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Kàsarix

VIOLA DA GAMBA - TENSIONE E BRACCIO DESTRO

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Spettabili utenti, 

mi inserisco in quest'area, volendo considerarla fruibile dai musici di ambo le viole (da brazzo e da gamba). 

In realtà no, è che mi sembrava la soluzione più pratica. 😁

Sono studente di viola da gamba da quasi due anni, da oltre un anno "divorziato" dal violoncello, e più che mai convinto di questa scelta; chiarisco, senza, tuttavia, voler aprire diatribe in merito a ciò: non sono appassionato di filologia (per quanto interessante), né di prassi esecutiva (per quanto elegante e fine), né di repertorio violistico (sono stato "svezzato" a Pop e New Age), ma della viola da gamba in sè, per la sonorità, per la polifonia e per il feeling, che non provo con nessun altro strumento.

Detto ciò... 

Ho avuto modo di sperimentare che vi sono diverse scuole di pensiero, nella fattispecie, per quanto concerne la tensione delle corde e il tipo di movimento del braccio destro, le quali, per quello che ho avuto modo di osservare (correggete eventuali castronerie), andrebbero di pari passo.

Con riferimento al basso di viola... 

Quella che seguo io, trasmessami dal mio Maestro, dovrebbe essere quella di Vittorio Ghielmi: calibri di corda piuttosto pesanti (ad esempio, sulla mia viola [diapason 71,5], da Re alto a Do: 85, 112, 140, 175, i tre bassi filati a tensione forte, ma ho sentito mute con diametri ulteriormente maggiori), quindi tensione molto alta (il più vicino possibile al punto di rottura, dice il mio Maestro), e corrispondente movimento complessivo del braccio per cui il polso rimarrebbe rilassato, la mano ferma in posizione, con le nocche rivolte verso l'esterno e la punta del polso verso l'interno (un po' come tenere una forchetta), mentre il movimento partirebbe, in poussè, dall'avambraccio, in tirèr, dal braccio, in un moto fluido e con soluzione di continuità, col gomito che fungerebbe da basculante (potrei aver scritto delle minchiate); si otterrebbe un suono concreto e rotondo, proiettato e ricco di armonici. 

L'altra (fuemi riferito che sarebbe una tendenza, perlopiù, inglese): calibri più leggeri (tipo: 72, 95, 120, 140, bassi filati medj), se non, addirittura, "fili da cucito" (mi è capitato di avere a che fare con una viola [diapason 68] con calibri 68, 85 [!], 98, 120, con bassi filati leggeri), con braccio sostanzialmente "monovolume" e polso - banderuola (correggetemi se sbaglio); oppure, ho avuto modo di osservare gambisti con il sistema polso -avambraccio - braccio sinuoso come un serpente; se ne ricaverebbe un suono più fievole ed etereo (la famosa viola - zanzara).

Penso che si intenda (anche se non avrei voluto che fosse così evidente) che, per il risultato sonoro, preferisco la prima scuola di pensiero enunciata, perché con le corde più grosse e questo modo di muovere il braccio percepisco una definizione, una concretezza e una pastosità che da chi segue la seconda non percepisco.

Ciò detto, questo è un gusto mio, e non ho l'alterigia di ritenermi nel giusto; anzi, sarei ben lieto che altri gambisti (e/o apprendisti gambisti come me) mi esponessero il loro pensiero in merito, motivandolo. 

Grazie dell'(eventuale) attenzione. 

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