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HansVonGrobel

I pianoforti tedeschi andranno a morire?

Il destino dei pianoforti  

  1. 1. I pianoforti tedeschi andranno a morire?

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Buongiorno a tutti,

recentemente sono andato a visitare un paio di negozi di pianoforti, più per curiosità che altro, e domandavo loro se avessero alcuni pianoforti tedeschi verticali, in quanto li ho sempre associati come pianoforti di alta qualità e dal suono romantico - pianistico, per l'appunto - , molto lontano da quello metallico e brillante dei (comunque ottimi) pianoforti giapponesi.

In entrambi negozi mi sono sentito dire che questi pianoforti non esistono più, stanno scomparendo. Questo perché i giapponesi offrono un prodotto con rapporto qualità prezzo notevolmente superiore a quelli tedeschi, con il risultando di ridurre (se non eliminare) le quote di mercato dei marchi tedeschi.

Al negozio di pianoforti, avrò provato almeno 10 Yamaha U1/U2/U3 e Kawai di vario genere.

Bastavano due note di uno studio di Chopin per capire che quella musica non era stata scritta per un pianoforte di quel tipo.

A casa io possiedo un bellissimo Bechstein verticale relativamente recente, che considero ancora uno dei pochi - come i Bluthner / Hoffmann  / Fuerich / Petrof / Schimmel / Schulze Polmman / Seiler / Zimmermann, ad essere considerato un ottimo pianoforte per cominciare a studiare il repertorio pianistico e soprattutto romantico. Ho escluso chiaramente Steinway & Bosendorfer in quanto non hanno bisogno di presentazioni. 

La verità però è che oggi - a parte gli ultimi due brand - queste marche stanno scomparendo.

Non solo, per competere con i giapponesi i tedeschi offrono prodotti più economici esportando la produzione riducendo anche la qualità costruttiva. La proprietaria mi confidò che a casa tiene con cura uno Schulze Polmann degli anni 80 ma che oggi questa casa sforna pianoforti di bassissima qualità.

Quindi mi chiedo,:

- che fine faranno questi pianoforti?

- Perché ormai nei negozi si trovano soltanto Yamaha e Kawai?

- Quali sono oggi le case pianistiche che possono essere ritenute davvero ottime per l'esecuzione della musica classica? (escludendo Steinway & Bosen)?

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È una brutta guerra, alla Storia quella più grande non si comanda, seppure ogni più piccolo mulinello causato da un rametto di traverso riavvia fantasticamente il disegno del grande fiume... il fatto è che poco gli stessi compositori, poco gli esecutori interpreti (e queste dovrebbero essere a mio avviso le figure deputate) e tanto meno gli ascoltatori, sia da sala che da disco, sembrano sia interessati che in grado di pretendere a riguardo della timbrica strumentale in special modo per il pianoforte.

(Ehm io colleziono, seppure si fa per dire, CD con "qualsiasi cosa non sia un grande Steinway").

E quindi il bello e il brutto tempo lo fanno anzitutto gli organizzatori e i produttori, di spettacoli e degli strumenti stessi.

La ovvia ragione è che il pianoforte non viaggia così facilmente come la gran parte degli strumenti, e quindi è storicamente normale barcamenarsi (se non si è Glenn Gould) con quanto si trova in loco, per tutti i soggetti coinvolti in tale musicistica.

(Al limite estremo l'addirittura residenziale organo: fino ad andare a cercare un grato organo lì dov'è; mi piace moltissimo che qualcosa in tal senso succeda anche per qualche adorabile pianoforte in qualche vecchio palazzo ma son davvero cose da ...persone squisite).

E quindi non è neppure una questione di soldi: ahimè con le tastiere non si creano i fenomeni artista con sottobraccio il gioiello e quindi le diverse Jacqueline du Pré, del Davidov prima e del Peresson poi.

(Avrei piacere di ogni smentita: sentirei invero la mancanza di una lista aggiornata di pianisti che pretendono i loro pianoforti, in particolare secondo il repertorio).

Una prassi che ha anche radici storiche: da Mozart (faccio per dire) a oggi si è normalmente preferito lo strumento più efficace a disposizione al momento, punto: le pretese inusitate piuttosto che filologiche sono una conseguenza della strana sostanza di cui si è composta nel tempo (diciamo pure nel Novecento) la musica "classica" quale non più solo musica attuale ma gioco su un lascito sedimentato.

Poi oggi infine, e qui siamo alla catastrofe, il grande pubblico (e se è colossale come dimensioni come mai da mai, lo si deve alla stessa tecnologia) ma retroattivamente anche compositori e interpreti son tutti sommersi da mezzi strumentali (oggetti sonori e trasmissivi) tanto più invasivi quanto più degradanti: nell'ovatta della compressione dati e l'amplificazione (i miei babau) funziona oggettivamente di più un pulsare e un affrescare multidimensionale che una sfumatura timbrica "sulla singola corda" quale determinò interi settori musicali del passato: ed è tutta un'altra musica...: e si fa presto a dire ma la classica è proprio su questo che si distingue, il problema è che ...non ci saranno mai più gli umani (il loro complesso uditivo orecchie-mente) di una volta.

(Fui sconvolto quel giorno a quella mostra ... didattica! (non oso immaginare promossa in realtà da chi) dove si facevano sentire odori sapori contatti: riconosci questa? è la vaniglia certo, è la ciliegia certo, è la lana certo, e queste sono quelle naturali... ma non si sente niente sono scadenti sono sgradevoli queste naturali! certo: quelle artificiali sono migliori e sono l'unico nuovo standard, sono queste le nuove verità cui questi nomi vanno riferiti "vaniglia" "ciliegia" "lana"...).

Portate i bambini nelle sale da concerto (ma quelle ...senza prese di corrente!!)!! e se vi scappasse anche un HiFi in casa non guasterebbe...

Una mia risposta alla domanda, che fine faranno certi pianoforti e il pianoforte in generale: come per i veicoli con motore a ciclo Otto, e quindi "la classica" di tali mezzi, il mercato dell'usato anche per gli strumenti musicali è e sarà qualcosa di determinante (cosa sono un Guarneri del Gesù e un'Isotta Fraschini se non un buon usato?).

Però a parte gli scherzi (con Lord Vinheteiro in YouTube) ripeto: è un brutto scenario, con "l'ascolto" un soggetto anche più indefinibile dell'uomo stesso...

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