepita e di brillante orchestrazione. Riguardo all'esecuzione, mi sembra valida, affidata a una pianista allieva di Saygun e dedicataria proprio del 2° Concerto.

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8 ore fa, Madiel dice:

Un aspetto che mi ha incuriosito è l'influenza della musica turca in Saygun, almeno nei due concerti per pianoforte sembra come assente, la musica non ha alcun aspetto esotico, nè nei temi e tanto meno nell'uso di scale arabe. 

Ecco ma se uno volesse qualche autore in cui si ascolta il folclore balcanico/anatolico/medio-orientale dove si dovrebbe dirigere? la musica tradizionale di quei posti mi piace molto ma, a parte Skalkottas, non conosco nessun compositore classico.

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4 ore fa, Majaniello dice:

Ecco ma se uno volesse qualche autore in cui si ascolta il folclore balcanico/anatolico/medio-orientale dove si dovrebbe dirigere? la musica tradizionale di quei posti mi piace molto ma, a parte Skalkottas, non conosco nessun compositore classico.

Ippolitov- Ivanov: Caucasian Sketches / Turkish Fragments by Arthur Fagen  on Amazon Music - Amazon.com       Gliere: Bronze Horseman / Shakh-Senem / Gyul'Sara di St. Petersburg State  Symphony Orchestra su Amazon Music - Amazon.it      CX9724.jpg         

 

saygun_front_back.jpg

ERKIN,U. / BUSWELL,JAMES / KUCHAR,THEODORE Ulvi Cemal Erkin: Symphony No. 2  on DeepDiscount.com

se mi vengono altri, li posto dopo

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14 ore fa, Madiel dice:

Credo proprio di sì! :D Eshpai è una specie di neoromantico russo, un bel pasticcio tra musica del passato, musica da film e musica leggera. Tanto cangiante da non avere, alla fine, nessun colore specifico. Confesso che fa schifo pure a me -_-

Di ben altro livello il turco Saygun: studi serissimi in Germania e a Parigi negli anni venti, amicizia stretta con Bartok e interesse per la musica popolare anatolica filtrata attraverso una sensibilità classicheggiante. Il suo faro stilistico è senz'altro Bartok, anche se non arriva ai fascinosi eccessi del periodo espressionista del grande ungherese, preferendo il periodo del Concerto per violino e dell'esilio americano. Saygun si tiene lontano da certi sperimentalismi di proposito, ha una natura tutto sommato rapsodica che non ammette violenze foniche pur avendo una forza virile spiccata. Il primo concerto del 1958 è legato agli schemi classici e nelle sonorità potrebbe ricordare il 3° di Bartok, ma per l'epoca in cui fu scritto è troppo rivolto al passato. Nel 2°, scritto nel 1985 a ottant'anni, c'è ben altra musica: libertà formale, timbrica più avventurosa, c'è una scioltezza espressiva diretta e brillante, con un pianoforte tagliente ma ancora memore di certe suggestioni francesi di primo novecento. Un aspetto che mi ha incuriosito è l'influenza della musica turca in Saygun, almeno nei due concerti per pianoforte sembra come assente, la musica non ha alcun aspetto esotico, nè nei temi e tanto meno nell'uso di scale arabe. Nel complesso è ottima musica, priva di genio ma ben concepita e di brillante orchestrazione. Riguardo all'esecuzione, mi sembra valida, affidata a una pianista allieva di Saygun e dedicataria proprio del 2° Concerto.

Scopro, o meglio riscopro, di avere questo, comprato in qualche antica svendita di jpc e ancora col cellofan:

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5 ore fa, Majaniello dice:

Ecco ma se uno volesse qualche autore in cui si ascolta il folclore balcanico/anatolico/medio-orientale dove si dovrebbe dirigere? la musica tradizionale di quei posti mi piace molto ma, a parte Skalkottas, non conosco nessun compositore classico.

 

1 ora fa, il viandante del sud dice:

      Gliere: Bronze Horseman / Shakh-Senem / Gyul'Sara di St. Petersburg State  Symphony Orchestra su Amazon Music - Amazon.it              

 

 

In quest’ultimo di folclore direi che c’è proprio poco.

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5 ore fa, Majaniello dice:

Ecco ma se uno volesse qualche autore in cui si ascolta il folclore balcanico/anatolico/medio-orientale dove si dovrebbe dirigere? la musica tradizionale di quei posti mi piace molto ma, a parte Skalkottas, non conosco nessun compositore classico.

A integrazione di ciò che diceva Madiel, va detto che, come quella di Bartok, cui si ispira, anche la produzione di Saygun è composita e mescola opere in cui la componente folclorica è assente o lontana ad altre in cui, al contrario, è al centro dell'attenzione. Mi pare che nel disco pianistico suggerito da @il viandante del sud ce ne siano diversi esempi.

Quanto all'impiego del folclore balcanico, oltre ai soliti Bartok, Kodaly, Enescu ma anche Weiner e persino Ligeti, ti segnalerei la gloria nazionale bulgara, Pancho Vladigerov, la cui musica è in larghissima parte ispirata a temi e modi espressivi popolari dei Balcani e per giunta di piacevolissimo ascolto.  Vladigerov fu anche importante didatta e maestro di Alexis Weissenberg.

Compositori greci attenti al patrimonio musicale popolare ce ne sono parecchi oltre a Skalkottas. Non sottovaluterei - detratte le componenti trash e politiche, che possono infastidire qualcuno - nemmeno Mikis Theodorakis.

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@il viandante del sud @Wittelsbach @giobar vi stavo per taggare, giuro! poi ho pensato che sareste intervenuti comunque...

Ora che ci penso si era parlato anche di Kalomiris di recente. Compositori arabi non ne esistono?

PS: ma Gliere non era russo? 

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Eugène YSAYE
Sei sonate op 27

Kristof Barati, violino

Precedenti ascolti mi avevano lasciato molto freddo e anche indispettito: "tutto qua?...se devo subire sterili esercizi, mi bastano quelli che quotidianamente mi infliggono i figli a casa quando studiano...". Ieri ho ripreso il disco forse con disponibilità e animo diversi e sono rimasto sorpreso dalle ragioni musicali e dalla forza espressiva di queste sonate. Ognuna diversa dalle altre e ricca di sapienza musicale e di inventiva, con un amplissimo viaggio nella storia del violino, dall'allemanda vecchio stile della sonata n. 4 a soluzioni espressive e timbriche modernissime di altre sonate.

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8 ore fa, Majaniello dice:

Ecco ma se uno volesse qualche autore in cui si ascolta il folclore balcanico/anatolico/medio-orientale dove si dovrebbe dirigere? la musica tradizionale di quei posti mi piace molto ma, a parte Skalkottas, non conosco nessun compositore classico.

Medio Orientale non so, non è un repertorio che seguo. Ci sono diversi compositori israeliani novecenteschi che hanno impiegato musica popolare sefardita e anche araba, ma non conosco con precisione risultati e repertorio. In Turchia ci sono stati almeno cinque autori che insieme a Saygun costituirono una specie di "gruppo possente" sul modello di quello russo, ma l'unico che si nota pare sia solo Saygun.

Riguardo al primo novecento europeo, quando questa tendenza prese piede, in Romania è da ricordare senza dubbio Enescu. In Bulgaria si distinse Pancho Vladigerov (1899-1978), un autore neoclassico, influenzato anche dalla musica francese. In Ungheria penso saprai già di Bartok e Kodaly. In Moravia c'è Eugen Suchon, uno tosto e piuttosto bravo, che in maturità scrisse lavori aggiornati niente male. In Grecia, il primo compositore nazionalista è stato Manolis Kalomiris, che scriveva musica ispirata al folklore ellenico già attorno al 1910, ma la sua formazione è stata di stampo tedesco e di evoluzione lentissima: scrisse le opere maggiori solo verso gli anni quaranta.

Riguardo a Theodorakis, quando scrive musica colta è assolutamente conservatore al limite del pedestre. Se vuoi farti male... -_-

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Scopro, o meglio riscopro, di avere questo, comprato in qualche antica svendita di jpc e ancora col cellofan:

715JLPaOmLL._SL1049_.jpg

Non ho mai sentito le sue sinfonie. Leggevo che sono piuttosto variabili come qualità, invece si parla sempre molto bene dei suoi concerti e alcuni pare siano ispirati direttamente al folklore turco (concerti per violino, viola e violoncello). Tutto repertorio, però, che non conosco al di là dei pezzi sopra citati.

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2 ore fa, Majaniello dice:

@il viandante del sud @Wittelsbach @giobar vi stavo per taggare, giuro! poi ho pensato che sareste intervenuti comunque...

Ora che ci penso si era parlato anche di Kalomiris di recente. Compositori arabi non ne esistono?

PS: ma Gliere non era russo? 

Glière non ha nessuna sostanza folklorica russa, al massimo scriveva "alla maniera di". Riguardo ai compositori "arabi", ce ne sono diversi. Qualcuno scriveva anche musica d'avanguardia (il turco Bulent Arel scrisse musica elettronica, l'egiziano Halim El-Dabh tentò di fondere influenze folkloriche del suo paese con esperienze europee). Tutto un repertorio da scoprire, le incisioni sono rare, inutile pure fare nomi e cognomi anche perchè non conosco in concreto i risultati.

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5 ore fa, Wittelsbach dice:

Scopro, o meglio riscopro, di avere questo, comprato in qualche antica svendita di jpc e ancora col cellofan:

715JLPaOmLL._SL1049_.jpg

 

In quest’ultimo di folclore direi che c’è proprio poco.

 

3 ore fa, Madiel dice:

Glière non ha nessuna sostanza folklorica russa, al massimo scriveva "alla maniera di". Riguardo ai compositori "arabi", ce ne sono diversi. Qualcuno scriveva anche musica d'avanguardia (il turco Bulent Arel scrisse musica elettronica, l'egiziano Halim El-Dabh tentò di fondere influenze folkloriche del suo paese con esperienze europee). Tutto un repertorio da scoprire, le incisioni sono rare, inutile pure fare nomi e cognomi anche perchè non conosco in concreto i risultati.

Le due opere si basano su temi del folklore uzbeko (Gyulsara) e azero (Shakh-Senem).

Glière si distinse per tour in tutte le parti dell'Unione Sovietica, traendone spunti per diverse sue opere.

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54 minuti fa, il viandante del sud dice:

 

Le due opere si basano su temi del folklore uzbeko (Gyulsara) e azero (Shakh-Senem).

Glière si distinse per tour in tutte le parti dell'Unione Sovietica, traendone spunti per diverse sue opere.

Questi che menzioni sono casi isolati dovuti e precise commissioni, Glière non era un compositore che traeva esclusiva materia per la sua musica dal dato popolare, a differenza di quelli sopra citati. Sarebbe un po' dire lo stesso di Casella solo perchè scrisse un paio di pezzi ispirati alla Sicilia o trascrisse delle danze popolari sarde. Nell'URSS durante la normalizzazione staliniana tutti i compositori erano obbligati a ispirarsi dal folklore delle varie regioni, ma da qui a farne dei compositori "etnici"...

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Tra l’altro quello Shakh-Senem che hai messo l’ho uploadato io, è il mio canale youtube! ❤️

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