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Cosa state ascoltando ? Anno 2019


Madiel
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9 ore fa, polnav dice:

in realtà sul catalogo generale della SONY,  l'unica registrazione del concerto n.3 op.37 ( L.van BEETHOVEN) di Gould  è stato eseguito  con la Columbia Symphony Orchestra diretta da Leonard  Bernstein.

( original L.P. MS 6096 / ML 518  recording Columbia studio New York City  released January 4, 1960)

saluti

paolo

Comprende anche le esecuzioni dal vivo?

Ascolto vietato ai filologi :D. Dedica a giordano, Persephone e Snorlax.

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12 ore fa, polnav dice:

in realtà sul catalogo generale della SONY,  l'unica registrazione del concerto n.3 op.37 ( L.van BEETHOVEN) di Gould  è stato eseguito  con la Columbia Symphony Orchestra diretta da Leonard  Bernstein.

( original L.P. MS 6096 / ML 518  recording Columbia studio New York City  released January 4, 1960)

saluti

paolo

Allora è un catalogo lacunoso, con una grave dimenticanza!
Qui trovi il riferimento al cd in questione.

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Buon pomeriggio a tutti voi.

Una piccola perla dall'amico Wolfgang 😊....

Adagio e Rondò K617 per glassarmonica.

Strumento particolarissimo

A @superburp che mi ha dedicato molte cose, a @giobar a @Snorlax e @kraus, che quando si parla di Mozart non può certamente mancare 😊

Buon ascolto 

Persy 🧙‍♀️

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6 ore fa, Wittelsbach dice:

Allora è un catalogo lacunoso, con una grave dimenticanza!
Qui trovi il riferimento al cd in questione.

in base alla locandina dell'allegato del cd in questione si evidenzia come una produzione sony,

trovo veramente singolare che una loro ( produzione)  sia saltata nella loro stessa opera  " all Glenn Gould Remastered", e relativa commercializzazione.

oddio tutto può essere, ma che la Sony  sia incorsa in un tale lacuna, mi stupirebbe. 

considera pure che commercialmente parlando il valore del tutto è accresciuto dalla dichiarata completezza.

saluti

paolo

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11 ore fa, polnav dice:

in base alla locandina dell'allegato del cd in questione si evidenzia come una produzione sony,

trovo veramente singolare che una loro ( produzione)  sia saltata nella loro stessa opera  " all Glenn Gould Remastered", e relativa commercializzazione.

oddio tutto può essere, ma che la Sony  sia incorsa in un tale lacuna, mi stupirebbe. 

considera pure che commercialmente parlando il valore del tutto è accresciuto dalla dichiarata completezza.

saluti

paolo

Spesso ho visto in qualche cofanetto Sony mancare la sonata n. 24 di Beethoven. C'è nell'edizione di cui parli? Magari si son "persi" anche quella.

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1 ora fa, superburp dice:

Spesso ho visto in qualche cofanetto Sony mancare la sonata n. 24 di Beethoven. C'è nell'edizione di cui parli? Magari si son "persi" anche quella.

Beethoven*, Glenn Gould ‎– Piano Sonatas No.24, Op.78 "À Thérèse"

la seconda che hai detto... si son "persi" anche quellaè pure un cofanetto sony !!!!!!!

grazie

paolo

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19 ore fa, Persephone dice:

Buon pomeriggio a tutti voi.

Una piccola perla dall'amico Wolfgang 😊....

Adagio e Rondò K617 per glassarmonica.

Strumento particolarissimo

A @superburp che mi ha dedicato molte cose, a @giobar a @Snorlax e @kraus, che quando si parla di Mozart non può certamente mancare 😊

Buon ascolto 

Persy 🧙‍♀️

Grazie Persy :) L'Adagio mi ricorda con accenti più misteriosi quello del KV 546, che invece ne sfodera subito di inquietanti:

 

(Mi scuso per il ritratto nel video, che c'entra con Mozart come un polipo in un garage.)

Capolavoro riconosciuto, l'Adagio ha tutto del brano introduttivo: l'atmosfera sospesa, ribadita da quel continuo aggirarsi sulla dominante nella parte conclusiva, il misterioso timbro dell'armonica a bicchieri, che gli altri strumenti coinvolti contemplano quasi con venerazione. 

Il candido Rondò è stato invece bistrattato dalla critica. A torto, se posso permettermi di dissentire: perché sotto una veste essenziale nasconde trovate e accorgimenti finissimi; certo è quanto di più semplice possa concepirsi, melodie e caratteristiche alla mano; gli strumenti arabescano deliziosamente il materiale carrillonesco di loro spettanza, ma senza darlo a vedere né infierire: vien quasi naturale appoggiare qualche frangia o cromatismo sopra questi bassi albertini e questi motivi così smaccatamente fanciulleschi.

Questo semibrano porta alla mente un altro Rondò con un tema da girotondo, il KV 494, ma qui come lì il giuoco infantile è solo apparente. Anche nella composizione invocata, difatti, trovi potenti sviluppi contrappuntistici (la cadenza quasi bachiana, il minore che offusca l'andamento quasi indifferente del tema), strofe che variano su se stesse e corrompono il soggetto iniziale.

Ancora una volta: sembra tutto evidente, vero? Sotto gli occhi, palese, lapalissiano? L'ascoltatore che voglia semplicemente avvoltolarsi nella bellezza melodica e timbrica di questa musica, arricchita dall'arcano sibilare dell'armonica a bicchieri, non sente né subodora l'impegno e la sottigliezza compositiva che vi si nasconde, né avrà alcuna difficoltà a godersi il fluire del discorso musicale; a un tentativo anche superficiale di analisi, però, si resta allibiti di fronte alla complessità della struttura. Quel prevedibile alternarsi di tema e strofe, una volta sottoposto al trattamento mozartiano, si assoggetta una volta ancora a una scomposizione che è quasi uno stravolgimento; quello che Beethoven farà alla Forma sonata, Mozart l'ha già fatto al Rondò.

Nella tessitura diabolicamente lucente del KV 617 - 2a parte, una sezione del tema trapuntata di terzine si stacca per far prima da ponte alla prima strofa e poi fungere, più avanti, da strofa a sé stante; lo stesso tema - forse uno preso alla sprovvista non se ne accorge - è diviso in tre pezzi e solo una volta sarà dato riascoltarlo per intero, ma tutti e tre quei pezzi concorreranno ad arricchire e irrobustire la struttura di un Rondò che pare un continuo aprirsi e chiudersi di scatole cinesi.

In questa impalcatura profonda c'è tempo per tutto: frasi-ponte, passaggi modulanti, stratificazioni, fugati, una finta coda, in realtà utilizzata solo per abbassare gradatamente le luci e riprendere una delle strofe e introdurre la Coda vera a mo' di saluto finale (un aforisma, appena sei battute); nessuno tra gli strumenti deve affrettarsi o spingere per reclamare il suo posto: l'armonica a bicchieri fa generosamente parte dei suoi scrigni melodici ai colleghi (flauto, oboe, viola e violoncello), che le servono a meraviglia altri spunti e trampolini con cui rilanciare e proseguire.

Girovagando ho trovato anche una versione per arpa dell'Adagio & Rondò, che va in controdedica con tutto il cucuzzaro a Persy:

 

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On 2/11/2019 at 12:20, kraus dice:

Grazie Persy :) L'Adagio mi ricorda con accenti più misteriosi quello del KV 546, che invece ne sfodera subito di inquietanti:

 

(Mi scuso per il ritratto nel video, che c'entra con Mozart come un polipo in un garage.)

Capolavoro riconosciuto, l'Adagio ha tutto del brano introduttivo: l'atmosfera sospesa, ribadita da quel continuo aggirarsi sulla dominante nella parte conclusiva, il misterioso timbro dell'armonica a bicchieri, che gli altri strumenti coinvolti contemplano quasi con venerazione. 

Il candido Rondò è stato invece bistrattato dalla critica. A torto, se posso permettermi di dissentire: perché sotto una veste essenziale nasconde trovate e accorgimenti finissimi; certo è quanto di più semplice possa concepirsi, melodie e caratteristiche alla mano; gli strumenti arabescano deliziosamente il materiale carrillonesco di loro spettanza, ma senza darlo a vedere né infierire: vien quasi naturale appoggiare qualche frangia o cromatismo sopra questi bassi albertini e questi motivi così smaccatamente fanciulleschi.

Questo semibrano porta alla mente un altro Rondò con un tema da girotondo, il KV 494, ma qui come lì il giuoco infantile è solo apparente. Anche nella composizione invocata, difatti, trovi potenti sviluppi contrappuntistici (la cadenza quasi bachiana, il minore che offusca l'andamento quasi indifferente del tema), strofe che variano su se stesse e corrompono il soggetto iniziale.

Ancora una volta: sembra tutto evidente, vero? Sotto gli occhi, palese, lapalissiano? L'ascoltatore che voglia semplicemente avvoltolarsi nella bellezza melodica e timbrica di questa musica, arricchita dall'arcano sibilare dell'armonica a bicchieri, non sente né subodora l'impegno e la sottigliezza compositiva che vi si nasconde, né avrà alcuna difficoltà a godersi il fluire del discorso musicale; a un tentativo anche superficiale di analisi, però, si resta allibiti di fronte alla complessità della struttura. Quel prevedibile alternarsi di tema e strofe, una volta sottoposto al trattamento mozartiano, si assoggetta una volta ancora a una scomposizione che è quasi uno stravolgimento; quello che Beethoven farà alla Forma sonata, Mozart l'ha già fatto al Rondò.

Nella tessitura diabolicamente lucente del KV 617 - 2a parte, una sezione del tema trapuntata di terzine si stacca per far prima da ponte alla prima strofa e poi fungere, più avanti, da strofa a sé stante; lo stesso tema - forse uno preso alla sprovvista non se ne accorge - è diviso in tre pezzi e solo una volta sarà dato riascoltarlo per intero, ma tutti e tre quei pezzi concorreranno ad arricchire e irrobustire la struttura di un Rondò che pare un continuo aprirsi e chiudersi di scatole cinesi.

In questa impalcatura profonda c'è tempo per tutto: frasi-ponte, passaggi modulanti, stratificazioni, fugati, una finta coda, in realtà utilizzata solo per abbassare gradatamente le luci e riprendere una delle strofe e introdurre la Coda vera a mo' di saluto finale (un aforisma, appena sei battute); nessuno tra gli strumenti deve affrettarsi o spingere per reclamare il suo posto: l'armonica a bicchieri fa generosamente parte dei suoi scrigni melodici ai colleghi (flauto, oboe, viola e violoncello), che le servono a meraviglia altri spunti e trampolini con cui rilanciare e proseguire.

Girovagando ho trovato anche una versione per arpa dell'Adagio & Rondò, che va in controdedica con tutto il cucuzzaro a Persy:

 

Ahhhh le tue parole sono musica per le mie orecchie!

La grandezza della musica Mozartiana risiede proprio nelle pieghe del tuo discorso.

Complessità, ricercatezza, strutture originali, un palinsesto soltanto all'apparenza semplice , che conduce ad una "passeggiata" di gran classe per ogni ascoltatore.

Grande musica, che raggiunge tutti quanti.

Bella anche la versione per arpa.

Che dire?

Grazie grazie e ancora grazie

 

Persy 🌹

 

 

 

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On 2/11/2019 at 10:19, glenngould dice:

51GKbOJ1B3L._SL1500_.jpg

A Madiel ed Endymion

Opera interessantissima e sottovalutata. E' anche uno dei rari pezzi in cui Walton fa delle citazioni (quella della Salome è assai divertente).

Ricambio con

 

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8 ore fa, Antiphonal dice:
Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto per clarinetto e orchestra di Franz Joseph Haydn
 

O forse, più che di Haydn, del compianto Dieter Klöcker, felice riscopritore di insospettabili concerti classici :D 

 

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23 ore fa, Persephone dice:

Ahhhh le tue parole sono musica per le mie orecchie!

La grandezza della musica Mozartiana risiede proprio nelle pieghe del tuo discorso.

Complessità, ricercatezza, strutture originali, un palinsesto soltanto all'apparenza semplice , che conduce ad una "passeggiata" di gran classe per ogni ascoltatore.

Grande musica, che raggiunge tutti quanti.

Bella anche la versione per arpa.

Che dire?

Grazie grazie e ancora grazie

 

Persy 🌹

 

 

 

Se t'interessa ho anche scovato una versione totalmente pianistica. Scricchiola un po' qua e là (l'armonica a bicchieri non è decisamente assimilabile a uno strumento a tastiera), ma può andare:

 

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CH20142.jpg

Le sinfonie 92, 75 e 44 nelle trascrizioni per piano di Stegmann, famosissime nell'800, periodo in cui se volevi conoscere le sinfonie di Beethoven o Mozart dovevi affidarti a questi testi, secondo i critici ancor oggi validissimi. E un pianista dell’intelligenza di Ivan Ilic riesce perfettamente a rendere delle sottili gradazioni di rubato che sarebbero difficili anche per un'orchestra. Il tocco poi è sempre mobile e morbido. Programma insolito e reso benissimo. @kraus

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1 ora fa, Ives dice:

CH20142.jpg

Le sinfonie 92, 75 e 44 nelle trascrizioni per piano di Stegmann, famosissime nell'800, periodo in cui se volevi conoscere le sinfonie di Beethoven o Mozart dovevi affidarti a questi testi, secondo i critici ancor oggi validissimi. E un pianista dell’intelligenza di Ivan Ilic riesce perfettamente a rendere delle sottili gradazioni di rubato che sarebbero difficili anche per un'orchestra. Il tocco poi è sempre mobile e morbido. Programma insolito e reso benissimo. @kraus

Per un attimo ho pensato a Tolstoj (Ivan Ilic...), grazie Ives :) Non sapevo di queste trascrizioni, le scoprirò volentieri. Ti controdedico altro da quello che sto ascoltando, e per ottime ragioni:

 

Quello che sto ascoltando adesso: 

Virtuoso Piano Etudes - CD 20 

stravinsky - Bartòk - messiaen - ligeti (le minuscole non sono casuali)

4 studi, 3 studi, 4 études de rythme, études pour piano (book I)

Erika Hasse


Posso fare eccezione per Bartòk perché quel che scrive è ancora sensato. Per gli altri un solo consiglio, purtroppo postumo: "Andate a lavorare". Le mie mani prudono assai e chiedono di impugnare solo due cose: pomodori e uova marce.

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17 minuti fa, kraus dice:

Per un attimo ho pensato a Tolstoj (Ivan Ilic...), grazie Ives :) Non sapevo di queste trascrizioni, le scoprirò volentieri. Ti controdedico altro da quello che sto ascoltando, e per ottime ragioni:

Nonostante il nome, è un pianista americano, tra l'altro alle prese anche con questo:

CH10950.jpg

Tutto disponibile su spotify ^_^

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