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Sessantaquattro

Rampal / Gazzelloni

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Ho letto il libro "Jean-Pierre Rampal musica e flauti amori miei" dello stesso Rampal e di Deborah Wise.
Editore: Nuove edizioni (C) 2002.
Carino ed interessante, anche se un po', forse troppo, gigione, imho.
Ma non e' che ci siano in giro molti libri sui flautisti.
<sorriso>

Nella prefazione di Carla Moreni trovo una frase che mi intriga

<citazione>
per esempio di alcuni(flautisti) non fa menzione ... ad esempio di Gazzelloni.
ma chi e' del mestiere PUO' BEN INTEDERNE LE RAGIONI
</citazione>

In effetti Gazzelloni non e' mai citato in tutto il libro.
Qualcuno puo' illuminarmi su quali caa...spita sono queste ragioni?
Ho googlato quanto possibile ma non ho trovato riferimenti.
Qualcuno ne sa qualcosa ?

Grazie.
PS:
giuro che non sono un troll che vuole rinfrescare "polemiche" del secolo scorso.

 

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On 1/6/2019 at 21:16, Sessantaquattro dice:

Ho letto il libro "Jean-Pierre Rampal musica e flauti amori miei" dello stesso Rampal e di Deborah Wise.
Editore: Nuove edizioni (C) 2002.
Carino ed interessante, anche se un po', forse troppo, gigione, imho.
Ma non e' che ci siano in giro molti libri sui flautisti.
<sorriso>

Nella prefazione di Carla Moreni trovo una frase che mi intriga

<citazione>
per esempio di alcuni(flautisti) non fa menzione ... ad esempio di Gazzelloni.
ma chi e' del mestiere PUO' BEN INTEDERNE LE RAGIONI
</citazione>

In effetti Gazzelloni non e' mai citato in tutto il libro.
Qualcuno puo' illuminarmi su quali caa...spita sono queste ragioni?
Ho googlato quanto possibile ma non ho trovato riferimenti.
Qualcuno ne sa qualcosa ?

Grazie.
PS:
giuro che non sono un troll che vuole rinfrescare "polemiche" del secolo scorso.

 

Forse qui trovi una risposta:

Sentiamo da Gazzelloni stesso il racconto della sua collaborazione con i nuovi compositori, che si svolgeva nelle aule dei corsi estivi di Darmstadt :

Loro scoprirono delle possibilità nuove su di me e un suono

completamente particolare che non era quello di una scuola. Un suono che

avevo creato io stesso sul vibrato del violino, del violoncello, non sulla vecchia

scuola francese: Io ammetto che sia stata una bella scuola, ma era “vieille

manière” di suonare il flauto e per me non andava bene e non rappresentava il

mio ideale. (…) Noi saltammo il fosso, come si dice, superammo Schönberg,

Berg, Stravinsky, tutte quelle scuole, noi le superammo e cominciammo a

creare qualche cosa, a discutere ogni sera su che cosa si poteva scrivere, che

cosa si poteva fare di nuovo, perchè era passata una guerra, bisognava rifare

un mondo nuovo, perchè veniva fuori una generazione nuova alla quale noi

dovevamo dare qualche cosa per un mondo nuovo nel campo della musica.

Cosa facevo io con loro ? stavamo insieme e mostravo la tecnica durante la

lezione. (…) Ma i primi pezzi nacquero come improvvisazioni. Come

scrivevamo la musica ? Non si scriveva quasi niente : delle piccole note, degli

appunti sugli spazi e quindi si incominciava a improvvisare, stando attenti solo

alla serie, che non venissero fuori le ottave, e quelle cose che sappiamo

benissimo nel campo della musica seriale. E comincia questa interpretazione

con bel suono, con suono rude, con tecnica particolare, con doppie note, e io

dicevo ‘Guardate, si può fare anche questo …’. Ci fermavamo durante gli

esperimenti che facevamo in pubblico e il pubblico erano i giovani compositori,

tutti interessati a creare qualcosa di nuovo e quindi ecco che comincia un po’

la Gazzelloni-Musik, perchè io davo qualche cosa, qualche idea per scrivere, e

allora loro cambiavano. Questa era la cosa importante di allora: l’interprete

che suggeriva al compositore, che gli dava la possibilità di poter ampliare una

frase con i suoi suggerimenti, e poi magari nella frase procedeva con

l’indicazione “improvvisazione”.

Le “improvvisazioni” potevano essere anche come quelle di Earle

Brown, che era con noi allora e che scriveva soltanto dei puntini piccoli, o più

o meno grandi, quadratini, dove le note potevano essere staccate, meno

staccate, vibrate, lungo uno spazio lungo, una lunga riga e magari con una

“V” sopra per indicare che cominciava un vibrato. (…) I ragazzi nuovi che

venivano cominciavano a scrivere perchè c’era anche questo interprete [lui

stesso] che poteva superare le difficoltà, che aiutava i ragazzi anche a stendere

delle idee. Con noi c’era John Cage, che si metteva lì col tam-tam, e io

suonavo insieme a lui: c’era talmente una concentrazione di idee che

partivamo insieme con delle note che sembravano l’oscillazione del tam-tam.

Da questo poi nascevano periodi di composizioni veramente di altissimo livello.

Poi si raccoglieva tutto questo materiale, si cominciava a stendere sul

pentagramma.” (G. Petrucci e M. Benedetti, Severino Gazzelloni, Pagano,

Napoli, 1993.) 

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On 1/6/2019 at 21:16, Sessantaquattro dice:

Ho letto il libro "Jean-Pierre Rampal musica e flauti amori miei" dello stesso Rampal e di Deborah Wise.
Editore: Nuove edizioni (C) 2002.
Carino ed interessante, anche se un po', forse troppo, gigione, imho.
Ma non e' che ci siano in giro molti libri sui flautisti.
<sorriso>

Nella prefazione di Carla Moreni trovo una frase che mi intriga

<citazione>
per esempio di alcuni(flautisti) non fa menzione ... ad esempio di Gazzelloni.
ma chi e' del mestiere PUO' BEN INTEDERNE LE RAGIONI
</citazione>

In effetti Gazzelloni non e' mai citato in tutto il libro.
Qualcuno puo' illuminarmi su quali caa...spita sono queste ragioni?
Ho googlato quanto possibile ma non ho trovato riferimenti.
Qualcuno ne sa qualcosa ?

Grazie.
PS:
giuro che non sono un troll che vuole rinfrescare "polemiche" del secolo scorso. 

 

Sai, i grandi solisti non amano parlare degli altri grandi solisti. Da sempre per citare Rampal bisogna essere un po' pavoni per essere solisti e ciò implica

una buona dose di competizione/ gelosia con le varie frecciatine, snobismi ecc. Riscontrabile a qualunque livello, specialmente fra i cantanti d'opera e i flautisti.

Comunque ancora oggi se parli a un flautista francese vedrai quanta boria e senso di superiorità hanno verso tutti gli altri...

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Resta comunque il fatto che Rampal e Gazzelloni non avessero nulla e sottolineo nulla in comune. Musicalità, tecnica, repertorio, anche a livello carisma erano diversi come il giorno e la notte.

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On 24/6/2019 at 16:13, muzikant dice:

Resta comunque il fatto che Rampal e Gazzelloni non avessero nulla e sottolineo nulla in comune. Musicalità, tecnica, repertorio, anche a livello carisma erano diversi come il giorno e la notte.

Sono perfettamente d'accordo e ho avuto modo di ascoltare entrambi in concerti dal vivo.

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